sabato 31 marzo 2018

Il mal di schiena in gravidanza come curarlo

      Ciò avviene non solo per le numerose modifiche strutturali a cui l’organismo della gestante va incontro, tra cui una dilatazione del bacino e un aumento della lordosi lombare, ma anche per l’aumento ponderale (10-15 kg all’incirca), che contribuisce ad un sovraccarico sulle srutture ossee, muscolari e legamentose della colonna vertebrale, generando un senso di pesantezza dolore alla schiena.

Картинки по запросу mal di schiena in gravidanza      Inoltre, lo spostamento del baricentro in avanti, unito all’indebolimento della muscolatura addominale, comporta modifiche a0ll’assetto posturale,fornendo sollecitazioni sempre maggiori al tratto lombare.

      Per di più, una donna in gravidanza è soggetta ad una notevole alterazione degli equilibri ormonali, che provocano spossateza, gonfiore, nausea e che influiscono negativamente sugli stati d’animo, essendo responsabili di continui sbalzi d’umore.

      Tutti questi fattori sono fonte di stress per la gestante, e ciò può accentuarne la somatizzazione con la comparsa di fastidi, tra cui proprio il mal di schiena.

      Per alleviare la sintomatologia dolorosa alla schiena, di grande giovamento può essere una terapia miofasciale eseguita manualmente, attraverso dolci manipolazioni al bacino e al tratto lombare, e
attraverso un allungamento della muscolatura posteriore della schiena e delle gambe.

Fonte https://www.ryakos.it

Mamme in gravidanza: come mantenere il peso forma

Mamme in gravidanza: come mantenere il peso forma
  • Regola numero uno: attrezzarsi con una bilancia, meglio se digitale.
  • Regola numero due: alzarsi da tavola la sera con la sensazione di avere ancora un po’ di appetito.
  • Regola numero tre: mangiare un po’ di tutto, ma senza esagerare con le porzioni.
  • Regola numero quattro: fare un po’ di movimento in un ambiente non troppo caldo, tenendo sotto mano una bottiglia d’acqua.


       “Durante la gravidanza il metabolismo si modifica”, spiega il dottor Carlo Gastaldi, “e il transito del cibo nel tratto gastrointestinale viene leggermente rallentato. Questo serve alla donna per recuperare più nutrimento, ma il rovescio della medaglia è una maggiore facilità nel prendere peso”.

Fonte http://www.piusanipiubelli.it/mamme-bambini/facciamo-un-bimbo/mamme-in-gravidanza-come-mantenere-peso-forma.htm

Ritenzione idrica in gravidanza: cause e rimedi

Ritenzione idrica cause
      Quali sono le cause della ritenzione idrica?. L’aumento degli estrogeni, ormoni deputati alla crescita embrionale, favorisce il ristagno dei liquidi nei tessuti. A peggiorare la situazione intervengono la crescita del peso corporeo e quella del volume dell’utero. Quest’ultimo comprimendo i vasi sanguigni ostacola il ritorno ematico verso il cuore.

ritenzione
      Ecco il motivo dei piedi gonfi in gravidanza. Anche il peggioramento della cellulite sulle cosce è afferente alle cause che abbiamo appena descritto. Gli squilibri ormonali, tipici del periodo dell’attesa, insieme ai cambiamenti fisici determinano la ritenzione, con gambe doloranti e caviglie gonfie in gravidanza.

Ritenzione idrica sintomi
      Se dovessimo stilare un elenco con la dicitura ritenzione idrica sintomi, questo sarebbe piuttosto lungo e diverso da gestante a gestante. A seconda dell’intensità, infatti, i sintomi sono diversi. Alcune donne lamentano un senso di pesantezza alle gambe; altre dolore ai polpacci o un senso di calore diffuso agli arti inferiori. Altre gestanti hanno le caviglie ed i piedi così gonfi da non riuscire ad indossare le scarpe invernali. Qualcuna ha dolore alle mani nel muovere le dita.

      Quando la ritenzione idrica in gravidanza è associata ad altri sintomi, come ad esempio l’ipertensione arteriosa o l’espulsione di livelli significativi di proteine con le urine, il medico valuterà la presenza di patologie come la gestosi o il diabete. Per questo motivo è importante consultarsi con lo specialista quando notiamo dei cambiamenti durante l’evoluzione della gravidanza.

massaggi anticelluliteMassaggi anticellulite
      Un anti estetismo in gravidanza è la cellulite. Dovuta alla ritenzione dei liquidi nei tessuti, è un’infiammazione che colpisce lo strato profondo della cute. Spesso la cellulite è associata alle smagliature, determinate da un’infiammazione delle fibre elastiche cutanee. I massaggi anticellulite sono ideali per ridurre il problema. Il movimento circolare sulla zona colpita, consente il drenaggio dei liquidi trattenuti.

      Come curare la cellulite? Alcune di noi usano unguenti contro questo inestetismo, riuscendo così a mantenere elastica la cute, evitando anche la cosiddetta pelle a buccia d’arancia. Attenzione alle creme anticellulite in gravidanza. Alcune contengono sostanze teratogene, ovvero pericolose per lo sviluppo fetale.

      Lo stesso dicasi per i diuretici omeopatici che si possono prendere solo se prescritti dal medico. Innocui per il bebè ed efficaci, sono le creme a base di estratti naturali, come quelle alla vite rossa o ai mirtilli.

Ritenzione idrica rimedi
      Quali sono i rimedi per la ritenzione idrica? Contro la ritenzione idrica, possiamo modificare lo stile di vita per ottenere subito notevoli miglioramenti. Una dieta equilibrata e sana migliorerà il gonfiore. Dopo i primi mesi, quando spariscono le nausee, aumenta l’appetito.

      Facciamo in modo che l’ago della bilancia non salga troppo. Un eccesso di tessuto adiposo aggraverebbe la ritenzione idrica. Limitiamo gli alimenti fritti, quelli salati e gli insaccati. L’attività fisica, leggera e costante limiterà la ritenzione.

      Contro le gambe e le caviglie gonfie in gravidanza, un rimedio efficace sono i pediluvi, alternando acqua calda e fredda, proprio per stimolare la circolazione. Bere molto durante la giornata aiuta a prevenire ed a combattere il problema. Così come dormire con i piedi sollevati sotto un piccolo cuscino.

      Ritenzione idrica rimedi naturali. Alcune tisane sono consigliate contro la ritenzione in gravidanza. Prese calde prima di andare al letto, aiuteranno a conciliare il sonno. Infusi al finocchio, alla malva ed ai semi di lino sono davvero efficaci. Quelle diuretiche possono essere prese occasionalmente, per evitare di espellere, insieme alle tossine, nutrienti importanti per la mamma ed il piccino.

Fonte https://www.passionemamma.it/2017/12/ritenzione-idrica-in-gravidanza/

Fibrosi cistica: è possibile una gravidanza?

La fibrosi cistica, la malattia
       Nel mondo, di fibrosi cistica, ne soffrono circa 100.000 persone ed è la più comune delle malattie genetiche gravi: dovuta dalla presenza di due mutazioni del gene CFTR (Cystic Fibrosis Transmembrane Regulator) che altera la proteina che regola il normale trasporto del sale (cloruro di sodio) attraverso la membrana cellulare causando secrezioni più spesse e viscose nell’apparato respiratorio, in quello digerente e in quello riproduttivo. Colpisce sin dalla nascita una persona su 2.500/2.700.

La fibrosi cistica e la fertilità
       Quando la malattia colpisce un uomo causa quasi sempre infertilità dovuta alla cosiddetta azoospermia ostruttiva, una condizione in cui lo sperma, sebbene creato, non riesce a raggiungere e mescolarsi al resto delle componenti dell'eiaculato per le ostruzioni fisiche dei canali.

       In questi casi, la procreazione medicalmente assistita (PMA) è un valido aiuto per innestare una gravidanza.

In una donna la fibrosi cistica non compromette la fertilità, ma genera dei limiti fisici e psicologici che influiscono sul desiderio di una gravidanza:

  • la malattia compromette la capacità respiratoria, funzione che diventa rischiosa durante la gravidanza quando gli organi si spostano e si comprimono per dare spazio al feto che cresce;
  • il timore di non avere abbastanza energie e 'tempo' per crescere il proprio bambino;
  • la paura di trasmettere la malattia al proprio bambino

La fibrosi cistica e l'aspettativa di vita
       L’aspettativa di vita per chi è affetto da fibrosi cistica è mediamente di 40 anni, ma ultimamente la ricerca e i nuovi trattamenti garantiscono una qualità di vita ed una longevità superiore e quindi sempre più donne scelgono di diventare 'mamma'.

Di fibrosi cistica si muore ancora, anche in età giovane, ma nel complesso l'aspettativa di vita per i pazienti si è allungata

spiega Barbara Messore dell'Osservatorio Malattie Rare, pneumologa del Centro di riferimento regionale per Piemonte e Valle d'Aosta per la fibrosi cistica negli adulti, presso l'ospedale San Luigi di Orbassano.

       È sempre più frequente trovare pazienti con più di 40 anni e cominciamo ad averne anche alcuni con 70 anni e più, anche se sono casi più lievi. Per chi è nato nel 2000 l'attesa media di vita stimata è di circa 50 anni, non è più una patologia pediatrica.

Noi seguiamo 135 pazienti adulti, comprese 23 donne che, negli anni, hanno avuto uno o più figli. Con queste pazienti non va affrontata solo la prospettiva della gravidanza, ma anche quella successiva di essere genitori, della fatica che comporta l'accudimento di un bimbo e lo spettro di una malattia che potrebbe complicarsi e portare a morte prematura''.

afferma infatti la professoressa Messore.

Test fibrosi cistica preconcezionale
       Nonostante le prospettive siano più incoraggianti è bene sapere che prima di intraprendere una gravidanza è necessario sottoporsi a controlli genetici che valutino:

    fibrosi cistica gravidanza
  • la 'reale' possibilità di trasmissione della malattia.
  • lo stato di salute della paziente,
  • la funzionalità respiratoria,
  • lo stato nutrizionale,
  • l’eventuale presenza di diabete,
  • la stabilità della malattia

       Se i riscontri sono positivi ci si dovrà affidare ad un'equipe di specialisti (ginecologo, nutrizionista, diabetologo) che seguiranno, ognuno per le sue competenze, lo sviluppo della gravidanza.

       Comunque i numeri della nascite, in Italia e nel mondo, di bambini partoriti da mamme affette da fibrosi cistica evidenziano un confrontante trend positivo. Negli Stati Uniti, le partorienti con fibrosi cistica sono passate da 3 su 100 mila a 9,8 su 100 mila in soli 10 anni

La gravidanza con la fibrosi cistica
       Ogni situazione va valutata caso per caso. In generale, spiegano gli esperti se la funzionalità respiratoria ha un FEV1 superiore al 50-60%, se la malattia è stabile, lo stato nutrizionale è buono, se non c'è diabete o è ben controllato, la gravidanza può essere affrontata con serenità. E' necessario affidarsi ad una equipe multidisciplinare che comprenda specialista in fibrosi cistica, ginecologo, dietista, diabetologo, fisioterapista, psicologo. La donna può affrontare un parto vaginale ma anche il cesareo con anestesia peridurale.

Fonte https://www.paginemamma.it/fibrosi-cistica-e-possibile-una-gravidanza

Pochi spermatozoi? Non solo infertilità, rischio infarto e malattie metaboliche

      Le ricerche non lasciano dubbi, il progresso industriale continua a rendere gli uomini meno fertili. Nel corso degli ultimi 40 anni nelle aree altamente industrializzate si è avuto un importante decremento del numero degli spermatozoi.

      Una condizione che non pone a rischio solo la riproduzione ma nel lungo periodo potrebbe portare all’insorgenza di patologie più o meno gravi. La qualità dello sperma, così come la sua quantità, risulta uno dei principali indicatori della salute generale dell’uomo.

spermatozoi      Secondo gli specialisti infatti, l’uomo che produce un numero di spermatozoi inferiori alla media ha maggiori probabilità di ammalarsi si patologie legate al cuore e al metabolismo.

Meno spermatozoi? A rischio non solo la riproduzione.
      Un recente studio Italiano, ha visto coinvolti oltre 5000 uomini di origine Italiana con un numero di spermatozi estremamente basso, circa l’80% in meno rispetto alla media nazionale. I successivi risultati hanno evidenziato come gli stessi uomini avessero molta più probabilità di accumulare grasso corporeo, quindi colesterolo alto e ipertensione.

      Inoltre presentavano maggiori rischi di sviluppare il diabete, problemi metabolici e riduzione della massa ossea. Non solo, altra conseguenza, la ridotta sintesi di testosterone, da cui un più alto rischio di sviluppare l’osteoporosi, ancora oggi considerata un problema solo femminile

Come comprendere questi dati?
      Al momento i dati non considerano la reale incidenza di queste malattie, ma la contemporanea presenza di una serie di fattori di rischio acclarati non lascia ben sperare. Il rovescio della medaglia di quanto osservato – senza trascurare che la comunità scientifica tiene sotto controllo gli aumenti dell’infertilità e dei numeri del cancro del testicolo, che viaggiano di pari passo. I ricercatori hanno tenuto a precisare che «lo studio non dimostra che il basso numero di spermatozoi provochi disordini metabolici».

Fonte https://www.contattolab.it/pochi-spermatozoi-infertilita-infarto-e-malattie-metaboliche/

venerdì 30 marzo 2018

Ictus post partum: future mamme, tranquille!

Ictus post partum: future mamme, tranquille!       L’ictus post partum è un danno cerebrale che si verifica quando il flusso sanguigno diretto a una zona del cervello s’interrompe producendo una lesione in un’area del cervello, un danno alle cellule nervose che, restando senza ossigeno, si spengono. Il rischio di incorrere in questa patologia si accentua proprio dopo il parto, perché in gravidanza e nelle prime settimane dopo il parto il sangue tende a coagulare di più, anche se oggi l’incidenza è molto bassa (la percentuale è variabile ma, secondo recenti studi, vengono colpite circa 20-30 donne su 100 mila). L’ictus post parto, quindi, è piuttosto raro e si verifica essenzialmente nelle puerpere, generalmente in quelle di età superiore ai 35 anni (perché più si va avanti e più il rischio aumenta) e nelle prime settimane dopo il parto (più raramente invece durante la gravidanza e nelle donne giovanissime).

Si può prevenire?

       Certamente. In gravidanza, oltre alle normali analisi del sangue, si devono effettuare alcune analisi specifiche come gli esami per la trombofilia (il gene MTHFR, il Fattore V di Leiden e il Fattore II della coagulazione, protrombina) che si eseguono attraverso un semplice prelievo del sangue. In presenza di un rischio trombofilico, la terapia consigliata prima e dopo il parto è a base di anticoagulanti, come l’aspirina o l’eparina. La prima viene assunta per bocca mentre l’eparina è iniettata sottocute, in genere sull’addome. E la cura deve proseguire almeno per sei settimane dopo il parto.

Chi è più a rischio?

       Le cause scatenanti sono da ricercare nelle donne che hanno una predisposizione genetica costituzionale alla trombosi, nelle cosiddette trombofilie ereditarie (cioè una tendenza del sangue a coagulare troppo). Nella maggior parte dei casi si tratta di difetti o di alterazioni di uno o più fattori della coagulazione del sangue. Ma, oltre alla predisposizione naturale, il rischio di ictus post partum è più probabile quando si sovrappongono altre condizioni. Alcuni fattori di rischio sono legati allo stile di vita: l’aumento della pressione arteriosa, la preeclampsia (la cosiddetta gestosi, malattia che può comparire nella seconda parte della gravidanza), il sovrappeso, il fumo di sigaretta, l’eccessiva sedentarietà. E per modificare questi ultimi occorre tanta costanza, disciplina e responsabilità. Non c’è differenza se una donna partorisce con metodo naturale o con il cesareo, anche se con il cesareo c’è un pericolo in più, essendo un intervento chirurgico.

Niente allarmismi

       Le informazioni che abbiamo dato, comunque, non devono allarmare le donne in gravidanza. L’ictus post partum è una patologia rara che attiene essenzialmente a persone cosiddette ad alto rischio. In realtà anche queste ultime vanno tranquillizzate, perché oggi per fortuna le donne in gravidanza sono informate e anche molto seguite dal proprio ginecologo e quindi l’incidente tende notevolmente a diminuire. La conoscenza del rischio e una maggiore attenzione alle sue manifestazioni sono strumenti a disposizione di ogni donna per non correre alcun pericolo.

Fonte http://www.piusanipiubelli.it/mamme-bambini/essere-mamma/ictus-post-partum-future-mamme-tranquille.htm

Voglie in gravidanza: quando iniziano e da cosa dipendono

foto_voglie_tutto_quello_da_sapereLe voglie in gravidanza quando iniziano
        Le voglie si presentano all’improvviso, spesso, nel pomeriggio o la sera dopo cena, ma non c’è un momento preciso nei nove mesi in cui iniziano. Vengono, a volte, già durante le prime settimane, ai primi cambiamenti ormonali, ma continuano e non sono costanti. Ci sono periodi in cui si può desiderare un alimento piuttosto che un altro in qualsiasi momento della giornata.

       Voglie di salato in gravidanza
Ogni gestante ha la sua voglia, che può essere un determinato cibo o una varietà della stessa categoria. Ci sono donne, ad esempio, che non possono fare a meno di mettere qualcosa di salato nello stomaco. Che si tratti di patatine in gravidanza o di pizza in gravidanza, va bene tutto quello che ha questo sapore deciso. Molto desiderate sono anche le olive e il pane, che riesce a calmare le nausee e il bruciore di stomaco.

Voglie in gravidanza maschio o femmina
       Quando si ha un certo appetito e in particolare quello per i dolci in gravidanza, la credenza popolare vuole che si è in attesa di una bambina. Per le femminucce la mamma fa il pieno anche di frutta e aranciata, infatti, in base alle voglie si può capire il sesso del bambino.

voglie in gravidanza       Chi aspetta un maschio tende a desiderare più alimenti salati, come il salame in gravidanza. L’importante è stare attente alla toxoplasmosi che si può trovare nel prosciutto crudo che è una cosa da non mangiare in gravidanza nei primi mesi.

Voglie in gravidanza e macchie
       Alla nascita del proprio bimbo la presenza di macchie strane fa subito pensare a una mancata richiesta alimentare della mamma. La voglia sulla pelle se appare color scuro corrisponde a un desiderio di cioccolata, una rossa invece è mancanza di fragole in gravidanza. Non c’è alcun fondamento scientifico per questa corrispondenza, le macchie che appaiono sui neonati sono angiomi e non si riferiscono in alcun modo al cibo.

Voglie strane in gravidanza
       La coca cola in gravidanza come le bibite gassate sono tra le bevande più reclamate dalle mamme, ma esistono anche delle voglie strane. C’è chi preferisce sottaceti, ma siamo ancora nel campo delle cose normali, perchè ci sono anche gravide che vogliono mangiare la terra, la carne cruda, il dentifricio, il sapone o le verdure crude.

Voglie sessuali in gravidanza
       I papà saranno contenti di sapere che le loro compagne non hanno solo voglia di gelato in gravidanza, ma hanno anche richieste non prettamente culinarie. Durante i nove mesi la libido aumenta in molte donne e hanno più voglia di fare sesso. Tutto questo grazie agli ormoni e a una nuova visione di se stesse, più consapevole della propria bellezza.

Fonte https://www.passionemamma.it/2018/03/voglie-in-gravidanza/

Come favorire il concepimento

Alimentazione per favorire il concepimento
       Ecco qualche indicazione su cosa mangiare, perché alcuni alimenti sono ricchi di antiossidanti e minerali importanti per il corretto funzionamento dell'apparato riproduttivo:

    Картинки по запросу mangiare e infertilita
  • Ridurre il consumo di pesce che presenta un’alta quantità di mercurio (come il tonno o il pesce spada) almeno tre mesi prima di iniziare a cercare il concepimento per aumentare le possibilità di successo.
  • Gli zuccheri possono avere un impatto negativo sulla fertilità quindi attenzione a non abusarne se siete alla ricerca di una 'cicogna'. Attenzione anche agli zuccheri nascosti a quelli cioè presenti in altri alimenti. Nel mirino, soprattutto bibite gassate e succhi di frutta. Leggere le etichette vi darà la certezza di cosa state mangiando.
  • Eliminare l’alcool, prima causa di infertilità e di aborto spontaneo. Un bicchiere a pasto durante il week-end ovviamente non crea alcun problema ma è bene ridurre o eliminare del tutto il consumo di alcool. Incoraggiate anche il vostro partner a farlo: l’alcool influenza anche la fertilità maschile oltre quella femminile. Ridurre il consumo di caffeina.
  • Se state provando a restare incinte è importante assumere alimenti richi di acido folico già prima del concepimento. L'acido folico non serve a stimolare l'ovulazione e nemmeno aumenta le probabilità di restare incinte, ma è fondamentale per prevenire una malformazione fetale del tubo neurale.

Controlli medici
       Prima di iniziare la caccia alla cicogna, è utile parlare con il proprio ginecologo e fare alcuni esami preventivi, come ad esempio il controllo della tiroide, il cui mal funzionamento potrebbe interferire con la fertilità e con il buon funzionamento delle ovaie. Tre mesi prima di iniziare a cercare di concepire è bene anche effettuare le vaccinazioni che non sono state fatte prima e che il medico riterrà opportune, soprattutto morbillo, parotite e rosolia, pericolose per il bambino se contratte in gravidanza. Può essere necessario anche effettuare il richiamo per difterite, tetano, pertosse.

       Prima ancora di restare incinta, inoltre, il ginecologo vi prescriverà l’assunzione quotidiana di acido folico, fondamentale, come abbiamo detto, nella prevenzione della spina bifida, una grave malformazione fetale.

Attività fisica e stile di vita
       Il peso giusto è fondamentale per restare incinta in tempi regolari e per portare avanti una gravidanza serena. Troppo o troppo grasso corporeo è causa di ovulazione irregolare.

       L’attività fisica è molto importante sia prima che durante la gravidanza. Anzi è bene essere in buona forma fisica ancor prima di restare incinta. Il vero segreto è la moderazione.
come favorire il concepimento

       Prima del concepimento, per migliorare la fertilità, si raccomanda un’attività fisica di circa 30 minuti per 5 giorni alla settimana. A concepimento avvenuto, l’allenamento può continuare, con moderazione per sentirsi meglio e per arrivare maggioramente preparate, dal punto di vista fisico, al travaglio. Dopo il parto, essere già allenate vi aiuterà a perdere peso più facilmente.

       Prima della gravidanza, durante e possibilmente dopo è bene eliminare le cattive abitudini legate alla sedentarietà, al vizio del fumo e soprattutto è importante che si affronti la vita con una serenità maggiore, allontanando lo stress. Soprattutto mentre si cerca di restare incinta, lo stress dovuto al mancato concepimento in tempi rapidi o quanto meno desiderati dai futuri genitori, rende la fecondazione stessa molto più difficile.

Fonte https://www.paginemamma.it/essere-in-forma-per-concepire

Un bimbo su 40 nato in provetta Cosa significa concepire senza sesso

       Sta cambiando la cosa più «naturale» che ci sia: il modo in cui nascono i bambini. O meglio: come vengono concepiti. L’ente tedesco per la ricerca demografica (il «Bundesinstitut für Bevölkerungsforschung») ha reso note le cifre ieri: tra il 1997 e il 2014 ben 225 mila bimbi sono nati con la fecondazione in vitro. Uno su 40. E i numeri sono in crescita: erano 12.456 nel 2001, sono diventati 17.075 nel 2013. Erano solo l’1,7% dei nati vivi nel 2001, sono saliti al 2,5% nel 2013. Percentuali ancora basse, ma indicano un trend. Che c’è anche in Italia, dove la fecondazione assistita è regolamentata dal 2004 e l’eterologa è legale dal 2014.
Картинки по запросу bambino nato in provetta       Se la diffusione della pillola a partire dagli anni 60 ha reso la sessualità indipendente dalla procreazione, adesso con il concepimento in provetta, «extracorporeo», la procreazione sta diventando indipendente dalla sessualità. È un cambiamento la cui portata a livello dei costumi capiremo probabilmente solo nei prossimi decenni. Ed è un cambiamento che può piacere oppure no: di certo piace alle centinaia di migliaia di persone che, in Germania come in Italia, sono diventati genitori grazie a tecniche un tempo inimmaginabili. Ma nell’immediato ha conseguenze molto concrete.

Più grandi e spesso single
       In Germania, per esempio, l’età media delle madri che hanno usufruito della fecondazioni in vitro è salita: nel 1996 solo un terzo delle donne che sono diventate mamme con la fecondazione in provetta aveva più di 35 anni. Ora sono più della metà. Sempre più donne e uomini sanno che la «tecnica» permette loro di arrivare dove la «natura» non arriva e allunga l’età della maternità. Non solo: fecondazione assistita in alcuni casi significa anche donazione dei gameti. In Danimarca, il Paese al mondo con il più ampio ricorso alle tecniche di riproduzione artificiale e dove l’eterologa è aperta alle donne single dal 2007, l’anno scorso un bambino su dieci concepito grazie alla donazione del seme era figlio di una madre single. «Circa la metà dei nostri clienti sono single — ha raccontato al Guardian Ole Schou, direttore di Cryos International, la più grande banca del seme del mondo, che si trova a Aarhus, nello Jutland —. Stiamo vedendo arrivare una valanga di donne più mature e istruite (l’85% ha tra i 31 e i 45 anni e la metà sono almeno laureate). Sono sempre di più quelle che lo fanno da sole e stimiamo che entro il 2020 il 70% delle nostre clienti saranno single».

Nuovi genitori
       Per le donne quindi è diventato più facile decidere consapevolmente di diventare madri senza un partner accanto. E in paesi come la Danimarca questa scelta è sempre più socialmente accettata. Non solo, la donazione di gameti, quando c’è, ci costringe a non dare per scontata un’identificazione che tradizionalmente non mettiamo in discussione: il genitore non è più soltanto chi concepisce, ma chi cresce il bambino e lo ha voluto e desiderato. Il donatore (o più raramente la donatrice) è una figura fondamentale, ma diversa.
       Sono questioni su cui spesso l’opinione pubblica si divide, segno che ancora facciamo fatica a pensarli e dargli un posto nel nostro ordine del mondo. È tanto più necessario farlo: la capacità tecnica senza la presa di responsabilità di una riflessione etica e culturale rischia di far male. In molti Paesi questo confronto ha significato anche cambiamenti legislativi concreti: negli anni 60 e 70, quando si è diffusa la donazione del seme, si pensava che mantenere l’anonimato del donatore tutelasse i bambini. Col tempo si è visto che non è così e oggi Paesi come l’Olanda impongono di permettere l’accesso ai dati dei loro donatori ai bambini, una volta raggiunti i 16 anni. In Italia invece un dibattito serio e pacato su questi temi ancora manca.

Fonte http://www.corriere.it/cronache/16_agosto_18/bimbo-40-nato-provetta-cosa-significa-concepire-senza-sesso-23d2855e-6533-11e6-98cd-57efaec1056d.shtml

Meno spermatozoi e più rischi metabolici per gli uomini delle zone industrializzate: fare controlli

Un problema non soltanto per la fertilità 

         Ferlin, che presiede la Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità, ha presentato i risultati di uno studio che ha visto coinvolti 5177 uomini italiani infertili. Partendo dall’evidenza del calo complessivo del numero medio di spermatozoi anche tra gli uomini del nostro Paese, dove le ultime stime riconoscono l’infertilità un problema per un uomo su tre, i due ricercatori hanno voluto indagare la presenza di eventuali ulteriori conseguenze per la salute. È così emerso che circa la metà degli uomini con una bassa conta spermatica - meno di 39 milioni di spermatozoi in «moto» a ogni eiaculazione - risultavano più spesso gravati da una maggiore massa grassa, da più alti valori di pressione sanguigna, colesterolo «cattivo» (Ldl) e trigliceridi nel sangue. 

         Tra di loro più alti erano pure i tassi di frequenza della sindrome metabolica: una condizione che racchiude i fattori di rischio sopra citati e che come tale moltiplica il rischio di sviluppare il diabete ed eventi acuti cardio (infarto) e cerebrovascolari (ictus). Un chiaro segno, per dirla con Ferlin, che «il numero basso di spermatozoi è associato ad alterazioni metaboliche e cardiovascolari, oltre a una ridotta massa ossea»: conseguenza quest’ultima della ridotta sintesi di testosterone riscontrata negli uomini con una conta spermatica inferiore alle attese. Da cui un più alto rischio di sviluppare l’osteoporosi, ancora oggi considerata una problematica femminile: in maniera superficiale e sovente errata.

Come interpretare questi dati? 

         Al momento i dati non considerano la reale incidenza di queste malattie, ma la contemporanea presenza di una serie di fattori di rischio acclarati non lascia ben sperare. Il rovescio della medaglia di quanto osservato - senza trascurare che la comunità scientifica tiene sotto controllo gli aumenti dell’infertilità e dei numeri del cancro del testicolo, che viaggiano di pari passo - è che «la fertilità può diventare un’opportunità unica per valutare lo stato di salute complessivo di un uomo e per fare prevenzione a 360 gradi», afferma Ferlin, che fino a pochi mesi fa lavorava in Veneto, nel gruppo coordinato da Foresta, prima di diventare associato di endocrinologia a Brescia. I ricercatori hanno tenuto a precisare che «lo studio non dimostra che il basso numero di spermatozoi provochi disordini metabolici».

         Ma le evidenze appaiono ormai sufficienti e consolidate per «considerare la conta e la qualità dello sperma uno specchio della salute generale maschile». Come si traduce tutto ciò nella pratica? Con la presa in carico «totale» delle persone infertili (o subfertili), perché «il trattamento non dovrebbe concentrarsi soltanto sulla possibilità di avere un figlio», chiosa Ferlin, invitando gli uomini in questa situazione a riconsiderare il loro stato nel complesso e a valutare eventualmente il ricorso anche a un cardiologo e a un endocrinologo. E a preoccuparsi in anticipo della loro fertilità. 

Una campagna ad hoc per la salute degli uomini 

         «Prima si inizia, meglio è - puntualizza Luca Carmignani, direttore dell’unità operativa complessa di urologia al policlinico San Donato di Milano e responsabile dell’ufficio ricerca della Società Italiana di Urologia, che nei giorni scorsi ha lanciato una massiccia campagna di prevenzione rivolta alla salute degli uomini -. Tutti i ragazzi hanno bisogno di una visita di controllo per verificare che non vi siano problematiche congenite o situazioni patologiche magari silenziose. Ogni genitore dovrebbe avere chiaro che la salute urologica non è un fatto banale o scontato in giovane età. La giovinezza in sé non è garanzia di assenza di problemi. Ci sono malattie silenti che possono condizionare la fertilità o anche la vita sessuale della persona».

Fonte http://www.lastampa.it/2018/03/19/scienza/benessere/meno-spermatozoi-e-pi-rischi-metabolici-per-gli-uomini-delle-zone-industrializzate-fare-controlli-dwTwZnIc7JWbWjKX2MndzK/pagina.html

giovedì 29 marzo 2018

Le infezioni genitali ostacolano il concepimento?

Infezioni e infertilità

         "Circa un terzo dei casi di infertilità che vediamo dipende da infezioni dell'apparato riproduttivo, e questo vale sia per gli uomini sia per le donne". Parola della ginecologa Valeria Savasi, responsabile della riproduzione assistita dell' Ospedale
         Sacco di Milano ed esperta di infezioni in gravidanza. Che solleva dunque un tema importante per chiunque sia alla ricerca di una gravidanza, o intenda salvaguardare la propria possibilità di averne una in futuro.

         Non tutte le infezioni, però, sono ugualmente "pericolose" per la fertilità. Vediamo.

 Infezioni uterine, le più rischiose
         “Le infezioni che possono causare problemi di fertilità sono quelle che interessano il collo dell'utero, dunque dette cervicali e provocate da microrganismi come la Clamidia, il micoplasma o l’ureoplasma” dice la ginecologa Rossana Sarli. “Sono infezioni che si trasmettono sessualmente e in genere non danno sintomi, per cui tendono a passare inosservate. Solo qualche volta possono comportare un po' di febbre e di dolore pelvico".

Perché possono ostacolare la gravidanza

         "Queste infezioni - che possono esser singole, oppure causate da più batteri contemporaneamente - possono provocare un'infiammazione cronica dell'endometrio, il tessuto di rivestimento interno dell'utero" spiega Savasi. E' proprio l'infiammazione a impedire l'impianto dell'embrione, o a portare ad aborti ripetuti nel primo trimestre".

         "Non solo: alcune infezioni, e in particolare quella da Clamidia, può portare a danni anatomici, con occlusione (cioè chiusura) delle tube, il che impedisce direttamente il concepimento".

Il ruolo del muco cervicale

         Si è anche pensato a lungo che le infezioni cervicali potessero ostacolare il concepimento modificando le caratteristiche, e in particolare il pH, del muco cervicale. Questo renderebbe l'ambiente del collo dell'utero ostile alla sopravvivenza degli spermatozoi, provocandone la morte.

          "In realtà ora si pensa che il problema sia legato più alla qualità degli spermatozoi stessi che a quella del muco" afferma Savasi.  "Il punto è che spesso le stesse infezioni sono presenti non solo nella donna, ma anche nel suo compagno, dove a lungo andare possono provocare anomalie nella composizione del liquido seminale e nella motilità degli spermatozoi, che arrivano già compromessi".

Come si fa la diagnosi delle infezioni cervicali
         "Per la diagnosi occorre un tampone cervicale (non basta il semplice tampone vaginale), che non è un esame di routine e non rientra tra gli esami preconcezionali, ma viene prescritto dal ginecologo solo se la coppia ha problemi di concepimento oppure prima di intraprendere l’iter di fecondazione assistita" afferma Sarli. Questo perché le stesse tecniche di PMA potrebbero favorire la propagazione di tali germi e la diffusione a livello delle tube, peggiorando la situazione.

Come si curano le infezioni cervicali
         Una volta individuato il germe responsabile, le infezioni cervicali si curano con antibiotici specifici. "Sono tutte curabili" rassicura Savasi. "Certo è che se si arriva alla terapia dopo anni dall'insediamento dall'infezione, non è detto che si possano eliminare i danni che l'infezione stessa ha provocato nel tempo". Per questo, secondo l'esperta, sarebbe opportuno, una volta ogni tanto, fare un tampone per vedere come vanno le cose.

          Non è un'indicazione ufficiale (quindi non è un esame passato dal SSN) se non c'è già una diagnosi di infertilità o di difficoltà di concepimento o di aborti ripetuti, ma potrebbe essere una strategia utile per preservare la fertilità, specialmente se si tende a cambiare spesso partner sessuale, una condizione che aumenta il rischio di contrarre queste infezione.

virusbatteri Infezioni vaginali: fastidiose, ma non impediscono la gravidanza
         Sono invece innocue ai fini del concepimento le infezioni che coinvolgono il canale vaginale, come le infezioni micotiche, ad esempio la Candida, o batteriche, come la Gardnerella, lo Streptococco e l’Escherichia Coli, che sono di provenienza intestinale e possono colonizzare vagina e vescica passando attraverso i vasi linfatici.

          “Le infezioni vaginali non causano problemi di fertilità proprio perché si fermano a livello vaginale e non arrivano al collo del’utero, dove ‘soggiornano’ gli spermatozoi” sottolinea la Sarli.


Come si fa la diagnosi delle infezioni vaginali
         Di solito danno sintomi abbastanza evidenti, come bruciore, prurito e perdite maleodoranti. In tal caso la diagnosi è praticamente certa. In caso di dubbio, il ginecologo può prescrivere un tampone vaginale, che  permette di identificare con precisione il batterio o il fungo responsabile.


Come si curano le infezioni vaginali
         Con pomate ed ovuli specifici. Solo nei casi più ostinati possono rendersi necessarie terapie per bocca.

Fonte https://www.nostrofiglio.it/concepimento/rimanere-incinta/le-infezioni-genitali-ostacolano-il-concepimento

Infertilità legata all’età per 4 donne su 5

       Nel suo bilancio demografico 2017 l’Istat ha rilevato una diminuzione di nascite() da record. La popolazione al 1 gennaio 2018 scende a 60 milioni 494mila, segnando una diminuzione di centomila persone (-1,6 per mille) rispetto all’anno precedente. Un nuovo minimo storico per le nascite, che hanno toccato il picco del meno 2% rispetto al 2016 con solo 464 mila nuovi nati. Tra le cause: l’ infertilità legata all’età delle donne.

Infertilità legata all’età per 4 donne su 5Parità tra maschi e femminile
       Le cause di infertilità sono divise al 50% tra uomini e donne. Ma per le donne l’ infertilità legata all’età riguarda l’80% dei casi osservati. Ed è sempre l’età a provocare le maggiori complicazioni in gravidanza. I numeri non lasciano scampo. Già a 30 anni il patrimonio follicolare di una donna è ridotto di oltre il 50%; a 35 anni rimane solo il 20%; a 40 si riduce al 5%. Una correlazione, quella con l’età, molto meno forte è stata riscontrata, invece, nell’uomo.

Mamme sempre più tardi
       Sempre più spesso, però l’assenza di gravidanze non è una scelta, ma una conseguenza. Le ultime ricerche hanno stabilito che la data della prima gravidanza si è spostata, dal 1970 a oggi, dai 22 ai 36 anni. Alla base vi sono soprattutto problemi sociali, come la carriera o il bisogno di indipendenza, e quindi la donna tende a ritardare la data del primo concepimento.

Popolazione sempre più anziana
       Per sostituire la nostra generazione ogni donna dovrebbe avere due figli (esattamente 2,1). In questo momento in Italia, invece, siamo a 1,3. Conferma il professor Luca Mencaglia, direttore Unità operativa complessa centro PMA USL sud-est Toscana: “nel 2050 avremo l’86% di popolazione ultra 80enne, e quindi non attiva da un punto di vista lavorativo. Con conseguenze pericolose anche sul nostro welfare. L’ingresso degli immigrati non cambia molto la situazione: all’inizio vengono con abitudini diverse, con un tasso di gravidanze più alto, ma dopo due anni si adeguano ai nostri tassi perché riscontrano le stesse difficoltà, se non addirittura maggiori”.

Fonte https://www.bimbisaniebelli.it/concepimento/infertilita/infertilita-legata-alleta-per-4-donne-su-5-97310

Rimanere incinta a 40 anni: il punto sulla fertilità femminile over 40

       La vita delle donne di oggi non è la stessa di 30 anni fa.
       Il tempo dedicato agli studi si allunga e la voglia di realizzarsi professionalmente ci spinge spesso a rimandare la prima gravidanza a dopo i 35 anni. E, soprattutto, spesso è solo dopo quell'età che si raggiunge la stabilità economica necessaria a "metter su famiglia". Insomma, è dopo i 35 che iniziamo a sentirci più mature e pronte ad avere un figlio.
       I dati lo confermano: ormai, le gravidanze tardive (dopo i 35 o i 40 anni) non sono più una rarità. Ma se la frequenza di queste gravidanze aumenta, non è però da prendere alla leggera: soprattutto perché, dopo i 35 anni, l'orologio biologico inizia a suonare e la fertilità dopo i 40 anni subisce un netto calo...

Rimanere incinta a 40 anni: quali probabilità ?
       Verso i 40 anni, l'eventualità di restare incinta cala nettamente al di sotto del 10%, che fa sì che il periodo medio per concepire un bambino diventa di circa un anno, se non di più. La possibilità di avere un figlio è del 25% per ciclo mestruale a 25 anni, scende al 12% a 35 anni, e al 6% dopo i 40!        Infatti anche se apparentemente, il ciclo continua ad essere normale a questa età, il numero di ovulazioni diminuisce e aumenta la probabilità di ovociti imperfetti, destinati ad andare incontro ad aborti spontanei (soprattutto precoci).

Le fumatrici hanno meno possibilità di restare incinta, perché il tabacco causa un calo della fertilità, oltre ad accelerare l'arrivo della menopausa.

Se ti avvicini ai 40 e vuoi avere un figlio, non aspettare per fare un bilancio della tua fertilità! Affronta la realtà e scopri subito se riuscirai a coronare il tuo sogno!

Intraprendere una gravidanza tardiva: come fare?
> Parlarne con il ginecologo
Ci provate da qualche mese, ma non riesci ancora a restare incinta? Bhe, è arrivato il momento di parlarne con il tuo ginecologo. Se ti segue da anni, conoscerà la tua "storia" ginecologica: se hai avuto delle patologie, se hai preso la pillola, se hai fatto dei bilanci ormonali... Con lui, quindi, potrai parlare a cuore aperto del tuo progetto di maternità.
> Fare un dosaggio ormonale per fare il punto sulla fertilità
       Dopo i 40 anni, la maternità ha bisogno di essere seguita da vicino. Se nel giro di 6 mesi non sei ancora riuscita a rimanere incinta il tuo ginecologo ti consiglierà, per non perdere tempo prezioso, di consultare uno specialista della fertilità. Ti verranno prescritti una serie di analisi ed esami finalizzati a misurare la tua capacità ovulatoria e il numero di follicoli presenti nelle tue ovaie. Verrà chiesto al tuo partner di effettuare uno spermiogramma per valutare la sua fertilità. Il bilancio è soddisfacente?        In tal caso, il medico vi inciterà a continuare a provare a restare incinta ancora per qualche mese. Se il bilancio è mediocre, invece, vi illustrerà i metodi per rimediare al calo della fertilità (stimolazione ovarica, inseminazione, ecc.).

Le complicazioni possibili per la mamma...
> Stanchezza e problemi venosi: tipici di una gravidanza, sono peggiorati dall'età. La loro frequenza aumenta dopo il 38-39 anni.
> Aborti spontanei: il rischio aumenta dopo i 35 anni. Se, nelle future mamme di 30 anni, l'aborto spontaneo capita nel 12% dei casi, questa percentuale raggiunge il 34% quando si superano i 40. E questo perché gli ovociti presentano delle anomalie cromosomiche.
> Ipertensione: è due volte più frequente a 35 anni rispetto che a 20. Una dieta equilibrata permette di limitare questo il rischio di ipertensione gravidica.
> Diabete gestazionale: il rischio di questa patologia aumenta dopo i 35 anni. Come per l'ipertensione, un'alimentazione corretta è la chiave per prevenire questa malattia.
> Parto prematuro: così come il tabagismo, restare incinta prima dei 18 anni o dopo i 35 aumenta la possibilità di partorire prematuramente. Una cosa è certa, dopo i 35 anni, e soprattuto dopo i 40, i medici consigliano di non strafare durante la gravidanza.
> Parto cesareo: per finire, dopo i 40 anni ci sono più probabilità di dover ricorrere ad un parto cesareo.

... e per il bébé
       La maggior parte delle mamme di più di 40 anni lo sanno: con l'étà aumenta anche il rischio di avere un figlio affetto da un'anomalia cromosomica.

       Tra queste, la sindorme di Down, la cui frequenza passa da 1 su 1000 a 30 anni a 1 su 100 a 40 anni. In caso di gravidanza tardiva viene consigliata o addirittura raccomandata l'amniocentesi. Effettuata nel primo trimestre di gravidanza, attraverso il prelievo di liquido amniotico, essa è finalizzata a scoprire con certezza se il bambino avrà anomalie cromosomiche.

Fonte https://www.alfemminile.com/concepimento/come-rimanere-incinta-a-40-anni-s2477692.html

Viaggiare durante la gravidanza in macchina, aereo e treno: tutti i consigli

      La bella stagione si avvicina, è tempo di prepararsi per le vacanze. Se state vivendo il vostro viaggio più bello, quello che dura 9 mesi e si conclude in sala parto, non vi preoccupate: anche per voi è giunto il momento di pensare a dove andare e a cosa mettere in valigia. Nessun pregiudizio e nessuna paura: durante la gravidanza si può viaggiare. Basta avere qualche accortezza in più e seguire dei semplici ma utilissimi consigli.

      Con il pancione, la prova costume non è un problema: si è sempre le più belle della spiaggia. E in montagna, respirare a pieni polmoni farà bene sia a voi sia al vostro piccolo. Ma se a spaventarvi e a rinchiudervi dentro casa è il mezzo di trasporto, questo è il nostro vademecum, tutto quello che c'è da sapere per viaggiare in gravidanza. Macchina o aereo? Il treno va bene? Tante domande, dubbi sempre più numerosi: a cui, noi, abbiamo provato a dare risposta.

Viaggiare in macchina durante la gravidanza
Donna incinta in macchina      Negli ultimi mesi può essere più difficile trovare la posizione comoda, ma viaggiare in auto è sempre possibile, anche durante la gravidanza. Magari senza scegliere mete lontane: troppe ore possono stressarvi in maniera eccessiva. L’importante è spezzettare il viaggio, facendo soste, almeno una ogni 90 minuti, per andare in bagno o semplicemente per sgranchirsi. Rimanere sedute a lungo è scomodo in dolce attesa.

      Se vi fa male la schiena, portate con voi un cuscino e appoggiatelo sullo schienale del sedile. Anche in movimento trovate il modo di stendere le gambe per scongiurare crampi o caviglie gonfie. L’acqua? Non deve mai mancare. Evitate di partire quando fa troppo caldo e vestitevi comode. La cintura, infine, è obbligatoria sempre: indossate la parte addominale della cinghia mettendola tra le cosce e fianchi, sotto la pancia. In questo modo sarete al sicuro senza esercitare pressione sul bambino.

Perché viaggiare in treno quando si è incinta
Donna incinta viaggia in treno      Se in auto lo spazio è limitato, in treno godrete di maggiore libertà di movimento. I sedili sono ampi e a bordo troverete personale qualificato per soddisfare ogni esigenza. Potrete allungare le gambe e camminare lungo il corridoio, con l’unica accortezza che è quella di evitare di stare in piedi durante le frenate. Per viaggi distesi notturni, scegliete il compartimento letto, comodo per riposare o leggere un libro.

      Il vero vantaggio? Percorrendo tratti per lo più rettilinei, è davvero difficile provare nausea. Non ci sono curve e questo agevola anche le donne più sensibili. Non potendo sapere se il vagone sarà eccessivamente freddo o caldo, vestitevi "a cipolla" e portate con voi acqua e snack.

Scegliere l'aereo durante la gravidanza
Donna in aereo      Superati i pregiudizi del viaggiare in gravidanza sull’aereo, è comunque buona abitudine prima di partire consultare il proprio medico. Molte compagnie, dopo le 28 settimane, richiedono di un certificato di "idoneità di volo", rilasciato dal ginecologo entro 15 giorni dalla partenza. Se a spaventarvi è il metal detector, potete tirare un sospiro di sollievo: i controlli di sicurezza non fanno male né alla mamma né al piccolino.

      Non c’è da temere nemmeno per quanto riguarda la diversa pressione atmosferica: se non si soffre di problemi cardiocircolatori, non si incorrere in nessun problema. In aereo è sempre meglio non stare in piedi, prediligete un posto accanto al corridoio che vi permetterà di distendere le gambe e fare qualche passo. Bevete molto e lasciate allacciata la cintura. Il personale di sicurezza è a vostra disposizione durante l'intero percorso.

Precauzione di viaggio per il primo trimestre
Una donna incinta vestita di rosso      Le prime settimane di gravidanza sono le più delicate perché la donna deve ancora adattarsi al nuovo assetto ormonale per accogliere l'embrione. Sono più frequenti le nausee e i giramenti di testa ma viaggiare si può, facendo particolare attenzione ai segnali che invia il corpo. In questa fase, il rischio di trombosi diviene più elevato: se si sceglie l'automobile, occorre aumentare il numero delle soste, scendendo e passeggiando per 10 minuti ogni 200 chilometri circa. L'abitacolo deve rimanere costantemente areato e la cintura allacciata, ponendo la parte orizzontale sulla zona pelvica e non sul ventre. Anche in treno da preferire sono le tratte di       massimo 4 ore e, quando possibile, i vagoni poco affollati.

      In aereo, i pericoli restano circoscritti: farsi assegnare un posto in prima fila o vicino all'uscita di emergenza permette di avere maggiore spazio e mobilità. Anche in questo caso la regola è evitare di stancarsi in maniera eccessiva. Se avete piccole contrazioni o perdite di sangue, evitate di mettervi in viaggio. Soprattutto su strade dissestate, dove gli scossoni potrebbero rappresentare un fattore di rischio.

Consigli utili
Un passaporto sul pancione di una donna incinta      Il primo consiglio sempre utile è il seguente: non abbiate paura di viaggiare durante la gravidanza. In linea di massima, salvo diversa indicazione del proprio medico, si può scegliere ogni mezzo. Anche se l’ideale rimane quello più veloce. Il periodo migliore è il secondo trimestre, ma molto dipende dalla vostra salute e da quella del bambino.

      Evitate di stare sedute troppo a lungo, quando potete distendete le gambe o camminate un po'. La vostra fedele compagna deve essere l’acqua: una bottiglietta a temperatura ambiente vi aiuterà a non sentirvi mai disidratate. Indossate la cintura di sicurezza e portatevi dietro degli snack sani come frutta o cracker senza sale. Pianificate tutto con anticipo, la fretta non è una buona consigliera: scegliete il posto migliore e assicuratevi di avere sempre a portata di mano quello che vi serve.

       Prima di partire, è buona norma consultare il proprio medico e fare un controllo. Non è una sfilata di bellezza: meglio scegliere vestiti comodi e funzionali. Il concetto è sentito e risentito: vestirsi a strati, per coprirsi se si ha freddo o spogliarsi se fa caldo. Ma soprattutto, godetevi il viaggio e la compagnia di chi vi è accanto! È questo il consiglio sempre valido

Fonte https://www.foxlife.it/2018/03/29/viaggiare-in-gravidanza-macchina-aereo-e-treno-tutti-i-consigli/




Le cellule Killer nutrono il feto in gravidanza

      Grazie alla scienza pensiamo di conoscere a fondo il funzionamento del nostro corpo e invece, man mano che la ricerca va avanti, si scoprono sempre cose nuove o – peggio – si ribaltano vecchie concezioni. Per esempio, uno studio recente pubblicato su Immunity, ha evidenziato come le cellule natural killer, presenti in abbondanza nell’utero nel primo trimestre, siano essenziali a un corretto nutrimento del feto e determinano il corretto sviluppo del piccolo organismo in crescita. Ecco i risultati ottenuti dai ricercatori dell’Università della Scienza e della Tecnologia della Cina.

Cellule specifiche
      Grazie allo studio di alcuni ricercatori cinesi sono stati identificati dei sottogruppi specifici di cellule uterine in grado di secernere dei fattori che promuovono la crescita sia nell’uomo che nei topi. Ma non solo: dai risultati ottenuti si è potuto evidenziare come un semplice trasferimento di tali cellule può invertire la crescita fetale anomala durante la gravidanza.

Nuovi approcci terapeutici?
Cellule natural killer promuovono la crescita del feto
      «Queste scoperte non solo rivelano nuove proprietà delle cellule natural killer durante la gravidanza, ma indicano anche possibili approcci per la somministrazione terapeutica di cellule killer al fine di invertire il nutrimento ristretto all'interno del microambiente uterino. Lo studio avrà importanti implicazioni per il nostro approccio alle strategie di terapia cellulare adottiva per la generazione, non solo di cellule natural killer contro agenti patogeni e tumori, ma anche di cellule killer che supportano lo sviluppo del corpo e l'ingegneria tissutale», ha dichiarato Haiming Wei coordinatore dello studio.

Cosa servono le cellule natural killer?
      Le cellule natural killer sono state studiate a lungo e sembrano essere la nostra protezione naturale nei confronti di infezioni e tumori. Per molti anni, quelle presenti nell’utero sono state analizzate al fine di determinare la loro specializzazione e funzione durante la gravidanza. Si sa, per esempio, che promuovono l’equilibrio immunitario e la crescita dei vasi sanguigni nella placenta. Ma oggi abbiamo scoperto che un sottogruppo di cellule natural killer dell’utero è anche in grado di promuovere la crescita fetale. Una loro secrezione insufficiente, quindi, potrebbe essere responsabile di uno sviluppo fetale limitato.

Difetti a livello scheletrico
      Lo studio, coordinato da Haiming Wei, ha anche mostrato come una carenza di questo sottogruppo cellulare determini una grave restrizione della crescita fetale e uno sviluppo difettoso del sistema scheletrico. Ma il processo si può invertire trasferendo cellule natural killer nella gestante. Questo sistema fa parte dell’immunoterapia, una cura ampiamente utilizzata nella terapia contro il cancro. Quindi tramite un’iniezione endovenosa o la somministrazione di una semplice supposta vaginale, si potrebbe evitare una malformazione fetale.

Ulteriori studi
      «Sono necessari ulteriori studi per esplorare i protocolli più adatti per aggiungere le cellule killer simili all'utero che secernono fattori promotori della crescita, in un sistema umano. Queste dovrebbero migliorare la fattibilità dell'applicazione di queste cellule killer naturali simili a quelle dell'utero. Questo studio fornisce una via per il trattamento della limitazione della crescita fetale, l'aborto spontaneo ricorrente con ragioni sconosciute, e la perdita fetale legata all'età migliorando il microambiente dell'utero», conclude Haiming Wei.

Fonte https://www.diariodelweb.it/salute/articolo/?nid=20171220-473264

mercoledì 28 marzo 2018

Problemi di concepimento, il 50% delle coppie li supera

        E’ da un anno che cercate un bebè e non arriva? Non perdetevi d’animo: secondo una ricerca condotta in Australia su un campione di 7mila coppie, quasi la metà delle coppie con problemi di concepimento che avevano tentato invano anche per un anno di fare un figlio, è riuscita comunque a concepire spontaneamente negli anni immediatamente successivi.

Coppia_Abbraccio_Lenzuola        Se non sono stati riscontrati problemi di fertilità particolari e l’età della donna lo consente, afferma dunque lo studio, si può aspettare e tentare ancora il concepimento naturale, prima di ricorrere alle terapie di fecondazione assistita

        “Molte donne giovani, fino a 36 anni di età, e con una storia di difficoltà di concepimento possono farcela naturalmente senza ricorrere a trattamenti anti-sterilità - spiega la ricercatrice che ha condotto lo studio, Danielle Herbert della University of Queensland School of Population Health a Brisbane (Australia), alla Reuters Health.

        Lo studio della Herbert, come si è detto, ha coinvolto in partenza oltre 7000 donne sottoposte a questionari su difficoltà di concepimento e eventuali trattamenti anti-sterilità cui hanno fatto ricorso.

        Alla fine dell'indagine è emerso che quasi la metà delle donne con problemi di concepimento ce l'ha fatta ad avere un bebè nei due anni successivi senza ricorrere a terapie di alcun tipo.

Fonte https://www.nostrofiglio.it/concepimento/rimanere-incinta/problemi-di-concepimento-il-50-delle-coppie-li-supera-senza-ricorrere-alla-fecondazione

Come affrontare i sintomi della menopausa. I consigli dell'ostetrica

Come affrontare i sintomi della menopausa
       Le età della vita della donna sono molte e non si fermano con la nascita dei figli. La femminilità continua e cambia nel tempo fino ad arrivare ad un momento in cui compaiono i primi sintomi di menopausa. Ma quando possiamo dire di essere in menopausa? Per definizione si dice che non devono essere comparse mestruazioni per almeno 12 mesi. Tempo fa la donna che entrava in menopausa era vicina alla fine della vita, oggi invece si può considerare circa a metà o poco più di essa, quindi capire i sintomi, riconoscerli e anche trattarli aumenta la qualità della vita di una donna.

Sintomi della menopausa
       Possiamo iniziare a capire che si avvicina la menopausa non solo dall’età ma anche e soprattutto dalla comparsa di alcuni sintomi caratteristici.

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       Nell’avvicinarsi della menopausa effettiva possono comparire vampate di calore, variazioni del tono dell’umore con aumentata irritabilità, disturbi del sonno (tendenzialmente si dorme meno e in maniera più disturbata) e tendenza ad aumentare di peso con sensazione di gonfiore.
       Ad essi si possono aggiungere anche variazioni nella qualità della cute che può diventare più secca, palpitazioni e sensazioni di affanno, dolori articolari. Questi sono sostanzialmente i sintomi che messi tutti insieme ci possono far dire che il momento della cessazione del ciclo mestruale è vicino.
Ma a cosa sono dovuti tutti questi sintomi? Il primo e principale responsabile è la riduzione di estrogeni circolanti, ormoni importantissimi nel ciclo mestruale.

Problemi della menopausa
       I sintomi fisici non sono le uniche cose a cui bisogna fare attenzione durante la menopausa, ci sono dei cambiamenti fisiologici che possono comportare problemi importanti di salute per la donna e che vanno costantemente monitorati.

       La comparsa di sanguinamenti vaginali improvvisi possono accadere ed essere causati da improvvisi variazioni ormonali oppure possono essere dovuti a fibromi e polipi cervicali o endometriali, per questo è importante anche in menopausa fare la visita ginecologica annuale con ecografia, per monitorare la situazione.
       Il problema delle palpitazioni è piuttosto frequente ma in donne che hanno già problematiche cardiache o familiarità per malattie cardiovascolari non è da sottovalutare. Per queste donne infatti oltre agli esami di routine è consigliabile una visita cardiologica ed eventualmente esami aggiuntivi.
       L’aumento di peso e il deposito di grasso sottocutaneo nell’area dell’addome è un altro sintomo caratteristico della menopausa. Come in ogni situazione il sovrappeso e l’obesità sono fattori di rischio cardiovascolare. È importante quindi evitare diete squilibrate e sedentarietà, oltre che alcol e fumo. Insomma in questo caso non vi è nulla di diverso rispetto alla popolazione generale.
       Man mano che si procede con l’età aumenta il rischio di osteoporosi e di fratture, specie in donne che hanno familiarità per queste patologie. Controllare regolarmente i livelli di calcio e vitamina D3 nel sangue, eseguire MOC nelle tempistiche previste dalla prevenzione aiuta a combattere l’insorgenza di questa patologia molto pericolosa per la salute e la qualità della vita della donna.
       Un’altra problematica comune con la menopausa riguarda le problematiche dell’area genitale. La riduzione degli estrogeni porta ad una maggiore rigidità delle pareti vaginali con possibile comparsa di secchezza e dolori durante i rapporti. Così come la perdita di elasticità di tessuti può causare in alcune donne prolassi e i primi sintomi delle incontinenze. In questo caso una buona valutazione del pavimento pelvico può aiutare a capire la situazione ed eventualmente intervenire con riabilitazione prima che la problematica diventi tale da influire sul benessere della donna.

Menopausa, disturbi intestinali
       Molte donne in menopausa riferiscono la comparsa improvvisa di disturbi intestinali spesso opposti tra loro, cioè stitichezza da un lato e dissenteria dall’altro. Anche in questo caso gli ormoni, gli estrogeni, giocano un ruolo importante. La riduzione di estrogeni provoca una riduzione del trofismo della parete intestinale, ovvero una sorta di perdita di elasticità. In questo modo capita che non esegua bene il suo compito di portare avanti gli scarti della digestione (e quindi stitichezza) oppure di non riassorbire adeguatamente l’acqua (e quindi dissenteria). In alcuni casi può capitare che si creino anche delle vere e proprie sacche intestinali dette diverticoli, in cui il cibo digerito si accumula provocando infiammazione e dolore.

       Possiamo considerare un disturbo intestinale anche il senso di gonfiore addominale che spesso viene riportato dalle donne in menopausa. In questo caso gran parte del problema è dovuto alla modificazione della flora batterica intestinale. Noi abbiamo dei batteri normalmente residenti nell’intestino che si occupano proprio dell’ultima digestione dei cibi. Il variare dell’equilibrio ormonale causa una variazione anche del funzionamento di questa flora che durante la digestione degli alimenti crea più gas del solito ed ecco il senso di gonfiore. Per donne che già soffronto di questi problemi è sicuramente importante curare la dieta ed essere seguite da un buon gastroenterologo che possa variarla a seconda delle necessità nutrizionali della donna.

Quanto durano i disturbi della menopausa
       Non esiste un tempo uguale per tutte le donne, così come non tutti i sintomi compaiono in tutte le donne. Diciamo che di media i primi sintomi possono comparire da due a otto anni prima dell’effettiva menopausa e durare fino ad un paio di anni dopo la cessazione completa del ciclo mestruale. È un lasso di tempo molto lungo ma ripeto, non tutte le donne sperimentano gli stessi sintomi e non tutti sono intensi. A volte compaiono prima alcuni poi altri, altre volte sono solo leggeri fastidi sporadici. Quindi la cosa migliore da fare è non spaventarsi e cercare di trattare il sintomo quando compare.

Rimedi per la menopausa
       In questo caso possiamo dire a buona ragione e visto che la tipologia e l’intensità dei sintomi non è uguale per tutte, che non esiste il rimedio adatto a tutte. Tendenzialmente la scelta della terapia dipende molto dall’intensità del sintomo e tutto viene coordinato dalla ginecologa che conosce anche la storia clinica della donna, essendo quindi in grado di scegliere il rimedio adatto. Qui ne elencherò diversi.

       Innanzitutto la terapia ormonale sostitutiva, tempo fa si sosteneva che potesse causare tumori alle ovaie, le nuove formulazioni ad oggi sul mercato consentono invece di assumerla con una certa sicurezza. Si tratta della terapia che intende ripristinare la presenza di estrogeni che fisiologicamente si perde in menopausa. Dosaggi e tipologie dipendono dai sintomi della donna.
       Passando alle terapie naturali vi sono terapie a base di trifoglio rosso, isoflavoni di soia ed altri preparati simili che hanno lo stesso scopo della terapia ormonale sostitutiva, ovvero aiutare a ripristinare anche se in maniera parziale l’equilibrio estrogenico. Diversi integratori alimentari possono supportare tutte le funzioni corporee così come l’omeopatia e l’agopuntura possono trattare i sintomi specifici della menopausa. Assumere farmaci senza controllo medico, per quanto possano essere “naturali” è sempre pericoloso quindi io consiglio sempre di chiedere al medico quale sia il farmaco o il rimedio adatto a voi.

I consigli dell’ostetrica
       Il primo consiglio che voglio darvi è di tipo riflessivo, cioè vorrei che innanzitutto proviate a pensare cosa significa menopausa per voi. È una malattia? È un passaggio normale di vita? Vi sentite a vostro agio lo stesso oppure a disagio? Rispondere a queste domande significa capire anche quale percorso vogliamo intraprendere. Se la menopausa è una malattia andrà in qualche modo combattuta, quindi spesso in questo caso vi sentirete a disagio, con problemi e non sarà un passaggio facile. Le donne che invece la considerano come un normale passaggio di vita sperimentano spesso meno sintomi, o comunque meno intensi.
       Inoltre dobbiamo pensare che menopausa non significa fine della femminilità, anzi, è una femminilità più consapevole, più matura. La donna ha l’intero controllo del suo corpo, decide che cosa vuole e cosa non vuole fare senza essere in balia degli ormoni del ciclo mestruale.
       Passando a consigli più pratici, sicuramente va curata la dieta e bisognerebbe scegliere un’attività fisica da fare regolarmente. Non necessariamente diete drastiche o sport eccessivamente faticosi, qualcosa che possa essere equilibrato e adatto al nostro stile di vita.
       Importantissimo resta il controllo e la prevenzione delle patologie principali della donna quindi effettuare regolarmente pap-test, visite ginecologiche con ecografia, ecografia mammaria e mammografia, MOC come da prevenzione del Servizio Sanitario Nazionale.
        E infine, il mio consiglio più importante è quello di divertirsi, frequentare gli amici e ritrovare un’intimità di coppia diversa ma ugualmente bella perché la menopausa è solo un momento di trasformazione in più della donna che da crisalide diventa una bellissima farfalla.

Fonte https://www.pianetamamma.it/rimanere-incinta/sessualita-e-corpo/come-affrontare-i-sintomi-della-menopausa.html

Endometriosi: l’allattamento al seno protegge l’utero

        Allattare al seno per 12 mesi, di cui sei in modo esclusivo – ovvero come unica fonte di alimentazione per il neonato – riduce del 20% la probabilità di ammalarsi di endometriosi (patologia che colpisce l’utero e può rivelarsi anche molto invalidante). E ogni tre mesi in più il rischio scende dell’8%.

Endometriosi: l’allattamento al seno protegge l’uteroBenefici crescenti
        La protezione dall’endometriosi è tanto maggiore quanto più a lungo dura l’allattamento al seno: come spiegano i ricercatori del Brigham and Women’s Hospital di Boston, che hanno effettuato la scoperta, le donne che complessivamente durante la loro vita hanno allattato per 36 mesi o più hanno in media ricevuto molte meno diagnosi di endometriosi, con un rischio ridotto del 40%, mentre per le mamme che hanno allattato per un periodo compreso tra i 18 e i 36 mesi la probabilità di avere una diagnosi di endometriosi è risultata più bassa del 30%.

Una ricerca durata oltre 20 anni
        Pubblicata sul British Medical Journal, la ricerca ha visto coinvolte più di 72mila donne, la cui salute ginecologica è stata monitorata per più di 20 anni. Dopo aver raccolto dati circa la durata dell’allattamento, la durata dell’allattamento esclusivo e la durata dell’assenza di mestruazioni dopo il parto (amenorrea post-parto), e averli incrociati con i dati di diagnosi di endometriosi ricevute da alcune delle donne coinvolte nello studio, i ricercatori sono stati in grado di calcolare quanto l’allattamento al seno possa risultare protettivo per l’utero contro il rischio di sviluppare l’endometriosi.

Il ruolo degli ormoni
        Se, come ormai è noto, l’assenza delle mestruazioni nel periodo post-parto può contribuire in modo sostanziale alla prevenzione dell’endometriosi, un ruolo di una certa importanza è ricoperto anche dall’allattamento al seno poiché questa attività modifica la produzione di diversi ormoni femminili, favorendo la prevenzione da questa malattia.

Fonte https://www.bimbisaniebelli.it/concepimento/endometriosi/endometriosi-lallattamento-al-seno-protegge-lutero-25410

Rimanere incinta a 45 anni: è possibile o no?

La fertilità a 45 anni
         “Il primo punto da tenere a mente", commenta la ginecologa Rossella Nappi, "è che queste donne famose spessissimo ricorrono all'ovodonazione, in quanto la loro riserva ovarica è ridotta e di scarsa qualità"

         La fertilità spontanea infatti, inizia a diminuire molto dopo i 35 anni, ha un’altra flessione dopo i 39 e tra i 40 e i 42 si riduce al 5% di quello che sarebbe stata a 25: “Non solo: dopo i 39 aumenta sensibilmente il rischio di aborto spontaneo e di malformazioni cromosomiche”.

         È proprio intorno ai 42 anni che inizia quel periodo attualmente battezzato fertipausa, in cui gli ormoni funzionano ancora ma i follicoli sono spesso vuoti o con ovociti danneggiati.

         Per tutti questi motivi a 45 anni le gravidanze naturali sono eventi eccezionali e le probabilità di portare a termine le suddette gravidanze sono estremamente ridotte.

Incinta a 45 anni, come risponde il corpo?
         Posto che si arrivi a una gravidanza a questa età, il corpo è ancora in grado di reggerla senza problemi ma è fondamentale avere uno stile di vita sano (non fumare, essere normopeso, praticare attività fisica): “Una donna oltre i 40 anni sovrappeso rischia diabete e ipertensione”, continua Nappi.

         Sono infatti il diabete e l'ipertensione gestazionali le due problematiche più diffuse nei casi di gravidanza in età avanzata: “Bisogna sempre ricordare che l’età è il primo fattore che mette la gravidanza a rischio: tutte queste patologie impattano negativamente anche sullo sviluppo del feto e sulla crescita del bambino. Per queste ragioni le gravidanze in età avanzata sono seguite molto più scrupolosamente e si registra una percentuale molto più elevata di parti cesarei”.

I limiti morali
         Non da ultima a riguardare le maternità tardive la questione morale: “Sono una laica convinta e non penso si tratti di una questione morale", aggiunge la ginecologa, "ma è piuttosto importante tener presente il significato biologico della menopausa: la natura ha costruito la donna in modo che si possa riprodurre per avere bambini sani e avere il tempo per accudirli e farli crescere. Progettarlo sempre più avanti cambia molte prospettive, anche se la durata media della vita della donna si è allungata”.

         Da non dimenticare invece, l’aiuto alle donne che vanno in menopausa precoce: “Che purtroppo sono sempre in aumento", conclude poi, "in tal caso sarebbe immorale non aiutarle ad avere una gravidanza naturale o no”.

Fonte https://www.alfemminile.com/concepimento/rimanere-incinta-a-45-anni-s2485662.html

Gravidanza: tuorli d’uovo e legumi rendono il figlio più intelligente

       E’ il sogno di tutti i genitori: avere un figlio bello, intelligente e – ovviamente – in perfetta salute. E se purtroppo nella maggior parte dei casi è madre natura a scegliere per le nostre vite, d’altra parte anche noi possiamo dare un piccolo contributo. Le mamme, in particolare, dovrebbero seguire una dieta di un certo tipo durante i mesi di gestazione, al fine di garantire al piccolo un ottimo sviluppo cerebrale. Tra gli alimenti migliori, alcuni ricercatori americani sostengono che vi siano i tuorli d’uovo e i legumi. Ma non solo: ecco i cibi che fanno diventare tuo figlio più intelligente.

Gli alimenti che migliorano il quoziente intellettivo
Quoziente intellettivo e alimentazione in gravidanza       I ricercatori della Cornell University sono riusciti a evidenziare come alcuni tipi di alimenti consumati durante la gravidanza potrebbero migliorare il quoziente intellettivo del nuovo nascituro. I migliori sembrano essere quelli ricchi di proteine: tuorli d’uovo, legumi, carne rossa, pesce e pollame. Ma anche noci e verdure crucifere come i broccoli, per esempio. Per arrivare a tali conclusioni, gli scienziati hanno analizzato lo sviluppo prenatale del cervello e i benefici cognitivi derivanti dall’alimentazione delle future mamme.

Merito della colina?
       Le femmine incinte sottoposte allo studio, hanno consumato in totale circa due volte la quantità giornaliera normale nell’ultimo trimestre di gravidanza. Secondo quanto dichiarato dalla dottoressa Marie Caudill, coordinatrice della ricerca condotta inizialmente sugli animali, i benefici derivanti da questa pratica si estenderebbero per tutta la vita.

Cos’è la colina?
       La colina è considerata una vitamina, infatti è conosciuta anche con il nome di vitamina J, si tratta di un nutriente fondamentale sia nei fosfolipidi che nell’acetilcolina – uno dei più importanti neurotrasmettitori. Svolge un’azione antiossidante, cardioprotettiva e neuroprotettiva. Tuorlo d’uovo, cibi ricchi di lecitina, carne e noci sono tra gli alimenti più ricchi di tale sostanza. Ma si trova anche in buona quantità nello zenzero e nel lievito di birra.

Lo studio sull’uomo
       Durante lo studio, i ricercatori hanno anche reclutato 26 donne incinta suddivise in maniera casuale in due gruppi. Il primo ha ricevuto 480mg/die di colina – poco di più del livello giornaliero raccomandato. Mentre il secondo ne ha assunti 930 milligrammi. Dai risultati ottenuti è emerso che la velocità di elaborazione delle informazioni dei bambini era nettamente più veloce nel gruppo delle madri che consumavano quantità più elevate di colina.

Ulteriori conferme
       Maggiori conferme sono state ottenute anche con ulteriori test effettuati nei bambini all’età di 4, 7, 10 e 13 mesi. I ricercatori hanno analizzato la memoria visuospaziale e il tempo per produrre le adeguate risposte motorie. I risultati sono stati pubblicati nel Journal of the Federation of American Societies for Experimental Biology.

Fonte https://www.diariodelweb.it/naturale/articolo/?nid=20180105-476256

martedì 27 marzo 2018

Gravidanza: lo stress della mamma incide sul cervello del feto

Картинки по запросу stress per una mamma        Lo stress è una risposta psicofisica a compiti anche diversi tra loro, di natura emotiva, cognitiva o sociale, che la persona percepisce come eccessivi. I ricercatori della Wayne State University, presenti al convegno della Società di neuroscienze a Boston, hanno affermato che lo stress per una mamma in dolce attesa può influire e modificare le connessioni neurali del proprio bambino che porta nel grembo. E’ proprio in questa fase che la materia grigia si sviluppa e cambia più velocemente, e come dimostrano le prime scansioni cerebrali in cervello è condizionato dallo stato d’animo della mamma.

        Attraverso delle immagini i ricercatori hanno potuto studiare l’impatto diretto che lo stress materno ha sullo sviluppo neurale, indipendentemente dalle condizioni ambientali che subentrano dopo la nascita. La ricerca si è concentrata si è concentrata su delle risonanze magnetiche effettuate su 47 feti tra la trentesima e trentasettesima settimana di gestazione. La differenza tra le mamme era nel contesto sociale in cui vivevano e nel loro stato d’animo. I risultati ottenuti hanno dimostrato che, quelle con forte stress, perchè depresse o troppo ansiose o con problemi economici, avevano feti con sistemi neurali organizzati in modo meno efficiente. A giocare un ruolo decisivo sarebbe il cervelletto che potrebbe essere particolarmente vulnerabile agli effetti dello stress prenatale o nelle prime fasi di vita. Moriah Thomason, capo gruppo del progetto di ricerca, ha spiegato come lo stress possa incidere significativamente sulla futura vita del bambino, infatti in questo organo c’è la più alta densità di recettori dei glucocorticoidi, ormoni coinvolti nella risposta dello stress, di qualsiasi altra parte del corpo.


Fonte  http://www.meteoweb.eu/2018/03/gravidanza-stress-della-mamma-incide-sul-cervello-del-feto/1069847/#9RPejoipT90v2ZMe.99

Fecondazione assistita, cosa prevede la legge italiana

         A regolamentare il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) nel nostro paese è la Legge 40 del 2004. Una legge ampiamente contestata fin dall'inizio, tanto da essere oggetto, nel 2005, di un referendum abrogativo risultato senza esito per il mancato raggiungimento del quorum. Negli anni, la legge è stata sottoposta a varie e radicali modifiche in seguito a interventi da parte della Corte costituzionale, della Corte europea dei diritti dell'uomo o di singoli tribunali italiani.

         Vediamo allora, punto per punto, cosa diceva la legge originaria e come stanno oggi le cose nel nostro paese.

newborn-1399155_1920Accesso alle tecniche di PMA

         Secondo il testo originario della legge, l'accesso alla fecondazione assistita era riservato alle sole coppie sterili con componenti maggiorenni, di sesso diverso, coniugati o conviventi, in età potenzialmente fertile ed entrambi viventi. L'infertilità o sterilità della coppia doveva essere certificata dal medico.

         Nel 2015, però, una sentenza della Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il divieto di accesso alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili. "Divieto che era in evidente contrasto con la legittimità dell'interruzione terapeutica di gravidanza prevista dalla legge 194" sottolinea l'avvocato fiorentino Gianni Baldini, esperto di biodiritto e rappresentante di varie coppie e associazioni in numerose cause contro i divieti imposti dalla legge.

          In pratica, prima del 2015 le coppie fertili portatrici di gravi malattie genetiche trasmissibili potevano decidere di interrompere l'eventuale gravidanza di un feto malato, ma non potevano accedere a tecniche per individuare embrioni sani da impiantare. Oggi non è più così.

          Le tecniche di PMA rimangono precluse ai single, alle coppie omosessuali, alle cosiddette "mamme-nonne" (la legge non specifica un'età limite, ma i paletti del divieto sono fissati in corrispondenza di menopausa e andropausa). Vietata, inoltre, la fecondazione post mortem, cioè l'utilizzo degli spermatozoi di un marito o compagno deceduto.

         Numero di embrioni impiantabili e conservazione di embrioni sovrannumerari
Secondo la versione originaria della legge 40, per ogni ciclo di fecondazione non si dovevano produrre più di tre embrioni, e tutti gli embrioni prodotti dovevano essere impiantati contemporaneamente. Da una parte, questo significava limitare la resa dei singoli cicli di fecondazione, perché si poteva tentare di fecondare al massimo tre ovociti per volta. Dall'altra, aumentava il rischio di gravidanze gemellari, che sono per definizione gravidanze più complicate.

         Entrambi questi obblighi sono caduti con una sentenza della Corte costituzionale del 2009. Significa che oggi si possono produrre anche più di tre embrioni, ottimizzando così le procedure, ma non è necessario trasferirli tutti contemporaneamente: in genere, si preferisce trasferirne uno o al massimo due. Quelli prodotti in soprannumero e non impiantati possono essere crioconservati, cioè mantenuti congelati in azoto liquido.


Diagnosi genetica preimpianto
         La Legge 40 non la vietava esplicitamente, anche se il veto - poi caduto - era inizialmente contenuto nelle Linee guida emanate per la sua applicazione. Oggi la tecnica è consentita, sia per le coppie sterili, sia per quelle fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili. Si tratta in pratica di cercare eventuali anomalie genetiche o cromosomiche nei vari embrioni prodotti, al fine di individuare e impiantare in utero solo quelli sani.

         Va detto però che, per quanto riguarda il settore pubblico, la possibilità di accesso a questa analisi è spesso più teorica che reale. Molti centri pubblici, infatti, non sono adeguatamente attrezzati per svolgere questo tipo di analisi, che viene dunque demandata alle strutture private, dove una diagnosi preimpianto può costare alcune migliaia di euro. In realtà, alcune sentenze hanno stabilito che se il centro pubblico non può offrire alla coppia questo servizio, dovrebbe comunque sostenerne i costi presso un centro privato, ma questi precedenti non garantiscono l'automaticità dell'iter.

         In pratica, è possibile e non infrequente che, pur avendo i requisiti per accedervi, una coppia che richiede la diagnosi genetica preimpianto sia costretta a doverla effettuare in una struttura privata, a sue spese.

Fecondazione eterologa
         Era seccamente vietata dalla legge 40, ma anche questo divieto è stato dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale, con una sentenza del 2014. "D'altra parte - sottolinea Baldini - se la sterilità è una malattia, con questo divieto la legge 40 impediva il ricorso alla terapia proprio per la sua forma più radicale, cioè la sterilità assoluta, che richiede il ricorso a gameti - ovociti o spermatozoi - esterni alla coppia". Senza contare l'elemento di discriminazione economica, perché chi se lo poteva permettere l'eterologa andava a farla all'estero, alimentando il fenomeno di turismo procreativo.

         Un fenomeno che non si è del tutto esaurito: in Italia resta infatti molto difficile il ricorso all'ovodonazione, perché per varie ragioni sono molto poche, da noi, le donatrici di ovociti. I centri che effettuano fecondazione eterologa con ovociti donati possono farli arrivare dall'estero, ma alcune coppie preferiscono comunque recarsi direttamente in altri paesi.

Fonte https://www.nostrofiglio.it/concepimento/fecondazione-assistita/fecondazione-assistita-cosa-prevede-legge-italiana


Lo stress della mamma modifica il cervello del feto

       Tutti sappiamo che durante la gravidanza la futura mamma dovrebbe fare di tutto per mantenersi in ottima forma e salute. E quando si parla di benessere si intende sia quello fisico che mentale. Non sempre, però, la vita che conduciamo di permette di stare tranquilli – anche se si è in dolce attesa. Ed è così che stress continui e ripetuti potrebbero portare il piccolo che si ha in grembo a subire alcune mutazioni non sempre gradite. Ecco la scoperta di uno studio presentato al Convegno della Società di neuroscienze a Boston.

Connessioni neurali
Lo stress in gravidanza modifica il cervello del bambino
       Sappiamo che lo stato di salute della mamma influenza non di poco il benessere del nuovo nascituro. Gran parte della formazione del feto, infatti, dipende proprio dalle condizioni del momento. Ora i ricercatori hanno scoperto un’altra interessante relazione: lo stress di mamma modifica le connessioni neurali del bambino che nascerà. «Molte delle nostre mamme sono interessate a far parte di questa ricerca, non a causa delle preoccupazioni che hanno nella loro gravidanza, ma perché apprezzano l'accresciuta vulnerabilità della vita umana in erba, e questa è un'opportunità per aiutare altre donne che potrebbero non avere la stessa fortuna nelle loro circostanze».

Cervello in mutazione
       La parte dello sviluppo principale del cervello di un individuo avviene proprio a livello fetale. Scansioni eseguite nell’utero materno, infatti, hanno dimostrato i vari cambiamenti che avvengono durante la primissima fase della vita. Tuttavia, pare che tale sviluppo sia intimamente collegato con lo stato d’animo della madre. Il suggerimento arriva da un recente studio condotto dai ricercatori della Wayne State University. «Da tempo si pensava che lo stress della mamma durante la gravidanza potesse essere impressa nel cervello del bambino in via di sviluppo», spiega Moriah Thomason della Wayne State University. «Nonostante la chiara importanza di questo lasso di tempo, attualmente possediamo pochissima comprensione di come le reti neurali funzionali si costruiscano durante questo prezioso tempo della vita umana, o qual è la rilevanza di questo per la salute umana e lo sviluppo futuro».

Le immagini parlano chiaro
       Se prima si trattava solo di un’ipotesi, ora grazie alle immagini ottenute dagli scienziati, si è potuto constatare come lo stress della mamma può avere un impatto negativo nello sviluppo cerebrale del feto. E tutto ciò avviene in maniera totalmente indipendente dalle influenze ambientali che intervengono dopo la nascita. Per ottenere tali immagini, gli scienziati hanno eseguito una risonanza magnetica tra la trentesima e la trentasettesima settimana, su 47 feti. «Il brivido maggiore è che abbiamo dimostrato ciò che è stato a lungo teorizzato, ma non ancora osservato in un essere umano, ovvero che lo stress di una madre durante la gravidanza si riflette nelle proprietà di connessione del cervello in via di sviluppo del bambino», continua Thomason. Dai risultati è emerso che il cervello non si sviluppa partendo da una sequenza da sistemi più semplici (visione, motricità ecc) a sistemi più complessi di alto livello, ma forse parte dalle prime aree che saranno più critiche nel superare i sistemi.

Cambia in caso di stress
       Sono stati proprio i dati ottenuti grazie alla risonanza magnetica a evidenziare come l’umore della madre modificava lo sviluppo del feto. Al momento è stato preso in esame solo il cervello ma non si può escludere che ci sia una relazione anche con altri organi. «La maggior parte dei cambiamenti dello sviluppo durante l'infanzia e l'adolescenza sono i cambiamenti nelle connessioni. Ci siamo concentrati principalmente sulle connessioni tra l'amigdala e la corteccia prefrontale a causa dei grandi cambiamenti che abbiamo osservato in tutta l'infanzia e l'adolescenza e il loro ruolo centrale nei comportamenti emotivi. Il cervello umano è progettato per imparare dall'ambiente, grazie al lungo periodo dell'infanzia e dell'adolescenza in cui gli esseri umani si divertono. Ciò che mi ha stupito di più del cervello in via di sviluppo è che non è semplicemente una versione immatura del cervello adulto, ma è invece progettato per collaborare con l'ecologia del caregiving atteso».

Cosa facciamo per i nostri figli?
       «Dobbiamo considerare il cervello in via di sviluppo nel contesto, pensando al ruolo dell'ambiente nel modellare il cervello. È un argomento che ci ispira a promuovere una crescita sana del cervello, a chiederci che cosa facciamo per i bambini in termini di stili di vita, nelle opportunità e nelle condizioni di apprendimento che creiamo per loro», concludono i ricercatori.

Fonti scientifiche
[1] Prenatal Stress Changes Brain Connectivity In-Utero: New Findings from Developmental Cognitive Neuroscience - Cognitive Neuroscience Society