venerdì 31 luglio 2015

Strategie per la nausea ed il vomito in gravidanza, cosa fare?

Un recente lavoro dell'American College of Obstetricians e Gynecologists e della Society of Obstetricians and Gynaecologists of Canada dà le seguenti istruzioni per la nausea ed il vomito in gravidanza.

    Circa il 50% delle donne ha nausea e vomito in gravidanza e un ulteriore 25% ha solo nausea.

    In circa il 35% delle donne che hanno tale problema la nausea e il vomito sono clinicamente significativi, provocano problemi sul lavoro e influenzano negativamente le relazioni familiari. In una piccola parte di donne i sintomi portano a una disidratazione, a perdita di peso e richiedono un ricovero in ospedale.

    La nausea e il vomito all'inizio della gravidanza non hanno una causa ben definita, e bisogna considerare anche la diagnosi differenziale con l'emicrania accompagnata da disturbi gastrointestinali. Possono essere alterati i valori degli enzimi epatici e degli elettroliti nel sangue.

    I consigli dietetici sono di mangiare poco e più volte al giorno, evitare odori, cibi, o integratori che possono scatenare la nausea, soprattutto grassi, cibi speziati o medicine a base di ferro.

    Altre strategie sono di bere e mangiare cibi contenenti proteine, i francesi consigliano di consumare modicamente bevande con la Cola,  ma tutti gli studi effettuati su quest'argomento non hanno poi dimostrato che questi consigli riducano effettivamente la nausea.

    In qualche donna le terapie alternative come il ginger e l'agopuntura si sono dimostrate efficaci ed esse possono ricorrervi sempre. Per le donne che invece perdono peso e si disidratano nel primo trimestre bisogna ricorrere a una terapia farmacologica,e la vitamina B6, dai 10 ai 25 mg ogni otto ore, ha dato dei buoni risultati in alcuni studi.

     Questa vitamina ha dato una riduzione del 70% della a e del vomito in uno studio su 6000 donne, senza nessuna evidenza di danni per il feto e l' American College of Obstetricians e Gynecologists la consiglia come prima linea per la nausea e il vomito in gravidanza.

    Altri farmaci possono essere usati in casi di vomito resistente a terapia, ma sempre sotto stretto controllo, in regime di ospedalizzazione e per tempi brevi.
    Una donna che si disidrata e perde peso deve essere assolutamente ricoverata per la terapia, anche per restituirle i liquidi. Tutte le altre possono aspettare la fine del terzo mese, quando questi disturbi diminuiscono fino a sparire da soli.
Fonte http://www.vitadidonna.it/gravidanza/salute/strategie-per-la-nausea-ed-il-vomito-in-gravidanza-cosa-fare.html

Parlare ai bambini non basta, bisogna conversare

Mamme e papà smettetela con i monologhi e non limitatevi a leggere la favoletta: i vostri figli per sviluppare bene il linguaggio hanno bisogno di dialogare con voi.
    Genitori imparate l’arte di conversare con i vostri figli. Fin da piccolissimi. Questa buona abitudine aiuta infatti i bambini a sviluppare il linguaggio ancora più della lettura di un libroo di una favola.
    Lo sostiene uno studio della Scuola di salute pubblica dell’Università della California, pubblicato sul numero di luglio della rivista Pediatrics. E la tv? Secondo lo studio, non avrebbe nessun effetto sullo sviluppo del linguaggio, né positivo né negativo.
Quello che è emerso di nuovo è che i dialoghi tra adulti e bambini hanno un effetto positivo di sei volte superiore a un monologo di un adulto,” – ha detto Frederick J. Zimmermann, autore dello studio che ha coinvolto 275 famiglie con bambini tra 0 e quattro anni.
    Dunquenon è sufficiente parlare ai bambini. I genitori dovrebbero imparare a coinvolgerli nella conversazione e dargli una chance per dire che cosa gli passa per la testa, anche solo se è un gogogo o gahgahgah …
Parlare ai bambini è importante ma ancora più importante renderli partecipi – ha concluso la ricercatrice Jill Gilkerson, co-autore dello studio – Questo ‘dare e avere’ è fondamentale per lo sviluppo sociale, emozionale e cognitivo dei bambini piccoli, fin dai primi mesi”.
Fonte http://www.nostrofiglio.it/neonato/crescita/parlare-ai-bambini-non-basta-bisogna-conversare

Sindattilia: quando le dita sono unite

Interessa circa un bambino ogni 2500-3000 e comporta la fusione tra loro di due o più dita, delle mani o dei piedi. È la sindattilia, una condizione che può essere trattata per via chirurgica.

Che cos'è la sindattilia
     La sindattilia è la fusione di due o più dita delle mani o, più raramente, dei piedi. La fusione può riguardare solo la pelle o altri lembi di tessuto molle (in questi casi, le dita possono assumere un aspetto palmato), oppure anche le ossa e i tendini. Talvolta, le dita congiunte possono presentare anche altre malformazioni delle falangi.

     La fusione può essere completa, se le dita interessate sono unite per tutta la loro lunghezza, oppure incompleta, se interessa solo una porzione delle dita.

     Nella maggior parte dei casi, la sindattilia interessa il dito medio e l'anulare, ma può coinvolgere anche altre coppie di dita, oppure più di due dita insieme. Inoltre, può riguardare una sola mano (o piede) oppure entrambe.

Da che cosa dipende la sindattilia     La sindattilia è una malformazione congenita (presente cioè fin dalla nascita) piuttosto frequente: interessa infatti un bambino ogni 2500-3000 ed è più diffusa nei maschi. Questa condizione è causata da anomalie nello sviluppo embrionale che si verificano molto precocemente durante la gravidanza, tra le 6 e le 8 settimane.

     Spesso, la sindattilia si presenta da sola (senza che siano presenti altre alterazioni) e senza che si sappia esattamente perché, ma ci sono casi in cui è chiaramente ereditaria (è presente anche in altri membri della famiglia) e casi in cui fa parte di sindromi genetiche più complesse, caratterizzate anche da altre anomalie. È quanto può succedere, per esempio, nelle sindromi di Apert o di Poland.

Come viene diagnosticata     A volte, la sindattilia può essere notata già in gravidanza, durante una delle ecografie di routine. Non sempre, però, questo accade e spesso la malformazione risulta evidente solo alla nascita. Per capire esattamente il grado di complessità della fusione, può essere utile l'esecuzione di una radiografia.

Come si interviene     Nei casi più lievi (per esempio se la sindattilia - magari in un piede - è incompleta e riguarda solo la pelle), spesso la scelta è di non intervenire. L'unico trattamento possibile, comunque, è di tipo chirurgico, per separare i tessuti coinvolti dalla fusione.

     Dopo l'operazione, che può essere più o meno complessa a seconda del tipo di fusione, la mano o il piede coinvolto viene in genere immobilizzato con del gesso e, dopo la sua rimozione, può essere prevista della fisioterapia specifica.

     L'età ideale per l'intervento dipende da vari fattori, per esempio da quali sono le dita interessate e quanto è complessa la fusione. In generale, un intervento già nei primi mesi di vita dà il vantaggio di evitare problemi nella crescita delle dita più lunghe, che potrebbero essere deformate dalla fusione, ma ha lo svantaggio di essere più difficoltoso, per le piccole dimensioni delle dita.

     Per quanto riguarda la mano, spesso si interviene già tra sei mesi e un anno per le sindattilie che interessano pollice e indice e anulare e mignolo, e tra due e quattro anni negli altri casi.

A chi rivolgersi     Poiché il trattamento chirurgico può anche rivelarsi complesso, la cosa migliore è indirizzarsi a un centro di chirurgia pediatrica che abbia esperienza nella microchirurgia della mano.

Fonte http://www.nostrofiglio.it/neonato/crescita/sindattilia-quando-dita-sono-unite

Coliche

     Qual è la regola per parlare di coliche o crisi di pianto inconsolabile? Quali sono le cause, i rimedi e le soluzioni. Possono venire a causa dell'alimentazione della mamma che allatta oppure per il latte artificiale. Quali farmaci possono essere utilizzati?

     Le coliche del neonato sono un disturbo che colpisce circa il 10% dei lattanti nei primi mesi di vita e che stressa molto i genitori, che si sentono impotenti di fronte al pianto inconsolabile del proprio figlio. Le cause delle coliche gassose non sono ancora ben chiare, ma esistono accorgimenti che possono dare sollievo al piccolo. Nell’attesa che, dopo i tre-quattro mesi di età, cessino da sole.

     Non bisogna pensare alle coliche ogni volta che il neonato piange” dice Arrigo Barabino, primario di gastroenterologia pediatrica presso l’Ospedale Gaslini di Genova. “Nei neonati un pianto, che si prolunga anche per due ore al giorno, è da considerare fisiologico e fa parte del normale sviluppo.Si può invece ipotizzare che il bambino soffra di coliche se rispetta la cosiddetta ‘regola del 3’, coniata negli anni ’50 dal dottor Wessel e valida ancor oggi: si tratta di coliche se ci troviamo davanti a un lattante sano, ben nutrito, che piange più di 3 ore al giorno, per più di 3 giorni alla settimana, e per più di 3 settimane di seguito”.
     Anche i sintomi hanno caratteristiche ben precise: all’improvviso il bambino, senza alcuna causa scatenante, comincia a essere irrequieto e a strillare, diventa pallido o addirittura cianotico, stringe i pungi, flette le gambe sull’addome. Neanche il seno della mamma o il succhiotto spesso riescono a dargli consolazione. Tra una crisi e l’altra può calmarsi, addormentarsi, emettere un flato, che gli procura sollievo momentaneo.
     Di solito (ma non è una regola assoluta) le crisi sono più frequenti nelle ore serali se il bambino è allattato al biberon, mentre nei piccoli allattati al seno possono manifestarsi in qualunque momento della giornata. 
     Le coliche cominciano a manifestarsi in genere verso la 4-5 settimana di vita, ma sono autolimitanti, ossia si riducono spontaneamente dopo i 3 mesi, fino a cessare del tutto.
     Alla diagnosi di colica gassosa si arriva dopo un’attenta visita del pediatra, volta a escludere altre cause (circa il 5%), come ad esempio un reflusso gastro-esofageo, impatto fecale (ossia l’accumulo di feci nell’ultimo tratto dell’intestino), eventuali traumi, ma anche semplicemente un corpo estraneo nell’occhio che infastidisce il bambino.
     La prognosi delle coliche gassose è buona per quanto riguarda il sintomo in sé stesso, anche se alcuni studi hanno dimostrato che il lattante con coliche abbia un rischio aumentato di presentare nel primo anno di vita dei disturbi del sonno, dell’attenzione e dell’umore per cui può essere definito di temperamento “difficile”.
Le cause delle coliche: non ci sono certezze
“Sulle cause delle coliche sono state fatte numerose ipotesi, ma ancora oggi non abbiamo certezze” dice Barabino. 
  • Una prima ipotesi è quella psico-relazionale, secondo la quale alla base delle coliche ci sarebbe un alterato rapporto mamma-bambino. In effetti le coliche gassose si presentano maggiormente nei primogeniti e nelle classi sociali più elevate, con mamme più apprensive o iperprotettive e possono scomparire se il bambino è affidato alle cure di terzi. Inoltre vi è maggior rischio nelle madri single, depresse o che hanno vissuto con ansia la gravidanza. Tuttavia studi psicologici condotti a lungo termine su tali famiglie non hanno portato a conclusioni ben definite al riguardo.
  • Un’altra teoria chiama in causa l’eccessiva presenza di gas nelle anse intestinali (da qui il nome di coliche gassose), determinata o da eccessiva ingestione di aria col pasto o da produzione di aria intestinale. In effetti alla visita pediatrica l’addome si presenta molto espanso e meteorico, ed in genere l’eliminazione di gas porta beneficio, anche se transitorio. Tuttavia non vi è una chiara dimostrazione che il bambino con le coliche abbia più aria nell’intestino rispetto al bambino senza coliche.
  • Poi c’è la teoria di una eccessiva dinamica della peristalsi. I bambini che soffrono di coliche cioè avrebbero delle contrazioni intestinali più intense a causa di una produzione maggiore di un ormone chiamato motilina (i cui livelli sembrano variare in rapporto all’alimentazione e all’esposizione passiva al fumo di sigaretta). Tale ipotesi è suffragata dal fatto che alcuni lattanti con coliche rispondono positivamente a farmaci antispastici.
  • Altre ipotesi chiamano in causa l’allergia alimentare al latte vaccino, non solo a quello del latte artificiale, ma anche alle piccole quantità di latte vaccino che passano attraverso il latte materno.
Che cosa fare se il bebè ha le coliche
La prima cosa da fare è rivolgersi al pediatra, che, dopo aver visitato il bambino ed aver escluso altre cause, potrà rassicurare i genitori spiegando loro che: 
  • il bambino sta bene e cresce bene: le coliche infatti non comportano rischi per la salute e non compromettono la crescita del lattante;
  • si tratta di un problema maturazionale del neonato e si risolvono spontaneamente dopo i 3 mesi di vita;
  • le coliche non sono indice di scarso affetto o scarse attenzioni da parte della mamma.
Tranquillizzare i genitori, e soprattutto la mamma che trascorre col bambino molto più tempo, è il primo passo per affrontare le coliche nel modo giusto” spiega Barabino. “Spesso infatti di fronte ad un pianto così inconsolabile e stressante la mamma si sente nervosa e frustrata e le prova di tutte: prova a modificare la sua alimentazione, tenta di cullarlo e calmarlo, lo attacca al seno (o al biberon) continuamente, molte volte guidata e consigliata da parenti e amici (compreso il papà), che la fanno sentire giudicata e inadeguata. Il rischio? Che si crei un circolo vizioso: il bebè infatti capta subito se nell’aria c’è tensione e preoccupazione e quindi potrebbe mostrarsi ancor più irrequieto e implacabile. Viceversa, un atteggiamento sereno e tranquillo diminuisce la tensione mamma-bambino e infonde sicurezza e serenità al piccolo, che potrebbe quietarsi più facilmente”.

E se fosse colpa del latte?

     Tra i colpevoli delle coliche viene chiamata in causa anche l’allergia alimentare. “Ha senso sospettare un’allergia solo se sulla cute compare un’eczema e se c’è almeno un familiare di primo grado con accertata allergia” dice Barabino.
     Se la mamma allatta al seno il suo bambino, si consiglia di solito una dieta di eliminazione, che prevede di togliere non solo il latte e i suoi derivati, ma anche altri alimenti potenzialmente allergizzanti, come uova, pesce, frutta secca. Si è visto che effettivamente in questo modo c’è una riduzione del tempo di pianto, ma non è un beneficio sufficiente a giustificare una dieta così spinta, che a lungo andare provoca carenze nell’alimentazione materna. Non è invece assolutamente dimostrato che l’assunzione da parte della mamma di alimenti come i legumi o certi tipi di ortaggi, come i cavolfiori, favoriscano le coliche gassose”.
Se è allattato al biberon. Se il bambino è allattato al biberon, per alleviare le coliche si possono provare latti più digeribili, con basso contenuto di lattosio, proteine lievemente predigerite e una discreta quantità di prebiotici, come i galattoligosaccaridi e fruttoligosacaridi (sigle GOS e FOS), e ricchi di garssi come l’acido betapalmitico, sostanze presenti naturalmente nel latte umano, che favoriscono la produzione di una flora intestinale simile a quella che si produce con il latte materno e rendono più morbide le feci, facilitando l’evacuazione. Per questo motivo sono utili anche in caso di stitichezza. Se invece si sospetta un’allergia di tipo alimentare, si può arrivare a formule dietoterapiche, in cui le proteine sono idrolisate, cioè ‘spaccate’ in tanti piccoli pezzi in modo da neutralizzare il loro potere allergizzante. I loro lati negativi? Sono piuttosto costosi e dal sapore non proprio buono. Si può fare un tentativo di circa 2 settimane; se le coliche regrediscono si continua con tale latte, se non si modificano si ritorna alla formula di partenza.
7 consigli e possibili rimedi per alleviare le coliche del bambino
Ecco alcuni consigli pratici che possono rivelarsi utili, se non a eliminare le coliche, ad alleviare i disturbi del piccolo e ridurre le crisi di pianto:
1) Favorire il contenimento. Abbracciare il bambino e fargli sentire il contatto fisico, ma anche favorire il contenimento nella culla, creandogli una specie di nido con un lenzuolo o un asciugamano arrotolati intorno a lui: è un modo per ricostruire l’ambiente protetto e circoscritto dell’utero materno, che spesso dà conforto al piccolo. 
2) Massaggi. Alcuni bambini provano sollievo se vengono cullati in posizione prona e si fanno dei piccoli massaggi alla pancia; in alternativa si possono mettere a pancia in giù sulle ginocchia, dando piccoli (e delicati!) colpetti sulla schiena.
3) Ridurre le stimolazioni sia visive che acustiche: no alla luce eccessiva e ai rumori troppo forti, che possono irritare ulteriormente il bambino.
4) Le tisane. In alcuni casi si rivela utile somministrare tisane a base di camomilla, verbena, menta, liquirizia, finocchio: meglio però chiedere il parere del pediatra ed evitare di acquistare di propria iniziativa dei mix di erbe, che possono avere dosaggi non adeguati ai neonati. È bene inoltre ricordare che qualunque tisana può interferire con l’allattamento, poiché potrebbe indurre un finto senso di sazietà che può ridurre il numero di poppate (e alterare di conseguenza la produzione del latte se il bambino è allattato al seno!) Inoltre non devono essere zuccherate. 
5) Fare un giretto in macchina. Ebbene sì, il classico giretto in macchina per quietare il bambino molte volte funziona, meglio ancora delle passeggiate in carrozzina. Tanto vale provare!
6) Il sondino. Può essere d’aiuto se il bambino non riesce ad andare di corpo regolarmente, e questo può succedere se è presente un piccolo tappo di feci oppure se il bambino non riesce a coordinare la spinta con la dilatazione dello sfintere anale esterno (praticamente stringe lo sfintere quando fa la spinta). La mamma può accorgersene perché nota che il piccolo prova a spingere, diventa rosso in volto per lo sforzo ma non riesce a scaricarsi. Nel primo caso il sondino è utile perché toglie il tappo e consente al bambino di liberarsi; nel secondo aiuta a dilatare lo sfintere. L’importante è non esagerare con l’uso del sondino, altrimenti il bambino si abitua e non riesce ad evacuare più spontaneamente.

7) Sconsigliati invece i microclismi con glicerina, efficaci se c’è anche stitichezza, ma controindicati se usati per lungo tempo perchè irritano lo sfintere anale rendendolo ancor più spastico. 

Quali sono i farmaci anti-coliche?

Ci sono vari farmaci che vengono proposti per alleviare le coliche gassose, ma non sempre sono indicati o efficaci: 
  • Simeticone. È un farmaco da banco innocuo, da sempre prescritto per le coliche, in linea con l’ipotesi che attribuisce tale disturbo ad una maggiore presenza di gas nell’intestino: ha infatti azione antimeteorica, poiché rompe le bolle d’aria e le rende più piccole. Dal punto di vista clinico però l’efficacia si è dimostrata piuttosto scarsa. 
  • Antispastici. Il più utilizzato è il cimetropio-bromuro. In alcuni casi può funzionare, in altri no, ma a differenza del simeticone non è esente da effetti collaterali, come stipsi o sonnolenza e comunque gli studi condotti sui bambini sono ancora pochi.
  • Probiotici. Se ne parla sempre più spesso, ed effettivamente ci sono studi interessanti, condotti dalle università di Bari e Torino, sull’uso dei probiotici, e in particolare sulla ctobacillus reuterii, per alleviare le coliche. Nei bambini affetti da coliche infatti sembra che ci sia un dismicrobismo, ossia un’alterazione della flora batterica intestinale, che il probotico aiuterebbe a ripristinare, in più aiuterebbe ad accelerare lo svuotamento gastrico ed agire favorevolmente sulla motilità intestinale. 
Fonte http://www.nostrofiglio.it/neonato/coliche/coliche-che-cosa-fare

giovedì 30 luglio 2015

I piccoli distrurbi in gravidanza. Informazioni utili, prevenzione e cura.

    La gravidanza, pur essendo un evento fisiologico, può essere complicata da una serie di piccoli disturbi che possono mettere a disagio la donna interferendo con la sua vita di relazione. Elenchiamo qui di seguito tali disturbi, fornendo informazioni utili a prevenirli e curarli.

Bruciori di stomaco (pirosi gastrica) 

  Alcune volte sdraiandosi o chinandosi, compare un fastidioso bruciore avvertito alla bocca dello stomaco o dietro lo sterno ed è dovuto al fatto che un pò di contenuto gastrico refluisce nell'esofago.  Sempre in gravidanza, a causa di una lieve atonia della parete o per la compressione dell'utero sullo stomaco, si possono avere difficoltà a digerire certi cibi o allungamento del tempo digestivo.

Che cosa fare:
    Evitare cibo che produca gas e che dilata come i farinacei, latticini e gli zuccheri. Diminuire la carne rossa, mangiare poco masticando bene. 
     Frazionare i pasti durante la giornata, evitare di sdraiarsi subito dopo aver mangiato; usare farmaci antiacidi privi di sodio e alluminio.
    La terapia omotossicologica può essere di ottimo ausilio:  Nux Vomica (Heel) 1 cp per 3 volte al dì e/o Nux Vomica Homaccord 10 gocce per tre volte al dì attivi sullo stomaco e/o Anti Age Stress 3 granuli mattina e sera s.l. per l'azione di regolazione sul sistema nervoso vegetativo. Se è associato a meteorismo Tormentilla (Heel) 1 cp per tre volte al dì. La sera prima di addormentarsi si consiglia Burrito Tisana Guna.

Eccessiva produzione di saliva (ptialismo)

    Un aumento di produzione di saliva e una certa difficoltà a deglutirla sono un fenomeno spesso presente nei primi tre mesi di gravidanza.
Che cosa fare:
     Usare colluttori omeopatici tipo Medident Colluttorio 15 gocce in un bicchiere d'acqua, per la sua azione antinfiammatoria, disinfettante ed antiemorragica e/o Desy spray, 1 spruzzo due volte al dì se si soffre di eccessiva sensibilità ai denti.

Nausea e vomito

      Anche la nausea ed il vomito o semplici conati di vomito spesso mattutini, senza emissione di cibo digerito, sono disturbi tipici dei primi tre mesi e colpiscono il 60% delle donne, con diversa intensità.  Sono disturbi fastidiosi ma non preoccupanti e non incidono di solito sullo stato di salute generale, a meno che la donna smetta di alimentarsi e di bere, con conseguente malnutrizione e disidratazione. 
Che cosa fare:
     Nel caso in cui la donna si accorgesse di ridurre l'introduzione di cibo e acqua, è bene consultare subito il medico. 

    Se il disturbo è lieve
 valgono alcuni consigli: allontanarsi il più possibile dall'ambiente familiare, fare lunghe passeggiate all'aria aperta, suddividere i pasti in tanti piccoli spuntini ricchi di cibi salati e secchi o comunque graditi alla gestante, evitare gli odori fastidiosi quali fumo e l'aria viziata degli ambienti chiusi. 

      Nei casi ribelli,
 utile può essere l'assunzione di farmaci quali l'Ademetionina o Same che oltre ad essere innocui associano anche un'azione disintossicante epatica. L'Ademetionina (Samyr o Transmetil) esercita un'azione di protezione sulle cartilagini articolari assai utile in gravidanza per prevenire l'artrosi del ginocchio e dell'anca, sottoposti ad un aumento del carico dovuto alla crescita dell'addome.  Recenti studi hanno dimostrato un'azione del farmaco sul sistema nervoso centrale con effetti antidepressivi. 

     Di ottimo aiuto può essere l'agopuntura e il trattamento del collo. Praticare esercizi che rilassino spalle e collo.  L'omotossicologia ci può venire incontro associando o sostituendo i farmaci descritti per il bruciore di stomaco con: Apomorfin (Heel) 1 supposta alle 8 e una alle 16 e/o Anacardium Homaccord 10 gocce per tre per os o una fiala intramuscolo; Anti Age Jet 3 granuli la mattina e la sera s.l.; Melatonina 4CH per il controllo dei circuiti neuro ormonali e la regolarizzazione die ritmi circadiani 10 gocce la sera s.l.  

Aumentata secrezione vaginale (leucorrea) 

     Talune volte questo fenomeno del tutto fisiologico può essere di intensità tale da provocare notevole fastidio e disagio alla donna. 
Che cosa fare:
   Se a tale disturbo si dovesse associare , prurito, cattivo odore e arrossamento dei genitali esterni, è necessario consultare il medico, in quanto in gravidanza sono frequenti le infezioni batteriche, da funghi (Monilia) o da protozoi (Trichomonas).

    Si consigliano frequenti lavaggi esterni
 con prodotti naturali a pH acido, possibilmente oleosi e anallergici (Nativoil) e l'uso di assorbenti esterni anallergici da cambiare spesso. Utile può essere proteggere la superficie della vulva con prodotti a base di calendula (Calendula Heel pomata) o di Tea Tree Oil (Genital crema) o a base di ossido di Zinco (Trofo 5, Penaten). Inutili sono le lavande interne che invece possono aggravare il sintomo.

Dolori alla schiena (lombosacrali) e alle ossa del torace (intercostali)

   Durante tutta la gravidanza può capitare di avvertire dei dolori lungo tutta la colonna vertebrale o in qualche punto particolare. Durante gli ultimi mesi, poi, la crescita della pancia costringe la donna ad assumere un particolare atteggiamento posturale, spostando il busto all'indietro e il bacino in avanti.

    Queste posizioni provocano la contrazione continua di alcuni muscoli paravertebrali, con indolenzimento o vero e proprio dolore localizzato all'altezza dei lombi o dei reni.  Talvolta si può verificare una vera e propria lombaggine che costringe la donna a letto; il dolore può essere avvertito dentro la coscia, la gamba e sino ai piedi (sciatica). 

     Omotossicologicamente si può intervenire con Colocynthis Homaccord 10 gocce ore 8 e 16, nei casi acuti ogni 5 minuti.  Può anche capitare qualche dolore intercostale, avvertito come una fitta molto dolorosa tra le coste, di brevissima durata che blocca il respiro.  In questi casi è utile somministrare Ranunculus Homaccord 10 gocce ore 10 e 18. Entrambi i farmaci sopra menzionati possono essere associati a Cimicifuga Homaccord 10 gocce per tre volte al di s.l. 

    Frequente è un dolore sopra l'osso pubico
 sotto il ventre dovuto alla lieve diastasi della sinfisi pubica. Questo disturbo può essere controllato con Synphitum Injeel Forte fiale, versare 1 o 2 fiale dentro un bicchiere d'acqua e bere durante la giornata.   

Altri consigli utili possono essere:
  • Evitare di stare a lungo in piedi, riposare in posizione sdraiata possibilmente su un fianco e con una tavola sotto il materasso.
  • Usare pomate antiinfiammatorie, con lieve massaggio delle zone dolenti (Arnica Heel).
  • Durante la stazione seduta, mantenere la schiena eretta, dare preferenza a schienali rigidi e porre un cuscino dietro i lombi.
  • Evitare i letti e i divani troppo morbidi dove si sprofonda.
  • Frequentare un corso di ginnastica di preparazione al parto (vedi anche esercizi in gravidanza).
   Talvolta è necessario un corsetto elastico, specie se si è costrette a stare a lungo in piedi.  Se i dolori sono molto forti, è meglio consultare il medico.

Crampi muscolari

     Durante le ultime settimane di gestazione, può capitare di avvertire dei crampi muscolari alle cosce ed alle gambe (polpacci) specie durante il sonno. Questi possono essere legati a disturbi della circolazione venosa o, specie nelle stagioni calde per l'eccessiva sudorazione, a deficit di alcuni sali minerali ed in particolare il potassio e il magnesio. 
Che cosa fare:
    Massaggiare scaldare la parte dolorante riattivando la circolazione anche mediante l'ausilio di una pomata (Arnica Heel). Assumere alimenti ricchi di potassio e magnesio (banane, legumi, patate) o integrare la dieta con sali (Trocà, Magnosol, Mag2) oppure usare prodotti omeopatici a base di magnesio e potassio (rispettivamente Oligoel n°8 e Oligoel n° 14.

Stitichezza

     La gravidanza tende a complicare la stitichezza specie se in donne predisposte, per il fisiologico rallentamento della peristalsi intestinale e conseguente riassorbimento della parte liquida. 

Che cosa fare:
     Praticare una dieta ricca di scorie, (frutta, verdura, crusca) usare lassativi meccanici cioè ricchi di fibre vegeatali o di mucillagini (Inuvital 1 bustina da sciogliere in un bicchiere d'acqua e da assumere durante il pasto). 
     Evitare i lassativi irritanti, oleosi o salini. Se si emettono feci putride o maleodoranti, è bene correggere la flora batterica intestinale in senso fermentativo con Symbio Lact Comp 2 bustine al dì sciolte in un bicchiere d'acqua da assumere durante i pasti, per 4 settimane. 

Varici ed emorroidi

     La gravidanza favorisce la comparsa di vene varicose agli arti inferiori ed accentua il volume di quelle presenti. L'utero infatti crescendo preme sulle grosse vene dell'addome e ostacola il reflusso del sangue.  Anche le vene del plesso emorroidario si congestionano e danno frequentemente origine a ectasie varicose spesso dolenti e sanguinanti (emorroidi). 
Che cosa fare:
     Evitare di stare a lungo ferme in piedi o di stare troppo sedute; camminare due o tre ore al giorno; usare scarpe comode con mezzo tacco evitando gli stivali stretti al polpaccio.
Riposare a lungo con gli arti inferiori rialzati, (cuscino sotto i piedi o materasso; gambe sulla scrivania) usare calze elastiche contenitive. La medicina omotossicologica viene in nostro aiuto con ottimi prodotti (Hamamelis Homaccord 10 gocce ore 10 e 16 e/o Aesculus compositum 10 gocce ore 12 e 20. Se la componente linfatica è predominante: Lynphomyosot 10 gocce per tre al dì. Ottimo anche il policresto omeopatico Anti Age Ven 3 grammi mattina e sera.
   Per prevenire il formarsi dell'insufficienza venosa e comunque per evitare le spiacevoli complicanze da essa provocata, per tutta la durata della gravidanza è utilissimo assumere preparati a base di oligomeri procianidolici (OPC) appartenenti alla classe dei bioflavonoidi (Ophiven 1 cp per due volte al dì).  Per le emorroidi usare preparati locali con sostanze vasocostrittrici, antiifiammatorie e decongestionanti (Hamamelis Heel pomata). 
Mangiare molta verdura a foglia verde e limitare spezie e alcol.

Gonfiore alle caviglie

     Un modesto gonfiore alle caviglie (dovuto ai problemi di circolazione venosa) è normale negli ultimi mesi di gravidanza se compare la sera. Tuttavia dopo il riposo notturno deve scomparire. 
     Se tale gonfiore dovesse perdurare tutta la giornata o se esso si manifesta anche in altre sedi come mani (non entrano gli anelli), palpebre (viso gonfio), è d'obbligo consultare il medico.
Che cosa fare:
Valgono gli stessi consigli utili per le varici e quelli dietetici (restrizione dell'apporto di sale) riportati nelle altre pagine del sito. Massagio ai piedi e massaggio con guanto durante la doccia. 

Stanchezza - sonnolenza

      Già dai primi mesi può capitare di sentirsi più stanche e affaticate del solito: questo disturbo è del tutto normale. Non bisogna quindi preoccuparsi se non si fa con la stessa disinvoltura quello che si faceva prima.  Anche la sonnolenza durante il giorno può essere un evento frequente. 
Che cosa fare:
     La chiave del benessere sta nel sapere bilanciare correttamente la fase dell'impegno con quella delriposo. Riposare non significa necessariamente dormire ma anche poter dedicare dei momenti a se stese e al bambino.
   Utilizzare nella dieta della soia rossa che migliora il metabolismo.  Svolgere una vita tranquilla e regolare: riposare due ora nel pomeriggio. Utile può essere l'assunzione di Melatonina 4Ch 10 gocce la sera oppure Ignazia Heel 1 cp per tre volte al dì o Anti Age Jet 3 granuli mattina e sera.

Insonnia

     È un evento frequente in gravidanza che vi può accompagnare anche durante l'allattamento. 
Che cosa fare:
    Fare vita tranquilla e regolare: frazionare l'alimentazione in pasti leggeri, facili da digerire, specie quello serale; la sera preferire cibi che contengano calcio e sali minerali. 
    Camminare molto e non preoccuparsi se il ritmo del sonno si altera e magari si dorme di giorno per stare sveglie di notte. 
    In tal caso si possono svolgere di notte le normali occupazioni, specie domestiche e comunque è consigliabile non rimanere a letto a pensare e a guardare il soffitto.  Massaggio dei piedi la sera con particolare attenzione all'alluce. 
     E' meglio evitare di coinvolgere il marito e i familiari: essere stanchi in due di giorno non rende serena la vita familiare. La medicina omotossicologica viene in nostro aiuto con Melatonina 4CH 10 gocce la sera da assumere insieme alla tisana Miscela Ake Guna.

Paure e timori

 La gravidanza, è ovvio, può creare qualche inquietudine; ansia e preoccupazione per l'evento sono frequenti in ogni famiglia, anche in quelle con più figli. 
Se la paziente è primipara e manifesta uno o più die seguenti sintomi: - facile suggestionabilità, umore variabile, paura della solitudine, desiderio di compagnia da parte della mamma e del marito, paura della gente, interesse esclusivo solo per quelle poche persone che la riempiono di incoraggiamenti e di attenzioni, di premure e coccole, facilità al pianto - può trovare giovamento da Pulsatilla Injeel S fiale, sciogliere 2 fiale in un bicchiere d'acqua e bere durante la giornata. 
    Se invece la donna è terrorizzata dal parto - "dottore, io morirò durante il parto" - Aconitum Injeel S fiale, sciogliere 2 fiale in un bicchiere d'acqua e bere durante la giornata.  Se invece del terrore è presente una paura tormentosa, una ricorrente profonda angoscia accompagnata da inquietudine, astenia profonda, freddolosità, adinamia, si consiglio Arsenicum Album Injeel S, sciogliere 2 fiale in un bicchiere d'acqua e bere durante la giornata. 
     Valgono comunque alcuni consigli pratici: frequentare corsi di preparazione al parto e frequentare le altre donne con gli stessi problemi specie se esperte.  Tenere sempre presente che quello che non si conosce fa sempre più paura di quello che si conosce. 
    Tenere lontane le "donnette terroriste" che parlano sempre di guai e malattie.

I "falsi" dolori

    Durante le ultime settimane le donne ed il medico possono essere allarmate da contrazioni uterine che paiono dare inizio al travaglio di parto ma che poi svaniscono spontaneamente: sono i falsi dolori.
     In questi casi può essere utile somministrare Caulophyllum Injeel fiale, sciogliere 1 o 2 fiale in un bicchiere d'acqua e somministrare durante la giornata dalla 38 settimana. Tale farmaco è specifico per i falsi dolori che svaniscono, ma permette che quelli veri del travaglio arrivino al momento opportuno.

Fonte http://www.vitadidonna.it/gravidanza/salute/i-piccoli-disturbi-in-gravidanza-informazioni-prevenzione-e-cura.html