sabato 30 novembre 2019

L’intelligenza artificiale contro l’infertilità, esperti: “Il futuro è questo”

       Prevedere ovulazione e fertilità, basandosi sui cicli mestruali e i sintomi, per scegliere il periodo migliore della propria ‘finestra fertile’, e poi ancora usare algoritmi per apprendere i cambiamenti dei modelli ormonali per una previsione dell’ovulazione altamente personalizzata e specifica per ogni donna. Sono numerose le possibilità attualmente in uso con le App per smartphone, che rappresentano un’anticipazione di ciò che ancora di più promette di fare l’Intelligenza artificiale (Ai) contro l’infertilità. È uno degli argomenti principali del sesto European Fertility Meeting in corso a Roma.

       Nella fecondazione in vitro, infatti, l’intelligenza artificiale può imparare a riconoscere quali embrioni sono migliori per l’impianto: sono state mostrate decine di migliaia di immagini e indicato all’Ai quelle legate a una gravidanza di successo, in seguito sono state mostrate all’Ai le immagini di embrioni trasferiti ed è riuscita a riconoscere correttamente la loro vitalità nel 70% dei casi. “Grazie alle nuove tecniche di indagine sulla qualità embrionaria, da quelle cinetiche a quelle cromosomiche, aiutate anche dall’intelligenza artificiale (big data) – spiega Ermanno Greco, direttore scientifico Centri Icsi Roma, Medicina della riproduzione dell’European Hospital e di Villa Mafalda – si può offrire alle coppie la migliore possibilità di successo, basandosi sempre su un percorso di personalizzazione. Attraverso parametri ben definiti e algoritmi matematici si può scegliere l’embrione migliore con quelle precise caratteristiche idonee all’impianto migliore“.

       Attualmente il ricorso all’intelligenza artificiale, sottolineano anche i ricercatori, è in fase di sperimentazione in diverse aree della medicina riproduttiva, tra cui l’identificazione e la morfologia degli spermatozoi, l’automazione della conta dei follicoli, la previsione automatica dello stadio delle cellule embrionali, la valutazione degli embrioni e la previsione della nascita dal vivo, nonché lo sviluppo di migliori protocolli di stimolazione. Numerose fra queste prestazioni saranno a breve disponibili nei Centri Icsi Roma.

       Numerosi altri argomenti sono presenti, inoltre, nel programma del Meeting di Roma, come le sessioni sulla genetica e l’infertilità maschile, i metodi di selezione degli embrioni, inquinamento e fertilità oppure sulle cure immunoterapiche e il rischio di aborto. In particolare nella sessione su ‘Nutrizione e infertilità’, viene sottolineata l’importanza di un corretto stile di vita a ogni età anche per l’impatto negativo che ha l’obesità. “Non si tratta solo di essere attenti quando si decide di aver un figlio – sottolinea Greco – ma approfittare di questo vantaggio già da più giovani. E’ un tassello in più verso la fertilità, che va utilizzato subito. Quindi al bando sia obesità sia anoressia e spazio a una dieta ricca di antiossidanti, selenio, vitamine e poi frutta e verdura, niente fumo e diminuire al massimo l’alcol, che interferisce con la produzione di ormoni sessuali. Il consiglio è di dedicarsi fin da giovani all’attività fisica anche leggera, non usare sostanze stupefacenti, compreso il doping, e abbassare il più possibile i livelli di stress. Inoltre il meeting vuole fornire una sorta di cambio di direzione. Fino a oggi ci eravamo concentrati solo sugli embrioni mentre ora si è scoperto che la ricettività dell’endometrio è fondamentale per far sì che anche un embrione perfetto possa esser un bimbo in futuro“.

Fonte://www.meteoweb.eu/2019/11/lintelligenza-artificiale-infertilita-esperti-futuro/1353222/#BIzaQjOqqFcKWwqK.99

Infertilità di coppia: quali esami fare?

      Per infertiità di coppia si intende il mancato concepimento dopo 12 mesi di rapporti sessuali mirati e non protetti e dopo 6 mesi in casi di età della donna superiore ai 38 anni. È un problema sempre più crescente, anche alla luce della realtà di fatto che le donne tendono sempre più a posticipare l’età della loro gravidanza. È importante infatti ricordare che oltre i 35 anni il potenziale riproduttivo femminile tende a diminuire in maniera significativa. C’è, tuttavia, anche un ulteriore fattore su cui riflettere e cioè l’aumento dei casi di infertilità maschile che oggi si attesta intorno al 40%.

Il ricorso immediato alla PMA
      Quello dell’infertilità di coppia è un problema legato anche agli stili e alle abitudini di vita, circostanza che incide sugli equilibri riproduttivi della coppia. Molto spesso d’altro canto, si assiste al ricorso in maniera sbrigativa e semplicistica a tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) ma è importante sottolineare e sapere che una buona percentuale dei casi di infertilità potrebbe essere risolta con opportuni interventi terapeutici medici o chirurgici senza il ricorso immediato alla PMA.

Картинки по запросу Infertilità di coppia: quali esami fare?      D’altra parte non va dimenticato che la legislazione in materia prevede nell’approccio alla coppia infertile percorsi di gradualità diagnostica e terapeutica.

Infertilità di coppia: le fasi dell'iter diagnostico
      L’iter diagnostico della coppia infertile deve prevedere indagini snelle e mirate da racchiudere in poco tempo sia per ridurre l’ansia che spesso attanaglia la coppia sia perché il fattore tempo gioca un ruolo negativo sulle probabilità di successo. Al di là di una mirata anamnesi riproduttiva e generale della coppia, si inizierà con l’indagare il partner maschile che dovrà eseguire un esame del liquido seminale secondo criteri standard e solo successivamente si passerà ad indagare la donna prevedendo preliminarmente l’esame obiettivo ginecologico e l’esecuzione di una ecografia pelvica; si procederà quindi allo studio della pervietà tubarica e della cavità uterina con indagini strumentali a basso grado di invasività quali la sonoisterosalpingografia e la isteroscopia e al monitoraggio ecografico della ovulazione, necessario solo in donne con ritmo mestruale anomalo, atteso che cicli mestruali regolari (26-32 gg.) depongono nel 95% dei casi per ovulazione presente.

       La sintesi di questi dati nella maggior parte dei casi consentirà conclusioni diagnostiche in grado di indirizzare verso idonei provvedimenti terapeutici con l’obiettivo di prendere in esame il ricorso alle tecniche di PMA come ultimo step fatto salvo nei casi d’età della donna > 38 anni o di infertilità datata da lungo tempo (più di 5 anni).

Fonte https://www.paginemediche.it/benessere/sesso-e-sessualita/infertilita-di-coppia-quali-esami-fare

Sterilità ed infertilità maschile e femminile

       Sterilità e infertilità, spesso utilizzati in maniera impropria, sono due concetti differenti. La sterilità è un ostacolo alla fecondazione che determina l’assoluta mancanza della capacità riproduttiva sia nella donna che nell’uomo. L’infertilità è un difetto dell’annidamento e/o sviluppo dell’embrione per cui c’è l’incapacità di proseguire la gravidanza fino ad un’epoca di vitalità del feto

Cause di infertilità femminile
L’infertilità femminile può dipendere da diverse cause:


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  • Tubariche/pelviche: chiusura delle tube di Falloppio o la riduzione delle funzioni/aderenze pelviche a seguito di patologie infiammatorie o di pregressi interventi chirurgici
  • Endometriosi: sono isolate cellule endometriali migrate (normalmente presenti solo all’interno della cavità uterina) e che hanno colonizzano altri organi (più comunemente l’ovaio ed il peritoneo pelvico). Questa patologia, a volte asintomatica, può ridurre in modo severo le probabilità di concepimento
  • Ovulatorie/ormonali: irregolarità o mancanza di ovulazione, iperprolattinemia, sindrome dell’ovaio micropolicistico, riserva ovarica ridotta o assente
  • Cervicali: quando il passaggio degli spermatozoi è impedito dal muco presente nella cervice uterina reso ostile o da una carenza di estrogeni o da fattori infettivi e da pregressi interventi chirurgici che hanno danneggiato le ghiandole cervicali. L’infertilità cervicale può essere causa anche dalla presenza di anticorpi diretti contro gli spermatozoi.
  • Uterine: presenza di malformazioni congenite dell’utero, fibromi o aderenze all’interno della cavità uterina oppure presenza di fattori infiammatori a carico.
  • Sconosciute: definita infertilità idiopatica quando gli accertamenti non sono stati di grado di evidenziare una o più cause specifiche.

Cause di infertilità maschile
L’infertilità maschile può dipendere da diverse cause:


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  • Cause genetiche: insufficienza o assenza di produzione degli spermatozoi generalmente da attribuire alla mancanza di alcuni geni sul cromosoma Y
  • Criptorchidismo: è la mancata o incompleta discesa dei testicoli nello scroto entro il primo anno di vita. La condizione se non corretta chirurgicamente nei primi anni di vita potrebbe compromettere la produzione di spermatozoi
  • Infezioni uro-seminali: gli stati infiammatori e infettivi delle vie seminali possono danneggiare gli spermatozoi, i canali seminali, la prostata e le vescicole seminali per la presenza di germi e di globuli bianchi
  • Varicocele: è una dilatazione delle vene testicolari che provoca l’aumento della temperatura dei testicoli e interferisce con la produzione degli spermatozoi
  • Disfunzione erettile: le disfunzioni legate all'erezione sono legate al 5% dei casi di infertilità Malattie sessualmente trasmesse: Papillomavirus, Sifilide, Gonorrea, Clamidia possono provocare infertilità 
  • Farmaci: i farmaci antitumorali, quelli per la cura dell'ipertensione e del colesterolo alto
  • Traumi: traumi e torsioni testicolari possono incidere sulla loro funzionalità
  • Anticorpi antispermatozoo: riducono la capacità di fecondare degli spermatozoi
  • Chirurgia: i trattamenti chirurgici dell'apparato genito-urinario, delle ernie inguinali oppure quelli demolitivi in seguito a neoplasie possono modificare, anche in maniera irreversibile, la capacità riproduttiva
  • Insufficienza ormonale: quando l’ipofisi non secerne in quantità sufficiente l’ormone delle gonadotropine FSH che stimola la produzione degli spermatozoi
  • Febbre: può interferire con la capacità riproduttiva per 60-180 giorni
  • Stili di vita: il fumo di tabacco o cannabis danneggia l'integrità del Dna degli spermatozoi e ne riduce numero e motilità. Altri fattori di rischio sono sedentarietà, sovrappeso, obesità, cattiva alimentazione, assunzione di alcolici e droghe.
Fonte https://www.nurse24.it/dossier/salute/sterilita-infertilita-maschile-femminile-cause.html

Infertilità maschile, gli spermatozoi 'sani' se prelevati dai testicoli

    IL DNA degli spermatozoi prelevati direttamente dai testicoli di uomini infertili è ‘sano’ come quello dello sperma degli uomini senza nessun problema di fertilità. Una scoperta che potrebbe aiutare a capire meglio le cause dell’infertilità maschile e soprattutto aprire la possibilità di utilizzare gli spermatozoi prelevati direttamente dai testicoli per superare l’infertilità. Al momento, il prelievo degli spermatozoi direttamente dai testicoli avviene in caso di azoospermia, cioè quando l’uomo non ha spermatozoi nello sperma oppure ne ha pochissimi e di scarsa qualità.

Colpa dello stress ossidativo
   In Europa l’infertilità riguarda una coppia su sei e quella maschile sta diventando il motivo principale per cui le coppie ricorrono ad un trattamento medico. Il danneggiamento del Dna degli spermatozoi viene, infatti, considerato la causa maggiore di infertilità maschile e riduce le possibilità di una coppia di formare una famiglia. Questo studio mostra che nel viaggio dai testicoli alla lunga serie di dotti prima dell’eiaculazione, il Dna spermatico può subire danni importanti alcuni dei quali dovuti allo stress ossidativo.
La ricerca sugli spermatozoi prelevati dai testicoli
   In questa nuova ricerca, presentata al Congresso dell’Associazione europea di urologia che si conclude domani a Barcellona, i ricercatori hanno prelevato campioni di spermatozoi dai testicoli di 63 uomini infertili e li hanno confrontati con quelli dello sperma eiaculato degli stessi uomini. Si trattava di soggetti che si erano sottoposti senza successo a trattamenti di riproduzione assistita come l’Icsi. I ricercatori hanno esaminato lo sperma per due tipi di frammentazione del Dna (singola e doppia) sia nello sperma testicolare che in quello eiaculato. Inoltre, 76 volontari fertili hanno donato i loro spermatozoi per consentire un confronto. “Quando abbiamo esaminato gli spermatozoi eiaculati, abbiamo visto che l’entità del danno al Dna era del 40% negli uomini infertili e del 15% in quelli fertili”, spiega Jonathan Ramsay, urologo presso l’Imperial College di Londra. “Non è stata una sorpresa trovare un danno maggiore del Dna nell’eiaculato degli uomini infertili. Quello che non ci aspettavamo era che esaminando lo sperma preso direttamente dai testicoli degli uomini infertili, era qualitativamente simile a quello degli uomini fertili”.

Le cause dei danni genetici dello sperma
Infertilità maschile, gli spermatozoi 'sani' se prelevati dai testicoli   Negli ultimi anni la ricerca nel campo della riproduzione si è concentrata sul patrimonio genetico dello spermatozoo, contenuto nella testa della cellula che può essere responsabile, se alterata, di diversi problemi nell’ambito della funzione riproduttiva. Una frequente alterazione è la frammentazione che si verifica quando il Dna, anziché trovarsi nella cellula in forma ‘condensata’, che ne garantisce la corretta funzione di trasferimento delle informazioni genetiche all’ovulo femminile, assume una struttura appunto frammentata. “La maggior parte dei danni del Dna che si verificano nel percorso dai testicoli all’eiaculazione - prosegue Ramsay – sono causati dallo stress ossidativo che però è responsabile solo della frammentazione singola e non di quella doppia. Quest’ultima è causata da stili di vita errati come una dieta povera di nutrienti, lo stare seduti tutto il giorno al computer e il fumo. Anche alcune malattie come il morbo di Crohn’s e il diabete di tipo 2 possono causare stress ossidativo”.


   Qual è il potenziale impatto di questa ricerca sulla vita degli uomini che sono alle prese con l’infertilità? “Questa scoperta – spiega Sheena Lewis, professore emerito presso la Queens University di Belfast  - apre la possibilità di prelevare lo sperma direttamente dai testicoli degli uomini che hanno un Dna molto frammentato e che si sono sottoposti senza successo a trattamenti per la fecondazione artificiale. Con questa tecnica potrebbero superare il problema”. Resta, però, ancora da dimostrare che il danneggiamento dello sperma sia effettivamente la causa principale dell’infertilità maschile.

Fonte https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2019/03/18/news/infertilita_maschile_gli_spermatozoi_sono_sani_se_prelevati_dai_testicoli-221890487/

CURE NATURALI E INFERTILITÀ: LE NUOVE FRONTIERE

Картинки по запросу CURE NATURALI E INFERTILITÀ: LE NUOVE FRONTIERE      La maternità in età matura è una condizione sempre più diffusa, legata al cambiamento delle situazioni economiche e culturali. Ma di anno in anno la capacità procreative della coppia si riducono ed avere un bambino diventa un’impresa sempre più difficile. La medicina e le tecniche di fecondazione assistita possono fornire un aiuto importante e finalmente senza ripercussioni sulla salute della futura mamma.

      La sperimentazione ha permesso infatti lo sviluppo di nuove tecniche che rappresentano una valida alternativa alla stimolazione ormonale.
      Buoni risultati ha ottenuto la tecnica di fecondazione assistita su ciclo spontaneo.
      In pratica si tratta di una tecnica di fecondazione in vitro nella quale l’ovulo viene prelevato dalla madre senza trattamento ormonale.
      Vengono rispettate le modalità e le tempistiche del ciclo ovarico naturale, monitorando ecograficamente lo sviluppo del follicolo ovarico.

       Al raggiungimento del diametro pre ovulatorio l’ovulazione viene indotta con la somministrazione di gonadotropina corionica.
      Dopo trentaquattro ore dal trattamento l’ovulo viene prelevato con l’ausilio di una piccola sedazione. Questa tecnica consente la raccolta di un solo ovulo, ma permette il raggiungimento di risultati di poco inferiori alla metodica con stimolazione ormonale.

       Si parla del 30% di successo del metodo naturale rispetto al 35% della fecondazione con stimolazione ovarica nelle donne di età non superiore ai trentacinque anni.
      Sopra i trentacinque anni la probabilità di successo scende al 17% del metodo naturale e al 20% del metodo con stimolazione.
      Questa tecnica ha inoltre il vantaggio di poter essere ripetuta più volte nel tempo senza nessun tipo di controindicazione per la madre.

      Tra le nuove frontiere mediche in campo di fecondazione assistita c’è anche lo sviluppo delle così dette “cure naturali”.
      Si tratta di metodiche che escono un po’ dagli schemi della farmacologia tradizionale e che hanno come obbiettivo l’aumento della fertilità femminile minimizzando rischi ed effetti collaterali.

L’agopuntura può migliorare le capacità funzionali dell’utero materno.
Картинки по запросу CURE NATURALI E INFERTILITÀ: LE NUOVE FRONTIERE      Recenti studi hanno dimostrato che le condizioni dell’endometrio materno (lo strato cellulare che accoglie e nutre l’embrione al momento dell’impianto) possono influenzare del venti per cento le probabilità di successo della fecondazione.
      L’agopuntura è in grado di migliorare la circolazione sanguigna a livello uterino riducendo inoltre le condizioni lo stato di stress materno grazie alla liberazione di endorfine.
      Alcune sostanze prodotte dall’ovulo poco prima dell’impianto (il cosidetto PIF o Pre-Implantation Factor) sembrano avere lo stesso effetto. Si sta quindi pensando di sintetizzare questo tipo di molecole per poi poterle somministrare alla madre allo scopo di aumentare la capacità di attecchimento cellulare dopo la fecondazione.

L’Inositolo viene invece utilizzato per migliorare la capacità di ovulazione.
       Si tratta di un carboidrato a struttura ciclica che funge da messaggero secondario nel sistema recettoriale dell’insulina. E’ stato provato con successo come ausilio terapeutico nella condizione di ovaio policistico nelle quali sembra contrastare la condizione di iperandrogenismo responsabile dello squilibrio ormonale alla base della patologia.

venerdì 29 novembre 2019

Gene sensibile al caldo nemico della fertilità maschile

       Un pianeta sempre più caldo, in cui è difficile fare figli. A partire dal 1980 c’è stata una brusca accelerazione dell’aumento della temperatura a livello globale. Questi incrementi di temperatura possono indurre modificazioni importanti sulla salute dell’uomo. E ora i ricercatori dell’Università di Padova puntano il dito sulla fertilità maschile. “E’ stato identificato un gene, attivato dal calore, che è implicato nello sviluppo del tumore del testicolo e del melanoma negli uomini infertili. L’aumento di temperatura potrebbe dunque essere uno dei fattori che induce la riduzione della produzione di spermatozoi”. A spiegarlo all’AdnKronos Salute è Carlo Foresta, direttore della Uoc Andrologia e Medicina della riproduzione e ordinario di Endocrinologia all’ateneo di Padova.

       Il cambiamento climatico con la colonnina di mercurio in salita potrebbe essere tra i fattori che inducono la riduzione della produzione di spermatozoi, e quindi della fertilità, dell’uomo: il testicolo è fortemente sensibile al calore e la sua collocazione è funzionale all’esposizione a una temperatura ridotta rispetto a quella corporea, spiega l’esperto in vista del XIV Convegno di Medicina organizzato dalla Fondazione Foresta Onlus per domani a Lecce presso il Castello Carlo V.

       In precedenti studi i ricercatori di Padova coordinati da Foresta hanno dimostrato che il gene E2F1, deputato alla regolazione della divisione cellulare, era fortemente coinvolto nella produzione degli spermatozoi e che le alterazioni costitutive di questo gene portano a una maggiore predisposizione all’infertilità, all’anomala discesa del testicolo alla nascita (criptorchidismo) e al tumore localizzato in questa parte del corpo. 

       I nuovi studi sperimentali dell’Università di Padova, coordinati da Manuela Rocca e Andrea Di Nisio e pubblicati su ‘Andrology’, hanno dimostrato inoltre che l’espressione di questo gene viene fortemente attivata dall’aumento della temperatura, e che negli spermatozoi di pazienti infertili l’attività del gene E2F1 è fortemente aumentata. “Dunque l’aumento della temperatura si può considerare come uno dei meccanismi che hanno determinato l’infertilità”, dice Foresta. Questa ipotesi è rafforzata dalla presenza di infertilità nelle condizioni in cui geneticamente è presente una alterazione di E2F1, che comporta un aumento della sua attività. Le analisi condotte su 174 infertili hanno infatti evidenziato un aumento dell’espressione del gene del 40%, rispetto a 283 soggetti di controllo.

       Sorprendentemente, un’associazione non ancora spiegata è stata trovata tra il tumore della pelle, il melanoma e l’infertilità maschile. Proprio il melanoma ha come fattore di rischio importante l’esposizione solare e l’aumento della temperatura. I ricercatori di Padova hanno ipotizzato un ruolo del gene E2F1 in funzione del calore nella patogenesi del melanoma. Il gruppo di ricerca, in collaborazione con l’Istituto oncologico veneto ha studiato il profilo molecolare di questo gene in oltre 550 pazienti affetti da melanoma e ha riscontrato in questi soggetti una maggiore espressione del gene E2F1. I risultati di questo studio, pubblicati sul ‘Journal of Translational Medicine’, hanno evidenziato un numero significativo di casi con aumentate copie del gene ‘nel mirino’, rispetto alla popolazione sana.

       Queste sperimentazioni, conclude Foresta, suggeriscono per la prima volta che l’aumento della temperatura, stimolando l’espressione del gene E2F1, può essere fattore di rischio per tutte queste patologie. 

Fonte https://www.momentoitalia.it/gene-sensibile-al-caldo-nemico-della-fertilita-maschile/116678/

Malattie infiammatorie intestinali croniche, come affrontare gravidanza e menopausa

Картинки по запросу Malattie infiammatorie intestinali croniche, come affrontare gravidanza e menopausa       Una, la colite ulcerosa, concentra i suoi effetti nell’ultima parte dell’intestino. L’altra si chiama malattia di Crohn, colpisce soprattutto le donne e può interessare l’intero apparato digerente, con interessamento dell’intestino stesso in tutte le sue componenti, dello stomaco e, addirittura dell’esofago.

      Insieme le due malattie vengono definite con la sigla MICI (appunto malattie infiammatorie croniche intestinali), che vengono spesso definite con la sigla inglese IBD. In occasione del congresso Nazionale Ig-IBD si è fatto il punto sulla situazione della donna che affronta queste patologie, capaci di impattare lungo tutto il corso della vita sull’organismo femminile. Proprio sul gentil sesso, infatti, gli esperti pongono la loro attenzione per studiare trattamenti su misura, in grado di limitare l’impatto delle patologie sull’esistenza femminile. Possono infatti “pesare” dalla prima mestruazione alla gravidanza, fino alla menopausa.

Contraccezione e fertilità
      “Le donne affette da colite ulcerosa o malattia di Crohn presentano problematiche specifiche legate al genere femminile – spiega Aurora Bortoli della Fondazione IBD Onlus. – Si possono manifestare, infatti, problemi psicologici legati alla percezione della propria immagine corporea, al rapporto con il partner, all’uso di contraccettivi orali, alla sfera riproduttiva, all’osteoporosi e inoltre alla comparsa di tumori femminili. Dato il picco di incidenza delle malattie in età giovanile, molte donne sono in età riproduttiva e concepiscono dopo la diagnosi di malattia”.

Fonte https://dilei.it/salute/malattie-infiammatorie-intestinali-croniche-come-affrontare-gravidanza-e-menopausa/660874/

Linea nigra: perché compare durante la gravidanza e come si origina dalla linea alba

      La linea nigra è la famosa riga verticale che può comparire sul ventre durante la gravidanza. Ecco a te quello che c'è da sapere sull'argomento!

      La linea nigra è una riga scura che compare durante la gravidanza sull'addome, dall'ombelico all'osso pubico. La sua comparsa, in realtà, non avviene in tutte le donne, ma si tratta di un segno della pelle piuttosto comune fra le future mamme.

      Questa riga appare di solito a partire dal secondo trimestre (e quindi dal quarto mese) ed è dovuta agli scombussolamenti ormonali che provocano, come vedremo, la produzione di melanina e quindi la pigmentazione della pelle nella zona addominale.

La linea nigra e la linea alba sull'addome sono la stessa cosa?
      La linea nigra, come abbiamo anticipato, è una riga scura larga all'incirca un centimetro, di colore marrone scuro. Si tratta di un'iperpigmentazione della pelle che parte dall'ombelico e arriva fino al pube, anche se in certe donne può spingersi verso l'alto e raggiungere la zona sotto al seno.

      Questa iperpigmentazione è spesso chiamata "linea alba", che significa "linea bianca", e c'è una ragione per questo: la linea alba non è altro che una linea costituita da fibre bianche, generalmente non visibili, che dividono in due sezioni i muscoli addominali retti. Se sei incinta è la stessa linea bianca a colorarsi di scuro trasformandosi per via dell'aumento della produzione di melanina.

      Questo segno compare attorno al quarto mese e di settimana in settimana continua ad allargarsi e a scurirsi. In certi casi può manifestarsi già attorno alla quattordicesima settimana di gravidanza.

Perché viene la riga sulla pancia in gravidanza?
      La comparsa di questa iperpigmentazione durante la gravidanza non è sintomatica: non indica un particolare sviluppo della gravidanza stessa, quindi non c'è da preoccuparsi se si presenta o viceversa. Come abbiamo detto, non compare in tutte le future mamme, ed è più facile che faccia la sua comparsa su donne dalla carnagione più scura o su chi si espone maggiormente ai raggi del sole.

      A causarne l'apparizione dopo il terzo mese di gravidanza è l'aumento degli estrogeni, che stimolano la produzione di melanina, la quale - a sua volta - colora la pelle di scuro. Se sei incinta, d'altra parte, a scurirsi non è solo la linea alba: in altre zone del corpo e del viso possono comparire delle macchie scure, dai lati del naso fino alla parte interna delle cosce. Si tratta di un fenomeno naturale, evita di allarmarti!

Quando appare e quando scompare
      La linea nigra appare, in generale, dopo la ventiduesima settimana di gravidanza. Nelle donne dalla pelle scura, invece, potrebbe manifestarsi anche prima. Si tratta, tuttavia, di un fenomeno altamente variabile, diverso da donna a donna e per cui è difficile generalizzare. In alcune può addirittura comparire nelle ultime tre settimane di gravidanza!

      Riguardo invece la sua scomparsa, avviene nel giro di poche settimane dopo il parto, in maniera del tutto naturale, senza bisogno di alcun intervento o trattamento specifico. Certo, sarà sempre utile durante la gravidanza mantenere idratata la pelle della pancia perché non perda elasticità, ed è sempre bene utilizzare una crema a protezione solare.

Linea nigra: maschio o femmina?
       Secondo una credenza popolare, questa riga verticale sarebbe in grado di fornire un importante indizio nel determinare il sesso nel nascituro. Si tratta, purtroppo, solo di una leggenda. Un tempo, infatti, si credeva che se il segno si estendeva verso la parte superiore allora significava che il bambino sarebbe stato di sesso femminile. In caso contrario (se la riga si estendeva in direzione del pube) si sarebbe trattato di un maschietto.

Fonte https://www.alfemminile.com/gravidanza/linea-nigra-s4007784.html

Consigli utili per effettuare il test di gravidanza

Cos’è e come funziona

  • È il primo test che la donna, dopo qualche giorno di ritardo delle mestruazioni, esegue per scoprire se è incinta (i test più recenti, in realtà, sono in grado di rilevare se è in corso una gravidanza anche qualche giorno prima della data in cui dovrebbero comparire le mestruazioni, nel caso la donna sospetti di essere incinta);.
  • il funzionamento è molto semplice ed è basato sul rilevamento della presenza, nelle urine della donna, di un particolare ormone (la gonadotropina corionica umana o Hcg), il cui livello aumenta notevolmente a partire dal momento del concepimento.
  • la maggior parte di questi test è composta da uno stick, o una striscia reattiva, in grado di rilevare l’Hcg, da immergere nell’urina del mattino;
  • nel giro di circa dieci minuti in una sorta di “finestra” appare il risultato, di solito una linea o un punto colorato;
  • i test in commercio sono forniti poi di una “finestra di controllo” per confermare la corretta esecuzione;
  • il test va considerato positivo, quindi si ha una gravidanza in corso, anche se la linea o il punto si presentano sbiaditi e poco definiti;
  • questi test hanno il vantaggio di gestire in modo discreto e veloce, prima ancora di andare dal medico, la scoperta dello stato di attesa;
  • si comprano in farmacia (il prezzo è di circa 18,00 euro) per lo più in confezioni da due;
  • il secondo test, da effettuare a distanza di qualche giorno, serve per confermare l’esito del primo;
  • la loro attendibilità è pari a circa il 99 per cento.

Quando farlo
Per eseguire il test di gravidanza in modo corretto è bene attenersi a qualche semplice indicazione:


    Consigli utili per effettuare il test di gravidanza
  • seguire attentamente le istruzioni contenute nella confezione e verificare la data di scadenza (l’affidabilità dei test di gravidanza, infatti, dipende per lo più dal loro corretto utilizzo);
  • utilizzare la prima urina del mattino, in quanto in essa la concentrazione di ormone Hcg è più elevata;
  • fare la pipì in un contenitore, poi aspirare con una pipetta (di solito allegata alla confezione) qualche goccia e farla cadere dove indicato dal test;
  • nel caso in cui non fosse possibile eseguire il test subito dopo aver raccolto le urine, occorre conservare la pipì, nell’apposito contenitore, in frigorifero e tenerla a temperatura ambiente prima del test;
  • ripetere la prova a distanza di qualche giorno per avere conferma del risultato (è bene sapere, infatti, che questi test, pur avendo un’affidabilità molto alta, possono dare dei falsi negativi, cioè non evidenziare una gravidanza in corso o, al contrario, dei falsi positivi, cioè rilevare una gestazione che in realtà non c’è).
Fonte https://www.bimbisaniebelli.it/concepimento/test-gravidanza/consigli-utili-per-effettuare-il-test-di-gravidanza-91200

STIPSI IN GRAVIDANZA

Durante la gravidanza può comparire o peggiorare un quadro preesistente di stitichezza.

     E’ l’effetto del progesterone, ormone che ha lo scopo di facilitare l’instaurarsi e il progredire della gravidanza, rilassando la muscolatura dell’utero e favorendo l’attività placentare.
     Tuttavia, questo ormone, rallenta tutte le attività motorie, sia della muscolatura striata (quella volontaria), sia di quella liscia.
Картинки по запросу STIPSI IN GRAVIDANZA     Ecco spiegato il motivo del rallentamento del transito intestinale. L’effetto che ne deriva è un peggioramento di situazioni di stipsi preesistenti o la comparsa di un problema assolutamente nuovo e fastidioso.

     Il disturbo però non è solo dovuto all’effetto ormonale; infatti la compressione sul tratto terminale dell’intestino da parte dell’utero gravido può peggiorare la situazione.
     A ciò va aggiunta una modificazione dello stile di vita legata allo stato gravidico che porta ad un ridotto movimento fisico, variazioni alimentari e aumento di peso.

     La Naturopatia può sostenere questo disturbo attraverso l’Oligoterapia, la Gemmoterapia, la Fitoterapia, la Floriterapia, la Reflessologia plantare ed i consigli nutrizionali.

OLIGOTERAPIA
     Il Potassio è l’oligoelemento che interviene nel metabolismo idrico dell’intero organismo, agendo positivamente in caso di stitichezza. E’ importante valorizzare questo rimedio anche in caso di spossatezza, disturbi del ritmo cardiaco, crampi e in generale nei disturbi metabolici per eccessiva assunzione di grassi animali, di zuccheri raffinati, di sale.

GEMMOTERAPIA
     La Gemmoterapia è quella branca della fitoterapia che utilizza parti fresche vegetali allo stato embrionale, come gemme o giovani getti, i cui principi attivi sono estratti mediante un apposito solvente.
     L’impiego dei gemmoderivati è tenuto in particolare considerazione nella pratica medica fitoterapica per l’azione “drenante” dei macerati glicerici, oltre che per l’estrema maneggevolezza che li rende sicuri in gravidanza e durante l’allattamento.

     Fico M.G. (Macerato Glicerico) da radichette è il gemmoderivato specifico dell’intestino, regolarizza i ritmi della peristalsi e delle secrezioni.
Magnolia officinale M.G. da gemme fiorali ripristina la motilità gastrointestinale e la microflora simbionte.
     Questo rimedio è utile quando nella stipsi che si accompagna con disbiosi intestinale e disturbi nervosi (irritabilità , ipercinesia) o dolori localizzati, meteorismo, gastroenterite, dissenteria o flatulenza.
     Mirtillo rosso M.G. da giovani getti ristabilisce la funzionalità enzimatica dell’intestino, la motilità , la flora batterica intestinale e genito-urinaria. E’ indicato in caso di stitichezza ma anche in presenza di dissenteria o di colite spastica.
Quercia M.G. gemme e ghiande agisce come tonico intestinale.

FITOTERAPIA
       Per quanto riguarda l’utilizzo della Fitoterapia, quindi di piante adulte nelle diverse modalità estrattive (tinture madri, estratti secchi, estratti fluidi, taglio tisana) sono consigliabili i semi di Lino e i semi di Psillio.
     Questi lassativi di massa non sono indicati sul lungo periodo perché anti-nutrizionali.
Oltre all’uso (comunque moderato) di questi prodotti fitoterapici, consigliamo di evitare l’utilizzo di lassativi da contatto (osmotici e oleosi), perché la sollecitazione intestinale con spasmi e scariche peristaltiche potrebbe disturbare il delicato equilibrio della vicina zona uterina ove è accolto il bimbo.