venerdì 30 settembre 2016

Fecondazione assistita: sempre più bimbi nati in provetta

La relazione al Parlamento
       Sono alcuni dati emersi dalla relazione al Parlamento sull’applicazione della Legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita (Pma). In particolare, i cicli di Pma effettuati nel 2014 sono stati circa 90.710, una cifra minore rispetto ai 91.550 circa del 2013, ma il calo è dovuto, si legge nel rapporto, a una riduzione dei trattamenti di I livello, cioè quelli più semplici, come l’inseminazione intrauterina: 27.100 nel 2013 contro i 23.860 del 2014. Le tecniche di II e III livello, quelle cioè più complicate come la fivet, ovvero fecondazione in vitro, e l’icsi, ovvero iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi, sono, invece, aumentate. Riguardo la fecondazione assistita sono, quindi, in continuo aumento i bimbi nati in provetta.
Fecondazione assistita: sempre più bimbi nati in provettaAumenta l’età delle donne
       Se è calato il numero complessivo di coppie trattate, sceso a 70.580 circa, sono aumentate quelle che hanno fatto ricorso alle tecniche di scongelamento. Rimane stabile la percentuale di successo delle tecniche, cioè del numero di gravidanze ottenute per ciclo: il 10% per inseminazione semplice, il 19,4% per le tecniche a fresco di II e III livello. Costanti anche le gravidanze gemellari, mentre i parti trigemini sono l’1,2%, il doppio della media europea. In costante crescita la percentuale delle over 40 che accedono alla fecondazione assistita, che contribuisce a registrare un continuo aumento di bimbi nati in provetta.

Fonte http://www.bimbisaniebelli.it/concepimento/fecondazione-assistita/fecondazione-assistita-provetta-17027

Pma: quanto mi costa?

Pma: quanto mi costa?Картинки по запросу fecondazione in vitro         Mentre il dibattito sul “Fertility Day” e la sua campagna si fa infuocato, D.it dedica uno speciale di approfondimento al tema della procreazione assistita: come è cambiata la legge, le cifre del fenomeno e il confronto con il resto d’Europa, i costi delle pratiche in Italia e all’estero, inclusi possibili rimborsi, come diventare donatori di semi e donatrici di ovociti, 10 consigli per preservare la fertilità nostra e del partner
         Babbo Natale quest’anno regala la procreazione assistita. “Entro la fine dell’anno - annuncia a D.it Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’associazione Luca Coscioni -  la procreazione medicalmente assistita dovrebbe rientrare nei livelli essenziali di assistenza LEA”. Tradotto: sarà garantita ovunque, gratis o dietro pagamento di un ticket. “Lo promettono da anni. Se andasse in porto, assisteremmo come minimo al raddoppiamento delle nascite in Italia” è il pronostico di Antonino Guglielmino, direttore del centro Hera, Unità di Medicina della Riproduzione in provincia di Catania.
         Ma quanto si paga adesso? “Nelle strutture pubbliche e in quelle private convenzionate – spiega Filomena Gallo – viene pagato un ticket stabilito da ogni Regione”. Che varia dai 30 ai 1000 euro, secondo uno studio pubblicato a maggio dal Censis.
D.it ha fatto una panoramica dei ticket insieme a Maria Paola Costantini, giurista e avvocato responsabile della Pma per Cittadinanzattiva. “In Sicilia – dice - all’Asp di Palermo, hanno fissato una sorta di ticket di 1000 euro; il Lazio da maggio dà a tutti i centri pubblici la possibilità di fare la pma a carico del servizio sanitario regionale, con un ticket che arriva fino ai 1000 euro. In Puglia, il ticket è di circa 700 euro sotto un certo reddito Isee, in Liguria va dai 600 ai 1000 euro, in Sardegna intorno ai 1000, in Toscana 500 euro circa per l’omologa e tra i 600 e i 700 per l’eterologa. In Lombardia la situazione è nebulosa: se da un lato il ticket più basso è di soli 36 euro, dall’altro la Lombardia non ha mai inserito nei Livelli essenziali di assistenza la fecondazione in vitro, per la quale prevede una tariffa di 5200 euro, quasi il doppio di quella previsto nei Lea”.
         La faccenda diventa decisamente più cara se si deve fare l’eterologa, la procreazione che coinvolge un donatore o una donatrice di gameti. “L’eterologa di fatto negli ospedali pubblici si fa solo in tre Regioni: Toscana, Emilia Romagna  e Friuli Venezia Giulia. Se abiti da un’altra parte, o cambi residenza o vai nel privato” denuncia Filomena Gallo dell’associazione Luca Coscioni. Le cliniche private in Italia  chiedono per un ciclo mediamente 4200 euro al Nord, 5200 al Centro e 2900 al Sud e nelle isole (dati Censis 2016). “Nel nostro centro – rivela a D.it Antonino Guglielmino, direttore della clinica Hera in provincia di Catania - il costo di una fecondazione in vitro è attorno ai 2000 euro ma siamo la sola onlus in Italia. Per le eterologhe, chiediamo semplicemente il costo del servizio versato alla banca dei gameti: per ogni ovocita, tra i 300 e i 400 euro. Ne servono almeno sei per un ciclo”. C’è chi preferisce andare direttamente all’estero. Spagna, Grecia, Europa dell'Est sono le mete preferite. Ma anche la Danimarca, dove alcune cliniche, come Vitanova, a Copenaghen, si distinguono per la trasparenza, mostrando sul proprio sito, scritto anche in italiano, un vero e proprio listino prezzi (https://vitanova.dk/it/prezzi-e-modalita-di-pagamento/).
         Ma attenzione: esiste anche un modo per farsi rimborsare. “Se la Regione ha inserito nei suoi livelli essenziali di assistenza la pma omologa ed eterologa, allora questa potrebbe essere rimborsata dal Servizio Sanitario Regionale se fatta all’estero per mancanza di donatori in Italia, in base alla direttiva europea sulle cure transfrontaliere. Basta fare una semplice richiesta agli uffici della propria Asl. Anche per questo è importante che i Lea nazionali vengano approvati, altrimenti le Regioni pagano le prestazioni ad altri Paesi europei con conti superiori” spiega Maria Paola Costantini di Cittadinanzattiva. “Finora è accaduto a 4 coppie in Emilia Romagna lo scorso anno e ad altre tre nel Lazio. Le altre Regioni in cui la pma è nei Lea regionali? In Toscana, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Umbria e nelle Province Autonome di Trento e Bolzano, ma in queste ultime due solo per l’omologa” conclude.

Fonte http://d.repubblica.it/attualita/2016/09/21/news/fecondazione_medicalmente_assistita_italia_quanto_costa_prezzi_rimborsi_regione_lea-3239365/

Salute: infertilita', in quasi la meta' dei casi dipende da lui

Картинки по запросу infertilita lui
        In quasi la meta' delle coppie che hanno problemi di fertilita' la colpa e' del maschio, ma solo in un caso un tre i maschi ne sono consapevoli e si curano. Alla vigilia del Fertility Dai (22 settembre) la Societa' Italiana di Andrologia (SIA) ha messo in evidenza questo dato per avanzare una serie di proposte che hanno come obbiettivo quello di aiutare le coppie ad avere figli e alleviare i problemi della terapia che troppo spesso gravano solo sulla donna. Per questo, secondo gli andrologi, sarebbe auspicabile che in tutti i centri che praticano la fecondazione assistita ci sia la presenza di un andrologo, una figura in grado di rilevare e risolvere i problemi di fertilita' dei maschi. "Il 25-30 per cento degli under 18 ha gia' un problema che puo' compromettere la fertilita' futura che sarebbe rimediabile facilmente, se riconosciuto in tempo. Inoltre, una visita dall'urologo andrologo e' semplice, spesso non servono esami strumentali, puo' far emergere malattie latenti ma soprattutto migliora i risultati della fecondazione assistita e da' sollievo alla partner, che in moltissimi casi potrebbe non doversi sottoporre ad analisi o trattamenti invasivi" si legge in una nota inviata dalla SIA.
Картинки по запросу infertilita lui        "L'abolizione della visita di leva ha tolto la possibilita' di riconoscere tempestivamente alcuni disturbi, come il varicocele, che possono minare la fertilita' ma anche essere facilmente curati se riconosciuti in tempo; in piu' esistono tuttora pochi presidi ambulatoriali andrologici pubblici - ha detto Alessandro Palmieri, presidente della SIA - Gli uomini poi hanno gravi lacune conoscitive su cio' che puo' danneggiare la loro fertilita', come le malattie sessualmente trasmesse, l'uso di droghe o l'esistenza di limiti di eta' anche maschili per la procreazione naturale. Diagnosi e trattamento dei disturbi che incidono sulla fertilita' maschile riducono il ricorso alla PMA e ne migliorano i risultati, quando si rende necessaria, diminuendo anche i problemi a carico della donna; valutare l'uomo peraltro e' piu' semplice e meno costoso, perche' spesso basta uno spermiogramma e non servono test strumentali complessi". La SIA propone percio' che sia resa obbligatoria e vincolante la presenza della competenza andrologica in tutti i Centri di PMA e nei consultori del Servizio Sanitario Nazionale, per seguire il maschio in tutto il percorso della coppia; inoltre, presenta anche nuove raccomandazioni in cui sono inserite tutte le informazioni che ogni uomo dovrebbe conoscere per preservare la salute del proprio apparato sessuale e di quello dei figli. "Queste raccomandazioni dovrebbero essere divulgate presso pediatri e medici di medicina generale. La fertilita' maschile e' legata all'integrita' dell'apparato riproduttivo fin dalla gravidanza e dall'infanzia, conoscere tutto cio' che puo' minacciarla e' fondamentale per ridurre il ricorso alle tecniche di PMA una volta diventati adulti", conclude Palmieri. (AGI)


Fontehttp://www.agi.it/innovazione/2016/09/19/news/salute_infertilita_in_quasi_la_meta_dei_casi_dipende_da_lui-1095337/

Fertilità e infertilità, quello che non si è detto

       Dopo le polemiche, l’indignazione, l'ironia scatenate sui social media - con una risonanza tale da guadagnarsi l’attenzione del New York Times, eccoci infine al 22 settembre, il famigerato fertilityday.

       Nel polverone che è seguito alla campagna ministeriale, suonata offensiva o inopportuna per molte e molti (e ora rivista e corretta), c’è stata anche molta confusione: argomenti di natura medica e di salute pubblica o individuale si sono mischiati con questioni prettamente sociali e politiche. Proviamo a fare chiarezza.

"NON VOGLIAMO" OPPURE "NON POSSIAMO" FARE FIGLI?
       Il presupposto dell'iniziativa è che in Italia si assiste a un calo dellafertilità. Ma quelli che da noi, e in altri Paesi occidentali, sono in caduta libera sono

#fecondità, intesa come propensione a fare figli, e
#natalità, col risultato che siamo uno dei paesi con il tasso più basso al mondo di nuovi nati, 1,37 per donna (la media europea è 1,6).

       Questo è ciò che in inglese si indica con fertility: «Ma in italiano è differente: fertilità è la capacità di avere figli, l’opposto della sterilità”, spiega Maria Castiglioni, docente di demografia all’Università di Padova. Certo, essere fertili è uno degli aspetti sottostanti della fecondità, ma i due concetti non coincidono per i demografi, e neppure per il senso comune: non fare figli non significa necessariamente non essere capaci di farli. Significa (anche) che non ci sono le condizioni, economiche e sociali, per pensare di metterli al mondo, come molti hanno sottolineato.


#fertilityday, fertility day 2016, fertilità, fecondità, natalità
       Sulla falsariga delle cartoline della campagna #fertilityday, ecco una delle tante risposte sui social network.

COME SI CALCOLA LA FERTILITÀ?
       «Non è facile studiarla e misurarla», aggiunge Castiglioni, «innanzi tutto perché non viene considerata in astratto, ma su coppie concrete, ciascuna con il proprio modo di vivere la sessualità. Poi perché, con la diffusione della contraccezione, è difficile dire quanto le possibilità di concepire siano le stesse, superiori o inferiori rispetto al passato.»
        
       La maggior parte dei dati sulla fertilità deriva da epoche precedenti alla nostra. Per stimare il cosiddetto tasso naturale di fertilità, i demografi prendono di solito in considerazione popolazioni presso cui non veniva usata alcuna forma di controllo delle nascite (criterio peraltro contestato da alcuni storici). In quelle condizioni - questo è il ragionamento - se la coppia era fertile, i figli arrivavano subito dopo il matrimonio.

       La serie di dati più nota, sulla popolazione che viveva nelle campagne francesi tra la fine del Seicento e i primi decenni dell’Ottocento, ha trovato un tasso di infertilità di circa il 5 per cento.
        
       Altro modo di studiare la questione è prendere dati dalle popolazioni moderne che per scelta non fanno uso di contraccettivi, per esempio glihutteriti, comunità protestanti che vivono in maniera tradizionale, un po’ come i più noti amish. In queste popolazioni si stima che la sterilità primaria, cioè di una coppia incapace di avere figli fin dall’inizio della vita riproduttiva, sia di nuovo circa il 5 per cento.

SIAMO MENO FERTILI CHE IN PASSATO?
       Rispondendo alle critiche, il ministro della salute Beatrice Lorenzin ha affermato che la campagna non intendeva essere una “chiamata alla riproduzione”, ma un invito a discutere di prevenzione della fertilità, dato che il 15-20 per cento delle coppie nei paesi industrializzati - una su cinque - secondo le statistiche dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha problemi nel concepimento di figli.

       Ma davvero la fertilità, intesa come capacità di fare figli, quando lo si voglia, è diminuita rispetto all’epoca dei nostri nonni o bisnonni? «I pochi dati affidabili a disposizione non danno l’impressione che in assoluto la fertilità sia peggiorata» afferma Castiglioni. Per esempio, secondo l’ultimo rapporto Sessualità e riproduzione nell’Italia contemporanea, dell’Associazione italiana per gli studi di popolazione, le coppie sterili in senso stretto sono ancora più o meno il 5 per cento del totale, mentre superano il 10 per cento dopo che la donna è oltre i 35 anni, e il 25 per cento se la donna è ultraquarantenne. Il 15-20 per cento è quindi complessivo, mentre la suddivisione per classi di età dà un'immagine più sfumata (e probabilmente anche meno "drammatica").


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Fonte http://www.focus.it/scienza/salute/fertilita-e-infertilita-quello-che-non-si-e-detto

Perché non rimango incinta? 5 motivi diversi dalla sterilità

rimanere incinta        Sono ormai mesi in cui tu e lui provate a realizzare il vostro sogno: quello di avere insieme un figlio. Cominci a farti prendere dallo sconforto e, nonostante fino a pochi mesi prima, anche tu non lo considerassi un problema, ora il traguardo ti sembra irraggiungibile. Cominci anche a perdere la pazienza e continui a chiederti: "perché non rimango incinta?".
Inizi a parlarne con le amiche e con le persone di cui ti fidi ma non riesci a trovare una rispostache non sia: "non farne un dramma, devi solo rilassarti". E così, oltre a non avere una soluzione, hai anche i sensi di colpa.
Invece di ascoltare i sensi di colpa e dar loro spazio, scopri quali sono le principalicause che possono ostacolare l'instaurarsi di una gravidanza e anche le possibilisoluzioni.


1 - Quando non riesci a individuare l'ovulazione       Ce l'hanno sempre raccontata molto semplice dicendoci che l'ovulazione avviene circa 14 giorni dopo l'inizio del ciclo mestruale. Questo, però, vale solo se hai un ciclo regolare che dura 28 giorni. In realtà l'ovulazione non avviene 14 giorni dopo l'inizio del ciclo, ma 14 giorni primadell'arrivo del ciclo successivo. In ogni caso, l'ovulazione può anche avvenire il 10° o il 18° giorno del ciclo mestruale.        Infatti il ciclo è composto da tre fasi: fase follicolare, ovulazione e fase luteale. La prima è quella variabile mentre le altre due, in assenza di patologie, hanno una durata fissa.       Una volta nell'utero, l'ovulo ha una vita di 24 o massimo 48 ore mentre lo spermatozoo è in grado di sopravvivere per 36 ore.
Come puoi risolvere il problema?       Puoi scegliere se affidarti alla temperatura basale o agli stick che rilevano l'ovulazione.       Una volta individuata l'ovulazione, devi solo individuare il momento migliore in cui avere un rapporto sessuale: questo momento è 4 giorni prima del processo di ovulazione o 4 giorni dopo. Per avere qualche chance in più, inoltre, aumentare l'intensità dei rapporti in prossimità dell'ovulazione: può rivelarsi utile.       Nel caso in cui l'ovulazione sia irregolare (e così dunque anche il tuo ciclo) o, ancora peggio, non si verifichi, il tuo ginecologo ti prescriverà dei dosaggi ormonali, per poter individuare eventuali squilibri.

2 - Infezione ginecologica

       L'infezione ginecologicaè una delle cause più comuni di infertilità momentanea e transitoria.
Spesso si tratta di infezioni silenti, che non danno sintomi oppure ne danno di molto leggeri che vengono presi spesso sottogamba.
       La Candida Albicans è una di queste e, alterando l'ambiente vaginale, potrebbe danneggiare la vitalità degli spermatozoi non consentendo loro difecondare l'ovulo       Il batterio più difficile da individuare però, è sicuramente laChlamydia. Questo è così potente da provocare un'infezione alle tube di Falloppio che si possono ostruire e persino danneggiare.        Ovviamente ciò potrebbe impedire e ostacolare la fecondazione. 
Come puoi risolvere il problema?
Quando si parla di infezioni ginecologiche, ancor prima di parlare di soluzione occorre parlare di prevenzione. Una visita annuale dal ginecologo è essenziale! Se l'infezione viene individuata in tempo infatti, può essere risolta tramite l'impiego di una terapia antibiotica.
Se invece l'infezione ha provocato danni come, per esempio l'occlusione delle tube, l'unica soluzione è quella di ricorrere a un'operazione per sanare la situazione e alla fecondazione assistita per diventare madre

3 - Le ovaie capricciose       Le ovaie, in tutto il processo riproduttivo, hanno il compito più importante e delicato che è quello di produrre la materia prima necessaria al concepimento: gliovuli.       Esistono due casi in cui le ovaie fanno i capricci e non funzionano come dovrebbero: un'insufficienza ormonale o una cisti ovarica.
L'insufficienza ormonale 
       Sono veramente molti gliormoni che influiscono sul funzionamento delle ovaie. Basta che uno solo di questi ormoni non funzioni correttamente perché il processo di ovulazione venga ostacolato.
Come puoi risolvere il problema?
       Il tuo ginecologo, prescrivendoti il dosaggio ormonale (che si effettua tramite un normalissimo prelievo del sangue), può individuare un eventuale malfunzionamento.
Nella maggior parte dei casi, il tutto si risolve con una terapia ormonale integrativa da effettuare per un periodo di tempo limitato.
La cisti alle ovaie
       Di solito la cisti provoca dolori addominali alla donna ma, qualora fosse asintomatica, il ginecologo se ne accorgerà tramite l'ecografia pelvica effettuata nella visita di controllo annuale.
Come puoi risolvere il problema?
       La cisti alle ovaie è molto comune ma non è sempre la colpevole della momentanea infertilità. In ogni caso viene rimossa con facilità tramite un intervento chirurgico.

4 - E quando è l'utero a essere capriccioso?
       Quando è l'utero a presentare il problema, di solito la fecondazioneavviene ma l'embrionenon riesce a impiantarsi.       Dopo la fecondazione, l'embrione arriva nell'utero che, grazie agli ormoni della gravidanza che aumentano, si ricopre di una mucosa (l'endometrio) e si annida.        Ci sono diverse patologie che però possono impedire il processo diannidamento dell'embrione: l'endometriosi, una cisti all'utero o una malformazione uterina che impedisce all'embrione di impiantarsi.       Perché questo problema venga a galla bisognerà ricorrere a degli esami specifici come l'isteroscopia o la video-laparo-chirurgia.
Come puoi risolvere il problema?
       A seconda del problema e dell'entità dello stesso, il ginecologo potrà prescrivere una cura farmacologica e, eventualmente, effettuare anche un intervento chirurgico.
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5 - Cerca di mantenere il peso forma       Non ti aspettavi che la tua fertilità passasse anche attraverso labilancia vero? E invece è proprio così.       Un peso eccessivo o la troppa magrezza infatti, possono ostacolare ilconcepimento       Il fatto è che le riserve di grasso del corpo sono estremamente utili alla produzione degli estrogeni (gli ormoni femminili): le donne obese si ritrovano con un eccesso di estrogeni, mentre le donne troppo magre hanno un livello diormone insufficiente. Questi squilibri ormonali provocano anche un ciclo mestruale irregolare.
Come puoi risolvere il problema?
       Prima di ricorrere a una terapia farmacologica ormonale, sarebbe il caso di cercare di tornare a un peso normale. Nella maggior parte dei casi, infatti, il ritorno al peso forma permette al ciclo mestruale di tornare regolare e si riattiva, così, anche la fertilità della donna.

Fertilità: quali sono i primi esami da fare se il bimbo non arriva

        Quando arriva il momento di cercare un bambino il destino delle coppie prende strade diametralmente opposte. Alcune sono così fortunate da non accorgersi, o quasi, del periodo di ricerca. Altre impegano appena qualche mese e con semplici accortezze come la conoscenza perfetta del periodo fertile della donna riescono ad arrivare alla gravidanza. Infine ci sono coppie per le quali un percorso, anche se breve, di "medicalizzazione" durante la ricerca di un bambino è inevitabile. Queste coppie più sfortunate sono purtroppo sempre più numerose, questo perché stando ai dati Istat, l'età media del primo parto è cresciuta passando dai 29,1 anni del 1991 ai 31,4 anni del 2011. L'età sempre più avanzata delle primipare comporta senza dubbio una maggior incidenza di problemi legati alla fertilità.
        Ma a quale percorso medico vanno incontro queste coppie? Abbiamo chiesto alla dott.ssa Giulia Santi, ginecologa, di spiegarci quando una coppia si deve allarmare e quali sono i primi esami da fare per valutare la fertilità. "Parlare di fertilità di coppia è sempre un argomento delicato. Tengo a precisare che il "problema" è sempre da ricercare all'interno della coppia. - spiega la dott.ssa Giulia Santi - Sicuramente un'attenta anamnesi ed un esame obiettivo accurato sono i primi elementi fondamentali che aiutano lo specialista ad orientarsi su quali siano gli esami fondamentali da richiedere. Dipende sicuramente da quanto tempo la coppia ricerca la gravidanza, dall'età della partner femminile e dall'anamnesi ostetrica precedente."
        Ma le coppie quanto "tempo" hanno prima di essere considerate a rischio infertilità? Esiste una soglia oltre la quale è bene fermarsi e rivolgersi a un medico? "Dipende dall'età della paziente, dagli anni di ricerca e da quali metodiche la coppia ha sperimentato in precedenza. - precisa la dott.ssa Giulia Santi - Il tempo si restringe a seconda dell'età della coppia ma in particolare modo all'età della donna. Una donna con età inferiore ai 35 annipuò attendere anche un anno di rapporti mirati prima di rivolgersi ad uno specialista della riproduzione. Mentre le donne che hanno superato i 35 anni dovrebbero ridurre la ricerca anche a 6-8 mesi."
        Il tempo per ricercare un bambino varia anche a seconda della salute, oltre che dell'età "Ad una donna entro i 35 anni che ha difficoltà ovulatorie (cicli irregolari, per esempio) o che presenti disturbi ginecologici, vanno prescritti comunque degli accertamenti, anche se il periodo di ricerca è relativamente breve."        Gli esami preliminari utili allo specialista per valutare la fertilità di coppia vanno prescritti sia per lei che per lui. "Esami ormonali per la partner femminile e l'esame del liquido seminale sono i primi esami da valutare per poi indirizzare la coppia verso procedure specifiche." conclude la dott.ssa Giulia Santi.

Vaccino contro il Papilloma virus: le novità

Teenager
       Il vaccino per il Papilloma virus è un'importante forma di prevenzione nei confronti del tumore al collo dell'utero, e non solo. Innanzitutto, è bene sottolineare che il 90% dei tumori al collo dell'utero è causato da alcuni ceppi del Papilloma virus (i cosiddetti ceppi oncogeni).
       Abbiamo chiesto alla dott.ssa Francesca Testa, specialista in Ostetricia e Ginecologia presso il Centro Medico Santagostino, di spiegarci perché è così importante vaccinare i figli contro questo virus. «Il vaccino contro il Papilloma virus comprende, per ora, 4 ceppi di cui due sono gli oncogeni maggiormente responsabili delle lesioni tumorali al collo dell'utero. È importante vaccinare non solo le bambine ma anche i maschi, e farlo a partire dagli undici anni di età. Infatti, vaccinando prima dell'esordio dei rapporti sessuali, si ottiene una copertura di massima efficacia» spiega l'esperta.
       «Inoltre, il Papilloma virus non solo è responsabile dei tumori al collo dell'utero ma anche, seppure con rara incidenza, dei tumori alla vagina, alla vulva, al pene e al cavo oro-faringeo. Il Papilloma virus è asintomatico (tranne nel caso della presenza di condilomi) e si trasmette per via sessuale. In questo senso, il preservativo è una buona copertura ma non completa. Infatti, il Papilloma virus si trasmette anche attraverso ilsemplice contatto tra mucose» conclude la dott.ssa Testa.

Il nuovo vaccino e le peculiarità italiane
Bambina vaccino       Dal 2017 il vaccino anti-Papilloma virus (HPV) entrerà nel piano vaccinale nazionale, sarà completamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale e sarà consigliato non solo per le bambine, ma anche per i maschi. Questa la notizia. Ma l'Italia rappresenta un caso particolare, in tal senso.
       «La peculiarità italiana è legata alle diverse politiche regionali. Infatti, mentre in alcune regioni particolarmente "illuminate" (come, per esempio, l'Emilia Romagna) il vaccino per il Papilloma virus è gratuito a partire da 11-12 anni di età fino addirittura ai 18 anni e le famiglie vengono informate in modo capillare, in altre regioni l'informazione in merito e la copertura sono davvero esigue» spiega la dott.ssa Testa.
       I dati riguardo all'impatto del vaccino, a livello mondiale (fonte Centro Medico Santagostino) sono i seguenti: In Australia, a 6 anni dall’introduzione del vaccino, leinfezioni da HPV 6/11/16/18 nelle donne di 18-24 anni sono diminuite dell’86%rispetto ai soggetti non vaccinati, negli USA addirittura dell’89%. La riduzione dei condilomi genitali in Australia è stata del 92,6%, e anche le lesioni pretumorali del collo dell’utero sono diminuite circa dell’85%.

L'importanza della prevenzione
       Vaccinare, e farlo per tempo, è quindi cruciale. Anche chi ha una copertura vaccinale per il Papilloma virus deve comunque sottoporsi a Pap Test, come da protocollo, ogni tre anni a partire dai 25 anni di età (oppure prima di questa soglia anagrafica ma solo se si hanno rapporti sessuali da almeno tre anni).
       «Il Pap Test è un'efficace forma di prevenzione per quanto riguarda i tumori al collo dell'utero poiché permette di individuare le lesioni precancerose, che impiegano poi anni a svilupparsi. Il Pap Test eseguito prima dei 25 anni non ha la stessa attendibilità poiché è frequente che nelle ragazze più giovani sia presente l'HPV anche in grande quantità. Infatti, si tratta di un virus a elevata diffusione (così come accade per i ceppi virali di raffreddore e influenza) e che, in giovane età, viene efficacemente contrastato dal sistema immunitario. Nella maggior parte dei casi, il Papilloma virus riscontrato nei Pap Test in ragazze giovani, scompare poi negli screening seguenti» spiega la dott.ssa Testa.

Cosa fare in caso di Papilloma virus?
Siringhe
       E in presenza di questo virus, cosa bisogna fare?
       «In presenza di Papilloma virus, è necessario seguire un follow up, come da protocollo. Non esiste, infatti, una terapia risolutiva per questo tipo di virus. In alcune regioni italiane, il vaccino anti-Papilloma virus è consigliato addirittura fino ai 45 anni di età ed è fruibile a un costo calmierato. Se ci si sottopone in età "avanzata" al vaccino, non si beneficerà della massima efficacia nella copertura, ma si sarà comunque protette da quei ceppi virali» spiega l'esperta.