venerdì 30 giugno 2017

Se la mamma ha questa infezione in gravidanza aumenta il rischio di autismo

      Gli scienziati del Center for Infection and Immunity della Columbia University hanno individuato che le donne infettate con herpes genitale ai primi stadi della gravidanza hanno il doppio delle probabilità di partorire un bambino autistico.

      Si tratta del primo studio a produrre un’evidenza immunologica sul ruolo di un’infezione gestazionale nei confronti dell’autismo.

      Quindi, dopo i test, è stata riportata un’associazione tra gli anticorpi materni anti herpes virus-2 e il rischio di autismo.

      I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sul Journal of the America Society for Microbiology.

      Milada Mahic, ricercatrice a capo dello studio presso Center for Infection and Immunity and the Norwegian Institute of Public Health commenta così: “crediamo che la risposta immunitaria della mamma all’ HSV-2 potrebbe arrestare lo sviluppo del sistema nervoso fetale, aumentando il rischio di autismo”.

      Secondo loro i risultati del neurosviluppo dipendono alla riattivazione dell’infezione nelle mamme con infiammazione in prossimità dell’utero.
      
      Una mamma su 5, in America, ha il virus SVH-2 (l’herpes genitale), un’infezione altamente contagiosa e duratura che si trasmette con i rapporti sessuali.

Gli scienziati si sono concentrati su 5 agenti patogeni:
  • ToRCH agents (toxoplasma gondii),
  • rubella virus,
  • cytomegalovirus
  • e virus dell’herpes 1 e 2
la cui esposizione durante la gravidanza può causare:
  • aborto spontaneo
  • difetti di nascita
Ecco come si è svolta la ricerca nei particolari:
    autismo
  • sono stati prelevati campioni di sangue da 412 mamme ai cui figli è stato diagnosticato l’autismo
  • e da 463 mamme con figli non autistici
  • i campioni sono stati prelevati in 2 momenti a 18 settimane di gravidanza e alla nascita e poi sono stati analizzati per i livelli di anticorpi a ciascuno degli agenti ToRCH
Quindi sono stati scoperti alti anticorpi all’HSV-2 verso altri agenti legati all’autismo.
      I dati specchio di natura epidemiologica indicano che quella attivazione del sistema immunitario materno durante l’inizio o metà gravidanza è associata con problemi a lungo termine di sviluppo e comportamentali della prole.
  • il 13% delle mamme sono risultate positive per gli anticorpi anti HSV-2 a metà gravidanza
  • di queste solo il 12% hanno riportato di avere avuto lesioni da herpes genitale prima della gravidanza o durante il primo trimestre
      Bisogna sottolineare che gli effetti degli anticorpi anti HSV-2 sul rischio di autismo sono stati riscontrati solo nei maschi. Bisogna però tener presente che il numero delle femmine coinvolte nella sperimentazione era basso e quindi non si possono fornire evidenze conclusive riguardo al sesso.
      “Il nostro studio suggerisce che un’infiammazione e l’attivazione del sistema immunitario innalzino il rischio di autismo” dichiara John Snow, professore di epidemiologia alla Columbia e direttore del Center for Infection and Immunity.

Fonte http://www.universomamma.it/se-la-mamma-ha-questa-infezione-in-gravidanza-aumenta-il-rischio-di-autismo/

Fecondazione assistita: scoperto come riconoscere la “qualità” dell’ovocita

       Riconoscere l’ovocita con le migliori capacità di portare a termine una gravidanza dopo la fecondazione è uno dei principali obiettivi della moderna medicina riproduttiva. Uno studio pubblicato su PNAS apre la strada allo sviluppo di test non invasivi mirati a identificare la cellula uovo con le migliori capacità di portare a termine una gravidanza dopo fecondazione.

Fecondazione assistita: scoperto come riconoscere la “qualità” dell’ovocita       Il team di ricercatori, guidato dal Prof. Marco Conti, direttore del Center for Reproductive Sciences dell’University of California, e dalla Dott. ssa Federica Franciosi dell’Università Statale di Milano, ha dimostrato come l’ovocita sia in grado di comunicare con l’ambiente circostante, modificandolo, grazie alla secrezione di molecole “segnale”.

       Quando la cellula uovo è sana e adeguatamente sviluppata, queste molecole segnale si accumulano velocemente nel fluido follicolare circostante e possono essere identificate mediante test che non danneggiano la cellula uovo stessa o il futuro embrione.

       Poter decifrare il codice di queste cellule aiuterà di conseguenza ad individuare quella più adatta a sostenere lo sviluppo dell’embrione, migliorando gli interventi di riproduzione assistita.

Fonte http://www.piusanipiubelli.it/fecondazione-assistita-scoperto-come-riconoscere-qualita-dell-ovocita.htm

Carenze alimentari in gravidanza e salute dei figli

         I risultati, pubblicati sull’American Journal of Epidemiology, hanno messo in evidenza come una dieta da 900 o meno calorie al giorno di una futura mamma sia responsabile, non solo di una malnutrizione durante la gravidanza stessa e alla nascita del bambino, ma anche un fattore di grave rischio per la salute negli anni a venire, aumentando l’incidenza di malattie e la predisposizione all’insorgenza di patologie di un particolare gravità. I risultati ottenuti, in realtà, sono stati estrapolati da dati storici ricavati dalla valutazione dei soggetti nati durante il periodo di carestia dell’Olanda, avvenuto negli anni 1944-1945. Infatti, gli uomini nati in quegli anni e sottoposti alla visita militare dei 18 anni, mostravano già uno stato di salute precario ed una forma di malnutrizione pregressa.

gravidanza-magrezza         Inoltre, di questi, ben 5.011 soggetti morirono non per causa accidentali ma per malattie e più precisamente il 39% morì di tumore, il 21% di malattie cardiache, il 29% di malattie circolatorie, diabete e cause naturali. Questi risultati, associati all’anno di nascita avvenuta in corrispondenza della carestia (che molto presumibilmente impose un regime alimentare ristrettissimo e al di sotto di un livello accettabile per le donne in gravidanza) e all’indice di massa corporea registrata in corso di visita militare con eventuale idoneità, hanno quindi permesso di trarre conclusioni circa la sottonutrizione durante la gravidanza e gli effetti sullo stato di salute del figlio in età adulta. La fame che patirono i civili in Olanda nell’inverno tra il ’44 e il ’45, unita alla scarsa e cattiva nutrizione causata dalla seconda guerra mondiale, ci offrono un dato storico su cui incentrare uno studio dalla grande importanza sociale e sanitaria, fornendo l’opportunità unica di studiare la possibile origine fetale di malattie molto diffuse e i relativi effetti in età adulta.
          Inoltre si è notato, come la maggior parte degli uomini e delle donne che sono stati esposti alla cosiddetta fame prenatale, hanno presentato una notevole incidenza di aumento di massa corporea ed insorgenza di diabete di tipo II. Lo studio, inoltre, mette in luce come, soprattutto durante il primo trimestre di gestazione, momento particolarmente delicato e di notevole sensibilità per il feto verso l’ambiente e i cambiamenti del grembo materno, sia stato decisivo nell’innescare processi patologici precisi e prevedibili, sia in soggetti nati durante la carestia, sia in soggetti nati successivamente ed esposti alla fame durante l’infanzia.
    Fonte  Prenatal Famine Exposure and Adult Mortality From Cancer, Cardiovascular Disease, and Other Causes Through Age 63 Years

Stasi venosa e fegato in gravidanza: cure naturopatiche

I più importanti sono:
  • Aumento del volume del sangue. Il volume ematico totale aumenta fino a quasi un litro.
  • Modificazione della gittata cardiaca.  La gittata (cioè il volume di sangue pompato dal cuore) è influenzato anche dalla postura, soprattutto nella posizione supina, l’utero gravido impedendo un favorevole ritorno venoso per la sua pressione sulla vena cava, modifica.
  • Aumento dei battiti cardiaci per compensare l’aumento del lavoro.
  • Aumento delle dimensioni del cuore e rotazione a sinistra.
  • Diminuzione del tono vascolare provocato dagli ormoni della gravidanza e dilatazione dei vasi in seguito alla diminuzione della tensione della parete vascolare. Gli ormoni prodotti durante la gravidanza, in particolare il Progesterone, mantengono rilassata la muscolatura uterina e, con meccanismo analogo, sono responsabili della vasodilatazione e della riduzione delle resistenze venose periferiche.
    Ciò costituisce una delle cause dei problemi tipici della gravidanza perché genera pesantezza, tensione della gamba, sensazione di “scossa elettrica”, formicolii e piedi gonfi.
  • Riduzione della pressione arteriosa come risultato della minor resistenza vascolare periferica e della vasodilatazione indotta dal Progesterone e dalla Relaxina.
  • Aumento della pressione nelle gambe  in posizione eretta e supina, provocato dalla compressione esercitata sulle vene dal peso dell’utero gravido che causa un diminuito ritorno venoso.
  • Modificazione della coagulazione del sangue allo scopo di proteggere il feto durante la gravidanza. In condizioni di ritorno venoso rallentato, tale modificazione può concorrere al rischio di trombosi venosa.
  • Cambiamento nella distribuzione del sangue ai distretti corporei. Il flusso risulta aumentato nell’utero, nel fegato, sulla pelle e a livello delle mucose.


     La stasi venosa dunque è un disturbo spesso legato a modificazioni fisiologiche della gravidanza ma può essere caratterizzata dalla compromissione dell’attività epatica e dalla congestione dei vasi linfatici della porzione inferiore del corpo.
     In questo caso può portare a ipersensibilità che si manifesta nel cosiddetto “prurito gestationalis” dovuto al sovraccarico di cataboliti da eliminare attraverso il fegato.
Risulta pertanto fondamentale il drenaggio di quest’organo, specie in donne che hanno già avuto problemi a carico del fegato.
     La Naturopatia può rappresentare un valido alleato per migliorare il quadro fisiologico della stasi venosa con gli effetti di disturbo sul fegato.

OLIGOELEMENTI
gambe gravidanza     Lo Zolfo è attivo sul drenaggio epatico. E’ indicato per correggere le alterazioni delle funzioni metaboliche del fegato con le sintomatologie correlate: cefalee, eczemi, artriti, insufficienze digestive, intolleranze alimentari, ecc.

GEMMOTERAPIA
  • Rosmarino MG da giovani getti, interviene sul drenaggio epato-biliare. Ha inoltre un’azione antiossidante sui tessuti ed attenua eventuali manifestazioni di intolleranza alimentare e di cattivo assorbimento intestinale.
  • Acero MG da gemme, nei quadri dismetabolici (iperglicemie, ipercolesterolemie) è indicato per le infiammazioni epato-biliari e pancreatiche.

FITOTERAPIA
     I rimedi ricavati dalle parti adulte della pianta nelle diverse estrazioni (Tinture Madri, Estratti Secchi, Estratti Fluidi, Taglio Tisana) agiscono sulla stasi epato-biliare con Crisantello ES/EF/TT, ha infatti proprietà epatoprotettive oltre ad essere un valido antiossidante ed antiedemigeno.

RIFLESSOLOGIA PLANTARE
     Nel massaggio è opportuno trattare con cura i punti riflessi di fegato, cistifellea e circolazione venosa.

ALIMENTAZIONE
     Tra le verdure, spiccano gli effetti del Carciofo che aumentando la secrezione biliare, promuove lo svuotamento della cistifellea, inoltre è diuretico, lassativo e digestivo. Attenzione però durante la fase di allattamento.

Fonte http://www.mammole.it/stasi-venosa-epato-biliare-in-gravidanza-e-cura-naturopatica/

Mamme in gravidanza: come mantenere il peso forma

Mamme in gravidanza: come mantenere il peso forma        Con la consulenza del dottor Carlo Gastaldi, Responsabile ostetricia e ginecologia dell’Istituto Clinico Città di Brescia (Brescia) - Gruppo Ospedaliero San Donato.


  • Regola numero uno: attrezzarsi con una bilancia, meglio se digitale.
  • Regola numero due: alzarsi da tavola la sera con la sensazione di avere ancora un po’ di appetito.
  • Regola numero tre: mangiare un po’ di tutto, ma senza esagerare con le porzioni.


  • Regola numero quattro: fare un po’ di movimento in un ambiente non troppo caldo, tenendo sotto mano una bottiglia d’acqua.

       “Durante la gravidanza il metabolismo si modifica”, spiega il dottor Carlo Gastaldi, “e il transito del cibo nel tratto gastrointestinale viene leggermente rallentato. Questo serve alla donna per recuperare più nutrimento, ma il rovescio della medaglia è una maggiore facilità nel prendere peso”.

Calorie in più: sì, ma quante?
       L’aumento del fabbisogno energetico durante i nove mesi è in realtà modesto. Si tratta di circa 150 calorie al giorno, che corrispondono a un panino o a una porzione di pesce. Questo valore può crescere o diminuire a seconda che la gestante si trovi in condizioni di sottopeso, normopeso, sovrappeso oppure obeso, secondo il calcolo dell’indice di massa corporea (IMC), che si ottiene con la formula: peso (in chilogrammi)/altezza (in centimetri) al quadrato.
       Per non farsi prendere da improvvisi morsi di fame, è bene mangiare cinque volte al giorno: colazione, pranzo, cena, e due spuntini, uno a metà mattina, l’altro a metà pomeriggio.
       “L’incremento di peso non deve superare il chilo al mese”, conclude Gastaldi, “senza dimenticare che un aumento ponderale eccessivo può provocare ipertensione e preeclampsia, che si manifesta con pressione elevata nella donna e presenza di una maggiore percentuale di proteine nelle urine rispetto alla norma, ed è causa di parto prematuro”.

I 4 alleati della forma
Mamme in gravidanza: come mantenere il peso forma        La raccomandazione è seguire lo schema del cosiddetto “Piatto in forma”, che comprende quattro gruppi alimentari – frutta, verdura, proteine e cereali integrali -, oltre ai condimenti e alle bevande. Per quanto riguarda frutta e ortaggi, sceglierli se possibile made in Italy e seguendo la stagionalità. No alle patate tutti i giorni, perché sono ricche di amido, e attenzione a consumare troppa frutta, un “falso amico”, in quanto contiene zuccheri.
       Come sostituire carne e formaggi? Via libera a “pesce, legumi e uova due volte la settimana - continua lo specialista -, sì anche a mandorle, noci, pinoli e nocciole, fonte di oli di qualità. Preferire i cereali integrali a quelli raffinati, che nel tempo possono fare oscillare l’ago della bilancia e aumentare i valori glicemici. Per insaporire le pietanze, utilizzare olio di oliva, erbe aromatiche e semi. Da limitare il burro e le salse. Abolire dalla tavola, margarina, olio di palma e di cocco. Sul fronte sale, impiegare in piccole dosi quello iodato, per il buon funzionamento di tiroide, cuori e reni”.
       Vietato bandire i carboidrati – contenuti in pane, pasta, riso, cereali, miele, zucchero e marmellata -, fonte energetica per l’attività quotidiana.
       Le future mamme intolleranti al glutine possono sostituire pane e pasta con riso – che contiene vitamina B, amido e sali minerali, soprattutto se integrale -, mais, grano saraceno, miglio, quinoa e amaranto (una pianta originaria dell’America Centrale).

Occhio alle bevande 
Bere almeno 8-10 bicchieri di acqua al giorno, meglio se minerale.
Mamme in gravidanza: come mantenere il peso forma        Ridurre invece le bevande cariche di zuccheri, che possono favorire disidratazione e diabete gestazionale, oltre ad un aumento di peso.
       Pollice verso per l’alcool nei primi tre mesi.
       Nel secondo e nel terzo trimestre sono concessi due bicchieri di vino/birra la settimana.
       Divieti e limitazioni non servono solo per tenere sotto controllo la linea, ma soprattutto perché la letteratura scientifica ha dimostrato come l’assunzione di bevande alcoliche possa aumentare il rischio di aborto, complicazioni durante il travaglio, sviluppo di sindrome alcolica fetale con problemi cardiaci e difficoltà nell’apprendimento del nascituro.

Il progetto EAT (Educazione Alimentare Teenager)
       L’idea dell’opuscolo “Alimentazione in Gravidanza” nasce in seno al progetto EAT a cura dei nutrizionisti del Gruppo Ospedaliero San Donato, per educare a un’alimentazione sana i ragazzi delle scuole medie della città. Nel corso degli anni, il programma si è ampliato, abbracciando altre fasce di età, Comuni, ospedali, fino a comprendere un target molto sensibile al tema alimentazione, le donne in dolce attesa.

Fonte http://www.piusanipiubelli.it/mamme-bambini/facciamo-un-bimbo/mamme-in-gravidanza-come-mantenere-peso-forma.htm

giovedì 29 giugno 2017

Fertilità: come migliorare sperma e spermatozoi con l'alimentazione

      I problemi di fertilità non sono sempre femminili. A volte, anzi, la causa del problema è esclusivamente maschile; infatti alla radice dell'infertilità possono esserci anche dei difetti dello sperma e degli spermatozoi.

Fertilità: come migliorare sperma e spermatozoi con l'alimentazione      Rivolgersi ad un esperto può aiutare ad arrivare alla base del problema. Ma come aumentare le possibilità di concepimento quando il disturbo riguarda “lui”?

      A suggerire l'importanza di seguire una dieta sana ed equilibrata per chi vuole diventare papà è uno studio condotto all'Erasmus University Medical Centre di Rotterdam (Paesi Bassi), pubblicato sulla rivista scientifica Fertility and Sterility.

      Valutando le abitudini alimentari e la qualità del liquido seminale (il suo volume e la motilità, la concentrazione e il numero totale degli spermatozoi) di 129 uomini di età media pari a 35 anni in procinto di diventare padri gli autori dello studiosono giunti alla conclusione che seguire una dieta sana ed equilibrata è una buona abitudine che si associa alla produzione di uno sperma di qualità migliore.

      Come spiegato da Antonio Pellicer, medico specialista di medicina della riproduzione e condirettore di Fertility and Sterility, lo stile di vita gioca un ruolo molto importante nell'infertilità maschile.

      “Negli ultimi anni si è assistito a una significativa riduzione della fertilità nell’uomo dovuta a molteplici fattori che hanno provocato una diminuzione della qualità del liquido seminale”, ha osservato Pellicer.
   
      Fra i fattori ad entrare in gioco c'è anche il peso corporeo, che, come ha spiegato l'esperto, “può giocare un ruolo fondamentale sull’infertilità”; anche per questo Pellicer ha sottolineato quanto sia necessario “fare molta attenzione e puntare su una corretta alimentazione”.

      “Una dieta equilibrata”, ha concluso l'esperto, “completa e ricca di antiossidanti rappresenta una delle più importanti regole da osservare per prendersi cura della propria capacità riproduttiva”.
   
      A seconda dei casi potrebbero però essere necessarie anche altre strategie per aumentare la fertilità e consentire di diventare padre anche chi non produce uno sperma di qualità sufficiente a garantire il concepimento. Per sapere qual è l'approccio più adatto al proprio caso non c'è strategia più efficace che parlare dei propri dubbi con un medico esperto del settore.

Fonte http://www.deabyday.tv/salute-e-benessere/consigli-in-pi-/article/2913/Fertilit---come-migliorare-sperma-e-spermatozoi-con-l-alimentazione.html

Sarah Stage, la modella incinta incredibilmente magra

Sarah Stage e le accuse di “mommyrexia”
sarah stage modella incinta       Pancia piatta, addominali scolpiti e linea invidiabile, la trentatreenne di Los Angeles ha da poco pubblicato su Instagram degli scatti che hanno fatto indignare il popolo del web. In molti infatti accusano la donna di trascurare la salute del suo bambino e di non alimentarsi a dovere solo per restare sulla cresta dell’onda e non rinunciare alla sua carriera.

Il segreto del fisico di mamma Sarah
       Sarah tuttavia risponde alle critiche spiegando attraverso le pagine di “People” che, in effetti, il bimbo che porta in grembo è abbastanza minuto e che il segreto della sua forma fisica è il frutto di un’alimentazione proteica e di un allenamento costante. C’è da dire, però, che anche in occasione della sua prima gravidanza, la Stage era stata definita un’incosciente per via del suo fisico scultoreo ma, al momento della nascita, il suo primogenito pesava quasi 4 kg e godeva di ottima salute!

Fonte http://www.maternita.it/sarah-stage-modella-incinta-magra.html

Benessere dei capelli e tinta in gravidanza

       I capelli in gravidanza cambiano. Vuoi farti la tinta in gravidanza? La gravidanza è uno dei periodi migliori per la salute della chioma. Superati i primissimi mesi, in cui i capelli possono risentire dell’influenza del progesterone e apparire un po’ più spenti e opachi, una volta che la placenta si è formata si ha un incremento della quantità di estrogeni nell’organismo, che li rende naturalmente più resistenti, nutriti e lucenti.

Shampoo? Meglio un olio
     Per mantenere intatta la loro bellezza è meglio rinunciare al tradizionale shampoo schiumogeno, poiché tende ad aprire le squame del fusto, che di conseguenza diventa più poroso, si sfibra e si spezza con facilità. Al suo posto, è meglio utilizzare un olio lavante: contiene oli solubili in acqua che legano a sé le impurità e lavano via lo sporco. Se ne mette un cucchiaio sul palmo della mano, si massaggia bene sul cuoio capelluto emulsionandolo con un po’ d’acqua e si sciacqua: il capello resta compatto, pulito e assolutamente non untuoso.

Balsamo: solo se serve
     Se si usa l’olio lavante, non occorre applicare il balsamo, che è invece indispensabile con i detergenti tradizionali. Il balsamo richiude le squame aperte dallo shampoo e riveste il fusto con un film protettivo. In più, neutralizza le cariche elettriche negative presenti negli  schiumogeni, rendendo subito i capelli più docili e non elettrizzati. Una volta ogni tanto, al posto del balsamo applica una maschera, che è un po’ più densa e concentrata e quindi svolge un’azione più nutriente, specie se si lascia agire per qualche minuto avvolgendo la chioma con della pellicola trasparente.
Un  consiglio della nonna? Fare il risciacquo finale con acqua naturale, cui va aggiunto un cucchiaio di aceto di mele: in questo modo, si eliminano i residui calcarei e il capello acquista luminosità.

Phon: usalo nel modo giusto
     Dopo il lavaggio, il phon va utilizzato con attenzione, tenendolo a una decina di centimetri di distanza dal capello e a temperature moderate: il calore eccessivo rovina i capelli!

W proteine e vitamine
     Uno degli ingredienti più benefici per la capigliatura sono le proteine. Quando si acquista un prodotto conviene controllare che contenga collagene (che è appunto una proteina), ma anche miglio, frumento, grano, che sono ricchi di aminoacidi, ma anche vitamina B5 o pantenolo, che ha un’azione nutriente e fissa più a lungo il colore.

Tintura in gravidanza &Co.
     Come regolarsi, invece, se compare qualche capello bianco e si desidera tingere i capelli? Insomma, è possibile usare la tintura in gravidanza?
     In ambito scientifico non sono mai stati effettuati test specifici su donne in attesa, tuttavia in letteratura non è mai stata segnalata teratogenicità (aborti, nascite premature o malformazioni congenite) legata all’utilizzo di tinture. D’altra parte bisogna considerare che la cute non è impermeabile e anche lo strato corneo, che è quello più esterno, è costituito da cellule che non sono “morte”, ma mantengono un’attività metabolica vivacissima. Questo significa che tutto ciò che vi applichiamo interagisce con la cute: lo dimostra fatto che la pelle viene utilizzata come organo diffusore di sostanze (si pensi ai cerotti contraccettivi o a quelli che veicolano farmaci antinfiammatori). La tintura è un processo chimico piuttosto “forte”, che prevede l’ossidazione del capello, effettuata tramite ammoniaca e/o acqua ossigenata, sulla quale agisce la pigmentazione, che avviene grazie ad alcune sostanze coloranti, che variano a seconda della tinta. Il prodotto viene applicato sia sul fusto sia sul cuoio capelluto.

Картинки по запросу capelli e tinta in gravidanza     Nel corso degli anni, le formulazioni dei prodotti sono notevolmente migliorate e le tinture oggi utilizzate sono decisamente più delicate rispetto ad alcuni decenni fa. Senza contare che il solo fatto che certe sostanze siano presenti in un cosmetico e che il cosmetico sia in commercio significa che il prodotto è risultato conforme alle rigorose disposizioni stabilite dalla legge 713/86 emanata dal Governo Italiano e recepita in tutta Europa, in cui sono contenuti gli elenchi delle sostanze ammesse in cosmesi, di quelle vietate e di quelle consentite solo fino a certe concentrazioni, ben specificate dalla legge stessa.

Tinta in gravidanza: meglio dopo il terzo mese
     La tintura in gravidanza è un trattamento che si esegue al massimo tre-quattro volte durante i 9 mesi, quindi il tempo in cui il prodotto resta in  contatto con il cuoio capelluto è assai limitato e, se l’applicazione viene effettuata su cute integra (come viene sempre raccomandato in etichetta), l’assorbimento sistemico è davvero minimo e assolutamente non tale da arrecare danni, né alla futura mamma né al feto. Solo per un eccesso di precauzione si può consigliare di lasciar passare i primi tre mesi, che sono quelli in cui si forma l’embrione. Per il resto, non è il caso di rassegnarsi per tutta l’attesa a veder comparire i capelli bianchi!

No alle sostanze irritanti
     In questo periodo è comunque preferibile evitare tinture contenenti sostanze potenzialmente irritanti per il cuoio capelluto, come ammoniaca, resorcina, PFD (parafenilendiamina), che in soggetti predisposti potrebbero provocare dermatiti. A maggior ragione perché in gravidanza la pelle è più sensibile e potrebbe andar soggetta più facilmente a irritazioni, che richiederebbero un uso di farmaci che nei nove mesi – e specialmente nel primo trimestre – vanno sempre usati con parsimonia. Per questo rechiamoci da un parrucchiere di fiducia, informandolo del nostro stato e chiediamogli di applicare i prodotti più delicati che ha a disposizione.

Colorazioni fai da te: solo di qualità
Come regolarsi se, invece, si preferiscono trattamenti casalinghi? Segui queste dritte:

acquistare la tinta solo in canali di vendita ufficiali, scegliendo aziende cosmetiche note
mai fidarsi di prodotti da bancarella o di marca anonima
leggere l’etichetta del prodotto: la mancanza di ammoniaca o di altri composti chimici è ben segnalata sulla confezione. Certe sostanze, ad esempio, sono assenti nelle cosiddette colorazioni dirette o tinte ad acqua, che hanno un minore effetto coprente e scaricano la tinta dopo pochi lavaggi, ma sono sicuramente meno aggressive rispetto alle tradizionali tinture permanenti e quindi possono rappresentare un buon compromesso durante i nove mesi.
 Le alternative naturali
Un’alternativa naturale sono invece le tinture vegetali. Quella classica è a base di henné, che viene spesso miscelato con altri pigmenti naturali, come mallo di noce, tè, mirtillo, betacarotenei. Certo, non sono adatte se si desiderano  i capelli biondi, perché le tonalità sono scure o ramate e la colorazione è decisamente meno coprente e meno duratura, ma hanno il vantaggio di avere un effetto trattante, che regala una capigliatura più lucente.

Colpi di sole e permanente: concessi o vietati?
     non c’è alcun problema perché, a differenza delle tinture, che vengono applicate anche sul cuoio capelluto, i colpi di sole vanno a decolorare solo il fusto, che è composto da cheratina “morta”, e non toccano il bulbo, che è la parte vitale dove arrivano i capillari. Il problema dell’assorbimento cutaneo, quindi, non si pone.

Permanente
     sconsigliata e non per problemi di tossicità, ma perché è in assoluto il trattamento più stressante per i capelli, poiché intacca la struttura cheratinica agendo sullo zolfo naturalmente presente all’interno del fusto.

Trattamenti stiranti
     permanenti noti come “stiratura brasiliana” o “stiratura alla cheratina”: sconsigliati, utilizzano cessori di formaldeide, ossia sostanze in grado di rilasciare formaldeide, che è un composto sicuramente cancerogeno.

     Di solito i capelli in gravidanza, così come  la pelle, migliorano. Dopo i primissimi mesi (in cui possono apparire più spenti a causa del nuovo assetto ormonale attivato dalla gravidanza) i capelli, in particolare, appaiono più luminosi e vigorosi. Per mantenere intatta la loro bellezza vi consigliamo poche e semplici mosse.

     Al posto dello shampo utilizza un olio lavante, efficace per togliere lo sporco senza seccare o aprire le squame di cui è composto il capello.
     Ricorri al balsamo se serve. Se usi l’olio lavante, non occorre applicare il balsamo, utile invece in caso di lavaggio con shampo per richiudere le squame, rivestire il fusto con un film protettivo e neutralizzare le cariche elettriche negative presenti negli schiumogeni. Alterna l’utilizzo del balsamo con quello di una maschera nutriente.
     Per il risciacquo finale utilizza l’acqua naturale con un cucchiaio di aceto di mele: il capello acquista luminosità.
     Usa il phon tenendolo a distanza di una decina di centimetri dai capelli e ricorda che il calore eccessivo rovina i capelli!
     Evita l’assunzione di viatmina B, normalmente prescritta a chi ha problemi di caduta dei capelli, soprattutto nei primi tre mesi. Ricorri piuttosto a prodotti che contengano collagene (una proteina), ma anche miglio, frumento, grano e vitamina B5 o pantenolo.
     Tinture, henné, colpi di sole e permanenti: ecco come ti devi comportare
Benessere dei capelli e tinta in gravidanza     Se compare qualche capello bianco, ricorri pure alla tintura, magari non proprio nei i primi 3 mesi di gravidanza (quelli in cui si forma l’embrione). Utilizzza prodotti sicuri e delicati, da applicare quando la cute è integra. Evita tinture contenenti sostanze potenzialmente irritanti per il cuoio capelluto, come ammoniaca, resorcina, PFD (parafenilendiamina): in gravidanza la pelle è più sensibile e curare farmacologicamente un’irritazione in questo periodo potrebbe essere un po’ più complesso. Se opti per un trattamento fai da te, ricorri ai prodotti di aziende cosmetiche note, leggendo bene l’etichetta sulla confezione: verifica l’assenza di ammoniaca o di altri composti chimici. Via libera invece alle tinture vegetali, come quella a base di henné.
     Quanto ai colpi di sole, massima tranquillità perché, a differenza delle tinture, agiscono e decolorano solo il fusto el capello, che è composto da cheratina “morta”, e non toccano il bulbo, che è la parte vitale dove arrivano i capillari, e il cuoio capelluto.
Rimanda invece la permanente perché, benché non sia tossica, è in assoluto il trattamento più stressante per i capelli. Anche i trattamenti stiranti permanenti (“stiratura brasiliana” o “stiratura alla cheratina”) sono sconsigliati, visto che ricorrono a sostanze in grado di rilasciare formaldeide, che è un composto sicuramente cancerogeno.

Fonte http://www.dolceattesa.com/gravidanza/tinture-e-benessere-dei-capelli-in-gravidanza_bellezza_prevenzione_salute-ed-esami/

Francia: Gay Pride chiede fecondazione assistita per tutte

      Quarant'anni dopo la prima marcia dell'orgoglio gay a Parigi nel 1977, il Gay Pride ha invaso oggi pomeriggio le strade della capitale francese. Quest'anno la comunità Lgbt ha deciso di lanciare un appello per l'accesso alla fecondazione medicalmente assistita (Fma) a tutte le donne "senza condizioni né restrizioni".
Картинки по запросу fecondazione assistita
    Attualmente in Francia la fecondazione assistita è ammessa solo per le coppie etero sterili, scrive il sito di Le Figaro, secondo cui il presidente Emmanuel Macron sarebbe favorevole a consentire l'Fma anche alle coppie lesbiche, ma non alle donne single.

    Al corteo di Parigi hanno partecipato diversi politici, tra cui la segretario di Stato per l'uguaglianza tra donne e uomini, Marlène Schiappa, la sindaca Anne Hidalgo e l'ex candidato socialista alle presidenziali Benoit Hamon.

Fonte http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2017/06/24/francia-gay-pride-chiede-fecondazione-assistita-per-tutte_e3bbd376-696e-4c52-8b25-52397e7d7674.html

Taglio cesareo, addio cicatrice

       Lineare e ben nascosta anche dal bikini, la cicatrice che lascia un parto cesareo è, però, raramente una bella cicatrice. “E questo per due ragioni”, dice Marco Klinger, professore di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica presso l’Università degli Studi di Milano - Istituto Clinico Humanitas.

    Taglio cesareo, addio cicatrice
  •  “La prima è che bisogna accostare due lembi di tessuto molto diversi tra loro: quello addominale, solitamente molto sottile proprio a causa della gravidanza, e quello pubico, costituzionalmente più spesso e adiposo. Suturare in queste condizioni può dar luogo a una sorta di scalino. 
  • La seconda, poi, è che chi ha subito un taglio cesareo difficilmente presta alla cicatrice, proprio per il momento che si trova a vivere, le cure e l’attenzione che questa meriterebbe per guarire al meglio".


Una questione genetica
      In cosa consistono queste "cure"? In sostanza, in pochi minuti di massaggio al giorno e nella compressione della cicatrice, almeno durante la notte, con un cerotto di carta o microporoso, che serve ad evitare che la cicatrice sia ipertrofica, cioè si sviluppi troppo, diventando ancor più evidente.
      "E poi non bisogna dimenticare che la qualità delle cicatrici è pesantemente determinata da questioni genetiche, per cui ci sono persone che costituzionalmente sviluppano brutte cicatrici, anche quando si sono avute tutte le accortezze, mentre ce ne sono altre che tendono a non conservare segni".

Fonte http://www.piusanipiubelli.it/mamme-bambini/essere-mamma/taglio-cesareo-addio-cicatrice.htm

mercoledì 28 giugno 2017

Le posizioni dell’amore in gravidanza, i consigli del sessuologo Marco Rossi

PAROLA D'ORDINE, SPERIMENTARE
12       Spiega Marco Rossi: “Diciamo subito che il sesso è importante anche durante i 9 mesi di gravidanza e non c’è nessuna controindicazione, a meno che, ovviamente, non ci si trovi in presenza di gravidanze a rischio. In Italia, in particolare, la pratica del sesso è ancora troppo finalizzata alla procreazione e viene completamente trascurata nei mesi di gestazione. In realtà, si tratta di una buona occasione per la coppia per ‘sperimentare’ anche un’intimità diversa e ravvivare una routine magari un po’ spenta con nuove posizioni”

NEL PRIMO TRIMESTRE, NESSUN LIMITE ALLE POSIZIONI
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       Dividiamo la situazione in trimestri. Nei primi tre mesi di gravidanza, non ci sono limiti alle posizioni, perché la pancia non rappresenta ancora un impedimento. Al contrario di quanto alcune pensano, il rapporto amoroso non ‘disturba’ il feto, ben protetto dal liquido amniotico (parliamo sempre di una gravidanza senza problemi medici, ndr). Un limite, talvolta, può essere dato dalle nausee della futura mamma, dal calo del desiderio dovuto allo scombussolamento ormonale e dall’instabilità emotiva legata al profondo cambiamento in atto nel proprio corpo.
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NEL SECONDO TRIMESTRE, LA POSIZIONE DEL MISSIONARIO E' QUELLA MENO INDICATA
     Il secondo trimestre è il momento migliore per l’amore in gravidanza. “Gli attacchi di nausea spariscono così come diminuisce il rischio di aborto, si è più serene e si hanno ancora buone scorte di energia. Non solo: aumenta la lubrificazione e l’eccitazione sale. Proprio per questo, la posizione meno indicata è quella classica del missionario, perché, essendo molto lubrificata, la donna potrebbe sentire meno il piacere”, spiega il sessuologo

IL CUCCHIAIO
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adx291TERZO TRIMESTRE: LO SMORZACANDELA
       Nel terzo trimestre, la presenza del bimbo nella pancia si fa ingombrante, ma se tutto procede bene, non vi è alcuna controindicazione al rapporto sessuale. Oltre al cucchiaio, è il momento di sperimentare lo ‘smorzacandela’, con lei sopra, sul letto, che può decidere come gestire la penetrazione.

LA SEDIA (IN DUE)
      Un’alternativa piacevole allo smorzacandela è quest’altra posizione. “L’uomo si siede su una sedia, la donna gli si siede sopra, vis a vis, con i piedi appoggiati a terra. In questo modo sarà lei a ‘dirigere’ i lavori in base alle sue sensazioni.
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LA PECORINA
     La pecorina è un’altra delle posizioni ben tollerate. “Dipende poi dalla donna e dal senso di pesantezza avvertito. L’ideale è sempre appoggiarsi bene a qualcosa per essere totalmente salda”.

OCCHIO ALL'ARIA
       Una piccola postilla per i rapporti orali. “Succede molto raramente, ma l’uomo deve stare attendo a non ‘soffiare aria’ nella vagina, perché potrebbe provocare embolie. E’ davvero improbabile che si verifichi, ma meglio evitare, per stare tranquilli”, spiega Rossi.
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DIVIETO D'ACCESSO
      Un'altra pratica da accantonare in gravidanza, infine, sono i rapporti anali. “Nella donna, durante i 9 mesi di gestazione, aumenta il rischio di emorroidi. Inoltre, è meglio non rischiare di veicolare ‘batteri’ che nell’ano si trovano più frequentemente e che potrebbero provocare infezioni”, raccomanda il sessuologo.

Fonte http://www.nostrofiglio.it/gravidanza/sesso-in-gravidanza/le-posizioni-dell-amore-in-gravidanza-i-consigli-del-sessuologo-marco-rossi?gimg=50834#img50834



Poco sonno in gravidanza causa il diabete gestazionale

Correlazione tra sonno e patologie gestazionali
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    Il sonno, l’alimentazione e l’esercizio fisico, sono comportamenti modificabili in gravidanza, capaci di migliorarne l’esito finale. I ricercatori, guidati da Francesca Facco della School of Medicine di Pittsburgh, hanno condotto uno studio pubblicato da American Journal of Obstetrics and Gynecology molto interessante sull’argomento. Anni fa, alcune ricerche, suggerivano che dormire poco in gravidanza favorisse l’ipertensione, le patologie cardiovascolari e il diabete di tipo II; ciò è dimostrato anche in donne non incinta e negli uomini. Non era ancora stato dimostrato l’effetto che il sonno ha sulla gravidanza e sulle patologie a rischio di insorgenza nell’arco dei 9 mesi.

Lo studio sul sonno e il diabete in gravidanza

    Gli studiosi hanno analizzato i dati relativi a un sottogruppo di uno studio precedente; esso è il Nulliparous Outcome Study: Monitoring Mother-to-be (nuMoM2b), ovvero un trial osservazionale multicentrico il cui campione comprendeva gravide dalla 16 alla 22 settimana di gestazione. In totale sono stata considerate 782 future mamme. I disturbi della sfera ipertensiva si sono evidenziati nell’11,6% e il diabete nel 4,2% delle donne; nello specifico le donne che hanno dormito meno di sette ore durante la donne, cioè il 27,9%, avevano una probabilità raddoppiata di sviluppare il diabete gestazionale. Il gruppo di controllo era rappresentato da donne che avevano dormito per più tempo.
Correlazione tra sonno e patologie gestazionali
     Il risultato è statisticamente significativo, cioè indica che la durata del sonno ha un rapporto di tipo causale e non casuale, rispetto all’insorgenza di disordini metabolici. Tuttavia i meccanismi biologici secondo cui il sonno e la sua durata siano correlati al metabolismo in gravidanza non sono ben identificati; probabilmente la natura è multifattoriale, e quindi richiederà nuovi studi anche nelle fasi precoci di gravidanza.

Fonte http://www.passionemamma.it/2017/06/poco-sonno-in-gravidanza-conseguenze-diabete-gestazionale/

Contraccezione dopo il parto, il metodo migliore?

       In realtà quello che le donne non sapevano è che, per avere un’ottima efficacia, il metodo che sfrutta l’allattamento al seno, ovvero il LAM (Lactational Amenorrea Method) deve rispettare alcune condizioni:

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  • la donna deve essere amenorroica, ovvero non deve aver avuto alcuna mestruazione dal momento del parto.
    Con il termine di mestruazione si intende perdite di sangue abbondanti come o più di una normale mestruazione per almeno due giorni consecutivi, perdite scarse di sangue con muco per almeno due giorni consecutivi e perdite normali per un giorno, perdite di sangue con muco per almeno tre giorni.

  • L’allattamento deve essere esclusivo, cioè al neonato non deve essere data alcuna aggiunta oltre al latte materno, oppure quasi esclusivo, quando sono introdotte vitamine, sali minerali, acqua e succhi di frutta per meno del 15% dell’alimentazione totale.
    Il numero delle poppate deve essere almeno di 6 al giorno, ogni 4 ore nelle poppate diurne e ogni 6 ore in quelle notturne.

  • Il bambino non deve aver superato i 6 mesi di vita completi, in quanto dopo tale periodo è più probabile la ripresa dell’ovulazione.
       Tale metodo, rispettato costantemente e correttamente, ha un’efficacia compresa tra il 98 e il 99,5%. Una sola eccezione tra questi criteri di inclusione non permette più la copertura LAM e quindi deve essere scelto un altro metodo di pianificazione familiare. Quali altri metodi possono essere utilizzati nel puerperio, nel caso in cui la donna abbia scelto l’allattamento artificiale o nel caso in cui non si rispettino i criteri di inclusione del LAM? Possono essere utilizzati dei contraccettivi di tipo meccanico. Il preservativo, sia maschile che femminile, può essere usato fin da pochi giorni dopo il parto, mentre per il diaframma vaginale, associato o meno a sostanze spermicide, bisogna aspettare almeno 6 settimane.          Per quanto riguarda invece i contraccettivi ormonali in ogni loro forma (pillola, cerotto, anello vaginale), sono da preferire i progestinici agli estroprogestinici, in quanto questi ultimi possono avere effetti inibitori sulla lattazione, soprattutto nei primi mesi, e aumentare il rischio tromboembolico. Nel caso in cui si decida di usare la contraccezione estroprogestinica, questa può essere iniziata in maniera sicura dopo 3 settimane se l’allattamento è artificiale o dopo 6 mesi se l’allattamento è naturale, al fine di ridurre i rischi citati precedentemente. La contraccezione progestinica, invece, laddove non sia possibile il LAM, è il metodo di prima scelta per le donne che allattano, a partire da 6 settimane dal parto. 
         I dispositivi intrauterini non sono da considerare tra le prime scelte in quanto, nel corso del puerperio, il tasso di espulsione è piuttosto elevato e, inoltre, è aumentata l’incidenza di complicanze infettive, legate alla non completa chiusura nelle prime settimane dopo il parto del canale cervicale e all’assenza del muco. Inoltre, seppur basso, vi è pericolo di perforazione uterina, per la cedevolezza e la sottigliezza delle pareti uterine. Se scelto, deve essere inserito in sede almeno dopo 4 settimane dal parto.

Fonti “Ostetricia e Ginecologia” di Carmine Nappi “La contraccezione per la donna che allatta” a cura del Ministero della Salute, 2014 “Medical eligibility criteria for contraceptive use” a cura dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, 2015