martedì 31 dicembre 2019

Pranzo di Natale: quale menu per chi aspetta un bebè?

       Non è sempre facile, per una donna in attesa, godersi il piacere della tavola: il fastidio delle nausee, i bruciori allo stomaco, il calcolo delle calorie… Senza contare che il menù non deve rispettare solo le sue esigenze, ma anche quello del piccolo in arrivo. Perché cresca sano, occorre gestire igiene, sicurezza e valore nutritivo dei piatti. Nemmeno il pranzo di Natale ammette eccezioni, ma non per questo bisogna rinunciare al piacere della festa. Basta prestare un po’ di attenzione alla scelta degli ingredienti e alla loro preparazione.

Il massimo della sicurezza…
       Alcune regole di sicurezza igienica sono valide per tutte le mamme, a qualsiasi stadio della gestazione. E sono le prime da considerare nella scelta del menù.

       Privilegia sapori semplici e alimenti il più possibile naturali. Non c’è bisogno di ricorrere a preparazioni troppo elaborate per soddisfare il gusto. Nemmeno per il pranzo di Natale. Né di inserire per forza nel menù conserve indubbiamente sfiziose, ma decisamente poco sane.

Pranzo di Natale: quale menu per chi aspetta un bebè?       Qualche esempio? I succedanei del caviale (i più comuni sono le uova di lompo o di capelano) sono un impressionante concentrato di additivi: coloranti, conservanti, antiossidanti, stabilizzanti…. Ingredienti che non giovano certo alla salute del piccolo. Neppure le conserve di verdura sott’olio sono l’ideale, considerata la grande quantità di grasso. Ed è meglio non esagerare con il salmone affumicato, per la presenza di piccole dosi di sostanze nocive (il benzopirene) che si formano durante l’affumicatura e che vengono assorbite dal pesce.

       Meglio non consumare pesce crudo. Oltre a esporre a un inutile rischio igienico, legato alla possibile presenza di germi, il pesce crudo può essere fonte di parassiti (come l’anisakis) particolarmente pericolosi per chi aspetta un bambino. Può essere consumato, quindi, solo con grande attenzione.

       Usa poche salse. La salsa rosa e la maionese, spesso presenti nel pranzo di Natale, sono ricche di        grassi e si digeriscono a fatica. Se non se ne può fare ameno, è meglio scegliere quelle di produzione industriale (ci sono anche biologiche).
Infatti, essendo a base di uova, presentano un certo rischio igienico che in casa non si riesce a controllare, ma che l’industria sa evitare.

… e il massimo della digeribilità
       A questo punto, è necessario considerare l’equilibrio nutritivo o la digeribilità delle portate, entrambi fondamentali per godere pienamente del pranzo di Natale. Anche in questo caso basta seguire poche regole, ma essenziali.


  • Adotta tecniche di cotture leggere: il fritto, per quanto buono, è da evitare. Soprattutto in un pranzo già ricco come quello natalizio. Vanno benissimo, invece, le cotture in acqua, al forno, al cartoccio, al vapore e al microonde.
  • Evita gli insaccati e i formaggi grassi. Il cotechino e lo zampone non sono facili da digerire. Così come il mascarpone, piuttosto che il classico gorgonzola con burro e noci.
  • Arricchisci il menù di fibra vegetale. Non solo induce un senso di sazietà che permette di non esagerare, ma rallenta l’assimilazione di carboidrati e grassi e stimola le funzioni intestinali.
  • Porta i cibi in tavola alla giusta temperatura di consumo. Un alimento troppo caldo o una bevanda esageratamente fredda, irritano le pareti dello stomaco e rendono difficile la digestione.
  • Usa spezie che stimolino la digestione. Rosmarino, salvia e la maggior parte delle erbe aromatiche mediterranee favoriscono le secrezioni gastriche. Per le spezie, si può ricorrere alla noce moscata (senza esagerare) e al cardamomo (un potente digestivo). Pepe e peperoncino sono ammessi in piccole dosi, perché il loro gusto intenso tende a irritare le pareti dello stomaco.

Occhio al rischio toxoplasmosi
       Qualche attenzione in più per il pranzo di Natale deve essere adottata da chi è a rischio toxoplasmosi. In particolare:

  • evita la carne cruda, come il carpaccio o il roast beef al sangue;
  • lava con molta cura la verdura da consumare cruda, utilizzando disinfettanti alimentari specifici;
  • sbuccia la frutta;
  • non consumare insaccati crudi. Per quanto riguarda i prosciutti, sono da evitare quelli con origini incerta, mentre quelli DOP (Denominazione Origine Protetta), come il San Daniele e il Parma, in virtù del processo di produzione e della stagionatura, offrono garanzie sufficienti.
Per il pranzo di Natale, un antipasto diverso dal solito
       L’identikit dell’antipasto “perfetto” per la mamma in attesa è lontano dall’esagerazione di insaccati, salse, sott’olio e sott’aceto tipici di molte famiglie. Questo non significa che non possa essere altrettanto sfizioso.

       Tra aspic di verdura, ortaggi in pinzimonio, insalate di agrumi, quiches e torte salate, le verdure e la frutta sono ideali per aprire le portate.
       Senza dimenticare che anche il pesce si presta alla preparazione di mousse davvero golose, leggerissime e raffinate.

Per il primo, ravioli o minestre
       La pasta ripiena, generalmente servita in brodo, è un piatto tipico del pranzo di Natale in molte regioni italiane. Va benissimo anche per la futura mamma, che nei tortellini, nei ravioli o nei cappelletti può trovare l’equilibrio di un piatto unico.

       Un’alternativa valida è data dalle zuppe di legumi e cereali e dai minestroni di verdura. Una rustica minestra di farro e cavolo nero non farà rimpiangere gli eleganti (ma poco adatti) tagliolini al salmone e vodka, piuttosto che le sostanziosissime lasagne.

Secondo: carne o pesce?
Si può scegliere liberamente tra la carne e il pesce, ma con qualche piccola attenzione.

  • Evita cotechino e zampone, “bombe” caloriche difficili da digerire.
  • Rinuncia alla selvaggina, che ha carni piuttosto indigeste.
  • Sì, invece, alle carni bianche, inclusa quella di maiale, purché ben cotta.
  • Ottimo il pesce, di qualsiasi tipo (con l’unica eccezione del capitone, natalizio, ma davvero troppo grasso).
Contorni ricchi di fantasia
       Nella scelta ci si può sbizzarrire, con l’unico limite, anche in questo caso, di evitare i fritti e le salse troppo grasse. Sformati, purè colorati e gustosi spiedini possono ben alternarsi alle più classiche portate di verdura lessata. Per chi ama le insalate, vale la pena di ricordare che lo yogurt permette di realizzare condimenti particolarmente gustosi.

Sì ai dolci, con qualche limitazione
       Sono un must del Natale. Tra quelli della tradizione, panettone e pandoro si contendono il primato sulla tavola degli italiani. Una fetta è consentita anche alla futura mamma, ma attenzione: la qualità dei prodotti commerciali è varia. Le migliori aziende si attengono alle ricette originali, altre impiegano ingredienti meno sani.

       L’uso di margarine e grassi idrogenati espone al rischio di ingerire quantità eccessive di particolari acidi grassi (detti “trans”), dei quali si sospetta la tossicità. Inoltre, si tratta di grassi spesso preparati con oli di palma, di cocco e palmisti che favoriscono l’accumulo di colesterolo. Meglio leggere bene l’etichetta e preferire i prodotti che, tra gli ingredienti, riportano il burro come unico grasso utilizzato.

Fonte https://www.dolceattesa.com/gravidanza/pranzo-di-natale-quale-menu-per-chi-aspetta-un-bebe_alimentazione/

Natale col pancione: e se arriva un disturbo “guastafeste”?

Картинки по запросу Natale col pancione        In queste giornate di festa così ricche di emozione da vivere con il tuo piccino nel tuo grembo, si aggiunge un pizzico di ansia al pensiero che il tuo ginecologo di fiducia sarà in ferie per alcuni giorni. Cosa fare in sua assenza, se noti qualche segnale sospetto o se ti trovi alle prese con qualche malanno di stagione? Ecco i consigli di pronto intervento dell’esperto per affrontare il Natale col pancione in serenità.

Febbre alta, tosse, mal di gola, che fare?
        Dolori articolari, stanchezza e infine febbre: ecco, l’influenza ha colpito!  Come gestire la situazione? “Quando la febbre raggiunge e/o supera i 38° è opportuno assumere un farmaco antipiretico”, commenta Patrizio Antonazzo, Direttore UO Ostetricia e Ginecologia Ospedale Bufalini di Cesena. “Il paracetamolo è un principio attivo compatibile con la gravidanza e la futura mamma può assumerlo tranquillamente”.

        L’altra indicazione è quella di riposare il più possibile, approfittando di questo Natale col pancione. Puoi cogliere l’occasione per dormire (una buona scorta di sonno è sempre utile), rilassarti, farti coccolare un po’ dal futuro papà (che potrà prepararti i piatti o gli spuntini di cui senti il desiderio), leggere qualche bel romanzo o saggio sulla maternità.

        “Se la situazione non migliora entro un paio di giorni e/o se alla febbre si aggiungono sintomi respiratori, quali tosse, mal di gola, catarro, allora è necessario rivolgersi al proprio medico di famiglia o al reparto di ostetricia dell’ospedale cittadino per valutare l’eventuale necessità di ulteriori indagini”, considera l’esperto.

Un’infezione gastro-intestinale
        Nausea, vomito, diarrea. Ecco una delle forme di influenza più antipatiche. Come gestire questi fastidiosi sintomi? “Se l’episodio è di breve durata, rivolgersi al proprio medico non è indispensabile. L’importante, in caso di infezione gastro-intestinale è stare attente all’idratazione”, sottolinea Antonazzo.

        “Il rischio, infatti, se la futura mamma soffre di vomito e diarrea è quello di disidratarsi”. Acqua, thè, succhi e centrifugati di frutta: è necessario bere il più possibile nel corso della giornata. Eventualmente a piccoli sorsi, se hai il timore che la nausea possa peggiorare.

        In commercio esistono anche farmaci anti-emetici che permettono di alleviare il disturbo. Se il malessere è particolarmente intenso potrai chiedere al tuo medico di prescrivertene uno compatibile. “E se non si notano miglioramenti nell’arco di 24-48 ore”, conclude l’esperto, “è necessario rivolgersi al proprio medico o al pronto soccorso”.

Perdite di sangue? Niente panico
        Se nelle prime settimane dell’attesa si notano piccole perdite di sangue, non è un segnale che deve subito allarmare. Poiché molto probabilmente si tratta di un fenomeno del tutto fisiologico.
Natale col pancione: e se arriva un disturbo
        “Lo stesso vale se le perdite si verificano subito dopo un rapporto sessuale. Durante la gravidanza il collo dell’utero è più morbido e irrorato e la stimolazione può causare un lieve sanguinamento”, considera Patrizio Antonazzo.

        “Se però la futura mamma non si sente del tutto tranquilla è bene rivolgersi comunque al Pronto Soccorso, per eseguire un’ecografia che confermi che tutto procede per il meglio. Andare subito in ospedale è indispensabile se le perdite di sangue sono abbondanti o persistenti”.

Quei bruciori che segnalano una cistite in corso
        Un bisogno frequente di fare pipì a fronte di una scarsa quantità di urina, bruciore o dolore durante la minzione. Ecco i segnali caratteristici di una cistite in corso, che può guastare il Natale col pancione. “In questo caso è necessario rivolgersi al proprio medico di base”, spiega Patrizio Antonazzo.

        “In presenza di questi segnali in genere viene prescritta un’urinocoltura per confermare la diagnosi, identificare il germe responsabile dell’infezione e stabilire la terapia antibiotica più efficace. In caso di cistite emorragica, ovvero se è presente sangue nelle urine, è indispensabile confrontarsi rapidamente con il proprio medico o andare al pronto soccorso”.

        Intervenire prontamente in caso di cistite è fondamentale per risolvere i fastidiosi sintomi, ma anche per evitare possibili complicazioni per la futura mamma. Se i microrganismi responsabili della cistite risalgono verso i reni, infatti, possono causare un’infezione renale. Anche il piccino potrebbe risentirne: le infezioni alle vie urinarie sono tra le cause di aborto e parto pretermine.

Ho perso il tappo mucoso
        Verso la fine dell’attesa può capitare di notare una secrezione densa e biancastra, in qualche caso mista a sangue. Si tratta del tappo mucoso, che nei nove mesi sigilla e protegge il collo dell’utero. “La perdita del tappo mucoso è un fenomeno normale collegato alle modificazioni della cervice uterina. O, in qualche caso, successiva a una visita ginecologica effettuata al termine della gravidanza”, considera l’esperto.

        “La presenza di muco non deve essere interpretato come un segnale di travaglio imminente. Il suggerimento è di mantenere la serenità e di cercare di godersi il Natale col pancione. Non è dato sapere quando inizierà il parto e non è necessario rivolgersi al proprio medico o al reparto di ostetricia”.

        Il momento giusto per presentarsi nel punto nascita prescelto è segnalato dalla presenza di contrazioni dolorose e regolari. O dalla perdita delle acque (ovvero del liquido amniotico), dovuta alla rottura spontanea delle membrane amniocoriali.

Aiuto: sono contrazioni?
        La pancia che si indurisce all’improvviso e resta contratta per alcuni secondi: può capitare nel secondo e nel terzo trimestre. Si tratta di un fenomeno fisiologico, cui non corrispondono modificazioni a livello della cervice uterina. Come invece avviene in presenza delle “vere” contrazioni, quando  il travaglio attivo è iniziato. “Un’attività contrattile sporadica e non dolorosa non deve preoccupare”, rassicura Antonazzo.

        Dopo le feste, in occasione del primo controllo, potrai riferire le sensazioni provate al tuo ginecologo. Nel frattempo, se hai notato che queste contrazioni si presentano in orario serale, puoi cercare di “rallentare” un po’ i ritmi della tua giornata. A volte la pancia si indurisce perché si è rimaste in piedi troppo a lungo o in seguito a sforzi eccessivi. Concedersi qualche momento di relax, sul divano, con un buon libro e magari ascoltando la tua musica preferita, aiuta il rilassamento e favorisce il benessere psico-fisico.

        “Se, nonostante questi accorgimenti, le contrazioni tendono a presentarsi ogni giorno e la gravidanza non è vicina al termine, è utile fare una visita di controllo”, considera Antonazzo. “Rivolgersi subito al pronto soccorso è infine necessario, in qualunque periodo della gravidanza, in caso di fitte o crampi molto dolorosi e se le contrazioni, anziché restare sporadiche, assumono la caratteristica di regolarità”.

        Se la gravidanza è al termine, contrazioni di intensità e durata crescente che si presentano distanziate da un intervallo di tempo sempre più breve, molto probabilmente, sono il segnale che il momento tanto atteso è arrivato… stai per abbracciare il tuo bambino!

Natale col pancione: inumeri da tenere in agenda
        In ogni caso, visto che Natale è vicino, è meglio giocare d’anticipo e informarti con il tuo ginecologo a proposito della sua reperibilità durante le festività natalizie. Se andrà in ferie per alcuni giorni non esitare a chiedere se potrai contattarlo tramite cellulare in caso di bisogno. O se c’è un sostituto a cui rivolgersi.

        Se non sarà rintracciabile, o se preferisci non disturbarlo, tieni in agenda i numeri di telefono del tuo medico di famiglia, del consultorio (in molte città i consultori garantiscono assistenza ostetrica nei nove mesi, grazie a uno staff di ginecologi e ostetriche), del reparto di ostetricia e del pronto soccorso dell’ospedale cittadino.

        “Quando la futura mamma non sta bene il suggerimento è di rivolgersi sempre al medico, al punto nascita o al pronto soccorso” spiega  Antonazzo. “È importante non trascurare eventuali sintomi, per il timore di disturbare. Quando ci sono dubbi o preoccupazioni non bisogna esitare a chiedere consiglio”.

        Se sarai tu a festeggiare il Natale col pancione fuori città, oltre al numero del tuo ginecologo (o della tua ostetrica) e del tuo medico, procurati subito i riferimenti del punto nascita più vicino alla località in cui festeggerai il Natale.

Fonte https://www.dolceattesa.com/gravidanza/natale-col-pancione-se_salute-ed-esami/

Natale in gravidanza: consigli per le feste

       Che magia, il Natale con il pancione! All'entusiasmante atmosfera delle feste si somma la gioia per il bimbo in arrivo e tutto sembra ancora più "incantato" del solito. Ma tra pranzi, cene, festeggiamenti e magari una vacanza, questo periodo può nascondere anche qualche insidia per chi aspetta un bambino. Ecco allora tutti i consigli per trascorrere serenamente le festività.

Natale con il pancione, cosa mangiare e cosa non mangiare
       La cena della Vigilia, il pranzo di Natale, il cenone di Capodanno, più tante occasioni (pranze, cene, aperitivi) per festeggiare con colleghi di lavoro e amici: durante le feste non mancano le occasioni per sedersi a tavola in compagnia, e magari lasciarsi andare a qualche (piccolo) eccesso in più rispetto all'alimentazione quotidiana. Che, lo ricordiamo, dovrebbe essere varia ed equilibrata e il più possibile ispirata alla dieta mediterranea. Non tutto, però, è concesso a Natale alle donne incinte, perché alcuni alimenti possono essere veicolo di tossinfezioni alimentari, potenzialmente pericolose per il feto (come toxoplasmosi o listeriosi).

I cibi da evitare
Pesce e molluschi crudi
       Carpacci di pesce, sushi e sashimi, ostriche: certo sono prelibati, ma potrebbero essere contaminati da Salmonella, Listeria ed epatite A e quindi vanno evitati. Da evitare anche alimenti come salmone affumicato o alici marinate, perché il pesce di fatto è crudo e affumicatura e marinatura (come salatura e stagionatura) possono ridurre i rischi di infezioni, ma non li azzerano del tutto.

Salumi crudi
       Gli affettati misti non mancano quasi mai tra gli antipasti delle feste, ma non tutti vanno bene per le donne incinte, in particolare per quelle negative alla toxoplasmosi. In questo caso no deciso ai salumi crudi: prosciutto crudo, coppa, pancetta, culatello, speck, bresaola, salsiccia fresca.

Carni crude e poco cotto
       Come i salumi crudi, anche loro possono veicolare toxoplasma, dunque no a carpacci e a preparazioni di carni poco cotte o al sangue, come il roastbeef.

Salse con uova crude fresche
       La maionese dell'insalata russa o del vitello tonnato, o la crema al mascarpone per farcire il pandoro o il tiramisu. Sono grandi golosità ma attenzione: non ci sono problemi se la salsa è industriale, fatta con uova pastorizzate, ma se è fatta in casa, con uova fresche, è a rischio salmonellosi e va evitata.

Gorgonzola & Co.
       Formaggi molli e semimolli come gorgonzola, brie, camembert, e tutti i formaggi prodotti da latte crudo, che sia vaccino od ovino, sono da evitare perché potrebbero essere contaminati con Listeria.

natale-in-gravidanzaVerdure crude non lavate
       Anche insalata e altre verdure crude possono essere a rischio di toxoplasmosi, ma si possono – anzi, si devono! - consumare comunque: basta lavarle in modo molto accurato, sotto abbondante acqua corrente. Chi è negativa alla toxo dovrebbe evitare il consumo di verdure crude in bar e ristoranti, perché non si può essere certi dell'accuratezza nel lavaggio.

Funghi
       Secondo l'opuscolo I funghi: guida alla prevenzione delle intossicazioni, pubblicato nel 2012 dal Ministero della Salute, in gravidanza i funghi sono da evitare. Sono difficili da digerire, e se per caso fossero velenosi (il rischio di sbagliarsi purtroppo c'è) potrebbero essere un problema per il feto.

Vino, birra, spumante
       C'è ancora qualcuno "di manica larga", che concede il via libera a un bicchiere di spumante per il brindisi di Natale o di Capodanno, ma in realtà le principali società scientifiche nazionali e internazionali si esprimono sull'argomento in modo più rigido: niente alcol in gravidanza, senza eccezioni. Non si sa, infatti, se esista una soglia minima di sicurezza per il feto. Nel dubbio, meglio non rischiare.

I cibi concessi
       Niente paura: l'elenco dei cibi consentiti in gravidanza durante le feste è altrettanto lungo, e consente di godersi pienamente i momenti in compagnia. Via libera a tutto ciò che è cotto (anche salumi come prosciutto cotto, mortadella, cotechino...), formaggi a eccezione di quelli elencati sopra, salse industriali a base di maionese, cioccolato, verdure cotte o crude (purché ben lavate).

Fonte https://www.nostrofiglio.it/gravidanza/salute-e-benessere/natale-in-gravidanza-consigli-per-le-feste

Ospitalità riproduttiva o perché l’Ucraina è diventata La Mecca della maternità surrogata

        Un’ucraina di 27 anni è stata già due volte madre surrogata. Entrambe le volte ha portato avanti le gravidanze per stranieri. La ragazza afferma che non le dispiacerebbe farlo anche una terza volta, anche perché ha bisogno di soldi per il proprio figlio. In Ucraina, una coppia su sei under 26 anni non riesce a concepire in modo naturale. Tali coppie cercano aiuto e la soluzione dei problemi in maternità surrogata od ovociti / sperma donati. E le madri surrogate ucraine e le potenziali donatrici di biomateriali stanno attivamente cercando queste coppie e cliniche a cui rivolgersi. La maternità surrogata o altri metodi alternativi di trattare l’infertilità stanno diventando sempre più gettonati. Purtroppo è un fatto noto che sia in Europa che negli altri paesi extraeuropei sta arrivando una crisi demografica.

        Ogni mese centinaia di europei che si trovano ad affrontare il problema dell’infertilità si rivolgono alle cliniche ucraine di medicina riproduttiva. Ospitalità riproduttiva ossia perché l’Ucraina negli ultimi anni è diventata La Mecca di maternità surrogata per gli stranieri? E perché nella maggior parte dei paesi del mondo la maternità surrogata comporta una responsabilità criminale?

        L’assoluta legalità di attuazione dei programmi PMA in Ucraina attrae molti stranieri che vengono nelle cliniche locali. In più, sia madri surrogate che donatrici di ovuli sono più che sufficienti e disponibili. In generale, le donne partecipano ai programmi PMA per i soldi. La crisi economica del paese, l’inflazione e un basso livello del PIL hanno creato la situazione in cui anche le donne ucraine istruite, belle e in ottima salute fisica si recano nei centri di medicina riproduttiva. Questa prestazione permette loro di guadagnare una cifra per cui avrebbero dovuto lavorare anni altrove. In altri casi succede quando bisogna pagare un prestito o un mutuo e servono urgentemente dei soldi.

        Dopo 9 mesi di gestazione la madre surrogata riceve circa 15 mila dollari. I requisiti principali per le candidate ideali sono: la salute fisica e mentale, l’età da 20 a 35 anni e la presenza di un figlio proprio (partorito in modo naturale). È importante che fra le parti ci sia un intermediario come un’agenzia o una clinica per regolare tutti i processi e dare supporto per la parte legale della questione.

        “Non mi piacerebbe lavorare direttamente con i genitori. Perché non sarei molto sicura se avrebbero pagato e se ci sarebbero state situazioni di forza maggiore. Essendoci un intermediario tutte queste preoccupazioni diventano le responsabilità dell’agenzia”, dice una madre surrogata.

        Per la maggior parte dei genitori, la maternità surrogata è un momento critico e una decisione difficile, quasi l’ultima spiaggia. Spesso le coppie straniere sono disposte a pagare un sacco di soldi solo per diventare finalmente genitori. È un punto debole per le coppie sul quale lucrano spesso le agenzie intermediarie. La selezione delle madri surrogate è un processo molto accurato che prevede molti step. Spesso le agenzie non seguono tutto l’iter.

        Per resistere alle controversie relative alla determinazione della paternità e della maternità di un bambino nella maggior parte dei paesi europei la maternità surrogata è vietata. È una questione di legge e moralità, la quale, se succede qualcosa, è molto difficile da chiarire. In Germania, ad esempio, è legale la prostituzione, mentre la prassi della maternità surrogata comporta sanzioni penali. È altrettanto vietata l’ovodonazione e la donazione di embrioni. La stessa situazione viene contemplata in Francia, Italia, Spagna e molti altri paesi europei. Questo è il motivo per cui gli stranieri si recano in Ucraina.

        Maternità surrogata è legale negli Stati Uniti. Il più garnde svantaggio di questa alternativa è il costo del programma che supera di 2/3 volte il costo della MS in Ucraina. Per cui gli stranieri sono attratti non solo dal rapporto qualità-prezzo e anche dalla legislazione dello stato ucraino.

        Il principale nemico della maternità surrogata è sempre stata la chiesa. Secondo i concetti di chiesa, il problema dell’infertilità è meglio affrontato adottando un bambino da un orfanotrofio. Tuttavia, le famiglie sterili preferiscono la maternità surrogata. I motivi possono essere molteplici: negli orfanotrofi spesso si trovano i bambini con qualche deviazione o malattia; inoltre, adottare un bambino è molto, molto difficile. Le coppie infertili hanno paura di prendere i bambini da un orfanotrofio e fino all’ultimo cercano di avere un figlio genetico. Molti coniungi si ricredono dopo aver effettuato un programma di maternità surrogata e iniziano una nuova, felice vita. Se le persone vogliono un figlio usano tutte le opportunità per diventare genitori. Anche se questa opportunità è di rivolgersi a una donna estranea in modo che lei possa partorire loro un figlio.

lunedì 30 dicembre 2019

Scoperto un gene responsabile di alcuni casi di sterilità maschile

       Scoperto un gene responsabile di alcuni casi di infertilità maschile, le cui anomalie sono infatti legate a una ridotta concentrazione di spermatozoi nel seme: è il risultato di una ricerca pubblicata sull'American Journal of Human Genetics condotta da esperti di genetica medica del Brigham and Women's Hospital di Boston. Il gene in questione si chiama 'SYCP2' e i clinici hanno già trovato diversi pazienti con problemi di fertilità che presentano la mutazione.

Scoperto un gene responsabile di alcuni casi di sterilità maschile
       La sterilità nelle coppie dipende in circa la metà dei casi da lui, e si stima che in un caso su due la sterilità maschile sia riconducibile a qualche difetto genetico. Tuttavia sono pochissimi ad oggi i geni noti con un ruolo nella sterilità maschile. Gli esperti hanno isolato per la prima volta il gene 'difettoso' in un giovane paziente con problemi di fertilità, facendone la mappatura a tappeto del Dna. In seguito hanno trovato nuovamente il gene difettoso in altri tre pazienti sterili.

        "Speriamo che il nostro studio porti ad inserire questo gene tra quelli oggi considerati nel processo diagnostico della sterilità maschile - riferisce l'autore principale del lavoro Cynthia Morton. La sterilità è un grande problema per le persone giovani, e dal 40 al 72 per cento degli uomini non ricevono una diagnosi precisa. Significa che dobbiamo scoprire ancora gran parte dei geni coinvolti".

Fonte https://notizie.tiscali.it/salute/articoli/Scoperto-gene-sterilita-maschile/

Feti di donne incinte esposte a inquinanti organici persistenti più piccoli

       Le donne in gravidanza esposte agli inquinanti organici persistenti (persistent organic pollutants, POP) possono essere a maggior rischio di partorire feti un po’ più piccoli secondo uno studio prodotto da ricercatori dei National Institutes of Health statunitensi.
       Si tratta dello studio più completo che si riferisce aquesti composti in relazione alla gravidanza mai realizzato negli ultimi anni.
       Secondo questi risultati, queste sostanze chimiche, che una volta venivano utilizzate in agricoltura ma che persistono da anni negli ambienti, anche con esposizioni a bassi livelli possono avere effetti duraturi.
       Queste sostanze sono state utilizzate in agricoltura e vengono utilizzate ancora in alcuni processi industriali. Tra i prodotti che le contengono ci sono il DDT e la diossina.

       La particolarità di queste sostanze chimiche sta nella loro lenta degradazione. Questo significa che possono persistere per molti anni nell’acqua e nell’aria e possono introdursi anche nella catena alimentare e dunque nei nostri corpi.
       Già in passato questi composti erano stati collegati ad alcuni disturbi riproduttivi e a rischi maggiori difetti alla nascita.

       Questo studio ha approfondito invece le misure di crescita fetale in donne gravide esposte a queste sostanze a differenza di altri studi che avevano preso in considerazione perlopiù le dimensioni alla nascita, come spiega Pauline Mendola, ricercatrice dell’Istituto nazionale di salute infantile sviluppo umano Eunice Kennedy Shriver e autrice dello studio apparso su JAMA Pediatrics.
       La ricercatrice ha analizzato i dati delle analisi del sangue di 2284 donne incinte relativi alle settimane di gravidanza dalla 16ª alla 40ª.

       Questi dati sono poi stati confrontati con le misure relative alla crescita della circonferenza della testa, dell’addome e della lunghezza del femore dei feti.
La ricercatrice scopriva che rispetto ai feti di madri con una minore esposizione ai pesticidi organoclorurati, quelli con maggiore esposizione mostravano riduzioni di crescita più diffuse ed una riduzione della circonferenza della testa in media di 4,7 mm nonché della circonferenza addominale (di 3,5 mm) e della lunghezza del femore (di 0,6 mm).

       La ricercatrice trovava dati simili anche per quanto riguarda l’esposizione ai bifenili policlorurati (sostanze simili alla diossina) con una riduzione media della circonferenza della testa di 6,4 mm e dell’addome di 2,4 mm.
       Per quanto riguarda invece l’esposizione ai difenil eteri polibromurati (ritardanti di fiamma utilizzati vari prodotti di consumo), quest’ultimi venivano associati ad una riduzione media della circonferenza dell’addome di 2,4 mm e ad una riduzione media della lunghezza del femore di 0,5 mm.

Approfondimenti
Persistent organic pollutants in maternal blood linked to smaller fetal size, NIH study suggests | National Institutes of Health (NIH) (IA)

Allattare il bebè durante una nuova gravidanza: è possibile?

Allattare il bebè durante una nuova gravidanza: è possibile?       Come conciliare poppate e attesa di un nuovo bebè? Sono tante le domande che si affollano nella mente della mamma. Ecco le risposte dell’esperta per allattare con serenità.

Sospendere o continuare? C’è tempo per decidere
       In genere, se si allatta in modo esclusivo e a richiesta il capoparto si presenta più tardi (anche di diversi mesi) rispetto a quanto accade se non si nutre al seno. La prima ovulazione, però, si verifica prima della ricomparsa del ciclo: se la coppia non usa un metodo contraccettivo, può capitare che la cicogna torni a farle visita prima del previsto.

       “Quando una mamma si accorge di essere in attesa di un altro bimbo, spesso le viene consigliato di smettere di allattare. Ma il suggerimento non è supportato da evidenze scientifiche”, considera Mariangela Porta, ginecologa a Torino. “In realtà non è necessario procedere a uno svezzamento rapido e potenzialmente traumatico perché non vi è alcun rischio né per il piccolino che cresce nel pancione, né per la madre. Una dieta sana ed equilibrata garantirà a entrambi i nutrienti necessari”.

       Quindi il suggerimento è quello di… mantenere la serenità! Non c’è alcuna fretta e si può valutare con calma se si desidera continuare ad allattare o se si preferisce sospendere gradualmente le poppate.

Allattare in gravidanza: si stimolano le contrazioni?
       Un dubbio frequente è che le poppate possano provocare contrazioni, rischiando così di causare un aborto o un parto pretermine. “La suzione innesca effettivamente un riflesso che parte dalla mammella e raggiunge l’ipofisi, provocando il rilascio di ossitocina, sostanza chiave nel meccanismo del travaglio”, considera la ginecologa. “Ma la quantità di ormone prodotta durante una poppata non è dissimile da quella presente durante un rapporto sessuale. E l’attività sessuale non viene normalmente vietata nei nove mesi”. Se la gravidanza è fisiologica non ci sono controindicazioni “mediche” ad allattare.

Il latte è “buono” per il primogenito?
       Se la mamma non desidera interrompere le poppate, il suo latte continuerà a essere adatto alle esigenze del primogenito? “Con la gravidanza le caratteristiche del latte si modificano, ma l’alimento materno mantiene le sue proprietà nutrizionali”, spiega Mariangela Porta. “Infatti cambia sapore, diventando un po’ più salato per l’aumento del contenuto in proteine e sodio e per la diminuzione di glucosio, lattosio e potassio. Inoltre, generalmente intorno al quarto mese, si riduce in quantità. E verso il termine si trasforma nel colostro che sarà il cibo del nuovo bebè nei suoi primi giorni di vita”.

Via libera se alla mamma fa piacere
Картинки по запросу Allattare il bebè durante una nuova gravidanza: è possibile?       Stabilito che non ci sono controindicazioni per proseguire le poppate, la mamma deciderà come procedere valutando la sua situazione. Il bimbo ha meno di un anno per cui il latte materno è l’alimento principale della sua dieta? Il suo bisogno di poppare è ancora molto intenso? Oppure è più grandicello e potrebbe essere il momento giusto per concludere questa esperienza?

       È importante che si metta anche in ascolto delle proprie sensazioni fisiche ed emotive. Ci sono mamme per cui le poppate sono valide alleate: al seno il bimbo si rilassa, spesso si addormenta e loro stesse possono riposare un po’. Altre mamme invece provano fastidio ai capezzoli e non si sentono più a loro agio. In questo caso è opportuno accompagnare pian piano il piccolo verso nuove esperienze alimentari, con un bel surplus di coccole e rassicurazione.

Quando il bimbo dice basta
       A volte, infine, a decidere è… il bambino! “In seguito alle variazioni a cui il latte materno va incontro durante la gravidanza, alcuni bambini tendono a staccarsi spontaneamente dal seno prima dell’arrivo del fratellino, soprattutto se hanno superato il primo anno di età”, considera la ginecologa.

       “Nei casi in cui ciò non avviene, l’allattamento potrà proseguire anche dopo la nuova nascita, in ‘tandem’”. Per continuare finché a mamma e bambino – che sono i protagonisti di questa relazione – fa piacere.

Fonte https://www.dolceattesa.com/gravidanza/allattare-nuova-gravidanza/

Infertilità: se fosse un problema di intolleranze alimentari?

Rimanere incinta celiachia       Infertilità e intolleranze alimentari potrebbe essere un binomio strettamente legato: a lanciare l'allarme sono i medici del centro di medicina della riproduzione ProCrea di Lugano. Dalle loro ricerche è risultato che l'8% delle coppie con infertilità idiopatica (cioè senza una causa apperente) è risultata affetta da celiachia. Le coppie alla ricerca di un figlio vengono quindi sottoposte a un nuovo test genetico che individua intolleranze a glutine, lattosio e fruttosio così da poterle indirizzare sulla strada più corretta.

      "Si parla molto di intolleranze alimentari, ma poco si dice della correlazione che c'è tra l'alimentazione e la capacità fertile" spiega Michael Jemec, specialista in medicina della riproduzione del centro ProCrea. "L'intolleranza alimentare può causare una diminuzione delle probabilità di impianto dell'embrione, aborti ricorrenti e ritardo di crescita intrauterina. L'assunzione di cibi non tollerati provoca un'infiammazione cronica e quindi una risposta immunologica esagerata che può essere dannosa per la maturazione degli ovuli."

Fonte https://www.donnamoderna.com/mamme/rimanere-incinta/infertilita-intolleranze-alimentari-celiachia

In Italia scarsa conoscenza su cause e rimedi infertilità

       L’infertilità riguarda il 15% delle coppie italiane (dato del Registro nazionale procreazione medicalmente assistita), tuttavia una recente ricerca rivela una scarsa conoscenza delle sue cause e di come affrontarla. L'indagine commissionata da Ivi (Istituto valenciano per l’infertilità) e condotta da Ixè su 600 uomini e donne tra i 25 e i 44 anni, ha rivelato, ad esempio, che in molti non sanno che le malattie sessualmente trasmissibili sono causa di infertilità, o che 2 persone su 10 ritengono che la fertilità della donna inizi a ridursi dai 46 ai 50 anni, quando in realtà inizia dopo i 30 anni, con un calo importante già dopo i 35.
In Italia scarsa conoscenza su cause e rimedi infertilità

       L’indagine è stata presentata oggi a Milano durante la tavola rotonda Ivi 'Essere Mamma Oggi', nella quale quattro esperte si sono confrontate su come sia cambiata la figura della donna e della mamma rispetto al passato, con un focus sull’infertilità e sulle sue cause, tra cui l’invecchiamento della popolazione. In caso di difficoltà a concepire un figlio, il 49% degli intervistati sceglierebbe l’adozione mentre il 48% la fecondazione assistita. Chi ancora non ha avuto figli indica, in misura superiore alla media, la fecondazione assistita (48%), chi ha già figli preferirebbe, in misura superiore, l’adozione (49%).

       "Oggi, grazie al social freezing (la crioconservazione di ovociti con l’obiettivo di preservare nel tempo la fertilità di una donna per motivi sociali) una donna può avere un’opportunità in più se decide di procrastinare la maternità per motivi professionali o personali o perché non ha ancora un compagno con cui condividere progetti di vita - ha commentato Daniela Galliano, direttrice del Centro Ivi di Roma - I dati dell’indagine, come del resto la pratica clinica, mostrano come si tratti di un fenomeno ancora poco conosciuto in Italia ma l’atteggiamento di apertura che è emerso rappresenta un segnale incoraggiante".

       Un altro tema interessante toccato dall’indagine è la paura rispetto alla scelta della genitorialità: al primo posto si colloca la questione economica (41%), poi le insicurezze relative alle proprie capacità di crescere un figlio (27%) e a seguire la preoccupazione per il lavoro, sul come trovarlo e mantenerlo (25%).

       Si definisce infertile quella coppia che dopo 12 -24 mesi di rapporti sessuali regolari e non protetti non è riuscita a concepire. Una definizione che non tiene tuttavia conto di diversi aspetti. Le donne raggiungono il massimo picco della fertilità tra i 20 e i 25 anni: resta sufficientemente alto fino ai 35, subisce un considerevole calo dai 35 ai 40, ed è bassissimo oltre i 40 (dati del Registro nazionale procreazione medicalmente assistita).


Fonte https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2019/12/12/italia-scarsa-conoscenza-cause-rimedi-infertilita_LSXeexhLH5VIZGyFV1wwOJ.html?refresh_ce

Solfato di magnesio durante la gravidanza sicuro per bambino secondo un nuovo studio

        Le donne incinte che sono state trattate con solfato di magnesio assunto per via endovenosa non hanno visto i propri figli patire problemi particolari secondo uno studio condotto da ricercatori del South Australian Health and Medical Research Institute (SAHMRI).

        La principale autrice dello studio è stata Emily Shepherd secondo la quale si tratta di un risultato importante perché rassicura tutti quei genitori e soprattutto tutte quelle donne incinte che devono assumere solfato di magnesio.
        La stessa ricercatrice parla di quella che è stata una speculazione riguardo al fatto che questo trattamento benefico potesse danneggiare, involontariamente, il nascituro ma la questione in effetti non è mai stata affrontata chiaramente.

        Lo studio è in realtà una revisione sistematica di quasi 200 altri studi, di cui 40 randomizzati, che hanno permesso alla ricercatrice di giungere al risultato secondo il quale non non è possibile riscontrare particolari differenze per i neonati le cui madri sono state trattate con solfato di magnesio durante la gravidanza rispetto a quelle madri che non sono state trattate con questa sostanza o che hanno ricevuto un trattamento placebo.

        Il solfato di magnesio viene assunto soprattutto per quelle donne in gravidanza con con pre-eclampsia o eclampsia e negli ultimi 10 anni è stato introdotto come trattamento anche per quelle donne incinte con probabilità di avere un figlio molto pretermine affinché si riduca il rischio del bambino di sviluppare paralisi cerebrale.

        “I nostri risultati supportano l’uso continuato di solfato di magnesio come trattamento sicuro per queste donne, così come per le donne in gravidanza che soffrono di pre-eclampsia o eclampsia”, dichiara la ricercatrice nel comunicato stampa che presenta lo studio e che è stato pubblicato su PLOS Medicine.

Approfondimenti
Study finds no harm for newborns whose mothers were treated with magnesium sulphate during pregnancy (IA)
Antenatal magnesium sulphate and adverse neonatal outcomes: A systematic review and meta-analysis (IA) (DOI: 10.1371/journal.pmed.1002988)

domenica 29 dicembre 2019

A che eta inizia a calare la fertilita?

         L’età in cui si cerca il primo figlio sta aumentando sempre di più. Diventare genitori oggi è più complicato per tanti motivi: i cambiamenti della società e della figura della donna, le difficoltà economico-sociali, la possibilità di fare scelte diverse, i progressi della scienza. Affacciarsi alla maternità intorno ai 35-40 anni, però, porta con sè una grande conseguenza: le problematiche legate all’infertilità.
Diventare genitori
La fertilità inizia a calare dopo i 30 anni
         Infertilità di cui non si è tanto consapevoli: secondo un’indagine condotta da Ixè e commissionata dall’Istituto Valenciano per l’Infertilità (IVI), quasi 2 persone su 10 ritengono che la fertilità della donna inizi a ridursi dai 46 ai 50 anni e un ulteriore 11% (in misura superiore gli uomini) dopo i 50 anni. In realtà, il calo inizia dopo i 30 anni e diventa importante già nei cinque anni successivi. Risultati sconfortanti sono emersi anche in relazione alle cause dell’infertilità: solo pochi citano le malattie sessualmente trasmissibili.

Le scelte di fronte ai problemi di infertilità
         Il campione si spacca a metà, invece, di fronte alla scelta da prendere in caso di difficoltà a concepire. Il 49% opterebbe per l’adozione (soprattutto persone che hanno già avuto figli), il 48% per la fecondazione assistita (risposta diffusa tra chi invece non è ancora genitore). Tra chi vaglia il ricorso alla fecondazione assistita, il 37% accetterebbe anche la donazione eterologa, soprattutto le donne, più degli uomini, e i 25-29enni.

La conoscenza del social freezing
         Nell’indagine si inserisce anche il tema del social freezing, cioè la crioconservazione degli ovociti non per motivi terapeutici, ma per necessità sociali (lavoro, mancanza del partner, difficoltà socio-economiche). Dalla ricerca è emerso che solo il 17% degli intervistati sa che si può accedere al social freezing in Italia (il 37%, infatti, lo ignora), mentre il 20% crede che qui non sia consentita.

Poco conosciuto, ma sostenuto
         «Attraverso il social freezing una donna può avere un’opportunità in più se decide di procrastinare la maternità per motivi professionali o personali o magari semplicemente perché non ha ancora un compagno con cui condividere progetti di vita» commenta Daniela Galliano, direttrice del Centro IVI di Roma. «I dati dell’indagine, come del resto la pratica clinica, mostrano come si tratti di un fenomeno ancora poco conosciuto in Italia ma l’atteggiamento di apertura che è emerso rappresenta un segnale incoraggiante». Nel complesso la crioconservazione, e nello specifico pure il social freezing, viene considerata una scelta non egoista, sia per il bambino che per la mamma, anche se piuttosto costosa e innaturale.

Diventare genitori: l’associazione che salva le mamme
          Questione economica e precarietà lavorativa sono invece le risposte predominanti quando si tratta di parlare delle paure rispetto alla genitorialità. Al terzo poso motivazioni personali, soprattutto insicurezza sulla propria capacità di crescere un figlio. Il 6% dei 25-44enni parla anche di limiti alla carriera. Per chi si trova in condizioni di grave disagio economico e sociale esiste l’Associazione Salvamamme, che da più di 20 anni opera nel settore. «Sono migliaia le mamme e le famiglie che ricevono aiuto dalla nostra associazione» spiega Katia Pacelli, direttrice dell’associazione. «Il primo passo per avviare un rapporto e accogliere chi è in difficoltà è rappresentato dalla donazione di beni di prima necessità, che vengono offerti non solo nel pieno rispetto della dignità di quanti, forse per la prima volta nella vita, si sono trovati a chiedere, ma ancor più come una spinta per chi lo riceve a risollevarsi, per accendere una speranza e incoraggiare la volontà di farcela».

Fonte https://www.ok-salute.it/salute/a-che-eta-inizia-a-calare-la-fertilita/

Intelligenza artificiale il ‘futuro’ dell’infertilità

Картинки по запросу Intelligenza artificiale il ‘futuro’ dell’infertilità        «Attraverso parametri ben definiti e algoritmi matematici si può scegliere l’embrione migliore con quelle precise caratteristiche idonee all’impianto migliore e rendere oggettiva una scelta che al momento è invece soggettiva, perchè legata all’esperienza e alle conoscenze dell’operatore», spiega il professor Ermanno Greco, presidente del sesto European Fertility Meeting, di Roma - Questo appuntamento vuole fornire una sorta di cambio di direzione. Fino a oggi ci eravamo concentrati solo sugli embrioni mentre ora si è scoperto che la recettività dell’endometrio è fondamentale per far si che anche un embrione perfetto possa esser un bimbo in futuro». Il Meeting di Roma rappresenta ormai un punto di riferimento internazionale, per fare il punto sulla prevenzione e le metodiche di fecondazione più all'avanguardia. Come evidenziano anche gli ultimi dati Istat relativi al 2017, prosegue in Italia la tendenza alla diminuzione della fecondità in atto dal 2010. Il numero medio di figli per donna scende a 1,32 (1,46 nel 2010). Le donne italiane hanno in media 1,24 figli (1,34 nel 2010), le cittadine straniere residenti 1,98 (2,43 nel 2010).


        Prevedere ovulazione e fertilità, basandosi sui cicli mestruali e i sintomi, per scegliere il periodo migliore della propria ‘finestra fertile’, e poi ancora usare algoritmi per apprendere i cambiamenti dei modelli ormonali per una previsione dell'ovulazione altamente personalizzata e specifica per ogni donna. Sono numerose le possibilità attualmente in uso con le App per smartphone, che rappresentano un’anticipazione di ciò che ancora di più promette di fare l’Intelligenza Artificiale (IA) contro l’infertilità. E’ uno degli argomenti principali del sesto European Fertility Meeting, una due giorni di grandi novità scientifiche a Roma, presieduto dal professor Ermanno Greco, direttore scientifico Centri ICSI ROMA, Medicina della Riproduzione European Hospital e di Villa Mafalda. Nella fecondazione in vitro, infatti, si può usare per la valutazione e selezione degli embrioni, ottimizzazione della valutazione dei parametri della riserva ovarica e selezione degli spermatozoi. Al momento tutto ciò dipende spesso dalla conoscenza degli esperti e quindi le risposte possono essere molto soggettive mentre l'intelligenza artificiale può fornire un metodo oggettivo per la valutazione. Ma, ad esempio, uno recente studio ha dimostrato che l’Intelligenza Artificiale può imparare a riconoscere quali embrioni sono migliori per l’impianto: sono state mostrate decine di migliaia di immagini e indicato all’IA quelli legati a una gravidanza di successo, in seguito sono stati mostrati all’IA le immagini di embrioni trasferiti ed è riuscita a riconoscere correttamente la loro vitalità nel 70 per cento dei casi.

Картинки по запросу Intelligenza artificiale il ‘futuro’ dell’infertilità        «Grazie alle nuove tecniche di indagine sulla qualità embrionaria, da quelle cinetiche a quelle cromosomiche, aiutate anche dall’Intelligenza Artificiale (big data), si possono offrire alle coppie la migliore possibilità di successo, basandosi sempre su un percorso di personalizzazione – spiega Greco – Attraverso parametri ben definiti e algoritmi matematici si può scegliere l’embrione migliore con quelle precise caratteristiche idonee all’impianto migliore. In uno studio di pochi mesi fa, pubblicato sulla rivista ‘Fertility and Sterility’, ad esempio, è stato sviluppato un albero decisionale, per migliorare le nostre capacità predittive per l'impianto dell'embrione, utilizzando la valutazione della blastocisti insieme all'età materna, in quanto è uno dei fattori più significativi che influenzano il raggiungimento della gravidanza. Con questo sistema, è stata dimostrata la capacità di prevedere la possibilità di impianto all'interno di ogni fascia d'età. Questo approccio basato sull'intelligenza artificiale sembra valutare oggettivamente l'embrione, consentendo la previsione del potenziale di impianto e gettando le basi per un futuro di trattamento IVF personalizzato». Attualmente il ricorso all’Intelligenza Artificiale, sottolineano anche i ricercatori, è in fase di sperimentazione in diverse aree della medicina riproduttiva, tra cui l'identificazione e la morfologia degli spermatozoi, l'automazione della conta dei follicoli, la previsione automatica dello stadio delle cellule embrionali, la valutazione degli embrioni e la previsione della nascita dal vivo, nonché lo sviluppo di migliori protocolli di stimolazione e numerose di queste prestazioni saranno a breve disponibili nei Centri ICSI ROMA.

        Numerosi altri argomenti sono presenti, inoltre, nel programma del Meeting di Roma, come le sessioni sulla genetica e l'infertilità maschile, i metodi di selezione degli embrioni, inquinamento e fertilità oppure sulle cure immunoterapiche e il rischio di aborto: In particolare nella sessione su 'Nutrizione e Infertilità', viene sottolineata l'importanza di un corretto stile di vita a ogni età anche per l’impatto negativo che ha l’obesità. «Non si tratta solamente di esser attenti quando si decide di aver un figlio – sottolinea il professor Greco – ma approfittare di questo vantaggio già da più giovani. E' un tassello in più verso la fertilità, che va utilizzato subito. Quindi al bando sia obesità e sia anoressia e spazio a una dieta ricca di antiossidanti, selenio, vitamine e poi frutta e verdura, niente fumo e diminuire al massimo l'alcol, che interferisce con la produzione di ormoni sessuali. E il consiglio è di dedicarsi fin da giovani all'attività fisica anche leggera, non usare sostanze stupefacenti, compreso il doping, e abbassare il più possibile i livelli di stress. Inoltre il Meeting – prosegue il professor Greco – ha voluto fornire una sorta di cambio di direzione. Fino a oggi ci eravamo concentrati solo sugli embrioni mentre ora si è scoperto che la recettività dell’endometrio è fondamentale per far si che anche un embrione perfetto possa esser un bimbo in futuro». Come evidenziano anche gli ultimi dati Istat relativi al 2017, prosegue in Italia la tendenza alla diminuzione della fecondità in atto dal 2010. Il numero medio di figli per donna scende a 1,32 (1,46 nel 2010). Le donne italiane hanno in media 1,24 figli (1,34 nel 2010), le cittadine straniere residenti 1,98 (2,43 nel 2010). La riduzione del numero medio di primi figli per donna tra il 2010 e il 2017 è responsabile per il 68 per cento del calo complessivo della fecondità delle donne italiane e per l’81 per cento di quello delle donne straniere. Considerando le generazioni, il numero medio di figli per donna decresce senza soluzione di continuità. Si va dai 2,5 figli delle nate nei primissimi anni Venti (cioè subito dopo la Grande Guerra), ai 2 figli delle generazioni dell’immediato secondo dopoguerra (anni 1945-49), fino a raggiungere il livello stimato di 1,44 figli per le donne della generazione del 1977. (FABRIZIA MASELLI)

Fonte https://www.liberoquotidiano.it/news/salute/13538958/intelligenza-artificiale-il-futuro-dellinfertilita.html

Scoperto un gene che sarebbe responsabile dell’infertilità maschile

        Da uno studio statunitense arriva una nuova speranza per gli uomini che hanno problemi di infertilità.
       Un team di ricercatori del Brigham and Women's Hospital di Boston ha scoperto una nuova mutazione genetica responsabile di alcuni casi di infertilità maschile, la cui diagnosi è associata a una scarsa presenza di spermatozoi nel seme.
       Il gene in questione si chiama ‘SYCP2’ ed è stato isolato, tramite la mappatura a tappeto del Dna, in un individuo di giovane età con problemi di fertilità.
Картинки по запросу Scoperto un gene che sarebbe responsabile dell’infertilità maschile
Lo studio nel dettaglio
       La scoperta, descritta sulla rivista specializzata American Journal of Human Genetics, ha trovato riscontro in altri tre pazienti sterili, nel quale Dna è stato ritrovato lo stesso gene ‘difettoso’.
"Speriamo che il nostro studio porti ad inserire questo gene tra quelli oggi considerati nel processo diagnostico della sterilità maschile”, ha spiegato Cynthia Morton, principale autore dello studio. "La sterilità è un grande problema per le persone giovani, e dal 40 al 72% degli uomini non riceve una diagnosi precisa. Significa che dobbiamo scoprire ancora gran parte dei geni coinvolti”.
       Finora, la ricerca è riuscita a identificare un numero limitato di geni coinvolti nell’infertilità maschile. Secondo le stime ne esisterebbero tanti altri ancora sconosciuti.
       Stando al parere degli esperti, le cause della sterilità di coppia possono essere attribuite al 50% all’uomo. Inoltre, nel 50% dei casi l’infertilità maschile sarebbe dovuta proprio alla presenza di una mutazione genetica.

       L’infertilità maschile senza cause apparenti legata a un difetto nel Dna degli spermatozoi
Un recente studio, condotto sui topi da un team di ricercatori dell’Università della Pennsylvania, ha scoperto per la prima volta il responsabile di quei casi di infertilità maschile che risultano apparentemente inspiegabili. La causa di questo tipo di sterilità negli uomini sarebbe un groviglio provocato dal genoma degli spermatozoi, che, secondo quanto emerso dalla ricerca, resterebbe ‘impigliato’ per errore negli istoni, compromettendone la necessaria sostituzione.

Fonte https://tg24.sky.it/scienze/biotech/2019/12/19/infertilita-maschile-gene.html