sabato 30 settembre 2017

Alloro in gravidanza: proprietà e benefici

Alloro proprietà

     Come già precedentemente detto, l’alloro ha proprietà terapeutiche da non sottovalutare per quanto riguarda l’aspetto digestivo. Non solo, le tisane a base di foglie di alloro possono essere particolarmente utili anche nell’espellere eventuali gas intestinali in eccesso, in caso di meteorismo.

     Tra i benefici dell’alloro vi sono pure importanti proprietà curative nei confronti dell’apparato respiratorio. Infatti, l’assunzione di foglie o bacche può essere particolarmente indicata per eliminare il catarro bronchiale in caso di tosse.

     Inoltre una tisana di alloro può essere di giovamento anche in caso di febbre e stati influenzali, in quanto stimolatore della sudorazione. Infine, per uso esterno, l’alloro può essere estremamente efficace per lenire reumatismi, artrite o dolori muscolari, per la sua importante azione antinfiammatoria.

infusi di alloro

alloro in gravidanza     Un infuso di alloro è molto facile da preparare (è sufficiente procurarsi un po’ d’acqua e alloro) e può essere di grande aiuto, non solo come semplice tisana per digerire, ma anche per trattare i casi d’inappetenza.

      Una volta fatta bollire l’acqua, basterà immergervi dentro 3 o 5 foglie d’alloro e spegnere il fuoco. In seguito sarà sufficiente coprire il preparato e lasciarlo in infusione per circa 10 minuti. Successivamente, dopo aver filtrato l’infuso, sarà possibile consumarlo immediatamente.

Fonte http://www.passionemamma.it/2017/10/alloro-in-gravidanza/

"Alcol in gravidanza, piccole quantità potrebbero non fare male"

"Alcol in gravidanza, piccole quantità potrebbero non fare male"       SCOPIRE di essere incinta in un periodo in cui si è bevuto troppo alcol. La preoccupazione e il timore di aver danneggiato il nascituro, senza sapere di essere in attesa. C'è poi chi, consapevole di aspettare un bambino, non riesce a fare a meno di quel bicchierino, magari di birra. Uno studio sugli effetti dell'alcol sul feto , appena pubblicato sul British medical journal, potrebbe tranquillizzarle, concedendo loro almeno il beneficio del dubbio in assenza di dati certi. Epidemiologi dell'Università di Bristol, gli autori dell’indagine, conducendo una metanalisi che ha esaminato i risultati di 26 studi, hanno infatti scoperto che degli effetti dell’esposizione in utero all’alcol, quando si beve poco (al massimo 32 grammi a settimana, che corrispondono più meno a un bicchiere di amaro ), si sa poco.

       Sono stati condotti pochi studi sul consumo leggero di alcol in gravidanza, hanno riferito gli autori. Al contrario di quanto è stato fatto sul bere più pesante e  regolare: ci sono abbondanti ricerche che sostengono quanto "l'azione tossica dell’alcol interferisce sui normali processi di sviluppo fisico ed intellettivo del feto provocando malformazioni e ritardo mentale più o meno gravi a seconda dei livelli di consumo”, come recita, il sito del  nostro ministero della Salute.

       Cosa dice lo studio. I ricercatori hanno preso in considerazione tre fattori: peso alla nascita, tasso di nascita pretermine e dimensione dei feti per l'età gestazionale. L'analisi del peso alla nascita ha indicato che il consumo leggero di alcol non provocava effetti misurabili se confrontato all’astinenza. Di effetti ne provocava invece, e negativi naturalmnete, sui tassi di nascita pretermine e sulle dimensione del feto per età gestazionale. Si sarebbe trattato però di risultati statisticamente insufficienti (pochi studi, appunto) per poter  concludere con certezza che fosse proprio l'alcool il colpevole.

       Future madri sempre bevitrici. Questa carenza di dati potrebbe illudere le donne che bere poco in fondo in fondo è sicuro. Nonostante le indicazioni della gran parte degli esperti (quelli italiani sicuramente) che consigliano di astenersi completamente dall’alcol, molte future madri in effetti assumono alcol, anche se magari solo un mezzo bicchiere di bianco un paio di volte a settimana.               Beve in gravidanza fino all'80% delle donne incinte nel Regno Unito, Irlanda, Nuova Zelanda e Australia, dicono i ricercatori di Bristol. E in Italia, le future madri che non rinunciano completamente a piccole quantità di alcol, o che continuano addirittura a comportarsi come al solito sarebbero circa il 50 %, sulla base di stime Istituto superiore di sanità diffuse in occasione della giornata della sindrome feto-alcolica 2016.

       Il principio di precauzione. Sebbene sulla base delle prove attuali “definire orientamenti sia difficile- hanno scritto gli autori dello studio“, L’opzione più sicura per le future madri  è non bere alcool in gravidanza” anche perché "l'assenza di prove non è prova di assenza". Le donne – hanno sottolineato -  dovrebbero sapere che non abbiamo ad oggi prove che esista un livello di bere che sia sicuro.

Fonte http://www.repubblica.it/salute/benessere-donna/gravidanza-e-parto/2017/10/02/news/alcol_in_gravidanza_tutto_quello_che_c_e_da_sapere-177165278/

Fecondazione assistita: cos'è e come avviene

      Poiché il processo alla base del concepimento è abbastanza complicato e dipende dal corretto funzionamento dei molteplici fattori coinvolti, una disfunzione nel sistema riproduttivo femminile e/o maschile può influenzare negativamente la capacità riproduttiva e causare infertilità, una condizione che compromette la capacità dell’organismo di adempiere alla funzione basilare della riproduzione.

      Per quelle coppie che non riescono ad avere un bambino, la fecondazione assistita può rappresentare una possibile opzione.

      «La fecondazione assistita è consigliata nelle coppie che non riescono ad avere figli dopo almeno un anno di rapporti non protetti normo-frequenti. Tra le indicazioni troviamo una storia clinica di endometriosi o pregressi interventi pelvici, disfunzioni ormonali non correggibili con le normali terapie, come l’ovaio policistico, chiusura delle tube oppure problematiche maschili con riduzione o assenza degli spermatozoi» spiega il dottor Vito Cela, ginecologo esperto in PMA della Casa di Cura San Rossore di Pisa.

Che cos’è la fecondazione assistita?
      La fecondazione artificiale o assistita è l'insieme delle procedure mediche che consentono di ottenere una gravidanza in quelle coppie che non riescono a concepire spontaneamente, dopo almeno un anno di rapporti sessuali liberi e non protetti.

      «Esistono varie metodiche e diversi livelli di complessità a seconda della problematica riscontrata nella coppia infertile – spiega il dottor Vito Cela, ginecologo esperto in PMA della Casa di Cura San Rossore di Pisa – Le probabilità di riuscita delle metodiche per ogni tentativo effettuato sono circa il 10% nei primi livelli (Inseminazione Intrauterina) e circa il 30% nei secondi livelli (Fecondazione in Vitro). L'età del partner femminile è una delle variabili principali che influenza il tasso di successo di ciascuna metodica».

Quali sono le metodologie usate?
      Lo studio sempre più approfondito sui meccanismi della riproduzione, ha portato (e sta portando) alla nascita di molteplici tecniche di fecondazione medicalmente assistista (PMA), una serie di pratiche che sono comprese in due modalità di attuazione, nello specifico:

- la fecondazione in vivo, ovvero direttamente nel corpo della donna, come avviene nell’inseminazione intrauterina, che consente di introdurre gli spermatozoi nella cavità uterina per facilitare l’incontro con l’ovulo;

- la fecondazione in vitro, in breve FIVET (fertilizzazione in vitro ed embryo transfer), ovvero al di fuori del corpo della donna, che prevede la fecondazione dell’ovulo da parte degli spermatozoi all’interno di una provetta. Questa metodica è utilizzata anche nell’ICSI (Intracytoplasmic sperm injection), una tecnica che consente l'inserimento di uno spermatozoo direttamente nell’ovulo.

Come avviene in pratica?
      I centri di PMA sono organizzati per garantire un’assistenza completa alle coppie in cerca di una gravidanza. La coppia è seguita in tutte le fasi del programma, dal primo contatto per una consulenza, alla diagnostica, ai trattamenti.

      «La prima consulenza prevede una dettagliata anamnesi ed è fondamentale per pianificare l’intero percorso del programma, comprendere quali siano le sue fasi, esaminare tutta la documentazione, prescrivere accertamenti, pianificare i tempi e definire la necessità e le modalità di accesso ai trattamenti – spiega il dottor Cela – La coppia esegue accertamenti personalizzati e, una volta terminati, vengono stabilite le modalità e i tempi della procedura illustrando i consensi previsti per le procedure in vivo (Inseminazione Intrauterina) o in vitro (FIVET/ICSI) e l’eventuale necessità di un prelievo chirurgico degli spermatozoi (in caso di fattori maschili gravi)».

      Nel caso di procedure in vitro, è previsto un prelievo di ovuli. In alcuni centri, inoltre, è possibile effettuare la crioconservazione (ovvero il congelamento) di ovuli, spermatozoi ed anche embrioni, che potranno essere così conservati e utilizzati in un secondo momento.

Quali sono i costi?
      Il Sistema Sanitario Nazionale prevede una copertura del percorso assistenziale/terapeutico previsto dai Centri di Procreazione Assistita con il pagamento di un ticket, ma ogni Regione ha la sua particolare regolamentazione.

      «Alcune regioni italiane, invece, non prevedono alcun sostegno – aggiunge l’esperto – I costi indicativi di una inseminazione intrauterina vanno da 500 a 1000 euro, mentre i costi di una Fivet vanno da 2500 a 4500 euro circa».

Fonte http://www.donnamoderna.com/salute/vita-sana/fecondazione-assistita-cos-e-come-avviene

Dolore al basso ventre in gravidanza: cause e rimedi

Картинки по запросу Dolore al basso ventre      Scopriamo le cause e i rimedi del dolore al basso ventre in gravidanza. Nella maggior parte dei casi è un fastidio fisiologico da mettere in conto, uno dei possibili effetti collaterali dell’inizio dei nove mesi di dolce attesa. Solo in alcuni casi, quando il dolore al basso ventre è accompagnato e acuito da altri sintomi e disturbi, è da considerare come un campanello d’allarme, un segnale da non sottovalutare. Ecco tutte le informazioni utili sulle caratteristiche di questi disturbi in gravidanza, sulle cause scatenanti e i rimedi più utili da adottare.

Di cosa si tratta
      Normali e fisiologici fastidi da mettere in conto come eventualità assolutamente innocue. Ecco cosa sono i dolori al basso ventre che possono comparire durante la gravidanza. E, in particolare, durante il primo trimestre di gestazione. I sintomi più evidenti o, meglio, le caratteristiche del dolore in questa parte dell’addome della donna in dolce attesa sono:


  • Tensioni al basso ventre in gravidanza.
  • Bruciori.
  • Spasmi.
  • Sensazioni di fastidio e peso simili a quelli percepiti durante il ciclo mestruale.
  • Se il dolore si associa a fitte al basso ventre a inizio gravidanza o crampi potrebbe segnalare altri disturbi e in questo caso è opportuno contattare il medico per accertamenti.
Cause dei dolori al basso ventre in gravidanza
      Chiariti i contorni del disturbo o, più propriamente, del sintomo doloroso, non resta che definirne meglio le cause scatenanti. Nessun allarmismo, perché i dolori al basso ventre in gravidanza, con una frequenza maggiore nelle prime settimane di dolce attesa, sono assolutamente normali e causati da un evento altrettanto normale e fisiologico.

      Infatti, questi fastidi sono legati allo stravolgimento che stanno subendo gli organi interni della gestante. Un po’ l’ovulo che si annida, un po’ l’utero che cresce e, come se non bastasse, una buona dose di scossoni la danno anche gli altri organi che devono trovare nuovi assetti e posizioni per far spazio all’utero e alla vita che sta iniziando a crescere dentro il pancione.

Rimedi per i dolori al basso ventre in gravidanza
      I dolori al basso ventre in gravidanza nelle prime settimane tendono a essere sporadici e temporanei, perché si risolvono spontaneamente nell’arco di qualche settimana, quindi non c’è bisogno di ricorrere a nessuna cura o rimedio. Possono alleviare il fastidio:

Leggeri massaggi circolari nella zona.
       L’utilizzo di panni e cuscini riscaldati per fa passare la contrazione.
      In caso contrario, cioè se i dolori diventano frequenti e persistenti, accompagnati da contrazioni ripetute, crampi forti e perdite ematiche, invece, meglio rivolgersi al proprio ginecologo. Il rischio è, soprattutto all’inizio della gravidanza, nel primo trimestre, l’aborto spontaneo.

Fonte http://mamma.pourfemme.it/articolo/dolore-al-basso-ventre-in-gravidanza-cause-e-rimedi-2/23059/

Settimana dell’Allattamento al seno

settimana dell allattamento al seno     In Italia a promuovere l’allattamento materno sono numerose associazioni che in questi giorni organizzeranno incontri e offriranno consulenze gratuite. Il tutto per ricordare quanto sia prezioso il latte materno e quanto l’allattamento apporti benefici sia al bambino che alla mamma.

     Non c’è dubbio che allattare sia il più prezioso regalo che una neomamma possa fare al proprio bambino perchè numerosi i benefici offerti dal latte materno. L'Istituto superiore di Sanità ricorda che il latte materno rappresenta la fonte principale di proteine, vitamine, minerali e acidi grassi essenziali necessari per la corretta crescita del neonato.

Settimana mondiale allattamento 2017
     L'UNICEF, in occasione della Settimana Mondiale dell'Allattamento Materno 2017, ha presentato la scheda "Global Breastfeeding Scorecard", che analizza i dati di 194 Stati, e dalla quale emerge che solo il 40% dei bambini tra 0 e 6 mesi viene allattato esclusivamente con latte materno - come prescrivono OMS e UNICEF - e in appena 23 Stati il tasso di allattamento al seno supera il 60%.

Il latte materno:


  • protegge dall’asma;
  • protegge dalle infezioni;
  • previene sovrappeso e obesità
  • fornisce batteri buoni
  • riduce nelle donne il rischio di tumore alle ovaie e alla mammella
  • favorisce uno sviluppo sano ed equilibrato.

Inoltre, come ricorda l'UNICEF,

     Il latte materno è il primo vaccino per i bambini: li protegge da malattie potenzialmente mortali e garantisce loro tutto il nutrimento di cui hanno b’allattamento materno porta benefici a livello cognitivo e di salute sia per i bambini che per le madri: nei primi 6 mesi di vita del bambino, questa pratica contribuisce a prevenire diarrea e polmonite, le due principali cause di mortalità neonatale.

Картинки по запросу latte materno benefici
     Infine promuovere e sostenere l'allatatmento materno si traduce anche in benefici per la spesa pubblica perché incrementare del 50% il tasso globale allattamento tra i bambini sotto i 6 mesi di qui al 2025 consentirebbe di salvare la vita di circa 520.000 bambini (0-5 anni) e di generare un guadagno economico potenziale di ben 300 miliardi di dollari nell'arco di 10 anni, somma stimata quale risultato dei risparmi nell’assistenza sanitaria e nell'incremento della produttività.

     D'altronde già qualche anno fa le cinque principali società scientifiche pediatriche italiane - Sip, Sin, Sigenp, Sicupp e Simp - diffusero un documento congiunto destinato alle famigli e agli operatori nel quale ricordavano che il risparmio derivante da una maggiore aderenza all’allattamento al seno sarebbe notevole: per ogni bambino non allattato le spese ambulatoriali ed ospedaliere sarebbero di 140 euro.

     Il documento, ancora valido, prende le mosse dai dati emersi da studi recenti condotti negli Stati Uniti e in Regno Unito. Negli USA: se l’80% delle mamme allattasse al seno in modo esclusivo per sei mesi sarebbe possibile prevenire 741 decessi tra i bambini (causati da morte in culla, enterocolite necrotizzante del pretermine o Nec e per le basse infezioni respiratorie) e si risparmierebbero 10,5 miliardi di dollari di spesa sanitaria.

Fonte https://www.paginemamma.it/speciale-allattamento-al-seno

venerdì 29 settembre 2017

Valutazione dell’ovocita: Polscopio

GENERA Roma – Centro PMA – Polscopio Valutazione Ovocita – Laser ICSI - GENERA Clinica Valle Giulia Roma Marostica Umbertide. Inseminazione Artificiale - Come funzionaL’ovocita viene valutato secondo due criteri: maturità nucleare ed aspetto morfologico.

L’ovocita viene considerato maturo (da un punto di vista nucleare), e quindi utilizzabile per una inseminazione in vitro, se ha raggiunto lo stadio di metafase II. In questo stadio nell’ovocita è presente il fuso meiotico (struttura birinfrangente costituita da microtubuli che mantengono allineati i cromosomi ovocitari sul piano metafasico). Uno studio dai noi effettuato (Rienzi et al., 2003) ha dimostrato una correlazione tra la presenza e la posizione fuso meiotico, analizzato con un particolare strumento (Spindle View) e le potenzialità di sviluppo dell’ovocita sottoposto ad ICSI.

Il citoplasma ovocitario, da un punto di vista morfologico, può presentare diversi tipi di polimorfismi: granulosità, presenze di organelli o vescicole, accumulo di cisterne del reticolo citoplasmatico liscio, presenze di aree del citoplasma con assenza di organelli e/o vacuoli. Il nostro gruppo ha recentemente dimostrato una correlazione tra alcune di queste caratteristiche e la capacità di sviluppo degli ovociti (Rienzi et al., 2008). Nel nostro centro vengono quindi selezionati gli ovociti non solo in base alla loro maturità ma anche in base alla loro qualità.

In alcuni casi in presenza di ovociti con particolari caratteristiche morfologiche viene effettuata la Laser-ICSI (Rienzi et al.). Questa tecnica permette di assottigliare mediante un laser una piccola parte dell’involucro esterno dell’ovocita (zona pellucida) per ridurre la pressione esercitata durante l’iniezione. In questo modo si riduce lo  stress meccanico dovuto alla tecnica di iniezione che può danneggiare gli ovociti più fragili compromettendone la sopravvivenza.
GENERA Roma – Centro PMA – Polscopio Valutazione Ovocita – Laser ICSI - GENERA Clinica Valle Giulia Roma Marostica Umbertide. Inseminazione artificiale - Come funziona

Chirurgia fetale: anestesia anche per il feto

Chirurgia fetale: anestesia anche per il feto       Negli interventi di chirurgia fetale anche il bimbo nel pancione ha bisogno di anestesia, come la mamma. È quanto sostiene uno studio italiano condotto dall’Università di Siena. Negli ultimi decenni, la chirurgia fetale ha fatto passi avanti da gigante, rendendo possibili interventi salva-vita fino a poco tempo fa del tutto impensabili. Ma sul problema dell’anestesia sul feto allo stato attuale non esistono Linee guida. 
Per molti non serve…
       A oggi la situazione è abbastanza controversa e l’utilizzo dell’analgesia diretta nel feto avviene in circa la metà degli interventi di chirurgia fetale, in quanto molti esperti non la ritengono necessaria per due motivi: la convinzione che il feto non sia in grado di percepire lo stimolo doloroso e la presenza, a livello fetale, di inibitori neuroendocrini intrauterini (ENIn), prodotti naturalmente per non provare dolore.  Di conseguenza, è prassi abbastanza comune ritenere sufficiente l’anestesia fornita alla sola madre durante l’intervento.
… Per altri sì
       L’analisi condotta dai neonatologi senesi ha preso in esame tutta la letteratura scientifica sulla percezione del dolore a livello fetale dal 1990 al 2016. Dai risultati è emerso che il feto, soprattutto nella seconda metà della gravidanza, periodo in cui si concentrano maggiormente gli interventi, può essere svegliato da stimoli esterni, e le concentrazioni fisiologiche delle sostanze antidolorifiche naturali prodotte dall’organismo materno non sono in grado di indurre un effetto anestetico. Per questo gli studiosi toscani hanno così concluso che negli interventi di chirurgia fetale, anche questo ha bisogno di anestesia. 
Da metà gravidanza
       Diversi studi hanno già dimostrato che uno stimolo doloroso sul feto è in grado di innalzare i livelli degli ormoni legati allo stress. Dopo la 20a settimana di gravidanza le vie del dolore risultano già formate. Per questo si fa strada l’idea che negli interventi di chirurgia fetale ci sia bisogno dell’anestesia sul bimbo, mediante la somministrazione di analoghi della morfina per via intramuscolare o direttamente nel cordone ombelicale. 

Fonte https://www.bimbisaniebelli.it/gravidanza/chirurgia-fetale-anestesia-anche-feto-69141

Cellule staminali da cordone ombelicale: perchè donarle

Cosa sono le cellule staminali
          Le cellule staminali del cordone ombelicale sono cellule non differenziate, ovvero non specializzate, che proprio per questa caratteristica sono in grado di riprodursi in modo infinito trasformandosi in omologhe specializzate di qualunque parte del corpo.

A cosa servono le cellule staminali
          E’ dal 1989 che il sangue del cordone ombelicale viene utilizzato nel trattamento di alcuni tipi di malattie, e la ricerca di altri suoi possibili utilizzi sta facendo progressi.

          Data la caratteristica di poter diventare cellule del sangue, o cellule epatiche, cellule ossee o cellule della pelle, le cellule staminali del cordone ombelicale sono da considerarsi una risorsa da non sprecare. Esse sono infatti una riserva, praticamente già pronta, di potenziali “pezzi” di ricambio del corpo umano. Ad oggi le cellule staminali vengono per esempio utilizzate nel trattamento di patologie come anemie, linfomi e leucemie, e gli studi si stanno proiettando nel loro utilizzo per la cura del diabete, del morbo di Parkinson e dell’Alzheimer.

          Ecco perché è buona cosa donare il cordone ombelicale: non costa nulla e può salvare la vita di molti.

Perchè donare le cellule staminali
          In Italia è possibile usare solo le cellule staminali cordonali, ed esse sono a disposizione di chi ne ha bisogno per motivi medici oppure dei ricercatori che le utilizzano nei laboratori di ricerca.

Cellule staminali da cordone ombelicale: perchè donarle          Nel nostro Paese è previsto solo l’utilizzo eterologo, ossia mettendolo a disposizione di chi ne ha bisogno come quando si va a donare il sangue, ma non la conservazione e l’utilizzo per se stessi o la propria famiglia. In alcuni Paesi è invece possibile anche la conservazione autologa, ed è per questo che le madri che decidono di conservare il cordone per un utilizzo proprio si rivolgono alle organizzazioni private straniere. Ma è da sottolineare che la probabilità di utilizzo del sangue cordonale per il proprio figlio è bassa.

Chi può donare il cordone ombelicale
          Vi sono una serie di condizioni in cui la futura mamma deve trovarsi perché sia considerata idonea alla donazione del cordone ombelicale:


  • assenza di patologie di tipo familiare
  • parto dopo la 34ma settimana
  • febbre della madre durante il parto non superiore ai 38 gradi
  • assenza di stress del feto o di malformazioni dello stesso

          E’ necessario poi partorire in una struttura sanitaria attrezzata per la raccolta del sangue dei cordoni, la quale si occuperà di espletare tutte le procedure (anche di richiedere il consenso scritto alla madre) e di inviare il materiale in una delle banche pubbliche specializzate nella crioconservazione delle cellule staminali.

Fonte http://mamma.pourfemme.it/articolo/cellule-staminali-da-cordone-ombelicale-perche-donarle/11099/

Dolore pelvico in gravidanza: cause e rimedi

Картинки по запросу Dolore pelvico      Scopriamo cause e rimedi del dolore pelvico in gravidanza. Si tratta di una sensazione di dolore o malessere localizzata soprattutto nella zona intorno alla vagina, un disturbo piuttosto frequente in gravidanza visto che il corpo si assesta per il cambiamento in corso determinando tutta una serie di sintomi. I primi dolori pelvici possono addirittura presentarsi dopo 6-7 giorni dall fecondazione ma non sono i soli e le cause, come vedremo, sono diverse a seconda dei casi. In generale non sono dolori che devono destare preoccupazione ma dipende anche dalla loro intensità: lievi non sono allarmanti, più forti possono segnalare che qualcosa non va. Scopriamo le cause e cosa fare in caso di dolore pelvico in gravidanza.

Dolore pelvico in gravidanza: le cause
      Come dicevamo il dolore pelvico in gravidanza iniziale è normale, tant’è che i primi disturbi possono addirittura presentarsi al sesto-settimo giorno dalla fecondazione. Più avanti le cause possono essere diverse, cerchiamo di individuare le principali.

Dolori pelvici in gravidanza nelle prime settimane
      I cambiamenti ormonali in corso possono provocare stitichezza che a sua volta, provoca dolori pelvici e sensazione di gonfiore. Non c’è da preoccuparsi, basta correggere un minimo l’alimentazione e bere molta acqua.

      A partire dall’ottava settimana si possono verificare dolori pelvici di assestamento dovuti all’utero che si ingrandisce per accogliere il feto. Se non sono accompagnati da sangue, sono innocui.

Dolori pelvici in gravidanza nel secondo trimestre
      A partire dal secondo trimestre si possono sentire dolori inguinali dopo movimenti bruschi, attività fisica, durante le camminate. In questo caso il dolore pelvico è dovuto allo spasmo del legamento rotondo che a sua volta dipende dall’aumento di dimensioni dell’utero che preme sul legamento in questione.

      A partire dal sesto mese, ma a volte anche prima, un’altra causa di dolore pelvico può essere rintracciata nelle contrazioni di Braxton Hicks, contrazioni fisiologiche sporadiche che determinano un indurimento della pancia. Sono molto diverse dalle contrazioni vere perché meno intense e meno regolari.

Dolori pelvici in gravidanza nel terzo trimestre
      I dolori pelvici in gravidanza nel terzo trimestre possono manifestarsi sotto forma di senso di pesantezza al basso ventre dovuto al peso del bambino che comprime i nervi provocando pressione sulla regione pelvica e dolore.

Anche il rilassamento delle articolazioni pelviche può provocare questo tipo di dolore: esso è dovuto all’aumento dell’ormone relaxina che elasticizza i legamenti pelvici prima del parto.

Dolori pelvici in gravidanza: quando si è a rischio
      Se i dolori pelvici in gravidanza dipendono dalle cause citate in precedenza non c’è da preoccuparsi. Diversamente accade se accompagnati da perdite vaginali di sangue, che possono indicare minacce d’aborto, o ingrandimento e torsione di cisti ovariche, spesso accompagnato da nausea, febbre e dolore molto inteso.

      Succede anche che il dolore pelvico sia collegato alla preeclampsia, eccessivo aumento della pressione arteriosa, che provoca spasmi addominali, mal di testa, nausea, disturbi alla vista. In altri casi, soprattutto all’inizio della gravidanza, può dipendere da gravidanze extrauterine, che si caratterizzano a livello sintomatico per sensazione di pesantezza pelvica.

Dolore pelvico in gravidanza: i rimedi
      Le cause del dolore pelvico sono innumerevoli, pertanto i rimedi cui ricorrere variano a seconda dell’origine del problema. Scopriamo cosa fare per il dolore pelvico in gravidanza a seconda dei casi.

Dolore pelvico in gravidanza: cause e rimedi      Se i dolori si manifestano nel primo trimestre e sono fisiologici non c’è molto da fare, se non dedicare più tempo al riposo. A meno che non ci sia di mezzo la stitichezza: in questo caso è opportuno cambiare abitudini alimentari privilegiando legumi freschi, pane e pasta integrali, cereali e molta acqua.

      Se il dolore pelvico dipende, a partire dal secondo trimestre, dalle Contrazioni di Braxton Hicks, si consiglia di riposare di più. Se invece è dovuto allo spasmo del legamento rotto, sarà opportuno evitare di fare troppa attività fisica, sforzi eccessivi, movimenti bruschi perché questi comportamenti peggiorano la situazione.

      In generale, anche durante il terzo trimestre, per prevenire il dolore si può ricorrere alla ginnastica in gravidanza che attraverso lo stretching aiuta la muscolatura del pavimento pelvico, o alla fisioterapia, che premendo le articolazioni coinvolte favorisce il rilassamento.
Fonte http://mamma.pourfemme.it/articolo/dolore-pelvico-in-gravidanza-cause-e-rimedi/37433/

Latte materno

latte materno     Nessun alimento in natura può essere paragonato al latte, un alimento che offre al bambino tutto ciò di cui ha bisogno nei primi mesi di vita, senza avere controindicazioni o provocare effetti collaterali.

     E' un prodotto che non necessita di preparazione, che risponde a tutte le necessità dell’organismo del bambino e che si adatta perfettamente, per composizione, temperatura, quantità e densità, alle esigenze del piccolo. In una parola: insostituibile.

Benefici del latte materno
     L’allattamento soddisfa il bisogno di contatto e di appagamento dei bisogni primari, rafforzando il legame affettivo madre-figlio, garantisce al bambino l’assunzione di sostanze nutrienti (per la crescita) e di anticorpi (per rafforzare il suo sistema immunitario ‘in costruzione’) e, al tempo stesso, aiuta la madre nella delicata fase post-parto e in quella in cui l’organismo ricerca un nuovo equilibrio grazie alla produzione di ormoni che garantiscono anche una sensazione di tranquillità e serenità.

     Numerose ricerche hanno anche dimostrato come allattare riduca il rischio di tumore alle ovaie e alla mammella, nonché prevenga la depressione post-parto e offra anche la possibilità di ritornare in forma più velocemente, perché allattando si bruciano più velocemente i grassi in eccesso.

L’alimentazione della mamma che allatta
     Anche la mamma deve fare la sua parte, soprattutto nel curare l'alimentazione. La prima regola assoluta è bere tantissimo, 2-3 litri di acqua ogni giorno. Il latte materno, infatti, è fatto di acqua per circa il 90%, e ha bisogno di liquidi per essere prodotto nuovamente.

     Inoltre, la dieta della neomamma deve essere varia e ricca e deve apportare circa 500 calorie in più del solito, soprattutto fidando in un introito maggiorato di latte e latticini, che, oltre a fornire più proteine, danno anche un maggiore apporto di calcio.

     Grande importanza hanno anche frutta e verdura che forniscono alla mamma, e quindi al bambino, vitamine e sali minerali in quantità.

     Andrebbero invece evitati i cibi piccanti, quelli potenzialmente allergenici e quelli che rendono di sapore sgradevole il latte, come aglio, cipolla, cavolo, ecc.
Картинки по запросу latte materno benefici
Latte materno, produzione
     Alcune erbe possono potenziare la produzione di latte materno ma attenzione ad usarle con cautela e sempre sotto controllo medico. Le erbe più efficaci sono il finocchio, la galega, il cardo, l’anice verde, l’orzo e l’ortica.

     Alcune di queste erbe possono essere assunte attraverso le tisane: basta immergere gli estratti in acqua bollente, lasciare in infusione per una decina di minuti e filtrare.

     Altre erbe possono anche essere consumate e diventare ingredienti per ricette un po’ esotiche come una frittata all’ortica o le ministre di verdure cui si aggiunge il cardo mariano, l’orzo o il finocchio.

     Latte materno, composizione
     Il latte materno è costituito per l'87 % da acqua e per il 13% da molti nutrienti.

     La composizione del latte materno nel primo anno di vita del bambino è:


  • 56 % di carboidrati
  • il 35.6 % di lipidi o grassi
  • l’8.3% di proteine

Inoltre contiene macronutrienti come:

  • vitamine A, B, C, D K
  • potassio
  • calcio
  • fosforo
  • sodio
  • folati

     Uno studio ha poi analizzato la composizione del latte nel secondo anno mostrando cheaumenta il contenuto di proteine totali e di sostanze con funzione antibatterica come lattoferrina, lisozima, immunoglobuline di classe A e oligosaccaridi,diminuisce il contenuto di calcio e zinco
il contenuto di grassi totali, lattosio, potassio e il ferro resta invariato.
     Secondo uno studio condotto dall'Università della Carolina del Nord di Chapel Hill il latte materno prepara la flora batterica intestinale ad affrontare lo svezzamento nel modo migliore e ad adattarsi all’arrivo di cibi solidi.

     La ricerca è stata pubblicata su Frontiers in Cellular and Infection Microbiology ed ha preso in considerazione nove bambini, alcuni allattati al seno ed altri allattati con latte artificiale, da due settimane di vita a 14 mesi. Gli studiosi hanno analizzato la composizione della flora batterica intestinale e hanno osservato che con l’introduzione del latte artificiale la composizione di questa popolazione batterica si modificava.

     Come spiega uno degli autori dello studio, Andrea Azcarate-Peril, nei bambini allattati con latte artificiale la flora intestinale potrebbe affrontare peggio l’introduzione dei cibi solidi e favorire la comparsa di mal di pancia. Il latte artificiale in qualche modo modifica la flora intestinale e rende più difficoltosa la fase di passaggio dal latte ai cibi solidi. In particolare nella flora batterica dei bambini allattati esclusivamente al seno ci sarebbe una maggiore concentrazione di batteri della famiglia dei Bifidus, batteri importanti per la digestione, e in generale ci sarebbe una minore quantità di batteri che favoriscono il processo digestivo.

     Uno studio italiano ha, invece, scoperto l'esistenza nel latte materno di uno zucchero molto speciale capace di difendere il neonato dalle infezioni.

      Si tratta dei glicosaminoglicani (Gag) che hanno una doppia natura:


  • da un lato arrivati nell’intestino tenue riescono a resistere all’azione degli enzimi digestivi e impediscono a batteri e virus di colpire con un’infezione (il che si traduce, per il neonato, in una maggiore protezione da malattie gastro-intestinali),
  • dall’altro una volta assorbiti vengono usati dai batteri “buoni”, come i bifidi o i lattobacilli, per aumentare l’intensità della loro azione benefica.


Fonte https://www.paginemamma.it/latte-materno

giovedì 28 settembre 2017

RISCHI PER DONNA E NASCITURO LEGATI ALLA PMA

Possibili rischi per la donna
Картинки по запросу rischi donna        L’uso dei farmaci per la stimolazione ovarica espone ad un rischio di insorgenza della sindrome di iperstimolazione ovarica severa (OHSS) che può richiedere l’ospedalizzazione urgente. Tale sindrome comporta alterazioni dell’equilibrio idroelettrolitico ed emocoagulativo e si associa ad un abnorme aumento del volume delle ovaie, versamento ascitico, pleurico, possibile comparsa di fenomeni tromboembolici e varie altre complicazioni. La letteratura riporta incidenze variabili della sindrome da iperstimolazione ovarica dallo 0,5% al 2%. Si hanno comunque a  disposizione diverse strategie per ridurre al massimo il rischio della OHSS. Qualora il rischio di sviluppare tale condizione sia elevato, i medici del centro potranno decidere di: – sospendere il ciclo – crioconservare gli ovociti – o, nei casi di insorgenza post-fertilizzazione, di non effettuare il trasferimento degli embrioni e di procedere alla crioconservazione degli stessi ed al loro trasferimento differito non appena le condizioni di salute lo permettano, come previsto dalla legge (Art. 14 comma 3), da realizzarsi non appena possibile. Gravidanza extrauterina: il rischio e’ riportato tra la lo 0,5 e il 3% in base alla presenza o meno di un fattore tubarico di infertilità. Se il prelievo degli ovociti viene eseguito  in anestesia esso implica i rischi generici della procedura anestesiologica adottata Le complicanze derivanti dal prelievo ecoguidato di ovociti sono percentualmente molto basse e comprendono infezioni pelviche (0,6%), complicanze di tipo emorragico sanguinamento addominale (0,07%), perforazione dei vasi iliaci (0.04%) che possono  richiedere un ricovero ospedaliero urgente con eventuale intervento chirurgico laparoscopico; Non è esclusa la possibilità di complicanze infettive derivanti dal trasferimento intrauterino di embrioni (anche se mai riportate in letteratura). Esiste inoltre la possibilità (intorno a 1% – 10% a seconda del numero di follicoli ottenuti) che il prelievo esiti in un mancato recupero di ovociti o nel  recupero di soli ovociti immaturi o post maturi non utilizzabili per la inseminazione. Il trasferimento in utero di più di un embrione espone al rischio di gravidanza multipla (gemellare o trigemina), con un aumentato rischio di patologie durante la gravidanza (parto pretermine, rottura prematura di membrane, diabete, ipertensione, preclampsia) e la necessità di ricorrere quasi sempre ad un taglio cesareo. Ai fini della attuale legge sulla procreazione medicalmente assistita è vietata la riduzione embrionaria di gravidanze plurime, salvo nei casi previsti dalla legge 22 maggio 1978, n.194. 5. L’incidenza di aborto spontaneo è sovrapponibile a quella esistente in caso di concepimento naturale.



Possibili rischi per il/i nascituro/i

Картинки по запросу rischi nascituro        La valutazione del rischio di anomalie, malformazioni, patologie neonatali è molto difficile e presenta diversi problemi nell’analisi dei dati, quali l’età materna più eleveta rispetto alla media della popolazione e la possibile presenza di fattori genetici collegati all’infertilità. Secondo i dati di letteratura più recenti e più ampi per quanto riguarda i casi analizzati, il rischio di malformazioni è lievemente aumentato nei bambini nati da fecondazione assistita. In particolare, in uno studio prospettico pubblicato nel 2004 viene riportata una percentuale di malformazioni del 6,1% nei bambini concepiti spontaneamente e dell’ 8,7% in quelli concepiti a seguito di FIVET o ICSI (Fertil Steril 2004). Più recentemente da un ampio studio caso-controllo emerge una percentuale di poco più alta di malformazioni in bambini nati da FIV-ICSI rispetto ai concepiti spontaneamente (11,0% vs 5,6%), ma questa differenza non risulta essere statisticamente significativa (P = 0,099) (Ann Pediatr 2009). In un ampia valutazione effettuata sui dati più recenti della letteratura emerge l’importanza del background familiare, più che della tecnica in sé, sull’aumento del rischio di malformazioni congenite in bambini nati da tecniche di procreazione medicalmente assistita (Placenta 2008) I nati da ICSI per un fattore severo di infertilità maschile hanno un aumentato rischio di alterazioni cromosomiche (de-novo: 1.6% verso 0.5%; trasmesse: 1.4% verso 0.4% della popolazione normale). L’aumento sembra essere più correlato alla alterata qualità dei parametri seminali che non alla tecnica ICSI di per sé (Hum Reprod 2002). Peraltro, non sembrano esserci differenze statisticamente significative riguardo alla presenza di eventuali patologie neonatali in bambini nati con tecnica ICSI utilizzando spermatozoi freschi, provenienti da eiaculato o da prelievo chirurgico (Fertl Ster 2011). Inoltre, analizzando  la differenza fra la percentuale di malformazioni in bambini nati su ciclo fresco o su congelato mediante FIVET/ICSI la maggior parte della letteratura è concorde nel ritenere che, anche in questo caso, non vi sono differenze statisticamente significative fra i due gruppi di studio (Wennerholm, Hum Reprod 2011) Infine i dati relativi allo sviluppo cognitivo e psicomotorio sono concordi nel non rilevare alcuna differenza fra i concepiti spontaneamente o a seguito di FIVET e ICSI (Hum Reprod 2003, Hum Reprod Up 2008). Questi dati sono stati confermati da un recente lavoro che valuta oltre a questi due aspetti anche la loro capacità di socializzare rispetto a bimbi concepiti spontaneamente (Neuropediatrics 2011).

Allergia e asma nei bimbi, occhio al fruttosio in gravidanza

      Future mamme attenzione: consumare troppo fruttosio durante la gravidanza potrebbe comportare un aumento del rischio di allergia e asma nei bimbi. A sostenerlo è uno studio pubblicato su European Respiratory Journal da un gruppo di ricercatori inglese della Queen Mary University di Londra.
100% in più di rischio asma
Allergia e asma nei bimbi, occhio al fruttosio in gravidanza      Lo studio ha coinvolto 9mila coppie madre-figlio; dall’analisi dei dati è emerso che le mamme che assumevano più fruttosio presentavano un aumento del rischio del 38% di sviluppo di allergia nei figli e un aumento del 100% del rischio di asma allergico rispetto alle donne che ne consumavano quantità inferiori. Prove più deboli di legame  sono i state trovate tra l’assunzione durante la gestazione di zuccheri semplici e lo sviluppo, nei bambini di sette anni di età, di asma in generale.
Infiammazioni polmonari
      Le cause all’origine di questo legame non sono ancora note: secondo i ricercatori una delle ipotesi più plausibili risiede nel fatto che un’elevata assunzione di fruttosio (quello aggiunto negli alimenti e nelle bibite, e non quello naturalmente presente nella frutta!) causi una persistente risposta immunitaria allergica nei  bimbi che porta a un’infiammazione allergica nei polmoni in via di sviluppo.  E quindi ad allergia e asma  nei bimbi.
Cautela nel consumo
      I ricercatori spiegano che il legame tra l’assunzione di zuccheri in gravidanza da parte della futura mamma e lo sviluppo di asma allergica e allergia deve essere ulteriormente studiato: nel frattempo, però, si raccomanda alle donne incinte di evitare un eccessivo consumo di zucchero.
Servono ulteriori studi
      Come spiega Seif Shaheen, autore principale della ricerca, “il prossimo passo sarà  replicare questi risultati in un gruppo diverso di madri e bambini, programmando uno studio per verificare se è possibile prevenire l’allergia infantile e l’asma allergica riducendo il consumo di zucchero da parte delle mamme in gravidanza”.

Fonte https://www.bimbisaniebelli.it/gravidanza/dieta/allergia-asma-nei-bimbi-occhio-al-fruttosio-gravidanza-80140

Epidurale: come funziona, rischi e controindicazioni

Come funziona l’epidurale
        L’epidurale non è altro che un’anestesia locale eseguita, da parte di uno specialista anestesista, nella parte bassa della schiena della gestante quando è iniziato il travaglio, cioè la fase che racchiude tutti i fenomeni che consentono la dilatazione del collo dell’utero e preparano al parto naturale. Ciò corrisponde a quando il collo dell’utero ha raggiunto una dilatazione di almeno 2-3 centimetri e la donna ha contrazioni regolari, più o meno 2-3 ogni 10 minuti. Si tratta di una metodica che permette di partorire senza dolore, in modo naturale: elimina il dolore lancinante delle contrazioni, ma non la sensibilità e nemmeno la capacità di movimento.

        L’analgesia è eseguita da un medico specialista in anestesia che, dopo aver praticato una anestesia locale sottocute, inserisce un piccolo tubicino – il cateterino epidurale – in corrispondenza della zona lombare della schiena. Con il passare del tempo, durante le fasi successive del parto, da questo catetere fluiscono piccole quantità di analgesico che, agendo solo sulla zona del bacino, alleviano la sensazione di dolore causata dalle contrazioni. La procedura dura intorno alla decina di minuti in posizione seduta, con la schiena leggermente in avanti. In Italia non vengono somministrati dosaggi troppo elevati come in altri paesi, anche perché la pratica è stata adottata più recentemente. E questo è un bene perché riduce il rischio di effetti collaterali. In alternativa, esistono metodiche di somministrazione dell’anestesia più moderne, che sostituiscono il continuo intervento dell’anestesista – normalmente necessario – con un nuovo sistema di somministrazione computerizzata e programmata a intervalli regolari.

Epidurale e spinale: quali sono le differenze
        L’epidurale, a volte, viene confusa con la spinale: in realtà pur essendo entrambe anestesie loco-regionali lombari, quindi che vengono effettuate lungo la schiena, l’anestesia spinale prevede l’iniezione del farmaco intorno al midollo spinale anziché tra il canale osseo della colonna e la dura madre. Inoltre se la spinale ha effetto in pochi minuti, l’epidurale richiede minimo una quindicina di minuti prima di agire. In via generale se la spinale, che può essere somministrata solo con singola iniezione, viene utilizzata durante il cesareo, l’epidurale è consigliata durante il travaglio perché è possibile somministrarla più volte grazie a un apposito catetere. Quali i vantaggi dell’una e dell’altra? La spinale fa effetto subito, l’epidurale dura di più. In alcuni casi, ed è bene informarsi presso la struttura ospedaliera se ciò sia possibile, viene somministrata un’anestesia combinata.

        I rischi e le controindicazioni
Картинки по запросу EpiduraleInnanzitutto, l’analgesia epidurale, proprio per evitare gran parte dei rischi e delle controindicazioni, non può essere eseguita “last minute”, ma la gestante deve aver preventivamente effettuato un colloquio con l’anestesista e aver effettuato alcuni esami specifici tra cui una visita anestesiologica e diversi esami del sangue come emocromo, tempo di protrombina e tromboplastina parziale attivata da effettuarsi nelle ultime settimane prima del parto. Per avere più informazioni dettagliate su cosa si tratta, l’ideale è frequentare un corso preparto. Possono, comunque, in una percentuale limitata di casi verificarsi alcuni effetti collaterali dopo l’epidurale.

        Può verificarsi una piccola infiammazione delle meningi, con dolori alla schiena. E’ un fenomeno che sparisce in alcuni mesi. Il rischio di una paralisi è invece molto remoto: l’ago non penetra nel midollo spinale ma nella zona intorno al midollo. Molto raramente può provocare conseguenze che possono determinare il ricorso al taglio cesareo, come il rallentamento della frequenza cardiaca fetale, la riduzione della forza contrattile uterina e difficoltà nella discesa del corpo fetale nel canale del parto.

        Da non escludere che l’anestesia epidurale in alcune donne – si tratta sempre di complicazioni molto rare – possa causare abbassamento della pressione sanguigna, lombalgie e mal di testa, definito cefalea ortostatica, che può durare da alcune ore ad alcuni giorni, infezioni in sede locale o estese al sistema nervoso. In via generale quasi tutte le donne possono richiederla, ad eccezione di chi soffre di malattie della coagulazione o neurologiche legate alla colonna vertebrale. E’ sconsigliata anche in caso di infezioni nella zona interessata. Tra i sintomi più comuni ma assolutamente innocui si annoverano calore, formicolio alle gambe. Non è invece vero che l’epidurale impedisce alla donna di muoversi o di non percepire le contrazioni. Il suo scopo è solo ridurre il dolore. Sebbene le statistiche confermino un rischio maggiore di parto con ventosa in caso di anestesia epidurale, specialmente se i dosaggi sono elevati, la stessa cosa non si può dire del parto cesareo. Inoltre non è vero che l’epidurale aumenta la possibilità di dover indurre il parto, semmai in questi casi essa riduce il dolore provocato dall’ossitocina.

Fonte http://mamma.pourfemme.it/articolo/epidurale-come-funziona-rischi-e-controindicazioni/49/

Test di gravidanza fai da te: come realizzarlo in casa

Test di gravidanza fai da te: come realizzarlo in casa       Come realizzare in casa un test di gravidanza fai da te? Premesso che si tratta di un metodo dal risultato incerto perché solo i test di gravidanza farmaceutici possano garantire l’attendibilità del risultato, quando la curiosità incalza e la pazienza scarseggia, c’è chi ricorre alla fantasia. I metodi casalinghi per verificare se si è incinta, che vanno presi come un gioco, sono numerosi e hanno l’unico scopo di allentare un po’ l’ansia prima dei risultati definitivi. Niente di più.

Test di gravidanza della nonna
       I test di gravidanza della nonna utilizzano sostanze naturali e non, mischiandole con una certa quantità di urina. In questo modo, a seconda della reazione, si riuscirebbe a capire se si è o meno incinta. Ovviamente si tratta di test che non offrono risultati attendibili.

Test di gravidanza fai da te con il dentifricio
       Si va dicendo che il dentifricio bianco, posizionato su un piatto e mescolato con un po’ di urina, cambi colore. Se accade si è incinta, altrimenti bisogna aspettare ancora. L’attendibilità è praticamente nulla a livello scientifico.

Test di gravidanza casalingo con la candeggina
       Niente paura, in questo caso la candeggina va mescolata con un po’ di urina all’interno di un recipiente. Se si è incinta l’urina dovrebbe cambiare colore, divenendo rossastra.

Test di gravidanza fai da te con il solvente
       Un procedimento simile si può fare con il solvente per unghie, versandolo in un bicchiere insieme a un po’ di urina. Se la gravidanza è in corso, la miscela dovrebbe “frizzare”.

Test di gravidanza fai da te con l’aceto
       In questo caso bisogna versare un campione di urina in un bicchiere di plastica, aggiungere l’aceto e mescolare, aspettando che la miscela cambi colore. Se non accade nulla, non si è incinta.

Картинки по запросу test gravidanza fai da teTest con pipì e bicarbonato
       Anche il bicarbonato può essere utilizzato per verificare se si è incinte. E’ sufficiente versare un cucchiaio di bicarbonato di sodio in un bicchiere, versare della pipì e aspettare qualche minuto. Se si forma parecchia schiuma siete in dolce attesa di un maschietto, se non accade nulla potreste aspettare una femminuccia o non essere incinta.

Test di gravidanza fai da te con l’olio
       Infine potete provare con l’olio: prima di tutto versate in un bicchiere di plastica dell’urina e, in seguito, 4 gocce di olio distanti l’una dall’altra. Se si uniscono il risultato è positivo, se rimangono separate il risultato è negativo.

Test di gravidanza fai da te attendibili
       Non esistono test di gravidanza fai da te davvero attendibili per capire se si è incinta. Basti pensare che persino i test di gravidanza acquistati in farmacia, come si può leggere nei foglietti informativi, non sono sicuri al 100%, solo le analisi del sangue offrono responsi totalmente attendibili. Tutti questi test si basano sulla misurazione della quantità di Beta HCG, ormone presente nella donna incinta, ed è per questo che i metodi fai da te della nonna utilizzano l’urina. Si era infatti capito che il risultato dipendeva dalla presenza di qualche sostanza presente nella pipì della donna gravida.

Fonte http://mamma.pourfemme.it/articolo/test-di-gravidanza-fai-da-te-come-realizzarlo-in-casa/36389/