martedì 30 giugno 2020

Evento imperdibile per le coppie: Un sogno chiamato bebè

      Un sogno chiamato bebè: il sogno di avere un bambino, il sogno di stringere tra le proprie braccia il frutto del proprio amore di coppia, ma anche le paure, le frustrazioni, le insoddisfazioni e i timori legati alla maternità ed alla paternità, e chiaramente anche quelli legati alla fertilità.

      Sono solo alcuni dei temi trattati all’interno di un programma unico nel suo genere, un evento che prende il nome di “Un sogno chiamato bebè” e che ci permette di essere proiettati all’interno di un luogo di supporto e di contatto con specialisti e personale altamente qualificato in grado di fornire consigli ed informazioni sicure ed affidabili.

Cos’è “Un sogno chiamato bebè”
      È un evento imperdibile, perché permette a tutte le coppie di essere piacevolmente informate e supportate su tutto ciò che concerne il tema della genitorialità: talvolta, infatti, l’idea di espandere la propria famiglia può creare tensioni e paure, seppur accompagnate dalla gioia e dall’entusiasmo. Spesso, queste paure sono dettate da scarsa, assente o cattiva informazione, ed è proprio qui che bisogna lavorare e che si può lavorare al fine di creare una solidità, una sicurezza, e delle informazioni chiare ed esaustive che possono essere di aiuto per una coppia.

      Lo scopo di questo evento è quello di raccogliere quante più informazioni possibili e di supportare quindi le coppie in procinto di avere un bambino, con aiuti, consigli, consulenza ed istruzione: a questo evento parteciperanno i maggiori esperti mondiali di fertilità.

Quando e dove si terrà l’evento
      L’evento è stato programmato per i giorni del 15 e del 16 maggio 2021 a Milano: informazioni più dettagliate saranno fornite in breve.

Per chi: i destinatari di questo importante programma
      Come è chiaro, i destinatari speciali di questo evento sono i futuri genitori: coppie che desiderano avere un supporto concreto anche su temi scottanti, come ad esempio la fertilità. Infatti, questo evento è ideato per offrire supporto concreto grazie alla presenza di importanti esponenti sul tema, che potranno indicare tutte le soluzioni possibili, sia naturali che mediche, anche personalizzate, in un ambiente riservato e sicuro.

      Si potrà inoltre interagire personalmente con gli esperti in materia e ricevere così tutte le informazioni del caso, ma non sarà possibile ottenere consulenze mediche individuali durante l’evento: si potranno comunque avere tutti i consigli, i suggerimenti, e le informazioni per un supporto medico o naturale al fine di favorire il concepimento, qualunque sia la situazione iniziale della coppia.

      In generale, quindi, ci potranno essere degli approfondimenti specifici sull’infertilità maschile e femminile e su come combatterla.

      Per esempio, nel caso delle difficoltà femminili di intraprendere una gravidanza, relatori ed esperti risponderanno a questioni come la PCOS, l’endometriosi, senza tuttavia dimenticare anche i problemi psicologici ed emotivi che spesso si collegano alle difficoltà di rimanere incinta. Pertanto, ci saranno delle spiegazioni importanti che verranno supportate da prove cliniche, da parte di professionisti ed esperti di salute e fertilità, i quali daranno consigli su tutti i metodi e gli approcci medici sia a livello locale che globale.

      Inoltre, ci saranno informazioni specifiche su trattamenti nuovi, sulle più innovative tecniche di fecondazione in vitro, sulla fecondazione omologa e sull’eterologa, e su tutti i trattamenti innovativi capaci di fornire un aiuto valido e concreto.

      Un focus utile sarà anche quello che riguarda tutto l’iter che una coppia infertile affronta prima di avere un figlio: la consapevolezza della difficoltà sopraggiunta, la paura e la delusione di non riuscire ad avere un bambino in maniera naturale, la voglia di riscatto e la scelta di affidarsi ad una clinica. Ma anche i dubbi che possono sopraggiungere anche in questo momento, come ad esempio il tipo di clinica, la città, la scelta di un possibile trattamento all’estero, e tutto ciò che concerne gli aspetti emotivi legati non solo all’insoddisfazione ma anche alle possibilità di successo.

       Bisogna anche ricordare che, molto spesso, il problema può essere risolto anche in maniera naturale, semplicemente agendo sullo stile di vita e sulla salute, che possono incidere in modo importante sulle possibilità di concepire naturalmente. Per esempio, migliorare il proprio stile di vita seguendo un’alimentazione sana ed equilibrata ma anche facendo sport, eliminando gli abusi ove esistenti, e soprattutto limitare alcol e fumo: consigli, questi, che possiamo facilmente reperire anche in rete, ma che possono creare confusione e timori, specialmente quando associati ad informazioni poco chiare.

Fonte https://www.fecondazioneeterologaitalia.it/evento-imperdibile-per-le-coppie-un-sogno-chiamato-bebe/

Coppie infertili, durante il lockdown boom di concepimenti

Una percentuale quasi identica a quella dell’infertilità “sine causa”.

        Hanno dovuto interrompere le cure per la fertilità a causa dell’emergenza Covid-19 e, per tutta risposta, hanno concepito naturalmente durante i mesi di permanenza forzata a casa per via del lockdown. È successo al 14% delle coppie italiane che stavano seguendo dei trattamenti per riuscire a concepire un bambino. Il dato arriva uno studio italiano condotto da Arianna Pacchiarotti, responsabile Procreazione medicalmente assistita dell’ospedale San Filippo Neri di Roma e docente della Sapienza Università di Roma, secondo cui questa percentuale si avvicina molto a quella che in letteratura viene definita “infertilità senza causa”.

Cinquanta coppie
        La notizia viene riportata dall’Ansa, che scrive che la ricerca ha riguardato 50 coppie di età media di circa 39 anni che avevano dovuto sospendere la procreazione assistita a causa delle misure di distanziamento sociale. “Il dato più interessante – sottolinea Pacchiarotti – è che la percentuale di chi ha concepito naturalmente è molto simile, 14% contro 15%, a quella delle cosiddette infertilità ‘sine causa‘”, quelle cioè in cui sussiste l’infertilità pur non essendo stato rilevato alcun problema medico all’origine della mancata fertilità.

Scarsa attività sessuale
        La studiosa spiega che in parte l’infertilità cosiddetta “senza causa” potrebbe essere dovuta alla bassa frequenza di rapporti sessuali, che spesso non viene menzionata durante l’anamnesi da parte delle coppie perché fonte di vergogna e frustrazione. Frequenza che evidentemente, complice il maggior tempo trascorso in casa dai partner a causa della quarantena, è aumentata per diverse coppie dando vita all’inaspettato risvolto.

Fonte https://www.peopleforplanet.it/coppie-infertili-durante-il-lockdown-boom-di-concepimenti/

La débacle procreativa per qualcuno è colpa delle donne

La débacle procreativa per qualcuno è colpa delle donne | Rep       Negli Stati Uniti l’hanno definitaspermocalypse. Un termine che descrive uno scenario inquietante: la conta spermatica degli uomini occidentali, negli ultimi quarant’anni, è in caduta libera. Secondo una grande meta-analisi dell’Università ebraica di Gerusalemme - che ha considerato i maschi di Europa, America del Nord e Oceania nel periodo 1973-2011 - addirittura del 60%. Ma tra le vittime dell’apocalisse – gli uomini – prende sempre più piede (soprattutto negli Stati Uniti) una tendenza al vittimismo che li porta a cercare le radici della questione nel terreno sbagliato. Sono gli uomini della cosiddetta manosphere, la costellazione di siti e gruppi di discussione online dai contenuti misogini e ipermaschilisti che attribuiscono le cause della spermocalypse a una “femminilizzazione della società” in atto da diversi decenni nel mondo occidentale.

       "Non stupisce che i suprematisti maschi stiano avendo queste reazioni - commentaEmmanuele A. Jannini, docente di Endocrinologia e sessuologia medica all’Università Tor Vergata di Roma - sono l’ennesima conferma della fragilità della mascolinità. Tutto nasce dalla confusione tra potentia generandi e coeundi, un cortocircuito atavico tra fertilità e sessualità: la fertilità è per gli uomini un simulacro della potenza sessuale. Perché fecondare una donna, per la psiche maschile, equivale a mostrare al mondo che si è in grado di avere un’erezione e un rapporto sessuale, cioè che si è un maschio ‘a tutti gli effetti’". In verità, decenni di ricerche hanno mostrato che le cause del peggioramento spermatico sono da ricercare nello stile di vita, in fumo di sigaretta, abuso di alcol e cattiva alimentazione. Fattori che minano l’integrità del Dna dello sperma.

       Ma non solo. Altre evidenze, pur non altrettanto solide, suggeriscono un’azione negativa dall’esposizione prolungata a fonti elettromagnetiche (tenere a lungo il computer sulle gambe) o dalla frequentazione abituale di saune e bagni turchi. Anche l’ambiente conta, e parecchio. Con i famigerati interferenti endocrini: gli ftalati, usati per rendere la plastica più morbida e flessibile, il bisfenolo A, i perfluorati, gli idrocarburi. Composti che “interferiscono” diminuendo la concentrazione di testosterone, la lunghezza del pene e la dimensione dei testicoli. E, ragionevolmente, anche laqualità dello sperma. Che il padre poi “trasmette” al figlio, comprese le eventuali mutazioni acquisite nel corso della vita a causa degli interferenti genetici. Cosa fare, dunque? Agire sullo stile di vita e moderare, per quanto possibile, l’esposizione a sostanze nocive. Ma non solo: sottoporsi a controlli periodici. Un aiuto arriva dalla tecnologia: diverse startup offrono soluzioni high-tech per il controllo dello sperma fai-da-te, in completo anonimato e a prezzi tutto sommato abbordabili.

        I fondatori di Sandstone Diagnostic, per esempio, hanno raccolto finanziamenti per 8 milioni di dollari per sviluppare una mini centrifuga portatile che fa ruotare lo sperma a 7500 giri al minuto e fornisce una stima della conta spermatica. Ancora più curioso è Yo Home Sperm Test, un kit composto di microscopio, pipetta e vetrino, che lo scorso anno ha ricevuto il  placet della Food and Drug Administration. Il microscopio si applica alla fotocamera dello smartphone e registra un video ad alta risoluzione dello sperma; un algoritmo analizza il video e, in dieci minuti, valuta numero e motilità degli spermatozoi. Ma attenzione: "Bisogna sottolineare che questo tipo di dispositivi fornisce stime molto grossolane - conclude Jannini - e non possono né devono sostituire i consulti andrologici e gli esami professionali, che restano il sistema più affidabile e completo".

Fonte https://rep.repubblica.it/pwa/anteprima/2019/01/28/news/la_de_bacle_procreativa_e_colpa_delle_donne-217657582/?ref=drac-1

Il papillomavirus nell’uomo può determinare (anche) infertilità

       Non soltanto condilomi o, nella peggiore delle ipotesi, alcuni tumori tra i meno frequenti: come quelli del pene, dell’ano e del cavo orale. L’infezione da papillomavirus umano (Hpv), se contratta dall’uomo, può avere ripercussioni significative anche in termini di fertilità. Un danno che può però essere circoscritto attraverso la vaccinazione, che in questo caso risulta efficace anche se effettuata «ex-post».

Il papillomavirus nell’uomo può determinare (anche) infertilità       La notizia giunge da una serie di ricerche condotte dal gruppo di Carlo Foresta, direttore dell’unità di andrologia e medicina della riproduzione dell’azienda ospedaliero-universitaria di Padova, presentate nel corso del convegno di medicina della riproduzione appena svoltosi ad Abano Terme. Gli specialisti, riportando dei dati pubblicati sulla rivista Journal of Reproductive Immunology, hanno documentato come la presenza del papillomavirus (Hpv) nel liquido seminale determini l’adesione del patogeno agli spermatozoi, riducendone il potenziale di fertilità. Partendo da questa evidenza, la ricerca è proseguita e ha determinato ulteriori risultati. Tra questi la difficoltà da parte degli spermatozoi «attaccati» dal virus di fecondare un ovocita in vitro attraverso la microiniezione intracitoplasmatica e l’elevata abortività riscontrata nei casi in cui il concepimento era andato comunque buon fine (risultati pubblicati su Fertility and Sterility). Non sembrano dunque esserci più dubbi circa il legame esistente tra la presenza del papillomavirus nel liquido seminale e la fertilità naturale. Un aspetto che ha portato Foresta ad affermare che «in tutti i casi in cui l’infertilità di coppia non può essere attribuita ad una causa ben definita e nelle coppie in cui si manifesta una poliabortività, dovrebbe essere eseguita la ricerca dell’Hpv nel liquido seminale».

       Dalla valutazione di 115 coppie senza cause apparenti di infertilità, il cui partner risultava positivo all’Hpv nel liquido seminale, è emerso che 54 hanno cercato invano di avere un figlio in maniera naturale per un anno. Il risultato è stato raggiunto soltanto nel 14,8 per cento dei casi, ma in un terzo di questi la gravidanza s’è conclusa con un aborto spontaneo. Nelle rimanenti 61 coppie, con caratteristiche generali e anagrafiche sovrapponibili, s’è riuscito ad avere un risultato migliore - 37,7 per cento di gravidanze, con un tasso di aborto pari al 4,3 per cento - sottoponendo l’uomo positivo all’infezione alla vaccinazione, prima della ricerca della gravidanza. In altre parole, tra tutte le gravidanze ottenute, nel gruppo sottoposto a vaccino è stata documentata una percentuale di nati pari al 95,6 per cento, mentre nell’altro gruppo la quota si è attestata al 62.5 per cento. Inoltre, nel gruppo senza vaccino, tutte le gravidanze a termine erano a carico di coppie in cui i partner, anche se non vaccinati, avevano eliminato spontaneamente l’infezione. Chiosa Foresta: «Questi risultati dimostrano la relazione tra infezione da papillomavirus umano nel liquido seminale, infertilità e poliabortività per causa maschile. Si deduce inoltre che l’induzione della difesa immunitaria contro il papillomavirus, indotta dal vaccino, rappresenta un trattamento utile per una più rapida eliminazione dell’infezione e per il ripristino della fertilità senza conseguenze abortive».

Fonte https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/oncologia/il-papillomavirus-nelluomo-puo-determinare-anche-infertilita

Infertilità maschile: spermatozoi in calo del 50% negli italiani

La fertilità maschile è drasticamente in calo. Secondo il Registro Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assistita dell’Istituto superiore di Sanità, tra le coppie che si rivolgono ai centri specializzati per avere un figlio, la percentuale di uomini infertili è del 29,3% e l’età non rappresenta l’unico fattore responsabile. Negli uomini italiani in generale viene riportato che il numero dei gameti è diminuito del 50% rispetto al passato. A nuocere sulla qualità degli spermatozoi (aumentando quindi il rischio infertilità) ci sono spesso le condizioni lavorative: quelle che espongono a radiazioni, a sostanze tossiche o a microtraumi. Influiscono negativamente anche gli inquinanti prodotti dal traffico urbano e il fumo di sigaretta.

• SPERMATOZOI IN CADUTA LIBERA
Da una meta-analisi apparsa su Human Reproduction Update è emerso che si è passati da 99 milioni di spermatozoi per millilitro nel 1973 a 47 milioni nel 2011. Insomma, un crollo pesante della capacità riproduttiva maschile. L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce l’infertilità come una vera e propria malattia sociale: un uomo su 10 nel mondo è infertile ma in molti casi il problema sarebbe reversibile e curabile se fosse diagnosticato tempestivamente.

• PATOLOGIE ANDROLOGICHE E FERTILITA’
Circa il 30-40% dei giovani maschi di età compresa tra i 16 e i 35 anni presentano una patologia andrologica come varicocele (dilatazione delle vene del testicolo), fimosi (restringimento del prepuzio), idrocele (raccolta di liquido nel testicolo) e ipospadia (apertura del meato uretrale esterno in sede anomala). In aumento anche i tumori del testicolo. Si tratta di patologie che possono interferire sulla fertilità del giovane

• IL 40-50% DEI CASI DI INFERTILITA’ DIPENDONO DA PROBLEMI MASCHILI
Viene definita infertile una coppia che non riesce ad ottenere una gravidanza dopo almeno 12-18 mesi di rapporti sessuali liberi, non protetti. Si stima che in Italia l’incidenza della “infertilità di coppia” si attesti al 10-15%. “Sappiamo che tra il 40% e il 50% dei casi di infertilità di coppia sono attribuibili a problemi maschili e che una coppia su 5 ha difficoltà a procreare, una percentuale doppia rispetto a solo 20 anni fa - spiega Salvatore Sansalone, Specialista in Urologia, Docente all’Università di Tor Vergata.

• LE CAUSE DELL’INFERTILITA’MASCHILE
Ma quali sono le cause all’origine dell’infertilità maschile? “Possono essere molteplici: congenite o acquisite (ipogonadismi ipo e ipergonadotropi, iperprolattinemie, disfunzioni tiroidee), patologie testicolari (traumi, tumori, infezioni, varicocele, criptorchidismo), patologie delle vie seminali ma anche fattori ormonali, ambientali come l’esposizione a sostanze tossiche, legate agli stili di vita come l’abitudine al fumo o al sempre più diffuso consumo di droghe” spiega Ilaria Ortensi, dottore di ricerca in biotecnologie della riproduzione umana alla Sapienza di Roma.


• I DANNI DELL’INQUINAMENTO
Infertilità maschile: spermatozoi in calo del 50% negli italianiMolti studi epidemiologici hanno osservato che i fattori ambientali e l'esposizione ad agenti chimici incidono sulla dimensione, sulla motilità e sul numero degli spermatozoi. Un recente studio italiano pubblicato sulla rivista Environmental Toxicology and Pharmacology, ha utilizzato solo ed esclusivamente il liquido spermatico per misurare l'impatto dell'inquinamento sulla salute maschile, rivelando dati allarmanti sulla vitalità e fertilità del seme maschile di chi vive in aree gravemente inquinate come Taranto o la Terra dei Fuochi, a cavallo tra le province di Napoli e Caserta, comparato con quello di chi abita in zone della stessa regione non considerate a rischio. L’evidente differenza tra i due campioni esaminati ha dimostrato che, sia i lavoratori delle acciaierie sia i pazienti che vivono in un'area altamente inquinata, mostrano una percentuale media di frammentazione del DNA dello sperma superiore al 30%, evidenziando un chiaro danno spermatico.

• SCARSA ATTENZIONE ALLA FERTILITA’ MASCHILE
Negli uomini, specie quelli più giovani, non esiste una forte sensibilità alla fertilità. Inoltre, con l’abolizione della visita di leva obbligatoria per il servizio militare è venuta meno anche una forma di prevenzione andrologica di massa. L’uomo si preoccupa molto di problemi funzionali legati ai disturbi dell’erezione, ma non conosce il proprio organo sessuale e non ha la cultura dell’autopalpazione così come invece fanno le donne con il proprio seno. “Spesso ci si rende conto di questi problemi solo nel momento in cui si decide di avere un bambino, ma è già troppo tardi -avverte Ortensi.  Se le patologie fossero state diagnosticate in età giovanile si sarebbe potuto ricorrere, con maggiori possibilità di successo, a terapie o, nei casi più gravi, alla crioconservazione degli spermatozoi”. Per questo anche per gli uomini, così come fanno le donne, è importante la prevenzione e la comunicazione tra medico e paziente, sottoponendosi, già in età adolescenziale a screening ed eventuali test diagnostici.

Fonte https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2018/10/31/news/infertilita_maschile_spermatozoi_in_calo_del_50_negli_italiani-210477777/?ref=drac-3

lunedì 29 giugno 2020

Dieta scorretta e cibo spazzatura minano la fertilità maschile

Dieta scorretta e cibo spazzatura minano fertilità maschile ...       Un dato su tutti: la concentrazione di spermatozoi è scesa del 60% tra 1973 e 2011. Come fare allora per proteggere la fertilità? Mangiare bene e sin dalla giovane età: perché giovani adulti che seguono una dieta bilanciata hanno 68 milioni di spermatozoi in più per eiaculato rispetto a coetanei che mangiano a base di cibo spazzatura (da snack a cibo industriale, dolci, pizza, bibite etc). Questo è quanto suggerisce un'ampia ricerca appena pubblicata sulla rivista Jama Urology. "Si tratta del più ampio studio mai condotto che ha esaminato lo stile alimentare in correlazione con la funzione testicolare dei maschi coinvolti", dichiara l'autore Feiby Nassan, della Harvard's T.H. Chan School of Public Health a Boston.

       Probabilmente a causa di molteplici fattori ambientali (la dieta occidentale è stata più volte chiamata in causa) risulta in continua discesa la qualità dello sperma: la concentrazione di spermatozoi è scesa del 60% tra 1973 e 2011; inoltre anche per la concentrazione di testosterone, l'ormone sessuale maschile, si osserva un trend in decrescita. Un uomo che abbia 39 milioni di spermatozoi per eiaculato (o meno di 15 milioni per millilitro di sperma) ha una concentrazione spermatica bassa, che non solo impatta negativamente sulla possibilità di fare figli, ma riflette anche chiaramente il suo stato di salute generale.


       Nello studio sono stati coinvolti 2.935 19enni. Il campione è stato diviso in 4 gruppi a seconda del proprio comportamento alimentare. È emerso che coloro che mangiavano sano (tanta frutta e verdura, pesce, cereali integrali) avevano 68 milioni di spermatozoi in più per eiaculato, rispetto a chi seguiva una dieta prettamente occidentale e poco nutriente; i vegetariani avevano 33 milioni di spermatozoi in più per eiaculato dei coetanei che si nutrivano male. "La fertilità non è un parametro importante solo per fare figli" - sottolinea Nassan - ma è anche legata allo stato di salute e all'aspettativa di vita dei maschi". Questo studio, conclude, ribadisce l'impatto dell'alimentazione sulla fertilità maschile.

Fonte https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2020/02/24/news/dieta_scorretta_e_cibo_spazzatura_minano_fertilita_maschile-249456306/

Gravidanza: per le coppie infertili è boom dopo la quarantena

       Il periodo della quarantena che ha bloccato il nostro Paese per diversi mesi ha provocato un vero e proprio boom di gravidanze per le coppie infertili che, prima del lockdown, stavano seguendo un percorso di fecondazione assistita.
gravidanza
       Le coppie – circa il 14% di quelle con problemi di fertilità – hanno concepito in modo naturale, secondo quanto emerso dal nuovo studio italiano condotto dall’esperta Arianna Pacchiarotti, Responsabile Pma dell'ospedale San Filippo Neri di Roma e Docente della Sapienza.

       Tra l’altro questa percentuale si avvicina molto a quella dei casi di infertilità 'sine causa' (15%), vale a dire quelle coppie che non riescono a concepire un bambino ma che non presentano alcuna causa medica di fondo.

       Per il suo studio, l’esperta ha seguito un campione di 50 coppie con un’età media di circa 39 anni. Le coppie hanno dovuto sospendere i processi di procreazione assistita a causa della quarantena imposta per arginare la diffusione del coronavirus, ma durante i mesi di lockdown avrebbero ricevuto la graditissima sorpresa di una gravidanza! Ma a cosa sarà dovuto questo effetto?

La bassa frequenza di rapporti sessuali spesso non viene menzionata durante l'anamnesi da parte delle coppie, soprattutto perché è un problema che è fonte di frustrazione e vergogna; lo stress, la fatica, la mancanza di tempo e la distanza geografica sono le cause principali,

ha spiegato l’autrice dello studio, aggiungendo che questo effetto potrebbe compensare (seppur non completamente) la mancanza di nascite collegata al blocco delle procedure di fecondazione assistita durante il periodo di distanziamento.

Fonte https://www.benessereblog.it/post/200928/gravidanza-coppie-infertili-quarantena

A che età inizia a calare la fertilità?

       L’età in cui si cerca il primo figlio sta aumentando sempre di più. Diventare genitori oggi è più complicato per tanti motivi: i cambiamenti della società e della figura della donna, le difficoltà economico-sociali, la possibilità di fare scelte diverse, i progressi della scienza. Affacciarsi alla maternità intorno ai 35-40 anni, però, porta con sè una grande conseguenza: le problematiche legate all’infertilità.

La fertilità inizia a calare dopo i 30 anni
       Infertilità di cui non si è tanto consapevoli: secondo un’indagine condotta da Ixè e commissionata dall’Istituto Valenciano per l’Infertilità (IVI), quasi 2 persone su 10 ritengono che la fertilità della donna inizi a ridursi dai 46 ai 50 anni e un ulteriore 11% (in misura superiore gli uomini) dopo i 50 anni. In realtà, il calo inizia dopo i 30 anni e diventa importante già nei cinque anni successivi. Risultati sconfortanti sono emersi anche in relazione alle cause dell’infertilità: solo pochi citano le malattie sessualmente trasmissibili.

Le scelte di fronte ai problemi di infertilità
Diventare genitori
       Il campione si spacca a metà, invece, di fronte alla scelta da prendere in caso di difficoltà a concepire. Il 49% opterebbe per l’adozione (soprattutto persone che hanno già avuto figli), il 48% per la fecondazione assistita (risposta diffusa tra chi invece non è ancora genitore). Tra chi vaglia il ricorso alla fecondazione assistita, il 37% accetterebbe anche la donazione eterologa, soprattutto le donne, più degli uomini, e i 25-29enni.

La conoscenza del social freezing
       Nell’indagine si inserisce anche il tema del social freezing, cioè la crioconservazione degli ovociti non per motivi terapeutici, ma per necessità sociali (lavoro, mancanza del partner, difficoltà socio-economiche). Dalla ricerca è emerso che solo il 17% degli intervistati sa che si può accedere al social freezing in Italia (il 37%, infatti, lo ignora), mentre il 20% crede che qui non sia consentita.

Poco conosciuto, ma sostenuto
       «Attraverso il social freezing una donna può avere un’opportunità in più se decide di procrastinare la maternità per motivi professionali o personali o magari semplicemente perché non ha ancora un compagno con cui condividere progetti di vita» commenta Daniela Galliano, direttrice del Centro IVI di Roma. «I dati dell’indagine, come del resto la pratica clinica, mostrano come si tratti di un fenomeno ancora poco conosciuto in Italia ma l’atteggiamento di apertura che è emerso rappresenta un segnale incoraggiante». Nel complesso la crioconservazione, e nello specifico pure il social freezing, viene considerata una scelta non egoista, sia per il bambino che per la mamma, anche se piuttosto costosa e innaturale.

Diventare genitori: l’associazione che salva le mamme
       Questione economica e precarietà lavorativa sono invece le risposte predominanti quando si tratta di parlare delle paure rispetto alla genitorialità. Al terzo poso motivazioni personali, soprattutto insicurezza sulla propria capacità di crescere un figlio. Il 6% dei 25-44enni parla anche di limiti alla carriera. Per chi si trova in condizioni di grave disagio economico e sociale esiste l’Associazione Salvamamme, che da più di 20 anni opera nel settore. «Sono migliaia le mamme e le famiglie che ricevono aiuto dalla nostra associazione» spiega Katia Pacelli, direttrice dell’associazione. «Il primo passo per avviare un rapporto e accogliere chi è in difficoltà è rappresentato dalla donazione di beni di prima necessità, che vengono offerti non solo nel pieno rispetto della dignità di quanti, forse per la prima volta nella vita, si sono trovati a chiedere, ma ancor più come una spinta per chi lo riceve a risollevarsi, per accendere una speranza e incoraggiare la volontà di farcela».

Fonte https://www.ok-salute.it/salute/a-che-eta-inizia-a-calare-la-fertilita/

Cancro e fertilità: come parlarne con i ragazzi

       Il rischio di non poter avere figli dopo un tumore esiste, come possibile conseguenza della tossicità di alcuni trattamenti (chemioterapia e radioterapia) a cui un paziente oncologico può essersi sottoposto per curare la malattia. Oggi, però, sono diverse le opportunità per preservare la fertilità fin dall'adolescenza: tanto per i ragazzi (prelievo e conservazione del seme) quanto per le ragazze (crioconservazione degli ovociti o del tessuto ovarico). La prassi, ormai abbastanza diffusa, ha fatto crescere la quota di giovani pazienti oncologici che prende in esame questa possibile conseguenza e le opportunità per evitarla. Ma la percezione del rischio è ancora abbastanza disomogenea, se si leggono i dati che emergono da uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.

       La consapevolezza di poter aver problemi nella procreazione è abbastanza diffusa: riguarda poco più di sei ex pazienti oncologici su dieci, tra adolescenti (14-18 anni) e giovani adulti (fino alle soglie dei 40 anni). Ma a riguardo, considerando i dati raccolti dagli esperti del St. Jude Hospital di Memphis (Stati Uniti), esiste un ampio divario di genere. Gli uomini, che sono i più esposti all'eventualità di imbattersi in problemi di infertilità dopo le cure oncologiche, sono meno consapevoli rispetto alle donne. Questo è quanto emerso dalla ricerca, condotta coinvolgendo più di mille ex pazienti oncologici oggi adulti (età media: 29 anni), al fine di incrociare la percezione del rischio con la reale difficoltà nel mettere al mondo un figlio a distanza di anni dal termine delle terapie. Sul totale di coloro che si sono mostrati consapevoli della probabile infertilità (o subfertilità), gli uomini erano soltanto il 19 per cento. Di fatto un terzo del totale che, a seguito delle indagini eseguite in laboratorio, ha invece evidenziato un reale «deficit» della fertilità. Oltremodo preoccupate si sono rivelate invece le donne, di cui soltanto una su 5 mostrava chiare difficoltà di procreazione. 
Cancro e fertilità: come parlarne con i ragazzi
       Di fronte a un simile scenario, sono due le possibili reazioni. Chi sottovaluta la possibile infertilità a seguito delle cure oncologiche potrebbe trascurare la sua salute riproduttiva, salvo interessarsene soltanto nel momento in cui desideri mettere al mondo un figlio: prospettiva a quel punto tutt'altro che scontata. La sovrastima del rischio, verificata soprattutto tra le donne, può invece gravare sulla sfera psicologica: si è portati a considerarsi impossibilitati a mettere al mondo un figlio pure quando non è così. Non conoscere a fondo la propria salute riproduttiva può determinare anche altre due conseguenze: l'abitudine ad avere rapporti sessuali non protetti (trascurando la prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse) e un aumento delle gravidanze indesiderate (se ci si considera infertili pur non essendolo). Tutte ragioni per cui, oggigiorno, con un giovane paziente oncologico occorre affrontare subito il tema della fertilità. «In Italia, ormai, lo si cerca di fare con tutti i ragazzi e con le loro famiglie - afferma Maurizio Mascarin, responsabile della sezione di radioterapia pediatrica e coordinatore dell’area giovani del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano -. Non sempre, però, un adolescente che scopre di avere un cancro è pronto ad affrontare anche questa sfida».

       I pazienti più esposti al rischio di rimanere infertili sono gli adolescenti che vengono trattati con una radioterapia pelvica (per curare sarcomi o tumori ginecologici) o con una chemioterapia a base di farmaci alchilanti e di cisplatino (sarcomi, leucemie e linfomi). Il maggior rischio maschile è dovuto «a una produzione dei gameti in continuo, mentre nella donna il ciclo mestruale è d'aiuto nel ridurre l'incidenza dei problemi legati alla fertilità - aggiunge Mascarin -. Oggi ai giovani malati di cancro spieghiamo tutto, nonostante la difficoltà del momento. La consapevolezza è cresciuta, anche se per esempio in pochi sanno che una procedura come il trapianto di midollo è quella che espone al maggior rischio di infertilità». Minori, come documentato in uno studio condotto dal Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle e pubblicato nel 2016 sulla rivista The Lancet Oncology, sono invece i rischi per i bambini che s'ammalano prima della pubertà. Anche in questo caso, le probabilità di concepimento negli anni a venire sono più alte per le ragazze (70 per cento) che per i ragazzi (50 per cento).

Fonte https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/oncologia/cancro-e-fertilita-come-parlarne-con-i-ragazzi

Quando i figli non arrivano: come vincere solitudine e incomprensioni

       Stai provando ad avere un bambino, ma non riesci (ancora) a rimanere incinta? Non angosciarti: è una condizione che accomuna tantissime donne, ed è importante - in questo percorso - evitare di colpevolizzarsi e di fare confronti con le amiche che sembrano rimanere incinte tutte al primo tentativo, facendoti sentire ancora più incapace o sotto pressione...

       È del tutto normale per una donna con problemi di infertilità, o che sta cercando una gravidanza senza riuscirci, soffrire una solitudine profonda che deriva dalla frustrazione costante del suo desiderio di maternità. Ma la verità è che sei tutt'altro che sola: in Italia una coppia su cinque non riesce ad avere figli in modo naturale e decide di affidarsi a tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita! Secondo le statistiche, più del 15% delle coppie soffre di infertilità e quasi la metà delle donne in età fertile (18-49 anni) non ha figli.

1. Non colpevolizzarti!
       Spesso le donne che non riescono ad avere un figlio tendono a colpevolizzarsi: nasce in loro la convinzione di non essere in grado, di non essere capaci e che ci sia quindi qualcosa in loro stesse che non funziona. Si tratta di un pensiero davvero sbagliato, che devi allontanare con tutte le tue forze!

       Non c'è nulla in te che non vada: avere un figlio è un evento del tutto naturale e la Natura ha i suoi tempi e, soprattutto, una sua volontà che tu non puoi controllare e che non dipende da te! Prova ad entrare nell'ottica ben più salutare che se dovrà succedere succederà, e se non dovesse succedere di sicuro non sarà per colpa tua.

       Certo, sappiamo che superati i 35 anni di età le probabilità di rimanere incinta diminuiscono, e qualcuna potrebbe sentirsi "in colpa" nel non averci provato prima. Riflettici, però: se non è successo prima è perché non te la sentivi, magari non avevi al tuo fianco la persona giusta, le condizioni materiali o la serenità mentale perché potesse accadere... Inutile recriminare o buttarsi addosso ulteriore stress: se hai scelto di provarci adesso, va bene così. Colpevolizzarti non potrà che metterti in una disposizione d'animo deleteria, prima di tutto per te stessa.

2. Confrontati con persone che vivono la tua stessa esperienza!
       Condividere la tua esperienza con altre donne che possono capirti davvero è fondamentale per sentirti meno sola! Chi ha problemi di infertilità o difficoltà a concepire ha un bisogno profondo di parlarne con persone che hanno vissuto o stano vivendo le stesse paure, ansie e preoccupazioni. La condivisione è il sistema migliore per sentire meno un'angoscia che la solitudine non fa che amplificare...

       Dove trovare altre donne che vivono la tua stessa esperienza? Su Conneggs, il primo social network sulla fertilità! Si tratta di una piattaforma gratuita realizzata appositamente per mettere in contatto le donne che stanno cercando di rimanere incinta, che abbiano problemi di fertilità o meno. Qui potrai trovare tante aspiranti mamme come te con cui parlare, confrontarti, scambiare idee e consigli, con la sicurezza di essere sempre ascoltata, senza che il tuo problema venga mai sminuito o banalizzato.

       Iscriverti alla piattaforma è davvero molto semplice (oltre che del tutto gratuito!): puoi farlo scaricando l’app dall’App Store e da Google Play, oppure registrandoti direttamente sul sito www.conneggs.com. Una volta iscritta crei il tuo profilo completamente anonimo, con cui potrai accedere alla tua personal page. Qui potrai leggere tutti i post pubblicati dalle altre donne sui gruppi predefiniti creati da Conneggs ai quali deciderai di partecipare.

       Inoltre chi vorrà, potrà creare dei gruppi personalizzati, chiamati Custom groups. Infine, c’è anche una chat interna, che ti permetterà di chattare con le altre utenti in forma privata. Fidati: parlarne con chi può davvero capirti farà la differenza!

3. Dedica del tempo a te stessa!
       Dedica del tempo a te stessa e alle tue passioni: che sia il giardinaggio, la lettura o del bricolage, cerca di inserirlo il più possibile nella tua routine settimanale per svagarti e concentrarti in un'attività che ami fare e che ti riempe il cuore e i pensieri.

       Questo è sempre un trucco impeccabile per ritagliarsi un momento fuori dal tempo e ricaricarsi, lasciando andare preoccupazioni, ansie e cattivi pensieri. Concediti dunque, qualche coccola in più: organizza un aperitivo con le tue amiche, fai un bel giro di shopping, prenota un weekend alla spa col tuo partner o semplicemente goditi un bagno rilassante o un bel film romantico con una super-ciotola di pop-corn!

Sono piccole cose, piccole attenzioni nei confronti di te stessa, che di certo ti aiuteranno a distrarti, rilassarti e sentirti più serena e realizzata.

4. Non dare ascolto a chi non ti comprende o ti fa pressione!
       Infine, non dare ascolto a chi ti mette pressione! Sappiamo tutte che è dura ascoltare le continue domande dei parenti che ti chiedono quando farai un figlio... E se ci stai già provando senza risultato, sentirsi costantemente esortare è ancora peggio!

       Non lasciare che questo genere di pressioni ti buttino ulteriormente giù: rispondi con schiettezza che la volontà c'è, ma c'è bisogno di ancora un po' di tempo. Essere sinceri è sempre la scelta migliore, ma puoi sempre metterli a tacere dicendo che si tratta di un argomento di cui preferisci non parlare!

       L'importante è che tu per prima non ti lasci abbattere dalle parole degli altri, specie da quelle di chi non comprende ciò che stai passando e tende a sminuirlo. Cerca invece l'ascolto e la comprensione di chi davvero può capirti, come le tante donne già iscritte a Conneggs, pronte a condividere con te questo difficile, ma splendido percorso.

Fonte https://www.alfemminile.com/concepimento/quando-i-figli-non-arrivano-come-vincere-solitudine-e-incomprensioni-s4012436.html

domenica 28 giugno 2020

Fecondazione e filiazione: tra diritto alla salute, discriminazione e ordine pubblico. L’esperto risponde

L’accertamento dello stato civile di un figlio passa anche attraverso le nuove tecniche di fecondazione. Grandi dibattiti (non solo giuridici ma anche etici) vertono sulla richiesta di formazione e/o trascrizione dell’atto di nascita di un bambino concepito con maternità surrogata o figlio di genitori omossessuali, sposati all’estero, che hanno fruito della pma. Lo stato dei figli nati da tecniche di p.m.a. segue i criteri dello stato civile, quindi il figlio sarà nato in costanza di matrimonio o in assenza di matrimonio a seconda che la coppia richiedente e che ha espresso conforme volontà, sia o meno coniugata.

Per orientarsi in materia è innanzitutto necessario affrontare la questione in maniera molto schematica, partendo dalla introduzione della fecondazione assistita nel nostro ordinamento.

1. PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

FONTI

Il 19 febbraio 2004 con la pubblicazione della legge n. 40 recante "Norme in materia di procreazione medicalmente assistita" entrata in vigore il 10 marzo 2004 (della anche P.M.A.) è stata regolamentata, nell’ordinamento giuridico italiano, la complessa materia della P.M.A., ossia dell’insieme di tecniche create dalla scienza volte ad ovviare ai problemi di sterilità ed infertilità delle coppie, consentendo la riproduzione umana attraverso un intervento medico, al fine di determinare la gravidanza.

“Linee guida in materia di procreazione medicalmente assistita”
La normativa è stata integrata dalle “Linee guida in materia di procreazione medicalmente assistita”, emanate con d.m. il 21.7.2004, successivamente aggiornate e sostituite dal d.m. 1.7.2015, aventi ad oggetto l’indicazione di procedimenti e tecniche di procreazione medicalmente assistita.

DISCIPLINA
A. Finalità: è consentita solo per ovviare alla infertilità o sterilità qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuoverne le cause (in base al principio di residualità della fecondazione ex art. 1).

B. Accesso alle tecniche (art. 4)

B.1) Requisiti oggettivi: il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito nei seguenti casi:

(i) solo quando sia accertata l’impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione;

nei casi di sterilità o di infertilità documentate (se inspiegate) o certificate (se derivanti da causa nota) da atto medico;

(ii) alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili, accertate da apposite strutture pubbliche, a seguito delle integrazioni delle Linee guida e della sentenza della Corte cost. n. 96/2015 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma nella parte in cui non consente il ricorso alle tecniche di p.m.a. alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili [rispondenti ai criteri di gravità di cui all’art. 6, c. 1, lett. b) l. 194/1978, secondo cui l'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticata: a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna].

Importante tener presente:

a) il principio di gradualità, per evitare il ricorso ad interventi aventi un grado di invasività tecnico e psicologico più gravoso per i destinatari, ispirandosi al principio della minore invasività;

b) e il consenso informato (v. art. 6)

B.2) Requisiti soggettivi (art. 5): il ricorso alla pma è consentito:

(i) alle coppie (no single)

(ii) maggiorenni

(iii) di sesso diverso (no coppie omosessuali)

(iv) coniugate o conviventi (no +necessariamente sposati)

(v) in età potenzialmente fertile (anche per ridurre rischi medici alla madre legati alla gravidanza)

(vi) entrambi viventi (implica il divieto di fecondazione post mortem per assicurare il diritto del figlio alla crescita in una famiglia bigenitoriale).

Sulla ammissione della fecondazione post mortem, la Suprema Corte di Cassazione (cfr. Cass. 15 marzo 2019 n. 13000) ha affermato l’applicabilità dell’art. 8 della Legge 19 febbraio 2004, n. 40, recante lo status giuridico del nato a seguito dell’applicazione delle tecniche di p.m.a., anche all’ipotesi di fecondazione post mortem, realizzata mediante l’utilizzo del seme crioconservato del padre che, dopo aver prestato il proprio consenso all’accesso alla procedura, era deceduto prima della formazione dell’embrione. Un’altra recente interessante decisione è del Tribunale di Legge che con ordinanza del 24 giugno 2019 ha riconosciuto e difeso il diritto della donna all’impianto post mortem degli embrioni crioconservati, rilevando che il requisito della sussistenza in vita della coppia, prescritto dall'art. 5 della l. 40/2004, riguarda solo l'accesso alla PMA ed è riferito solo al tempo della formazione dell'embrione: si legge in particolare che “Essendo, quindi, già avvenuta la fecondazione dell'ovulo deve ritenersi del tutto irrilevante ogni profilo circa la permanenza o meno del consenso alla PMA da parte del coniuge, poi deceduto, giacché a far data dalla fecondazione, ovvero dalla formazione dell'embrione, il consenso prestato ai fini della PMA non è più revocabile. Tale prescrizione è rafforzata dai riconoscimento del diritto della donna ad ottenere, sempre, il trasferimento degli embrioni crioconservati indicato nelle linee guida del 2015”.

2. TECNICHE DI FECONDAZIONE (FIVET, ICSI, IVI)

2.1 ) FECONDAZIONE OMOLOGA (oggetto della disciplina della legge n. 40/2004)

Nozione: per fecondazione omologa si intende comunemente la tecnica di procreazione medicalmente assistita con cui si impiantano, nell’utero della gestante, uno o più embrioni formati esclusivamente con gameti appartenenti alla coppia richiedente.

Vi è, quindi, omogeneità dei soggetti che vi partecipano: (i) la madre gestante sarà sempre coincidente sia con (ii) la madre genetica (colei che fornisce l’ovulo destinato alla formazione dell’embrione da impiantare nell’utero della madre gestante) sia con (iii) la madre sociale (colei che dà il consenso per l’accesso alla tecnica di procreazione medicalmente assistita e per l’impianto dell’embrione formato anche grazie al proprio ovulo); (iv) il padre genetico (che fornisce il proprio seme per la formazione dell’embrione da impiantare nell’utero della propria partner) coinciderà sempre con (v) il padre sociale (ossia con quello che fornisce il consenso per l’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita).

2.2) FECONDAZIONE ETEROLOGA (inizialmente vietata dalla legge n. 40/2004, oggi legittima v. infra).

Nozione: mediante la tecnica della fecondazione eterologa vengono impiantati nell’utero della madre biologica (che coincide con quella sociale) uno o più embrioni formati da gameti, in parte o in tutto, estranei alla coppia committente:

nel primo caso si assiste ad una fecondazione eterologa parziale in quanto uno dei due gameti, quello maschile o femminile, apparterrà alla coppia committente mentre l’altro proverrà da un terzo donatore estraneo ad essa;

nel secondo caso si assiste ad una fecondazione eterologa totale in quanto entrambi i gameti che formano l’embrione da impiantare nell’utero della gestante provengono da donatori estranei alla coppia.

Detta forma di p.m.a., in origine espressamente vietata dalla legge 40/2004, è oggi legittima, poiché la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 162 del 2014, ha dichiarato incostituzionale il divieto di  ricorrere a tecniche di p.m.a. di tipo eterologo per i casi in cui sia stata diagnosticata alla coppia una patologia che sia causa di sterilità  irreversibile.

Il divieto è stato, infatti, considerato dalla Corte (i) lesivo del diritto all’autodeterminazione delle coppie sterili e infertili, in relazione alle proprie scelte procreative, (ii) discriminatorio rispetto alle coppie che presentano un grado di sterilità e infertilità minore e che possono avere accesso alle tecniche di tipo omologo, (iii) lesivo del diritto fondamentale alla salute, (iv) idoneo a generare un’ulteriore disparità di trattamento, di tipo economico, tra coppie sterili o infertili che dispongono di risorse finanziarie sufficienti per sottoporsi ai trattamenti all’estero e quelle che, viceversa, ne risultano sprovviste.

Le linee guida del 2015 hanno confermato che sono consentite le tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo e precisato come tra queste siano comprese anche quelle che impiegano gameti maschili e femminili entrambi donati da soggetti diversi dai componenti della coppie ricevente (c.d. “doppia donazione”).

Resta fermo che alla p.m.a. eterologa potranno accedere unicamente le coppie che si trovino in situazioni di sterilità comprovata di uno o entrambi i partner e non si possa disporre di propri gameti competenti.

Vale precisare che, in ipotesi di fecondazione eterologa, il donatore di gameti non acquisisce alcuna relazione giuridica parentale con il nato e non può far valere nei suoi confronti alcun diritto né essere titolare di obblighi.

3. COPPIE OMOSESSUALI DI SESSO FEMMINILE

Il ricorso alle tecniche di PMA è vietato in Italia alle coppie omosessuali (v. Requisiti soggettivi – art. 5 l. 40/2004). Se tuttavia l’atto di nascita viene formato all’estero, ci si chiede se in Italia possa essere trascritto.

A. TRASCRIZIONE dell’atto di nascita di minore nato all’estero, in seguito a PMA eterologa da due donne omosessuali

Può essere trascritto nei registri anagrafici italiani, senza che possa ravvisarsi alcuna violazione dell’ordine pubblico, l’atto di nascita di un minore nato all’estero (a seguito, naturalmente, di fecondazione eterologa) da due donne omosessuali.

Sono state diverse le sentenze di merito che hanno consentito la trascrizione di un atto di nascita validamente formato all’estero, a seguito di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo e recante l’indicazione di coppia omosessuale, ove è emerso che non contrasta con l’ordine pubblico internazionale per il fatto che la tecnica procreativa utilizzata non sia riconosciuta nell’ordinamento italiano dalla l. n. 40/2004 (poiché è specificamente ammessa per le coppie di sesso diverso).

Varie le decisioni.

* Corte d’Appello di Torino, sezione famiglia, decreto del 29 ottobre 2014

Ai fini del riconoscimento o meno dei provvedimenti giurisdizionali stranieri, deve aversi prioritario riguardo all’interesse superiore del minore (art.3 L. 27.5.1991 n 176 di ratifica della Convenzione sui diritti del fanciullo, di New York 20.11.1989) ribadito in ambito europeo con particolare riferimento al riconoscimento delle sentenze straniere in materia di rapporti tra genitori e figli, dall’art. 23 del Reg CE n 2201\2003 il quale stabilisce espressamente che la valutazione della non contrarietà all’ordine pubblico debba essere effettuata tenendo conto dell’interesse superiore del figlio.

Nel caso di minore nato all’estero, da coppia omosessuale, in seguito alla fecondazione medicalmente assistita eterologa con l’impianto di gameti da una donna all’altra, l’atto di nascita del fanciullo può essere trascritto in Italia poiché, nel caso in questione, non si tratta di introdurre ex novo una situazione giuridica inesistente ma di garantire la copertura giuridica ad una situazione di fatto in essere da diverso tempo, nell’esclusivo interesse di un bambino che è stato cresciuto da due donne che la legge riconosce entrambe come madri.

Assume rilievo determinante la circostanza che la famiglia esista non tanto sul piano dei partner ma con riferimento alla posizione, allo status e alla tutela del figlio.

* Corte d’Appello di Trento, ordinanza del 23 febbraio 2017

* Tribunale di Perugia, decreto del 9 febbraio 2018

* Corte d’appello di Perugia, decreto del 7 agosto 2018

* Tribunale di Milano, decreto del 16 ottobre 2018 

B. FORMAZIONE dell’atto di nascita di minore nato in Italia, in seguito a PMA eterologa da due donne omosessuali

E’ di riferimento un caso del 2018 sottoposto alla Corte Costituzionale che riguardava due donne, una statunitense e l’altra italiana, sposate negli Usa, che avevano deciso di avere un figlio ricorrendo in Danimarca alla fecondazione assistita eterologa. Il bambino è nato in Italia. L’ufficiale dello stato civile del Comune di Pisa si è rifiutato di formare l’atto di nascita con l’indicazione di due genitori dello stesso sesso: la madre “gestazionale” americana e quella “intenzionale” italiana.

Il caso è stato rinviato alla Consulta dal Tribunale di Pisa con l’ordinanza 69/2018 e riguarda pertanto un’iscrizione anagrafica di un bambino nato in Italia, cittadino statunitense come la propria madre biologica. I giudici pisani rilevano che, secondo la legge applicabile al minore (del Wisconsin) ultimo «domicile» della madre gestazionale, la madre intenzionale è considerata genitore del minore perché è sposata con quella gestazionale e ha dato il consenso alla procreazione medicalmente assistita. In base alla legge del Wisconsin, quindi, esiste il rapporto di filiazione tra la madre intenzionale e il bimbo.

Di qui il dubbio di costituzionalità dei giudici di Pisa sulle norme italiane che impediscono di indicare due madri nell’atto di nascita di un bimbo di nazionalità straniera che, in base alla legge estera a lui applicabile, risulta figlio di entrambe.

Con sentenza n. 237/2019 la Corte Costituzionale ha giudicato inammissibile la questione di legittimità costituzionale dando fortemente rilievo alle seguenti considerazioni:

(I) che l’art. 5 della l. 40/2004 stabilisce, tra i requisiti soggettivi, che “le coppie dello stesso sesso non possono accedere alle tecniche di PMA”;

(II) che già con la precedente sentenza n. 221 del 2019 la stessa Corte (nel  respingere  le  censure  di  illegittimità costituzionale rivolte al predetto art. 5 e all’art. 12, commi 2, 9 e 10, nonché gli artt. 1, commi 1 e 2, e 4 della  legge  n.  40  del  2004,  per  asserito  contrasto  con  i  parametri  di  cui  agli  artt.  2,  3,  11,  31,  secondo comma,  32,  primo  comma,  e  117,  primo  comma,  Cost.,  quest’ultimo  in  relazione  agli  artt.  8  e  14  della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e  con  altre  disposizioni sovranazionali) ha, tra l’altro, affermato che «[l]’esclusione dalla PMA delle coppie formate da due donne non è [...] fonte di alcuna distonia e neppure di una discriminazione basata sull’orientamento sessuale»;

(III) che, in questo senso, si è espressa anche la Corte europea dei diritti dell’uomo, per la quale una legge nazionale che riservi il ricorso all’inseminazione artificiale a coppie eterosessuali sterili, attribuendole una  finalità  terapeutica,  non  può  essere  considerata  fonte  di  una  ingiustificata  disparità  di  trattamento  nei confronti  delle  coppie  omosessuali,  rilevante  agli  effetti  degli  artt.  8  e  14  CEDU.

Resta fermo, dunque, che “allo stato” il nostro ordinamento esclude che genitori di un figlio possano essere due persone dello stesso sesso.

4. MATERNITA’ SURROGATA (divieto sancito dall’art. 12, comma 6, l. n. 40/2004, elevato dalla giurisprudenza a principio di ordine pubblico)

Nella tecnica di p.m.a. conosciuta con la locuzione “maternità surrogata” un soggetto terzo alla coppia committente mette a disposizione il proprio utero per portare avanti la gravidanza.

I soggetti:

a) Madre gestazionale o uterina: colei che offre il proprio utero per portare avanti la gravidanza richiesta dalla coppia committente;

b) Genitore intenzionale o sociale: colui che richiede il riconoscimento del figlio nato a seguito dell’applicazione della tecnica di fecondazione in oggetto:

c) Genitore biologico o genetico: donatore di gamete che può essere anche estraneo alla coppia richiedente.

Occorre distinguere, a tal proposito, tre diversi tipi di surrogazione di maternità:

1) surrogazione di utero, detta anche "utero in affitto" (si tratta di fecondazione artificiale omologa), in cui gli embrioni, fecondati con gli spermatozoi del padre committente e gli ovociti della madre committente (che è quindi anche madre genetica/biologica), vengono impiantati nell'utero della madre surrogata, che porterà avanti la gestazione. Nel caso della donna con ovaie perfettamente funzionanti ma prive di un utero funzionante (o che per altri motivi clinici non possono sostenere una gravidanza) è l’unico modo per avere un figlio naturale biologicamente omologo, in tutto e per tutto frutto dell'unione tra sé e il proprio marito/compagno;

2) surrogazione di ovocita e di utero (si tratta di fecondazione artificiale eterologa) in cui gli embrioni, fecondati con gli spermatozoi del padre committente e gli ovociti della madre surrogata, vengono impiantati nell'utero della madre surrogata stessa, la quale è nel contempo sia madre genetica/biologica che madre gestante. È di tutta evidenza che, se non esistesse un contratto a monte, il figlio sarebbe a tutti gli effetti figlio della madre surrogata con tutti i conseguenti problemi emotivi che potrebbero sorgere. Per tale motivo questa surrogazione (detta tradizionale) è ritenuta una procedura troppo problematica anche sul piano giuridico ed è espressamente vietata in molti Paesi oltre al nostro (ad esempio Francia, Spagna, Germania, Austria, e Svizzera);

3) surrogazione gestazionale (si tratta di fecondazione artificiale eterologa) in cui l'ovocita viene donato da una donatrice, diversa dalla madre surrogata. In questa ipotesi si rinvengono pertanto tre madri: la madre genetica/biologica (la donatrice di ovulo), la madre gestante e la madre committente. In questa procedura l'ovocita della donatrice (la madre genetica, appunto) viene fecondato dallo spermatozoo del padre marito/compagno della madre committente, e poi gli embrioni vengono impiantati nell'utero della madre surrogata. E la forma di surrogazione praticata più diffusamente perché ha il vantaggio di evitare le complicazioni psicologiche e legali della surrogazione tradizionale in cui la madre surrogata fornisce anche l'ovocita.

La legge italiana vieta il ricorso alle tecniche di surrogazione in maternità, consentendo la realizzazione di una genitorialità disgiunta dal legame biologico solo mediante il ricorso all’istituto dell’adozione.

Due decisioni sono utili alla comprensione dello stato dell’arte.

CASS. SENTENZA N. 24001/2014 (COPPIA ETEROSESSUALE)

Nel 2014 si è posta, per la prima volta, all’attenzione della Suprema Corte la questione del riconoscimento dello status filiationis del minore nato attraverso tecnica surrogata all’estero. Vale rilevare, al riguardo, che l’articolo 12 co. 6 della l. n. 40/2004 afferma il divieto di surrogazione in maternità senza nulla dire in materia di trascrizione dei certificati di nascita straniera nei registri dello stato italiano.

Caso: riconoscimento di un minore, nato mediante maternità surrogata in Ucraina, da parte della coppia di coniugi italiani, i quali non condividevano con lo stesso nessun legame biologico.

All’esito del giudizio, la Suprema Corte dichiarò che al certificato di nascita ucraino non può riconoscersi efficacia, in quanto contrario all’ordine pubblico internazionale, inteso come quell’insieme di principi, regole ed obblighi fondamentali che caratterizzano l’ordinamento internazionale in un determinato momento storico, e che per tal motivo, sono invalicabili.

Secondo quanto statuito nella sentenza, il superiore interesse del minore (da erigersi quale parametro in tutte le decisione relative ai minori) verrebbe tutelato proprio mediante il rispetto della regola sancita all’art. 12 co. 6, in ragione del fatto che il legislatore italiano ha voluto attribuire la maternità solo a colei che partorisce ex art.269 c.c., attribuendo solo all’istituto dell’adozione istanze di genitorialità disgiunte dai legami biologici.

Il minore, dunque, veniva dichiarato in stato di abbandono e di conseguenza adottabile, ai sensi della normativa italiana.

CORTE DI CASSAZIONE S.U. N. 12193/19 (COPPIA OMOSESSUALE di DUE UOMINI)

Caso: coniugi omosessuali di cittadinanza italiana, sposati in Canada, facevano ricorso alla maternità surrogata, utilizzando i gameti di uno dei due partner e la donazione di un ovocita da una donna diversa dalla madre uterina. Nascevano così due bimbi, il cui padre biologico è uno dei due partner.

Il coniuge non biologicamente legato ai figli chiedeva ed otteneva in Canada il riconoscimento del rapporto di genitorialità con i minori, chiedendo poi in Italia il riconoscimento del provvedimento straniero.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno rigettato la richiesta di trascrizione dell’atto di nascita di due minori nati all’estero attraverso maternità surrogata, proposta dalla coppia omosessuale di cittadini italiani, sposati in Canada, ribadendo che il legame di filiazione non può essere riconosciuto nei confronti del soggetto che non ha un rapporto genetico con il bambino.

Secondo gli Ermellini, sebbene si debba tutelare la libertà di autodeterminazione nelle scelte procreative, la maternità surrogata rappresenta il limite oltre il quale cessa di agire il principio di autoresponsabilità e prevale il favor veritatis.

Fecondazione e filiazione: tra diritto alla salute, discriminazione e ordine pubblico. L’esperto risponde
La Suprema Corte ha ritenuto, in particolare, che il riconoscimento dell’efficacia del provvedimento giurisdizionale straniero con cui sia stato accertato il rapporto di filiazione tra un minore nato all’estero mediante il ricorso alla maternità surrogata ed il genitore d'intenzione, cittadino italiano, trova ostacolo nel divieto della surrogazione di maternità previsto dalla L. n. 40 del 2004, art. 12, comma 6, qualificabile come principio di ordine pubblico, in quanto posto a tutela di valori fondamentali, quali la dignità umana della gestante e l’istituto dell'adozione.

Prosegue la Corte sostenendo che la tutela dei suddetti valori, che possono essere ritenuti non irragionevolmente prevalenti sull’interesse del minore, nell’ambito del bilanciamento effettuato direttamente dal legislatore (al quale il giudice non può sostituire la propria valutazione), non esclude la possibilità di conferire rilievo al rapporto genitoriale e, quindi, alla costituzione di un legame giuridico con il genitore intenzionale, mediante il ricorso ad altri strumenti giuridici, quali l’adozione in casi particolari, disciplinata dall'art. 44 della legge n. 184/83 così come sostituito dalla legge n. 149/2001.

CONCLUSIONI

Per riassumere il quadro giuridico attuale è possibile affermare che nel caso della coppia omosessuale di donne convenga sposarsi all’estero ed ivi partorire per poi ottenere la trascrizione dell’atto di nascita formato all’estero perché in Italia la giurisprudenza si è determinata (a) sia nel ritenere che la richiesta non contrasti con l’ordine pubblico internazionale per il fatto che la tecnica procreativa utilizzata non sia riconosciuta nell’ordinamento italiano dalla l. n. 40/2004 (poiché è specificamente ammessa per le coppie di sesso diverso) (b) sia nel ritenere che non si tratti di introdurre ex novo una situazione giuridica inesistente ma di garantire la copertura giuridica ad una situazione di fatto in essere da diverso tempo e che pertanto l’istanza meriti l’accoglimento.

In caso di coppia omosessuale di uomini invece il problema è insormontabile e può essere genitore solo colui che abbia un legame genetico col figlio, perché permangono i limiti del divieto assoluto della maternità surrogata che non è stato ancora superato dalla giurisprudenza nonostante gli interessanti spunti forniti dalla dottrina.

Tanti passi avanti sono stati fatti con l’introduzione delle tecniche riproduttive ma l’unica chiave di lettura ad oggi per la determinazione del rapporto di filiazione rimane il legame genetico con il figlio.

Fonte https://www.lastampa.it/i-tuoi-diritti/l-esperto-risponde/2020/01/22/news/fecondazione-e-filiazione-tra-diritto-alla-salute-discriminazione-e-ordine-pubblico-l-esperto-risponde-1.38367086

Nel mondo 90 milioni di coppie sperimentano problemi di fertilità


Nel mondo 90 milioni di coppie sperimentano problemi di fertilità       L'Italia, dove si stima che circa il 15% delle coppie abbia problemi di infertilità, è l'ottavo Paese al mondo per numero di trattamenti di procreazione medicalmente assistita (Pma). Più di otto milioni di bambini sono nati nel mondo grazie alla Pma dal 1978, in Europa dal 1997 al 2014 quasi un milione e mezzo, in Italia nel solo 2016 13.582 (in totale il 2,9% di tutte le nascite in Italia in quell'anno). "La Pma - spiega Eleonora Porcu - è stata ideata per curare la sterilità, e ci riesce in parte, non in modo assoluto. Con una percentuale media di gravidanze intorno al 30%, la percentuale cumulativa può crescere con più cicli di trattamento ma non arriva mai a curare tutti i casi di sterilità". Oltre alle patologie c'è anche il fattore età che incide sulla fertilità: non sempre la Pma è la risposta.

       "La denatalità - conclude l'esperta - è legata più ai costumi sociali che fanno sì che si sposti l'inizio della ricerca di bambini che al reale aumento di fattori patologici. Pensare di contrastare la denatalità con tecniche di laboratorio è inappropriato. Non è così, si può dare una mano, a una fascia persone con patologia, ma non si può pensare di risolvere la denatalità finendo nei laboratori".

Fonte https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2019/06/03/news/nel_mondo_90_milioni_di_coppie_sperimentano_problemi_di_fertilita_-227863820/

Cosa mangiare per proteggere la fertilità maschile

Cosa mangiare per proteggere la fertilità maschile - Meteo Web        Circa una coppia su sei che cerca gravidanza non riesce a farlo entro un anno, rispettando così la definizione di infertilità . Sebbene il fattore maschile sia identificato nel ∼50% delle coppie in cerca di assistenza medica con infertilità , la ricerca sull’infertilità si è concentrata principalmente su fattori femminili. Molto importante per la possibilità di ottenere una gravidanza, è la qualità dello sperma, la concentrazione e il conteggio totale degli spermatozoi. E’ stato osservato che negli ultimi anni, uomini senza problemi di fertilità noti, presentano un numero di spermatozoi diminuito del 50% -60% nei paesi industrializzati. Sebbene le cause sottostanti di questa tendenza alla diminuzione nella qualità dello sperma,  sono una questione di ricerca attiva, alcune delle cause sembrano essere lo stile di vita, la dieta e l’obesità. Ci sono prove forti che il sovrappeso e l’obesità svolgono un ruolo significativo nel mantenimento della qualità del seme e della fertilità ma non abbiamo a disposizione chiare linee guida dietetiche per consigliare agli uomini.

        Sappiamo che la membrana delle cellule spermatiche svolge un ruolo critico negli eventi chiave di fecondazione, come la capacitazione, la reazione acrosomiale e la fusione spermatozoo-ovocitaria. Pertanto, la composizione di acidi grassi della membrana delle cellule spermatiche è estremamente importante per il corretto funzionamento di tale processo.  Gli spermatozoi nel loro percorso dall’ epidimo all’ esterno con eiaculato, sono sottoposti a danni dovuto allo stress ossidativo. La presenza di elevati livelli di specie reattive dell’ossigeno (ROS) noti come radicali liberi, correla negativamente con la concentrazione, la motilità e la funzionalità spermatica. I ROS agiscono, infatti, danneggiando la membrana cellulare degli spermatozoi ed inducendo una catena di reazioni che riduce la fluidità di membrana, altera l’attività degli enzimi  presenti e provoca l’inibizione dei normali meccanismi molecolari richiesti per la fecondazione. Di conseguenza viene meno il meccanismo di difesa e di sostegno per la produzione di DNA, essenziale per sostenere la spermatogenesi. Allo stesso tempo, anche la composizione degli acidi grassi della membrana cellulare cambia, favorendo l’accumulo di acidi grassi polinsaturi a catena lunga (PUFA), poiche viene meno l’ attività enzimatica per il suo metabolismo. E’ stato osservato che le cellule di Sertoli possono convertire attivamente i PUFA e questo spiega l’elevata concentrazione di DHA nello sperma, nonche acido α-linolenico.  Il corretto funzionamento di questo maccanismo nel testicolo si basa su una adeguata presenza di substrati metabolici ottenuti dalla dieta. I PUFA non possono essere sintetizzati endogenamente dall’uomo e devono quindi essere ottenuti consumando frutta a guscio, semi e oli vegetali nel caso degli acidi linoleici , α-linolenico  o dei frutti di mare nel caso di omega-3. Il consumo di questi acidi grassi  ha dimostrato di modificare la composizione della qualità dello sperma.  Le diete integrate con olio di pesce, che è ricco di DHA, migliorano la membrana spermatica e permette una maggiore motilità e morfologia degli spermatozoi. Gli acidi grassi saturi (nocivi) invece, sembrano avere effetti sulla spermatogenesi opposta a quella dei PUFA. Come i PUFA, i grassi trans – che si trovano principalmente negli alimenti da forno e fritti , si accumulano nel testicolo, ma a differenza dei PUFA, inducono a danni e sono costantemente correlati alla scarsa qualità del seme.


Alimenti che favoriscono la fertilità - cosa dovrei mangiare ...        La vitamina C, è considerato il principale antiossidante, riduce i ROS e serve a riciclare la vitamina E ossidata. Inoltre, la vitamina E neutralizza direttamente il ROS nelle membrane plasmatiche degli spermatozoi. L’effetto degli antiossidanti può estendersi oltre la loro capacità di prevenire l’ ossidazione, infatti  l’assunzione di β-carotene è stata associata a una minor prevalenza di disomia del cromosoma X dello sperma. L’assunzione di acido folico influisce sulla produzione di spermatozoi. In uno studio , l’integrazione di acido folico per 90 giorni ha comportato un aumento del 53% della concentrazione di spermatozoi e un raddoppio della percentuale di spermatozoi mobili . Per quanto riguarda i prodotti derivati dalla soia gli isoflavoni sono stati associati a testicoli più piccoli nei ratti  e hanno indotto effetti avversi sulla  reazione acrosomiale. L’assunzione di pesce può avere effetti benefici sulla qualità dello sperma e sulla fertilità. Tuttavia, i pesci e i molluschi contaminati sono la principale fonte di esposizione al metilmercurio, il composto di mercurio organico più comune trovato nell’ambiente. I dati suggeriscono che gli effetti benefici possono superare i potenziali effetti avversi che il metilmercurio può avere sulla spermatogenesi. L’assunzione di prodotti lattiero-caseari e la qualità del seme non è chiara. Alcuni studi hanno suggerito che i prodotti lattiero-caseari sono un possibile fattore di rischio per parametri del seme,  altri studi non hanno supportato questa teoría. Sembrerebbe che  l’assunzione di prodotti lattiero-caseari a basso contenuto di grassi può essere associata a una maggiore concentrazione di spermatozoi e una migliore motilità, ma tuttavia servono ulteriori studi. Nei prodotti a base di carne possono essere presenti residui ormonali, con potenziali conseguenze sulla fertilità. Gli studi sono incoerenti sulla relazione tra assunzione di carne e qualità del seme. E’ stato osservato che bambini nati da donne che in gravidanza hanno  assunto grandi quantità di carne bovina,  avevano  una concentrazione di spermatozoi più bassa in età adulta.  Frutta e verdura sono universalmente raccomandate come componente essenziale di una dieta sana.  Possono anche essere la principale fonte di residui di antiparassitari nella dieta e la più importante fonte di esposizione ai pesticidi .  Il consumo di frutta e verdura come cipolle, avocado e fagioli, sono positivamente associate ai parametri del seme tra i giovani uomini sani . Le noci, che contengono grandi quantità di acidi grassi omega-3 vegetali, sono state correlate a parametri di spermatozoi più elevati.

Fonte http://www.meteoweb.eu/2020/06/cosa-mangiare-per-proteggere-la-fertilita-maschile/1448098/