venerdì 26 febbraio 2016

Un proteina difettosa causa la sub-fertilità

         

         Alcune donne, però, non rispondono come dovrebbero alla stimolazione, producendo molti meno ovociti rispetto a quelli attesi. “Quando abbiamo esaminato in laboratorio una parte delle cellule della granulosa di queste donne, abbiamo trovato non solo FSHR normali, ma anche alcuni FSHR anomali”, spiega Maria Lalioti, ricercatrice presso la Facoltà di Ostetricia, Ginecologia e Scienze della Riproduzione dell’ateneo statunitense, che ha coordinato la ricerca: "Per un 'errore' genetico, cioè, a queste proteine anomale manca una parte. E non solo non sono in grado di svolgere il loro compito, ma compromettono anche le funzioni degli altri recettori normali presenti". 

         Il FSHR anomalo esaminato non presentava la sequenza proteica denominata ‘esone 2’: proprio quella che lega l’ormone FSH. La mancanza (delezione, in gergo) dell'esone 2 è stata accertata solo nelle donne di età inferiore ai 35 anni che presentavano una scarsa risposta al FSH e che producevano meno di quattro ovociti durante un ciclo di stimolazione follicolare. “Abbiamo prodotto in laboratorio sia la proteina normale sia quella anomala; in questo modo modo abbiamo potuto accertare che, in presenza del recettore anomalo, quello normale non riesce a funzionare in modo ottimale”, ha spiegato ancora Lalioti.
Il recettore ormonale in questione è l’FSHR (recettore dell’ormone follicolostimolante, FSH) che si trova sulle cellule intorno agli ovociti, note come cellule della granulosa. Quando il recettore per l’FSH si lega al suo ormone, queste cellule producono altre proteine che hanno il compito di “alimentare” l’ovocita. L’ormone follicolostimolante (FSH) viene infatti somministrato alle donne durante un trattamento di fecondazione assistita, al fine di stimolare la produzione di più ovociti (invece che uno solo, come avviene a ogni ciclo mestruale).
         L’FSH che si lega al recettore ormonale, infatti, deve passare una serie di controlli che garantiscano la qualità della proteina che si presenta alla superficie. “Abbiamo scoperto - ha aggiunto la ricercatrice - che il recettore anomalo rimane più a lungo in uno di questi 'checkpoint': vuol dire che la cellula ha riscontrato un problema e sta cercando di correggerlo. Questo può spiegare la risposta insolitamente bassa alla stimolazione”. 

         La scoperta di questo meccanismo può avere importanti implicazioni per le future ricerche e i trattamenti. “I nostri risultati - ha raccontato infine Lalioti - fanno luce su un legame tra alterazione genetica e sub-fertilità. Le donne in questione hanno un ciclo mestruale normale e potrebbero presentarsi al centro di fertilità qualificandosi come pazienti affette da infertilità inspiegata prima di sottoporsi al primo ciclo di FIV, che poi rivelerebbe un difetto di stimolazione ovarica. Allo stato attuale non possiamo prevedere se le donne trarrebbero benefici con dosi più elevate di farmaci; anzi, alcuni dati preliminari forniti da altri gruppi di ricerca dimostrano proprio il contrario: ossia che può essere più vantaggioso diminuire l'FSH”.
         Attualmente, l'FSH è l’unico farmaco utilizzato per stimolare la risposta ovarica, ma in futuro potrebbero essere disponibili altri medicinali in grado di bypassare il recettore difettoso.
Fonte: Eshre

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