sabato 31 agosto 2019

Orgasmo e concepimento: il piacere aumenta la fertilità

Картинки по запросу Orgasmo e concepimento: il piacere aumenta la fertilità       L’orgasmo femminile è fondamentale per il concepimento, perché aumenta la fertilità e le possibilità di rimanere incinta.

      Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che il piacere nella donna ha uno scopo ben preciso ed è nato proprio per favorire il concepimento. Nel corso degli anni gli scienziati di tutto il mondo hanno tentato di scoprire qualcosa di più sull’orgasmo e di comprendere quale sia il suo ruolo nell’evoluzione umana. Qualche tempo fa una ricerca realizzata dagli esperti della Yale University aveva dimostrato che il piacere femminile in passato favoriva l’ovulazione e, di conseguenza, la fertilità e la riproduzione.

      Ma c’è di più. Il piacere lubrifica la vagina, favorendo la penetrazione e rendendola più profonda, per consentire agli spermatozoi di arrivare vicino al collo dell’utero. Non solo: l’orgasmo fluidifica il muco, creando un ambiente basico che migliora la sopravvivenza degli spermatozoi favorendo il loro passaggio.

      Non dobbiamo poi dimenticare che quando si sperimenta un piacere intenso la cervice, che si trova sopra la vagina, subisce delle contrazioni, fungendo da pompa. Infine gli studiosi sono convinti che l’orgasmo svolga una funzione molto semplice, ma fondamentale. Provare piacere spinge la donna ad avere più frequentemente dei rapporti sessuali con il proprio partner.

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      È proprio questa, secondo gli esperti, la chiave per rimanere incinta. Molto spesso infatti il concepimento, soprattutto se il bambino non arriva subito, viene vissuto come un atto meccanico, volto solo a procreare. In realtà, se si vogliono aumentare le possibilità di avere una gravidanza, è importante vivere in modo libero il rapporto sessuale, sperimentando il piacere.

      L’orgasmo ha proprio questa funzione, aiuta le donne a lasciarsi andare, a liberarsi dei blocchi psicologici e a fare l’amore liberamente, molto più spesso e senza preconcetti. La capacità di aumentare la fertilità è solo uno dei tanti benefici dell’orgasmo. Aiuta a regolare il ciclo mestruale, riduce il rischio di cancro, migliora l’umore, contrasta diverse forme di dolore e rafforza le difese immunitarie.

       Raggiungere il culmine del piacere è ottimo per mantenere il cervello attivo, ridurre lo stress, proteggere il sistema cardiocircolatorio e aumentare il legame con il proprio partner.

Fonte https://dilei.it/sesso/orgasmo-concepimento-piacere-aumenta-fertilita/597681/

Tribulus Terrestris, la pianta afrodisiaca che accende il desiderio

        Per migliorare la vita tra le lenzuola con il proprio partner basta una pianta: addio costosissima biancheria sexy, benvenuta Tribulus Terrestris.

Картинки по запросу Tribulus Terrestris, la pianta afrodisiaca che accende il desiderio       Questa pianta appartenente alla famiglia delle Zygofillacee ed è originaria di India e Africa, ma cresce anche nelle zone più calde di Europa e Australia. Ha un portamento erbaceo, con steli ricoperti di spine, foglie piccole e fiori gialli. Da secoli è usata per combattere i disturbi legati alla sfera sessuale sia nell’uomo che nella donna: è un efficace antidoto contro problemi di erezione, infertilità maschile e femminile e calo del desiderio. Sebbene la scienza non abbia mai confermato gli effetti dei rimedi naturali sull’organismo, la tradizione popolare ne sostiene da tempi immemori le proprietà benefiche.

       Il Tribulus terrestris contiene infatti una gran quantità di protodioscina. Questa sostanza sarebbe in grado di incrementare negli uomini la produzione di testosterone e dell’ormone luteinizzante LH, responsabile della spermatogenesi: per questo motivo è usata per combattere l’infertilità.  Nelle donne, invece, incrementa la produzione dell’ormone follicolostimolante (FSH) e la concentrazione di estradiolo, con una riattivazione delle ovaie. È quindi particolarmente consigliato anche dopo la menopausa.

       I suoi vantaggi, però, non si limitano alla sola sfera sessuale: oltre ad essere un valido afrodisiaco, questa pianta può curare anche alcune patologie cardiovascolari e dei reni, e fa bene al fegato e al sistema immunitario, combattendo infiammazioni e infezioni. Il suo uso è inoltre consigliato spesso anche agli sportivi perché aumenta la resistenza e trasforma il grasso e il colesterolo in energia. In Italia non esistono limitazioni alla vendita del Tribulus Terrestris: si può acquistare a livello erboristico sotto forma di integratori, ed essere assunto senza particolari controindicazioni. È comunque sconsigliato il suo uso in gravidanza e allattamento, ed anche i pazienti immunodepressi dovrebbero evitarne l’assunzione.

       Insomma, se rispondete a tutti i requisiti affidarvi ai rimedi naturali potrebbe portare più di un vantaggio alla vostra vita sessuale: se state vivendo un periodo di forte stress e l’intesa con il vostro partner ne sta inevitabilmente risentendo, o se state cercando di avere un bambino e volete aumentare la vostra fertilità il Tribulus Terrestris potrebbe rivelarsi un ottimo alleato.

Fonte https://dilei.it/sesso/tribulus-terrestris-pianta-afrodisiaca-accende-desiderio/579324/

Come andrologo e ginecologo devono interagire correttamente nelle infertilità di coppia.

        Con la legge 40/2004 si è aperto in Italia un nuovo scenario per l’andrologo che entra “per legge” nei Centri di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) come figura chiave nella diagnosi e nelle decisioni terapeutiche riguardanti il maschio infertile.

        Dopo decenni di vuoto legislativo, l’introduzione della tanto discussa e discutibile legge 40, pur nella sua sostanziale ingenuità espositiva, ha posto in positivo sul campo diagnostico e terapeutico alcuni temi interessanti ponendo l’accento su alcuni aspetti che riguardano l‘accesso alle tecniche di riproduzione assistita di secondo e terzo livello e sulle relative certificazioni permettendo di fatto alla coppia, con problemi a riprodursi, di avere a loro disposizione in un Centro qualificato ed aggiornato due figure fondamentali per risolvere il loro problema riproduttivo e cioè l’andrologo ed il ginecologo.
Embrione a quattro cellule

        A questa visione ideale e “legale” del problema si contrappone la situazione reale ed attuale che è invece caratterizzata da questi punti:

        Molta “scienza di base” con poche novità cliniche
        Il primo medico che prende in carico il maschio infertile è spesso un ginecologo
Il secondo consulente è spesso un urologo con scarsa “passione” andrologica e poche competenze cliniche specifiche acquisite.

        Situazioni cliniche andrologiche comuni da affrontare in modo mirato
        Dobbiamo sempre ricordare che l’infertilità nell’uomo è un settore importante della medicina moderna che deve essere valutato da un andrologo o da un urologo con chiare competenze in patologia della riproduzione umana.
        Un esempio soltanto è da ricordare: negli uomini infertili vi è una percentuale di rischio di tumore testicolare 20 volte maggiore rispetto ad un uomo fertile (Goldstein M J Urol Nov 2005).

        Ancora altre situazioni cliniche, spesso sottovalutate, sono quelle scatenate da infiammazioni che riguardano le vie seminali maschili e che facilmente danno dispermie importanti e che se ben diagnosticate e trattate spesso portano a risultati brillanti e significativi senza ricorrere subito ad una tecnica di riproduzione assistita di secondo o terzo livello (Fivet , ICSI).

        Un altro punto importante che considera la legge 40 è il recupero di spermatozoi dal testicolo in pazienti con azoospermia, cioè uomini senza spermatozoi nel loro liquido seminale, che è demandato sempre e solo ad un andrologo o ad un urologico con chiare competenze andrologiche.

Ruolo specifico dell'andrologo in un Centro di PMA
        In sintesi il ruolo dell’andrologo in un Centro di PMA è quello di interpretare per bene ed in modo critico i test di laboratorio che si hanno a disposizione; pretendere per questo sempre il rispetto degli standard internazionali accettati ed effettuare sempre un attenta valutazione andrologica diretta che eviti una diagnosi imprecisa e quindi l’indicazione a trattamenti non mirati.

Ecografia 3D a nove mesi        Questo significa da parte del ginecologo del Centro la necessità di confrontarsi sempre con la figura del andrologo , la sua chiamata in causa in tutte le situazioni di infertilità di coppia è d’obbligo, soprattutto se è presente un “fattore maschile”. Poi è importante anche la discussione ed il confronto finale con la figura del biologo e dell’embriologo del Centro in cui si lavora.

Ecografia 3D a nove mesi
        Deve essere chiaro per il ginecologo e l’andrologo che la complessità delle scelte cliniche diagnostiche e terapeutiche deve essere condivisa .
        Decidere cosa fare, spesso alla fine di un lungo percorso, diventa per il clinico, per i medici interessati e la coppia infertile l’aspetto cruciale di tutta la loro complessa “vicenda sanitaria” mirata ad ottenere un bimbo in braccio

Fonte https://www.medicitalia.it/minforma/andrologia/201-come-andrologo-e-ginecologo-devono-interagire-correttamente-nelle-infertilita-di-coppia.html

Infertilità: le cause più comuni di infertilità nella coppia

        Ci sono molte ragioni note per l’infertilità all’interno della coppia, come l’età o l’errore di datazione rispetto al periodo di ovulazione. Ma non è tutto, anche questi altri 10 motivi sono all’origine della sterilità, scoprili!

1. Stress


Il fattore di stress è all’origine di un buon numero di disturbi fisici e psicologici. Inoltre, lo stress riduce significativamente la fertilità secondo uno studio dell’Università di Columbus (Ohio). I ricercatori hanno valutato lo stato di stress di oltre 370 donne e il tempo necessario per rimanere incinta, e hanno scoperto l’effetto negativo del cortisolo, l’ormone dello stress, su la fertilità. Quindi signore, rilassatevi, fate yoga e / o meditazione per esempio, se volete rimanere incinte.

2. Il peso

Il peso gioca un ruolo vitale nelle possibilità di riproduzione di una coppia. In effetti, un significativo cambiamento di peso, cioè una presa o una perdita di peso, può essere all’origine dell’infertilità. Si noti che il grasso corporeo ha un effetto negativo sulla produzione dell’ormone dell’ovulazione nelle donne e nella produzione di sperma negli uomini. Ecco perché un peso sano aumenterà le tue possibilità di concepimento.

3. Inquinamento

L’inquinamento atmosferico avrebbe un impatto negativo sulla qualità dello sperma e quindi sulla fertilità, secondo uno studio condotto dall’Università di Hong Kong. Inoltre, gli interferenti endocrini sono attualmente uno dei fattori principali nella riduzione della fertilità negli uomini. Quindi, assicurati di controllare la qualità del tuo ambiente, inclusi i tuoi interni e i prodotti che utilizzi per mettere le probabilità dalla tua parte.

4. Sostanze nocive

Tabacco, alcol, droghe sono tra i prodotti che limitano la fertilità negli uomini e nelle donne. È quindi consigliabile, in caso di desiderio del bambino e di preservare la propria salute, limitare o addirittura sopprimere questo tipo di sostanze nocive.

5. Cibo

Oltre alle fluttuazioni del peso, il contenuto del piatto svolge un ruolo importante nel successo della gravidanza. La cattiva alimentazione causa la sterilità, per questo è essenziale una dieta equilibrata, che aiuta a coordinare la produzione di ormoni (estrogeni e progesterone) e fornisce nutrienti essenziali per il successo di una gravidanza, come vitamina B9 e calcio.

6. Malattie

Oltre ai disturbi psichici o lo stile di vita, l’infertilità è legata a diverse malattie. Diabete, obesità, insufficienza renale, malattie a trasmissione sessuale, endometriosi, lesioni delle tube di Falloppio sono malattie che causano infertilità. Pertanto, la diagnosi precoce di queste malattie e il loro trattamento, se possibile, migliorano la fertilità e facilitano la riuscita delle possibili opzioni per la procreazione.

7. La qualità dello sperma

consigli gravidanza serenaPer una donna rimanere incinta dipende anche dal suo partner che deve essere in buona salute, proprio come il suo sperma. In effetti, la qualità dello sperma è necessaria per aumentare le possibilità di riproduzione. Quindi, in caso di infertilità, viene eseguito uno spermogramma, cioè una visita medica per analizzare la qualità dello sperma. Va notato che diversi fattori causano spermatozoi di scarsa qualità tra cui il cibo e il consumo di sostanze nocive.

8. La qualità del muco cervicale

Se la qualità del muco cervicale non è buona, a causa di disturbi ormonali, infezioni o farmaci, può rappresentare una barriera alla gravidanza. Quindi, se una coppia ha difficoltà ad avere un figlio, viene eseguito un test di Hünher. Permette di analizzare il comportamento degli spermatozoi nel muco cervicale a seguito di rapporti sessuali.

9. Il gruppo sanguigno

Secondo uno studio della Yale University e dell’Albert Einstein College of Medicine di New York, il gruppo sanguigno influenzerebbe le possibilità di rimanere incinta. Secondo i ricercatori, nelle donne col gruppo sanguigno O, il tasso di ormone follicolo stimolante (FSH) è maggiore di 10, il che rende più difficile avere un figlio perché hanno un minor numero di uova rispetto a quelle con gruppo A.

10. L’uso di lubrificante

Il lubrificante impedisce l’azione del muco cervicale, ma riduce anche la qualità dello sperma perché gli ingredienti chimici del lubrificante indeboliscono la mobilità dello sperma. Inoltre, la saliva contiene enzimi digestivi con lo stesso impatto e gli oli minerali riducono la capacità dei gameti maschi di penetrare nell’uovo.

Fonte https://www.chedonna.it/2019/01/21/10-motivi-sorprendenti-che-impediscono-a-una-donna-di-rimanere-incinta/

Donazione mitocondriale: un’opportunità di diventare madre all’età di 40 anni

       La donazione di mitocondri o la terapia sostitutiva mitocondriale è uno dei metodi innovativi di trattamento dell’infertilità. Questo programma di trattamento è adatto alle donne con più di 40 anni che hanno provato a curare l’infertilità con la fecondazione in vitro (FIVET), ma la procedura non ha avuto alcun risultato.

       Queste pazienti hanno una bassa attività funzionale dei mitocondri, i componenti più importanti di qualsiasi cellula (incluse le cellule germinali). Pertanto, la donazione mitocondriale, una procedura utilizzata nel trattamento dell’infertilità presso la clinica di medicina riproduttiva Biotexcom, è un’opportunità per le donne di avere un figlio che avrà un legame genetico sia con la madre che con il padre. Ma prima bisogna fare un approfondimento su cosa sono i mitocondri, spesso chiamati “centrali elettriche cellulari” per la loro capacità di convertire le molecole nutritive in energia. I mitocondri forniscono alle cellule (compresi gli ovociti femminili) l’energia necessaria per il normale funzionamento e sono costituite da due membrane (interna ed esterna) e inoltre contengono anche il proprio materiale genetico sotto forma di DNA.

       Perché questa procedura è più adatta alle donne in età riproduttiva più avanzata? Perché affinché una donna rimanga incinta, è necessario che la stessa recuperi i mitocondri, prima di tutto, degli ovociti, cioè gameti femminili, il cui numero diminuisce con l’età. Se negli ovuli femminili non ci sono abbastanza mitocondri funzionalmente attivi, è possibile ricorrere all’uso della donazione mitocondriale o all’aiuto della fecondazione in vitro per diventare madri.

       Lo schema di funzionamento è il seguente: gli specialisti in infertilità trovano una donatrice di ovuli con un’alta attività mitocondriale funzionale per una paziente che vuole rimanere incinta. I mitocondri sani vengono prelevati dall’ovocita della donatrice, integrati con le cellule della paziente, quindi fecondati in vitro con lo sperma del marito (partner), cioè “in vitro”. Un embrione sano viene quindi trasferito nell’utero della donna.

       Quindi, la donazione mitocondriale è una tecnologia di riproduzione assistita, grazie alla quale una donna infertile può portare avanti una gravidanza e partorire con successo un bambino sano.

Fonte https://www.uteroinaffitto.com/donazione-mitocondriale-unopportunita-di-diventare-madre-alleta-di-40-anni/

Le dimenticanze nelle neo mamme durano 2 anni

        Alcuni studi hanno dimostrato che le future mamme e le neo mamme, hanno in comune questo genere di dimenticanze. A lungo abbiamo parlato di come queste dimenticanze, amnesie avvengono a causa degli ormoni che modificano a livello sia fisico ma soprattutto psichico il comportamento e le azioni delle donne incinte. Queste “amnesie da mamma” possono perdurare, dopo il parto, per circa due anni. Questo succede poiché la neo mamma deve adattarsi al nuovo ruolo, i cambiamenti che sono avvenuti a livello, non solo fisico ma psicologico inducono la mamma a stare in uno stato vigile perenne per accudire e proteggere il proprio bimbo. Quindi, i cambiamenti ormonali cui la futura madre è soggetta potrebbero essere responsabili della riduzione della memoria. Questi cambiamenti ormonali aiuterebbero la madre ad adattarsi alla necessità di conciliarsi con la vita e la salute di suo figlio. Si pensa che il cervello faccia una selezione delle connessioni più deboli e le elimini per potersi concentrare su ciò che conta davvero: la connessione emotiva e la risposta ai bisogni del neonato.

Fonte https://www.chedonna.it/2019/08/08/amnesia-gravidanza/

venerdì 30 agosto 2019

Esercizio in gravidanza aiuta a ripristinare tessuti in madri obese secondo studio

        Secondo i ricercatori, in particolare, l’attività fisica aiuterebbe le madri a ripristinare i tessuti chiave corpo durante la gravidanza.
         È cosa nota che gli esercizi fisici possono aiutare a gestire livelli di zucchero presente nel sangue e in generale a ridurre problemi di salute anche nelle donne incinte, tuttavia gli effetti benefici sui tessuti non sono stati mai ben analizzati.

       Per ovviare a questa mancanza i ricercatori dell’Università inglese hanno svolto esperimenti sui topi: hanno alimentato varie femmine con una dieta ricca di zuccheri e grassi per farle diventare obese.
Hanno poi sottoposto i roditori a varie sessioni di esercizi su tappeti rullanti per 20 minuti al giorno per almeno una settimana prima del concepimento e quindi per 12,5 minuti al giorno fino al 17º giorno di gravidanza (l’intera gravidanza di un topo dura circa 20 giorni).

       I ricercatori scoprivano effetti benefici riguardanti la salute metabolica delle madri di topo obese, effetti che erano dovuti ai cambiamenti con i quali le molecole e in generale le cellule comunicavano con i tessuti materni nel corso della gravidanza.
In particolare gli organi chiave influenzati erano il tessuto adiposo bianco, i muscoli scheletrici e il fegato.

       Secondo Amanda Sferruzzi-Perri, ricercatrice del Dipartimento di Fisiologia, Sviluppo e Neuroscienze dell’Università di Cambridge, una delle autrici dello studio, “Un moderato livello di esercizio fisico immediatamente prima e poi durante la gravidanza porta a importanti cambiamenti nei diversi tessuti della madre obesa, rendendo effettivamente i tessuti più simili a quelli osservati nelle madri non obese”.

Fonte https://notiziescientifiche.it/esercizio-in-gravidanza-aiuta-a-ripristinare-tessuti-in-madri-obese-secondo-studio/

Allenarsi in gravidanza fa bene: ridurrebbe il rischio diabete sia nella mamma che nel bambino

        Negli ultimi tempi sono sempre di più le future mamme che, appassionate di fitness, continuano ad allenarsi anche durante la gravidanza. Se fino a qualche tempo fa si credeva che l'attività fisica avrebbe potuto mettere in pericolo il bambino, ora questi miti sono stati sfatati. Secondo una recente ricerca, fare sport in dolce attesa, soprattutto quando si hanno problemi di soprappeso, ridurrebbe il rischio diabete sia nella mamma che nel bambino, a patto che si chieda prima un consulto medico e che non si esageri.

Gli effetti dello sport sul corpo di una donna incinta

         Secondo una ricerca condotta presso l'Università di Cambridge e pubblicata sulla rivista Physiological Reports, praticare esercizio fisico durante la gravidanza fa bene sia alla mamma che al bambino, soprattutto quando si ha qualche chilo di troppo. Le uniche regole da rispettare? Fare tutto sotto controllo medico e non sforzarsi troppo. Una donna incinta che si tiene in forma in un momento delicato come la dolce attesa riesce a ridurre al minimo il rischio obesità, anche se è necessario che intraprenda questo stile di vita sano fin da quando sta cominciando a pianificare la nascita di un figlio, così da abituare gradualmente il suo corpo al cambiamento. Nel caso in cui fosse in sovrappeso, lo sport, migliorando il suo metabolismo e abbassando i livelli di zucchero nel sangue, fa sì che il piccolo che porta in grembo non sviluppi malattie metaboliche come il diabete di tipo 2. Il motivo? L'esercizio modifica il modo in cui molecole e cellule all'interno dei tessuti comunicano, abbattendo con più facilità i grassi assunti. Secondo i ricercatori, però, sarebbe bene non seguire nessuna dieta dimagrante in contemporanea, a meno che non sia stato un medico specialista a consigliarla.

Fonte: https://donna.fanpage.it/allenarsi-in-gravidanza-fa-bene-riduce-il-rischio-diabete-sia-nella-mamma-che-nel-bambino/

Consumo di alcol durante gravidanza, non esistono quantità sicure

        Non esiste uno quantitativo sicuro per quanto riguarda il consumo di alcol durante la gravidanza: lo afferma chiaramente Lin Gao, uno degli autori di uno studio apparso sulla rivista Chaos.
        La ricerca ha analizzato i cambiamenti biologici che occorrono nel cervello e che portano ai disturbi dello spettro alcolico fetale (FASD, definita anche sindrome alcolica fetale), una sindrome causata nel feto e nel nascituro dal consumo di alcol della madre durante la gravidanza.

        Analizzando i dati di 19 pazienti con FASD e di 21 soggetti sani, i ricercatori hanno scoperto che gli adolescenti che erano stati esposti all’alcol mentre erano nell’utero erano caratterizzati da connessioni cerebrali alterate, caratteristiche che indicano prestazioni cognitive compromesse.
        Nello specifico, i soggetti esposti all’alcol nel grembo materno erano più soggetti a problematiche riguardanti le connessioni attraverso il corpo calloso, ossia quella parte del cervello che collega la metà sinistra con quella destra.

        Per analizzare i pazienti i ricercatori si sono avvalsi di una particolare tecnica di imaging cerebrale denominata magnetoencefalografia. Hanno poi analizzato i risultati con strumenti sviluppati usando la teoria del caos, una sofisticata tecnica computerizzata denominata Cortical Start Spatio-Temporal multidipole analysis.
        “Il nostro studio … mostra che non ci sono quantità sicure o fasi sicure durante la gravidanza per il consumo di alcol”, afferma Lin Gao.

Fonte
No safe amount of alcohol during pregnancy, suggest researchers: Brain connectivity issues found in children who have experienced prenatal alcohol exposure — ScienceDaily (IA)
Quantitative assessment of cerebral connectivity deficiency and cognitive impairment in children with prenatal alcohol exposure: Chaos: An Interdisciplinary Journal of Nonlinear Science: Vol 29, No 4 (IA) (DOI: 10.1063/1.5089527)

Lo studio condotto sul “baby brain” – amnesia da gravidanza

        Il baby brain, noto più comunemente come Amnesia di mamma, si manifesta spesso come una sorta di intensificazione della distrazione quotidiana, il più delle volte facendo dimenticare dove si è messo qualcosa, o facendo perdere il filo di ciò che si sta facendo a metà del compito. Le donne hanno anche riferito di perdere il filo delle conversazioni, di dover fare molto più affidamento sugli appunti per rimanere organizzate, difficoltà a capire ciò che leggono e persino di arrivare fino a dover ritardare il ritorno al lavoro.

        Ma, secondo i ricercatori, i tentativi di studiare il fenomeno hanno prodotto risultati incoerenti: alcuni studi hanno concluso che i cambiamenti sono leggeri.  Alcuni studi più recenti hanno mostrato, invece, una correlazione con la carenza di memoria e la gravidanza. Nel complesso, i ricercatori hanno scoperto che la funzione cognitiva era decisamente più carente nelle donne in gravidanza rispetto alle donne che non lo erano.

        “Il funzionamento cognitivo generale, la memoria e il funzionamento esecutivo erano significativamente ridotti durante il terzo trimestre di gravidanza (rispetto alle donne di controllo), ma non durante i primi due trimestri”, hanno scritto gli autori. “Gli studi longitudinali hanno rilevato declini tra il primo e il secondo trimestre nel funzionamento cognitivo e nella memoria generale, ma non tra il secondo e il terzo trimestre”.

        In generale, le diminuzioni della funzione cognitiva si sviluppano durante il primo trimestre e sono coerenti con le recenti ricerche che hanno rilevato una riduzione fisica della sostanza grigia durante la gravidanza.

        Sembra che la ragione per cui le donne incinte hanno una riduzione della materia grigia è perché probabilmente reclutano quelle risorse verso aree più importanti associate al lavoro di educazione dei figli, quindi cose come i legami e la cognizione sociale. Saranno necessarie ulteriori ricerche per scoprire l’impatto di questo sulla qualità della vita delle donne in gravidanza, ma i ricercatori hanno notato che, anche con un declino misurabile, la funzione cognitiva e di memoria delle donne è rimasta comunque entro un intervallo molto normale e funzionale. Tuttavia, stabilire alcuni degli effetti più gravi potrebbe aiutare a sviluppare metodi per aiutare la piccola minoranza di donne danneggiate.

        Queste piccole dimenticanze durante la gravidanza sono evidenti alle donne in gravidanza e forse a chi è loro vicino, manifestandosi principalmente come piccoli vuoti di memoria (ad esempio, dimenticare o non prenotare appuntamenti medici), ma sono meno probabili conseguenze più significative (ad es., riduzione delle prestazioni lavorative o capacità ridotta di muoversi in attività complesse).

Fonte https://www.chedonna.it/2019/08/08/amnesia-gravidanza/

L’inquinamento mette a rischio la fertilità maschile

        Secondo la ricerca di un team di scienziati del Jockey Club School of Public Health and Primary Care della Chinese University di Hong Kong, lo smog agisce negativamente sulla fertilità maschile.

      L’indagine, pubblicata su BMJ Occupational and Environmental Medicine, è stata condotta analizzando i dati raccolti all’interno di un programma medico tra il 2001 e il 2014, inerenti circa 6.500 uomini dell’isola di Taiwan con dai 15 ai 49 anni di età. Al campione è stato chiesto di compilare dei questionari e di sottoporre a degli esami lo sperma. Gli studiosi si sono concentrati su quantità, forma e dimensione degli spermatozoi in caso di esposizione a breve e a lungo termine del campione di uomini al PM 2,5, una sostanza presente nell’aria in caso di smog tanto sottile da poter penetrare nell’organismo ed entrare in circolo. Si tratta di particelle inquinanti e tossiche prodotte dalle automobili, dagli impianti di riscaldamento e presenti nelle emissioni industriali.

      I risultati della ricerca ha messo in luce come all’aumentare dell’esposizione al PM 2,5, cresceva la probabilità di avere spermatozoi di forma anomala nell’ordine del 18% con un’esposizione a breve termine e del 26% con un’esposizione a lungo termine. La forma e la dimensione degli spermatozoi influiscono sulla fertilità e quindi questo studio evidenzia un legame tra il PM 2,5 e le caratteristiche dello sperma.

      A proposito di fertilità, questa volta al femminile, dei ricercatori di Harvard hanno pubblicato sulla rivista JAMA Internal Medicine i risultati di una loro indagine che mette in relazione infertilità femminile e pesticidi. Secondo i risultati della ricerca, le donne che mangiano ogni giorno 2 o più porzioni di frutta e verdura con alti livelli di pesticidi hanno il 18% in meno di probabilità di iniziare una gravidanza e una probabilità maggiore del 26% di avere un aborto spontaneo.

      Questi dati devono far riflettere su come ciò che si respira e si ingerisce agisce sulla capacità di procreare umana.

Fonte https://dilei.it/salute/inquinamento-mette-a-rischio-fertilita-maschile/521452/

giovedì 29 agosto 2019

Gli uomini perdono la fertilità, ma si fanno più attraenti

         Il ricorso ai trattamenti contro la calvizie e il consumo di steroidi sono ormai molto frequenti tra gli uomini.

        La scienza ha però dimostrato che questa attenzione all’estetica può rivelarsi un’arma a doppio taglio e compromettere la fertilità. A inquadrare il paradosso che vede il maschio del 2020 sempre più attraente, ma decisamente meno fertile rispetto a un tempo – le coppie italiane che ricorrono alla procreazione medicalmente assistita per infertilità maschile rappresentano circa il 30% del totale – sono stati due ricercatori britannici.

Картинки по запросу Gli uomini perdono la fertilità, ma si fanno più attraenti        James Mossman e Allan Pacey, tramite una lettera pubblicata sulle pagine del Journal of Internal Medicine e nel corso di un’intervista alla BBC, hanno descritto uomini che, per apparire fisicamente vigorosi, assumono sostanze che interferiscono con la quantità e la qualità del loro sperma.

        Come specificato da Pacey, l’assunzione di steroidi influenza gli effetti del testosterone, ormone maschile per eccellenza. Questi farmaci, molto utilizzati per aumentare la massa muscolare e le prestazioni atletiche, “fanno credere” all’ipofisi anteriore che la quantità di questo ormone sia sufficiente.

        La principale conseguenza di tale quadro è una minor produzione di testosterone, a sua volta causa di oligospermia e di infertilità maschile. Risulta abbastanza ironico il pensiero di uomini che si impegnano tanto per apparire attraenti, spesso senza rendersi conto che certi eccessi – gli steroidi sono vietati nelle competizioni sportive e possono provocare anche gravi problemi al cuore e al fegato – influenzano gravemente la loro fertilità.

        Il medesimo effetto è causato dalla finasteride, farmaco utilizzato per combattere l’alopecia androgenetica e per dire addio al problema della caduta dei capelli, per molti uomini motivo di disagio sociale e bassa autostima. Questo medicinale, messo in commercio inizialmente per risolvere l’ipertrofia prostatica e approvato dalla FDA, agisce inibendo l’enzima 5 alfa-reduttasi, la cui attività rappresenta una della principali cause del diradamento dei capelli negli adulti di sesso maschile.

        Nel contempo interferisce con il metabolismo del testosterone, aumentando il rischio di infertilità. Va però ricordato che diversi studiosi hanno affermato che si tratta di effetti reversibili. Nella maggior parte dei casi basta infatti sospendere l’assunzione del farmaco o diminuirne il dosaggio per tornare ad avere uno spermiogramma dai parametri quasi normali.

Fonte https://dilei.it/sesso/uomini-piu-belli-meno-fertili/608349/

La medicina non risolve tutti i casi di infertilità: l’informazione corretta che manca alla Pma

         La Pma in Italia è ancora un tabù, “una scelta che si fa ma non si dice” Sono passati più di 40 anni dalla nascita di Louise Brown, la prima bambina in provetta. Nonostante questo, in Italia la procreazione medicalmente assistita (Pma) continua a essere vissuta come “un tabù, una cosa che si fa ma non si dice”. Ne è convinta la ginecologa Alessandra Vucetich che in questa chiacchierata fa il punto sulla legge 40.
       Qualche settimana fa, alla Casa delle Donne di Milano, disse che l’idea di fare figli quando si vuole è un “grande inganno”. Ce lo spiega?
       « Negli ultimi decenni si è diffusa una falsa credenza: che ognuno possa gestire il proprio percorso procreativo senza tenere conto del tempo che passa. Le donne hanno deciso di posticipare sempre più la ricerca di un figlio, convinte del fatto che “tanto poi la medicina avrebbe risolto tutti i casi di infertilità”. Questa convinzione invece è sbagliata, un grande inganno che sta penalizzando soprattutto le donne di 35/40 anni le quali hanno ignorato il fatto che con il progredire dell’età la fertilità femminile si riduce in maniera considerevole. Esistono giustamente campagne informative per molti problemi di salute (tipo il diabete, le malattie cardiovascolari, i tumori) ma non c’è nulla di simile nel campo del benessere riproduttivo e della preservazione della fertilità. Non è il caso di ripescare gli slogan ideati dal ministero della Salute per fertility day del 2016, quelli con la clessidra e il claim “Datti una mossa, non aspettare la cicogna”. Però credo serva una maggiore informazione culturale e sociale che aiuti le giovani a fare delle scelte consapevoli, prima che sia troppo tardi»

       Alcuni sostengono che la crioconservazione di ovociti potrebbe evitare molte delusioni, soprattutto dopo i quaranta anni. Cosa ne pensa?
       « Da pochissimi anni è possibile raccogliere e congelare sotto azoto gli ovociti di una donna fino a quando non si manifesti per lei la necessità di utilizzarli in un percorso di fecondazione extracorporea. Questa tecnica (che dovrebbe essere effettuata preferibilmente tra i 25 e i 35 anni), costituisce una buona possibilità di preservare la propria fertilità. Al momento se ne parla poco e invece credo che le nuove generazioni debbano essersene informate. Anche della possibilità di donare ovociti e spermatozoi si parla pochissimo. I nuovi Lea (Livelli essenziali di assistenza- ndr) prevedono l’attuazione di campagne di informazione e incentivazione a favore della donazione di cellule riproduttive (ovociti, spermatozoi). Ma queste indicazioni sono disattese. Proprio pochi giorni fa, domenica 14 aprile, è stata la giornata nazionale della donazione di organi: con rammarico ho notato che sui media non si è parlato di donazione di gameti. Credo che l’opinione pubblica non venga deliberatamente aiutata a diventare consapevole di questa possibilità. Eppure, dato che il nostro è uno dei paesi europei con i più alti tassi di fecondazione eterologa (con donazione di cellule riproduttive da soggetto terzo), la penuria di gameti ha conseguenze pesantissime: siamo costretti ad acquistare ovuli e spermatozoi dalle banche estere anche per quei trattamenti che vengono poi eseguiti in Italia, in alcuni casi a carico del sistema sanitario nazionale (come avviene in Toscana ed in Friuli). Evidentemente si preferisce tenere sotto traccia questo fenomeno».

Come mai?
       «Devo dire che tutto il tema della Pma è considerato ancora un grande tabù. Non solo dalla politica, ma anche dalla società. Il percorso di Pma viene rimosso, taciuto o negato anche da parte delle persone che vi ricorrono, le quali spesso considerano l’esperienza come un passaggio da “non dire”, da non condividere con amici e famigliari, quasi da nascondere».

Perché si nasconde?
       «Credo che questo dipenda in parte dal fatto che il livello di empatia verso le sofferenze delle coppie che non riescono a concepire un figlio è davvero molto basso. Alcune donne vorrebbero informare la famiglia o le amiche del loro percorso ma temono di venire malgiudicate. Soprattutto nel caso di fecondazione eterologa, che da molti è ancora considerata una scelta astrusa, bizzarra, fuori da ogni logica, sintetizzata dalla classica frase: “ma è il figlio di un’altra”. Se si tratta di fecondazione omologa entra in gioco anche la ferita narcisistica. Ad esempio nella competizione fra donne, purtroppo, capita frequentemente il caso di una donna che dice all’amica infertile “oh poverina! Io invece guarda dopo due tentativi sono rimasta incinta!”. Negli ultimi anni la cosa è leggermente cambiata: sono molte di più le coppie che stanno attraversando questi momenti di sofferenza e questi difficili percorsi di trattamento.E si nascondono meno che in passato».

Le è capitato di negare ad una coppia l’acceso alla PMA?
       «Sì, devo dire che mi capita con una certa frequenza: a volte la donna che ho davanti non è, per vari motivi, una buona candidata. In questi casi si ha assolutamente il diritto-dovere di dire “no”, con partecipazione ma con franchezza. In ogni modo, la legge italiana, seppure in maniera imprecisa, definisce il limite legittimo di ricorso a procedure di fecondazione eterologa per le coppie in cui la donna non abbia superato l’età della menopausa fisiologica, quindi circa 50 anni».

Pensa ci possa essere “obiezione di coscienza” nel mondo della PMA?
       « Ritengo che la fecondazione assistita non sia passibile di “obiezione di coscienza”. Conosco molti clinici cattolici che lavorano senza alcuna difficolta in questo ambito che offre vita. Per il medico è più immediata la scelta di curare la coppia uomo-donna infertile, perché questa assistenza si richiama in maniera più diretta alla risoluzione di una patologia, ma non penso sia diverso assistere una donna single. Non ho esperienza di coppie maschili omosessuali ma ritengo che in questi casi non sia un dovere del medico intervenire: non si configura alcuna patologia, ma si applica semplicemente una tecnologia».

       Nel 2004 la filosofa Mary Warnock (morta alcune settimane fa) pubblicò un libro dal titolo “Fare i bambini. Esiste un diritto ad avere figli?”, sottolineando come molte persone reclamassero come un diritto l’accesso alla procreazione assistita. Cosa ne pensa?
«Non ho un’idea precisa rispetto al diritto di fare figli, credo sia in parte plausibile che io non l’abbia. Il mio personale parere in merito si può riassumere così: quando le cose diventano possibili è abbastanza inutile operare in maniera proibizionista. Bisogna invece far conoscere e regolamentare, attraverso lo strumento legislativo, le opportunità offerte dalle nuove applicazioni di scienza e tecnologia. Anche con divieti, se occorre, ma sapendo bene che in un mondo globalizzato queste scelte verranno facilmente agite altrove e potranno risultare alla fine più dannose e meno controllabili per i cittadini. Questo è stato il demerito della brutta legge 40/2004: proibendo in maniera indiscriminata molte procedure di Pma nei centri italiani ha di fatto lasciato che i propri cittadini emigrassero in altri paesi senza che fosse loro garantita la qualità dei Centri, e senza che potessero ricevere l’assistenza dei propri specialisti. Le cose sono molto cambiate anche se molto, appunto, resta ancora da fare».

Fonte https://27esimaora.corriere.it/19_aprile_26/medicina-non-risolve-tutti-casi-infertilita-l-informazione-corretta-che-manca-pma-9d76bbde-67ea-11e9-9924-a3f7289eca7e.shtml

Rimane incinta mentre era incinta, un evento rarissimo

consigli gravidanza serena    Jessica Allen, 31 anni, ha sperimentato sulla sua pelle un evento rarissimo, è rimasta incinta mentre era incinta quindi ha portato a termine due gravidanze contemporaneamente. Ecco la sua storia.

    Jessica Allen, 31 anni, aveva accettato di essere una madre surrogata di una coppia cinese, poi è successo qualcosa di davvero strano che non avrebbe mai potuto immaginare. La donna californiana, aveva avviato il processo di maternità surrogata nel mese di aprile 2016, i medici hanno utilizzato la procedura di fecondazione in vitro per impiantare l’embrione nell’utero di Jessica.

Che cos’è la maternità surrogata?

    La maternità surrogata è una pratica sociale della procreazione. La madre surrogata viene inseminata dagli embrioni e quindi rimane incinta. Il feto si sviluppa nella sua pancia ma alla sua nascita sarà dato alla coppia di genitori intenzionali.

    Proibita in molti stati, la pratica di maternità surrogata varia molto secondo il Paese. Questa tecnica di procreazione assistita è una soluzione per le coppie che soffrono di alcuni problemi di fertilità.

    Il fenomeno estremamente raro che ha causato una doppia gravidanza
Jessica rimase immediatamente incinta dopo la fecondazione in vitro, ma alla sesta settimana di gravidanza, apprese che stava aspettando un secondo bambino. I medici pensavano che l’embrione della coppia si fosse diviso in due per formare due gemelli.

    Ma le sorprese non sono finite qui per Jessica. Un mese dopo aver dato alla luce i due bambini, scoprì che i gemelli non erano affatto identici. La madre notò che i due bambini sembravano radicalmente diversi. I suoi dubbi vennero confermati dopo il test del DNA che rivelò che un bambino era il figlio della coppia cinese mentre l’altro era il bambino di Jessica.

    Questo raro episodio si è rivelato essere quello che viene chiamato in campo medico superfetazione, un fenomeno estremamente raro, solo 10 casi sono stati elencati nella letteratura medica e riguarda appunto una nuova gravidanza in un utero che contiene già una gravidanza in via di sviluppo. Jessica era rimasta incinta di suo marito mentre la gravidanza dalla fecondazione in vitro si stava evolvendo.

Cos’è la superfetazione?

    La superficazione è una rara gravidanza in cui una donna rimane incinta mentre sta già portando un bambino nel suo grembo. Nel caso di una gravidanza normale, si verificano molti processi biologici che impediscono a una donna di rimanere incinta una seconda volta durante l’attuale gravidanza.

    Il corpo rilascia ormoni che arrestano temporaneamente ovulazione, un ‘muco’ entra in gioco che si sviluppa nella cervice, impedendo che lo sperma penetri l’utero, e il rivestimento dell’utero cambia, il che rende difficile l’impianto di un altro embrione. Ma nel caso di una superfetazione, l’ovulazione non si ferma.

    Il Dr Saima Aftab, direttore medico presso l’Ospedale dei bambini Nicklaus  ha spiegato che la donna ha continuato a ovulare dopo essere rimasta incinta e le sue ovaie hanno rilasciato un altro uovo che è stato poi fecondato, con una conseguente seconda gravidanza. È importante notare che con la superfetazione entrambi i feti hanno età gestazionali differenti.

    Ha aggiunto che questo fenomeno potrebbe non essere rilevato nel caso i cui i due feti sono così vicini da essere semplicemente considerati gemelli. È anche difficile sapere se le procedure di fecondazione in vitro sono un fattore di rischio per questo fenomeno.

La battaglia per ottenere la custodia del proprio figlio

    Quando Jessica realizzò che uno dei due bambini era suo, ne fu deliziata. Ma la strada da percorrere per ottenere l’affidamento del figlio è stata piena di difficoltà. La donna si è trovata coinvolta in una battaglia legale contorta per la custodia di suo figlio, che non era legalmente il suo bambino alla nascita.

    Jessica si è rifiutata di dare il proprio figlio all’agenzia per l’adozione, quindi l’agenzia Omega Family Global ha richiesto $ 18.000 di risarcimento.

    Tuttavia, dopo una difficile battaglia legale, Jessica e suo marito sono riusciti a ottenere la custodia del loro figlio, Malachia, nel febbraio 2017, all’età di 10 mesi.

    Il Dott. Aftab nota che, nonostante la rarità del caso, i medici dovrebbero approfondire la ricerca per scoprire i diversi casi di questo fenomeno in modo che i casi successivi possano essere facili da individuare. Anche le organizzazioni di maternità surrogata dovrebbero considerare questo fenomeno per evitare di ricorrere al tribunale, ove appropriato.

Fonte https://www.chedonna.it/2019/02/06/rimane-incinta-mentre-era-incinta/

Sempre più donne fumano marijuana durante gravidanza, studio cerca di capire il perché

        Anche se è sconsigliato fortemente non fumare durante la gravidanza, paradossalmente l’utilizzo di marijuana si sta diffondendo sempre di più negli ultimi anni tra le donne incinte. Un nuovo studio, pubblicato su Drug and Alcohol Dependence, intende affrontare proprio questa “abitudine” per capirne in maniera sistematica la diffusione ma anche i motivi che possono spingere le future madri a fumare erba.
        Lo studio, con non poche difficoltà dato che spingere a parlare di questa cosa non è proprio facile, conferma che le madri considerano il fumare la marijuana qualcosa di innocuo, in particolare nei confronti del feto.

        Lo conferma Judy Chang, professore associato di ostetricia, ginecologia e scienze della riproduzione, una delle autrici dello studio: “Ciò che queste donne hanno espresso è che non consideravano la marijuana come una droga. La percepiscono come qualcosa di molto naturale, quasi a base di erbe, della terra, e come risultato dell’essere più naturale la considerano più sicura – anche più sicura dei farmaci prescritti, che vedono invece come sostanze chimiche”.

        La ricerca conferma inoltre che le donne incinte che utilizzano marijuana erano già fumatrici, in ogni caso, della stessa sostanza già prima di rimanere incinta.
        Per quanto riguarda le motivazioni che stanno dietro a questa abitudine, le maggior parte delle donne oggetto dello studio rispondeva che fumare marijuana rende loro più felici aiutando a gestire fasi quali dolori cronici, nausea, maggiore appetito o finanche la depressione.

        La stessa ricercatrice dietro lo studio conferma che prove definitive riguardo a gravi danni nei riguardi del feto con l’utilizzo di marijuana durante la gravidanza non sono state ancora trovate anche se sono stati redatti negli anni 80 e 90 almeno quattro studi di grande portata che suggerivano che il feto può subire effetti neurocognitivi duraturi.

Fonti
New study explores why women use marijuana during pregnancy (IA)
Beliefs and attitudes regarding prenatal marijuana use: Perspectives of pregnant women who report use – ScienceDirect (DOI: 10.1016/j.drugalcdep.2018.11.028) (IA)

Non riesci a trovare il tuo uomo ideale? Non c’è problema, è possibile usare il seme di donatore

Картинки по запросу donatore del seme        Le donne hanno sempre più difficoltà decidendo di avere un figlio. Sempre più donne, che non hanno incontrato un potenziale compagno di vita, quando raggiungono una certa età preferiscono agire da soli seguendo l’orologio biologico. La maggior parte delle donne single eterosessuali che stanno prendendo in considerazione l’utilizzo di sperma di donatore sono molto desiderose di avere figli. Di solito, il motivo che le spinge ad affrontare la maternità da sole è la delusione nei rapporti passati o la mancanza della loro anima gemella.
       L’Italia sta attraversando tempi difficili. L’alto tasso di disoccupazione e la migrazione degli italiani, la maggior incidenza dei suicidi mentre il tasso di natalità è stato registrato ai minimi storici del paese. Anche l’età delle donne che danno alla luce il loro primo figlio è in continuo aumento. Oggi, l’età media delle italiane che partoriscono il loro primo figlio è di 33 anni, ovvero 4 anni in più rispetto a qualche anno fa.
       Gli specialisti della riproduzione affermano che il numero di pazienti di età compresa tra 35 e 45 anni è in aumento. Nella maggior parte dei casi le coppie vengono alle cliniche per ricorrere al programma di fecondazione in vitro usando lo sperma o gli ovociti donati.
       Ad esempio, in Irlanda i medici locali accertano un gran numero di donne che vengono per chiedere il seme di donatore. La paziente può scegliere un donatore anonimo o colui che conosce. Così come in Irlanda, in Italia le donne che ne hanno bisogno possono trovare, se necessario, il materiale biologico nelle banche del seme. Ma qui le pazienti affrontano le prime difficoltà in quanto i programmi non sempre hanno un esito positivo.
       Gli embriologi spiegano i fallimenti con la scarsa qualità del materiale biologico usato. Usando le cellule germinali dopo averle scongelate (cioè gameti vetrificati) le possibilità di concepire con successo si riducono notevolmente.
       Questo è il motivo per cui le cliniche che effettuano i programmi PMA utilizzando i biomateriali non congelati sono molto gettonate e hanno alti tassi di successo dei programmi di FIVET.
       Ci sono casi in cui una donna è costretta a ricorrere alla ricerca di sperma di donatore non perché non ha incontrato un uomo degno di essere il padre di suo figlio. L’infertilità maschile oggi si incontra tanto spesso quanto quella femminile. Pertanto, a volte anche le coppie e non solo le donne single si rivolgono alle cliniche riproduttive.
       Nonostante la crescente popolarità della PMA non tutti i paesi accettano le sfide della medicina moderna. In Irlanda, ad esempio, non ci sono centri per la donazione di sperma, quindi la maggior parte delle cliniche irlandesi utilizza le banche del seme in Danimarca. L’Italia compra gli ovociti di donatrici in Ucraina. Se, invece, una famiglia vuole effettuare una programma di maternità surrogata la maggior parte dei paesi proibisce del tutto tale procedura. Ecco perché le coppie sterili e le donne / gli uomini single si dirigono nei paesi dove fornire l’aiuto di cui hanno bisogno è legale. In questo modo l’Ucraina, la Russia e alcuni stati americani sono comunemente conosciuti tra gli europei che hanno bisogno di ovociti di donatrici, liquido seminale, fecondazione in vitro o maternità surrogata.

Ceretta in gravidanza: le tipologie consigliate e quelle da evitare

        Sono tanti i falsi miti e i dubbi che riguardano la ceretta in gravidanza: dalla cera araba a quella a freddo passando per la ceretta a caldo, facciamo un po’ di chiarezza vagliando le tipologie consigliate e quelle da evitare durante i 9 mesi che precedono il parto.

        La ceretta è solitamente vista come un intervento puramente estetico. Soprattutto in estate, quando i vestiti si accorciano e si passa molto tempo in costume al mare o a bordo piscina, l’epilazione diventa un modo per sentirsi “in ordine”, più belle e sicure di sé.

Картинки по запросу Ceretta in gravidanza: le tipologie consigliate e quelle da evitare        Anche durante la gravidanza, date le tante visite dal ginecologo, una donna si sente più “a posto” se depilata. Alla fine dei nove mesi, tuttavia, la ceretta può divenire una vera e propria necessità. Che si opti per un parto naturale o che – per scelta o bisogno – ci si trovi ad affrontare un cesareo è opportuno che le zone su cui ostetrici e ginecologi andranno a operare siano depilate. Tanto che, spesso, si è costretti a una depilazione d’urgenza con rasoio in ospedale. Vale la pena, dunque, arrivare al momento del parto pronte a affrontare ogni evenienza. La ceretta a inguine e gambe è, pertanto, consigliata a fine gravidanza.

Quale scegliere, però, tra le tante proposte, per evitare rischi per la circolazione e per il bambino?


Ceretta in gravidanza: quale scegliere
        Quando si parla di ceretta, naturalmente la scelta è molto personale. Il primo consiglio è quello di affidarsi alla propria estetista di fiducia, soprattutto in un periodo particolare come la gravidanza, e di evitare il fai da te. Vediamo ora alcuni utili informazioni per capire la tipologia che fa al caso nostro.


  • Problemi per il bambino. La ceretta è un intervento meccanico, che non rilascia alcuna sostanza dannosa per il feto (a patto di utilizzare prodotti di qualità e garantiti!).
  • Ceretta a caldo. La cera a caldo tradizionale, di vecchio stampo, è sconsigliata in gravidanza e in generale a tutte le persone che abbiano problemi di circolazione e vene varicose, che si accentuano durante questo periodo. Tuttavia oggi le estetiste più aggiornate lavorano con cere a temperatura corporea, che raggiungono un massimo di 37 gradi e che non danno alcun fastidio a vene e capillari.
  • Ceretta a freddo. Le cere a freddo e le alternative come la ceretta araba sono le più consigliate durante la gravidanza, per due motivi. Il primo è l’assenza di calore che elimina qualsiasi interazione con eventuali vene varicose. Il secondo è la minor aderenza alla pelle che – di solito – permette a questo trattamento di risultare più delicato. In gravidanza, infatti, si è molto più sensibili e una soluzione meno invadente sarà senz’altro gradita dalla futura mamma.
Fonte https://www.diredonna.it/ceretta-in-gravidanza-tipologie-consigliate-da-evitare-3298069.html