lunedì 31 luglio 2017

SEPARARSI DAL NEONATO DOPO LA NASCITA È UN TRAUMA?

Scriveva Grazia Honegger Fresco qualche anno fa:
       “La separazione della madre dal suo bambino subito dopo la nascita, imposta dal regime sanitario e giustificata dal bisogno di entrambi di riposare. In realtà è voluta dal personale, per tenere tutto facilmente sotto controllo. La separazione subito dopo la nascita, proprio nel momento più importante per ristabilire nel riposo, nel silenzio e nella vicinanza, il contatto profondo tra madre e figlio ha qualcosa di sadico, di necrotizzante: tutto deve essere asettico, perfetto, precettato, controllato. Solo dopo 10, 12, 15 ore, quando va bene, i due ‘partner’ si potranno incontrare di nuovo, a giudizio insindacabile dei sanitari”

Eppure
      “è nella presenza del bambino fin dai primi istanti che la madre coglie con profondità il significato di quanto ha vissuto, delle sue attese e delle sue speranze, mentre la lontananza dal figlio la deprime, la rende inquieta e sfiduciata. E’ nella presenza, nel caldo contatto con la madre che il bambino ricostruisce il legame profondo appena interrotto, un legame che è ancora solo corpo: pelle, odore, battito cardiaco, voce, respiro”
(G. Hoenegger Fresco, Essere genitori, p. 25).

        Tra le 15 raccomandazioni relative al parto stilate dall’OMS vi è anche questa:
“Il neonato in salute deve restare con la madre ogni volta che le condizioni dei due lo permettano. Nessun processo di osservazione della salute del neonato giustifica la separazione dalla madre”.

Abbiamo chiesto alle Mamme la loro esperienza…

Gabriella:
“La possibilità di poter tenere sempre accanto a me il mio bambino è stato direi il secondo parametro con cui ho valutato e scelto la struttura nella quale partorire.
neonatoLa motivazione per cui tenevo molto a questa cosa era data dal fatto che ritenevo (e ritengo) i primi istanti/ore/giorni determinanti nella riuscita dell’allattamento al seno.
Continuo ad essere convinta di questa scelta.
Avrei avuto molte difficoltà ad accettare una separazione se si fosse resa necessaria. Probabilmente nel tuo caso senza un valido motivo scritto nero su bianco non l’avrei accettata e avrei firmato per tenerlo con me. Uso comunque il condizionale perché mi rendo conto però che subito dopo il parto ero molto vulnerabile e le certezze di oggi non sono quelle di allora”.

Mery:
“Io ho scelto l’ospedale in base al fatto che è previsto il rooming in 24 ore su 24, ma mi è stato detto che dopo la nascita terranno la piccola “un paio d’ore in osservazione”. In effetti è dura da accettare. Inoltre la preleveranno durante le ore di visita (2 al giorno), a me non piace nemmeno questo. Ma vicino casa mia è il meglio che sono riuscita a trovare! Mi hanno comunque assicurato che sono estremamente attenti al legame mamma-bambino e a favorire l’allattamento al seno. Me lo auguro.”

Bimba76:
“Io mamma di bimbo prematuro, l’ho potuto tenere in braccio solo dopo 7 giorni dalla sua nascita, per poco e sotto osservazione delle infermiere…
Confermo lo stato d’animo… Il non sentirsi mamma del proprio pulcino….
La “difficoltà” di accettare il tutto…
Per me è stato di grande aiuto parlare con la psicologa della Tin…”

Ipa:
“Io ho partorito il 1 febbraio, TC in anestesia totale. Mio figlio stava bene Apgar 9, ma io l’ho potuto vedere solo dopo 17 ore dalla nascita! Sono dovuta rimanere in sala risveglio per 15 ore, ho saputo di mio figlio solo quando è arrivato il mio compagno, perchè l’anestesista mi ha detto che non sapeva niente perchè era rimasto tutto il tempo accanto a me…
Картинки по запросу SEPARARSI DAL NEONATO
Ho avuto paura, ho fatto mille domande al mio compagno che l’aveva visto di sfuggita… a che ora è nato? Quanto pesa? Quanto è lungo? Neanche lui sapeva niente…
Quando l’ho visto per la prima volta la puericultrice è entrata con la culletta dietro di lei, mi si è piazzata davanti con tre biberon in mano dicendomi “niente mezze parole tuo figlio DEVE mangiare!”
Me l’ha attaccato al seno… mi ha detto 5 minuti per lato e poi bibe! Lui però dormiva…era così bello e con un nasino a patatina così buffo… Per mesi mi sono chiesta e lo faccio tuttora se lui “sà che sono io la sua mamma”…
Sono passata dal biberon all’allattamento al seno perché dovevo ricucire questo contatto con mio figlio… perché “non lo sentivo mio” …mi sembrava mi avessero fatto un regalo…”

Il peso alla nascita influenza la salute del fegato: lo studio

     La fibrosi epatica è stata associata con basso peso alla nascita, mentre l’infiammazione è legata all’alto peso alla nascita. Questo studio è il primo a caratterizzare il rapporto tra alto peso alla nascita e la patologia epatica.

foto_peso_nascita_fegato     “Con la diffusione dell’obesità, stiamo vedendo più bambini ad alto peso alla nascita rispetto al passato”. Sono sate le parole di Mark Fishbein, dal Stanley Manne Children’s Research Institute at Ann & Robert H. Lurie Children’s Hospital di Chicago. Lo studio dimostra che questi bambini hanno maggiori probabilità di avere gravi danni al fegato dal momento in cui sono adolescenti.

     La steatosi epatica non alcolica colpisce fino al 25 % della popolazione degli Stati Uniti. È la causa più comune di malattia epatica cronica nei bambini e in genere viene diagnosticata nella prima adolescenza. Nella sua forma più grave può portare a insufficienza epatica e la necessità di trapianto di fegato.

     Lo studio comprendeva 538 ragazzi sotto i 21 anni di età che sono stati arruolati nella ricerca. Nei partecipanti è stata valutata la correlazione tra steatosi epatica e peso alla nascita.

     Essere in grado di identificare in neonati alla nascita a rischio di gravi malattie del fegato aiuterà avviare interventi preventivi. Il mantenimento di un peso sano è la strategia principale per prevenire tale patologia epatica nei bambini. Naturalmente, il controllo del peso deve essere effettuato sia sul nascituro che sulla mamma. Una donna in gravidanza con una dieta sana ed equilibrata avrà meno rischio di avere un bambino con peso eccessivo. Allo stesso modo, un basso peso alla nascita potrà essere prevenuto con un equilibrato apporto calorico quotidiano.

      L’Istituto di ricerca Manne si è focalizzato sul miglioramento della salute dei bambini, trasformando la medicina pediatrica. Ciò garantisce un futuro più sano attraverso la ricerca incessante.

Fonte http://www.passionemamma.it/2017/04/peso-nascita-influenza-salute-fegato/

OBESITÀ E DIABETE INIZIANO NEL PANCIONE

     Di recente una certezza  è che obesità e diabete si possono prevenire già in epoca fetale.
dieta-gravidanza     Le ricerche sono state fatte nell’ambito della prevenzione delle NCCd (acronimo che sta per “Non Communicable Chronic Diseases”) ossia malattie come appunto l’obesità, sempre più diffusa nella società contemporanea, ma anche la sindrome metabolica, svariate patologie cardiovascolari, ipertensione e dislipidemie.
     Si tratta di patologie spesso invalidanti, che pesano sull’individuo sia umanamente che socialmente, anche perché curarsi prevede costi non indifferenti, che il Servizio Sanitario Nazionale non sempre copre e che in molti da soli non riescono a sostenere.

     A quanto emerge da recenti ricerche, la prevenzione di tali malattie non passerebbe dai presunti vantaggi di un allungamento del periodo dell’allattamento al seno, né da accorgimenti spesso inutili come il ritardare l’inserimento di alimenti solidi nella dieta del piccolo.
     Al contrario, una maggiore probabilità che il bambino non sviluppi nessuna delle malattie precedentemente citate deriverebbe dalle modificazioni epigenetiche alle quali subite dal feto conseguentemente agli stili di vita e alle abitudini alimentari della donna incinta.

     Tra gli studi più interessanti riguardanti tale rapporto è d’obbligo citare il dottor Robert Sapolski, neurobiologo e ricercatore presso la Stanford University, il quale, analizzando gli effetti che lo stress della futura mamma aveva sul feto, ha contribuito indirettamente a confermare che tra feto e mamma si instaura una comunicazione ininterrotta cui partecipano attivamente sia alcuni ormoni (tiroidei, glucocorticoidi, insulina, GH, ecc.) sia svariate sostanze nutritive (per esempio proteine/aminoacidi essenziali, lipidi, oligoelementi, ecc., il cui apporto varia molto nel corso dei dove mesi.
Картинки по запросу OBESITÀ E DIABETE     Uno studio del 1999 il “Dutch Famine Study”, aveva inoltre dimostrato come i bambini nati in tempi di carestia – ovvero quando la dieta alimentare si componeva di un apporto proteico inferiore all’8% delle calorie totali ingerite – da adulti tendevano quasi sempre all’obesità o ad altre malattie metaboliche che non di rado si trasmettevano di generazione in generazione, indipendentemente dall’alimentazione degli eredi.
     Si può dunque parlare di una vera e propria “programmazione metabolica” del feto, il quale, quando è ancora nell’utero, apprende informazioni importanti su quello che avverrà fuori, cominciando così a regolarsi di conseguenza, ovvero ad auto-programmarsi.


Fonte Maternal nutritional manipulations program adipose tissue dysfunction in offspring

TERAPIE NATURALI. CURARSI CON L’AGLIO

      Era intorno al 2800 a.C., e l’aglio rappresentava l’unico cibo capace di conservare gli schiavi in forze e in buona salute per quel quotidiano compito massacrante. Dal canto loro, gli ebrei in fuga dietro Mosè, nei momenti di sconforto lontani dagli agi nel regno del faraone e rivolti verso una promessa di felicità sempre troppo lontana, ne piangevano la mancanza in quel deserto senza fine.

     E i greci, pur chiamandolo “il fetido”, ne erano letteralmente pazzi: dagli atleti delle Olimpiadi, che ne mangiavano prima delle gare, ai filosofi che lo giudicavano eccellente per render lucida la mente. L’ Aglio era la pianta offerta da Mercurio a Ulisse, come antidoto ai sortilegi della perfida maga Circe.

     Se per i romani, fu cibo plebeo protetto da Marte, dio della guerra; i medici medievali lo usarono in tutte le salse, come panacea universale contro malattie gravi e diffuse. Una pianta simile, salutare e misteriosa in massimo grado, buona per scacciare febbri e respingere il contagio di epidemie, per far crescere peli e vincere insonnie, convinse l’imperatore Carlo Magno a obbligarne la coltivazione in tutti gli orti,  come se si trattasse di un presidio sanitario di base.

     Comunque, dal Rinascimento in poi, sembrerebbe che il cattivo odore abbia avuto la meglio sulle virtù terapeutiche e l’aglio cadde ufficialmente in disgrazia. Ma quando alla fine della prima guerra mondiale, l’epidemia di “febbre spagnola” fu in parte contrastata dalla presenza di questa sostanza nella dieta alimentare delle popolazioni mediterranee, il rapporto di amore si instaurò nuovamente.
aglio e saluteLa storia dell’aglio è dunque ricca di episodi curiosi, bizzarri, istruttivi. Nella storia delle cure naturali a vantaggio delle donne, le antiche terapie a base d’aglio sono singolari e molto popolari. Eccone un piccolo campionario legato alla sfera genitale.

Amenorrea.
In Sudamerica, sin dai tempi degli Incas, le curandere facevano cataplasmi intimi con una mistura d’aglio chiusa in una pezza. Le proprietà congestionanti dell’ortaggio provocavano la comparsa delle mestruazioni.

Metrorragia.
Di contro, in caso di mestruo abbondante o prolungato, nel prontuario erboristico del celebre Maurice Messegué l’aglio assume un ruolo fondamentale. L’infuso è composto da un paio di litri d’acqua bollente in cui sono disciolti una testa d’aglio schiacciata, una manciata di fiori di biancospino, una di celidonia, una di malva, una di rovo, un’altra di salvia. Filtrato, se ne ricaverà un liquido buono per irrigazioni vaginali, bagni alle mani, pediluvi. La cura va ripetuta per più giorni fino a miglioramento.

Vaginite da Trichomonas.
Un antico rimedio meridionale consiglia di tritare alcuni spicchi d’aglio fino a ottenerne una poltiglia minuta e chiuderla in una pezza (chiuderla benissimo, perché una fuoruscita del prodotto potrebbe irritare la mucosa) che va arrotolata a mo’ di tampone, tanto piccolo da poterlo infilare in vagina per sconfiggere l’infezione.

Calore e sport intensi sconsigliati durante i trattamenti di fecondazione

       Buona idratazione, corretta protezione dal sole, uniti a dieta equilibrata e a una moderata attività sportiva. Sono i consigli per affrontare l'estate e arrivare al meglio della forma fisica e mentale alla ripresa o all'inizio un nuovo trattamento di riproduzione assistita. A ricordarlo sono gli esperti dell'Istituto Valenciano di Infertilità (IVI), che però forniscono anche regole utili a chi un trattamento di riproduzione assistita lo sta facendo.

    Oltre alle raccomandazioni già citate, in questo caso, in primis, è bene evitare situazioni che possano causare un aumento della temperatura del corpo o provocare disidratazione, come esercizio intenso, sauna, esposizione al sole.

Calore e sport intensi sconsigliati durante i trattamenti di fecondazione © Ansa       Regola numero due: non bere bevande alcoliche o non assumere farmaci senza aver prima consultato il proprio medico. Infine non fare esercizi che prevedano molto movimento, come salti, aerobica, ginnastica. La possibilità di praticare sport durante un trattamento di Riproduzione Assistita - sottolinea l'Ivi - solleva molti dubbi. Durante la stimolazione ovarica ormonale prima di un trattamento, specialmente nel caso di fecondazione in vitro, le ovaie possono essere infiammate e potrebbero dare luogo ad alcune complicazioni. Se il livello di attività fisica è intenso, è possibile che si abbiano dolori addominali, oltre al rischio di torsione ovarica. "E' importante specificare con lo specialista il tipo di esercizio adeguato durante questo periodo. Tuttavia - afferma Antonio Pellicer, codirettore della rivista Fertility and Sterility e presidente IVI - il nuoto a livelli moderati è lo sport da preferire, perché ha il minor impatto sul corpo".

Fonte http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/lei_lui/vita_di_coppia/2017/07/27/no-a-calore-e-sport-intensi-durante-trattamenti-fecondazione_3a5255c4-cefd-4b27-97a8-3226c7ebc8ed.html

domenica 30 luglio 2017

IL LATTE MATERNO PUÒ SALVARE MOLTISSIME VITE

      L’allattamento al seno materno, da solo, potrebbe contribuire a salvare circa 800.000  vite l’anno.
Questo è la conclusione di una recente ricerca, finanziata anche dalla fondazione di Bill e Melinda Gates e dalla Wellcome Trust britannica.
     Grazie alle sue straordinarie virtù, infatti, il latte materno sarebbe coinvolto nella cura e nelle regressione delle patologie più impensabili, apparentemente non collegate in alcun modo al suo utilizzo: è questo per esempio il caso dei tumori alla mammella, che potrebbero ridursi di ben 20.000 casi.
     Il latte materno è ricchissimo di sostanze nutrienti la cui finalità principale è quella di favorire una crescita sana del bambino, preservandone la salute.
     Nei neonati prematuri, poi, l’utilizzo del latte materno è fondamentale poiché consente di ridurre in maniera considerevole il rischio di sviluppare malattie potenzialmente molto rischiose.
Ma non finisce qui, perché – come sostengono tutti gli studi scientifici condotti in merito – l’allattamento al seno rafforza il legame tra mamma e bimbo, favorendo la nascita di una vera e propria simbiosi sana.

mother breastfeeding her baby girl     Tutti quanti questi effetti positivi derivanti dall’utilizzo del latte materno sono stati confermati e rafforzati dallo studio svolto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Pelotas (Brasile), coordinato dal dottor Cesar Victora e pubblicato lo scorso 29 gennaio 2016 sulla rivista scientifica internazionale “The Lancet”.
     Prendendo in considerazione un campione formato da migliaia di donne provenienti da ben 164 Paesi e dai loro figli, lo studio brasiliano afferma che un’alimentazione a base di latte materno da prolungare almeno per i primi sei mesi di vita del neonato (come raccomandato dall’OMS) potrebbe evitare addirittura 800.000 decessi ogni anno.
     Si tratta dunque di un problema di politica sanitaria che coinvolge non solo i Paesi industrializzati, dove nell’ultimo decennio sempre più donne preferiscono evitare l’allattamento al seno, ma anche i Paesi in via di sviluppo, dove l’incidenza di alcune malattie (per esempio quelle infettive) è maggiore.

     Secondo il dottor Victora, infatti, è sbagliato pensare che i benefici dell’allattamento al seno debbano riguardare solo le nazioni più povere.
     “Il nostro studio” dichiara l’esperto “dimostra in modo chiaro che l’allattamento materno salva migliaia di vite sia nei paesi ricchi che in quelli poveri”.
     Obiettivo dichiarato dell’OMS è quello di far sì che entro il 2025 il numero di bambini allattati al seno raddoppi. Perché ciò accada, tuttavia, è necessaria un’informazione massiccia e mirata, ma c’è bisogno anche di politiche sociali apertamente schierate a favore della maternità, che per esempio permettano a tutte le donne di godere di un congedo di maternità di sei mesi. 

Fonte The Lancet – Breastfeeding

MANGIARE SANO, NON COSTA TROPPO

     La posizione del Ministero è chiara: la dieta sana può diventare costosa se mancano informazioni di educazione alimentare.
     Possedendo invece le adeguate conoscenze nutrizionali, è possibile contenere i costi senza rinunciare ai valori che stanno alla base di una buona dieta; volendo, infatti, si potrebbero acquistare cibi che costano meno ma “valgono di più”.
     I principi che dovrebbero guidarci nelle scelte alimentari di ogni giorno – e nel riempire il carrello – sono quelli delle due Q: qualità e quantità degli alimenti che assumiamo. Ciò che introduciamo nel nostro organismo fa la differenza nell’aiutare noi stessi a mantenerci in salute o nel favorire l’insorgenza di disfunzioni organiche.
verdure     Un’alimentazione sana contribuisce infatti a fornire le adeguate riserve di energia e nutrienti per il mantenimento delle funzioni dell’organismo, evita le carenze nutrizionali e previene patologie croniche non trasmissibili quali diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari e tumori, favorite dall’eccesso di peso.
     Mangiare sano significa quindi investire nella nostra salute. Una cosa non da poco.
     È importante che la nostra dieta sia completa, variegata e bilanciata, ovvero ciascun alimento assunto dovrebbe concorrere con le specifiche proprietà nutritive a garantire un apporto completo di tutte le sostanze necessarie al buon funzionamento dell’organismo. Al contrario, un’alimentazione monotona, basata sempre e solo sugli stessi alimenti, può portare a carenze e/o squilibri metabolici, favorendo l’insorgenza di quadri patologici anche severi.

     Ogni giorno dovremmo scegliere come alimentarci tenendo in considerazione i diversi gruppi alimentari: cereali e tuberi, frutta e ortaggi, carne pesce e uova, latte e derivati, grassi da condimento. Conoscere i diversi gruppi di alimenti permette di variare la nostra dieta e consente di scegliere cibi meno cari.
     Un esempio? Alternare carne e pesce con uova e formaggi, oppure associare i legumi ai cereali; in tal modo, si assumono proteine ad elevato valore biologico ma, allo stesso tempo, si riducono i costi.
     Se si ha disponibilità di tempo, un’altra strategia per risparmiare prevede di preferire ai cibi già lavati, tagliati e/o pronti per la cottura i singoli alimenti, da sfruttare per preparare in casa propria un pasto completo. Cucinare una serie di piatti nel tempo libero e poi congelarli in contenitori singoli permette di mangiare per tutta la settimana, senza rinunciare alla qualità di ciò che portiamo in tavola.

     Altrettanto importante è confrontare i diversi prodotti prima di acquistarli, tenendo conto del rapporto quantità/prezzo e qualità/prezzo, scovando i prezzi migliori e approfittando delle offerte.
     Per quanto riguarda frutta e verdura, una buona regola è acquistare prodotti di stagione, preferendo quelli di provenienza locale per guadagnare in freschezza e ridurre i costi.
     Parlando della quantità, è sempre opportuno pianificare i nostri acquisti alimentari in base alle reali esigenze di consumo del nucleo familiare. Infatti, sempre più spesso l’ampia e ricca varietà di alimenti presenti nei market ci inganna e ci invoglia a comprare più di quanto effettivamente necessario.
     L’acquisto eccessivo di alimenti rispetto al reale consumo e la sovrabbondanza di cibo cucinato ma non consumato favoriscono il fenomeno dello spreco: oggi si stima che in casa vengono sprecati in media il 35% dei prodotti freschi, il 19% del pane ed il 16% di frutta e verdura.

     Questa abitudine a comprare e consumare più di quello che ci occorre non solo può incidere sulla nostra salute, sbilanciando l’apporto calorico introdotto rispetto al reale fabbisogno energetico giornaliero, ma può anche impattare negativamente sul nostro portafoglio.
Картинки по запросу alimentazione sana     Sarebbe bene quindi adeguare anzitutto la quantità degli alimenti assunti al nostro stile di vita, per poi sfruttare come “strategia di compere” la pianificazione preventiva degli acquisti in relazione ad un budget prestabilito.
     Ovviamente, in un’ottica di rispetto verso la quantità di alimenti consumati, quando si cucina il pasto, il calcolo delle giuste porzioni è indispensabile: se, non volutamente, avete ecceduto nelle quantità, i vostri manicaretti possono essere vantaggiosamente riutilizzati – anche creando nuove e fantasiose ricette -, con l’accortezza di conservare i pasti secondo le opportune precauzioni.

     Un altro aspetto importante da considerare è la differenza esistente tra le due diciture “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro”: infatti, se la prima indica il limite oltre il quale il prodotto non deve essere consumato, la seconda fa riferimento al fatto che quel prodotto, oltre la data riportata, può aver modificato alcune caratteristiche organolettiche (come sapore e odore) ma può essere ancora consumato (in tempi brevi) senza rischi perla salute.
Piccoli accorgimenti, questi, che possono fare la differenza per la nostra salute e per il nostro conto in banca!


Fonti Ministero della Salute. Dieta sana = dieta costosa?No –  Consigli utili per mangiare sano senza spendere tanto

ANSIA DA SEPARAZIONE… DELLA MAMMA!

Ma sono agitata…
Non è molto che mia figlia frequenta il nonno perché prima stava meno vicino a noi rispetto ad ora ed in più la mia pupa è praticamente sempre uscita con me o suo papà.
E’ vero che è una bimba socievole, a cui piace sorridere a tutti, passeggiare all’aria aperta e giocare… ed è anche vero che col nonno si trova bene e si diverte sempre.

Insieme giocano con i cani del nonno, i suoi pappagalli e i suoi coniglietti, insieme vanno a salutare i pulcini del bisnonno, osservano le piante del suo orto e annusano basilico e menta, ma io sono sempre “a portata di mano”. Insomma, è abituata a stare con lui ma mai si è allontanata così “tanto”.
mamma abbraccioArriva il nonno e illustra il progetto: andare col passeggino fino al recinto con i cavalli, a poco più di mezzo chilometro da casa.
Si avvicina l’ora della nanna e mi chiedo se mia figlia sarà in difficoltà nel trovarsi senza me in una situazione simile, ma decido di avere fiducia e, soprattutto, di non condizionare mia figlia con le mie paure. Saluto e lascio che il nonno si goda in santa pace la nipotina.

Passano quaranta minuti e suona il citofono. Sono tornati.
Ho pulito il pavimento, ritirato il bucato, steso altri panni, sistemato i giochi della piccola e atteso…
Si apre la porta: non mi precipito ad abbracciare la piccola per non farle trapelare la mia ansia ma dopo qualche minuto è lei ad allungare le braccia verso me: è proprio l’ora della nanna.

Mi abbraccia e ci facciamo le coccole.
Il nonno è orgoglioso e la bimba è serena. Bene. Poco importa se io mi sono agitata.
Non voglio che lei sia, come me, imbranata in alcune situazioni, non voglio che le mie insicurezze la frenino. Non voglio tarparle le ali.
Il Dalai Lama consiglia di donare a chi si ama, radici profonde per essere saldi a terra e ali per raggiungere il cielo ed io voglio imparare a farlo.
E’ difficile insegnare: si devono imparare un sacco di cose…

MAGGIOR RISCHIO DI OBESITÀ PER I NATI COL CESAREO

       Diverse ricerche evidenziano come i nati con parto cesareo abbiano maggior rischio di sviluppare, in età adulta, alcune particolari patologie come il diabete di tipo 1, ma studi recenti associano al taglio cesareo anche l’insorgere dell’obesità.
       In considerazione dell’aumento del numero di parti cesarei negli ultimi decenni e visto il crescente numero di soggetti obesi e in sovrappeso, alcuni ricercatori dell’Imperial College di Londra hanno avviato una ricerca ambiziosa, basata sull’esame dei dati rilevati in studi precedenti, con la finalità di verificare se le modalità del parto abbiano un effetto concreto nel determinare l’indice di massa corporea nell’età adulta.
cesareo       Lo studio è stato condotto da un’equipe composta da K. Darmasseelane, M.J. Hyde, S. Santhakumaran, C. Gale e N. Modi, della Sezione di Medicina Neonatale del suddetto college britannico.
       Lo studio si è basato sull’esame di ricerche precedenti, che gli studiosi si sono impegnati ad esaminare in maniera analitica.
       Ciò che lasciava perplessi dopo anni di ricerche in questa materia, era il fatto di avere risultati discordanti: se alcune ricerche stabilivano una correlazione tra parto cesareo e BMI, altri dimostravano che anche i bambini nati con parto vaginale avevano la stessa probabilità di essere in sovrappeso o in condizione di obesità in età adulta.

       Il lavoro è stato condotto avvalendosi di motori di ricerca specifici e prendendo in considerazione studi antecedenti a Marzo 2012.
       Gli studi selezionati per l’esame finale dei dati riportano dati sia sulle condizioni del parto, sia sullo stato di salute dei soggetti negli anni a seguire. Pertanto, sono stati inclusi nella selezione solo quelle ricerche in cui, oltre a segnalare lo stato di salute del neonato, erano stati effettuati dei follow-up con cadenza periodica.

       Lo screening delle ricerche prese in esame ha portato a selezionare 15 studi condotti in ben 10 nazioni differenti, che nel complesso riportavano i dati di circa 38 mila individui.
       Ad illustrare i risultati, pubblicati sulla prestigiosa rivista PlosOne, è Neena Modi, responsabile della ricerca: la scelta di optare per un parto cesareo aumenta il rischio, per il bambino, di sviluppare in età adulta un indice di massa corporea superiore al normale.

       In particolare, i nati con parto cesareo hanno una probabilità maggiore pari al 25% rispetto ai nati con parto vaginale, di essere in soprappeso o addirittura obesi.
       Ad essere precisi, dal confronto tra soggetti adulti nati con i due tipi diversi di parto, si riscontra che nel gruppo degli adulti nati con parto cesareo vi è una percentuale maggiore di obesi.

       Questa puntualizzazione è sostanziale perché identifica il parto cesareo come una concausa certa dell’obesità, ma non è detto che sia l’unico fattore che influenzi uno sviluppo di una massa corporea oltre i limiti della norma.
       La stessa direttrice della ricerca, Neena Modi, afferma che questo studio è un’ importante punto di partenza, ma che dovranno essere eseguiti studi di approfondimento per definire tutti i fattori che concorrono allo sviluppo dell’obesità.
       Solo in questo modo sarà possibile individuare l’importanza del parto cesareo nel determinare questa condizione fisica.

       In merito alle possibile cause rimandiamo ad un nostro articolo specifico che tratta l’argomento sul ruolo della flora vaginale in occasione del parto e l’influenza sul microbioma neonatale.


Fonte  Primaria Mode of Delivery and Offspring Body Mass Index, Overweight and Obesity in Adult Life: A Systematic Review and Meta-Analysis (Abstract)

LA FLUSSIMETRIA DOPPLER: COS’È?

     La flussimetria non è un esame di routine; diventa necessario soltanto nel caso di gravidanza a rischio. Si esegue solitamente durante l’ ecografia morfologica per valutare il flusso nelle arterie uterine materne, oppure nel terzo trimestre in genere tra le 28 e 32 settimane combinato all’ecografia di accrescimento.
     In casi a rischio viene eseguito a 11-14 settimane durante la valutazione della translucenza nucale per valutare la normale formazione della placenta. In condizioni di rischio  e nelle gravidanze gemellari viene eseguita a partire dalla 24 settimana ad intervalli stabiliti dalla severità del quadro clinico
     Esistono due tipologie di flussimetria: la flussimetria materna delle arterie uterine e la flussimetria fetale dell”arteria ombelicale e dell’arteria cerebrale media.

flussimetria     La flussimetria materna delle arterie uterine viene eseguita tra la 17a e la 23a settimana di gravidanza. L’esame deve essere eseguito a vescica vuota e viene effettuato con una sonda addominale. Non è una tecnica fastidiosa e ha una durata molto breve. Lo scopo è quello di individuare e selezionare le gravidanze in cui c’è il pericolo di andare incontro a ipertensione gravidica, preeclampsia, ritardo di crescita, sofferenza del feto. La flussimetria viene consigliata alle primipare che presentano fattori di rischio per ipertensione arteriosa e diabete.

     La flussimetria fetale viene eseguita nel periodo che va dalla 32a settimana di gravidanza fino al termine.
     L’esame deve essere effettuato a vescica vuota e viene eseguito con l’aiuto di una sonda addominale. Come nel caso della flussimetria materna, anche questa metodica non è fastidiosa, e la sua durata è va dai 15 ai 30 minuti. La flussimetria fetale è attualmente la tecnica diagnostica più importante per la valutazione dello stato di salute intrauterino del feto poichè permette di analizzare le caratteristiche dei vasi fetali valutando i loro indici di pulsatilità e di resistenza.
     Ciò permette di ottenere importanti informazioni sull’elasticità dell’ arteria ombelicale, dell’aorta fetale, dell’arteria cerebrale media  e della carotide fetale. Altre informazioni ottenibili con la flussimetria fetale sono quelle relative alla velocità e alle accelerazioni nei distretti cardiaci del feto e gli sfigmogrammi del dotto venoso, della vena cava e della vena ombelicale.
     Scopo principale della flussimetria fetale è quello di individuare il più precocemente possibile l’eventuale insorgere di un’ipossia cronica fetale e intervenire per tempo.

sabato 29 luglio 2017

I BAMBINI A LETTO SEMPRE ALLA STESSA ORA

sonno bambini      Uno studio condotto dall’University College London sembra, infatti, aver individuato il nesso tra le abitudini serali e la capacità dei bambini di tenere alta la concentrazione a scuola, conseguendo così migliori risultati scolastici.
      Il segreto delle migliori prestazioni nello studio dei più piccoli, quindi, andrebbe proprio ricercato nella capacità dei genitori di mettere a letto i propri bambini sempre alla stessa ora: una regola d’oro che i nostri nonni conoscevano da tempo, ma che sembra essersi ormai persa.

      Lo studio, reso noto dal Journal of Epidemiology and Community Health – rivista medico-scientifica di rilevanza internazionale – è stato condotto su un campione di ben 11.000 bambini, di età compresa tra i 3 e i 7 anni.
      Sottoposti a una serie di test, i piccoli hanno dimostrato una maggiore capacità di concentrazione e migliori performance quando la loro routine serale era caratterizzata da regolarità.

      Il motivo di questo legame tra sonno regolare e concentrazione - come spiegano gli stessi autori della ricerca – sarebbe da ricercare in un migliore sviluppo cerebrale.
      Andare a letto presto e sempre alla stessa ora, infatti, avrebbe l’effetto di aiutare il cervello a elaborare meglio le informazioni immagazzinate durante il giorno, consentendo quindi al cervello un più pieno sviluppo delle sue capacità.
      Un sonno insufficiente o irregolare, viceversa, avrebbe l’effetto di ostacolare il cervello del bambino in questa sua naturale funzione, osteggiando i naturali ritmi biologici.

      Le conseguenze delle cattive abitudini serali, inoltre, sarebbero anche più negative per i bambini più piccoli, più inclini ad avere bisogno di sonno regolare per assecondare i ritmi del proprio organismo.
Картинки по запросу bambini a letto      Ma quali sono le ragioni per le quali le sane abitudini di sonno sono andate sempre più perdendosi nel tempo?
      Andare a letto a orari regolari è una necessità di cui da sempre si intuisce l’importanza.

      Eppure, dietro la trasgressione di questa semplice ma salutare regola si nascondono molto spesso le esigenze dei genitori.
      Spesso si tratta di lavoratori costretti a ritmi frenetici, che – non riuscendo durante la giornata a passare del tempo con i propri figli – cercano di recuperare protraendo fino a tardi l’orario della veglia.
      Eppure, proprio per il bene dei più piccoli, occorre sforzarsi di rispettare la regolarità dei ritmi quotidiani, fornendo ai propri bambini delle abitudini salutari e rassicuranti.

      I bambini, infatti, costruiscono il proprio equilibrio e la propria serenità solo in un contesto sul quale possono fare riferimento con sicurezza, e su orari prestabiliti che assecondano le proprie esigenze fisiologiche.

Fonti Time for bed: associations with cognitive performance in 7-year-old children: a longitudinal population-based study. Yvonne Kelly, John Kelly, Amanda Sacker