mercoledì 31 agosto 2016

A 46 anni diventa madre surrogata e dà alla luce suo nipote

Alice Hohenhaus è una ragazza di 25 anni del Queensland. Da bambina, all'età di 4 anni, ha dovuto fare i conti con la lecemia che, purtroppo, ne ha compromesso la capacità di diventare madre. Dopo un aborto spontaneo, infatti, i medici le hanno comunicato che non sarebbe mai stata capace di mettere al mondo un bambino.


Картинки по запросу incinta E’ proprio per far sì che la ragazza non rinunciasse al sogno di costruirsi una famiglia che sua mamma, Theresa Hohenhaus, di 46 anni, si è offerta di diventare madre surrogata.  All’inizio, Theresa credeva di essere troppo vecchia per rimanere incinta ma, alla fine, ce l’ha fatta e quella gravidanza si è trasformata nell'esperienza più bella della sua vita.

 “E’ stato fantastico, Alice mi ha accompagnato ad ogni appuntamento con i dottori, abbiamo pianto insieme. Questa esperienza ci ha avvicinate”, ha spiegato Theresa. Lo scorso giugno, la donna ha messo al mondo James, suo nipote, rendendo così felice sua figlia neomamma.

La maternità surrogata in Italia: cos’è e come funziona

Famiglia, foto Pixabay

Che cos’è la maternità surrogata?

Per meglio capire il programma, bisogna prima sapere che cos’è la maternità surrogata.
Una descrizione molto precisa arriva dal sito del Canadian Medical Care, che ci aiuta a comprendere il progetto. Lo scopo è organizzare e mettere in pratica programmi riproduttivi. Ma non solo. Perché la volontà è anche quella di tutelare i diritti dei partecipanti. “Crediamo che il nostro aiuto sarà utile sia ai genitori biologici ed alle madri surrogate, che agli altri partecipanti di questo processo”, si legge sul sito maternitasurrogata.eu.

A chi è rivolto

La maternità surrogata, di norma, riguarda quelle donne che non possono portare a termine la gravidanza. E si esercita tramite la fecondazione in vitro (IVF). Si tratta di un metodo dove una donna accetta volontariamente di rimanere incinta. Per portare a termine una gravidanza e partorire un bambino biologicamente estraneo, che verrà poi dato ai genitori genetici. Una pratica che ha trovato l’avallo anche della Società Europea di riproduzione umana (ESHRE). Che la considera metodo di trattamento dell’infertilità moralmente accettabile.

Un percorso complesso

Dal punto di vista meramente organizzativo, i programmi di maternità surrogata e di donazione degli ovuli sono i più complessi. Stress emotivo, ma anche il numero di donne che vorrebbero partecipare molto elevato. La ricerca di una madre surrogata o di una donatrice di ovuli è in costante crescita. Chiaro che, prima di iniziare questo percorso, c’è sempre un incontro tra le parti. Se c’è sintonia, allora il programma può partire.

L'igiene intima in gravidanza e dopo il parto

L'igiene intima in gravidanzaLa protezione naturale dei genitali femminili

        Gli organi genitali femminili sono dotati di un proprio sistema di difesa dagli agenti esterni. In primis le secrezioni di muco vaginale, che impediscono a germi e batteri di aderire alle pareti vaginali. La parte più importante la svolge però la flora batterica ed in particolare un bacillo amico dell'igiene intima delle donne: il Doderlein.
        Questo batterio rende quasi impossibile agli organismi esterni l'accesso e lo sviluppo all'interno della vagina e, insieme al resto della flora presente, trasforma il glicogeno al suo interno in acido lattico, un elemento indispensabile per mantenere un corretto livello di acidità delle mucose.
        Un altro fattore importante per l'equilibrio dell'ambiente intimo sono gli ormoni sessuali, sopratutto gli estrogeni, che regolano le secrezioni e ci rendono più protette in certi periodi del mese come durante l'ovulazione o prima del flusso mestruale.

Cosa accade con la gravidanza

        Dal momento stesso del concepimento, gli ormoni femminili iniziano a comportarsi in maniera anomala provocando un grosso squilibrio a livello vaginale.
        Le secrezioni diventano più dense ed intense ed aumenta il sudore delle parti intime. Queste variazioni rendono l'insediamento di germi e batteri più facile e possono favorire la comparsa di irritazioni ed infezioni.
        Molte donne in gravidanza soffrono di stitichezza, un disturbo che può comportare un aumento di attività batterica a livello anale che può raggiungere anche gli organi sessuali.
        Dopo il parto la situazione si fa ancora più critica. Tutti gli ormoni in eccesso vengono smaltiti e la lubrificazione naturale della vagina si riduce drasticamente.
        A questo si aggiunge il disagio provocato dalle lochiazioni (perdite di sangue e residui organici della gravidanza) che richiedono l'utilizzo di assorbenti che impediscono in normale ritorno alla normalità dell'ambiente intimo.
        Anche il taglio dovuto all'episiotomia, quando praticato, comporta un maggior rischio di infezioni se non viene trattatp a dovere.

Le regole per una corretta igiene intima

        Non esistono delle vere e proprie norme specifiche per l'igiene intima in gravidanza.
        E' però possibile attenersi a qualche semplice accortezza igienica maggiore rispetto al solito per prevenire con efficacia il rischio di irritazioni ed infezioni.
        La prima cosa da fare è non esagerare. Lavarsi troppo o utilizzare troppe volte i detergenti intimi può essere più dannoso che altro.
        Mattina e sera saranno sufficienti, le altre volte basterà una rinfrescata con acqua tiepida.

La biancheria intima

Картинки по запросу biancheria intima        Riponete i vostri completi intimi di acrilico in un cassetto, la parola d'ordine durante la gravidanza è comodità.  E' importante indossare soltanto biancheria intima in fibre naturali (cotone, lino e seta) per permettere la traspirazione della pelle. L'intimo deve essere cambiato spesso, anche più volte al giorno, e lavato con acqua calda e sapone di Marsiglia evitando i detersivi chimici troppo aggressivi. I capi devono essere indossati soltanto completamente asciutti, per non creare una eccessiva umidità.

Gli assorbenti per le perdite dopo il parto

        In ospedale vengono solitamente forniti degli assorbenti da indossare subito dopo il parto. La maggior parte delle donne li trova, a ragione, troppo grandi e scomodi per poter essere utilizzati. Potete portare da casa gli assorbenti che preferite tenendo però ben presente che le perdite nei primi giorni sono molto abbondanti.
        In ogni caso non bisognerebbe mai usare assorbenti interni. Esistono in commercio degli assorbenti pensati proprio per il post parto, si trovano in farmacia e sono realizzati in fibre naturali per permettere alla pelle di respirare.
        Questi assorbenti sono particolarmente indicati per le donne che hanno subito una episiotomia o a quelle a cui sono stati applicati molti punti in seguito alle lacerazioni dovute all'uscita del bambino.

I salvaslip

        Durante la gravidanza aumentano le secrezioni ma è opportuno cercare di non indossare sempre il salvaslip. Anche in normali condizioni di equilibrio vaginale, questo prodotto provoca un aumento della temperatura ed un ristagno dei batteri nocivi. Durante la gravidanza la traspirazione è fondamentale e l'utilizzo prolungato di salvaslip può favorire le irritazioni e la comparsa di cattivo odore.

Il detergente intimo

        Durante la gravidanza è consigliabile utilizzare un ottimo detergente intimo per il lavaggio mattutino e quello serale.
        Esistono dei prodotti specifici per la gravidanza ed il post parto ma in generale tutti i saponi intimi possono essere utilizzati tranquillamente se possiedono certe caratteristiche.
        Il ph deve essere compreso tra 3.5 e 5.5, al suo interno devono essere presenti sostanze a base naturale ed è sempre meglio preferire le formule liquide o in gel a quelle solide.
        Le sostanze maggiormente indicate per la gravidanza sono: camomilla, aloe, calendula, malva, tiglio, acido lattico, olio di cocco, avena, bisabololo, hamamelis e fiori di arancio.

Le salviettine intime

        Se non avete la possibilità di effettuare dei lavaggi rinfrescanti frequenti è possibile ricorrere alle salviette intime ma soltanto in caso di emergenza. Devono essere utilizzate quelle apposite per le parti intime perché non contengono alcool. Un uso prolungato può tuttavia portare ad una irritazione intima.

Le lavande vaginali

        Le lavande vaginali sono dei lavaggi interni, da eseguire irrorando direttamente la vagina attraverso un applicatore. Devono essere eseguite soltanto se prescritte dal ginecologo, in caso contrario è preferibile evitarle per non alterare eccessivamente la flora batterica presente.

Ovuli e candelette

        Anche se si tratta di prodotti a base naturale, l'utilizzo di ovuli e candelette rinfrescanti o lenitivi deve essere prescritto dal ginecologo. Non prendete iniziative personali che potrebbero compromettere l'equilibrio vaginale.

Igiene intima per due

        Anche il futuro papà deve prestare maggiore attenzione alla propria igiene intima perchè durante i rapporti sessuali potrebbe trasmettere alla compagna microbi e batteri indesiderati. Le regole sono: lavarsi ad ogni utilizzo del bagno, utilizzare un sapone intimo mattina e sera e non condividere mai lo stesso asciugamano.

I controlli medici

I controlli medici     Poiché in tal modo è possibile scoprire con la massima tempestività eventuali complicazioni e prevenire l’insorgere di disturbi. Il controllo del peso, della pressione sanguigna e delle urine della gestante, l’auscultazione del battito cardiaco del feto e la valutazione della sua crescita e del suo sviluppo ecc., risultano molto utili per avere la certezza che tutto proceda regolarmente. Una visita periodica fornisce inoltre al medico la possibilità di rispondere alle domande e ai dubbi della futura madre, di fugarne tutti i timori infondati e quindi di tranquillizzarla.

Con quale periodicità la futura madre deve recarsi dal proprio ginecologo?

     Durante i primi otto mesi, ogni quattro settimane; durante l’ultimo mese, ogni due settimane. Una futura madre non dovrebbe comunque mai esitare a telefonare o a recarsi dal medico in qualsiasi momento in cui dovesse insorgere una complicazione.

La visita interna può comportare il pericolo d’aborto?

     Assolutamente no, poiché in simili casi il medico procede con particolare cautela.

Per quale ragione il ginecologo preferisce ricorrere a una prova di gravidanza, anziché fare una visita interna?

     Perché gli attuali test di gravidanza permettono di dire con certezza se una donna è incinta, oppure no, dopo 2-3 settimane dalla mancata mestruazione, quando cioè i dati che il ginecologo può avere da una visita ostetrica sono ancora dubbi e non possono dare sicurezza in tal senso.

Visitando la paziente all’inizio della gravidanza, il ginecologo è in grado di predire se sarà necessario il taglio cesareo?

     Di solito, no. Le prime visite, infatti, hanno per lo più lo scopo di accertare se vi sia effettivamente una gravidanza e di escludere eventuali anomalie organiche, e talvolta possono comprendere anche la determinazione di grandezza e forma del canale osseo del parto, sebbene molti ginecologi preferiscano procrastinare questa parte della visita dopo il settimo mese. Astraendo dai casi in cui le gestanti presentano un bacino fortemente deformato e ristretto, la necessità di un taglio cesareo appare evidente soltanto verso la fine della gravidanza o all’inizio del parto.

Il ginecologo può prevedere se il parto sarà facile o laborioso?

     No, può soltanto dire se il bacino è, o meno, sufficientemente ampio, se esiste un’anomalia del canale del parto e se il bambino si trova nella posizione giusta. Altrettanto impossibile è prevedere come sarà il travaglio; in ogni caso le contrazioni uterine (doglie) intense e regolari consentono di superare gran parte delle difficoltà, in quanto anche un bambino abbastanza sviluppato riesce a passare attraverso un bacino di media ampiezza senza alcun problema per sé e per la madre.

In quale occasione il ginecologo misura le dimensioni del bacino?

     O durante la prima visita o, più frequentemente, all’incirca sei settimane prima della data probabile del parto; la misura viene effettuata con esame vaginale e rettale.

Gravidanza: come prevenire le vene varicose?

Non siamo tutti uguali di fronte per quanto riguarda la comparsa di varici. Questa patologia in effetti è molto più frequente nelle donne che negli uomini.
Le vene varicose in gravidanza

Gravidanza: un periodo pericoloso per le vene

     Il rischio è ancora più notevole nella donna incinta. La gravidanza è un vero e proprio scombussolamento per il corpo e la secrezione ormonale ne è del tutto perturbata. La quantità di ormoni sessuali secreti dall'organismo è molto più elevata durante questo periodo. Gli estrogeni favoriscono la comparsa di edemi e il progesterone ha la tendenza a dilatare le vene in modo notevole.
     Questi disturbi avanzano in modo progressivo generalmente fino alla nascita del bambino e spiegano la comparsa di malattie venose. Il fattore di rischio aumenta con il numero delle gravidanze portate a termine: il 23% durante la prima gravidanza, il 27% per la seconda e la terza, e il 31% per la quarta.
     Il sovrappeso nella donna incinta è anche un fattore suscettibile di provocare edemi, pesantezze, e quindi varici. La compressione delle vene del piccolo bacino esercitata dall'utero in crescita spiega anche la comparsa di questo tipo di patologia.

Mezzi variati per limitare i rischi

     La gravidanza è dunque un periodo particolarmente pericoloso per le vene e il tuo medico ti dovrà prescrivere un trattamento adatto: calze contenitive, farmaci venotonici, creme decongestionanti... Questi vari accorgimenti sono a tua disposizione per un migliore controllo.
     Evita di indossare abiti troppo stretti e punta piuttosto su pantaloni ampi. Non portare calzini e opta per le calze contenitive. Le tue gambe non devono sentirsi costrette! La stagnazione del sangue favorisce il riflusso sanguigno verso il basso, potendo passare per le piccole vene ed in questo modo provocarne la dilatazione.
     I farmaci disponibili oggi sono molto efficaci, e più facili da sopportare in estate che non le calze, la cui comodità non è più ottimale quando fa molto caldo. L'uso di venotonici è particolarmente raccomandato ed è importante seguire bene la terapia per tutto il periodo di gravidanza (ed anche dopo!). Questi farmaci esercitano localmente un'azione antinfiammatoria, stimolano il tono venoso e proteggono le cellule dell'endotelio che rivestono l'interno delle vene. I venotonici alleviano i sintomi.
     Infine, è importante evitare al massimo il contatto con il calore. In effetti, le gambe delle donne incinte hanno la tendenza a "gonfiarsi" sotto l'effetto del calore e del maggiore peso. Si raccomanda anche di fare qualche cura di drenaggio linfatico e fasciature di alghe in modo da dinamizzare, alleggerire e decongestionare le gambe.
     La malattia venosa può rappresentare una vera sofferenza, amplificata durante la gravidanza. Questi pochi semplici gesti e trattamenti specifici possono rapidamente alleviare il dolore. Per questo è indispensabile continuare a trattare questa patologia in tutti i modi possibili, al fine di non soffrirne. E passare questi nove mesi serenamente.

Vescovo indiano: La nuova legge sulla maternità surrogata è inaccettabile

         Mumbai (AsiaNews) – La Chiesa cattolica “sostiene che la vita di ogni essere umano deve essere rispettata e trattata con dignità fin dal momento del concepimento”, per questo la “procreazione di una nuova persona, mediante la quale l’uomo e la donna collaborano con la potenza del Creatore, dovrà essere il frutto e il segno della mutua donazione personale degli sposi, del loro amore e della loro fedeltà”. Così commenta ad AsiaNews mons. Savio Fernandes, vescovo ausiliare di Mumbai e presidente della Commissione sulla famiglia della regione occidentale della Conferenza episcopale indiana, la volontà del governo dell’India di mettere al bando la pratica della maternità surrogata per scopi commerciali attraverso una legge presentata ieri. A prescindere dal fatto se la legge sia animata da scopi altruistici, mons. Fernandes afferma che essa è del tutto “inaccettabile per la Chiesa cattolica, perché non afferma il rispetto e la dignità degli embrioni”.
         Il vescovo continua dicendo che “la Chiesa cattolica conosce a fondo il dolore e la sofferenza delle coppie che scoprono di essere sterili”. Ciò non vuol dire, afferma, che la maternità surrogata sia la scelta migliore e suggerisce l’adozione delle migliaia di bambini che vengono abbandonati in India: “In questo modo essi possono ricevere l’amore, la dignità e il rispetto loro negato”. Di seguito il commento di mons. Fernandes (traduzione a cura di AsiaNews).
         La Chiesa cattolica sostiene che la vita di ogni essere umano deve essere rispettata e trattata con dignità fin dal momento del concepimento (cf. Gaudium et Spes, 24). La procreazione umana possiede infatti delle caratteristiche specifiche in virtù della dignità dei genitori e dei figli: la procreazione di una nuova persona, mediante la quale l’uomo e la donna collaborano con la potenza del Creatore, dovrà essere il frutto e il segno della mutua donazione personale degli sposi, del loro amore e della loro fedeltà (cf. Gaudium et spes, 50). La fedeltà degli sposi, nell’unità del matrimonio, comporta il reciproco rispetto del loro diritto a diventare padre e madre soltanto l’uno attraverso l’altro. Il figlio ha diritto ad essere concepito, portato in grembo, messo al mondo ed educato nel matrimonio: è attraverso il riferimento sicuro e riconosciuto ai propri genitori che egli può scoprire la propria identità e maturare la propria formazione umana. I genitori trovano nel figlio una conferma e un completamento della loro donazione reciproca: egli è l’immagine vivente del loro amore, il segno permanente della loro unione coniugale (Istruzioni sul Rispetto della vita umana, Donum Vitae, II, A, 1).
         La Chiesa cattolica conosce a fondo il dolore e la sofferenza delle coppie che scoprono di essere sterili. Perciò essa incoraggia le ricerche finalizzate a ridurre la sterilità umana, a condizione che si pongano “al servizio della persona umana, dei suoi diritti inalienabili e del suo bene vero e integrale, secondo il progetto e la volontà di Dio” (cf. N. 2375 del Catechismo della Chiesa cattolica).
         Il Surrogacy (Regulation) Bill presentato dal Gabinetto dell’Unione, come riportato oggi [ieri, ndr] dal Times of India, è senz’altro animato dal desiderio di aiutare le coppie senza figli che sono sposate da cinque anni e nelle quali uno dei due [coniugi] è sterile. Inoltre la madre surrogata dovrà essere una stretta parente della coppia sposata. La legge mira a ridurre anche lo sfruttamento della surrogazione per scopi commerciali.
         Ad ogni modo, non importa quanto possa sembrare altruistica questa proposta di legge sulla surrogazione (regolamentazione), per la Chiesa essa è inaccettabile, perché non afferma il rispetto e la dignità degli embrioni. Nelle Istruzioni sul Rispetto per la Vita umana, parte I punto 6, si afferma: “Questi procedimenti sono contrari alla dignità di essere umano propria dell’embrione e, nello stesso tempo, ledono il diritto di ogni persona di essere concepita e di nascere nel matrimonio e dal matrimonio”.
         L’adozione sarebbe la scelta migliore piuttosto che la surrogazione. In India ci sono così tanti bambini abbandonati dai genitori, spesso a causa della povertà o perché figli di ragazze madri. Attraverso l’adozione, questi bambini possono ricevere l’amore, la dignità e il rispetto loro negato non per loro colpa. Questa sarebbe una soluzione molto più altruistica al problema della sterilità o infertilità delle coppie sposate.
         Charles C. Camosy [professore di Etica cristiana alla Fordham University nel Bronx, ndr] ha scritto in un articolo pubblicato il 12 luglio 2012, dal titolo “La Chiesa cattolica sostiene l’uso di una madre surrogata per avere un figlio?”: “La Chiesa non solo definisce in modo succinto il legame gestazionale – creato da concepimento-gravidanza-nascita – ma spiega con chiarezza l’importante verità che il rispetto per questo legame biopsichico è così fondamentale per difendere la dignità dell’essere umano, promuovere il suo continuo benessere e sviluppare la persona in modo normale, che l’esperienza di esso costituisce il naturale diritto umano di un bambino e, di conseguenza, la mancanza della sperimentazione del legame gestazionale si traduce nella mancata soddisfazione di uno dei bisogni umani fondamentali del bambino. Il nuovo campo della psicologia prenatale aiuta a rinforzare il giudizio morale della Chiesa sulla surrogazione. I risultati della ricerca sottolineano quanto possa essere grave il danno quando viene negato al bambino il diritto al suo legame gestazionale”.
* vescovo ausiliare di Mumbai, presidente della Commissione sulla famiglia della regione occidentale della Conferenza episcopale indiana

Fonte http://www.asianews.it/notizie-it/Vescovo-indiano:-La-nuova-legge-sulla-maternit%C3%A0-surrogata-%C3%A8-inaccettabile-38409.html

martedì 30 agosto 2016

Gravidanza: rilassarsi con lo shiatsu

Lo shiatsu: una parentesi zen durante la gravidanza

Rilassarsi con lo shiatsu in gravidanza“Conservo un ottimo ricordo delle sedute di shiatsu durante la mia gravidanza”, confida Aurelia, 29 anni, mamma di un bambino di 3 mesi e mezzo. “Per un’ora avevo l’impressione di essere coccolata, la shiatsuki (la massaggiatrice di shiatsu, ndr) si occupava di me, e io ne uscivo molto distesa”. Abituata a ricevere massaggi shiatsu, la giovane donna ha proseguito queste sedute anche mentre era incinta, seguendo in parallelo la classica preparazione al parto. Per lei, i due approcci sono ben distinti: “Lo shiatsu mi ha accompagnata dal 4° al 9° mese, con una frequenza di una volta al mese, spiega la giovane donna. A differenza delle sedute di preparazione al parto, era sì un momento per la mia gravidanza, ma anche un momento per me stessa”.
Lo shiatsu, che letteralmente significa “pressione delle dita”, è una tecnica di massaggio derivante dalla medicina tradizionale cinese. Utilizza la pressione delle mani e dei pollici sull’insieme del corpo, associandovi degli allungamenti. Ecco perché occorre vestirsi in maniera pratica, allungati su un futon.
Lo shiatsu sarebbe indicato “per ridurre stress e tensioni” e “permetterebbe di migliorare il benessere generale”, secondo la definizione data dalla Federazione francese di shiatsu tradizionale. Nella donna incinta, i massaggiatori di shiatsu si concentrano soprattutto sui punti specifici della gravidanza e si adattano man mano che progredisce. “All’inizio, potevo stendermi sulla pancia, poi, man mano che passavano i mesi, solo sulla schiena”, racconta Aurelia. Un cuscino o un pallone permettono inoltre alla futura partoriente di rilassarsi più facilmente.

Lo shiatsu non ha applicazione medica

Sebbene il rilassamento sia il primo obiettivo dello shiatsu, succede talvolta che con questa tecnica si alleggeriscano anche i piccoli malesseri della gravidanza. È stato così per Aurelia, per la quale lo shiatsu ha agito come un farmaco. “Mi ha aiutata a calmare i dolori alle gambe”, ricorda. “Dopo una seduta, per circa quindici giorni mi sentivo bene, più leggera”. Sono scomparsi anche i reflussi acidi e l’insonnia.
Per il Dott. Gilles Habart, ginecologo e responsabile del Pôle mère-enfant dell’Ospedale di Pithiviers (Francia), si tratterebbe piuttosto di “psicoprofilassi”, un modo per prepararsi psicologicamente alle reazioni indesiderate che possono ostacolare il buon funzionamento dell’organismo. Non si tratta affatto di una terapia, quindi, ma lo shiatsu assolutamente benefico per le future mamme.
In alcuni reparti maternità, del resto, lo propongono alle pazienti. Dal 5° mese di gravidanza, le donne incinte possono sottoporsi a sedute individuali, con una frequenza di due sedute prima del parto e una dopo. “È un buon modo per occuparsi di loro nel reparto maternità, possono prepararsi al parto, familiarizzare con i locali...”, prosegue il ginecologo, che non vede alcuna controindicazione medica. Nessuna controindicazione neanche per Aurelia che apprezza ancora di più il suo ruolo di giovane mamma, visto che il suo è un bambino molto calmo. “Non so se ciò dipende dallo shiatsu, ma è un neonato molto tranquillo, non piange quasi mai”. Già solo per questo, varrebbe la pena provare.

Gravidanza: quali sono le conseguenze per la pelle?

La pelle in gravidanza
       È frequente che in gravidanza compaiano o si aggravino vari disturbi cutanei come l'acne o l'eczema, e in rari casi la gravidanza può dare origine a specifiche malattie della pelle, in genere prive di conseguenze sul feto. Scopriamo insieme i più diffusi problemi cutanei della futura mamma. 

Gravidanza e modificazioni dermatologiche: il ruolo degli ormoni

       I problemi della pelle correlati alla gravidanza sono raramente presi in considerazione perché giudicati di secondaria importanza, ma non per questo sono meno fastidiosi e ed è possibile che vengano mal tollerati dalle donne incinte. "La maggior parte di queste manifestazioni, piuttosto diffuse, sono correlate all’aumento, durante la gravidanza, del livello di estrogeni, progesterone e di alcuni ormoni placentari come il Placenta Like Growth Factor (PLGF) e ormoni ipofisari come la prolattina", spiega il Professor Selim Aractingi, assistente del primario del reparto di dermatologia all’Ospedale Cochin Tarnier di Parigi3, aggiungendo che si tratta di modificazioni cutanee fisiologiche, ovvero non patologiche. La comparsa o l’aumento di volume delle cheratosi seborroiche (chiamate anche verruche seborroiche) in diverse zone del corpo fa parte delle manifestazioni cutanee più frequenti. Queste cheratosi si presentano come lesioni cutanee piane o in rilievo e dato che possono essere pigmentate (da bruno chiaro a nero) vengono spesso scambiate per nei. Questi ultimi, però, non si modificano durante la gravidanza, contrariamente a quanto avevano lasciato intendere alcuni studi4,5,6. "I veri nei non si modificano durante la gravidanza: se un neo aumenta di volume o cambia aspetto, si tratta di un segnale d’allarme ed è necessario rivolgersi subito al dermatologo", spiega il Professor Aractingi. È importante, infatti, escludere del tutto il rischio che si tratti di un melanoma.
       Se hai un dubbio su una lesione in rilievo comparsa durante la gravidanza rivolgiti al dermatologo, che saprà dirti se si tratta di una cheratosi seborroica o di un neo7. Lo specialista è infatti in grado di effettuare una procedura specifica, la dermoscopia o dermatoscopia, che gli permette di ottenere una diagnosi differenziata delle diverse lesioni pigmentate.
       Al secondo trimestre di gravidanza, alcune donne possono constatare la comparsa di piccole escrescenze benigne (molluscum pendulum o skin tags) dello stesso colore della pelle, le cui dimensioni vanno da 1 a 3 mm e si presentano soprattutto sul torace, le ascelle, il collo o il seno. Come le cheratosi seborroiche, queste escrescenze possono regredire in maniera spontanea dopo il parto o, se necessario, possono essere eliminate facilmente.

La gravidanza e i problemi della pigmentazione

       Un’altra manifestazione cutanea tipica della gravidanza sono i disturbi della pigmentazione: la maschera della gravidanza o cloasma gravidico (pigmentazione del viso), la linea nigra (linea verticale scura causata da un’iperpigmentazione della linea alba addominale, che compare nel 75% delle gravidanze), un eccesso di pigmentazione dell’areola, della mammella e della zona genitale ecc. Sono fenomeni molto frequenti, che però regrediscono nella maggior parte dei casi dopo il parto, ad eccezione del cloasma.

Gravidanza e problemi vascolari

       "L’aumento del livello di ormoni favorevoli allo sviluppo vascolare (PLGF e estrogeni) durante la gravidanza induce un’attivazione delle cellule vascolari", spiega il Professor Aractingi: è questa la ragione per cui alcune donne incinte hanno la couperose o vedono comparire dei rossori (soprattutto a livello delle mani e dei piedi) o degli angiomi: angiomi stellari sul viso e il decolleté (piccole bolle costituite da un accumulo di capillari, che formano una rete e possono sanguinare), teleangectasie (dilatazione dei capillari, che formano piccole linee rosate o bluastre, a stella). In generale, questi angiomi regrediscono dopo la gravidanza. "I disturbi dermatologici vascolari sono abbastanza frequenti: si ritiene infatti che colpiscano fino al 30% delle donne incinte", precisa il Professor Aractingi.

Gravidanza e prurito

       La gravidanza può infine essere accompagnata da pruriti fisiologici, causati dalla maggiore secchezza della pelle durante i 9 mesi, in particolare a livello delle gambe, delle mani e dell’addome.

Gravidanza: comparsa o aggravamento delle malattie della pelle

       La gravidanza può essere all’origine della comparsa o dell’aggravamento dell’acne. "Si tratta di una forma d’acne particolarmente infiammatoria, difficile da trattare", precisa il Professor Aractingi. Il dermatologo prescrive in genere degli antibiotici locali. Nella maggior parte dei casi, durante la gravidanza il lupus sistemico si aggrava, così come l'eczema. Il nostro specialista ci spiega che esiste inoltre una forma di eczema specifica, l’eczema atopico della gravidanza, che colpisce al secondo o al terzo trimestre delle donne che di solito non ne soffrono ma che spesso presentano episodi allergici (rinite allergica, asma...). Questo eczema gravidico colpisce sostanzialmente le pieghe di flessione degli arti. All’inverso, nei due terzi dei casi la psoriasi migliora durante la gravidanza, anche se di breve durata: la malattia presenta infatti una recrudescenza nei 4 mesi che seguono il parto.

Dermatosi specifiche della gravidanza: i sintomi da conoscere

       "Se una donna incinta è colpita da attacchi di prurito intenso, diffuso, senza eruzione cutanea e resistente ai trattamenti idratanti, è importante escludere un’eventuale colestasi intraepatica, una malattia rara che insorge in meno dell’1% delle gravidanze", avverte il Professor Aractingi: questa malattia delle vie biliari correlata alla gravidanza, che presenta come unico sintomo un forte prurito, comporta un rischio fetale. Un semplice esame del sangue (il dosaggio degli acidi biliari) permette di diagnosticarla e di trattarla. Se una donna risulta affetta da colestasi intraepatica, si procede a monitoraggi frequenti per assicurarsi che il feto non presenti sofferenza. "Se si verifica questa eventualità, potrebbe essere necessario far nascere il bambino", precisa il Professor Aractingi. Questa malattia regredisce spontaneamente dopo il parto.
Картинки по запросу fecondazione in vitro       Altre dermatiti specifiche della gravidanza sono: la dermatite polimorfa gravidica e il pemfigoide gravidico (o Herpes gestationis), anch’esse patologie molto rare che insorgono nello 0,5-2 % delle gravidanze nel caso della prima e in una percentuale ancora inferiore nella seconda. "Entrambe le dermatiti, specifiche della gravidanza, si manifestano quasi esclusivamente nel terzo trimestre della gravidanza attraverso delle placche che prudono e che posso trasformarsi in vesciche", spiega il Professor Aractingi. In genere queste placche esordiscono a livello dell’addome e in seguito si diffondono nel resto del corpo. Esistono degli esami in grado di identificare queste dermatosi, che non presentano rischi per la madre, trattata generalmente con corticosteroidi locali, e rischi fetali molto bassi, facilmente gestibili grazie al monitoraggio ecografico. È però necessario sapere che "nel 20% dei casi la dermatite polimorfa e il pemfigoide si ripresentano nelle successive gravidanze", avverte il Professor Selim Aractingi.
       Insomma la gravidanza non è sempre all’acqua di rose! Se anche tu hai avuto dei problemi della pelle quando eri incinta, condividi la tua esperienza sui nostri forum salute o gravidanza, raccontando quali sono i rimedi e le piccole astuzie che ti hanno aiutato a sopportarli.