sabato 31 ottobre 2015

Come mascherarsi a Halloween se si è incinta

Halloween e la gravidanza
        Oggi Halloween ha preso piede anche in Italia, nel senso commerciale del termine. Costume, feste, dolcetti e scherzetti caratterizzano l’intera giornata del 31 ottobre di grandi e piccini.
        E le donne in gravidanza? Purtroppo, alcune donne incinte o anche neomamme non condividono più lo stesso livello di eccitazione, perché lo stress e la fatica che vivono a causa della gravidanza e della maternità le hanno private dello spirito ironico della festa.
        Tuttavia vivere una gravidanza non vuol dire tagliar fuori ogni divertimento.
        Ovviamente, è sempre meglio partecipare a una festa ‘comoda’, magari da cui poter tornare facilmente a casa per ogni evenienza e dove non ci sia troppa gente che possa urtare contro il vostro pancione. A casa di un amico potrebbe essere perfetto!
        Se sei incinta, soprattutto per la prima volta, non c’è assolutamente alcun motivo per cui non ci si può vestire e uscire un po’ e divertirsi con gli amici.
        Ci sono così tanti costumi di Halloween per mamme in attesa, spesso in coppia con il partner e tutta la famiglia, che la scelta diventa ardua.
Come mascherarsi a Holloween se si è incinta?
Parola d’ordine: ironia.
        C’è solo l’imbarazzo della scelta! La cosa più semplice è quella di truccare il pancione. Qualche idea? Dipingerlo è un’idea carina. Come? A forma di palla da basket, da calcio, a forma di zucca di Halloween e via dicendo. Farlo spuntare da una t-shirt bucata strategicamente intorno è il massimo.
E poi potete sbizzarrirvi con il travestimento.
        Quale? Si può optare per di travestirsi con un costume comprato apposta per l’occasione. Meglio consultare internet, magari qualche store online americano, dove per questo genere di articoli c’è molta più scelta.
        Il costume più ironico è sicuramente quello da suora incinta, magari in coppia con il vostro partner che si potrà travestire da prete.
        Oppure, un’altra idea molto simpatica è quella di travestirsi da forno. Sì, avete letto bene. Come? Inserendo il busto e il pancione in un grosso scatolone, che dipingerete come un forno, magari disegnando al posto del bimbo un bel pollo arrosto…
Fonte http://comefare.donnamoderna.com/come-mascherarsi-a-halloween-se-si-e-incinta-6668.html

TI SENTI ESCLUSO PAPÀ? ECCO COSA SUCCEDE AI BAMBINI NEI PRIMI ANNI DI VITA

            Fino ai 3 anni i bambini cercano spesso un rapporto esclusivo con la mamma e in qualche caso questo fa sentire un po’ a disagio i papà: niente paura, è del tutto normale!  
 Da quando il bimbo nasce la mamma riveste un ruolo centrale nella vita del figlio perché è da lei che istintivamente si aspetta cure e nutrimento: durante l’allattamento si consolida infatti un legame che è iniziato con il concepimento. La mamma è colei che più di tutti ha un rapporto fisico, fatto di coccole e carezze, con il proprio bambino. Fino a tutto il primo anno di vita, i bambini si sentono fusi con la madre, non hanno cioè la percezione di essere un’entità separata da lei. In questi primi mesi il papà riveste soprattutto un ruolo di supporto per la propria compagna per tutti quegli aspetti più pratici che coinvolgono una nuova famiglia: la collaborazione fa la differenza, specialmente quando i ritmi del neonato si impongono su quelli degli adulti e la fatica si può davvero far sentire!
            Ecco allora che tu papà sei concretamente molto importante del nuovomenage familiare: fargli il bagnetto, occuparti del cambio di pannolini e gestire la cena per dare alla tua compagna l’opportunità di rilassarsi un po’ sono aspetti cruciali e che migliorano la qualità della vita di tutta la famiglia. E’ in questo modo che il tuo bambino può assimilare quanto tu e la mamma siete interscambiabili per quanto riguarda la sua cura e questo renderà tutti più sereni.
             Quando i bambini cominciano ad articolare le prime parole, sarà la figura materna a farla da padrona: molti attraversano un periodo in cui chiamano chiunque hanno intorno “mamma” non perché non riconoscano la propria, ma perché si sentono fortemente legati a lei.
            Dal compimento dell’anno, al tuo bambino succedono moltissime cose perché comincia a sentire la necessità di “staccarsi” e di percepire la sua autonomia fisica dalla mamma e tu puoi aiutarlo in questo percorso: sei per lui il “ponte” necessario a introdurlo nella vita di relazione con gli altri.
            In questa fase i giochi che farete insieme, le passeggiate al parco, il dialogo che avrai con lui saranno tutti momenti preziosi che lo aiuteranno a diventare la persona che sarà. Se in qualche momento ti senti a disagio, ti sembra che il rapporto tra mamma e bambino ti escluda o vorresti essere maggiormente coinvolto nelle scelte di accudimento, non lasciare che sentimenti negativi prendano il sopravvento.  Parla con la tua compagna e insieme trovate la via più giusta per voi: ti accorgerai che anche lei è piena di dubbi e paure e che per entrambi quello con il nuovo arrivato è un rapporto in costruzione sul quale non esistono certezze né troppi punti fermi.
            Un bambino scombussola i ritmi di una coppia e bisogna inventarsi nuovi equilibri con la disponibilità ad ascoltare e a condividere paure, del tutto naturali quando la vita cambia così tanto! 
Fonte http://www.donnad.it/con-i-tuoi/papa/papa-e-bambino/ti-senti-escluso-papa-ecco-cosa-succede-ai-bambini-nei-primi-anni-di

COME PULIRE LE ORECCHIE SENZA COTTON FIOC

          Come tutti gli organi di senso - così essenziali allo svolgimento di tutte le attività quotidiane che nemmeno ci rendiamo conto di quanto siano vitali - anche le orecchie andrebbero trattate con estrema cura e regolarmente pulite sia all’interno che all’esterno con delicata scrupolosità.
          Ma ciò a cui comunemente si affida la pulizia delle orecchie sono i cotton fioc, bastoncini di cotone che, in apparenza innocui, comportano in realtà un rischio per il canale auricolare, tanto che andrebbero impiegati solo per la pulizia della parte esterna dell’orecchio. Il loro uso interno, infatti, tende a sospingere le impurità presenti all’interno del condotto uditivo ancora più in profondità, determinando proprio ciò che si dovrebbe evitare: un accumulo eccessivo di sporcizia ed un compattamento tale da portare alla comparsa di tappi di cerume. 
          Prima di scoprire insieme come pulire le orecchie senza cotton fiocricorrendo a metodi delicati ma efficaci, è bene ricordare che una pulizia corretta non consiste nella rimozione totale del cerume, bensì proprio nell’espulsione dei suoi eccessivi accumuli. La funzione del cerume è, infatti, eminentemente protettiva: una piccola quantità preserva l’orecchio dall’ingresso di particelle dannose ed aiuta a mantenere al suo interno la giusta umidità.
          Uno dei metodi più naturali, ma davvero poco conosciuti, per favorire l’espulsione spontanea di granuli di cerume dall’interno verso l’esterno dell’orecchio è il semplice movimento della mandibola: così facile da eseguire, puoi ripeterlo regolarmente più volte nel corso della giornata. 
          Un’alternativa più accurata consiste nell’applicazione di gocce emollienti che, sciogliendo le particelle di cerume, ne favoriscono la fuoriuscita. È possibile ottenere gocce lubrificanti realizzando una soluzione di oli naturali - come olio d’oliva, di semi di sesamo, d’arachidi o di mandorle dolci - ed essenziali, dalle proprietà disinfettanti, oppure di perossido di idrogeno, glicerina e olio minerale.          Basta applicare una volta a settimana qualche goccia emolliente direttamente nel canale auricolare e scuotere delicatamente il capo verso l’interno e poi verso l’esterno, al fine di favorire la fuoriuscita della soluzione.  
          Di solito il trattamento ammorbidente con gocce lubrificanti è preparatorio per un lavaggio del canale auricolare, da eseguirsi con acqua tiepida spruzzata delicatamente all’interno dell’orecchio per mezzo di una siringa senz’ago. Per questo tipo di operazione, però,considerata la delicatezza delle orecchie, è opportuno rivolgersi ad un otorino o al proprio medico di famiglia, che garantirà un lavaggio corretto e in sicurezza.
Fonte http://www.donnad.it/con-i-tuoi/mamma/mamma-e-bambino/come-pulire-le-orecchie-senza-cotton-fioc

TUTTI IN BICICLETTA!

          Con le belle giornate non c'è nulla di meglio di un bel giro in bicicletta, ma come fare con i più piccoli? Niente paura, neonati e bambini piccoli possono essere agevolmente trasportati su una bicicletta . Esistono tante soluzione adatte ad ogni esigenza.
           Per i più piccolini la soluzione migliore è senza dubbio il rimorchio, specie se si desidera viaggiare con due bambini e il bagaglio. Un rimorchio non si ribalta facilmente come una bicicletta ed inoltre nel rimorchio coperto i bambini saranno al riparo da vento e pioggia.
          In alternativa o in aggiunta al rimorchio, potremo comunque fissare un seggiolino al manubrio della bicicletta in modo che il bambino possa sedere con mamma o papà tutte le volte che lo desidera. Meglio però evitare di percorrere tragitti troppo lunghi con bambini a bordo.
          Se invece vostro figlio è troppo grande per sedere in un rimorchio ma troppo piccolo per pedalare autonomamente e percorrere lunghe distanze la soluzione è una mezza bicicletta o un tandem: in questo modo il bambino può pedalare secondo le proprie forze mentre l'adulto si occupa della guida e dei freni.
          I bambini abituati ad andare in bicicletta possono partecipare a una vacanza in bicicletta non appena sono in grado di muoversi con sicurezza. Con una quantità di soste e una buona bicicletta, un ciclista di otto anni può percorrere agevolmente una distanza giornaliera di circa trenta chilometri.
Fonte http://www.donnad.it/con-i-tuoi/mamma/mamma-e-bambino/tutti-in-bicicletta

LA TAGESMUTTER, “MAMMA DI GIORNO” PROFESSIONISTA IN SOCCORSO ALLA FAMIGLIA

          Ad aiutare le mamme arriva finalmente la tagesmutter. Tra i servizi all'infanzia e in aiuto alle donne che crescono i loro figli e intanto lavorano, nell'ultimo periodo si sta diffondendo la figura della tagesmutter, una parola tedesca che vuol dire "mamma di giorno" e indica una professionista che si occupa della cura e dell'educazione dei bambini. Non ne hai mai sentito parlare? Non hai torto! Il servizio non è ancora ben conosciuto e sono poche le informazioni che circolano in merito. Proviamo a fare un po' luce per capire come questa tata speciale possa venirti in aiuto. 
Chi è la tagesmutter
          La tagesmutter è una persona adeguatamente formata, secondo precisi standard deontologici e qualitativi, che si occupa dell'educazione dei tuoi figli direttamente a casa tua. Il suo obiettivo è far crescere i bambini in un ambiente familiare, che viene considerato altamente formativo, rappresentare una figura di riferimento stabile e favorire l'inserimento dei pargoli in un piccolo gruppo che spinga alla socializzazione.
          Si tratta quindi di un servizio a misura di bambino che permette maggior flessibilità, adattandosi ai tempi dei genitori e dei bambini e a tutte le loro esigenze. Una figura come quella della tagesmutter da una parte facilita la gestione della giornata e dall'altra crea i presupposti per un'educazione che rispetti le scelte della famiglia e si ponga in perfetta continuità ricercando uno scambio diretto con i genitori. 
Cosa fa la tagesmutter?
          La tagesmutter diventa il centro di un progetto pedagogico che ricrea lo spazio ideale per il bambino nella sua casa, un ambiente in cui potrà muoversi con maggior agio e confidenza, e stimola l'autonomia e l'indipendenza dei bambini anche inserendoli, attraverso il gioco, in un contesto sociale più ampio. Ma non è finita qui. Altri aspetti positivi? Il servizio è completamente personalizzato sia per quanto riguarda gli orari di “intervento”, sia per il sistema educativo.
          Per queste ragioni, nel panorama dei servizi per i bambini, rappresenta una bella novità e una soluzione per chi cerca un servizio flessibile che renda più facile conciliare i tempi tra famiglia e lavoro, mantenendo sempre un occhio attento all'educazione, alla formazione eall'alimentazione di un figlio. 
Dove trovare la tagesmutter?
          Negli ultimi tempi sono nate delle associazioni, alcune senza fine di lucro, che riuniscono le tagesmutter e sono un punto di riferimento per chi cerca il loro aiuto. Si tratta di realtà nate allo scopo di coordinare queste figure professionali, stabilire degli standard di qualità e garantire una formazione adeguata. Solitamente lavorano su un'area geografica ben specifica: le trovi in base alla città, alla provincia e alla regione. Prova a cercare in Internet quelle che agiscono sul tuo territorio. 
Come si diventa tagesmutter? 
          Inoltre, per chi fosse interessata, tagesmutter si diventa. Alcune associazioni, infatti, offrono un servizio di formazione per intraprendere questa nuova professione. In cosa si formerà una tagesmutter? Queste le materie di apprendimento: servizio nella casa, conoscenza psico-pedagogica infantile di base, capacità relazionali tra bambini e adulti, gestione degli aspetti amministrativi del servizio, dietologia infantile, elementi di igiene personale e della casa, sicurezza sul lavoro e in casa, pronto soccorso pediatrico. 
          Insomma, una valida alternativa ai soliti servizi proposti per l'infanzia, come il baby-sitting, che permette maggior flessibilità nell'interesse della famiglia e del bambino. 
Non ti resta che scoprire dove, sul tuo territorio, trovare la tua tagesmutter.
Fonte http://www.donnad.it/con-i-tuoi/mamma/mamma-e-bambino/la-tagesmutter-mamma-di-giorno-professionista-in-soccorso-alla

STASERA LO ADDORMENTA PAPÀ: 5 CONSIGLI

                     Insegnare ai bambini ad addormentarsi serenamente con entrambi i genitori è importantissimo e prima si inizia a creare una routine basata sull’alternanza, prima loro imparano a prendere sonno serenamente sia con mamma che con papà.
Ecco allora 5 consigli dedicati a tutti i papà:
           1. Le abitudini non devono cambiare a seconda del genitore che lo addormenta. Se il bimbo è molto piccolo, imposta fin da subito una serie di consuetudini che sia tu che la tua compagna rispetterete sempre: i bambini, già da neonati hanno bisogno di gesti che si ripetono e che li fanno sentire sicuri.
           2. Gli orari sono importanti. Rispettare una tabella di marcia serale basata sul bagnetto, la cena e orari precisi è il primo passo per educare il piccolo al sonno e alla sua continuità durante tutta la notte.
           3. Canta una canzone o ripeti una filastrocca. Lo avrai già intuito, più un bambino è piccolo, più cerca la ripetizione di gesti e parole identici. Per accompagnarlo nel sonno scegli una canzone che abbia un ritmo semplice e ripetitivo: qualche “veterano” sostiene che “Fra Martino campanaro” sia un ottimo modello melodico su cui basare la propria scelta. Puoi anche decidere di recitare una filastrocca, a patto che non sia troppo complessa e alcune parti si ripetano. Privilegia ritmi lenti che non facciano agitare il tuo bambino.
           4. In braccio si, in braccio no? E’ una scelta molto personale: qualcuno sostiene che addormentare i bambini tenendoli in braccio possa trasformarsi in una schiavitù e che nel momento in cui li adagi sul letto tendano a svegliarsi perché non sentono più il tuo calore. Altri pensano invece che sia il modo più giusto per accompagnarli nel sonno: scegli insieme alla tua compagna facendo attenzione a quello che è meglio per voi e per il vostro bambino.
           5. Non scoraggiarti se piange a lungo. I bambini a volte ci mettono più di quello che prevedi per prendere sonno e non sempre dipende da motivi oggettivi o dalla necessità di avere vicino la mamma: il pianto è l’unico mezzo a loro disposizione per comunicare e hanno imparato, lungo le generazioni, a farne buon uso! Fai un respiro, rimani tranquillo e mantieni sempre le tue decisioni. Se per esempio hai scelto di farlo addormentare nel suo lettino e non in braccio, non cambiare le carte in tavola nel giro di breve, rischi solo di disorientarlo e di rendere ancora più complicata la sua nanna.
E tu papà, quale routine hai scelto per fare addormentare il tuo bimbo?
Fonte http://www.donnad.it/con-i-tuoi/papa/papa-e-bambino/stasera-lo-addormenta-papa-5-consigli

venerdì 30 ottobre 2015

Acido folico: importantissimo per la gravidanza

        La vitamina B9, meglio conosciuta come acido folico, è importantissima per le donne che aspettano un bimbo. "Tutte le donne che pianificano una gravidanza (o non la escludono) dovrebbero iniziare ad assumere acido folico." Lo ribadisce il ricercatore del Centro Nazionale Malattie Rare dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), Paolo Salerno, in occasione del convegno 'Stili di vita, corretta alimentazione in gravidanza e prevenzione delle patologie congenite', organizzato a Expo dal Ministero della Salute.
 
        La vitamina B9 permette di prevenire lo sviluppo nel neonato di gravi malformazioni del sistema nervoso centrale, tra cui la più nota è la spina bifida
"L'acido folico va assunto fino al terzo mese di gravidanza, quando si verifica la chiusura del tubo neurale" continua Paolo Salerno.
 
        La dieta mediterranea è già ricca di acido folico, presente soprattutto in legumi, verdura a foglia larga e frutta, ma è necessario integrare, tramite pastiglie disponibili in farmacia.

        "Spesso la donna scopre di essere incinta solo alla quinta settimana di gravidanza - ha proseguito Salerno -. Ma lo sviluppo delle strutture embrionali, da cui si formeranno il cervello e il midollo spinale del feto, si completa appena 28 giorni dopo il concepimento".
 
        L'assunzione di acido folico va ovviamente accompagnata da un'alimentazione "sana ed equilibrata ricca di frutta e verdura" e dall'astensione totale da alcol e fumo, anche passivo.

Fonte: ISS
Dal forum, la sezione CERCO UN FIGLIO

Lavorare troppo o sollevare spesso pesi rendono più difficile il concepimento

        Lavorare troppo (oltre 40 ore a settimana) o sollevare giornalmente oggetti troppo pesanti (oltre gli 11 kg) sono due condizioni che potrebbero creare maggiori difficoltà alle donne che sono alla ricerca di un figlio. Uno studio americano ha dimostrato come certe condizioni di lavoro si associano a un ritardo nel concepimento.

        La ricerca, realizzata dal team di ricercatori della Chan School of Public Health di Boston e della Harvard Medical School, è stata condotta su oltre 1700 infermiere alla ricerca di un bambino: dopo circa 12 mesi il 16% non era riuscito nell'intento. A distanza di 3 anni, il 5%. 
 
        Secondo gli studiosi le donne che superano le 40 ore settimanali impiegano per rimanere incinta circa il 20% di tempo più rispetto a chi lavora tra le 21 e le 40 ore settimanali. In più, trasportare regolarmente oggetti pesanti (più volte al giorno, oltre gli 11 kg) ritarda del 50% il raggiungimento dell'obiettivo.
 
        Il campione era composto da donne con una media di 33 anni, il 44% in sovrappeso o obese, il 22% fumatrici o ex fumatrici.

        Come spiegano i ricercatori, non è detto che lavorare più di 40 ore alla settimana comprometta comunque la fertilità. I dati potrebbero anche avere un'altra spiegazione. Per esempio chi ha difficoltà a rimanere incinta potrebbe decidere di passare più tempo al lavoro o chi è molto impegnato con il lavoro può avere meno tempo libero per tentare di avere un figlio.

Fonte: Occupation & Environmental Medicine

Creati spermatozoi in vitro da un uomo ritenuto sterile

        In un laboratorio francese sono stati creati per la prima volta al mondo spermatozoi umani completamente in vitro. Sono stati ottenuti partendo dal tessuto prelevato dai testicoli di un uomo sterile.
 
        Una tecnica che potrebbe servire per preservare la fertilità di bambini che si devono sottoporre a terapie potenzialmente pericolose per la fertilità come la chemio, oltre a trattare casi di infertilità che non si possono risolvere in altro modo. 
 
        Il lavoro è stato fatto in Francia dall'Istituto di genomica funzionale di Lione. La pratica in laboratorio, con la creazione dello sperma, è stata messa in atto dalla Kallistem, start up del Centro nazionale di ricerca francese (CNRS) e annunciata a Lione, durante una conferenza stampa, lo scorso 17 settembre.
Una tecnica non ancora disponibile
 
        "Entro cinque anni - afferma Isabelle Cuoc, presidente della compagnia - speriamo di avere i primi centri che mettono a disposizione la tecnica".
 
        La speranza è che, dopo aver formato in vitro lo sperma partendo dai testicoli, sia possibile utilizzarlo per la fecondazione in vitro.

Fonte http://www.nostrofiglio.it/concepimento/infertilita/creati-spermatozoi-in-vitro-da-un-uomo-ritenuto-sterile
 

I bambini apprendono di più con l'effetto sorpresa

       Gli autori dello studio pubblicato sulla rivista Nature Communications hanno portato avanti una ricerca e sono giunti alla conclusione che già a 12 mesi d'età i bimbi rispondono alle situazioni sorprendenti e impreviste.
 
       Sid Kouider, Bria Long, Lorna Le Stanc, Sylvain Charron, Anne-Caroline Fievet, Leonardo S. Barbosa, Sofie V. Gelskov hanno studiato il funzionamento del meccanismo cerebrale della risposta alle sorprese e hanno dimostrato che già a un anno il cervello del bambino risponde in modo particolare alla variazione delle aspettative, ossia alle sorprese.
 
       E' un meccanismo che potrebbe favorire l’apprendimento, perché suggerisce che l'attenzione selettiva, dunque basata su situazioni inattese, migliora "l'elaborazione percettiva" di eventi invece attesi, ovvero la consapevolezza.
 
       Il test preparato dai ricercatori si strutturava nel seguente modo: ai bambini veniva fatta vedere su uno schermo l’immagine di un volto o di un fiore, preceduta da un suono particolare. Nel frattempo, tramite l’encefalogramma si misurava la loro risposta nervosa.
 
       Per realizzare "l'imprevisto", ogni tanto al suono della faccia era associata l’immagine del fiore. Dopo gli imprevisti i ricercatori misuravano nei bimbi una risposta diversa, più lenta a comparire e maggiore, rispetto alla risposta avuta dopo gli eventi attesi.
 
       Il maggior tempo necessario di risposta "agli eventi inattesi" dipende probabilmente dalla necessità di mettere in azione i meccanismi della consapevolezza. In base ai risultati di questa ricerca, gli studiosi pongono un importante quesito per il futuro: sarà importante capire “se i bambini imparano in modo inconscio o se hanno bisogno della consapevolezza per forme più complesse di apprendimento”.

Fonte http://www.nostrofiglio.it/bambino/bambino-6-14-anni/scuola-primaria/i-bambini-apprendono-di-piu-con-l-effetto-sorpresa

Cina, addio alla politica del figlio unico. Le coppie potranno avere due figli

       Dopo quasi 40 anni e 400 milioni di nascite impedite con aborti e sterilizzazioni forzate,
la Cina ha abolito la politica del figlio unico, dunque d'ora in poi tutte le coppie potranno avere due figli. Lo ha annunciato il Partito comunista cinese che ha ufficialmente abolito la norma.
 
       "E' necessario far fronte all'invecchiamento della popolazione e favorire uno sviluppo equilibrato migliorando la strategia demografica," scrivono nel documento approvato.
Insomma, non è un ripensamento per la violazione dei diritti umani però, ma una scelta dettata dalla necessità di sostenere l'economia.
 
       La politica del figlio unico era stata introdotta nel 1979 dal governo per controllare le nascite e contrastare l’incremento demografico del paese. Dalla norma erano esclusi gli abitanti delle zone rurali e le minoranze etniche.
 
       Le coppie che violavano la legge del figlio unico andavano incontro a una serie di punizioni tra cui multe e la perdita del lavoro. Questa pianificazione familiare di stato ha però causato un invecchiamento molto rapido della popolazione cinese: si prevede che intorno alla metà di questo secolo nella nazione più popolosa del mondo un cittadino su tre potrebbe avere più di sessant’anni.
 
       La politica del figlio unico era stata già rivista nel 2013, quando il partito aveva previsto per alcuni tipi di famiglie, cioè quelle con una sola figlia femmina e uno dei due genitori fosse un figlio unico, la possibilità di avere un secondo figlio. Le richieste però sono state poche.
 
       L’annuncio sulla fine della politica del figlio unico è stata fatta durante il Plenum, l’assemblea del Comitato centrale del Partito comunista che decide le politiche economiche e il piano strutturale del paese tra il 2016 e il 2020.

Fonte http://www.nostrofiglio.it/news/cina-addio-alla-politica-del-figlio-unico-le-coppie-potranno-avere-due-figli

Quando è troppo tardi per diventare mamma?

           Le attuali linee guida spiegano che per avere concrete possibilità di diventare madri è bene partorire prima dei 35 anni, altrimenti si rischia di non partorire affatto. Per l’Iss, il primo tracollo della fertilità femminile avviene a 32 anni, il secondo a 37. Tra le conseguenza, molto stress, e molte donne senza lavoro: un’italiana su quattro, a distanza di due anni dalla nascita del figlio, non ha più un lavoro, dati Istat, e questo succede più spesso per ovvi motivi tra donne più giovani, che hanno ancora un’occupazione precaria o comunque meno solida. Alla fine, molte donne lo fanno volentieri, di rinunciare alla carriera, in toto, o in parte. Ma è proprio così vero che aspettare le metterebbe a rischio di non diventare mai madri? Alcuni, interessanti, pareri, iniziano ad avanzare seri dubbi.

           Anch’io però la credevo una verità rivelata, finché ho letto questo articolo del 2013, che ancora oggi spesso scala la classifica dei 10 articoli più letti di The Atlantic. Il lavoro – condotto da una psicologa e giornalista scientifica che ha scritto sulla questione anche un celebre libro – mi ha colpito molto perché io – che ho 38 anni – come ho già raccontato, sono stata definita dai medici “impossibilitata a concepire naturalmente”, in ben due centri specializzati di Milano, che asserivano io stessi entrando in menopausa a 35 anni. Insomma ero vecchia per restare incinta, i miei ovuli – mi dissero loro, e mi ripeté la mia ginecologa – erano pressoché finiti. Dopodiché ho partorito una bimba concepita naturalmente che oggi ha 2 anni, e adesso, senza neppure averla cercata, sto portando avanti una seconda gravidanza. Cosa che mi ha reso felice, ma alquanto confusa

           Torniamo all’articolo che mi ha colpito. La giornalista – come me – si trovava di fronte le implacabili statistiche che ogni donna che cerca un figlio e ha più di 30 anni conosce bene: a 35 le possibilità di concepire sono circa del 20% ogni mese, e precipitano al 5% a 40 anni. Tra i 35 e i 39 anni, aggiungono le statistiche, si resta incinte in genere dopo uno/due anni di tentativi, e un 30% di queste donne è destinato a restare senza figli.
           A differenza di me però, lei ha ricercato le fonti di queste statistiche e scoperto che molti di questi dati e di queste convinzioni si basano su uno studio pubblicato nel 2004 sulla rivista Human Reproduction. Quello che però non si sa e si dice poco è che quello studio si è basato sui dati relativi alle nascite avvenute in Francia tra il 1670 e il 1830: quando non esisteva alcun trattamento per la fertilità, neppure un dosaggio ormonale, non esistevano gli antibiotici e neppure l’elettricità. Quando anche alimentarsi regolarmente era per molti una sfida e quando semplicemente fare l’amore dopo i 35 anni era qualcosa di strano.
           I pochi studi condotti su campioni di donne “contemporanee”, danno – invece – risultati molto, ma molto più incoraggianti. Uno studio della Duke University pubblicato sulla rivista Obstetrics & Gynecology nel 2004 ha analizzato le chance di restare incinte di 770 donne europee: facendo sesso almeno due volte a settimana, l’85% di quelle tra i 35 e i 39 anni concepivano entro l’anno, contro l’86% di quelle tra i 27 e i 34. Un altro studio danese condotto su 2.820 donne e pubblicato da Fertility and Sterility ha notato che quelle che avevano rapporti nel loro periodo fertile (dopo le mestruazioni, fino a metà mese circa) restavano incinte nel 78% dei casi entro l’anno se avevano tra 35 e i 40 anni; e nell’84% dei casi se avevano tra i 20 e i 34 anni. Insomma, le chance diminuiscono con l’età, è vero e incontrovertibile, ma non sembra proprio in modo così radicale come ci viene detto. Un’indagine (dell’University of North Carolina School of Medicine) che si è concentrata sulle donne che già avevano avuto un figlio, e che ne cercavano un secondo tra i 38 e i 39 anni, ha visto poi che nell’80% dei casi restavano incinte entro sei mesi dal primo tentativo, se erano sane e normopeso.
           A conferma di questi dati, come ci informa il Telegraph, le interruzioni volontarie di gravidanza tra le donne che hanno più di 35 anni sono aumentate del 15% dal 2001, e succede perché queste donne sono (state) convinte di non essere più fertili, o abbastanza fertili, da doversi proteggere da gravidanze indesiderate durante i rapporti sessuali. Il 42% di loro ha più di 40 anni.
Perché si fa maggiore affidamento su statistiche vecchie? Secondo l’autrice, che ha 3 figli e tutti arrivati dopo i 35 anni e concepiti naturalmente, questo forse dipende dal crescente ricorso delle donne alle tecniche di fecondazione assistita e, queste sì, statisticamente, più efficaci su donne più giovani. Succede perché per fare una fivet servono molti ovuli, per restare incinta naturalmente ne basta uno e, come si sa, con l’età gli ovuli decrescono. I medici che hanno a che fare con la fertilità oggi hanno spesso – forse troppo spesso – a che fare, subito e direttamente, e solamente, con la fecondazione in vitro. L’enorme afflusso dei nostri giorni verso fecondazioni in vitro è spesso dovuto a cause altrimenti trattabili, come tube non pervie (che una volta si aprivano chirurgicamente, oggi no), livelli ormonali alterati, o problemi di fertilità del maschio.
           Sono anche convinta che molta confusione nasca anche dal perdurare di una concezione maschilista della riproduzione umana. Come mi disse tempo fa Edoardo Pescatori, noto andrologo e direttore della rivista scientifica della Società Italiana di Andrologia, “la fertilità dell’uomo si dà per scontata, non si discute e non si indaga, a partire dall’adolescenza, e questo porta certamente a un danno per la coppia, che fatica di più a trovare le cause dell’infertilità – ove queste siano ricercate – ma anche a una vera e propria discriminazione del maschio, la cui salute riproduttiva viene molto spesso trascurata”. E comporta anche un accanimento sulla donna: basti pensare che molti centri di fecondazione ancora non hanno la figura dell’andrologo. Eppure oggi si sa che quando una coppia non è fertile le cause possono stare per il 50% delle possibilità nell’uomo, e si sa anche che i problemi maschili legati alla riproduzione peggiorano con l’età.

Fonte https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=1242732285050912621&pli=1#editor/target=post;postID=1186154692111915072

giovedì 29 ottobre 2015

10 modi per sentire meno dolore durante il parto

Come sentire meno dolore nel parto
         I dolori del parto spaventano tutte le donne che stanno per avere un bambino e gran parte della preparazione al parto consiste nell’apprendere le più efficaci tecniche per gestire al meglio i dolori del travaglio.
          Esistono alcuni trucchi per soffrire di meno mentre date alla luce vostro figlio.

Eccone dieci
  • Cantare
il canto è un riconosciuto antidolorifico. Il canto carnatico è una tecnica di gestione del dolore che arriva dall’India e ha origini antichissime. Consiste nello sfruttare il rilassamento di tutta l’area della gola e della faringe che provoca un rilassamento anche a livello dell’utero e della vagina.

  • Fare l’epidurale
sembra una scelta logica anche se in Italia è più facile vincere alla lotteria che avere accesso ad un’epidurale garantita e ci sono ancora guerriere indomite che scelgono di rifiutare l’epidurale laddove sia possibile.
  • Ascoltare la musica
scegliere la propria tracklist e farla andare in filodiffusione in sala parto mentre si combatte con le doglie sembra avere un potere antidolorifico. La musica aiuta a rilassarsi e a concentrarsi su pensieri positivi
 

  • Oppio
in Italia non è un metodo molto praticato ma l’uso di oppiacei per via endovenosa è stato testato in alcuni ospedali del Belpaese e ha dimostrato di essere efficace nella riduzione del dolore, proprio come l’epidurale
  • Training autogeno
viene insegnato nella maggior parte dei corsi di preparazione al parto. Si tratta di una tecnica finalizzata ad acquisire la capacità di respirare in modo profondo e controllato. La partoriente impara a visualizzare ogni singolo muscolo e a rilassarlo con l’ausilio di respirazioni lente e profonde
  • Ridere
da qualche tempo in alcuni centri nascita italiani si sta sperimentando  l’uso del gas esilarante, si tratta di protossido di azoto che produce un leggero effetto euforizzante, analgesico ed ansiolitico e viene miscelato con ossigeno e fatto respirare alla partoriente.

  • Partorire in acqua

  • l’acqua svolge un’azione rilassante per la mamma, accogliente per il bambino. Partorire in acqua riduce il dolore del travaglio perché la temperatura dell’acqua e i movimenti che vengono svolti nella vasca hanno un effetto rilassante diretto sui muscoli
    • Farsi massaggiare
    il massaggio, eseguito da un operatore, come l’ostetrica, soprattutto nella zona lombare, favorisce il rilassamento e riduce il dolore
    • Sniffare camomilla
    uno studio condotto su più di 8mila donne ha scoperto che l’aromaterapia, soprattutto se praticata con camomilla e salvia, aiuta la donna a percepire meno dolore e favorisce il rilassamento muscolare
    • Essere il padre
    certo il papà è stressato, sotto pressione, carico d’ansia, può anche svenire in sala parto e nessuno, proprio nessuno, si occuperà di lui. Ma di certo non prova nemmeno un pizzico di dolore!

    Fonte http://www.pianetamamma.it/parto/partorire-parto/come-sentire-meno-dolore-parto-consigli.html

    Come gestire un bambino ad alto bisogno?

    Come gestire un bambino ad alto bisogno?
    1. Per prima cosa controlliamo la sua salute, le cause organiche vanno eliminate. È normale che un bambino pianga: è il suo unico modo di esprimere la sofferenza per la dentizione, la malattia da reflusso, le coliche.
    2. Riorganizziamo il nostro programma se una volta rimosse le cause organiche, continua a urlare o piangere a voce alta, e spesso molto lungo. Ci vuole pazienza , e facciamo attenzione a non diventare totalmente schiavi del nostro Giacomino. A volte è necessario riorganizzare la vita quotidiana per preservare la nostra e la sua privacy. Esempio, individuiamo il momento dell’ultima poppata dopo l'ora di cena per trascorrere tranquillamente con il marito la serata, evitando di consumare cena e pranzo in modo affrettano ed evitando di alzarci da tavola ogni 5 minuti per prenderci cura del bimbo che piange.
    3. Può essere molto utile prendere nota orari, abitudini e atteggiamenti del nostro bambino. Le faccende domestiche non devono essere la priorità, mentre è importante prendersi il tempo per noi stessi, perchè quanto più si è sereni e soddisfatti, tanto più lo sarà e si sentirà lui, il nostro Giacomino. Se serve diremo NO e senza conseguenze negative per il futuro. In altre parole, imparare a dire di no quando non minaccia la sua salute e il benessere è una regola sana.
    4. Parliamo con lui molto, spieghiamogli che se lo si lascia a letto, questo non è punire, ma riposo. Anche se si ha l'impressione che non capisca, bambino registra tutto. La prima volta può continuare a piangere, ma come e quando ha capito che questa fase di riposo è necessario e utile non lo farà più.
    5. Chiedete aiuto se avete un bambino attore, e quando potete infilatelo nel marsupio in modo che stia a contatto con la vostra pelle e il vostro odore. È inoltre possibile tenerlo vicino a voi nella stessa stanza senza prenderlo sempre tra le braccia. Parlate con lui dolcemente, cantate ninne nanne, fate letture così da tranquilizzarlo. Cercate di affidarlo gradualmente ad amici, a parenti, tagesmutter, ecc. .
    6. Il baby massaggio può essere una soluzione efficace.
    7. Omeopatia e osteopatia possono darci una mano e migliorare nettamente la situazione.
    8. Pazienza, pazienza, pazienza. Date tempo al bambino di evolvere. Accettate la sua personalità. Non entrate in lotta con lui per convincerlo ad adattarsi. Piange molto, non si può sempre prevenire e alleviare, ma io, mamma o papà, ci sono. Con il tempo, tutto si risolverà.
    9. Non sprecate le vostre energie sui dettagli, i piccoli problemi si risolvono da soli. Mettete la vostra energia in quello che si può cambiare e dove si può fare la differenza. Avere aspettative realistiche ed essere flessibile.
    10. Rendetevi conto che il vostro bambino è unico, dimenticare il bambino descritto nei libri. Concentratevi sul vostro bambino, che cosa è e che cosa ha bisogno. Si tratta di un individuo a sé stante. Il tuo babi è unico, non rientra nei modelli standard, e allora? Ciò che funziona per gli altri non può funzionare per il tuo bambino ... e ciò che funziona per lui cambia ogni minuto!
    11. Fuori! Uno spazio aperto come un parco o di un grande parco giochi, può affascinare i bambini con bisogni intensi che potrebbe lasciare un pò'di respiro al suo genitore stressato.
    12. Cambia ciò che non ti piace. Dobbiamo costantemente trovare il giusto equilibrio tra "le esigenze del bambino" e "non superare i nostri desideri e le nostre capacità." Se qualcosa non ti soddisfa nel maternage, cambialo, anche se sembra appropriato per il proprio bambino. Se ti ostini in uno stile materno che funziona per il tuo bambino, ma non per te, ci si rammarica e si diventa sempre più risentiti e anche rancorosi per il nostro bambino. In ogni caso, non lasciatelo piangere per ore pensando che possa calmarsi da solo, questo rafforza il suo senso di insicurezza. Normalmente questo periodo "difficile" dura solo pochi mesi. A poco a poco, come il bambino cresce, la situazione tende a migliorare e il pianto e le urla saranno un lontano ricordo.
    Fonte http://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/bambini-alto-bisogno.html