venerdì 31 luglio 2020

Elsa Viora "Dai progressi contro l’infertilità nuove speranze per le coppie"

       La difficoltà a concepire nelle donne tende a crescere con l’età, ben prima dell’arrivo della menopausa. Lo stress, le paure, le insicurezze, sono fattori che aggravano tutte quelle condizioni che possono portare all’infertilità. "Nessuna donna deve rinunciare al suo desiderio di essere madre", afferma Elsa Viora, presidente dell’Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani (Aogoi). Abbiamo infatti gli strumenti e le conoscenze per ovviare in tanti casi alle difficoltà nel fare figli. La pandemia ha separato fidanzati e fatto saltare matrimoni già programmati, è calato il numero dei concepimenti naturali, solo da pochi giorni sono ripresi i trattamenti di procreazione medicalmente assistita (Pma) che erano stati messi in pausa. Oltre il 30% delle donne che accede alle pratiche di fecondazione ha più di quarant’anni, in questi casi il fattore tempo è decisivo.

Dottoressa Viora, partiamo dall’infertilità: che cos’è e perché si instaura?

"L’infertilità si manifesta quando una coppia cerca una gravidanza e non riesce a ottenerla con i metodi naturali. Dipende da molteplici cause, che possono riguardare la donna, l’uomo, oppure la coppia nel suo insieme. Talvolta non si riesce a identificare un motivo specifico".


Da cosa può dipendere questo disturbo?

"Nella donna l’infertilità può essere legata a problemi congeniti, anatomici, che riguardano utero, ovaie e tube. Possiamo avere fattori endocrini che portano a ovulazione discontinua, ovaio policistico, disturbi della condotta alimentare, endometriosi. Man mano che l’età della donna progredisce cala la fertilità, anche tra quante sono esenti da patologie. Abbiamo quindi una miriade di cause diverse, un elenco che non possiamo qui esaurire, ma tutte le problematiche vengono affrontate a livello specialistico nei centri Pma. Similmente a quanto accade nella donna, le considerazioni valgono anche per l’uomo e per l’infertilità di coppia".

Le terapie fanno grandi passi avanti, quali i principali?

L'intervista – Speciali Web Quotidiano"Le tecniche della Pma sono sempre più raffinate, abbiamo migliorato tantissimo le possibilità di riuscita. Metodiche come Fivet (fecondazione in vitro con trasferimento dell’embrione), Icsi (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo), sono sigle ormai note a tutti. La possibilità di selezionare meglio gli ovociti ha fatto aumentare la possibilità di successo. Coppie che fino a un recente passato venivano escluse oggi sono considerate eleggibili. Straordinari progressi sono stati fatti anche in tema di conservazione del tessuto ovarico, partendo dalle donne che affrontano una menopausa indotta dalle terapie per trattare malattie neoplastiche. Nell’uomo abbiamo assistito a progressi simili, cito il prelievo di spermatogoni. Come federazione delle società scientifiche vorrei ricordare a questo proposito che all’interno della Società italiana di ginecologia e ostetricia si è costituito un gruppo di interesse speciale (GISS) che si occupa specificamente di medicina della riproduzione".


L’epidemia ha scombussolato i piani ma ora si riparte.

"In Italia negli ospedali, negli ambulatori e nei centri Pma, tutti hanno preso le necessarie precauzioni. Le donne asintomatiche e negative al virus possono essere ammesse al prelievo ovocitario o al transfer di embrioni congelati".

Le titubanze riguardano anche l’esecuzione di esami come la diagnosi preimpianto.

"Questa può essere effettuata per le coppie che ricorrono alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, in particolare nelle condizioni ad alto rischio di trasmissione di alcune patologie cromosomiche o geniche. In ogni caso le coppie vanno correttamente informate sui limiti di tale indagine, che non esclude la diagnosi prenatale, che rimane l’unico modo per essere certi che il feto non abbia la malattia ricercata".

Quali cautele deve osservare in questo periodo una donna in dolce attesa?

"L’obiettivo è sempre quello di ridurre al minimo il rischio contagio, prima e dopo il parto, come nella vita di tutti i giorni. Quindi lavarsi le mani accuratamente, mantenere sempre le distanze, coprire bocca, naso e mento in presenza di altre persone, specialmente all’interno di locali. Le mamme dovranno evitare luoghi affollati con il bambino dopo aver partorito, centellinando o meglio rinviando le visite strette di parenti e amici".


Come regolarsi per l’allattamento?

"Le mamme che allattano possono essere rassicurate. Occorre naturalmente seguire le indicazioni dei neonatologi, e rispettare le norme igieniche. Come associazione abbiamo realizzato un poster (scaricabile sul sito www.agoi.it) che risponde ai tanti dubbi sulla gravidanza con illustrazioni e consigli pratici, e che consiglio di consultare".

Fonte https://www.quotidiano.net/salute/elsa-viora-dai-progressi-contro-l-infertilità-nuove-speranze-per-le-coppie-1.5163748

Gravidanza sicura per mamma e neonato anche dopo cure oncologiche

Gravidanza sicura per mamma e neonato anche dopo cure oncologiche      In Italia, sono circa 53.000 le donne colpite ogni anno dal cancro al seno. Ora una gravidanza sicura dopo cure oncologiche è possibile. L’Ospedale Policlinico San Martino raggiunge un altro traguardo nella medicina oncologica. Lo studio è apparso sulla rivista americana Journal of Clinical Oncology. A coordinare le ricerche Matteo Lambertini, medico e ricercatore rispettivamente presso la Clinica di Oncologia Medica e il Dipartimento di Medicina Interna e Specialità Mediche dell’Università degli Studi di Genova.

      Il team di ricerca ha permesso di dimostrare come la gravidanza in donne con pregresso tumore alla mammella e portatrici di mutazioni dei geni BRCA non abbia conseguenze negative sulla salute delle madri e dei neonati.

      Lo studio si deve alla collaborazione di 29 centri europei, americani e israeliani.

      Prima dei risultati di questo studio, alle pazienti con pregresso carcinoma mammario e portatrici di mutazione BRCA veniva spesso sconsigliata una gravidanza. Questo, per paura di recidive o di ripercussioni negative sul feto in una gravidanza non sicura.

      “Questi risultati dimostrano ulteriormente quanto sia importante sostenere la ricerca per continuare a migliorare le opportunità terapeutiche ma anche più in generale la gestione della qualità di vita delle pazienti durante e dopo le cure stesse” afferma Antonio Uccelli, Direttore Scientifico dell’Ospedale Policlinico San Martino, come riporta insalutenews.it.

       “L’idea di condurre questo studio è nata proprio dall’assenza di evidenze scientifiche – spiega Matteo Lambertini – per poter rassicurare queste pazienti e i loro medici curanti su un tema così importante”.

Fonte https://www.nursetimes.org/gravidanza-sicura/96754

Con lockdown boom concepimenti naturali da coppie infertili

Risvolto 'inaspettato' del lockdown: il 14% delle coppie infertili che stavano seguendo un percorso di fecondazione assistita hanno concepito naturalmente.
Coronavirus: in ospedale il neonato con pannolino arcobaleno ©     Lo afferma uno studio italiano, pubblicato per ora su un sito di preprint ma già accettato da una rivista, secondo cui questa percentuale si avvicina molto a quella che in letteratura viene definita come 'infertilità sine causa'.
    La ricerca, condotta da Arianna Pacchiarotti, Responsabile Pma dell'ospedale San Filippo Neri di Roma e Docente della Sapienza, ha riguardato 50 coppie di età media di circa 39 anni, che avevano dovuto sospendere la procreazione assistita a causa delle misure di distanziamento sociale. Il 14% di queste ha concepito naturalmente un figlio. "La bassa frequenza di rapporti sessuali spesso non viene menzionata durante l'anamnesi da parte delle coppie, soprattutto perché è un problema che è fonte di frustrazione e vergogna - spiega Pacchiarotti - lo stress, la fatica, la mancanza di tempo e la distanza geografica sono le cause principali".
    "Il dato più interessante - sottolinea - è che la percentuale di chi ha concepito naturalmente è molto simile, 14% contro 15% a quella delle cosiddette infertilità 'sine causa', quelle cioè in cui non è stato diagnosticato un problema medico".
    L'effetto potrebbe parzialmente compensare la mancanza di nascite causata dal blocco delle procedure nel periodo di distanziamento, che secondo alcune stime potrebbe far 'perdere' circa 4500 nascite quest'anno. Il 3-4 per cento dei bambini che vengono alla luce nel nostro paese lo fa infatti grazie alla fecondazione assistita.

Fonte https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2020/06/26/con-lockdown-boom-concepimenti-naturali-da-coppie-infertili_8294c2fe-497d-41a0-b771-9b67a29d7c6d.html

Infertilità maschile: un problema sociale troppo spesso ignorato

LA CRESCENTE infertilità è un problema contemporaneo, soprattutto maschile. Eppure ancora oggi, quando una coppia fatica ad avere un figlio, le pratiche mediche si concentrano sulla donna. Dei problemi che potrebbero riguardare l’uomo ci si occupa poco. “Non solo”, racconta Giovanni Maria Colpi, Direttore scientifico del dipartimento di andrologia e fertilizzazione in vitro della Clinica San Carlo di Paderno Dugnano e andrologo del Procea Institute di Lugano, “ci si occupa esclusivamente dei gameti più che dei problemi di salute più generali della persona che possono ridurre i tassi di fertilità, come un’infezione, oppure, banalmente, come certe condizioni di vita o del suo ambiente di lavoro”.

Per invertire questa tendenza e aggiornare gli addetti ai lavori oggi a Milano si tiene il workshop “The Andrologist in the I.V.F. Center “, presieduto proprio da Colpi e aperto ad andrologi, endocrinologi, ginecologi e urologi. Un incontro in cui alcuni tra i maggiori esperti internazionali della disciplina discuteranno le strategie con cui riportare anche gli uomini al centro della lotta all'infertilità.


“Fino agli anni ‘70”, spiega Colpi, “tutto il peso sociale dell'infertilità è caduto sulle spalle delle donne: a volte venivano addirittura operate per presunte cause di infertilità, ancora prima di compiere esami sull’uomo”. Oggi per fortuna non ci troviamo più in questa situazione, tuttavia quando bisogna affrontare l’infertilità di coppia sotto la lente c’è ancora la donna. E difatti, sottolinea Colpi, nelle cliniche che curano questi problemi ci sono soprattutto ginecologi e gli esami si concentrano sui possibili problemi femminili, limitando le analisi sull’uomo a uno o due esami sul numero e la motilità degli spermatozoi. “Ma servono esami più approfonditi, per capire per esempio se il Dna degli spermatozoi è danneggiato, cosa che comprometterebbe la fecondazione”, continua Colpi. “Stimiamo infatti che tra il 10 e il 25 % dei soggetti ritenuti normali dagli esami seminali abbia in realtà anomalie anche severe del Dna dei propri spermatozoi”.

Così può capitare che un maschio considerato sano nasconda delle patologie non immediatamente riconoscibili, come un'infiammazione dei dotti seminali che magari si presenta senza sintomi. Solamente un esame più attento e la presenza di medici specializzati di formazione andrologica può stanare simili problemi e curarli, migliorando di molto la fertilità del paziente. Ed evitando alle coppie di sottoporsi inutilmente a più cicli di fecondazione assistita, magari senza risultati.
Coronavirus, non danneggia la fertilità maschile - la Repubblica
“Oggi si stima che un terzo delle cause di infertilità di coppia sia dovuto a problemi dell’uomo, un terzo della donna e un terzo a concause. Ma molto probabilmente il numero delle cause maschili, a un esame più attento, risulterebbe superiore”, spiega Colpi. Ed è solo la punta dell’iceberg. La fertilità maschile sta infatti diminuendo: negli ultimi quarant’anni il numero medio di spermatozoi nel liquido seminale si è dimezzato. “Abbiamo anche abbassato l’asticella della 'normalità' – continua l'esperto – prima consideravamo nella norma uno sperma con 50 milioni di spermatozoi per millilitro. Poi siamo passati a 20 e dal 2010 a 15 milioni”. E tra questi la media degli spermatozoi buoni, che non hanno anomalie, sta scendendo e oggi è attorno al 15 %.

Le ragioni per cui la fertilità maschile declina sono varie. Anzitutto, una delle cause maggiori è l’inquinamento ambientale che può, per esempio, danneggiare il Dna contenuto negli spermatozoi. “Non è un caso ad esempio che tra i miei pazienti molti arrivano dalla provincia di Caserta, dalla Terra dei fuochi”, racconta Colpi. E poi sono cambiate le abitudini sessuali. Da un lato una minor frequenza di rapporti sessuali, magari legata a ritmi di vita stressanti, invecchia lo sperma e dunque gli spermatozoi più vecchi vanno incontro a possibili alterazioni della forma. Dall’altro se aumentano i partner occasionali, allora possono aumentare anche le infezioni, tra cui quelle asintomatiche. “Più in generale scende la fertilità di coppia, perché aumenta l’età dei partner in cerca di un figlio”. La fertilità femminile infatti decresce fino ai 36 anni dopodiché crolla. Se questo si incontra con una generale minor fertilità maschile, le possibilità di avere un figlio calano drasticamente.

“È per questo che dobbiamo aumentare l’attenzione sull’uomo”, aggiunge. “È una questione di politica sanitaria ma anche di salute. Mentre le donne nell’arco della vita si sottopongono a visite più o meno regolari, gli uomini raramente vanno dall’andrologo, a meno che non siano anziani o abbiano magari problemi erettili”. Una visita può però essere estremamente utile anche per prevenire problemi più gravi dell’infertilità, come un tumore. “In rari casi, per esempio, l’infertilità può accompagnare un tumore occulto ai testicoli. E così a volte noi possiamo scoprirlo per tempo e curarlo efficacemente”, conclude Colpi.

Fonte https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2019/11/07/news/infertilita_maschile_un_problema_sociale_troppo_spesso_ignorato-240477456/

Sessuologia: in cosa consiste esattamente il percorso di cura dallo specialista

Mi piace immaginare la sessuologia come un’isola abbracciata dal mare con tanti ponti levatoi verso le altre discipline, di cui si nutre e a cui apporta grandi contributi.

La sessuologia è una scienza relativamente recente; è una branca della psicologia o della medicina.

Il sessuologo clinico è infatti uno psicologo, uno psicoterapeuta o un medico (regolarmente laureato nonché iscritto al proprio albo professionale) che ha conseguito un perfezionamento di circa quattro o cinque anni, a seconda della scuola di specializzazione in sessuologia clinica che ha scelto di frequentare.

Chi sposa la cura dell’amore, solitamente, viene rapito dalla passione per la cura e rimane felicemente intrappolato in quel labirinto sempre nuovo che è la sessualità coniugata alla psiche e al corpo, e non smette più di studiare e di approfondire i temi che ha scelto di trattare. Così, i dieci anni che necessitano per poter curare davvero un paziente o una coppia, diventano un tempo infinito che accompagna il clinico durante la sua vita insieme a quella dei suoi pazienti.

La sessuologia è quella disciplina che studia gli aspetti biologici, medici, psicologici, pedagogici, culturali e sociali della sessualità. E il sessuologo clinico è lo studioso che si occupa di sessuologia. Può scegliere in funzione delle proprie inclinazioni di dedicarsi all’insegnamento o alla ricerca, alla divulgazione scientifica o alla cura, alla formazione e informazione mediante corsi di educazione affettiva e sessuale.

La sessuologia moderna ha avuto inizio nel 1948 con la compilazione del primo rapporto Kinsey sul comportamento sessuale. Questi studi pionieristici hanno sensibilizzato l’opinione pubblica e la medicina, e hanno fatto si che la sessualità diventasse finalmente oggetto di studio.

Molti studiosi iniziarono ad occuparsi di piacere oltre che di dolore, e a capire che l’assenza di piacere nella vita e nella coppia era causa e anche conseguenza di molti disagi psico-corporei e relazionali.

Lo studio di un sessuologo clinico

Di sessualità, anzi di sesso, si parla spesso, ovunque. Sulle riviste modaliole, in televisione, online, sui social, con tutti i linguaggi possibili: iper scientifici che non arrivano al cuore di chi ha davvero bisogno ma creano confusione e distacco, per arrivare a un linguaggio sin troppo amicale o scurrile che crea più imbarazzo che alleanza terapeutica.

Nonostante ciò e nonostante il dilagare di disfunzioni sessuali, anche giovanili, di separazioni e di sofferenze del cuore e del corpo, varcare la porta dello studio del sessuologo rimane ancora molto difficile.

Gli uomini, nonostante abbiano una sessualità visibile e quantizzabile, cercano in tutti i modi di mistificare il disagio sessuale e di rimandare il più possibile la richiesta d’aiuto. Provano imbarazzo, vergogna, preferiscono curarsi da soli in autogestione terapeutica, pur consci di non risolvere assolutamente nulla e di andare incontro a rischi per la loro salute. Le donne, il ministro degli esteri del rapporto di coppia, con pazienza e strategie amorose, riescono solitamente a portare i loro uomini in consultazione. Le donne sono coloro che si fanno carico del disagio della coppia e della famiglia, che cercano il professionista più formato, che si documentano, e che spesso vanno in avanscoperta per cercare di trovare una soluzione per salvare il loro legame d’amore e la loro famiglia.

Un discorso a parte deve essere fatto per il paziente giovane e ansioso. Il paziente giovane e psicogeno - la cui disfunzione sessuale non ha una causa organica - giunge in consultazione molto provato e demotivato. Ha effettuato tanti pellegrinaggi diagnostici e di cura: è passato da un medico a un altro, da una terapia farmacologica a un’altra, senza fermarsi a riflettere sul significato del sintomo sessuale.

Il paziente è stato spesso liquidato con la famigerata e ridondante frase: “Lei non ha niente. È solo una questione di testa”.

Frase che, se da un lato dovrebbe rassicurare il paziente sull’assenza di una spina irritativa organica del suo disagio sessuale, dall’altro lo fa sprofondare in un baratro di disperazione facendolo sentire un malato grave. Cronico.

Con questa frase liquidatoria il paziente psicogeno viene lasciato a un destino di incognita e di ansia, che nutre e peggiora la sua ansia pregressa.

Nel caso di un uomo la diagnosi dovrebbe essere sempre andro-sessuologica: analizzare in maniera congiunta psiche, corpo e coppia. Lo stesso modus operandi dovrebbe essere attuato per la paziente donna e per la coppia infelice, infertile, conflittuale o collerica.

Dagli alibi sessuali alla cura

La sessuologia si occupa anche di relazioni immobili, infelici o turbolente. Molti partner rimangono intrappolati all’interno di un legame estinto o in fase di estinzione, già naufragato da tempo, il cui preludio è stato costellato da tutta una serie di sintomi psicosomatici e sessuali, di cui la coppia ha ignorato l’esistenza.

A un certo punto della loro vita insieme succede l’irreparabile: un sintomo che peggiora, un tradimento o un abbandono. Soltanto dopo la coppia si mette realmente in cammino. Si rivolge a un sessuologo clinico e cerca di arginare il processo separativo.

I partner travolti e trafitti dal dolore decidono di non trascorrere più nessuna delle loro giornate nelle tenebre, una settimana senza progetto, una notte senza amore, una vacanza senza vacanza. Non vogliono più abitare una casa senza desiderio.

Richiedono una prima consulenza che può rimanere tale o diventare percorso di cura. Nel caso di una coppia in consultazione, e poi in terapia, si ascoltano entrambi: prima in maniera congiunta e dopo in maniera disgiunta, rassicurandoli che nessuna notizia dell’uno passerà all’altro e viceversa. In un ulteriore colloquio si valutano unitamente ai pazienti i costi e benefici del percorso da intraprendere. Il sessuologo clinico stabilisce quale potrebbe essere il percorso terapeutico più adatto all’unicità della loro coppia e della loro sofferenza, spiegando loro, passo dopo passo, l’emozione di un cammino di cura, con la segreta speranza di poter ricucire gli strappi creati dal silenzio e dal tempo trascorso senza prendere coscienza del disagio provato.

La prima consulenza sessuologica - talvolta composta da più incontri - è il luogo dell’ascolto e del progetto.

Nel caso del paziente single è utile per affrontare problematiche riguardanti la sessualità, l’affettività, la genitorialità o il rapporto con le figure genitoriali, e tanto altro. In ogni caso durante le consulenze sessuologiche si tende a fare chiarezza, per stabilire poi se è il caso di intervenire in seguito con un percorso più profondo.

La consulenza psico-sessuologica riguarda vari temi come l’età evolutiva, lo sviluppo sessuale e le ansie genitoriali. L’educazione affettiva e sessuale. La disamina dei rapporti interpersonali e di coppia; con uno sguardo alle influenze genitoriali e alla nuova coppia. I problemi della coppia infertile, con le inevitabili ricadute a cascata dell’infertilità sulla sessualità, e delle disfunzioni sessuali sulla fertilità.

I problemi relativi all’identità sessuale, il transessualismo, le coppie omosessuali. La sessualità durante le varie fasi della vita: dall’adolescenza alla sessualità negli anziani.  La sessualità e l’affettività durante la gravidanza, il dopo parto, quando la coppia diventa famiglia. Le problematiche relative all’interruzione di gravidanza, o a una gravidanza giovanile.

Un distinguo importante va effettuato tra la consulenza e la terapia. Il counseling psico-sessuologico può essere effettuato anche da uno psicologo che ha effettuato una parziale formazione in sessuologia clinica (due anni), la terapia sessuologica, quindi quel percorso di cura volto alla cura delle disfunzioni sessuali, del corpo e della psiche del paziente, deve essere effettuato esclusivamente da un sessuologo clinico.

Lo studio, l’accoglienza, la privacy, i dati sensibili e la ricevuta sanitaria

Una delle domande che un lettore o un paziente mi pone durante la prima telefonata è relativa all’organizzazione dello studio. Il paziente impaurito e che prova vergogna  nel dover chiedere aiuto a un sessuologo clinico, si informa sulla possibilità o meno di incontrare altri pazienti. Gli studi di chi svolge il mio lavoro sono solitamente strutturati in modo da evitare che un paziente ne incontri un altro. Sono studi con una doppia porta, sprovvisti di sala d’attesa, e la privacy diventa l’elemento centrale dell’organizzazione dello studio.

Un altro elemento determinante per tutelare la privacy del paziente e la presenza o meno di segretarie. Molti di noi, per scelta, decidono di non avere nessun intermediario tra il paziente e il protocollo di cura. Anche le ricevute sanitarie vengono emesse dal professionista al fine di evitare che i dati sensibili dei pazienti possono essere sbirciate da occhi indiscreti. A tal proposito esiste la possibilità da parte dei professionisti che operano nel settore sanitario di tutelare ulteriormente i dati del paziente o della coppia. Esiste infatti un timbro all’opposizione mediante il quale i dati non verranno comunicati all’agenzia delle entrate. Il paziente paga l’onorario al professionista e il professionista si fa carico di proteggere i suoi dati mettendo sulla fattura il timbro all’opposizione. Quindi nel caso in cui la dichiarazione del redditi dovesse essere effettuata da un parente, da uno zio o da un amico di famiglia, si può stabilire se far vedere o meno il percorso sessuologico effettuato.

Un’altra domanda che mi viene posta e quanto durerà un’eventuale terapia, quanto tempo ci vorrà per risolvere questa o quella disfunzione sessuale, il trauma del tradimento o quell’abbandono, quel disagio o quel lutto. La prognosi, che si tratti di terapia individuale o di coppia, dipende sempre dalla diagnosi. La diagnosi è quel momento, anzi più di uno, d’ascolto profondo, di raccolta anamnestica, di integrazione delle varie visite mediche nel caso in cui fossero indispensabili, per poter dare un volto e un nome al disagio sessuale. Fatto ciò, si inizierà a lavorare nel rispetto dei tempi interni di ogni paziente, nel rispetto dei meccanismi di difesa della psiche, dei valori e della sua struttura di personalità. La fretta in questo caso non aiuta la reale e profonda risoluzione delle problematiche.

Il sessuologo prima del legale. Dalla prevenzione alla promozione.

In assenza di sintomi, riconciliare erotismo e quotidianità.  «La stabilità amorosa è la tomba del sesso». Frase talmente ridondante da far parte dei luoghi comuni sulla sessualità. Come se tutte le relazioni monogame conducessero inevitabilmente alla morte della passione, al calo del desiderio, alla noia, al tradimento, all’abbandono. E come se la sicurezza amorosa si dovesse obbligatoriamente pagare in svalutazione erotica.

Anche in questi casi il sessuologo clinico aiuta le coppie a non precipitare nel baratro dei luoghi comuni, nel precipizio della scontatezza amorosa e sessuale.

Il lavoro sul desiderio e sulla qualità di vita della coppia è un lavoro di prevenzione e di promozione del benessere amoroso e sessuale. Non si può forzare il desiderio, non lo si può nemmeno prescrivere (per fortuna), ma si può creare con la coppia e per la coppia quell’atmosfera in cui il desiderio può sbocciare. Imparano a tagliare i rami secchi della comunicazione e a concimare il legame d’amore. Le carezze verbali della terapia aiutano la coppia ad ascoltarsi, a baciarsi ancora, a guardarsi negli occhi, per un reindirizzamento dell’eros coniugale.

Nel lavoro sessuologico l’immaginario e le fantasie erotiche forniscono una fonte inesauribile di informazioni sulla vita interiore del paziente e sulle dinamiche relazionali della sua coppia. La sessuologia si occupa anche della disamina dell’immaginario, e di quanto questi possa essere d’ausilio o di intoppo per una sana e vibrante vita amorosa. La sessualità non è un fare ma un essere; occuparsi esclusivamente e meramente dell’aspetto genitalico e meramente corporeo è altamente miope e riduttivo.

Sessuologia: in cosa consiste esattamente il percorso di cura dallo specialistaLa terapia sessuologica rappresenta un grande abbraccio. Un luogo all’interno del quale la coppia non si percepisce inquisita, giudicata, additata o sbagliata. Le sedute rappresentano un luogo da abitare con empatia, affetto, cura e profondo rispetto. Il legame che si viene a creare con il sessuologo clinico è un legame saldo e profondo, che dura a lungo, anche a fine percorso. Il terapeuta rimane in equilibrio all’interno del triangolo lavorativo, senza farsi triangolare o manipolare dall’uno o dall’altro partner. L’obiettivo è sempre e soltanto il benessere e la cura della coppia,  non la ricerca del colpevole. Lo scopo finale è quello di mettere ordine all’interno di quel guazzabuglio di ingredienti psichici che la coppia porta in terapia, a restituire loro gli strumenti per una navigazione condivisa.

Dalla paura del giudizio alle terapie dell’amore

Effettuare una caccia alle streghe, cercare obbligatoriamente il colpevole del disagio affettivo e sessuale è un tipo di percorso miope che non porta a nessuna possibile ricostruzione. Lamentarsi inoltre della noia sessuale, del calo del desiderio e delle più svariate disfunzioni sessuali o disagi del cuore è facile e convenzionale. Rivolgersi ai professionisti deputati alla cura della sessualità, risolvere le problematiche sessuali, coltivare l’erotismo tra le lenzuola è un atto di dichiarato coraggio.

In una coppia, anche maltratta dalla vita, c’è sempre qualcosa da scoprire. Il sessuologo li guida come un tour operator in quei luoghi interni in cui la coppia non si è ancora recata, alla ricerca di quel tesoro nascosto, di qualcosa dell’altro che può fare ancora scattare la scintilla prima che sia troppo tardi.

In quel viaggio chiamato ascolto, a volte le cose più importanti dei pazienti si vedono con le orecchie e con il cuore.

Le parole che curano, che accarezzano e che ascoltano rappresentano la possibilità di ricucire quello che si è frantumato. La tristezza che inonda il cuore e il corpo può senza dubbio essere trasformata in un meraviglioso nuovo inizio. Per pazienti single e per coppie.

Fonte https://www.lastampa.it/salute/2020/07/30/news/sessuologia-in-cosa-consiste-esattamente-il-percorso-di-cura-dallo-specialista-1.39040443

giovedì 30 luglio 2020

Fertilità: scoperte le cause della riduzione

       I cambiamenti climatici incidono sulla nostra salute. In base a quanto dimostrato dagli ultimi studi, in un pianeta sempre più caldo è difficile fare figli. A partire dal 1980, c’è stata una brusca accelerazione dell’aumento della temperatura a livello globale. Questi incrementi di temperatura possono indurre modificazioni importanti sulla salute dell’uomo. E ora i ricercatori dell’Università di Padova puntano il dito sulla fertilità maschile.
AdnKronos Salute: Scoperta la causa dell'ovaio policistico
       “E’ stato identificato un gene, attivato dal calore, che è implicato nello sviluppo del tumore del testicolo e del melanoma negli uomini infertili. L’aumento di temperatura potrebbe dunque essere uno dei fattori che induce la riduzione della produzione di spermatozoi”. A spiegarlo all’AdnKronos Salute è Carlo Foresta, direttore della Uoc Andrologia e Medicina della riproduzione e ordinario di Endocrinologia all’ateneo di Padova.


       Il cambiamento climatico con la colonnina di mercurio in salita potrebbe essere tra i fattori che inducono la riduzione della produzione di spermatozoi, e quindi della fertilità, dell’uomo: il testicolo è fortemente sensibile al calore e la sua collocazione è funzionale all’esposizione a una temperatura ridotta rispetto a quella corporea, spiega l’esperto in vista del XIV Convegno di Medicina organizzato dalla Fondazione Foresta Onlus per domani a Lecce presso il Castello Carlo V.

       In precedenti studi, i ricercatori di Padova coordinati da Foresta hanno dimostrato che il gene E2F1, deputato alla regolazione della divisione cellulare, era fortemente coinvolto nella produzione degli spermatozoi e che le alterazioni costitutive di questo gene portano a una maggiore predisposizione all’infertilità, all’anomala discesa del testicolo alla nascita (criptorchidismo) e al tumore localizzato in questa parte del corpo.

       I nuovi studi sperimentali dell’Università di Padova, coordinati da Manuela Rocca e Andrea Di Nisio e pubblicati su ‘Andrology’, hanno dimostrato inoltre che l’espressione di questo gene viene fortemente attivata dall’aumento della temperatura, e che negli spermatozoi di pazienti infertili l’attività del gene E2F1 è fortemente aumentata. “Dunque l’aumento della temperatura si può considerare come uno dei meccanismi che hanno determinato l’infertilità”, dice Foresta. Questa ipotesi è rafforzata dalla presenza di infertilità nelle condizioni in cui geneticamente è presente una alterazione di E2F1, che comporta un aumento della sua attività. Le analisi condotte su 174 infertili hanno infatti evidenziato un aumento dell’espressione del gene del 40%, rispetto a 283 soggetti di controllo.
       Sorprendentemente, un’associazione non ancora spiegata è stata trovata tra il tumore della pelle, il melanoma e l’infertilità maschile. Proprio il melanoma ha come fattore di rischio importante l’esposizione solare e l’aumento della temperatura. I ricercatori di Padova hanno ipotizzato un ruolo del gene E2F1 in funzione del calore nella patogenesi del melanoma. Il gruppo di ricerca, in collaborazione con l’Istituto oncologico veneto ha studiato il profilo molecolare di questo gene in oltre 550 pazienti affetti da melanoma e ha riscontrato in questi soggetti una maggiore espressione del gene E2F1. I risultati di questo studio, pubblicati sul ‘Journal of Translational Medicine’, hanno evidenziato un numero significativo di casi con aumentate copie del gene ‘nel mirino’, rispetto alla popolazione sana.

       Queste sperimentazioni, conclude Foresta, suggeriscono per la prima volta che l’aumento della temperatura, stimolando l’espressione del gene E2F1, può essere fattore di rischio per tutte queste patologie.

Fonte https://www.laleggepertutti.it/342487_fertilita-scoperte-le-cause-della-riduzione

Gravidanza sicura anche dopo tumore al seno, lo studio del S. Martino di Genova

Raggiunto dall’Ospedale Policlinico San Martino un nuovo traguardo in ambito oncologico. Sulla prestigiosa rivista americana ‘Journal of Clinical Oncology’ è stato recentemente pubblicato uno studio, coordinato da Matteo Lambertini, medico e ricercatore rispettivamente presso la Clinica di Oncologia Medica e il Dipartimento di Medicina Interna e Specialità Mediche dell’Università degli Studi di Genova, che ha permesso di dimostrare come la gravidanza in donne con pregresso tumore alla mammella e portatrici di mutazioni dei geni BRCA (geni che in forma mutata possono predisporre la donna ad un aumentato rischio di ammalarsi) non abbia conseguenze negative sulla salute delle madri e dei neonati.

I risultati dello studio, condotto dal Policlinico in collaborazione con 29 centri europei, americani e israeliani, rappresentano una notizia estremamente importante per tutte le donne giovani che hanno affrontato un tumore alla mammella associato alla mutazione genetica BRCA e che intendono portare avanti una gravidanza al termine delle cure oncologiche.

Il carcinoma mammario rappresenta, infatti, la neoplasia più frequente nelle donne: in Italia, sono circa 53.000 le donne colpite ogni anno dal cancro al seno. Si contano 3.500 casi sotto i 40 anni, tra questi il 10% ha carattere ereditario, correlato alla ‘mutazione Jolie’ (questo il nome con cui è nota all’opinione pubblica la mutazione del gene BRCA, di cui l’attrice è portatrice).

Due sono le preoccupazioni principali relativamente al tema della maternità per le giovani donne che hanno affrontato il tumore alla mammella, che spesso sono condivise anche da molti loro oncologi curanti: la possibilità che la gravidanza possa peggiorare la prognosi della paziente e il rischio che la pregressa esposizione a trattamenti oncologici possa avere effetti nocivi sulla futura gravidanza. Di conseguenza, prima dei risultati di questo studio, alle pazienti con pregresso carcinoma mammario e portatrici di mutazione BRCA veniva spesso sconsigliata una gravidanza, per paura di recidive o di ripercussioni negative sul feto.

"L’idea di condurre questo studio è nata proprio dall’assenza di evidenze scientifiche – spiega Matteo Lambertini – per poter rassicurare queste pazienti e i loro medici curanti su un tema così importante. Lo studio – prosegue – è stato condotto grazie anche ai fondi del 5x1000 destinati al Policlinico, e ha permesso di raccogliere dati da tutto il mondo per oltre 3 anni su 1.252 donne con mutazione genetica BRCA e diagnosi di carcinoma mammario prima dei 40 anni. Di queste pazienti, negli oltre 8 anni di follow-up, 195 hanno avuto una gravidanza dopo il completamento delle cure oncologiche. Lo studio ha dimostrato chiaramente che avere una gravidanza è sicuro sia per la madre sia per i neonati. Non è, infatti, stato osservato alcun peggioramento della prognosi per le pazienti che hanno avuto una successiva gravidanza; inoltre, il tasso di complicanze della gravidanza e di anomalie congenite sono risultati sovrapponibili a quelli attesi nella popolazione generale".

Fonte https://telenord.it/gravidanza-sicura-anche-dopo-tumore-al-seno-lo-studio-del-s-martino-di-genova

Come gestire la gravidanza con un gatto in casa

La gravidanza è un momento di grazia e di esaltazione della femminilità. Ma per le donne che vivono con animali in casa o a contatto con persone che li ospitano, spesso viene fuori il fantasma di una malattia che fino a quel momento molte ignoravano: la toxoplasmosi. Di che si tratta? Lo spiega la dottoressa Nicoletta Mascaro: “La toxoplasmosi è una malattia sostenuta da un parassita obbligato: il toxoplasma gondii, protozoo caratterizzato da un ciclo biologico di due fasi. La prima fase, sessuata, avviene nei felini poiché ospiti definitivi. L’altra avviene nei mammiferi, come gli uomini, che rappresentano gli ospiti intermedi. Essere ospiti definitivi significa che il parassita compie in questi animali l’intero ciclo biologico e, pertanto, i felini eliminano con le feci le uova del parassita andando così ad infettare altri animali, uomo compreso. Ecco perché è una malattia definita zoonosi, appunto in quanto gli animali possono infettare l’uomo. Malgrado ciò è stato ampiamente dimostrato che la maggiore trasmissione è legata all’ingestione di cibo o acqua contaminate, piuttosto che al gatto in sé”.

In gravidanza è consigliabile convivere con i gatti?
“È necessario evitare preoccupazioni infondate – spiega la dottoressa – e vivere in tutta tranquillità e sicurezza la gravidanza e la convivenza con questi meravigliosi animali. Il gatto può infestarsi mangiando carne cruda infetta di piccole prede, come topi e uccelli. Quindi nel suo organismo, il protozoo moltiplica senza dare alcun sintomo al gatto, il quale elimina così le oocisti attraverso le feci, che sono molto resistenti in ambiente esterno. Dopo qualche mese i gatti in buone condizioni di salute sviluppano una immunità che non permette nuove infezioni”. In generale la trasmissione all’uomo avviene essenzialmente attraverso l’ingestione di carne poco cotta o contaminata, o attraverso vegetali e frutta contaminati da feci di gatto. Pertanto, generalmente è sufficiente rispettare le tradizionali norme igieniche per evitare di contrarre la malattia.

In gravidanza è quindi consigliabile consumare carni inscatolate, salumi cotti (come il prosciutto cotto, la mortadella) e quelli stagionati DOP o IGP solo se il periodo di stagionatura  è oltre 30 giorni. Ancora, il toxoplasma si inattiva a 67 gradi centigradi per almeno 4 minuti. Anche il congelamento casalingo, per almeno 2-3 giorni , è sufficiente a garantire la sicurezza del prodotto. Invece, il sale da cucina aggiunto alle carni poco prima del consumo non ha alcun effetto sul parassita.

“Se la malattia viene contratta da un adulto sano – spiega ancora la dottoressa Mascaro –  in genere,  origina formazione di anticorpi che lo proteggono per tutta la vita. Questo è importante per le donne, che se infettate prima di un’eventuale gravidanza avranno un corredo anticorpale che proteggerà il feto durante la gestazione. Viceversa se sieronegative, le donne devono prestare attenzione a non contrarla durante la gravidanza.”

Quali misure adottare in caso di presenza di un gatto in casa?
“Se si possiede un gatto – consigli la dottoressa – le norme da seguire per evitare l’infezione sono semplici: tenere il gatto in casa evitando che possa cibarsi di topi e uccelli e possa dunque infettarsi qualora non lo fosse; nutrire il nostro gatto con mangimi commerciali; far pulire la lettiera da altri. Se ciò non fosse possibile, ricordiamoci di usare sempre guanti . La lettiera va pulita ogni giorno in modo che le oocisti non abbiano il tempo di maturare. Ricordiamoci ancora di pulire spesso e con acqua bollente cucce e lettiere”. Pochi semplici ma fondamentali regole per vivere in tranquillità la gravidanza e, in generale, per gestire in sicurezza la convivenza con gli animali domestici.

È ampia la scelta di prodotti in commercio adatti all’alimentazione dei gatti. Gli alimenti in busta o scatola, secchi o umidi, contengono ingredienti che aiutano il gatto a mantenersi sano, avere un ottimo aspetto ed essere pieno di energia. In ogni caso è bene assicurarsi che sia sempre disponibile acqua fresca da bere.

Fonte https://www.stile.it/2020/07/30/come-gestire-la-gravidanza-con-un-gatto-casa-id-231692/

Infertilità: scoperta causa finora inspiegabile

Una coppia su 8 ha difficoltà a concepire e in un quarto dei casi il motivo è un’infertilità maschile che però non ha motivi chiari. Negli ultimi 10 anni, la ricerca è riuscita a collegare l’infertilità inspiegabile a un difetto degli spermatozoi, che non riescono a liberarsi di alcune proteine, chiamate istoni dal Dna durante lo sviluppo. Tuttavia, il meccanismo alla base di questo fenomeno e il punto preciso dove ciò accade nel Dna era rimasto un elemento controverso e poco chiaro.

Dna degli spermatozoi "impigliato". Scoperta la causa dell ...Ora, l’agenzia stampa Adnkronos Salute ha diffuso una nuova ricerca dell’Università della Pennsylvania (Usa) che mostra, utilizzando i più recenti strumenti di sequenziamento del Dna, le posizioni genetiche precise degli istoni ‘trattenuti’, nonché un gene chiave che regola questo processo. I risultati sono stati pubblicati su ‘Developmental Cell’.

Facendo un ulteriore passo avanti, i ricercatori hanno anche creato un nuovo modello di topo con una versione mutata del gene, Gcn5, che ha consentito agli studiosi di seguire da vicino i difetti degli spermatozoi dalle prime fasi dello sviluppo, attraverso la fecondazione e così via: in questo modo si potrà arrivare a una migliore comprensione non solo dell’infertilità negli uomini – e dei potenziali sistemi per invertirla – ma anche delle mutazioni genetiche che vengono trasmesse all’embrione sia naturalmente che attraverso la fecondazione in vitro.


“Negli uomini con infertilità inspiegabile, tutto sembra normale: il conteggio degli spermatozoi, la loro motilità. Tuttavia, hanno seri problemi nel concepimento”, sottolinea il primo autore Lacey J. Luense. “Una spiegazione per problemi persistenti di infertilità è che gli istoni si trovano nella posizione sbagliata, il che può influenzare lo sviluppo degli spermatozoi. Ora abbiamo un modello davvero buono per studiare cosa succede quando non ci si ‘sbarazza’ degli istoni in modo appropriato”.

“In questo momento – prosegue – il peso della fecondazione in vitro e di altre tecnologie di riproduzione assistita ricadono sulle donne. Anche se il ‘problema’ è l’uomo, sono ancora le donne che devono sottoporsi a iniezioni e procedure”. Questo in futuro potrebbe cambiare.

Nascita indesiderata: il risarcimento del danno spetta alla madre e al padre

Risarcimento del danno da nascita indesiderata: novità ...In tema di responsabilità del medico per erronea diagnosi concernente il feto e conseguente nascita indesiderata, il risarcimento dei danni, che costituiscono conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento della struttura sanitaria all’obbligazione di natura contrattuale gravante sulla stessa, spetta non solo alla madre, ma anche al padre, atteso il complesso di diritti e doveri che, secondo l’ordinamento, si incentrano sulla procreazione cosciente e responsabile, considerando che, agli effetti negativi della condotta del medico ed alla responsabilità della struttura ove egli opera non può ritenersi estraneo il padre che deve, perciò, considerarsi tra i soggetti “protetti” e, quindi, tra coloro rispetto ai quali la prestazione mancata o inesatta è qualificabile come inadempimento, con il correlato diritto al risarcimento dei conseguenti danni, immediati e diretti, fra cui deve ricomprendersi il pregiudizio patrimoniale derivante dai doveri di mantenimento dei genitori nei confronti dei figli.

(Nella specie, era stato eseguito in maniera erronea un intervento di raschiamento uterino in seguito ad una non corretta diagnosi di aborto interno, accertata dopo la ventunesima settimana e, quindi, oltre il termine previsto dalla l. n. 194 del 22 maggio 1978, con la conseguenza che la gravidanza era proseguita e si era conclusa con la nascita indesiderata di una bambina).

mercoledì 29 luglio 2020

Ecco “HappyMamma”, l’app della Regione per le donne in gravidanza

       Implementare il percorso nascita regionale attraverso modalità digitali integrate, aggiornare il sistema “HappyMamma” e integrare l’offerta di corsi di accompagnamento alla nascita online. Sono questi gli obiettivi principali del progetto approvato dalla Giunta e proposto nell’ambito della convenzione tra Regione e Scuola Sant’Anna di Pisa a integrazione del Piano di attività del Laboratorio management e sanità (Mes) 2020.

       La delibera, proposta dall’assessore al diritto alla salute, Stefania Saccardi, assegna, inoltre, 100 mila euro per la realizzazione del progetto, le cui attività sono coordinate dal Mes del “Sant’Anna”.

Ecco "HappyMamma", l'app della Regione per le donne in gravidanza ...
       “Il progetto – spiega Saccardi – prevede interventi evolutivi del sistema “HappyMamma”, uno strumento innovativo per promuovere la salute della mamma e del bambino, che abbiamo attivato il primo marzo 2019, con l’obiettivo di offrire indicazioni georeferenziate sui servizi consultoriali e ospedalieri, relativi al percorso nascita.

       Le donne che scoprono di essere in stato interessante hanno a disposizione uno strumento digitale, che le accompagna dalla gravidanza fino a tutto il primo anno di vita del bambino, fornendo indicazioni e informazioni per facilitare l’accesso e la fruizione dei servizi offerti dal nostro servizio sanitario.

       L’obiettivo è quello di migliorare l’utilizzo di questo applicativo da parte delle utenti e degli operatori, offrendo una risposta integrata e omogenea, sul territorio toscano, alle problematiche emerse in seguito alla sospensione dei corsi di accompagnamento alla nascita e ad altre attività di gruppo, relative al percorso nascita (incontri post parto, spazio allattamento) a causa dell’emergenza sanitaria, dovuta al Covid.

       Durante la pandemia – conclude Saccardi – i servizi consultoriali e ospedalieri hanno provato anche soluzioni online, che con questo strumento vogliamo rendere omogenee a livello regionale”.

       Dopo una fase sperimentale nell’Asl Nord Ovest, “HappyMamma” è stata estesa a tutto il territorio regionale. L’applicazione mobile, disponibile nella versione Android e iOS, scaricabile gratuitamente e utilizzabile anche online come web app, presenta contenuti in più lingue e semplifica la modalità di fruizione di servizi come la prenotazione delle prestazioni previste dal protocollo della gravidanza fisiologica.

       “HappyMamma” fornisce anche il libretto della gravidanza in formato digitale (a oggi ha raggiunto le 22 mila unità), integrato con il calendario dell’applicazione, che mostra le scadenze del percorso nascita e ricorda gli appuntamenti grazie al promemoria. Inoltre, con il ritiro del libretto gravidanza nei consultori, vengono attivate funzionalità personalizzate a cui si può accedere tramite Spid o tessera sanitaria attivata (agenda personalizzata con visite/esami della gravidanza, calendario vaccinale, informazioni personali sulla gravidanza con monitoraggio del peso, il libretto gravidanza digitale).

       Il nuovo progetto prevede di costruire uno o più spazi virtuali, vale a dire corsi online per ciascuno dei diversi livelli organizzativi, con una serie di funzioni, attività e strumenti interattivi. Inoltre, la prospettiva di lungo termine è la massima integrazione del sistema “HappyMamma” con i flussi informativi regionali relativi all’area materno-infantile, e la progressiva integrazione con il Fascicolo sanitario elettronico, per arrivare a una gestione (sempre integrata) dei dati della gestante e poi del nascituro, nelle varie fasi del percorso nascita, sviluppando soprattutto la dimensione dell’assistenza del neonato.

Fonte https://www.ilgiunco.net/2020/07/29/ecco-happymamma-lapp-della-regione-per-le-donne-in-gravidanza/