mercoledì 31 gennaio 2018

Come vivere il sesso in gravidanza


Come vivere il sesso in gravidanza     Se la donna si sente meno attraente è importante che il partner la aiuti a farle tirare fuori la femminilità sopita dalla presenza del pancione, magari stimolandola a ricaricare la sua energia erotica femminile. Per rafforzare il senso di desiderabilità di una donna sono a volte sufficienti alcuni semplici gesti o parole che le facciano dimenticare i cambiamenti del suo corpo, per sentirsi nuovamente una donna attraente.

     In realtà, il sesso in gravidanza non è soltanto una questione femminile, entrambi i partner possono sentirsi limitati nell’esprimere la propria sessualità. Proprio perché i cambiamenti fisici del corpo femminile non possono passare inosservati, ci ricordano in qualsiasi momento che la fisicità ed il contatto non possono essere gli stessi di prima.

     Non è detto che il cambiamento debba vedersi dal suo lato negativo, ecco perché il sesso in gravidanza va vissuto come un’esperienza nuova in grado di regalarci sensazioni ed emozioni non ancora mai provate. Inoltre, il sesso in gravidanza influisce positivamente sul feto perché permette ai muscoli pelvici di ricevere più sangue e conseguentemente ne riceve di più anche la placenta, sul parto stesso perché le contrazioni che seguono l’orgasmo femminile aiutano la muscolatura uterina a rafforzarsi e così la preparano al travaglio.

     Innanzitutto il sesso in gravidanza è assolutamente importante, proprio perché si condividono sensazioni nuove e perché si possa approfondire l’intimità di coppia ed arricchire così lo scambio di emozioni. La gratificazione sessuale è assolutamente necessaria perché si mantenga l’equilibrio di coppia e non bisogna sottovalutare il rischio che l’astinenza, dovuta magari a dubbi sulle conseguenze del sesso sul bambino o al calo della libido in uno dei due o in entrambi i partner, può provocare un allontanamento che non gioverà affatto ai futuri genitori.
   
Картинки по запросу sesso in gravidanza     Dal punto di vista maschile, capita che la donna incinta inibisca il desiderio sessuale, sia perché nell’immaginario collettivo una futura mamma è da proteggere e quindi l’atto sessuale viene vissuto quasi come una violazione alla purezza della gravidanza, sia per la paura materiale di danneggiare il nascituro. In questo caso la partner gioca un ruolo fondamentale, lo deve tranquillizzare evitando di offendersi se lui si nega e cercando di stimolarlo con nuove tecniche erotiche. Se il partner riesce a superare i tabù e le false credenze per sintonizzarsi con il cambio del tutto naturale del corpo della compagna e con anche le sue sensazioni ed emozioni, il risultato sarà sorprendente. Non solo è possibile accedere alle gioie del sesso durante la gravidanza, ma ugualmente assicurare che, anche dopo il parto, sarà facile ritornare in tempi brevi alla normale attività sessuale.

      E’ comunque consigliabile, per accertarsi che non ci sia alcuna controindicazione, rivolgersi al proprio ginecologo poiché in alcuni casi il sesso in gravidanza è più che sconsigliato, come ad esempio la minaccia di aborto o di parto pretermine, la poliabortività, in presenza di precedenti parti prematuri, se la placenta si stacca, se ci sono stati interventi pregressi al collo uterino, in presenza di attività contrattile e di rottura prematura delle membrane, tutte situazioni in cui si deve rimanere a riposo assoluto.

Fonte http://mammaoggi.it/vivere-sesso-gravidanza/

Parcheggi “rosa”: agevolazioni per le donne in gravidanza e le neomamme

       “Un aiuto concreto e più attenzione per loro. Con questo documento – ha spiegato Senarega – abbiamo impegnato la Giunta ad interagire con le Associazioni dei Comuni liguri affinché ogni Amministrazione locale predisponga e attui delle misure idonee ad agevolare la sosta dei veicoli condotti da gestanti e neomamme, soprattutto in prossimità di edifici pubblici, nel periodo compreso tra il quinto mese di gravidanza e i primi mesi di vita dei neonati”.

       “La prolungata ricerca di un parcheggio e le attività connesse, infatti, possono essere faticose per le donne in gravidanza (soprattutto nella fase terminale della gestazione) e per le neomamme che si muovono spesso con passeggini o carrozzine. Pertanto, è opportuno che in tal senso ogni Amministrazione locale sostenga la maternità, attuando iniziative per migliorare la vita quotidiana e manifestando concreta attenzione per mamme in gravidanza e nascituri, così come per neomamme e neonati” conclude Senarega.

Fonte http://www.albengacorsara.it/2018/01/30/parcheggi-rosa-agevolazioni-per-le-donne-in-gravidanza-e-le-neomamme/

Problemi di infertilità? E’ utile effettuare il Post-coital test

Muco cervicale, cos’è?

      Il muco cervicale è il fluido secreto dal collo dell’utero in vagina. Normalmente nella maggior parte del ciclo mestruale femminile non lascia passare gli spermatozoi all’interno della cavità uterina . Prima dell’ovulazione, invece, favorisce il loro passaggio.

      Se le secrezioni ormonali della donna sono normali e la cervice funziona bene, il muco si modifica nei giorni che precedono l’ovulazione per permettere agli spermatozoi di superarlo. Se il collo dell’utero presenta dei problemi (ad es. cervicite) o se le secrezioni ormonali non sono adeguate, il muco sarà scarso, viscoso e resterà impermeabile agli spermatozoi per cui difficilmente l’incontro con l’ovulo potrà aver luogo. Queste anomalie possono essere causa di infertilità, ecco perché è essenziale verificare la qualità del muco cervicale e la mobilità degli spermatozoi presenti in esso.

In quale periodo si effettua il test?

      Perché il test sia interpretabile, è necessario rispettare scrupolosamente tutte le sue condizioni di realizzazione: il test deve essere effettuato nel periodo pre-ovulatorio( cioè uno o due giorni prima della data prevista dell’ovulazione). Per sapere in quale preciso momento effettuare il test, si può ricorrere a vari metodi. Compilare una curva della temperatura basale corporea, fare il monitoraggio follicolare oppure procedere ai dosaggi ormonali o sottoporsi a un test urinario di rilevazione dell’ovulazione. Spesso si associano più sistemi. Comunque anche la donna in genere si accorge della presenza del muco cervicale e la indica al ginecologo che farà le opportune verifiche tra cui proprio quella di valutare con la visita qualità e quantità del muco cervicale (“score cervicale”). In ogni caso, si prenda nota della data delle ultime mestruazioni, contando a partire dal primo giorno della perdita ematica.

Astinenza per l’uomo

      Per l’uomo sono necessari 4 o 5 giorni di astinenza sessuale perché la qualità dello sperma sia ottimale.

Il rapporto

      Il rapporto sessuale deve aver luogo nelle 6-12 ore precedenti la raccolta del muco, che avviene nei pressi del laboratorio dove si valuterà il numero e la motilità degli spermatozoi all’interno del muco cervicale raccolto. Il rapporto deve essere seguito da un periodo di riposo in cui la donna resta sdraiata per 20-30 minuti, ed è necessario non lavarsi i genitali prima della raccolta del muco.

Come si effettua l’esame?

Dott Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Plastica Benessere Dietologo Nutrizionista Roma Cellulite Sessuologia Ecografie DermatologiaSmettere fumare Dimagrire Post-coital test infertilità      La raccolta del muco è indolore e priva di rischi e non necessità di ricovero o di anestesia. La donna è in posizione ginecologica, e dopo l’inserimento dello speculum si aspira il muco specie quello endocervicale proveniente cioè dal canale cervicale. Il muco prelevato viene immediatamente consegnato al biologo, che lo esaminerà al microscopio per verificarne l’abbondanza e la viscosità, la trasparenza, la modalità di cristallizzazione nonchè il pH. Si cercheranno inoltre eventuali segni di infezione (presenza di germi e di leucociti, i globuli bianchi).Naturalmente si conterà il numero di spermatozoi presenti e in particolare quelli mobili annotando il tipo di motilità .

Il risultato

      Test positivo: tutto è normale perché il muco è abbondante, ha una viscosità nella norma, è filante , trasparente e la cristallizzazione risulta normale ( al microscopio si vede la tipica immagine delle foglie di felce). Il pH è compreso tra 6.5 e 8,5, non sono presenti germi o leucociti e ci sono almeno 5 spermatozoi normalmente mobili ( dritti e veloci) per campo visivo

      Test negativo: muco di qualità inadeguata. Muco poco abbondante, con pH acido, opaco, cristallizza male. Gli spermatozoi vivi mobili sono pochi . In questo caso si verificherà se il test è stato realizzato davvero nella fase pre.ovulatoria, e se non è così, si ripeterà il test due o tre giorni dopo o al ciclo successivo. Se la qualità del muco non migliora dopo due post-coital test consecutivi, verrà probabilmente prescritta la stimolazione ormonale per tentare di migliorarne la qualità. In presenza di un’infezione batterica si impone il trattamento antibiotico o antisettico locale o generale prima di sottoporsi a un altro test. Una ragione della negatività del test può risiedere nel fatto che quel ciclo non era ovulatorio e la stimolazione ormonale dell’ovaio può riportare tutto alla norma

      Test negativo con muco di buona qualità: tutte le caratteristiche fisiche e chimiche del muco sono nella norma e non sono presenti segni di infezione, gli spermatozoi vivi e mobili sono assenti o poco numerosi oppure la mobilità degli spermatozoi presenti è anomala ( fermi con un movimento oscillante). In questo caso bisognerà assicurarsi che il rapporto sessuale si sia svolto in condizioni normali e si verificherà che lo spermiogramma sia normale. In caso di spermiogramma normale, il muco o l’interazione muco/spermatozoi è verosimilmente la causa della negatività del test. A questo punto si procederà a un test di penetrazione incrociata per scoprire se l’anomalia proviene dallo sperma o dal muco. Si potrebbe valutare ad esempio il comportamento degli spermatozoi con il muco bovino. Quest’ultimo test potrebbe far sospettare l’esistenza di una immunizzazione antispermatozoi nel muco o nello sperma stesso, cioè la presenza di anticorpi antispermatozoi. La presenza di anticorpi tuttavia è un’eventualità rara.

Fonte https://medicinaonline.co/2013/09/20/problemi-di-infertilita-e-utile-effettuare-il-post-coital-test/

Cibi da evitare in gravidanza

Cibi da mangiare in gravidanza
     La dieta mediterranea è il tipo di alimentazione più indicato per la donna durante la gravidanza.

     Cereali, fibre, proteine nobili, vitamine sono gli elementi caratterizzanti la nostra alimentazione e garantiscono alla gestante tutti i nutrienti e le sostanze di cui ha bisogno e di cui ha bisogno il feto.

E' abbastanza chiaro cosa è bene mangiare durante i nove mesi di gestazione:

  • alimenti ricchi di acido folico per prevenire la spina bifida,
  • pesce - soprattutto il pesce azzurro che non contiene mercurio - per garantire un corretto apporto di omega-3. A proposito del pesce gli esperti consigliano di non superare una porzione da 100 g alla settimana di grandi pesci predatori (pesce spada, squaloidi, marlin, luccio) e non consumare tonno più di 2 volte a settimana per evitare una maggiore esposizione ai possibili contaminanti come il metilmercurio
  • carboidrati per assicurarsi energia
  • frutta e verdura in quantità (preziose fonti di vitamine e Sali minerali, indispensabili per lo sviluppo del feto e per la salute della mamma).

Cosa non mangiare in gravidanza
     Per avere un’idea chiara è bene chiedere al proprio ginecologo di fiducia, ma nel frattempo qualche indicazione di massima può essere utile.

Alimenti da limitare

  • L’uso del sale, contribuisce alla ritenzione idrica e al ristagno dei liquidi, meglio sostituirlo con spezie ed erbe aromatiche che, invece, si possono usare senza alcun limite.
  • Meglio, anche, limitare i fritti, sono ricchi di grassi e sono ipercalorici e non apportano alcun vantaggio dal punto di vista nutrizionale, meglio optare per una cottura più naturale, come quella al vapore, che lascia più o meno intatta la concentrazione di sostanze nutritive presenti negli alimenti.
  • Meglio preferire formaggi stagionati, come il pecorino o il parmigiano, a quelli a pasta molle, come il brie o il gorgonzola perché possono essere veicolo di agenti infettivi.
Alimenti da evitare

  • Se non si è immuni alla toxoplasmosi vanno evitati tutti gli insaccati crudi (prosciutto crudo, salame, speck ecc.), le verdure crude (possono essere consumate solo dopo averle lavate con un disinfettante alimentare o con il bicarbonato), la carne cruda, come il carpaccio, e il pesce crudo.
  • La frutta va sempre sbucciata con cura e lavata attentamente.
  • Da evitare i molluschi, che non solo non vanno consumati crudi, ma andrebbero evitati del tutto, e le uova crude, che possono trasmettere la salmonellosi.
Cosa bere in gravidanza
  • Assolutamente vietati: birra, vino, alcolici in genere.
  • Da limitare: caffè, tè e bevande a base di caffeina.
  • Da bere in gran quantità: acqua, almeno un litro al giorno e un litro e mezzo in estate. Se si soffre di nausee, meglio non bere a digiuno e fare frequenti spuntini con alimenti secchi.
Toxoplasmosi, cibi da evitare in gravidanza
     Come ricorda il Ministero della Salute alcuni alimenti possono essere veicolo di agenti patogeni come Listeria monocytogenes e Toxoplasma gondii, responsabili di patologie a carico del feto, altri alimenti possono veicolare germi responsabili di infezioni o tossinfezioni alimentari. Ecco alcune indicazioni:

     Carni crude o poco cotte (ad es. tartare o carpaccio), compreso pollame e selvaggina, vanno cotte bene fino al cuore (deve scomparire il colore rosato)
     Salsicce fresche e salami freschi (poco stagionati) vanno ben cotti fino a far scomparire il colore rosato perché la stagionatura molto breve rende il profilo di rischio di questi alimenti simile a quello della carne cruda
cibi da evitare in gravidanza     Consumare le verdure solo dopo accurato lavaggio, comprese quelle in busta già pronte per il consumo. Consumare la frutta ben lavata, meglio se sbucciata, i frutti di bosco surgelati solo cotti
Bisogna prendere gli integratori in gravidanza?
Alessandra Kustermann della Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e           Regina Elena dice no agli integratori e spiega che se si segue una dieta corretta l’uso di integratori non serve, e non ha alcun fondamento scientifico. L’unica eccezione è l’integrazione di acido folico che previene malformazioni del tubo neurale, come la spina bifida, ed è l’unico integratore realmente efficace e consigliabile.

     Tuttavia molti ginecologi prescrivono un integratore multivitaminico per tutta la gravidanza: fidatevi del vostro medico e seguite le sue indicazioni con la massima serenità.

Evitare il cibo spazzatura
     La dieta seguita dalla madre durante la gravidanza spinge in futuro i bambini a cedere alla "voglia" di alcol e sigarette. Se infatti la donna incinta si rimpinza di cibo spazzatura, il cervello del bambino viene "programmato" per godere della combinazione di drink alcolici e nicotina in futuro. A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori della Rockefeller University.

Картинки по запросу cibi da evitare in gravidanza     Per arrivare a queste conclusioni gli scienziati hanno effettuato una serie di esperimenti sui topi: hanno confrontato la propensione alla nicotina e all'alcol di topi "adolescenti" figli di mamme che in gravidanza hanno seguito una dieta a base di cibi grassi o una dieta sana.

     Ebbene, i topolini esposti a una dieta grassa prima della nascita hanno cercato di ottenere una dose di nicotina e alcol, molto più di quanto hanno fatto i topi esposti a una dieta sana. Secondo i ricercatori, le stesse conclusioni potrebbero valere anche per gli esseri umani.

Fonte https://www.paginemamma.it/cibi-da-evitare-in-gravidanza

Sono incinta, posso guidare senza cintura: esenzione o rischio la multa anche in gravidanza?

Картинки по запросу guidare in gravidanza      La lettera di Sonia da Chieti ci aiuta a fare chiarezza sulla questione dell’uso della cintura di sicurezza in gravidanza: chi è incinta è esonerata dall’allacciarla oppure rischia comunque la multa? “Salve, mi chiamo Sonia e vi scrivo perché sono incinta e la cintura di sicurezza inizia a darmi fastidio sul pancione: ho paura che prema sul feto. E’ vero che se aspetto un bambino posso guidare senza cintura oppure quella dell’esenzione è una bufala e possono farmi la multa anche in gravidanza?“. Rispondiamo quindi a lei per rispondere idealmente a tutte le donne incinta che non sanno se sono tenute a rispettare l’obbligo di cintura di sicurezza alla guida.

Guida in gravidanza, esonero cintura di sicurezza: una mezza verità

      Ma che cosa prevede il Codice della Strada? L’esonero dalla cintura di sicurezza vale solo quando il ginecologo certifica “condizioni di rischio particolari” (articolo 172).
Occorre quindi chiarire, fatta questa precisazione, che non è la gestante a decidere se allacciare o no la cintura di sicurezza. E se il medico specialista che segue la gravidanza ha deciso per l’esenzione, la donna incinta al volante è tenuta a portare dietro il certificato medico. In caso contrario si rischia la multa da 80 a 323 euro.

Fonte https://www.investireoggi.it/fisco/incinta-posso-guidare-senza-cintura-esenzione-rischio-la-multa-anche-gravidanza-la-redazione-risponde/

martedì 30 gennaio 2018

Come fa uno spermatozoo a fecondare un ovulo femminile?

Cosa avviene quando lo sperma viene eiaculato nella vagina?
MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COME SPERMATOZOO FECONDA OVULO Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina Glutei       Al culmine dell’atto sessuale, l’eiaculato maschile fuoriesce dal pene e si riversa nella parte superiore della vagina, insieme al suo carico di spermatozoi, che sono circa 100/300. Dopo l’eiaculazione, gli svariati milioni di spermatozoi sani disponibili iniziano un lungo viaggio alla ricerca della cellula uovo, annidata in una delle due tube di Falloppio (condotto che unisce l’ovaio all’utero). Si tratta di un viaggio piuttosto impervio, tanto che la stragrande maggioranza dei gameti maschili perisce ancor prima di intravedere l’ambita meta. E’ un vero e proprio viaggio di eliminazione, dove la selezione è estrema. Tra i primi ostacoli presenti lungo questo cammino, ricordiamo il muco cervicale, una secrezione uterina, che intrappola tra le sue maglie gli spermatozoi meno vitali, non completamente maturi o con caratteristiche morfologiche sfavorevoli. Questo muco diventa meno ostile nei giorni a cavallo dell’ovulazione cioè nel periodo più favorevole alla fecondazione.

Gli spermatozoi come trovano la strada?
       Grazie alle “indicazioni” dell’apparato genitale femminile: il pH, l’ossitocina che li attrae, le contrazioni dell’utero, le cellule ciliate che li spingono verso l’ovocita: tutto è organizzato dalla natura per favorire il “grande incontro”.

Superato il muco cervicale, via in alto
       Gli spermatozoi che riescono a sfuggire al muco proseguono la risalita verso la parte superiore dell’utero, a cui seguirà l’ingresso nella tuba. E’ stato calcolato che, con le debite proporzioni, la velocità di uno spermatozoo sarebbe pari a quella di una persona che corre a 55 km/h. In realtà, vista la ridottissima dimensione, la loro velocità di avanzamento è piuttosto bassa, pari a circa 15 centimetri all’ora (l’utero è lungo circa 6-9 cm e le tube uterine una decina di cm). Di norma, la fecondazione avviene nello stesso giorno in cui si ha il rilascio della cellula uovo da parte del follicolo ovarico (intorno al 14° giorno del canonico ciclo ovarico di 4 settimane). L’ovocita maturo, infatti, sopravvive al massimo per 24 ore dopo la liberazione. Per contro, gli spermatozoi depositati dal maschio possono resistere fino a 4 giorni nelle cripte della mucosa cervicale e da qui risalire a poco a poco verso le tube. Normalmente la fecondazione, avviene nella loro parte distale, vale a dire nel terzo più vicino all’ovaio.

Uno su centinaia di milioni
       Nonostante la fecondazione metta in gioco centinaia di milioni di spermatozoi, solamente uno di questi riesce a fecondare l’ovulo. Quest’ultimo, infatti è protetto – seppur labilmente – da uno strato di cellule chiamato corona radiata. Dopo aver superato questo primo ostacolo, lo spermatozoo si trova davanti ad un’altra, ben più ardua, barriera di natura glicoproteica, rappresentata dalla zona pellucida. Per poterla attraversare, gli spermatozoi rilasciano potenti enzimi contenuti nell’acrosoma, una vescicola confinata nella parte superiore della loro testa. Il processo, chiamato reazione acrosomale, consente agli spermatozoi di scavarsi un piccolo canale per la fecondazione dell’ovulo.        Come più volte ricordato, tale privilegio spetterà solamente al primo spermatozoo che completa l’assalto all’ovocita. La fusione delle due membrane cellulari è molto importante perché:

  • stimola l’ovulo a completare la sua seconda divisione meiotica
  • apre una via che consente al nucleo dello spermatozoo di raggiungere quello dell’ovocita e fondersi con esso;
  • innesca una reazione chimica, chiamata reazione corticale, che impedisce la fecondazione dell’ovulo da parte di altri spermatozoi (impedisce la polispermia).

Cosa avviene dopo l’entrata dello spermatozoo nell’ovocita?
       L’unione dei nuclei origina una nuova cellula, chiamata zigote, di 46 cromosomi, 23 dei quali ereditati dallo spermatozoo paterno e 23 dei quali dalla cellula uovo materna. Lo zigote andrà quindi incontro ad una lunga serie di divisione mitotiche, iniziate già nel suo percorso di avvicinamento verso l’utero, nel quale si annida dopo circa una settimana. il prosieguo dello sviluppo embrionale è illustrato in questo articolo: sviluppo dell’embrione feto dopo la fecondazione.

Perché tutta questa concorrenza per generare un nuovo essere vivente?
       La fecondazione sessuata, così come avviene nell’uomo e in molti altri organismi superiori, consente al nuovo individuo di ereditare una combinazione di cromosomi paterni e materni tra le milioni possibili. Tutto ciò, oltre a spiegare il perché ognuno di noi sia unico, consente il rafforzamento della specie, poiché si pone alla base della selezione naturale, vale a dire di quel processo che favorisce gli organismi dotati dei caratteri più adatti in un determinato ambiente. Questi caratteri, innati in seguito a piccole mutazioni casuali, sono ereditati, cioè trasmessi ai discendenti tramite, appunto, la fecondazione sessuata.

Fonte https://medicinaonline.co/2016/10/28/come-fa-uno-spermatozoo-a-fecondare-un-ovulo-femminile/

Come evitare le smagliature sulla pancia dopo il parto

      Le smagliature sono, appunto, fratture del derma, la parte profonda della cute, che è fatta da collageni e fibre elastiche. Se sottoposte ad una tensione notevole, si rompono, e forma le tipiche striature prima rossastre e poi bianche.

      Molte mamme temono le smagliature, anche se non si verificano su tutte. Come fare per mandarle via subito dopo il parto?

      La prima cosa da fare è prevenire, quindi durante la gravidanza mantenere unta la pelle con appositi olii che prevengono la formazione delle smagliature.

      Le smagliature in genere si formano soprattutto sui glutei e sulla pancia, che è la parte del corpo sottoposta alla massima espansione negli ultimi mesi di gravidanza, prima della nascita del bambino.
Come evitare le smagliature sulla pancia dopo il parto
      È molto difficile capire in anticipo se compariranno le smagliature oppure no. In genere si tratta di un fattore anche genetico, è più probabile che si sviluppino se anche la madre e le sorelle ne hanno. Comunque in buona parte ciò dipende dall’elasticità della propria pelle.

      Il modo migliore per evitare le smagliature dopo il parto è cercare di non aumentare troppo di peso (oltre l’aumento di kg necessario per la gravidanza, ovviamente), di idratarsi in continuazione bevendo regolarmente e tanto.

      Esistono apposite creme non tossiche ed olii da spalmare sulla pancia nei mesi che precedono il parto. Bisogna essere molto costanti ad usarle, anche se non è detto che siano davvero utili contro le smagliature. L’olio di mandorle ed il burro di cacao puro sono ottimi rimedi naturali, ma in farmacia si trovano tanti oli da usare prima del parto per evitare la formazione delle smagliature sulla pancia.

      Ma una volta che si abbia partorito, come eliminare queste striature antiestetiche?

      Le creme cosmetiche vendute in farmacia possono essere utili, specie se le smagliature sono ancora rosse. Non compratele ‘a caso’, però, anche perché si tratta di creme abbastanza costose. Andate prima dal dermatologo e fatevi consigliare, eventualmente, un trattamento ad hoc. Solamente dopo potrete acquistare un’apposita crema idratante che possa ossigenare di nuovo la pelle.

      Le creme per le smagliature sulla pancia dopo il parto devono essere applicate con costanza.

      Esistono anche alcuni trattamenti di ossigenazione della pelle, dedicati alle donne che hanno partorito.

      I trattamenti laser e di chirurgia, nei casi più evidenti, possono aiutare a modificare la pigmentazione e a renderla uniforme, facendo così sparire alla vista le fastidiose smagliature. Ci sono anche tecniche che si basa su micro asportazione della cute, ma non sembrano essere molto affidabili. Il trattamento con l’acido iarulonico è di grande aiuto per riempire il difetto estetico.

      Il peeling chimico invece consente di provocare un’esfoliazione della pelle per mezzo dell’introduzione di sostanze chimiche che sostituiscono le cellule danneggiate e creano un tessuto nuovo o più elastico. Tuttavia, nel corso dell’allattamento e della gravidanza, non devono essere usati prodotti derivati dalla vitamina A.

      Nessun trattamento è del tutto risolutivo. Attenzione: nel 99% dei casi, le smagliature già bianche rimangono. Non è sempre possibile mandarle via una volta che si siano formate.

Fonte http://mammaoggi.it/evitare-le-smagliature-sulla-pancia-parto/

Gravidanza dopo i 35 anni: è sempre a rischio per le lavoratrici?

     Sempre più donne hanno il primo figlio dopo i 35 anni per scelta o necessità di studio o lavoro o ancora economiche e di certo questo, oggi, a livello sociale non stupisce affatto. Ma natura e fisico si sono adeguati ai tempi che cambiano? Cosa dire dell’orologio biologico e dei rischi connessi al parto, soprattutto al primo? Le gravidanze over 35 anni sono tutte a rischio?

     A chiedere una maggiore sensibilizzazione sulla questione è l’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolineando come, nell’85% dei casi non si registrano complicanze legate all’età mentre, nel restante 15% le donne richiedono un monitoraggio intensivo.

Gravidanza dopo i 35 anni è sempre da considerare a rischio? Ecco i diritti delle donne incinta che lavorano.     Non creare allarmismi e accettare i cambiamenti sociali (basti pensare che un tempo erano considerate “attempate” le donne che avevano il primo figlio a 25 anni) non significa negare fattori naturali. Un recente studio americano pubblicato da PLoS Medicine e basato su un campione di 828.269 donne nello Stato di Washington, analizzate dal 2003 al 2013, ha confermato di recente che partorire il primogenito dopo i 35 anni aumenta il rischio di complicanze in gravidanza fino al 20% rispetto a gestanti di età compresa tra i 25 e i 29 anni.

Gravidanza a rischio: diritto delle donne sul lavoro e maternità anticipata

     In caso di gravidanza considerata a rischio alle gestanti viene imposto riposo e, quindi, le lavoratrici possono richiedere la maternità anticipata percependo la relativa indennità Inps prima del periodo di congedo maternità tradizionale. E’ un diritto che viene riconosciuto sempre alle donne che svolgono lavori usuranti o mansioni fisiche pesanti o che lavorano in ambienti potenzialmente nocivi per la salute della donna e del bambino.

Documenti necessari per richiedere la maternità anticipata 2017 sono:
• certificato di gravidanza;
• documentazione medica del ginecologo che attesta la gravidanza a rischio;
• documento di identità.

Fonte https://www.investireoggi.it/fisco/gravidanza-35-anni-sempre-rischio-le-lavoratrici/

Cura dei capelli in gravidanza

     Dopo il parto e con l’allattamento, poi, il brusco cambiamento ormonale, lo stress per le poppate e la carenza di sonno, possono contribuire a indebolire ancora di più i capelli.

cura dei capelli in gravidanzaCome curare i capelli in gravidanza
     Sin dalla gravidanza è molto importante prendersi cura dei capelli con una maschera nutriente da fare una volta alla settimana, uno shampoo delicato e ristrutturante e un balsamo.

     Dopo lo shampoo è importante sciacquare con cura i capelli con acqua tiepida perché spesso i residui di shampoo e balsamo possono dare ai capelli un aspetto sciupato e non frizionare con troppa forza i capelli bagnati perché si rischia di spezzali facilmente.

Taglio di capelli in gravidanza
     Se non si ha nulla in contrario si potrebbe cogliere l’occasione della gravidanza per farsi un taglio corto, sbarazzino, alla moda e molto pratico. Tornerà utile anche dopo il parto, quando mancherà il tempo per fare lunghe sedute dal parrucchiere o una messa in piega casalinga.

Capelli cambiati dopo la gravidanza
     Dopo il parto si verifica il cosiddetto 'defluvium post parto', una fisiologica caduta di capelli, che dura circa tre mesi. E’ un evento naturale causato dal crollo degli estrogeni e dal ripristino delle condizioni ormonali precedenti al parto, ma si possono aiutare i capelli anche con l’assunzione di integratori o con l’utilizzo di lozioni topiche prescritte dal dermatologo.

Gravidanza e tinture ai capelli
     La questione è spinosa. Da sempre vietati in gravidanza perché si riteneva che le sostanze coloranti e potenzialmente tossiche potessero arrivare al feto attraverso il cuoio capelluto, oggi i prodotti per tingere i capelli sono sempre più sicuri e sempre più naturali. Per precauzione è meglio evitarli nei primi tre mesi di gravidanza, prediligendo per i capelli prodotti naturali. Più che altro è importante fare la tintura in un luogo ben areato in modo che i vapori del’ammoniaca, ad esempio, non siano inalati dalla madre e non possano giungere al feto.

      In assenza di dati certi il consiglio è quello di evitare le tinture con sostanze chimiche perché non c’è certezza che possano in qualche modo penetrare nel capello e arrivare al feto. Il modo migliore per dare nuova luce ai capelli durante la gravidanza è l’hennè, si miscela facilmente ed è disponibile in varie tonalità.

Fonte https://www.paginemamma.it/capelli-sani-in-gravidanza-e-dopo-il-parto

INFERTILITÀ DI COPPIA: ACCADE DI AMARE

Già perché la coppia cresce, nonostante tutto, nonostante i no e nonostante gli ostacoli.

Cresce la coppia che attende l’altra parte di sé, come se fosse solo una metà rispetto a ciò che verrà.

selfiePassa il tempo e tutto cambia, è un ciclo continuo si dice, ma non è ovvietà.

Delle volte le coppie attendono che qualcosa cambi davvero, che il sogno si concretizzi e che qualcuno inizi a strillare in casa togliendo il sonno.

Mentre tutte le forze si concentrano su quel che sarà, dentro un piccolo filo leggero e resistente tesse la sua trama e lega, gira e rigira la coppia indelebilmente.

E’ una ragnatela indistruttibile che unisce, cementa e annoda sempre di più sino a farne un bozzolo unico.

Ecco il punto.

Ecco ciò che, mentre si palesano i no davanti agli occhi e sulle carte con memorabili -1 delle beta e cose simili, deve accadere.

L’infertilità una volta diagnosticata diventa il pensiero fisso di ognuno di noi, è inevitabile.

Le giornate diventano un concentrato di pensieri il cui perno è questo dato di fatto indigesto.

La coppia scivola man mano in secondo piano senza volerlo e si arena a riva schiaffeggiata dalle ondate di un mare di emozioni in piena, un intreccio di amore e odio, intolleranza, colpevolizzazione e scuse continue.

Lacrime e tristezza non aiutano certo la coppia a rimettersi in viaggio ma la appesantiscono buttandola a fondo.

Bisogna però ricordare che l’infertilità non è un ostacolo insormontabile ma semplicemente un cambio di strada e come tale va affrontato.

E’ una strada tortuosa ma non la si può affrontare senza il proprio navigatore esattamente come nel rally, il co pilota è fondamentale!

Ci vuole certo del tempo per metabolizzare una notizia che ti stravolge il futuro ma se questo dolore prende il sopravvento si finisce per allontanare la nostra dolce metà, nessuno ha colpe da espiare e nessuno si deve sentire in debito per qualcosa che madre natura non gli permette di fare.

Uomo infertile o donna infertile crea una coppia infertile. Coppia.

Non si cura solo una persona ma la coppia e tale deve rimanere per tutta la durata del viaggio e dopo aver metabolizzato il tutto bisogna riportare l’equilibrio all’interno della coppia.

Lo status di coppia non ha una data di scadenza e fino a che è presente va coltivato come il primo giorno, con qualunque mezzo possibile,

Картинки по запросу amareil fatto che noi abbiamo deciso che fosse venuto il tempo di portare a termine questo status non significa che questo sia morto e sepolto,

la natura ha deciso il contrario e, in attesa di aiutare la natura a cambiare la situazione, si deve continuare a vivere e godere di quello che si ha senza dimenticarsi che nell’infertilità si è coinvolti in due, senza colpe e senza scuse.

E quando tutto il resto si allontana, dopo tutta la bufera iniziale accade che ci si senta uniti, accade che ci si senta cosa unica, magari incompleta ma unica e indissolubile; accade che proprio quando quell’equilibrio inizia a sentirsi la coppia torni a galla un pò ammaccata ma felice di esserci e accade che qualcosa spunti un pò lontano…. un nuovo viaggio? un nuovo mondo? Terra? Terra!

      Accade a tutte le coppie, l’importante è non smettere di amare!

Fonte https://www.mammole.it/infertilita-di-coppia/

lunedì 29 gennaio 2018

Ginnastica intima per donne

      Sentirsi più femminili, prevenire i dolori mestruali, arrivare preparate al momento del parto, cancellare i problemi legati alla menopausa, avere una vita sessuale più intensa.
      Sono questi alcuni dei bisogni a cui le donne maggiormente desiderano dare risposta.

      Vivere serenamente la propria femminilità, infatti, essere perfettamente padrone delle proprie parti intime, allenarle in modo da rafforzarle ed essere più consapevoli delle proprie possibilità e potenzialità, sono tra i desideri più comuni nell'universo femminile e per quanto in molti ambienti l'ambito ginecologico debba rimanere chiuso tra le quattro mura dello studio del medico, ciò non toglie che molti dei soddisfacimenti provenienti dalla sfera intima consentano di rendere migliore la vita di centinaia di donne.
      Ginnastica intima per donne. Riscopri la tua femminilità con il metodo Gymintima® di Simona Oberhammer, naturopata e da sempre impegnate a migliorare l'esistenza fisica femminile, spiega in modo chiaro e facilmente ripetibile i principali esercizi che, ovunque siamo, ci aiutano a padroneggiare meglio il nostro corpo.
      Grazie a spiegazioni e illustrazioni chiare e dettagliate, le pagine del libro sono facilmente comprensibili e applicabili da tutte le donne che hanno a cuore la propria femminilità e desiderano essere in salute in maniera naturale. Ma non solo!

      Il manuale è ricco di particolari e dettagli scientifici ed è adatto anche a medici, in particolare ginecologi, infermieri, ostetriche, naturopati, fisioterapisti, insegnanti di attività motoria, yoga e altri specialisti della salute.
      La maggior parte degli esercizi proposti può essere praticata ovunque, anche in fila mentre si aspetta l'autobus e i risultati, a fronte di una regolarità nell'esecuzione degli stessi, sono garantiti.
Tra gli argomenti trattati:
  • Cos’è la ginnastica intima 
  • Il malessere pelvico 
  • I benefici della ginnastica intima 
  • Tonificare e rilassare i muscoli intimi 
  • Purificare: la disintossicazione pelvica 
  • La debolezza pelvica: un disturbo con tante conseguenze 
  • Vivere meglio le mestruazioni e la menopausa 
  • Aumentare il piacere sessuale 
  • Gravidanza e parto più facili 
  • Scopri la tua situazione: l’autodiagnosi pelvica.


      Un libro per tutte, non solo per le mamme in dolce attesa, capace di porre l'attenzione su un aspetto senz'aotro nascosto dell'universo femminile: la centralità delle proprie parti intime in tanti aspetti della vita femminile.

Fonte https://www.bambinopoli.it/donna/ginnastica-intima-per-donne/3303/

Non riesco a rimanere incinta: colpa delle ovaie che non funzionano bene

     Le ovaie hanno il compito di produrre ovuli che sono ovviamente – insieme agli spermatozoi maschili – di primaria importanza per il concepimento. Esistono due cause principali che possono ostacolare il loro corretto funzionamento e condurre a problemi di infertilità, esse sono:


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  • un’insufficienza ormonale: un gran numero di ormoni (LH –ormone luteinizzante-, FSH -ormone follicolo-stimolante-, progesterone, estrogeni e altri ancora) influiscono sul funzionamento delle ovaie. Un disturbo nel funzionamento di uno qualsiasi di questi ormoni può diventare un ostacolo per il processo di ovulazione. Tramite il dosaggio ormonale (che si effettua attraverso un prelievo del sangue) si può individuare un eventuale malfunzionamento delle ovaie. Nella maggior parte dei casi, queste anomalie vengono trattate con semplici cure, attraverso l’assunzione di farmaci (per un periodo prestabilito) in grado di far funzionare correttamente il nostro organismo.
  • una cisti alle ovaie: individuata per mezzo di un’ecografia pelvica. La cisti alle ovaie è molto comune ma non sempre rappresenta un ostacolo per la riproduzione. Tuttavia è bene controllare i suoi possibili cambiamenti (grandezza e posizione) e molto spesso grazie a una semplice operazione la cisti può essere asportata velocemente, altrimenti in alcuni casi potrebbe condurre a infertilità.
Fonte https://medicinaonline.co/2017/03/12/non-riesco-a-rimanere-incinta-colpa-delle-ovaie-che-non-funzionano-bene/

40 anni e ancora non sai se vorrai essere mamma? Ecco che fare!

      Il tempo passa velocemente e prima c’è il periodo della scuola, magari una laurea che occupa qualche anno in più del previsto, poi il lavoro, purtroppo nota dolente dei nostri giorni, ed in fine, ma non in ordine di importanza, trovare l’uomo giusto per mettere su famiglia.

      Molte si ritrovano a 40 anni che ancora non sanno esattamente se vogliono o no un figlio.  O meglio, il desiderio c’è, ma non ci si sente ancora del tutto pronte, si pensa di non essere ancora pronte al cambiamento, di avere ancora tempo.
40 anni e ancora non sai se vorrai essere mamma? Ecco che fare!
      Ma è davvero così? Quanto tempo ha una donna dopo i 40 anni per diventare mamma? E quali sono de reali difficoltà? Quante le possibilità e i rischi che si corrono?

      In Europa le mamme sono statisticamente molto meno giovani che in altre parti del mondo. Per esempio in Centro e Sud America diventare mamme tra i 20 e i 30 anni è assolutamente normale. Incredibilmente le politiche di assistenza, e l’aiuto famigliare fa si che un figlio venga visto ancora come un “investimento nel futuro” piuttosto che una “grande gioia che però comporta cambiamenti e sacrifici”.

      Le mamme europee ed in particolare quelle italiane, sono quindi sempre più “mature”. Avere un figlio prima dei 35 anni sembra diventato quasi un lusso, un’eccezione.

      Indubbiamente il vecchio detto “Non è mai il momento giusto per avere un figlio” ha un fondamento di verità! Quando si ha tempo infatti non si hanno soldi, e quando si hanno soldi non si ha tempo.

      Intervistando varie donne si comprende che la paura per il futuro, soprattutto lavorativo, l’instabilità nella posizione di carriera e l’assenza di aiuto famigliare o strutture adeguate, fa si che il progetto di diventare mamme venga continuamente posticipato.

      Ad ogni modo passiamo ai consigli pratici: Avete ormai più di 35 anni e siete ancora indecise sull’opportunità di avere un figlio  o meno?
Ecco i consigli pratici a cui vi dovete attenere:


  • Controlli regolari e scrupolosi dal ginecologo. Il corpo umano è in pratica una macchina che necessita di cure continue per mantenersi in forma. Se volete preservare il più a lungo possibile la vostra fertilità e quindi la possibilità di diventare mamma dovete prendervi scrupolosamente cura di voi stesse. Una visita dal ginecologo ogni 10/12 mesi è assolutamente necessaria. Parlate chiaro con il vostro medico di fiducia, spiegategli che avete il desiderio di diventare madre, ma non nell’immediato futuro. Il medico, sulla base del vostro stato reale di salute e sulla base di una visita obbiettiva del vostro apparato riproduttore, saprà darvi i consigli giusti.
  • Mangiate sano, senza eccessi. Un’alimentazione sana è la base per mantenere il corpo giovane nel tempo. Se siete in sovrappeso cercate di perdere i chili di troppo e di limitare al massimo l’uso degli alcolici. Assolutamente vietato anche il fumo, che pregiudica in modo molto drastico le possibilità di concepire.
  • Praticate dello sport. Come dicevano giustamente gli antichi “mens sana in corpore sano”. Iscrivetevi in palestra, o meglio ancora praticate un’attività sportiva all’aria aperta per almeno un paio di volte alla settimana. Come dicevamo il corpo umano è una macchina che va mantenuta, allenarsi costantemente ritarda l’invecchiamento.
  • Ultimo consiglio tecnico: avere un figlio è davvero una cosa meravigliosa, chiedete a qualunque mamma. E’ vero, a volte è dura, a volte stanca e a volte non si Sto arrivando! come fare, ma i pro sorpassano largamente i contro! Per cui fatevi un reale esame di coscienza e chiedetevi se i motivi che vi spingono a posticipare la decisione di avere un figlio sono davvero reali o sono solo delle incomprensibili paure. Siate sincere con voi stesse e nel caso… buttatevi!
Fonte http://mammaoggi.it/40-anni-ancora-non-sai-vorrai-mamma/

Gravidanza a rischio: è vero che si è soggette a visita fiscale con le nuove regole?

E’ vero che anche le donne incinta con gravidanza a rischio devono rispettare le nuove regole relative alle visite fiscali?

      Come probabilmente tutti i lavoratori sanno, da quest’anno sono valide nuove regole più rigide per le visite fiscali in modo da combattere l’assenteismo nel pubblico e nel privato. Oggi ci occupiamo appunto di un aspetto specifico: anche le donne in maternità anticipata per gravidanza a rischio (certificata) sono soggette a visite fiscali Inps (e quindi sono tenute a rispettare le fasce di reperibilità?). Facciamo chiarezza perché su internet non mancano informazioni non corrispondenti alla realtà.

Lavoratrice incinta e gravidanza a rischio: è in malattia?

E' vero che con le nuove regole sulla malattia anche le donne a casa con gravidanza a rischio sono soggette a visita fiscale e devono rispettare l'obbligo di reperibilità nelle fasce orarie di reperibilità? Facciamo chiarezza.      In linea di massima le lavoratrici incinta hanno diritto al congedo di maternità nei 2 mesi precedenti alla data presunta del parto e nei 3 mesi successivi (oppure nell’ultimo mese prima del parto e nei 4 successivi). Tuttavia in caso di gravidanza a rischio certificata è possibile accedere alla maternità anticipata ex Legge 151/2001 (quando insorgono complicazioni nella gravidanza o quando le condizioni di lavoro o ambientali sono pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino e non sia possibile impiegare la risorsa in altre mansioni sicure e idonee). Ebbene: la regola generale è che le donne incinta a casa in gravidanza a rischio non sono tenute al rispetto delle fasce orarie per le visite fiscali. Tuttavia esiste un’eccezione temporale da tenere ben presente. Per comprenderlo ricordiamo come si ottiene la gravidanza a rischio.

      A fare domanda è la lavoratrice incinta presentando alla ASL il certificato del ginecologo che conferma lo stato di rischio; la DPL (Direzione territoriale del lavoro), una volta inviato l’accertamento medico, sarà incaricata di confermare la richiesta della lavoratrice. Il provvedimento che conferma l’inizio dell’indennità di gravidanza anticipata deve essere emanato entro 7 giorni dalla richiesta della lavoratrice (in caso di mancata risposta si applica il principio del “silenzio assenso”).

      E qui si inserisce il rischio anticipato poc’anzi: nel tempo di assenza dal lavoro che intercorre tra la notifica della domanda di maternità anticipata per gravidanza a rischio e la concessione della stessa (quindi i 7 giorni al massimo di cui sopra), la lavoratrice incinta a casa non è esonerata dall’obbligo di reperibilità nelle fasce previste in base al tipo di lavoro e può essere dunque soggetta a visite fiscali.

Fonte https://www.investireoggi.it/fisco/gravidanza-rischio-vero-si-soggette-visita-fiscale-le-nuove-regole/

Farmaci omeopatici in gravidanza

Farmaci omeopatici in gravidanza      Le sostanze omeopatiche sono quindi composte da sostanze naturali nelle quali son disciolti medicinali in composizione decimale, centesimale o millesimale. L’omeopatia può essere un aiuto per il corpo per combattere malesseri passeggeri e non gravi, mai disturbi pericolosi, e può essere usata in gravidanza in quanto questi prodotti contengono farmaci in percentuali così infinitesimali da non poter danneggiare né la madre né il feto. I farmaci omeopatici in gravidanza sono consigliati in quanto di facile somministrazione e perché possono essere assunti sia lungo tutta la gestazione che anche dopo aver partorito.

     L’omeopatia in gravidanza risulta ottima soprattutto per curare alcuni tipici disturbi di questo periodo senza ricorrere ai farmaci: per esempio la nausea, i problemi della circolazione, la stipsi, il reflusso, la scialorrea, l’acidità gastrica, e la comparsa di macchie scure sulla pelle dovute all’iper-pigmentazione cutanea.

     La somministrazione di farmaci omeopatici dipende anche dalla complessità dei sintomi. Certo è che l’omeopatia è un ottimo modo per risolvere alcuni problemi che si manifestano nel corso della gravidanza.

     I farmaci omeopatici possono anche aiutare nella preparazione al parto, specie nell’ultimo mese della gestazione. Di regola, 3/4 settimane prima del parto, dopo aver fatto una visita dal medico omeopata, è possibile iniziare ad assumere questi prodotti per cercare di favorire le contrazioni e la serenità del parto.

     La terapia omeopatica è quindi indicata per cercare di risolvere i piccoli, classici problemi della gestazione, come i cambiamenti ormonali ed i disturbi di questo periodo.

     La scelta dell’uso della terapia omeopatica durante la gravidanza può essere dovuta al fatto di voler alleviare il dolore e gli effetti della gestazione. Non solo; abbiamo visto come lo scopo non sia solo quello di cura, ma anche quella di prevenzione, accompagnando la donna in serenità fino alla fase del parto.

     Il medico omeopata prescrive alla donna il rimedio migliore per lei, il simillimum, cioè il più adatto rispetto alla costituzione della paziente.

     Uno dei fenomeni che si cerca di contrastare più attivamente grazie all’omeopatia è sicuramente la sensazione di nausea che colpisce la donna nel corso della gravidanza.

Картинки по запросу gravidanza
     In gravidanza gli odori sembrano tutti più intensi e la vista del cibo può provocare la nausea e sensazioni di mancamento. I rimedi omeopatici possono aiutare la donna quando la vista e l’odore del cibo sembrano insopportabili, o in caso di problemi digestivi (come reflussi acidi) o di pallore, occhiaie, pressione bassa, sudori freddi. In tutti questi casi, è possibile ottenere la cura omeopatica perfetta per la propria condizione per vivere in serenità il periodo della gravidanza.

     L’omeopatia non è solo indicata durante la gravidanza, ma anche durante il puerperio, il periodo che segue la nascita del bambino. Infatti alcuni prodotti possono evitare le mastiti e favorire la produzione del latte. Possono essere usati, laddove il medico lo ritenga opportuno, anche come alternativa al trattamento farmacologico nella depressione post partum, evitando quindi sostanze come gli psicofarmaci che potrebbero inquinare il latte della donna e giungere fino al neonato.

     La prescrizione di farmaci omeopatici non andrebbe mai fatta con superficialità: si tratta comunque e sempre di prodotti che possono influire sull’organismo. Prima di assumere un qualsiasi farmaco omeopatico la donna dovrebbe recarsi dal medico e farsi descrivere il prodotto adatto per lei e la giusta posologia.

Fonte http://mammaoggi.it/farmaci-omeopatici-gravidanza/

domenica 28 gennaio 2018

Ninna nanna nel pancione: i neonati la ricordano anche mesi dopo la nascita

       Secondo uno studio finlandese pubblicato sulla rivista PLoS One, sembrerebbe che i neonati siano in grado di ricordare una melodia ascoltata con una certa frequenza durante gli ultimi 3 mesi nel pancione, anche diversi mesi dopo la nascita.

       Per affermarlo, gli studiosi hanno coinvolto nella ricerca 24 donne nell’ultimo trimestre di gravidanza, dividendole in due gruppi: 12 delle future mamme hanno fatto ascoltare ai piccoli nel pancione la famosissima ninna nanna “Twinkle twinkle little star”, in maniera regolare per 5 giorni la settimana per tutto l’ultimo trimestre, mentre le restanti 12 pance non sono state esposte a questo stimolo musicale.

Ninna nanna nel pancione: i neonati la ricordano anche mesi dopo la nascita       La stessa ninna nanna è stata poi riproposta ai bambini (sia a quelli che l’avevano ascoltata nell’utero, sia agli altri) dopo la nascita, una prima volta a pochi giorni dal parto, e una seconda all’età di 4 mesi. Lo scopo principale era quello di capire se questa esperienza musicale intrauterina avesse o no lasciato qualche traccia a livello neuronale. Per verificarlo, gli scienziati hanno utilizzato una tecnica denominata Brain’s Event-related-potentials (ERPs), che consente di misurare la reazione cerebrale come risposta elettrofisiologica a uno stimolo.

       Il risultato è stato sorprendente perché i neonati che avevano già ascoltato la musica hanno avuto una risposta molto diversa rispetto agli altri, mostrando un atteggiamento simile a quello che si ha al ricordo di qualcosa di noto: i bambini avevano imparato la melodia nella pancia e ora dimostravano di riconoscerla, anche se venivano variate alcune note.

       Inoltre, l’ampiezza delle reazioni cerebrali registrate era proporzionale al tipo di esposizione prenatale vissuta, il che significa che i bimbi ai quali la ninna nanna era stata cantata con maggiore frequenza sembravano ricordarla meglio degli altri. Insomma, il cervello dei bambini che conoscevano la musica già dal pancione della mamma era più reattivo all’ascolto della musica stessa. E questo accadeva sia durante la prima prova a pochi giorni dal parto, sia durante la seconda, dopo 4 mesi.

       Come sottolinea Minna Huotilainen, prima autrice della ricerca, “Si tratta del primo studio che documenta per quanto tempo i ricordi fetali restino nel cervello. I risultati sono significativi, poiché lo studio delle reazioni del cervello ci permette di analizzare le basi della memoria fetale. I primordiali meccanismi mnemonici che, ad oggi, non conosciamo”. I risultati dello studio dimostrano dunque che i bambini sono capaci di imparare ad un’età molto precoce, addirittura nella vita prenatale, e che gli effetti dell’apprendimento restano evidenti nel cervello per un lungo periodo, contribuendo ad una maggiore funzionalità del sistema cerebrale e allo sviluppo del sistema uditivo.

Fonte http://mammaoggi.it/ninna-nanna-nel-pancione-i-neonati-la-ricordano-anche-mesi-dopo-la-nascita/

I nomi più amati dagli Italiani secondo l'Istat

      Quali sono stati i nomi più amati dagli Italiani nel 2016? Come si chiamano i bimbi che oggi hanno un anno?
      A pochi giorni dalla fine del 2017, ecco la mappatura rilasciata dall'Istat dei nomi più utilizzati dagli italiani lo scorso anno.

      Non ci sono grandi stravolgimenti: si riconfermano, infatti, quelle che sono state le tendenze degli ultimi anni.

      Se, infatti, tra i maschietti spopola Francesco (entrato in classifica nel 2013, probabilmente in seguito all'elezione di Papa Francesco), tra le femmine si riconferma un grande classico ormai ai primi posti da diversi anni: Sofia.
      Seguono tra i maschietti Alessandro e Leonardo (anche in questo caso una riconferma), mentre tra le bambine troviamo Aurora e l'instancabile Giulia.

      Per quanto riguarda i bambini figli di genitori stranieri, le tendenze sono due: alcuni popoli (per esempio albanesi e rumeni) la tendenza è quella di attribuire ai loro bimbi nomi diffusi nel Paese ospitante; altri, invece, (i popoli provenienti dall'area del Maghreb, gli Egiziani...) sono più inclini a chiamarli con i nomi in auge nel loro Paese d'origine.
      Troviamo, dunque, bambini figli di stranieri che si chiamano Emma o Andrea e bimbi chiamati Youssef, Ryan, Adam, o Malak, Aya o Sara...

Come e quando fare il test di gravidanza

Impatient brunette woman in bathroom waiting for pregnancy test result      Elimina ogni dubbio. Il test di gravidanza è l’oggetto che può cambiare la vita di una donna, annunciando l’eventuale maternità. Piccoli e facili da usare, sono economici e fai-da-te. Si possono acquistare in farmacia o al supermercato, ad un costo molto variabile, di solito tra i 10 e i 20 euro e non necessitano della prescrizione del medico. Funzionano rilevando la presenza dell’ormone della gravidanza, il beta-HCG (gonadotropina corionica), prodotto da una sostanza che si chiama trofoblasto, un tessuto embrionale che con l’avanzare della gestazione diventerà la placenta. Un test di gravidanza è negativo se il valore di Beta-Hcg presente nelle urine è inferiore a 10ui/l, mentre positivo se la quantità d’ormone dosato risulta uguale o superiore a questo valore.
      Oggi i prodotti disponibili sul mercato sono sempre più sofisticati ed efficaci nel dare delle risposte concrete e certe. I risultati sono sicuri al 99% perché la tecnologia che è alla base dei test permette di riconoscere e isolare in modo selettivo l’ormone che produce l’organismo quando la gravidanza è avvenuta”.

Fonte https://medicinaonline.co/2013/09/24/come-e-quando-fare-il-test-di-gravidanza/

MAGGIOR RISCHIO DI OBESITÀ PER I NATI COL CESAREO

       Diverse ricerche evidenziano come i nati con parto cesareo abbiano maggior rischio di sviluppare, in età adulta, alcune particolari patologie come il diabete di tipo 1, ma studi recenti associano al taglio cesareo anche l’insorgere dell’obesità.

cesareo       In considerazione dell’aumento del numero di parti cesarei negli ultimi decenni e visto il crescente numero di soggetti obesi e in sovrappeso, alcuni ricercatori dell’Imperial College di Londra hanno avviato una ricerca ambiziosa, basata sull’esame dei dati rilevati in studi precedenti, con la finalità di verificare se le modalità del parto abbiano un effetto concreto nel determinare l’indice di massa corporea nell’età adulta.

        Lo studio è stato condotto da un’equipe composta da K. Darmasseelane, M.J. Hyde, S. Santhakumaran, C. Gale e N. Modi, della Sezione di Medicina Neonatale del suddetto college britannico.

       Lo studio si è basato sull’esame di ricerche precedenti, che gli studiosi si sono impegnati ad esaminare in maniera analitica.

       Ciò che lasciava perplessi dopo anni di ricerche in questa materia, era il fatto di avere risultati discordanti: se alcune ricerche stabilivano una correlazione tra parto cesareo e BMI, altri dimostravano che anche i bambini nati con parto vaginale avevano la stessa probabilità di essere in sovrappeso o in condizione di obesità in età adulta.

        Il lavoro è stato condotto avvalendosi di motori di ricerca specifici e prendendo in considerazione studi antecedenti a Marzo 2012.

       Gli studi selezionati per l’esame finale dei dati riportano dati sia sulle condizioni del parto, sia sullo stato di salute dei soggetti negli anni a seguire. Pertanto, sono stati inclusi nella selezione solo quelle ricerche in cui, oltre a segnalare lo stato di salute del neonato, erano stati effettuati dei follow-up con cadenza periodica.
       Lo screening delle ricerche prese in esame ha portato a selezionare 15 studi condotti in ben 10 nazioni differenti, che nel complesso riportavano i dati di circa 38 mila individui.
Ad illustrare i risultati, pubblicati sulla prestigiosa rivista PlosOne, è Neena Modi, responsabile della ricerca: la scelta di optare per un parto cesareo aumenta il rischio, per il bambino, di sviluppare in età adulta un indice di massa corporea superiore al normale.

        In particolare, i nati con parto cesareo hanno una probabilità maggiore pari al 25% rispetto ai nati con parto vaginale, di essere in soprappeso o addirittura obesi.

       Ad essere precisi, dal confronto tra soggetti adulti nati con i due tipi diversi di parto, si riscontra che nel gruppo degli adulti nati con parto cesareo vi è una percentuale maggiore di obesi.

       Questa puntualizzazione è sostanziale perché identifica il parto cesareo come una concausa certa dell’obesità, ma non è detto che sia l’unico fattore che influenzi uno sviluppo di una massa corporea oltre i limiti della norma.

       La stessa direttrice della ricerca, Neena Modi, afferma che questo studio è un’ importante punto di partenza, ma che dovranno essere eseguiti studi di approfondimento per definire tutti i fattori che concorrono allo sviluppo dell’obesità.

       Solo in questo modo sarà possibile individuare l’importanza del parto cesareo nel determinare questa condizione fisica.

       In merito alle possibile cause rimandiamo ad un nostro articolo specifico che tratta l’argomento sul ruolo della flora vaginale in occasione del parto e l’influenza sul microbioma neonatale.

Fonte Mode of Delivery and Offspring Body Mass Index, Overweight and Obesity in Adult Life: A Systematic Review and Meta-Analysis (Abstract)



Mangiare cioccolato in gravidanza fa bene al feto, secondo la scienza

      Il cioccolato fa bene, lo abbiamo detto più volte. Ma quanto cioccolato si può mangiare in gravidanza? La risposta non è scontata come sembra.
Картинки по запросу cioccolato in gravidanza      Un nuovo studio sostiene che se le donne in gravidanza mangiano un po’ di cioccolato ogni giorno migliorano la salute del loro bambino nella pancia. Lo studio è stato presentato alla riunione annuale di Medicina Materno Fetale tenutosi ad Atlanta, con il titolo “Cioccolato ricco di flavonoidi per migliorare la funzione placentare e per diminuire il rischio di preeclampsia“.

      I flavonoidi sono antiossidanti, che contrastano i radicali liberi, ed hanno anche proprietà antinfiammatorie. Sono presenti in grandi quantità nel cacao non trasformato, ma secondo alcuni esperti diminuiscono una volta lavorato.

      Partendo da ciò, i ricercatori hanno deciso di vedere se le differenze nel contenuto dei flavonoidi nel cioccolato hanno effetto sulla gravidanza.

      Lo studio ha chiesto a 129 donne in gravidanza, comprese tra le 11 e le 14 settimane di gestazione, di  consumare 30 grammi di cioccolato ogni giorno per 12 settimane e le ha poi seguite fino al parto.


Gli studiosi hanno valutato:


  • la circolazione dell’arteria uterina
  • la preeclampsia,
  • l’ipertensione
  • il peso della placenta
  • il peso del bambino alla nascita.

      Lo studio in questione, indipendentemente dalla quantità di flavonoidi presente nella cioccolata, non ha rilevato differenze tranne nel caso della circolazione dell’arteria uterina misurata mediante Doppler: si è infatti rilevato che la velocità del sangue nella circolazione uterina, placentale e fetale era notevolmente migliorata. 

Картинки по запросу cioccolato in gravidanza      “Le nostre osservazioni suggeriscono che un piccolo consumo regolare di cioccolato fondente a partire dal primo trimestre di gravidanza, potrebbe portare ad un miglioramento della funzione placentare“, ha detto l’autore dello studio il dottor Emmanuel Bujold, professore di ostetricia e ginecologia presso l’Université Laval in Quebec City, Canada.

       Il fatto che tale risultato non sia dipeso dalla quantità di flavonoidi, suggerisce ai ricercatori che nel cioccolato c’è qualcos’altro che può esercitare un’influenza positiva sul decorso della gravidanza.  E quindi, scoprire esattamente di cosa si tratta “potrebbe portare a un miglioramento della salute delle donne e dei bambini” ha detto Bujold, aggiungendo però che il “consumo di cioccolato deve rimanere ragionevole durante la gravidanza e l’input calorico deve essere considerato“.

Fonte https://www.universomamma.it/in-gravidanza-dovrebbero-mangiare-cioccolata-ogni-giorno-secondo-la-scienza/