mercoledì 30 settembre 2015

Infertilità maschile in costante aumento

       L'infertilità maschile è un’eventualità sempre più frequente, soprattutto tra i giovani. Complice la scarsa prevenzione e gli altrettanto rari controlli medici, un giovane su tre è da considerarsi a rischio infertilità. Negli ultimi 50 anni, la situazione è peggiorata progressivamente: si è registrato un rapido aumento dell’incidenza del problema. Non a caso, quando in una coppia ci sono difficoltà di concepimento, nel 40% dei casi la responsabilità è dell’uomo.
Può dipendere da alcune malattie
       Secondo le stime presentate dalla Società italiana di pediatria, l’infertilità maschile oggi riguarda ben il 30% della popolazione Ma quali sono le possibili cause? Oltre a quelle di tipo genetico, difficilmente controllabili, esistono molti altri fattori e malattie responsabili. Il criptorchidismo, per esempio, che interessa circa il 3-5% dei neonati ed è caratterizzato dalla mancata discesa dei testicoli nella loro sede entro il primo anno di vita del bimbo. Altra anomalia che può sfociare nell’infertilità è il varicocele, che colpisce ben il 20% degli adolescenti rimanendo spesso silente, senza diagnosi e cure adeguate. Si tratta della dilatazione di alcune vene dello scroto che può degenerare influendo negativamente la produzione e funzionalità degli spermatozoi. Anche infezioni e infiammazioni possono essere deleterie: l’epididimite, per esempio, ossia l’infiammazione dell’epididimo, un organo collocato dietro il testicolo coinvolto attivamente nella produzione del liquido seminale.
L’importanza dello stile di vita
       Anche lo stile di vita svolge un ruolo molto importante sull’infertilità maschile. Dall’abbigliamento troppo stretto, al sovrappeso e obesità, che possono provocare pericolosi squilibri ormonali soprattutto durante la delicata fase della pubertà. Fino al fumo di sigarette, all’utilizzo di droghe e all’assunzione massiccia di bevande alcoliche: tutti vizi che compromettono sensibilmente la capacità riproduttiva maschile.
Attenzione alle malattie sessuali
       Da includere tra le possibili cause dell’infertilità negli uomini anche le malattie sessualmente trasmissibili, come il Papilloma virus, la gonorrea o la sifilide, e la disfunzione erettile, meglio conosciuta come impotenza, che nel 5% casi interferisce con la possibilità di diventare padri.
Fonte http://www.bimbisaniebelli.it/concepimento/infertilita/infertilita-maschile-in-costante-aumento-54943

Inseminazione artificiale: sì dai giudici alla diagnosi preimpianto con il Ssn

         La legge 40 sull’inseminazione artificiale ammette la diagnosi preimpianto solo per le coppie sterili. La Corte europea di Strasburgo, a febbraio, aveva stabilito che ne dovevano avere diritto anche le coppie fertili. Il Tribunale di Roma, pochi giorni fa, ha applicato i principi della Corte europea e ha riconosciuto la possibilità di ricorrere alla diagnosi preimpianto a una coppia portatrice sana di fibrosi cistica che intende ricorrere all’inseminazione artificiale. E per di più in una struttura pubblica a spese del Servizio sanitario nazionale.
Sì se si è portatori di una malattia ereditaria
     
  Il caso, che è destinato a fare storia nell’applicazione della legge 40, riguarda una coppia che ha già un figlio con fibrosi cistica. Per questo, nella prospettiva di un secondo figlio, i coniugi vogliono ricorrere all’inseminazione artificiale con diagnosi preimpianto che escluda la malattia. Il giudice, accogliendo il ricorso, ha stabilito così il loro diritto di “sottoporsi al procedimento di procreazione medicalmente assistita con trasferimento in utero, previo esame clinico e diagnostico degli embrioni creati tramite fecondazione in vitro, solo degli embrioni sani o portatori sani rispetto alla patologia di cui sono affetti”.
A spese del Servizio sanitario nazionale
        La diagnosi preimpianto non solo va eseguita, secondo i giudici, ma anche effettuata all’interno di un centro pubblico o convenzionato. Il giudice ha infatti dato ordine “all’Asl Rm A, o direttamente o avvalendosi di altre strutture specializzate, a eseguire i suddetti trattamenti”. E questo è una grande novità, in quanto in passato non è mai stato riconosciuto il diritto a ricorrervi a spese dello stato.
Fonte http://www.bimbisaniebelli.it/concepimento/infertilita/inseminazione-artificiale/inseminazione-artificiale-si-dai-giudici-alla-diagnosi-preimpianto-con-il-ssn-68676

Pesi troppo o troppo poco? La gravidanza non arriva!

      Quando la gravidanza non arriva, occorre salire sulla bilancia. Se si pesa troppo o troppo poco, infatti, la fertilità cala e si possono allungare i tempi per il concepimento. La gravidanza non arriva, o tarda ad arrivare, anche se si ricorre alle tecniche di stimolazione ormonale e se quello fuori forma è lui. Basta riacquistare il peso giusto, però, per vedere risalire le probabilità di rimanere incinta. Lo affermano gli scienziati inglesi, autori una ricerca appena pubblicata sul Journal of human reproductive sciences.
Difficoltà di concepimento
      Tutto dipende dal grasso corporeo. Il tessuto adiposo, considerato  un vero e proprio organo, altera il rapporto tra gli ormoni, in particolare tra estrogeni e androgeni, rendendo così più facile che la gravidanza non arrivi.
Meno probabilità con la procreazione assistita
      Le donne in sovrappeso o sottopeso, ha evidenziato lo studio, hanno anche più difficoltà a rimanere incinta con le tecniche di procreazione assistita, sempre per il problema di alterazione ormonale che il tessuto adiposo provoca. Richiedono in genere una stimolazione ovarica più massiccia e il rischio di aborto è più alto. Prima di sottoporsi a queste cure, quindi, è fondamentale cercare di recuperare il peso forma. Gli studi confermano che se si perdono i chili in più o si acquistano quelli mancanti, allora ritornano alte anche le possibilità di concepire e portare a termine la gravidanza.
A dieta anche lui
      In questo c’è una certa parità. I chili in più possono ostacolare anche la fertilità maschile. Si è visto infatti che gli uomini obesi o in sovrappeso hanno gli spermatozoi più “lenti” e meno numerosi di chi ha un peso nella norma. 
Fonte http://www.bimbisaniebelli.it/concepimento/infertilita/pesi-troppo-o-troppo-poco-la-gravidanza-non-arriva-41719

Spermatozoi in crisi: aumentano i casi di sterilità maschile

        È allarme sterilità maschile. Cresce il numero degli uomini che non possono avere figli e gli studiosi parlano di un fenomeno che ormai riguarda la maggioranza dei Paese occidentali: la “crisi di spermatozoi”.
Cala la produzione di spermatozoi
        L’aumento della sterilità maschile è documentato. Negli ultimi 17 anni, questo è il dato mondiale, il numero delle cellule riproduttive maschili, gli spermatozoi, si è ridotto del 32,2%. E il dato è stato confermato anche in Italia, dove una ricerca compiuta dall’università di Padova su una popolazione campione di 2mila persone, ha registrato una diminuzione della fertilità maschile attorno al 30% con punte più alte per la fascia di età compresa tra i 18 e i 40 anni.
Colpa di inquinamento e stile di vita
        Sono tante le cause della “crisi degli spermatozoi” con conseguente sterilità maschile: dall’esposizione ai pesticidi dell’agricoltura fino a un effetto collaterale dell’inquinamento: sotto accusa ci sono anche i composti chimici della plastica che agiscono sul sistema ormonale maschile e abbassano la produzione di sperma. Poi tocca al cibo. Tutti gli alimenti grassi sono micidiali e dannosi per la fertilità, a partire dalla carne rossa e dall’uso di olio che non sia quello extravergine. Il fumo aumenta i fattori di rischio, come pure la marijuana, incidendo in modo negativo sul metabolismo dei testicoli. Infine, anche la vita sedentaria influisce in modo significativo sulla produzione di spermatozoi. Anche gli shock termici, come quelli provocati da indumenti troppo stressi, possono provocare un calo del numero degli spermatozoi.
Il fumo della madre durante la gravidanza
I motivi che possono portare ad una minore produzione di spermatozoi possono risalire anche a prima della nascita. Il fumo di una madre durante la gravidanza influisce sull’apparato riproduttivo del bambino, come anche nei casi dei bimbi prematuri in cui lo scroto non raggiunge la giusta dimensione.
Sì alla dieta mediterranea
        La prevenzione resta l’arma indiscussa e la più efficace per combattere l’infertilità maschile, per il 50% responsabile del calo delle nascite nella coppia. Gli studiosi dicono che serve una buona dieta mediterranea, evitando il più possibile i cibi ricchi di grassi. Due consigli interessanti: a tavola non deve mai mancare un bicchiere di vino rosso (non di più, se no si ottiene l’effetto contrario) e cioccolata fondente con cacao superiore al 70%. Inutile dire, ovviamente, che occorre smettere di fumare.
Spegnere la televisione e muoversi
        Un’ultima avvertenza arriva dalla Gran Bretagna: uno studio pubblicato sul British Journal of Sport Medicine dimostra come gli uomini che guardano troppa televisione hanno circa la metà degli spermatozoi di chi invece pratica, almeno una volta al giorno, un’attività sportiva. 
Fonte http://www.bimbisaniebelli.it/concepimento/infertilita/spermatozoi-in-crisi-aumentano-i-casi-di-sterilita-maschile-59975

Fertilità femminile a rischio con il bisfenolo A

          Acuni oggetti di uso quotidiano, come bottiglie e stoviglie di plastica, lattine e contenitori per alimenti, potrebbero mettere a rischio la fertilità femminile. Succede quando nei prodotti in questione è contenuta una sostanza, il bisfenolo A (BPA), potenzialmente tossica per l’organismo.
Problemi per gli ovociti
          Uno studio condotto al Laboratorio di riproduzione assistita del Brigham and Women’s Hospital, l’ospedale più importante di Boston (Stati Uniti), ha sottolineato il rischio di una maturazione inadeguata degli ovociti (le cellule uovo) per le donne che si sottopongono alla fecondazione assistita dopo essere state a contatto con il bisfenolo A. Prima di giungere a questa conclusione, gli scienziati hanno analizzato un campione di 352 ovuli, provenienti da 121 donne. Tutti gli ovuli sono stati esposti a vari livelli di BPA tranne uno, che è stato conservato intatto, senza contatti con il composto chimico. Gli ovociti a contatto al bisfenolo A hanno raggiunto la maturazione in numero minore rispetto a quelli non esposti: gli scienziati hanno dunque concluso che l’esposizione al BPA può avere ripercussioni sulla fertilità femminile. Ma saranno necessarie ulteriori ricerche su campioni più vasti per confermare quest’ipotesi.
Che cos’è il bisfenolo A
          Si tratta di una sostanza chimica utilizzata nella reazione di polimerizzazione delle plastiche. Contenuto nei biberon e in altri oggetti destinati a neonati e bambini, per sicurezza è stato bandito in molti Paesi. In Italia è vietata la vendita e l’importazione di biberon contenenti BPA a partire dal giugno 2011, in seguito al recepimento della direttiva europea 2011/8/EU. Di fatto, però, continua a essere presente in molti prodotti usati abitualmente dalle famiglie.
Utili alcune precauzioni
          Per ridurre al minimo l’esposizione, e preservare la salute e la fertilità, si possono adottare alcune precauzioni, per esempio: non usare contenitori alimentari in policarbonato nel microonde (le temperature elevate favoriscono il rilascio della sostanza), ridurre l’uso di cibi in scatola, specialmente quelli caldi o liquidi, optare per vetro, porcellana o contenitori di acciaio inox, senza rivestimenti interni in plastica. 
Fonte http://www.bimbisaniebelli.it/concepimento/infertilita/fertilita-femminile-a-rischio-con-il-bisfenolo-a-48427

Che cos'è il transfer

        Una volta trascorsi i giorni di fecondazione in vitro giungiamo al fatidico giorno del transfer. Un giorno importante carico di speranze che però va affrontato con la massima serenità; latensione e lo stress fanno contrarre l’utero e questo non è ottimale per il medico che dovrà inserire la cannula con gli embrioni da trasferire.
transfer ovodonazione

       Alcune cliniche mezz’ora prima del transfer fanno, alla donna ricevente, una puntura di Buscopan per evitare proprio la tensione addominale e favorire unrilassamento della muscolatura gastrica e intestinale per far sì che non vi siano contrazioni nel momento in cui verrà eseguito il transfer.
         Visto che tale procedura va eseguita in ambiente asettico, anche gli abiti della paziente dovranno essere tali e quindi in stanze apposite si dovrà spogliare e vestire con camici monouso e cuffietta e rimanere fino al proprio turno. L’uso di profumi, deodoranti è vietato in questo giorno quindi la mattina prima di recarsi in clinica solo una doccia senza l’utilizzo di prodotti similari. 
          Si entrerà in una vera e proprio sala operatoria in cui la paziente distesa su un lettino ginecologico attenderà che i biologi portino al medico la cannula con gli embrioni da trasferire.Il numero degli embrioni da trasferire verrà stabilito anticipatamente così come pure l’eventuale crioconservazione di quelli eccedenti. Solitamente è tutto eco-guidato e la ricevente potrà osservare tramite il monitor ecografico l’inserimento della cannula.
         In meno di dieci minuti l’operazione è conclusa e la paziente verrà trasferita nella stanza dove aveva riposto i suoi abiti rimanendo sdraiata per almeno mezz’ora. Tale periodo di riposo varia comunque da clinica a clinica, alcune fanno attendere sdraiate anche due ore.
         Trascorso il periodo si torna a casa, preferibilmente con auto o taxi (vietati bus o metro) e lì si deve restare a letto almeno fino alla mattina seguente.

martedì 29 settembre 2015

L'iperprotettività dei genitori verso i figli, soprattutto durante il periodo dell'infanzia e della crescita, può causare danni psicologici permanenti da adulti. Al contrario i genitori che hanno cura dei propri figli, ma sono meno ansiosi, avranno dei bimbi che da grandi saranno più felici.


        Ho ascoltato spesso divertita i racconti delle amiche alle prese con la prima pappa. Ognuna con indicazioni, anche solo leggermente diverse, su quello che doveva esserci nel piattino per le prime settimane. Da tutto e subito (e che cavolo, c’è una vita davanti) a quella che stava impazzendo alle prese con ettolitri di brodo vegetale (e soprattutto di verdure da smaltire, un paio di idee le trovate qui...) a quella terrorizzata di offrire al bambino qualcosa che non fosse già marchiato e “invasettato” (che oggi non esiste assolutamente più niente di genuino e non contaminato, ehee).
        Prendete tutto e semplificate. E seguite oltre alle indicazioni del pediatra (e di vostra madre e suocera e pure nonna), il buon senso.
Procuratevi delle verdure che sanno di zucchina, patata o carota o zucca o foglia di lattuga, che siano di stagione e magari bio. E cuocete a lungo in abbondante acqua.

        Assaggiate e decidete se questo brodo, senza sale e altro ovvio, potrebbe piacervi (ok, astraetevi dalle vostre papille gustative createsi in 20 o 30 anni di vita gastronomica). Se sì, se con una piccola aggiunta di sale e simpatiche stelline o pioggia di letterine può diventare un comodo alleato per la vostra cena allora saprete di aver creato il brodo ideale per il vostro bambino. Che nessuna copia in vasetto o ampolla può eguagliare:-)
        Da qui si parte per le prossime pappe del nostro bebè. Una base che ovviamente nelle settimane si può variare, introducendo altre verdure, cominciando con quelle poco allergizzanti e soprattutto dal gusto più delicato e più facili da digerire per poi a poco poco passare alle altre.
        Per il primo brodo ho scelto i classici patata, zucchina e carota, ma visto che ormai è stagione potete anche utilizzare della zucca, dal sapore dolce, gradito ai bambini.
        La porzione ideale? Non esiste, dipende tutto dal vostro bambino, dalla sua necessità e dai suoi tempi. Per i primi assaggi non riempite eccessivamente il piatto, vi basterà un piccolo mestolo di brodo, un cucchiaio abbondante di farina di mais tapioca o riso o miglio, un filo di olio extravergine d’oliva a crudo ed eventualmente un cucchiaino di Parmigiano Reggiano di 24-30 mesi. Sarete sempre in tempo a prepararne altra nel caso ve la richieda e non vi sentirete un pochino deluse se ne avanza.
        Le quantità si riferiscono a un buon litro di brodo da conservare.
Ingredienti del brodo di base per la prima pappa
2 zucchine,1 patata,2 carote, circa 2 litri di acqua minerale
Procedimento

        Lavate per bene le verdure, raschiate le carote e pelate le patate. Tagliate a pezzi grossi e mettete a cuocere, a fuoco lento, in acqua fredda. Coprite con un coperchio e fate andare per una buona oretta, facendo attenzione che l’acqua non si consumi troppo. Togliete le verdure (i puristi filtrano il brodo) e utilizzate nel giro di massimo due giorni o congelate in comode monoporzioni.
Fonte http://www.nostrofiglio.it/neonato/svezzamento/l-agenda-dello-svezzamento/svezzamento-come-fare-la-prima-pappa

Genitori troppo protettivi fanno male ai figli

          Essere iperprotettivi con i propri figli non è un bene. Anzi, può avere profondi effetti sulla crescita di un individuo. E l'eccessivo senso di protezione di un genitore nei confronti del proprio bambino durante l'infanzia e la crescita può portare ad avere danni psicologici permanenti da adulti. 
         E' quanto sostiene uno studio della University College London pubblicato sul "The Journal of Positive Psychology". La ricerca è stata condotta su un campione di oltre 5000 volontari, nati nel 1946 e residenti in Inghilterra, Scozia e Galles. Secondo i ricercatori i più infelici da grandi sono proprio le persone che da piccoli hanno avuto genitori estremamente apprensivi. Al contrario, chi era cresciuto con genitori non troppo opprimenti ha ottenuto punteggi più alti nei sondaggi riguardanti la felicità e il benessere generale.

I figli di genitori comprensivi sono più soddisfatti della loro vita

        "Abbiamo notato che i figli di genitori che hanno dimostrato durante l'infanzia, calore e comprensione, da grandi sono più soddisfatti della loro vita e hanno un maggior benessere mentale", spiega  l'autore dello studio, il professor Mai Stafford.
         "Al contrario, un controllo psicologico costante, era associato a una percezione più bassa della propria qualità di vita. Esempi di controllo psicologico possono essere non permettere ai bambini di prendere le proprie decisioni, invadere la loro privacy o favorire la dipendenza" continua Stafford.

        "I genitori sono importantissimi per il benessere mentale delle future generazioni - spiega il ricercatore. "Da questo punto di vista, sarebbe necessario ridurre le pressioni economiche e di altro tipo su mamme e papà, in modo che possano dedicarsi a creare una relazione migliore con i propri figli, senza eccessi".  
Fonte http://www.nostrofiglio.it/bambino/bambino-3-6-anni/psicologia-3-6-anni/genitori-troppo-protettivi-fanno-male-ai-figli

Dormire dai nonni per una sera

           C’è chi fa fatica a separarsi dai figli, invece è importante che mamma e papà ogni tanto si prendano i propri spazi per vivere la coppia, per ritrovare quella complicità, vitalità e intimità che la continua presenza dei figli può offuscare.  

           Le occasioni di separazione dai figli sono utili in particolare alla mamma, che con il bambino tende a creare un rapporto esclusivo, per ritrovare la dimensione di donna che con la maternità spesso si tende a mettere da parte. Per questo la mamma non deve nutrire sensi di colpa o sentirsi una madre snaturata se qualche volta decide di affidarlo ad altri. 

Fa bene allo sviluppo psichico del bambino

           Separarsi ogni tanto dal figlio è utile anche per garantire una crescita sana e armonica del bambino dal punto di vista psichico. Una giusta distanza infatti favorisce la costruzione dell’identità del bambino, che solo separandosi ha la possibilità di fare le sue prime esperienze di autonomia e di svilupparsi come individuo.  

           Più studi dimostrano che il bambino ha bisogno di non avere un solo care giver, ossia un’unica figura di riferimento che si prenda cura di lui, perché interfacciandosi con più persone si allena alla comunicazione e alle doti relazionali.

           Paradossalmente certe esperienze di autonomia erano più facili in passato, quando si avevano tanti figli e  la delega della genitorialità era vista come la cosa più normale, perché erano i fratelli grandi o altri famigliari a badare ai più piccoli. Oggi, che di figli se ne fanno sempre meno, la mamma accentra su di sé quasi tutta la gestione del figlio e mal sopporta l’idea di delegarla ad altri, per quanto fidati. 

Consigli per i genitori (soprattutto per le mamme!)

  • Salutarlo con gioia e serenità. Vietato andar via affrante: un’espressione triste e ansiosa si trasmette al figlio, che di conseguenza si sentirà in ansia e non sicuro per quel che lo attende e farà di tutto per non lasciarci andare. Salutiamo il bambino con un sorriso e guardandolo negli occhi, perché lo sguardo stempera l’ansia. 
  • Non andar via di nascosto. Vietato anche scomparire all’improvviso: il bambino va sempre avvisato che mamma e papà stanno andando via, altrimenti quando lo scoprirà avrà la sensazione di essere stato abbandonato. 
  • Rassicurarlo del nostro ritorno. Che stiamo via solo una notte o più giorni, comunichiamo al bambino quando torneremo, rassicurandolo del fatto che i genitori si assenteranno ma torneranno il giorno X perché è giusto che anche mamma e papà che si vogliono bene possano prendersi un momento per sé, senza che questo significhi volergli meno bene.  
  •  Lasciargli un oggetto transazionale. Che sia il peluche o la copertina, è un gesto dal significato “magico”, che fa sentire il bambino a casa anche quando è fuori, come una parte di sé che lo segue anche in trasferta, che gli tiene compagnia e lo consola, che sa di famigliare.
  • Al ritorno, dedichiamogli del tempo. Al nostro rientro, facciamogli tante coccole, diciamogli che ci è mancato, chiediamogli che cosa ha fatto durante la nostra assenza. Insomma, dedichiamogli del tempo, senza distrarci e senza chattare col telefonino. 
  • Accettiamo il suo broncio. Può capitare che lo troviamo di malumore nei nostri confronti: in tal caso bisogna rispettare i suoi tempi, restar sereni e non rimproverarlo perché non si mostra felice di rivederci. La nostra espressione calma a poco a poco lo tranquillizzerà. 

Consigli per i nonni

  • Seguire le regole dei genitori. Anche se mamma e papà non ci sono, valgono le regole dei genitori, altrimenti il bambino potrebbe credere che ci sono due pesi e due misure. Bisogna che i nonni concordino con i genitori l’orario della nanna, quello che i bambini possono guardare o non guardare in tv, fino a che ora possono giocare, se e quanto possono stare al cellulare o al computer, che cosa possono mangiare e che cosa no e quali eccezioni eventualmente concedere, in modo che rimangano eccezioni e non diventino la regola quando i genitori non ci sono (della serie “quando il gatto non c’è…”).   
  • Non pretendere che vada a letto troppo presto. Una volta stabilito l’orario della nanna, va rispettato, ma per una volta si può spostare un po’ più in là, in modo da portare il bambino a letto quando ha sonno.
  • Si dorme nel proprio letto. Se c’è un lettino per il bambino, è giusto che dorma lì, senza invadere il lettone dei nonni. Se però vuole, uno dei nonni gli può leggere una fiaba accanto al letto, così da aiutarlo ad addormentarsi serenamente. 
Fonte http://www.nostrofiglio.it/bambino/bambino-3-6-anni/psicologia-3-6-anni/dormire-dai-nonni-per-una-sera

Coliche neonato: tutte le verità scientifiche sulle cause e i rimedi DAVVERO utili

          Per le neomamme e i neopapà le coliche sono un tormentone, tanto che “a volte chiedono informazioni preventive, per sapere cosa fare nel caso in cui anche il loro figlio o la loro figlia dovesse avere 'problemi al pancino' e le fantomatiche colichette” afferma il pediatra Sergio Conti Nibali, responsabile del gruppo nutrizione dell’Associazione Culturale Pediatri (Acp). Attenzione, però, ad attribuire sempre e solo alle coliche gassose il pianto dei lattanti.

          Nei primi mesi di vita, in fondo, i bambini piangono per comunicare i loro bisogni. Possono piangere per manifestare un malessere o perché sono stanchi, perché hanno fame o voglia di coccole. In altre parole, “l’irritabilità e il pianto nei primi tre mesi di vita sono manifestazioni dello sviluppo normale del bambino” sottolinea Alessandro Fiocchiresponsabile dell'Allergologia dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma.

          “In genere il pianto attribuito alle cosiddette coliche è quello del tardo pomeriggio, si protrae tra altri e bassi sino alla sera e tende a regredire dopo i tre mesi” precisa Conti Nibali.

Quando si parla di coliche: la regola del tre

          Si parla di colica del lattante quando le crisi di pianto durano più di tre ore al giorno, per più di tre giorni alla settimana, per tre settimane consecutive. Questa è la cosiddetta “regola del tre”, coniata nel 1954 dal dottor Wessel e più recentemente rivista da un gruppo internazionale di gastroenterologi pediatri che ha suggerito, nei cosiddetti criteri Roma III, che per fare diagnosi di coliche del lattante è sufficiente che (escluse altre cause) le crisi di pianto si protaggano per almeno una settimana. Solitamente il neonato comincia a piangere in maniera acuta e improvvisa, di frequente dopo aver mangiato, diventando paonazzo in volto e raggomitolandosi su se stesso: inarca la schiena, stringe i pugni e solleva le gambe verso l’addome, irrigidendosi. E, generalmente, l'emissione di feci e gas produce un temporaneo sollievo.

          “Di fronte a ripetute crisi di pianto, che di solito insorgono già nelle prime settimane di vita, bisogna dunque capire se si tratta di un pianto fisiologico (piange cioè per fame o altri bisogni), di una semplice colica infantile oppure di un pianto causato da malattie organiche” sottolinea Francesco Savinodirigente medico della Pediatria dell’Ospedale Infantile Regina Margherita -Città della Salute e della Scienza di Torino. “La diagnosi è essenzialmente clinica – aggiunge –. Il pediatra deve identificare i segni e i sintomi delle coliche infantili, escludere altre cause e rassicurare i genitori”. 

Che cosa sono le coliche del neonato?

          Riccardo Davanzoneonatologo dell’Ospedale materno-infantile Burlo Garofolo di Trieste. “Si accentuano sul finire della giornata, perché molto spesso sono dovute al ristagno di area nell’intestino, che si accumula a ogni pasto” spiegaMassimo Restidirettore della Pediatria internistica all'Ospedale pediatrico Meyer di Firenze.
Le coliche del neonato sono “contrazioni eccessive e dolorose della muscolatura involontaria della parete intestinale” spiega

          Sono comunque disturbi transitori: in genere infatti scompaiono alla fine del primo trimestre di vita. 

A che cosa sono dovute le coliche: i possibili fattori scatenanti

          “Il dolore da colica è provocato dalla rapida distensione della parete intestinale dovuta al passaggio di bolle d’aria. Le cause non sono note, ma sono state avanzate diverse ipotesi” spiega Fiocchi.

          “Sebbene infatti siano stati condotti numerosi studi per capire a cosa attribuire l’insorgenza delle coliche infantili, l’eziologia non è ancora completamente chiara e si ritiene che più fattori concorrano a innescarle” ribadisce Savino.

          Sono considerati plausibili fattori scatenanti:
  • intolleranza al latte (al lattosio) o allergie a cibi assunti dalla mamma (per esempio, proteine del latte vaccino)
  • l’eccessiva deglutizione d’aria, legata alla fame e alla non perfetta coordinazione della suzione
  • alterato equilibrio tra i batteri che compongono la flora intestinale (il microbiota)
  • problemi ormonali (per esempio maggiore produzione di motilina, che causerebbe contrazioni intestinali più intense. La motilina è tra gli ormoni che regolano l’attività motoria dell’intestino)
  • il fumo passivo
  • l’ansia dei neogenitori. 
          In altre parole, “le coliche sono un sintomo riconducibile a una miriade di problemi – ribadisce Conti Nibali –. E troppo spesso tendiamo a etichettare qualsiasi disagio del neonato come colica, ma ricordiamoci che se il bambino è sano e piange, forse, vuole essere coccolato, o ha freddo (o caldo), oppure è spaventato da qualcosa, o ha fame”.

          “Gli studi più recenti - spiega Savino - si sono concentrati, in particolare, sul tratto gastrointestinale. Si è osservato infatti che i lattanti che ne soffrono spesso presentano una microflora alterata, che influisce sulla funzione motoria intestinale provocando una maggiore produzione di gas e, di conseguenza, la comparsa dei sintomi delle coliche”.

          “In bambini particolarmente voraci – aggiunge poi Resti – pasti eccessivamente abbondanti possono favorire le coliche, perché la componente zuccherina del latte (il lattosio) non viene completamente assorbita dall'intestino e può essere trasformata in gas dalla flora intestinale”. “Inoltre – continua – si tenga presente che le coliche potrebbero essere legate all'iniziale lavoro che l'intestino, ancora immaturo, è chiamato a fare quando il bambino comincia ad alimentarsi”. 

Quali sono i rimedi utili per le coliche?

          “Attualmente non esiste un protocollo terapeutico per la gestione delle coliche infantili”chiarisce Savino. “Essendo un disturbo transitorio, è importante innanzitutto rassicurare i genitori che il fastidio causato dalle coliche diminuirà dopo i primi tre mesi di vita e che, per prima cosa, il bambino ha bisogno di conforto e consolazione” suggerisce Davanzo. Quindi non bisogna subito ricorrere all'uso di farmaci.

          “Solo nei casi più severi, può essere utile la somministrazione di farmaci antispasticida soli o in associazione a cambiamenti nella dieta della mamma che allatta. Ma è assolutamente da evitare il fai da te” raccomanda Fiocchi. “A poco servono – aggiunge – i prodotti antimeteorici, come il simeticone. In alcuni casi, invece, possono essere utili i probiotici. Anche se è ancora da chiarire attraverso quali meccanismi e perché alcuni ceppi batterici probiotici agiscono”.

          Alcuni studi ne evidenziano comunque l'efficacia nel ridurre l'entità e la durata delle coliche infantili, proprio perché l’alterazione dell'ambiente microbico intestinale sembra giocare un ruolo nell’insorgenza del disturbo. “Per questo, un approccio che preveda la modulazione della flora intestinale potrebbe contribuire ad alleviare i sintomi” spiega Savino, le cui ricerche hanno mostrato che “la somministrazione di probiotici (lattobacillo reuteri) nei neonati migliora i sintomi clinici dopo 2 settimane di terapia”.

          Inoltre è stato anche osservato che i lattobacilli probiotici, aggiunti per via orale nel primo trimestre di vita, sono utili anche nella prevenzione. “Va infine sottolineato – conclude Savino – che i bambini con coliche severe hanno una maggiore probabilità di sviluppare disturbi di natura allergica in età pediatrica e recenti evidenze suggeriscono che i probiotici somministrati fin dalla nascita possano ridurre anche tale rischio”. 

Servono le coccole? La risposta è sì

          “Le coccole contengono e distolgono. Permettono la gestione del dolore, dell’agitazione e dell’eccitabilità di un bambino che manifesta disagio” spiega Davanzo. Per questo si raccomanda ai genitori di non perdere la calma, non farsi rapire dall'ansia e, se necessario, darsi il cambio nella gestione del bambino, per ricaricarsi di energia per potersene prendere cura con serenità. Altrimenti si rischia di innescare un circolo vizioso tra bambino che si lamenta, mamma o papà che si agita, e bambino che piange ancora di più.

          “Alcuni semplici accorgimenti possono contribuire a dare sollievo” aggiunge Savino. Per esempio, “ridurre al massimo gli stimoli esterni (luce, rumori), verificare che il bambino abbia evacuazioni regolari, evitare pasti troppo abbondanti o troppo frequenti, non metterlo in posizione orizzontale subito dopo il pasto e consolarlo e cullarlo affettuosamente”.

          “Del resto, nei primi mesi di vita i bambini hanno fisiologicamente necessità di vivere a stretto contatto con il corpo dell’adulto che lo accudisce. Spesso, però, le neomamme e i neopapà sono bombardati da raccomandazioni che li invitano a non eccedere nel tenere in braccio il proprio cucciolo, perché con le braccia prende il vizio” aggiunge Conti Nibali. “Ma non abbiate timore di coccolare vostro figlio, i suoi ‘bisogni’ non sono ‘vizi’ e uno dei bisogni primari per un neonato è l’essere coccolato e cullato”.

          Allora provate a cullarlo, eseguendo movimenti ritmici ripetitivi, tenendolo in braccio col pancino all'ingiù, cioè in posizione prona sull’avambraccio: questa posizione, sembra favorire anche l'emissione di aria e procurare, quindi, un beneficio immediato, anche se temporaneo. “Non è un caso che quando i genitori decidono di andare in pronto soccorso, tipicamente salgono in macchina mentre il proprio figlio piange disperatamente ma poi, quando arrivano a destinazione, non si lamenta più o addirittura dorme: le vibrazioni della macchina in moto facilitano infatti il passaggio dell'aria che si è accumulata nel pancino (le feci ne ostruiscono il passaggio) e fanno cessare il dolore” aggiunge Resti.

          E a proposito di posizioni, i pediatri dell'Ospedale Bambino Gesù suggeriscono di prestare attenzione, se il bambino è allattato al seno, alla posizione mantenuta durante la poppata per evitare che ingerisca una eccessiva quantità di aria. “È bene comunque precisare che le mamme che allattano al seno devono essere incoraggiate a proseguire l’allattamento: mai sostituire il latte materno con uno in formula. Non è la soluzione. Mentre se i bambini sono allattati con latte artificiale, poiché il latte materno non è disponibile, si può optare, sempre dopo il consiglio del pediatra, per formule speciali” ricorda Savino. 

Sono utili i massaggi per le coliche?

          “Il massaggio aiuta a far rilassare il bambino, ad attenuare lo spasmo e a favorire il passaggio dell'aria” spiega il pediatra del Meyer. “Inoltre, contribuisce ad alleviare il dolore perché stimola la produzione di endorfine, che agiscono come una sorta di ansiolitico o antidolorifico, procurando quindi un maggior senso di benessere generale. Del resto esistono molti approcci non farmacologici al dolore, si pensi alla pet teraphy, alla clown terapia o alla musicoterapia, che contribuiscono a gestirlo e alleviarlo”.

          “Spogliate allora completamente il bambino, mettete un po’ di olio di mandorle dolci nelle mani e massaggiatelo dolcemente dappertutto, cantandogli una ninna nanna” conclude Conti Nibali. 

Fonte http://www.nostrofiglio.it/neonato/coliche/coliche-neonato-tutte-le-verita-scientifiche-sulle-cause-e-i-rimedi-davvero-utili