martedì 31 luglio 2018

Fecondazione in vitro da record

       Il 2016 è stato un anno da record per la fecondazione in vitro (FIV): 2'142 i bambini nati, ossia il 74,5% delle gravidanze portate a termine.
Nel 2016 sono nati 2'142 bambini grazie alla procreazione assistita
       Le coppie che hanno ricorso alla procreazione assistita sono 6'049 (nel 2015 erano 6'055), e i loro tentativi hanno portato a una gravidanza nel 41,5% dei casi (+2,6% rispetto al 2015).

       In aumento anche il numero di donne che hanno iniziato un trattamento per la FIV: 3'896. Questo dato è progredito nel corso degli ultimi due decenni e ha raggiunto il livello più elevato nel 2010 (4'065 casi).

       In netto calo, invece, il numero di bebè venuti al mondo attraverso procreazione assistita in seguito a dono di sperma: 70 casi nel 2016 contro i 118 nel 2015.

Fonte https://www.rsi.ch/news/svizzera/Fecondazione-in-vitro-da-record-10293773.html

Con 6 mesi di dieta mediterranea più chance per fecondazione

Dieta Mediterranea © ANSA       Le donne che seguono una dieta mediterranea nei sei mesi precedenti il trattamento di fecondazione assistita hanno una possibilità significativamente maggiore di dare alla luce un bambino rispetto alle donne che non la seguono. Uno studio, pubblicato su Human Reproduction, una delle principali riviste di medicina riproduttiva, ha infatti scoperto che le donne che mangiavano più verdure fresche, frutta, cereali integrali, legumi, pesce e olio d'oliva e meno carne rossa, avevano fino al 65-68% di probabilità in più di successo. I ricercatori dell'Università Harokopio di Atene, hanno valutato la dieta di 244 donne tra 22 e 41 anni tramite un questionario di frequenza alimentare nel momento in cui iniziavano il loro primo trattamento di fecondazione in vitro.

       Il questionario chiedeva loro quanto spesso mangiassero alcuni gruppi di cibo, assegnando alle donne un 'punteggio MedDiet' che andava da 0 a 55, in cui i punteggi più alti indicavano una maggiore aderenza alla dieta mediterranea. Rispetto alle 86 donne nel gruppo con punteggio più alto, le 79 donne nel gruppo con punteggio più basso avevano tassi di gravidanza significativamente più bassi (29% contro il 50%) e nati vivi (26,6% contro 48,8%). Se avevano meno di 35 anni, ogni miglioramento di cinque punti nel punteggio di MedDiet era legato a una probabilità circa di 2,7 volte superiore di ottenere un figlio. Mentre maggiore era l'età e minore l'associazione, perché altri cambiamenti ormonali possono mascherare le influenze di fattori ambientali come la dieta.

       "Gli stili di vita sono importanti sia per gli uomini che per le donne. Il lavoro precedente del nostro gruppo di ricerca tra i partner maschi ha suggerito che l'aderenza alla dieta mediterranea può anche contribuire a migliorare la qualità dello sperma", spiega Nikos Yiannakouris a capo del team di ricerca.

Fonte ANSA

I geni conservano dati fin dal concepimento

        I geni conservano, fin dai primi istanti che seguono il concepimento, le impronte di eventi che possono determinare, in età adulta, il manifestarsi di alcune malattie o problemi di salute. A dirlo è un nuovo studio pubblicato da Science Advances, coordinato da Matt Silver e condotto dal gruppo della Scuola Londinese di Igiene e Medicina Tropicale.

Le impronte del DNA
       Lo studio dei ricercatori è partito dall’analisi di banche dati pubbliche del DNA di embrioni umani cinesi ottenuti dalla fecondazione in vitro.
       Dall’analisi delle sequenze di specifiche aree di DNA sono state trovate delle tracce riconducibili al periodo dello sviluppo embrionale. Queste impronte sono legate alle differenti condizioni dell’ambiente che accoglie il feto, quali la differente alimentazione materna e lo stress. Gli autori dello studio hanno infatti potuto osservare, nei giorni successivi al concepimento, la presenza aggiunta in specifiche zone del DNA di alcuni gruppi chimici, i gruppi metile, non presenti, invece, nel resto del genoma. Questa non sarebbe altro che la conferma dell’importanza della creazione per il feto di un ambiente embrionale perfetto per la gestazione e lo sviluppo. Il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell’Università di Roma Tor Vergata, ha spiegato che nonostante fossero già noti gli effetti trasgenerazionali dell’epigenoma, non si era mai riusciti fino ad ora a scoprire a quando risalissero questi effetti.
       Le uniche limitazioni della ricerca, coordinata da Matt Silver, sono il basso numero di embrioni impiegati nello studio e la tecnica usata per l’analisi dei diversi “vestiti” che può indossare il DNA.

Cosa sono i geni
       Il gene è l’unità funzionale del genoma e l’unità fisica di base dell’eredità.
       È composto da una sequenza lineare di nucleotidi posizionati lungo un segmento di DNA che fornisce le istruzioni codificate per la sintesi dell’RNA. Quest’ultimo, una volta tradotto in proteine, porta all’espressione del carattere ereditario.
       La definizione di gene si è evoluta con le scoperte in ambito biologico e genetico: si pensava inizialmente a una semplice espressione di un determinato carattere; si è poi arrivati, con il tempo, alla definizione di gene come unità di trascrizione.

Fonte https://tg24.sky.it/scienze/biotech/2018/07/24/i-geni-conservano-dati-dal-concepimento.html

Sei incinta? 6 cose da fare nelle due settimane di attesa

        Qualsiasi coppia che sta cercando un figlio sa quanto possano essere snervanti le due settimane di attesa tra l'ovulazione e i giorni in cui dovrebbe presentarsi il ciclo (e dunque si può fare il test di gravidanza).

        Ecco tutte le cose che possono accadere e che si devono fare durante questo periodo "stressante" secondo Helen Kim, professore associato di Ostetricia e Ginecologia e direttore dell'In Vitro Fertilization Program (Programma di Fecondazione in vitro) presso l'Università di Chicago, che ha rilasciato un'intervista al magazine Fitpregnancy.com.



1) CI SI SENTE COME SE DOVESSERO ARRIVARE LE MESTRUAZIONI
La sindrome premestruale e i primi segni della gravidanza hanno dei sintomi quasi identici. La ragione? Producete più progesterone la settimana dopo l'ovulazione, indipendentemente dal fatto che siate incinta o meno. Il progesterone è l'ormone responsabile di molti sintomi della sindrome premestruale, tra cui gonfiore, tensione mammaria e sbalzi d'umore.
Se non siete in dolce attesa, finirete di rilasciare l'ormone circa 10 giorni dopo l'ovulazione. Praticamente man mano che i sintomi si attenuano, il rivestimento uterino si assottiglia e si ha il ciclo. Se invece c'è una gravidanza, continuerete a produrre progesterone (avvertendo sintomi simili alla sindrome premestruale). "La differenza tra sindrome premestruale e gravidanza precoce è molto sottile", ha dichiarato la Dott.ssa Kim.

2. CI POSSONO ESSERE PERDITE DI SANGUE
incintaIl sanguinamento "da impianto", che si verifica in circa il 30% delle gravidanze, può essere confuso con il ciclo mestruale. In genere accade nel momento in cui aspettate le mestruazioni (o alcuni giorni prima), quando l'ovulo fecondato si attacca al rivestimento dell'utero.
Come le mestruazioni, provoca sanguinamento e lievi crampi, ma ci sono alcune differenze: "Il sanguinamento tipico dell'impianto tende ad essere più leggero e più breve di un ciclo", ha dichiarato la Dr.ssa Kim.
È anche probabile che sia marrone chiaro o nero, invece che rosso. Ma se non si verifica il sanguinamento da impianto, non preoccupatevi. È possibile restare incinta e avere una gravidanza sana anche senza che si verifichi.

3. "COMPORTATI COME SE FOSSI INCINTA"
Anche se c'è una probabilità del 15-25% di restare incinte ogni mese (a seconda dell'età), è comunque importante condurre uno stile di vita sano fino a quando non si è sicure di aspettare un bimbo.
Evitate l'alcol, limitatevi a una o due tazze di caffè al giorno, non mangiate frutti di mare crudi o poco cotti, così come carne, pollame e uova. "Comportatevi proprio come se foste incinte: lo potreste davvero essere", sostiene la dottoressa.

4. CONTINUATE REGOLARMENTE A FARE ATTIVITA' FISICA
"Se normalmente praticate attività fisica a intensità moderata, continuate così", ha detto la Kim. L'esercizio fisico è un ottimo modo per alleviare lo stress e lo stress influisce sulla fertilità.
Tuttavia, la dottoressa avverte che quello in cui si cerca un figlio non è il momento migliore per adottare un programma di allenamento nuovo o più intenso, che può caricare di stress il sistema nervoso. Inoltre, le attività che aumentano in modo significativo la temperatura corporea potrebbero influire sul processo di impianto e perciò vanno evitate.

 5. CONSULTATE IL MEDICO SE IL CICLO SI PRESENTA PRIMA DI 14 GIORNI DOPO L'OVULAZIONE
Se il ciclo arriva prima di 14 giorni dopo l'ovulazione, potrebbe significare che qualcosa sta influenzando la vostra capacità di rimanere incinta. Potrebbe trattarsi di una condizione chiamata "difetto della fase luteale".
"Questo significa che il corpo non sta producendo livelli adeguati di progesterone per mantenere una gravidanza", ha chiarito la Kim. Il medico può prescrivere l'assunzione di progesterone extra dopo l'ovulazione per allungare la fase luteale.

6. ASSUMETE ACIDO FOLICO OGNI GIORNO
Cercate di assumere acido folico ogni giorno e anche prima delle "due settimane di attesa".
L'acido folico aiuta a prevenire i difetti del tubo neurale del bambino. Il "tubo neurale" del feto diventa il cervello e il midollo spinale del bambino e si sviluppa durante le prime 4 settimane di gravidanza.

Fonte https://www.nostrofiglio.it/concepimento/rimanere-incinta/sei-incinta-6-cose-da-fare-nelle-due-settimane-di-attesa

Fecondazione in vitro: cos’è e come funziona

        La fecondazione in vitro (FIVET) è una delle tecniche principali di fecondazione assistita. Si tratta di un sistema che negli anni ha consentito a moltissime coppie di risolvere problemi di infertilità e sterilità. La FIVET (Fertilizzazione in Vitro con Embryo Tranfer) va distinta dall’inseminazione artificiale (IUI), che consiste nell’inserire direttamente nell’utero della donna lo sperma maschile.

Картинки по запросу fecondazione in vitroCos’è la fecondazione in vitro
        Nella fecondazione in vitro il concepimento si crea artificialmente fuori dal corpo della donna e, quando l’embrione si è formato, viene inserito nell’utero, sperando che attecchisca, dando inizio ad una gravidanza. Per realizzare la fecondazione in vitro dunque gli ovuli e gli spermatozoi vengono prelevati per realizzare la fecondazione in laboratorio.

        Per prelevare gli ovociti maturi della donna è necessario che si sottoponga a 3 settimane di stimolazione ovarica. Questo trattamento consentirà di produrre molti ovociti, per aumentare la possibilità di una gravidanza. L’ovulazione viene stimolata attraverso un’iniezione di gonadotropine, 36 ore dopo la donna si sottoporrà ad un’operazione in anestesia locale, durante la quale il liquido follicolare verrà aspirato per prendere gli ovociti. In seguito vengono prelevati gli spermatozoi per procedere alla fecondazione in vitro. Per tre giorni l’uomo deve astenersi da qualsiasi attività sessuale, poi gli verrà chiesto di eiaculare e gli spermatozoi verranno utilizzati in laboratorio.

        Dopo aver ottenuto i gameti maschili e femminili, il biologo praticherà la fecondazione in vitro. Vengono lavati e selezionati gli spermatozoi migliori, quelli che dimostrano maggiore motilità, e vengono isolati gli ovuli. Ciascun ovulo viene poi messo a coltura con gli spermatozoi selezionati, e conservato in un incubatore a 37°. Dopo 2 giorni dal prelievo degli ovuli dalla donna, è già possibile conoscere il numero degli embrioni che si sono formati.

        Quando la fecondazione in vitro si è conclusa, gli embrioni ottenuti vengono inseriti nell’utero femminile attraverso un sottile tubicino. L’operazione è molto rapida e non comporta alcun dolore. Dopo 12 giorni la donna potrà eseguire il test di gravidanza per scoprire se la fecondazione in vitro ha avuto successo oppure no.


Fonte https://dilei.it/mamma/fecondazione-in-vitro-come-funziona/476450/

lunedì 30 luglio 2018

Mycoplasma genitalium: fa paura il nuovo super batterio resistente ai farmaci che provoca infertilità

       Si tratta di un tipo di batterio che può provocare problemi di disfunzione sessuale, infertilità e malattie a trasmissione sessuale, come la clamidia, la gonorrea, la sifilide e la tricomoniasi. Si trasmette dunque tramite rapporti sessuali, ma anche solo tramite sfregamento.

       Negli uomini, il Mycoplasma (MG o Mgen) può causare infiammazione dell’uretra, che porta a forte bruciore durante la minzione, mentre nelle donne il batterio è collegato a un’infiammazione della cervice e alla malattia infiammatoria pelvica, un’infezione degli organi riproduttivi femminili che può portare a dolore nel basso addome e dolore o sanguinamento durante un rapporto. Nei casi più gravi, la malattia infiammatoria pelvica può portare alla sterilità.

Mycoplasma genitalium       Spesso la colonizzazione del Mycoplasma è asintomatica, ma può capitare si manifesti con una importante morbilità sia negli uomini che nelle donne.

       Gli scienziati conoscono questo batterio dagli anni ‘80, ma ora paventano il rischio che possa trasformarsi entro dieci anni in un super batterio, perché ha dimostrato particolare resistenza alle terapie antibiotiche.

       È per questo che i ricercatori della British Association for Sexual Health and HIV (BASHH) hanno pubblicato le nuove linee guida per la prevenzione e il trattamento di questa infezione, che ad oggi colpisce 1 persona su 100 e che per ora si può curare con gli antibiotici della classe dei macrolidi.

       In particolare Paddy Hormer, co-autore delle linee guida, raccomanda di fare un test specifico per il mycoplasma genitalium, in modo da individuarlo in maniera corretta, e accertarsi poi che il trattamento abbia prodotto la cura dell'infezione:

       "MG è trattato con antibiotici, ma poiché fino a poco tempo fa non esisteva alcun test disponibile in commercio, è stato spesso diagnosticato erroneamente come Clamidia e trattato come tale. Questo non sta curando l'infezione e sta causando resistenza antimicrobica nei pazienti con Mycoplasma Genitalium. Se le pratiche non cambiano e i test non vengono utilizzati, MG ha il potenziale per diventare un superbatterio entro un decennio, resistente agli antibiotici standard. La più grande conseguenza di questo è per le donne che presentano con PID causate da MG, che sarebbe molto difficile da trattare, aumentando il rischio di infertilità ".

       "Queste nuove linee guida sono state formulate perché non possiamo permetterci di continuare a trattare i pazienti come in passato. Questo potrebbe portare a un’emergenza sanitaria pubblica. Le nostre linee guida raccomandano che i pazienti con sintomi siano correttamente diagnosticati usando un accurato test di MG, trattati correttamente e poi controllati per assicurarsi che siano guariti. Le risorse sono urgentemente necessarie per garantire che i test di resistenza diagnostica e antimicrobica (AMR) siano disponibili per le donne con la condizione ad alto rischio di infertilità. Chiediamo direttamente al governo di mettere a disposizione questi fondi per prevenire un'emergenza sanitaria pubblica in attesa che si verifichi e che sta già andando fuori controllo ". spiega Paddy Horner.

       Il rischio di contagio avviene attraverso un rapporto sessuale non protetto: va da sé, dunque, che l’uso del preservativo è la migliore prevenzione. I sintomi del MG non sempre si manifestano e per questo l'infezione è difficile da individuare.

        Anche in questo caso, quindi, la prevenzione, e in questo caso l'utilizzo del preservativo, può rivelarsi la strategia vincente per evitare che anche questo tipo di batterio divenga sempre più insensibile agli antibiotici che attualmente si utilizzano.

Fonte https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/28380-mycoplasma-genitalium-super-batterio-infertilita

Esami preconcezionali: tutti quelli consigliati alla coppia

Картинки по запросу Esami preconcezionali      Gli esami preconcezionali sono quelli da fare prima di decidere di avere un bambino. Hanno lo scopo di evidenziare eventuali malattie che possano compromettere la gestazione o il benessere del feto. Spesso si tratta, infatti, di disturbi curabili prima del concepimento.

      Gli esami preconcezionali permettono di rivelare se uno dei partner è portatore di particolari malattie ereditarie, come, per esempio, l’anemia mediterranea o altre malattie del sangue. Per questo alcuni sono consigliati solo alla donna, altri solo all’uomo, altri solo alla coppia

Sono gratuiti

      In Italia, per legge le visite specialistiche e gli esami di laboratorio essenziali da effettuarsi nel periodo preconcezionale sono gratuiti se effettuati nei modi e nei tempi richiesti dallo stesso decreto.

Gruppo sanguigno e fattore Rh

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      Tramite un esame del sangue si individua il gruppo sanguigno di entrambi i partner (A,B,0, e AB) e si scopre se vi possano essere incompatibilità tra il sangue della mamma e quello del feto. In caso in cui la futura mamma appartenga al gruppo sanguigno 0+ e il compagno a uno differente, il bimbo potrebbe soffrire di ittero da incompatibilità AB0, un disturbo lieve che si manifesta alla nascita, facilmente risolvibile. Inoltre, questo esame permette di individuare se mamma e papà sono Rh positivo o negativo. Sulla superficie dei globuli rossi, infatti, è presente una sostanza (il fattore Rh). Se la donna ne è priva (Rh-) e il compagno dotato (Rh+), c’è la possibilità che il bimbo sia Rh+ come il padre, quindi diverso dalla madre. Se vi è commistione di sangue tra i due, la madre può sviluppare degli anticorpi (sostanze di difesa) che vanno a distruggere i globuli rossi del bambino. In realtà, il problema non si pone in genere con il primo figlio, perché è difficile che entrino in contatto i due tipi di sangue, ma con le gravidanze successive. In ogni caso, alla donna con Rh- è comunque prescritto, gratuitamente, un esame, il test di Coombs, per verificare che non sia già entrata in contatto con il sangue Rh+, in seguito, per esempio, a trasfusioni.

Test per la sifilide

      Serve per individuare la presenza dell’infezione da sifilide, una malattia a trasmissione sessuale provocata dal batterio Treponema pallidum, che se non viene curata può creare seri problemi al nascituro. Se il test è positivo, sono necessari altri esami specifici.

Test contro l’Hiv

      Serve a individuare se nel sangue dei partner vi sia la presenza del virus dell’Aids (Sindrome da immunodeficienza acquisita). L’organismo affetto da questa malattia non è in grato di difendersi dall’attacco dei microrganismi nocivi. Se uno dei due partner o entrambi risultano sieropositivi, sarà il medico a indicare gli ulteriori esami da fare o il comportamento da assumere al fine di ridurre il più possibile la trasmissione del virus al bambino.

http://www.bimbisaniebelli.it/mamma-e-famiglia/attesa/preconcepimento-e-concepimento/cerco-un-bambino/esami-preconcezionali-tutti-quelli-consigliati-alla-coppia

Perdite scure in gravidanza: cause e rischi

Perdite di sangue
perdite_acquose_inizio_gravidanza      Le perdite che compaiono durante la gravidanza possono essere di varia natura e quantità. Quelle che hanno maggiore probabilità di destare sospetto e preoccupazioni sono le perdite di sangue. Una perdita di sangue però non è necessariamente dovuta ad una condizione di pericolo per la gravidanza.

Perdite marroni
      Infatti, la comparsa di perdite scure in gravidanza è la manifestazione tipica di piccole perdite di sangue di carattere, in genere, fisiologico. Rilevare la presenza di perdite scure sotto forma di macchie marroni sugli slip in gravidanza in genere capita all’inizio della stessa, dopo le visite ostetriche, e a termine di gravidanza.

Perdita in gravidanza
      Ma perchè compaiono queste perdite marroncine nei vari momenti della gravidanza? Innanzitutto bisogna ditinguerle dalle perdite rosse, in gravidanza è possibile che compaiano delle perdite rosso vivo e generalmente richiedono un controllo specialistico. Essendo comunque perdite di sangue non è detto che originino dalla stessa causa.

perdite scure in gravidanzaPerdite in gravidanza
      Ad esempio, le perdite marroni a inizio gravidanza derivano dalla rottura di qualche capillare di superficie, presente a livello della mucosa uterina. La rottura di tali capillari è determinata dall’evento fondamentale affinchè la gravidanza possa svilupparsi: l’impianto della blastocisti a livello dell’endometrio. Infatti, una volta fecondato l’ovulo da parte dello spermatozoo si forma una cellula totipotente, lo zigote, con corredo cromosomico completo (46 cromosomi).

      A partire da questo momento avvengono ripetute divisioni cellulari che portano alla formazione di un insieme di cellule, adese tra loro, di numero sempre maggiore. In contemporanea, questo agglomerato di cellule (morula, blastula, ecc) viaggia lungo la tuba per raggiungere la cavità uterina. Una volta raggiunto l’utero, si impianta a livello dell’endometrio, affinchè la gravidanza venga accolta e protetta, nel corso della sua naturale evoluzione.

Perdite marroni in gravidanza
      Tali perdite scure possono originare anche in seguito a manipolazioni del collo dell’utero, ne sono un esempio le visite ostetriche. Nel corso di queste visite l’ostetrica valuta le caratteristiche del collo uterino nell’ambito del secondo trimestre.

      Tali visite interessano anche il terzo trimestre, e potrebbero provocare la formazione di qualche leggera perdita ematica. Essa è in grado di provocare ansia e preoccupazione immotivata nella gestante, per questo bisogna informare adeguatamente tutte le donne.

Perdite di sangue in gravidanza
      Una perdita di sangue altrettanto normale si verifica a termine di gravidanza in corrispondenza delle prime modificazioni della cervice uterina. Tali modificazioni, per lo stesso meccanismo, potrebbero provocare qualche lieve rottura capillare oltre alla perdita del cosiddetto “tappo mucoso”.

Perdite vaginali
      Infatti le perdite vaginali non sono solo di natura ematica. Esistono perdite di muco giallo in gravidanza o muco marrone nel caso si accompagni a leggere perdite ematiche. Queto muco deriva dalla naturale perdita di questa sostanza gelatinosa che nel corso di tutta la gravidanza è contenuta all’interno del canale cervicale. Proprio per questo viene definita “tappo”, in quanto ostacola, come fosse un tappo, la risalita di eventuali agenti patogeni lungo il canale cervicale.

       Esso viene perso nel momento in cui il collo dell’utero è soggetto a tutta una serie di modificazioni. Queste sono indotte dalle contrazioni prodromiche, verso il termine della gravidanza. In tale circostanza la cervice si ammorbidisce e si svasa leggermente, non riuscendo più a contenere tale ammasso gelatinoso.

ALFAFETOPROTEINA IN GRAVIDANZA

       La proteina è codificata dal gene AFP ed è presente nel sangue del feto in quantità elevata specie nel secondo trimestre della gravidanza; di conseguenza aumenta anche nel siero materno. La misurazione dell’ AFP ha due applicazioni:


  • per le donne in gravidanza, come esame di controllo per individuare possibili malformazioni congenite del tubo neurale
  • in adulti e bambini, come marker tumorale per la patologia epatica.



       L’esame viene effettuato tra la 15a e la 20a settimana di gestazione: se i valori dovessero risultare alterati si sottoporrà la gestante ad esami aggiuntivi di tipo ecografico.

"esami
       Il test per il dosaggio dell’alfafetoproteina viene talora associato alla misurazione dei valori dell’estriolo e della gonadotropina corionica umana; in questo caso prende il nome di Tri-Test, che oltre ai difetti del tubo neurale  può indirizzare sulla presenza di trisomie.

       Il range di normalità dell’AFP per adulti e bambini è variamente indicato in: minore di 50, minore di 10 e minore di 5 ng/mL.
       Alla nascita, i neonati hanno livelli di AFP quattro o più ordini di grandezza sopra il range di normalità. Questi livelli tornano alla norma durante il primo anno di vita.

Le cause fetali di aumento dei valori sono:


  • difetti del tubo neurale
  • difetti della parete addominale: gastroschisi, onfalocele
  • problemi renali
  • teratoma



       E’ stato dimostrato che livelli inferiori alla norma di AFP nel II trimestre di gravidanza possono essere indicativi di trisomia 21 del feto.

Le cause materne di misurazioni alterate di AFP sono:


  • patologia epatica (epatiti acute, cirrosi epatiche, epatocarcinoma)
  • tumori gastrointestinali
  • gravidanza gemellare
  • errata datazione
  • disfunzione placentare
  • minaccia d’aborto

Gravidanza in estate: i consigli per vivere bene questa stagione

       Infertilità (Ivi) per l’estate 2018 ha voluto rivolgere qualche consiglio alle future mamme, prendendo in considerazione 5 situazioni in cui potrebbero incorrere in questa stagione.

1. Crampi. “I crampi muscolari – spiega Daniela Galliano, Direttrice del Centro Ivi di Roma – si verificano più frequentemente quando si lavora nella stagione calda, perché il sudore drena i liquidi del corpo e con esso i sali minerali, come potassio, magnesio e calcio. La perdita di questi nutrienti può causare lo spasmo di un muscolo. Bere più di due litri di acqua e mangiare cibi ricchi di vitamine e sali minerali come frutta e verdura aiutano a scongiurarne la comparsa”.

2. Svenimento ed edemi. “L’edema è un ristagno di sangue nelle estremità inferiori. Tra i rimedi più semplici che anche le donne in gravidanza possono seguire c’è quello di fare docce fredde agli arti inferiori e tenere le gambe sollevate a riposo”. Ai primi sintomi di svenimento, bisogna invece portare chi è colpito in un luogo areato e rivolgere la testa verso il basso per facilitare l’afflusso del sangue.

3. Colpi di calore. “Il colpo di calore – aggiunge l’esperta – è molto pericoloso e, soprattutto se colpisce neonati, richiede l’immediato ricovero in ospedale.  consigliabile controllare la temperatura del bambino e, se necessario, rinfrescarlo delicatamente con una doccia tiepida o con panni umidi”.

4. La congestione.  Vero che bisogna bere molto, ma bisogna stare attenti a non bere bevande ghiacciate.

5. Disidratazione. Reintegrare i liquidi bevendo acqua o assumendo alimenti leggeri e freschi è importante per evitare che la disidratazione nuoccia alla futura mamma, aumentando anche il rischio di infezioni alle vie urinarie.

Fonte http://www.nutrieprevieni.it/gravidanza-in-estate-i-consigli-per-vivere-bene-questa-stagione-ID17937

domenica 29 luglio 2018

L’inquinamento modifica la mascolinità e la fertilità dei giovani

spermatozoi
       L’ambiente si sta progressivamente arricchendo di prodotti inquinanti, principalmente di residui chimici, della plastica e dei suoi prodotti di degradazione, ai quali l’uomo e gli animali possono essere esposti attraverso l’alimentazione, le acque e il contatto stesso.

       Queste sostanze definite “interferenti endocrini”, possono alterare l’equilibrio e la funzione degli ormoni interagendo o interferendo con la normale funzione ormonale e portando effetti negativi sulla salute. In alcune specie animali, che vivono in ambienti particolarmente esposti a sostanze inquinanti, come alligatori dei grandi laghi americani, orsi polari, rettili e mammiferi che vivono in aree particolarmente inquinate, è stato osservato un incremento delle anomalie del sistema endocrino riproduttivo, dalla riduzione delle dimensioni dei genitali e del potenziale riproduttivo, fino all’alterazione del comportamento sessuale.

       Numerose segnalazioni a livello internazionale ipotizzano che gli interferenti endocrini inducano anche nell’uomo modificazioni degli organi sessuali e riproduttivi.

       Il gruppo di ricerca dell’Università di Padova, coordinato dal prof. Carlo Foresta, professore di Endocrinologia dell’Università di Padova e coordinatore della Rete Endocrinologica Veneta, in collaborazione col dott. Andrea Garolla e il dott. Andrea Di Nisio, ha recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Human Reproduction, i risultati di uno studio condotto su quasi mille ventenni del Veneto, dimostrando che l’ambiente sta influenzando in modo molto importante le caratteristiche antropometriche dell’uomo. La rivista è considerata a livello mondiale punto di riferimento sui temi delle patologie della riproduzione umana ed è la più letta dagli scienziati e dai medici di settore.

       Da questo studio si scopre una riduzione della produzione degli spermatozoi (-18% rispetto ai giovani di 15 anni fa) e una variazione delle strutture corporee, che sono indice di un alterato equilibrio degli ormoni testicolari. Il 36% dei giovani presenta infatti un’apertura delle braccia superiore alla media, che è indicativa di un’alterazione nelle proporzioni antropometriche, tipicamente associata al ruolo degli ormoni sessuali nello sviluppo del maschio.

       Ma ecco la scoperta choc: i risultati hanno evidenziato una riduzione delle dimensioni del pene: -0.9 cm rispetto ai giovani di 15 anni fa e dei testicoli: il 23% dei giovani analizzati mostra un volume testicolare inferiore ai 12 cc, considerato come valore soglia di normalità.
prof-carlo-forestaNon solo, per la prima volta è stata misurata la distanza ano-genitale: si tratta di un indicatore clinico che è determinato dalla impregnazione androgenica nel maschio durante lo sviluppo fetale.

       Pertanto, una riduzione della produzione di ormoni testicolari dell’embrione comporta una riduzione della distanza ano-genitale (nelle donne, mancando gli ormoni testicolari, la distanza ano-genitale è infatti molto ridotta) riscontrata nei giovani analizzati, che si associa ad una riduzione del numero di spermatozoi e delle caratteristiche di mascolinizzazione come l’apertura delle braccia, il volume testicolare e le dimensioni del pene.

        “Tutti questi segni – spiega il prof. Foresta – depongono per una interferenza da parte dei composti chimici ambientali sulla attività degli ormoni testicolari nel maschio. Queste interferenze possono manifestarsi sia durante lo sviluppo della fase embrionale che durante la fase adolescenziale fino all’età adulta, portando quindi a possibili conseguenze negative sul potenziale di fertilità dei giovani uomini”.

Fonte https://www.insalutenews.it/in-salute/linquinamento-modifica-la-mascolinita-e-la-fertilita-dei-giovani-studio-delluniversita-di-padova/

Peso in gravidanza

       Generalmente si dice che durante la gravidanza si debbano mettere nove chili (uno al mese) ma anche un aumento di 12/13 chili è assolutamente nella norma per donne normopeso, così come le donne che partono sottopeso possono mettere su anche 14/15 chili senza che la salute ne risenta.

       Ogni donna, infatti, ha un suo peso e una sua conformazione fisica e quindi non esiste un aumento di peso che sia valido per tutte.

       E’ comunque bene ricordare che mettere su troppi chili predispone a un maggiore rischio di complicanze in gravidanza come diabete gestazionale, preeclampsia e di dover ricorrere al parto cesareo.

       E’ possibile calcolare il proprio indice di massa corporea (calcola con noi il tuo BMI) e poi far riferimento a questa tabella elaborata dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) che ha elaborato le Linee Guida per una corretta alimentazione durante la gravidanza e l’allattamento:

Peso                        Indice di massa corporea                 Aumento di peso
Normopeso          tra 18,5 e 25 Kg                              tra 11,4 e 16 Kg
Sottopeso           inferiore a 18,5 Kg                      tra 12,5 e 18 Kg
Sovrappeso          tra 25,5 e 30 Kg                              tra 7 e 11,5 Kg
Obesità                   superiore a 30 Kg                             7 Kg


Perché si ingrassa in gravidanza
       E’ importante ricordare che l’aumento di chili durante la gravidanza è assolutamente fisiologico perché il peso del bambino e le modifiche che si sono verificate nell’organismo hanno di per sé un peso specifico, ciò che si deve limitare seguendo una dieta sana ed equilibrata è l’accumulo di grasso non funzionale allo sviluppo della gravidanza che non dovrebbe superare i tre chili.

Generalmente al termine della gravidanza il peso viene così suddiviso:


    peso in gravidanza
  • Bambino: 3,5 chili
  • Placenta: 600 gr
  • Liquido amniotico: 1 kg
  • Ingrossamento dell’utero: 1 kg
  • Tessuto del seno materno: 1 kg
  • Volume del sangue materno: 2 kk
  • Liquidi dei tessuti materni: 2 kg
  • Grasso materno: tra 1 kg e 3 kg

Come controllare il peso in gravidanza
       Mangiando sano e in modo equilibrato: no alle abbuffate serali, sì a piccoli e frequenti pasti privilegiando alimenti sani e ricchi di energia
       Mettendo al bando la pigrizia: la gravidanza deve essere vissuta in modo attivo. Praticare un sport o semplicemente mantenersi attive aiuta a tenere a bada i chili di troppo
       Dimenticando le dicerie: non è vero che si può mangiare per due né che siccome si è incinte si deve soddisfare ogni voglia o golosità. Va bene assecondare il desiderio di un dolcetto, ma in generale è meglio mangiar sano

Fonte https://www.paginemamma.it/peso-in-gravidanza

Rimedi per il prurito intimo

rimedi per il prurito intimo
       A causarlo può essere una infezione, l’igiene sbagliata o un abbigliamento non corretto. Tra i maggiori responsabili c’è la Candida Albicans quando il prurito si presenta assieme a perdite di colore biancastro. In altri casi, accompagnato a perdite giallastre, può essere segno di Trichomonas. In attesa di una visita medica e di una cura farmacologica mirata a risolvere il problema, ci sono diversi rimedi che si possono mettere in pratica per alleviare il prurito.

Prurito intimo: le cause
       Gli agenti infettivi alterano il delicato equilibrio della normale flora batterica vaginale – composta per il 90% da lactobacilli acidofili – favorendo il sopravvento di ceppi patogeni. Vaginiti a parte, anche la carenza di estrogeni, per ragioni fisiologiche (menopausa, gravidanza) o mediche (per esempio asportazione delle ovaie o somministrazione di farmaci a effetto antiestrogenico) può causare il prurito intimo.

       La capacità della flora batterica di mantenere un ph acido è favorita infatti soprattutto da un normale livello di estrogeni: gli ormoni permettono la crescita dell’epitelio vaginale superficiale che è ricco di glicogeno. I lactobacilli metabolizzano il glicogeno liberato dalle cellule e producono acido lattico che mantiene il ph ai normali livelli di 4.5-5. Quando si verifica dunque un’alterazione dei livelli ormonali – anche la pillola anticoncezionale svolge la sua parte – si è più esposte alle infezioni, che restano sempre la causa più frequente del prurito intimo.

       Anche il contatto con gli assorbenti o con biancheria in tessuto sintetico, il costume da bagno indossato per molte ore, gli indumenti troppo aderenti, l’utilizzo di detergenti intimi troppo aggressivi: sono questi alcuni dei fattori che possono contribuire alla comparsa di prurito intimo. Anche una igiene non corretta, un’alimentazione troppo ricca di zuccheri e grassi, e infine lo stress concorrono alla manifestazione del disturbo. Le cause possono essere molteplici e vanno indagate sempre con l’aiuto di uno specialista.

Prurito intimo: i rimedi naturali per alleviarlo
       Ecco invece qualche rimedio naturale ad azione lenitiva in attesa della cura prescritta da un esperto. La camomilla ha una funzione calmante e antinfiammatoria per la pelle: alcune gocce di olio essenziale diluito in acqua tiepida applicati localmente alleviano un po’ il fastidio.

Картинки по запросу prurito intimo       In sostituzione dei comuni detergenti si può utilizzare anche del bicarbonato di sodio diluito nell’acqua del bidet (due cucchiai) o per fare delle lavande vaginali. All’acqua del bidet o del bagno in vasca si possono aggiungere anche dei decotti a base di basilico o di rosmarino. Rametti dell’una o dell’altra pianta si fanno bollire in mezzo litro di acqua per circa mezz’ora e poi si fa riposare il tutto prima di unire il decotto all’acqua del bidet per la detersione.

       Lo yogurt è un vero toccasana in caso di prurito intimo: bianco, al naturale e senza zuccheri aggiunti aiuta a ripristinare la flora batterica ed è perfetto per le infezioni intime causate da batteri, lieviti e funghi. Oltre all’assunzione con l’alimentazione quotidiana (a colazione o a merenda), lo yogurt si può applicare direttamente sulle zone intime come una pomata o con degli impacchi prima di coricarsi.

       E a proposito di impacchi, anche il freddo può alleviare il prurito in caso di infiammazione: una borsa del ghiaccio o dei cuscinetti in gel raffreddati in freezer e poi applicati direttamente sulla parte daranno sollievo alla pelle. L’aceto di mele, infine, è un rimedio con proprietà antibatteriche e antifungine considerato utile se il prurito è causato da un’infezione fungina. Bisogna mescolarne un cucchiaio nell’acqua tiepida del lavaggio e applicarlo sulla parte interessata.

Fonte https://www.paginemediche.it/benessere/cura-e-automedicazione/rimedi-per-il-prurito-intimo

Prurito intimo, cosa fare

Картинки по запросу Prurito intimo
       L’igiene intima è ovviamente fondamentale per combattere il prurito intimo. Cercate di usare prodotti non aggressivi, mantenendo in equilibrio la flora vaginale. E’ assolutamente consigliabile usare slip e abiti in cotone per favorire la traspirazione delle parti intime.

        In caso di rapporti sessuali, è sempre consigliato il preservativo che  difende dalle malattie sessualmente trasmissibili, molti delle quali sono appunto causa di forte prurito intimo. Curate anche l’alimentazione, evitando di mangiare cibi troppo piccanti o elaborati. Bevete tanta acqua per combattere l’infiammazione in modo efficace. Potrete poi affidarvi a rimedi naturali, alcuni dei quali contribuiscono a combattere il prurito concretamente.

Fonte https://www.medicinalive.com/le-eta-della-salute/la-salute-delle-donne/prurito-intimo-cosa/

Antibiotici in gravidanza ad una donna su due: dati allarmanti

antibiotici in gravidanzaI risultati
       Ne è emerso che al 50% delle gestanti sono stati prescritti degli antibiotici. Questi, talvolta, sono stati definiti inappropriati (un quinto dei casi) o dannosi per il feto. In particolare, ad otto donne su dieci è stato prescritto dal medico almeno un farmaco inerente la supplementazione di progestogeni per trattare la minaccia d’aborto (22% di casi), o il farmaco teratogeno (prescritto nello 0,8% dei casi). In media, ogni donna ha assunto 4,6 farmaci per gravidanza.

Dati allarmanti
       L’ISS – Istituto Superiore di Sanità – ha definito “allarmante” la percentuale (il 50.7%) di antibiotici che vengono prescritti ad una gestante. I farmaci somministrati, infatti, sono quasi il doppio rispetto a quelli degli altri paesi europei, dove la media varia tra il 27% ed il 32%. Secondo i dati dell’ISS, addirittura,

In Italia il livello di antibiotico-resistenza si colloca fra i più elevati in Europa.

Antibiotici in gravidanza: sì o no?
       L’assunzione di farmaci durante la gravidanza viene considerato un fenomeno del tutto eccezionale, e sarebbero da assumere solo in casi di assoluta necessità. Ricordate, inoltre, che non tutti gli antibiotici in gravidanza, infatti, possono essere usati.
Antibiotici in gravidanza

Antibiotici in gravidanza dannosi per i bambini
       Gli antibiotici in gravidanza avrebbero anche delle conseguenze strette sui nascituri: se assunti durante la gestazione, questi medicinali aumenterebbero il rischio di malattie infettive nei bambini. A dirlo, è stato uno studiopubblicato sull’International Journal of Epidemiology che ha esaminato i dati di oltre 770.000 bambini danesi nati tra il 1995 e il 2009.

Fonte https://www.passionemamma.it/2018/06/antibiotici-in-gravidanza-pericoli/

sabato 28 luglio 2018

Iperplasia endometrio, come si fa la diagnosi?

Ecografia
Картинки по запросу Iperplasia endometrio        Poiché questa semplice scansione ecografica permette di misurare anche lo spessore dell’endometrio, può essere considerata sicuramente la prima arma diagnostica contro l’iperplasia dell’endometrio. E’ particolarmente utile nelle donne in menopausa, quando cioè, per motivi fisiologici, lo spessore endometriale si riduce (a meno di 3-4 millimetri): se risulta più spesso saranno necessari altri test: l’ecografia è cioè fondamentale, ma può non bastare, in quanto può essere significativo individuare il tipo di iperplasia. Inoltre: se lo spessore dell’endometrio è inferiore ai 3 millimetri e si è in presenza di un sanguinamento vaginale durante la menopausa è quanto mai opportuno cercare una causa diversa dall’iperplasia. Quando la menopausa non è ancora arrivata è più difficile determinare se il rivestimento dell’utero è normale poiché il suo spessore varia a seconda del periodo del ciclo: meglio è se è comunque non superiore ai 7 millimetri di spessore.

La biopsia endometriale
        Una biopsia consiste nell’analisi al microscopio di un campione di tessuto. Una biopsia dell’endometrio è fattibile con una seduta ambulatoriale attraverso l’inserimento dalla vagina e fino all’utero di un tubicino che permette l’aspirazione di un campione dell’endometrio. Non serve anestesia. E’ una procedura indolore, ma può essere fastidiosa e provocare sanguinamento anche per un paio di giorni. Questo test può dirci anche il tipo di iperplasia dell’endometrio).

L’isteroscopia
        Attraverso l’isteroscopia il ginecologo può osservare l’interno dell’utero e valutarne eventuali anomalie: l’isteroscopio è un tubo dotato di telecamera che si inserisce dalla vagina e proietta poi le immagini su un monitor. Permette anche il prelievo di tessuti mirato ad aree che sembrano più atipiche. Può essere eseguita in ambulatorio con una anestesia locale.

Fonte https://www.medicinalive.com/le-eta-della-salute/la-salute-delle-donne/iperplasia-endometrio-si-la-diagnosi/

Beta HCG, valori e anomalie dell'ormone della gravidanza

beta hcg valori e anomalie dell ormone della gravidanza      Nelle prime settimane di gestazione i valori delle Beta Hcg e il loro andamento permettono di capire se tutto procede, se l'embrione si è ben impiantato. Tutte le donne che ci sono passate lo sanno bene: le famose Beta Hcg devono salire e salire sempre, almeno nei primi 3 mesi di gravidanza, una frenata è attesa solo a gravidanza ormai avviata, tant'è che ad un certo punto non si misurano più perché subentra l'ecografia a far capire se il feto si sta sviluppando e se la gravidanza sta andando avanti senza intoppi.

Progesterone in gravidanza
      L'ormone Beta HCG serve a favorire la produzione del progesterone e permette anche di seguire, nelle prime settimane, il buon andamento della gravidanza.

A cosa serve il progesterone?

      Il progesterone svolge importanti funzioni:


  • rilassa la muscolatura dell’utero e aiuta l’ovulo fecondato ad annidarsi;
  • favorisce la formazione della placenta, rallenta le attività intestinali
  • insieme agli estrogeni, stimola l’utero ad aumentare le sue dimensioni.
  • In sintesi il progesterone è fondamentale per un buon inizio di gravidanza, ecco perché spesso, nei primi giorni delle gravidanze a rischio, un ginecologo può prescrivere iniezioni di questo ormone.


      Gli ormoni beta Hcg sono collegati ad alcuni fastidi: la classica nausea dei primi mesi, che spesso è uno dei sintomi tipici di una gravidanza e che affligge l’95% delle donne incinte, è causata proprio dall’aumento degli ormoni Beta HCG.

Beta Hcg positivo
      Se il termine Beta Hcg ci rimanda immediatamente all'idea di una gravidanza un motivo c'è: l'ormone viene prodotto solo se è in atto una gravidanza, quindi se il test delle urine casalingo si colora di rosa con due striscioline oppure gli esami del sangue rilevano un valore positivo Beta Hcg vuol dire che sei incinta!

      Se invece non c'è una gravidanza in atto, ma il test è positivo potrebbe essere accaduta una di queste cose:


  • c'è stato un errore nell'esecuzione del test, conviene aspettare e rifare lo stick dopo qualche giorno;
  • cisti ovariche
  • assunzione di farmaci per la fertilità, come il Clomid, che contiene Hcg.

Beta HCG, valori
      Un ritardo, il sospetto di una gravidanza e un test fatto in casa. Nella maggior parte dei casi la notizia arriva così: con una strisciolina che diventa rosa.

      L’urina è ricca di Beta HCG, che viene prodotto solo se è in atto una gravidanza, e il test eseguito in casa, che ha un’altissima affidabilità, si colora solo se la beta è rilevabile nel campione.

Картинки по запросу Beta HCG
      E’ solo il primo passo. Il test fatto in casa ci regala la gioia di sapere che siamo in dolce attesa ma poi la gravidanza andrà confermata da un esame del sangue.  A questo punto la lettura della Beta serve anche per azzardare una possibile data del concepimento perché per ogni settimana di gestazione cambia il valore delle Beta.

      Nel primo trimestre le Beta crescono settimana dopo settimana (fino a 1200 UI raddoppiano ogni due giorni, per valori tra i 1200 IU e i 6000 raddoppiano ogni 3 giorni e ogni 4 giorni quando si superano i 6000 UI), intorno alla undicesima settimana si fermano per poi scendere progressivamente e stabilizzarsi intorno alla sedicesima settimana.

      Di solito quando le Beta superano i 1000-1500 IU, l’ecografia è anche in grado di rivelare la camera gestazionale.

Quali sono i primi sintomi di una gravidanza in atto?
Valori Beta Hcg bassi
      I valori delle Beta HCG rappresentano un utile strumento di lettura per il medico per valutare se l’ovulo ha attecchito correttamente e se la gravidanza ha avuto un buon inizio. Ma sono anche il primo strumento per capire se qualcosa non sta andando per il verso giusto:

      Le Beta diminuiscono esponenzialmente nelle prime settimane di gravidanza: può esserci un aborto spontaneo in atto
      Invece di crescere le Beta rimangono stabili: la gravidanza può essere extrauterina
      Le Beta crescono in maniera eccessiva: può essere segnale di una mola gestazionale, una anomalia della placenta che si presenta solo in una gravidanza su 1500 e che può essere diagnosticata solo dopo il raschiamento, attraverso un esame del materiale prelevato

      Se il valore della Beta è inferiore a 10ui/l vuol dire che non è in atto una gravidanza.

      Nelle gravidanze gemellari i valori delle Beta Hcg possono essere più alte.

      Anche in caso di gravidanza extrauterina i valori delle Beta Hcg sono particolarmente elevati (superiori a 1500 UI/L). In caso di livelli così alti e assenza, in ecografia, di una camera gestazionale è indispensabile sospettare la presenza di una gravidanza extrauterina e procedere con ulteriori approfondimenti.

Beta Hcg negativo
       Non c'è dubbio che l'ormone Beta hcg venga prodotto solo ed esclusivamente se è in atto una gravidanza, quindi di fronte ad un risultato negativo è estremamente probabile che non siate incinte. Tuttavia, se il ciclo mestruale non si presenta in capo a qualche giorno è consigliabile ripetere il test di gravidanza casalingo perché forse la gravidanza era troppo all'inizio e le Beta non erano ancora misurabili.

Fonte https://www.paginemamma.it/beta-hcg

Raschiamento: che cos'è e quando è necessario farlo

       L'operazione si svolge in questi termini: il collo dell'utero viene dilatato per permettere il passaggio dei ferri chirurgici; con uno strumento a forma di cucchiaio, detto 'corrette', il ginecologo raschia le pareti uterine eliminando i frammenti di Endometrio e li porta verso l'esterno con un altro strumento con bordi smussati, sempre a forma di cucchiaio. L'intervento viene effettuato in Day Hospital e la donna può ritornare a casa in giornata; l'unico accorgimento è di evitare il bagno per qualche giorno.

raschiamento che cos e e quando e necessario farlo
       È importante sottolineare che non ci sono controindicazioni all'intervento; l'unico limite può essere rappresentato da malattie preesistenti, quali insufficienza cardiaca, obesità, età avanzata. Oggi, però, si può risolvere questo problema utilizzando un'anestesia spinale, che addormenta soltanto il collo dell'utero e non incide sullo stato di coscienza.

       Inoltre, il raschiamento non altera assolutamente la fertilità della donna, quindi, non ci sono problemi per una successiva gravidanza; l'endometrio non è sottoposto a lesioni e quindi può ricevere normalmente stimoli ormonali che gli permettano poi di accogliere l'uovo fecondato.

Oltre al raschiamento: l'isterosuzione
       È un'altra tecnica, simile al raschiamento, che viene effettuata quando l'aborto avviene prima delle otto settimane di gestazione. L'intervento si svolge introducendo nell'utero una cannula collegata ad una pompa aspiratrice che porta all'esterno sia l'embrione che l'endometrio.

       L'operazione si effettua in anestesia generale e dura all'incirca 5 minuti, rivelandosi, così, meno traumatica e più veloce del raschiamento tradizionale. Quando l'interruzione di gravidanza supera le otto settimane, è spesso previsto un intervento combinato di raschiamento ed isterosuzione; i frammenti più piccoli e friabili vengono aspirati all'esterno tramite isterosuzione, mentre le parti più aderenti alle pareti uterine vengono asportate con il raschiamento tradizionale.

Raschiamento in caso di aborto spontaneo
       Quando l'ecografia rivela che purtroppo il feto è morto, e quindi che la gravidanza si è arrestata, si presenta la necessità di un raschiamento. Questo intervento è assolutamente necessario perché bisogna eliminare il feto morto e l'endometrio che l'ha ospitato, pena la fuoriuscita spontanea ed una conseguente emorragia molto pericolosa. Il raschiamento si rivela essenziale anche nel caso di aborto spontaneo in atto associato ad emorragia o di Utero non ben ripulito dopo l'espulsione spontanea del feto.

Raschiamento: strumento diagnostico e terapeutico
       Il raschiamento viene utilizzato anche come strumento diagnostico, in donne con più di 40 anni in cui si manifestino flussi abbondanti o emorragici o che saltano il ciclo di frequente e a cui non si riesce a dare una motivazione. Un secondo utilizzo diagnostico del raschiamento è da vedersi nei casi di sanguinamenti in donne già in menopausa.

Картинки по запросу raschiamento       Questi disturbi possono essere i primi sintomi di molteplici problemi, come polipi, piccoli fibromi, tumore uterino, iperplasia dell'endometrio. Con il raschiamento si può arrivare a porre una diagnosi certa; il materiale rimosso dall'utero, infatti, viene inviato in laboratorio e fatto analizzare, dando così una risposta sicura e dettagliata.

       In caso di polipi o piccoli fibromi il raschiamento può essere utilizzato, oltre che come strumento di diagnosi, anche come intervento terapeutico; infatti, con la rimozione dell'endometrio, si rimuovono anche le formazioni che esso contiene o che vi si sono formate.

       Il raschiamento non è invece indicato in caso di iperplasia dell'endometrio o di tumore. Infatti, il primo va trattato farmacologicamente con prodotti che bloccano la crescita dell'endometrio, mentre il tumore va inevitabilmente trattato chirurgicamente.

       Purtroppo, in tutti e due i casi, a differenza del raschiamento, che lascia inalterata la formazione dell'endometrio, sia per l'iperplasia che per il tumore si rischia di avere flussi sensibilmente ridotti o addirittura assenti ed un endometrio poco ospitale, che compromettono così la fertilità della donna.

Come rimettersi in fretta?
       Se siete state sottoposte a raschiamento, non avete niente da temere: vi rimetterete presto. Qualche consiglio vi aiuterà ad abbreviare i tempi:


  • se avete delle perdite, sospendete i rapporti sessuali; il collo dell'utero potrebbe essere rimasto un po' socchiuso e potrebbe esserci il rischio di infezione con i primi rapporti;
  • evitare il bagno a favore della doccia per almeno due settimane; ci sono meno rischi di risalita di eventuali germi fino alla vagina e all'utero;
  • effettuate dei bidet soltanto con presidi medici disinfettanti specifici;
  • consultate immediatamente il ginecologo se vi accorgete che le perdite diventano maleodoranti o se avvertite bruciori.
Fonte https://www.paginemediche.it/benessere/bellezza-e-salute/raschiamento-cos-e-e-quando-e-necessario

Aborto, la psicologa: “Trauma che crea disorganizzazione”

       “L’aborto e’ un’esperienza traumatica in tutte le donne, qualunque siano la cultura e il credo di appartenenza. Cominciamo a pensare che l’aborto sia un trauma e come tale crea disorganizzazione”. A spiegarlo e’ Francesca Malatacca, psicologa e psicoterapeuta che si occupa della donna dal 1994.

       La psicoterapeuta parla quindi di “trauma della perdita e perdita del trauma attraverso l’elaborazione del lutto, perche’ l’aborto produce una ferita alla femminilita’ e alla maternita’: la perdita e il trauma”.

La donna registra un vuoto nel suo corpo, nella sua mente e nel suo cuore
       Un malessere che affonda le sue radici “nel cervello primitivo: nell’amigdala, poiche’ e’ quella la sede delle emozioni, e nei neuroni specchio, sede dell’empatia che stabilisce la relazione. Lo stress che produce il trauma della perdita del figlio- continua Malatacca- altera i neurotrasmettitori, in questo modo la donna registra un vuoto nel suo corpo, nella sua mente e nel suo cuore”.

       Nel post-aborto, sia spontaneo che volontario, “e’ necessario allora elaborare la perdita altrimenti non si procede a superare il trauma, in quanto questo produce infertilita’”. Chiarendo il suo pensiero, la terapeuta aggiunge: “Dopo l’aborto sia spontaneo che volontario si verifica nella donna un’incapacita’ gestazionale poiche’ si sente causa della morte del proprio figlio. Si verificano nella donna un calo della libido e disturbi della sessualita’, il Dna della coppia viene frammentato e la relazione tra l’uomo e la donna ha bisogno di essere ridefinita”.

       Malatacca e’ stata la prima psicoterapeuta in Italia a occuparsi di questo ambito e ha elaborato un metodo per aiutare le donne
“Parto dall’elaborazione del lutto per restituire all’aborto l’immagine di un figlio, anche se doloroso!        Non c’era niente in letteratura nel ’94 e, quando mi sono trovata a lavorare con l’utenza di donne con abortivita’, ho navigato nel mare del loro dolore. La perdita del figlio e il fallimento della maternita’, genera senso di colpa nella donna, pertanto e’ necessario elaborare il lutto attraverso l’esorcizzazione del ‘Bambino fantasma®’ che aleggia nella psiche della donna dopo l’aborto. Tutto questo mi ha suggerito lo sviluppo del mio metodo ‘Io voglio nascere®’, per dare la dignita’ di figlio all’aborto”.

       I ginecologi, chiarisce la psicoterapeuta, “invitano la donna con abortivita’ a concepire subito un altro figlio, mentre e’ necessario un periodo di tempo per elaborare la perdita, e un percorso che possa aiutarla a vincere il senso di colpa per averlo perso”.

       Nel caso dell’abortivita’ ripetuta, tantissime donne si sono definite ‘bare dei propri figli’
Nel caso dell’abortivita’ ripetuta, “tantissime donne si sono definite ‘bare dei propri figli’, proviamo a immaginare che nella mamma la mentalizzazione di un figlio ha bisogno di un’immagine- prosegue Malatacca- e poiche’ questo processo nell’aborto non c’e’, il mio metodo ‘Io voglio nascere®’ punta a dare un’immagine e un’identita’ all’aborto in quanto figlio”.

       Assistendo a tutto questo dolore Malatacca ha puntato a restituire la femminilita’ alla donna, la relazione alla coppia, il desiderio della genitorialita’, la capacita’ gestazionale, la maternita’ alla donna e a sostenere la relazione madre-bambino in gravidanza.

        Il suo lavoro “aiuta la capacita’ gestazionale e sostiene la gravidanza sia nella donna con aborto spontaneo ricorrente sia in nell’aborto volontario- conclude la psicoterapeuta- nel primo anno su 32 donne, 28 hanno avuto il bambino”.

Fonte http://www.dire.it/08-03-2018/181230-aborto-la-psicologa-trauma-che-crea-disorganizzazione/

Olanda, viagra testato su donne incinte: morti 11 neonati

viagra olanda       Viagra alle donne incinte: la ricerca choc
La ricerca è stata condotta in 10 ospedali dei Paesi Bassi dall’Amsterdam University Medical Centre. Lo studio ha coinvolto 93 future mamme che mostravano complicanze placentari. Alle donne è stato somministrato, insieme ad altri farmaci, anche il Sildenafil ovvero il viagra. Il viagra aumenta il flusso sanguigno e lo scopo dei ricercatori era proprio questo. Gli studiosi volevano aumentare il flusso sanguigno nella placenta per favorire la crescita del bambino.

       Lo studio, prima condotto sui topi, non ha avuto i risultati sperati. Alcuni comitati esterni che avevano il compito di supervisionare la ricerca, hanno notato come 17 bambini siano nati con problemi ai polmoni. Si crede infatti che l’aumento del flusso sanguigno abbia portato troppo ossigeno nei polmoni dei bambini, danneggiandoli in modo irreparabile. 17 bambini hanno mostrato problemi ai polmoni e 11 sono morti.

viagra       Non tutte le donne sottoposte al trattamento medico con il viagra sanno se i loro bambini siano affetti o meno da problemi respiratori. Circa 15 mamme sono ancora in attesa di sapere se i loro neonati avranno o meno problemi. Altre donne sono ancora in stato di gravidanza e non conoscono quindi le condizioni di salute dei loro piccolo.

       Ad altre 90 donne, facenti parte il gruppo di ricerca ma monitorate come gruppo di controllo, è stato somministrato il placebo, ovvero una terapia priva di principio attivo. Nessuno dei bambini nati da queste 90 donne alle quali non è stato somministrato viagra è morto.

Fonte https://www.passionemamma.it/2018/07/olanda-viagra-testato-donne-incinte-morti-11-neonati/

venerdì 27 luglio 2018

Fertilità e tumori

Картинки по запросу Fertilità e tumori        Si tratta di una tematica molto delicata e complessa che merita, da parte degli specialisti
oncologi, particolare sensibilità, attenzione e competenza: al desiderio di maternità,
si contrappongono la difficile e dolorosa esperienza di una malattia che segna profondamente
la donna, la preoccupazione relativa alla prognosi oncologica e il timore di
possibili danni al feto quale conseguenza dei trattamenti antitumorali ricevuti prima
del concepimento. Ed è una tematica che sta sempre più emergendo per due motivi:

- l’età materna alla prima gravidanza si è progressivamente spostata in avanti;
- la diagnosi precoce e i successi terapeutici raggiunti grazie al continuo avanzamento

della ricerca hanno contributo a migliorare sensibilmente la prognosi oncologica delle
pazienti, incrementando in misura significativa il tasso di sopravvivenza.
        La chemioterapia prevede, infatti, l’impiego di farmaci “sistemici” che non colpiscono
cioè selettivamente le cellule tumorali, ma bersagliano anche i tessuti sani, tra cui
il tessuto ovarico. La tossicità dei chemioterapici a livello ovarico dipende da diversi
fattori, tra cui principalmente la tipologia del farmaco e l’età della paziente, e comporta
una riduzione della riserva ovarica.
        Esistono diverse strategie di preservazione della fertilità, tradizionali come il congelamento
di ovociti e di “nuova generazione” basate sulla protezione farmacologica delle ovaie.
        La scelta dipende da più fattori, quali le caratteristiche biologiche e la stadiazione del
tumore, la tipologia delle terapie anti-tumorali sistemiche prospettate, il tempo di attesa
disponibile prima di avviare le cure (le tecniche che prevedono stimolazione ovarica
possono essere prese in considerazione solo quando è possibile posticipare l’inizio
delle terapie anti-tumorali), l’età della paziente e la presenza di un partner.
• Il congelamento degli embrioni è la tecnica più efficace, ma in Italia è consentita solo
in casi limitati. Gli embrioni si ottengono mediante tecniche di fecondazione in vitro.
La procedura richiede la stimolazione ovarica in modo da poter raccogliere un certo
numero di ovociti da fecondare in vitro con gli spermatozoi.
Картинки по запросу Fertilità e tumori• Il congelamento degli ovociti prevede la necessità di effettuare preventivamente la
stimolazione ovarica. Gli ovociti ottenuti vengono prelevati con un piccolo intervento
chirurgico per via vaginale e poi conservati in modo tale che, quando la donna decide
successivamente di avere una gravidanza, l’ovocita viene scongelato e fertilizzato
in vitro con successivo trasferimento dell’embrione in utero.
• La tecnica farmacologica di protezione delle ovaie si basa sull’impiego di farmaci
che, somministrati prima e durante la chemioterapia, sono in grado di ridurne la
tossicità a livello delle ovaie “mettendole a riposo”.
• Il congelamento del tessuto ovarico è una tecnica ancora sperimentale; prevede il
prelievo di striscioline di tessuto ovarico mediante intervento chirurgico che sono
conservate fino a quando la paziente non sarà guarita e in grado di sottoporsi al
reimpianto.

        Su tutti questi aspetti la donna deve essere sempre correttamente informata in modo
da poter compiere con consapevolezza le proprie scelte.
        La sinergica collaborazione tra gli specialisti coinvolti, oncologo e ginecologo, è fondamentale
ai fini di una pianificazione personalizzata ed efficace delle terapie antitumorali
e delle strategie di preservazione della fertilità indicate per ogni specifico caso.
        I centri di Oncofertilità offrono accurato counselling multidisciplinare, prima dell’avviamento
del programma terapeutico anti-tumorale, su tutte le alternative terapeutiche
per preservare la fertilità e per ripristinarla dopo la remissione della patologia di base.

Brigitte Nielsen mamma a 54 anni: «Per avere Frida ho congelato gli ovuli a 40 anni»

        La celebre attrice Brigitte Nielsen, 55 anni, ha raccontato al magazine People dell'avventura vissuta per avere la figlia Frida, data alla luce il 22 giugno dopo oltre 10 anni di trattamenti legati alla fecondazione in vitro.

         Per la Nielsen si è trattato della quinta gravidanza, ovviamente più difficile a causa della sua età avanzata. L'attrice, che ha annunciato ai fan la sua gravidanza tramite i suoi account Twitter e Instagram a maggio, ha dichiarato: "È una strada davvero lunga. Quello che voglio che le donne sappiano è che tutto è possibile, ma occorre avere i piedi per terra".

        La vip ha spiegato che, dopo aver incontrato il marito attuale Mattia Dessi, aveva iniziato a pianificare un futuro con lui congelando i suoi ovuli a 40 anni. "Se non si desidera usare quelli di un donatore, occorre conservare gli ovuli a una età ragionevole perché ci sia anche solo una possibilità".

brigittenielsen        I medici avevano dato alla Nielsen bassissime probabilità di concepire con i propri ovuli: dal tre al quattro per cento. "Ho avuto molte delusioni", ha chiarito. "Quando si fa la IVF, l'80 per cento delle volte, non funziona. Per quanto ci riguarda, arrivava la telefonata tanto attesa, ma il risultato era sempre negativo. Inoltre è stato molto costoso".

        "Occorre affidarsi a bravi dottori e cercare di capire cosa sta succedendo al proprio corpo", ha aggiunto. "Io ho letto e leggo tanto. Potrei probabilmente lavorare in una clinica che si occupa di fecondazione in vitro in questo periodo".

         La vip, che è anche mamma di altri quattro figli maschi (Raoul Meyer Jr., 23 anni, Douglas Meyer, 25 anni, Killian Gastineau, 28 anni e Julian Winding, 34 anni), nonostante le delusioni non si è mai arresa e ha concluso l'intervista con un messaggio per le donne: "Non arrendetevi mai se è la maternità quello che volete davvero".

        A proposito del marito Mattia Dessi, 15 anni più giovane di lei, Brigitte ha affermato: "È il suo primo figlio. Siamo molto innamorati e abbiamo una relazione solida. Stiamo insieme già da 14 anni".

Fonte https://www.nostrofiglio.it/news/brigitte-nielsen-mamma-a-54-anni-per-avere-frida-ho-congelato-gli-ovuli-a-40-anni

Le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita

Похожее изображениеMonitoraggio dell’ovulazione
       Prevede il monitoraggio ecografico della crescita del follicolo, eventualmente associato al
controllo dei dosaggi ormonali, con l’obiettivo di verificare se l’ovulazione avvenga o meno
e di indicare alla coppia i giorni migliori per avere rapporti sessuali, favorendo quindi le
probabilità di concepimento.

Stimolazione dell’ovulazione
       Trova indicazione nelle donne che hanno cicli cosiddetti anovulatori (senza produzione di
ovulo maturo) o con ovulazione irregolare. Può inoltre essere consigliata anche a donne
che ovulano normalmente per stimolare le ovaie a produrre più di un follicolo e aumentare
così le probabilità di un concepimento. Consiste nella somministrazione di farmaci per via
orale o ormoni per iniezione che stimolano l’attività ovarica e la produzione di follicoli. Una
volta indotta l’ovulazione, si può procedere o con i rapporti mirati o con una tecnica di PMA.

IUI (inseminazione intrauterina)
       Consiste nell’introduzione nella cavità uterina del liquido seminale - previa o meno stimolazione
dell’ovulazione - per facilitare l’incontro tra spermatozoi e ovocita.
Questa tecnica è in genere consigliata in tutti i casi di sterilità inspiegata, infertilità maschile
lieve-moderata, patologie sessuali che impediscono un rapporto completo, ripetuti
insuccessi di induzione della gravidanza con stimolazione dell’ovulazione e rapporti mirati.

FIVET (fecondazione in vitro e trasferimento dell’embrione)
       Prevede la fecondazione extracorporea dei gameti e il successivo trasferimento dell’embrione/i
ottenuto/i in utero. La tecnica richiede la preliminare stimolazione ovarica per indurre
la maturazione di più follicoli contemporaneamente. Tra le indicazioni rientrano le
patologie acquisite o congenite delle tube che impediscono il “naturale” incontro tra cellula
uovo e spermatozoo.

ICSI (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo)
Похожее изображение       È utilizzata insieme alla FIVET, in particolare nei casi di infertilità maschile di grado severo.
Anche in questo caso l’incontro tra il gamete maschile e quello femminile avviene all’esterno
del corpo della donna, ma il singolo spermatozoo viene inserito “artifi cialmente”
nell’uovo. Evoluzione della ICSI è la IMSI (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo
morfologicamente selezionato) che consente di scegliere i “migliori” spermatozoi da destinare
alla ICSI, incrementandone le possibilità di successo.

GIFT (trasferimento intratubarico dei gameti)
       È una metodica ormai obsoleta, molto invasiva e dunque scarsamente ripetibile; consiste
nel trasferimento dei gameti maschili e femminili nelle tube della donna in modo che la
fecondazione avvenga “in vivo” all’interno del corpo femminile. Procedimento analogo prevedono
altre tecniche di minor utilizzo, in cui la fecondazione avviene in vitro ed è seguita
dal trasferimento intratubarico del prodotto del concepimento.

Fonte https://www.ondaosservatorio.it

Accesso ai percorsi di Procreazione medicalmente assistita (Pma)

        Le tecniche di PMA, pur considerate le specifiche differenze, raggiungono livelli di successo
stimabili intorno al 20% in media per ciclo di trattamento. La fecondità della nostra
specie è comunque abbastanza bassa: la percentuale di gravidanza per ciclo mestruale a
20 anni è circa il 30%, scendendo al 10% verso i 40 anni ed al 4% dopo i 43 anni.
Картинки по запросу Gli esami diagnostici
        Il successo riproduttivo si riduce progressivamente con l’avanzare dell’età tanto nei rapporti liberi quanto nei cicli di PMA.
        Con il passare degli anni, infatti, si riduce non solo il numero di follicoli ma anche la
qualità “genetica” degli ovociti e degli spermatozoi.
        Nel nostro Paese si registra un continuo trend di aumento dell’età media delle donne
che accedono alla PMA pari a 36,55 anni e della percentuale di donne che vi accedono
con oltre 40 anni che è del 31%, quale conseguenza della tendenza di avere figli
sempre più tardi.

Cosa prevede la Legge italiana
        Nel nostro Paese la PMA è disciplinata da una specifica legge, la L. 40 del 2004 che
prevede l’accesso a queste tecniche solo alle coppie formate da maggiorenni eterosessuali,
coniugati o conviventi, in cui entrambi siano viventi e in età potenzialmente fertile.
I contenuti sono stati in parte modificati in rapporto all’evoluzione giurisprudenziale in
materia e il quadro normativo è integrato dalle “Linee guida contenenti le indicazioni
delle procedure e delle tecniche di PMA” il cui testo è stato recentemente aggiornato
(luglio 2015).
        Il nuovo testo ha apportato importanti variazioni rispetto al precedente del 2008, tra
cui l’accesso alle tecniche di fecondazione eterologa cioè attraverso l’utilizzo di gameti,
ovociti o spermatozoi, esterni alla coppia.
        Sono vietate la cosiddetta “maternità surrogata” (cioè il ricorso all’utero di un’altra
donna), l’accesso alla PMA per single e coppie dello stesso sesso e il congelamento di
embrioni, salvo casi eccezionali, espressamente selezionati.

Fonte https://www.ondaosservatorio.it

Infertilità: le cause e gli esami diagnostici

Le cause
         Già si è parlato nel primo capitolo degli effetti negativi sulla fertilità prodotti da scorrette
abitudini di vita. Ci sono anche patologie femminili che sono responsabili di infertilità.
Картинки по запросу infertilità femminile

Le più comuni sono:
- Squilibri ormonali (sindrome dell’ovaio policistico, patologie tiroidee, iperprolattinemia,
obesità, anoressia nervosa)
- Infezioni pelviche, acute o subacute (spesso trasmesse per via sessuale!)
- Fibromi uterini (in relazione alle dimensioni, al numero ed alla collocazione anatomica)
- Endometriosi


Tra le citate patologie, particolare attenzione meritano la sindrome dell’ovaio policistico
e l’endometriosi, in considerazione dell’impatto sulla fertilità e sulla qualità di vita delle
donne che ne sono affette.
         La sindrome dell’ovaio policistico è un disturbo ormonale, su base ereditaria, caratterizzato
dalla formazione di molteplici cisti ovariche e da cicli mestruali irregolari talvolta
anovulatori (cioè senza la formazione di una cellula uovo matura). Si accompagna
a un’aumentata produzione di ormoni maschili (iperandrogenismo) con conseguenti
problemi estetici, rappresentati principalmente da acne, ipertricosi (aumento dei peli in
sedi femminili) e irsutismo (comparsa di peli in sedi maschili, come viso, torace, addome).
         La malattia è inoltre responsabile di alterazioni metaboliche che frequentemente
si traducono in sovrappeso, diabete mellito/insulino-resistenza, ipercolesterolemia e
ipertensione arteriosa.
         L’endometriosi consiste nella presenza di endometrio al di fuori dell’utero, tipicamente
in sede pelvico-addominale. L’ovaio è la sede più colpita; altre possibili localizzazioni
sono tube, vescica, retto, peritoneo e intestino. Questo tessuto, dislocato in sedi anomale,
risponde agli stimoli ormonali che periodicamente accompagnano l’ovulazione
durante l’età fertile, comportandosi come l’endometrio “normale”: cresce, s’ispessisce e si sfalda, causando infiammazione cronica e formazione di tessuto cicatriziale e aderenze
che danneggiano gli organi colpiti. Il dolore rappresenta il sintomo principale, ma
possono manifestarsi anche altri disturbi, come affaticamento cronico, dolore durante
il rapporto sessuale, la minzione e/o la defecazione, alternanza diarrea/stitichezza. La
diagnosi purtroppo è spesso molto tardiva, stimandosi un ritardo diagnostico medio
di nove/dieci anni con il rischio che si instaurino gravi e irreparabili danni all’apparato
riproduttivo.

Gli esami diagnostici
         Nella pratica clinica si considera giustificato iniziare gli accertamenti per determinare la
presenza di uno o più ostacoli al concepimento dopo almeno 12 mesi di rapporti liberi
e non protetti. Questo limite si riduce a 6 mesi per le donne di età superiore a 35 anni
e in presenza di fattori di rischio (pregressi interventi in sede pelvica, endometriosi,
Картинки по запросу Gli esami diagnosticipregresse gravi infezioni utero-ovariche ...).
Per prima cosa è necessario verificare i dosaggi ormonali, accertare la presenza dell’ovulazione
nella donna e di un adeguato numero di spermatozoi mobili nel partner ed
escludere eventuali infezioni.
         Si passa successivamente ad esami più complessi e approfonditi (dunque maggiormente
invasivi) per indagare le cause che impediscono ai gameti, femminile e maschile,
di incontrarsi.
         Gli esami devono essere eseguiti in un periodo di tempo ragionevolmente breve sia
perché “fotografano” le condizioni attuali della coppia sia perché più passa il tempo e
più le condizioni potrebbero cambiare.
Il fattore tempo è determinante!

Fonte https://www.ondaosservatorio.it

giovedì 26 luglio 2018

Esperto su fecondazione assistita e malattie genetiche: è una procedura sicura

Impiantare l'ovulo di un'altra donna nel processo di fecondazione assistita è un errore raro o un rischio ricorrente?

       "Nella nostra pratica non si sono mai verificati casi del genere. Ciò è dovuto al fatto che in tutte le cliniche moderne esiste un certo algoritmo di lavoro ben definito. Innanzitutto, tutte le provette con cellule germinali ed embrioni sono etichettate. Nella documentazione elettronica è attestato il rapporto tra il paziente e il marito, che impedisce l'uso dell'ovulo donato se il paziente non sceglie un donatore in anticipo per sfruttare il suo ovulo. Le provette sono controllate da due embriologi (controllo indipendente di due persone disinteressate). In queste condizioni commettere un errore è molto difficile."

La stessa procedura di fecondazione assistita può provocare una malattia genetica nell'embrione?

       "La pratica di fecondazione assistita non influisce sulla probabilità di malattie genetiche nell'embrione. L'embrione può ottenere malattie da entrambi i genitori oppure a causa di ‘guasti' che non dipendono dalla genetica dei genitori. Può riguardare una serie di malattie: sindrome di Down, Klinefelter, fibrosi cistica e molti altri."

Con quale frequenza nascono bambini con problemi genetici dalla fecondazione assistita?

       "Secondo le statistiche, la probabilità della nascita sana di un bambino dipende dall'età della coppia, nonché dall'esistenza di problemi genetici nei genitori e nei parenti stretti. La procedura di fecondazione assistita non causa malattie genetiche.
In-vitro fertilization
       "Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità il rischio per la donna di avere un bambino con trisomia (una delle possibili anomalie cromosomiche) è 1/385 all'età di 30 anni, 1/63, all'età di 40 anni e 1/19 all'età di 45 anni. La fecondazione assistita offre maggiori possibilità di nascita di un bambino sano grazie dell'analisi genetica dell'embrione, anche se non al 100%. Se parliamo di medicina in generale qualsiasi analisi medica, qualsiasi procedura ammette l'errore. Anche l'1% dei risultati dell'esame del sangue sarà errato. La probabilità di qualsiasi deviazione nella salute dei bambini dopo i programmi di fecondazione in vitro non supera le statistiche di probabilità che possono essere osservate in una popolazione con gravidanze spontanee.

       "Le anomalie genetiche possono essere rilevate in una donna incinta con un test prenatale non invasivo che permette fino a 12 settimane di interrompere la gravidanza per ragioni mediche."   

Fonte https://it.sputniknews.com/mondo/201807266289329-fecondazione-assistita-esperto-procedura/

Fecondazione in vitro, un selfie trova la donatrice di ovuli che assomiglia più ai genitori

      Volere un bambino che ci assomigli è il desiderio – talvolta inconscio – di chi diventa genitore. Ma se si è costretti a ricorrere alla fecondazione in vitro con l’ovulo di una donatrice, le cose si fanno ancora più complicate da questo punto di vista. Ora però la tecnologia di riconoscimento facciale sembra venire in aiuto, selezionando tra le donatrici quelle con i tratti fenotipici più simili ai futuri genitori. Il servizio è stato sviluppato da una delle principali banche di ovuli in Europa, la spagnola Ovobank, che assicura soddisfazione per i pazienti rispettando l’anonimato delle donatrici, come prescritto dalla legge.

      Succede anche nel caso delle adozioni. E non è egoismo o vanità: la somiglianza con il bambino spesso rende più facile ai neogenitori creare una relazione col figlio, soprattutto se manca quella genetica. E il senso della app Ovomatch, hanno spiegato i suoi ideatori al convegno annuale della Società europea di riproduzione umana e embriologia (Eshre), è proprio questo.

riconoscimento faccialeCome funziona?
      Ovomatch è un sistema di riconoscimento facciale basato su un algoritmo matematico collegato al database della banca di ovociti, aggiornato con le fotografie delle donatrici.

       Attraverso la app il paziente inserisce le proprie caratteristiche fisiche (etnia, gruppo sanguigno, altezza, colore dei capelli e degli occhi, ecc) e si scatta un selfie. Dopo una prima selezione sulla base di tratti come il gruppo sanguigno o incompatibilità genetiche (per esempio mutazioni che potrebbero dare luogo a patologie), l’algoritmo scansiona più punti facciali di donatori e pazienti, li confronta e trova nel database le candidate che più assomigliano ai pazienti in vista della fecondazione in vitro.

Fonte https://www.wired.it/scienza/medicina/2018/07/26/ovomatch-fecondazione-vitro-riconoscimento-facciale-donatrice/