venerdì 29 dicembre 2017

Italia: sempre meno parti con taglio cesareo

       Cala il numero di parti cesarei in Italia. Per la prima volta sono il 25% del totale, ma in certi ospedali si supera abbondantemente questa percentuale, arrivando al 90%.
       Ad affermarlo è il rapporto sul Piano Nazionale Esiti, pubblicato ieri da Agenas, l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali.
       Negli anni Ottanta si era verificato un aumento progressivo del numero di parti con taglio cesareo. Prima, solo una donna su dieci era sottoposta all'intervento chirurgico, dopo, anche più del 37% ( per esempio nel 2004).

In seguito, c'è stata una progressiva diminuzione

Perché questa propensione ai cesarei?
"La propensione al parto chirurgico rappresenta un comportamento difficile da cambiare - si legge nel rapporto -, dove la dimensione opportunistica del fenomeno si affianca a una dimensione culturale di sottovalutazione diffusa, sia tra i professionisti sia nella popolazione femminile, dei minori rischi e dei maggiori benefici del parto naturale sia per la donna sia per il bambino".

Parti con taglio cesareo: 29% nel 2010, 24,5% nel 2016

       Come scritto sul documento, "la proporzione di parti cesarei primari continua a scendere progressivamente dal 29% del 2010 al 24,5% del 2016". Si ricorda che l'Oms, Organizzazione mondiale della sanità, fissa al 10-15% la quota ottimale.

       "Si stima che dal 2010 siano circa 58.500 le donne alle quali è stato risparmiato un taglio cesareo primario, di cui 13.500 nel 2016".

       La situazione varia da regione regione. In certe realtà, soprattutto del centro nord, la percentuale resta sotto il 20% (Piemonte, Lombardia, Trento e Bolzano, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Toscana).

       Il primato di regione meno virtuosa spetta alla Campania, con una media intorno al 45%, ma con punte oltre il 90. Seguono Molise, Abruzzo e Puglia.

       Solo l'8% delle future mamme ha un parto naturale dopo il cesareo.

parto5       "La proporzione di parti vaginali eseguiti in donne che hanno partorito in precedenza con un parto cesareo è un indicatore che può essere utilizzato per valutare la qualità dell’assistenza fornita alle partorienti - si legge nel rapporto -: valori più alti possono riflettere una pratica clinica più appropriata dal momento che le linee guida internazionali non precludono, se non in particolari condizioni di rischio, il parto naturale in donne che abbiano precedentemente subito un cesareo e che parte dei tagli cesarei potrebbe essere eseguita per 'ragioni non mediche'".

Un progressivo miglioramento della qualità dell'assistenza


       “L’istantanea del Programma Nazionale Esiti 2017 ci restituisce un progressivo miglioramento della qualità dell’assistenza nel nostro Paese e, in particolare, un Sud che si avvicina, benché gradualmente, alle Regioni del Nord, conseguendo risultati di miglioramento buona parte delle aree cliniche, tradizionalmente critiche, come l’ortopedia, la perinatale e dell’apparato digerente - afferma Luca Coletto, Presidente AGENAS in merito alla presentazione dei risultati dell’edizione 2017 del PNE, svoltasi ieri mattina presso la sede dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali. - Se focalizziamo l’attenzione sui progressi ottenuti dal 2010, il cambio di passo è evidente per alcune Regioni del Sud che hanno centrato e, talvolta, superato la soglia richiesta dagli standard internazionali. Pur resistendo una variabilità tra le Regioni, e in particolare dentro le Regioni, i dati vanno, dunque, letti come decisivi segnali di incoraggiamento di un sistema sanitario, fortemente impegnato a garantire un elevato standard qualitativo di performance sanitarie”.

Fonte https://www.nostrofiglio.it/news/italia-sempre-meno-parti-con-taglio-cesareo

giovedì 28 dicembre 2017

I Follicoli: cosa sono, numero, crescita e altre caratteristiche

01       Il follicolo è una struttura anatomico-funzionale che fa parte dell’ovaia e l’ovocito è la cellula che maturerà in una parte microscopica della parete interna di un follicolo durante il ciclo ovarico spontaneo o stimolato in condizioni normali. Inoltre, il follicolo contiene un altro tipo di cellule che producono estrogeni necessari per lo sviluppo e la maturazione degli ovuli.
       Ciclo ovarico: maturazione follicolare (fase follicolare). Ovulazione. Formazione del corpo luteo (fase lutea).

       La dotazione di ovociti viene determinata nelle prime settimane di vita dell’embrione femminile. Dalla menarca (prima mestruazione), in ogni ciclo viene selezionato un ovocito. Gli ovociti di miglior qualità saranno i primi ad essere selezionati in modo tale che, con il passare del tempo, gli ovuli dei cicli successivi saranno di qualità inferiore. Questo spiega il motivo per cui maggiore è l’età della donna, maggiori saranno le difficoltà per restare incinta e maggiore la probabilità di abortire.

02       Perché è importante conoscere il numero di follicoli di ogni donna e la loro progressione durante il ciclo ovarico? Come possiamo studiarlo?

       All’interno dello studio della fertilità della donna è fondamentale conoscere la sua riserva ovarica. Per valutare questo dato vengono effettuate diverse analisi ormonali (ormone antimulleriano, FSH, LH, estradiolo,…) ed ecografie vaginali in diverse modalità.

       Attualmente il conteggio dei follicoli per ovaia è la stima più fedele della riserva ovarica in una paziente determinata. Questa riserva si calcola in base al numero di follicoli per ovaia osservati durante i primi giorni del ciclo (dal 2º al 5ª) mediante ecografia vaginale. Questi follicoli vengono denominati “antrali”. Anche l’ecografia ci permette di seguire l’evoluzione o la crescita dei follicoli sia in un ciclo spontaneo che in un ciclo stimolato con trattamento di fertilità.

       In base al numero di follicoli antrali si considera riserva ovarica adeguata o normale se il conteggio è d 6 a 10. Scarsa riserva ovarica se il conteggio è inferiore a 6 e alta riserva ovarica se è superiore a 12.  La dimensione follicolare in questa fase del ciclo è dai 2 ai 10 mm.0304

       Le donne con una scarsa riserva ovarica sono esposte ad un maggior rischio di insuccesso durante un trattamento di fertilità e le donne con una riserva ovarica alta sono esposte ad un maggior rischio di rispondere in modo esagerato. In entrambi i casi, è probabile che il ciclo di trattamento debba annullarsi. Questo non succede con un conteggio follicolare normale.

*In un ciclo naturale, tra i vari follicoli antrali viene selezionato quello “dominante”. Questo follicolo si distingue dagli altri per le sue dimensioni e per il ritmo di crescita. Alla fine sarà un follicolo maturo o di De Graaf pronto per “ovulare”. Gli altri scompaiono o muoiono come parte di un processo biologico programmato. Prima dell’ovulazione, il diametro medio del follicolo dominante sarà di 22-24 (intervallo da 18 a 36 mm). È l’unico valore che può pronosticare con certezza l’ovulazione.

*Nel ciclo stimulato (trattamento ormonale), in generale crescono tutti o quasi tutti i follicoli antrali. Il ritmo di crescita cambierà da uno all’altro. Quando vari follicoli raggiungono una dimensione di circa 18 mm viene somministrato l’ormone hCG ovitrelle®) che produrrà l’ovulazione. La raccolta degli ovuli avverrà 36 ore dopo aver somministrato questo ormone. Lo scopo del trattamento consiste nel raccogliere il maggior numero possibile di ovuli maturi che successivamente potranno essere fecondati dagli spermatozoi.

       Ciononostante, la crescita di un follicolo non significa necessariamente che al suo interno vi sia un ovulo maturo.

       Come in un campione di liquido seminale non tutti gli spermatozoi possiedono la qualità necessaria per fecondare, non tutti i follicoli contengono ovuli maturi né hanno tutti la stessa qualità.

       In una percentuale bassa di casi, si può verificare il cosiddetto Sindrome del follicolo vuoto. Sarebbe il mancato recupero di ovociti dopo una stimolazione ovarica in un trattamento FIV in pazienti con una crescita di follicoli e livelli di estradiolo adeguati (ormone prodotto dalle cellule che ricoprono le pareti del follicolo). Non se ne conosce la causa esatta. Sono state analizzate diverse situazioni tra cui l’errore nell’amministrazione del hCG, una risposta anomala al trattamento, l’alterazione nella maturazione follicolare….Non esistono fattori chiari ed evidenti che possano aiutare a stimare o stabilire l’apparizione di questa sindrome, sebbene si sia osservato che succede soprattutto in donne con casi precedenti di sterilità primaria (donne che non hanno mai raggiunto una gravidanza) e che presentano un buon conteggio follicolare. I casi sono pochi (<7%), ma la sua incidenza aumenta con l’età. Il fatto che una paziente sia affetta da questa situazione non significa, nella maggior parte dei casi, che esista un problema di fertilità. Infatti, la maggior parte delle pazienti avranno una maturazione follicolare ed un numero di ovuli raccolti nella norma.

       Infine, vorrei ricordare che qualsiasi donna, nonostante attualmente non stia cercando di avere un figlio, pupo conoscere la propria riserva ovarica con un semplice conteggio di follicoli mediante un’ecografia in una normale visita di  controllo ginecologico. In questo modo, una percentuale elevata di donne potranno sapere in anticipo se sono idonee o no e pensare prima ad una gravidanza conoscendo questa condizione. Non bisogna dimenticare che l’ovaia, purtroppo, è un organo che si “stanca” presto. Ha una vita media inferiore rispetto ad altri organi.

Il singhiozzo del bebè nel pancione

Il singhiozzo del bebè nel pancione       Finalmente un po’ di relax. Il pancione non è ancora così evidente – siamo intorno alla sedicesima settimana di gravidanza – ma una piccola pausa nell’arco della giornata è ben accetta. Giova alla futura mamma e al bebè che, a quest’epoca, comincia a farsi sentire. All’inizio sono degli ‘sfarfallii’, meglio percepibili proprio a riposo, quando la donna riesce a concentrarsi su se stessa e ad ascoltarsi. Poi diventano autentici colpetti, segno che il piccolo cresce, acquista forza, si muove. Di tanto in tanto, però, quei meravigliosi segnali di vita si fanno diversi: più leggeri e intermittenti, a volte così prolungati, anche fino a mezz’ora, da destare preoccupazione. Niente paura: si tratta di movimenti sussultori ritmici che, in genere, tendiamo a scambiare per un “singhiozzo prenatale”. O singhiozzo del feto. Impropriamente perché in realtà il feto, immerso com’è nel liquido amniotico, non può certo respirare: gli alveoli polmonari non funzionano ancora. E allora, cosa ci dà l’illusione del singhiozzo? Il movimento dei muscoli della gabbia toracica: il piccolo si sta allenando alla respirazione.

       Tecnicamente accade che il bambino, proprio attraverso questo meccanismo, comincia a maturare l’epitelio tracheo-bronchiale. Ma c’è anche chi sostiene che questa sorta di “respirazione primitiva” gli consente di capire e memorizzare il movimento da fare per espellere il latte quando, una volta nato, dovesse andargli di traverso. E potrebbe anche darsi se si considera che nel pancione il feto, sussultando, impedisce al liquido amniotico di entrare nei polmoni.

       La natura fa miracoli, lo sappiamo. Ma è possibile che un bimbo così piccolo sia in grado di fare tutto ciò? In realtà non è lui che decide di provare quelle tecniche che gli serviranno per la sua nuova vita. Casomai è la mamma che, mangiando troppo o facendo movimenti un po’ bruschi, ne stimola le reazioni. Al di là di tutte queste spiegazioni scientifiche, il singhiozzo del feto volgarmente detto è un bel messaggio: il bambino comunica con noi per dirci che sta bene.

Fonte http://www.dolceattesa.com/gravidanza/singhiozzo-del-feto_vita-prenatale/

Arezzo: mamma record partorisce il dodicesimo figlio

       Una mamma davvero da record. L'aretina Francesca Fabbriciani ha dato alla luce a Joseph Jakob, il suo dodicesimo figlio.

       Il bimbo di casa Fiori-Fabbriciani si aggiunge a una tribù di tutto rispetto. C'è Giuditta, la primogenita di 20 anni, Giosuè (19), Stefano (17), Elia (15), Susanna (14), Giovanni Paolo (12), Abraham (10), Beniamino (9), Miriam (7), Maria Maddalena (5) e Teresa Benedetta (4).

manina       Inoltre appena nato, Joseph Jakob è già zio. Giuditta infatti, la sorella maggiore, lo scorso aprile ha partorito una bambina, Rosalie.

Cinque generazioni insieme

       C'è Rosalie, figlia di Giuditta, Joseph Jakob con gli undici fratelli, Francesca e Raffaele, nonni, Giusy e David, bisnonni, e la trisnonna Vera, di 88 anni.

       "Joseph Jakob è una grande gioia", hanno dichiarato al Corriere di Arezzo mamma Francesca e babbo Raffaele. "Siamo felicissimi - spiega Francesca Fabbriciani - di questo ulteriore dono da parte del Signore. Veramente io l'ho desiderato molto. Il bambini si chiama Joseph perché ho pregato San Giuseppe perché intercedesse presso Dio per un altro figlio. Jakob perché Giacobbe è il padre del Giuseppe dell'antico testamento, altra figura molto amata da me e mio marito e pure il padre di San Giuseppe si chiamava Giacobbe"

Fonte https://www.nostrofiglio.it/news/arezzo-mamma-record-partorisce-il-dodicesimo-figlio

Medicina: con l’acido folico a fine gravidanza più rischi di allergie nei bimbi

Картинки по запросу l’acido folico a fine gravidanza      L’integrazione di acido folico a fine gravidanza potrebbe aumentare i rischi di allergie nei bambini. E’ l’ipotesi che emerge da uno studio pubblicato sull”American Journal of Physiology’, sulla vitamina B usata per prevenire la spina bifida e favorire lo sviluppo del sistema nervoso centrale del feto.

      Proprio per queste ragioni l’assunzione quotidiana di questa vitamina è raccomandata almeno un mese prima della gravidanza e per 3 mesi dopo il concepimento. I ricercatori dell’università di Adelaide, in Australia, hanno studiato sugli ovini gli effetti di un utilizzo prolungato, valutando i rischi di allergie in particolare agli acari e alle uova. E i risultati dello studio indicano effettivamente una maggiore probabilità di questo tipo di allergie.

      Gli autori, quindi, pur ribadendo l’importanza fondamentale di assumere acido folico nel primo trimestre di gravidanza, sottolineano che nelle fasi successive della gestazione per questa integrazione – che non è più utile a prevenire la spina bifida – ci sono sempre più evidenze di aumento del rischio di allergie.

Fonte http://www.meteoweb.eu/2017/12/acido-folico-gravidanza-rischi-allergie-bimbi/1022211/#01suYlGgPz5BlL8B.99

SI PUÒ BERE IN GRAVIDANZA? GLI EFFETTI DELL’ALCOOL SUL NASCITURO

      E’ realmente possibile che il feto possa essere danneggiato in qualche modo anche per piccole dosi di liquido alcoolico?

alcol gravidanza
      Le donne in gravidanza devono seriamente dire addio all’alcool per tutta la durata della gestazione e quali sono i possibili effetti dell’alcool sul futuro neonato?

      La cosiddetta sindrome feto-alcoolica è davvero un serio rischio per la salute del bimbo o si è fatto troppo terrorismo su questa vicenda?

      A chiarirci le idee, sono stati i ricercatori dell’Istituto Superiore della Sanità che hanno recentemente pubblicato un articolo sulla rivista scientifica Clinical Chemistry and Laboratory Medicine.

      La ricerca, effettuata in Spagna da vari istituti e atenei situati tra Barcellona e Madrid, vuole essere un monito ed un avvertimento per tutte le mamme in attesa.

      Sì, l’alcool può essere trasmesso dalla madre al feto soprattutto nel secondo e nel terzo trimestre.

      I ricercatori hanno infatti trovato nel meconio, ovvero il materiale fecale del neonato, tracce dell’alcool ingerito dalla madre.

      I dati parlano chiaro e seppur la quantità di alcool sia minima, un’assunzione costante è rintracciabile sia nel capello della madre, sia nelle prime feci espulse.

      Purtroppo questo conferma la necessità di precauzioni che ovunque vengono consigliate.

      Non solo le gestanti non dovrebbero assumere alcool, ma è addirittura indifferente la gradazione alcoolica delle bevande e la quantità bevuta.

      In nessun caso è infatti consigliabile assumere anche piccole quantità di una bevanda alcoolica. Le dosi e le gradazioni non sono importanti.

      Per chiarire le idee, si deve tenere presente che l’alcool viene trasmesso al feto attraverso la placenta ed il futuro neonato si ritrova ad assumere la medesima quantità ingerita dalla madre.

      A peggiorare le cose è emerso che mentre un adulto è in grado di metabolizzare le molecole alcooliche, questo non si può assolutamente dire per il corpo dei neonati che si ritrovano a tutti gli effetti a subire i pericoli dell’alcool e i danni degli organi e dei tessuti.

       Un’esposizione diretta è quindi scontata da parte dei feti che rischiano problematiche anche serie a livello neurologico.

      E’ importante per una futura mamma conoscere i rischi che corre e per questo motivo molti esperti sono oggi concordi nel dire che l’alcool dovrebbe essere completamente eliminato dalla dieta della futura mamma.

      Non solo però durante la gravidanza, questo divieto andrebbe esteso sia prima, ovvero quando c’è già nell’aria l’idea di voler procreare, sia dopo, cioè durante l’intero periodo dell’allattamento.

 Fonte Fetal exposure to ethanol: relationship between ethyl glucuronide in maternal hair during pregnancy and ethyl glucuronide in neonatal meconium

mercoledì 27 dicembre 2017

Test di compatibilità genetica: per tutte le coppie o in casi selezionati?

       Non si tratta di diagnostica prenatale, il test non viene effettuato sull’embrione o sul feto a gravidanza già avviata, ma sui genitori, prima del concepimento. Un prelievo di sangue a lei e a lui e l’utilizzo di una tecnologia innovativa per sequenziare il DNA di entrambi permettono di identificare eventuali alterazioni di singoli geni che, combinate tra loro all’atto del concepimento, potrebbero dar luogo a una patologia.

Si effettua in centri privati
Test di compatibilità genetica: per tutte le coppie o in casi selezionati?       Da alcuni mesi, diversi centri privati per la diagnostica molecolare pubblicizzano il nuovo esame, noto come “test di compatibilità genetica”, rivolgendosi a tutte le coppie, quelle che hanno una storia familiare di malattie ereditarie o problemi di infertilità e quelle sane, esenti da specifici fattori di rischio, quelle che si avviano a intraprendere un percorso di procreazione assistita e quelle che cercano il concepimento per via naturale. Ognuno di noi è portatore sano e inconsapevole di patologie genetiche, dalle 3 alle 5 malattie note. Se due partner casualmente si trovano ad avere lo stesso gene mutato, la probabilità che abbiano un figlio malato è del 25%. Anche se nelle famiglie degli aspiranti genitori non c’è alcun precedente di malattia ereditaria, la possibilità non può essere esclusa, avvertono le pubblicità. In caso di positività, quindi, la soluzione offerta è di procedere con fecondazione assistita, sottoporre gli embrioni ottenuti a un esame pre-impianto e poi impiantare solo quelli sani. Ma è veramente opportuno sottoporsi a un esame di questo tipo come test di screening, cioè senza indicazioni specifiche, considerato che il suo costo va dai 1.000 euro in su e che non è rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale, a meno che non venga prescritto da uno specialista in presenza di una condizione di maggior rischio?

I portatori sani e il gioco delle probabilità
       Le mutazioni che il test di compatibilità genetica cerca nel DNA dei due partner sono quelle associate a malattie ereditarie recessive. Che cosa significa? “Ognuno di noi possiede due copie di ciascun gene”, risponde Giovanni Porta, genetista dell’Università dell’Insubria e consulente dell’Associazione per lo Studio delle Malformazioni. “Ci sono malattie ereditarie che dipendono dall’alterazione di un singolo gene. Si chiamano monogeniche. Tra queste, alcune si manifestano anche se una sola copia del gene è mutata e sono le cosiddette dominanti. Altre si manifestano solo se entrambe le copie presentano una mutazione patogena e sono le cosiddette recessive. Ognuno di noi ha diversi geni mutati associati a malattie recessive, dunque è portatore sano di quelle patologie: non le manifesta e di solito ne è del tutto inconsapevole”. È come un gioco di carte: se hai due carte bianche sei sano, una bianca e una rossa e sei portatore sano, due rosse e sei malato. Quando due partner sani concepiscono un figlio, ciascuno passa al nascituro una delle sue carte bianche. Il figlio riceve due carte bianche ed è sano. Se un partner è sano e l’altro è portatore sano, il primo passa al figlio una carta bianca, il secondo ha il 50% di probabilità di passargli una carta bianca e il 50% di passargliela rossa. Dunque il figlio ha il 75% di probabilità di nascere sano e il 25% di nascere portatore sano, ma comunque sano. Se i partner sono entrambi portatori sani, ciascuno ha il 50% di probabilità di passare al figlio la carta rossa, dunque il nascituro ha il 25% di probabilità di ricevere due carte bianche ed essere sano, il 50% di ricevere una carta bianca e una rossa e risultare a sua volta portatore sano, e il 25% di ricevere due carte rosse ed essere ammalato.

L’entità del rischio
       Per stabilire se vale la pena sottoporsi a un esame, è necessario valutarne costi e benefici. Il costo del test di compatibilità genetica è elevato. Quali sono i benefici che offre? “Ognuno di noi possiede circa 22 mila geni”, osserva Porta. “La probabilità che due persone prese a caso presentino una mutazione patogena a carico dello stesso gene è estremamente bassa. Non è nulla, ma è molto, molto bassa. Alcune patologie monogeniche recessive sono più frequenti di altre. Per esempio, una persona su 25 è portatrice sana di fibrosi cistica, una su 35-50 è portatrice sana di atrofia muscolare spinale, una su 80 di sordità congenita. In alcune zone della Sardegna e della Sicilia, una persona su 10 è portatrice sana di anemia mediterranea. Proprio per questa ragione, nelle famiglie dei portatori sani di queste patologie ricorrono casi di malattia manifesta. In assenza di precedenti familiari o altri fattori di maggior rischio, la probabilità di trasmettere a un figlio una malattia monogenica recessiva è minima e non giustifica un esame tanto costoso”. La pubblicità di un ambulatorio che offre l’esame dichiara che la probabilità per una coppia qualsiasi di avere un figlio affetto da una malattia monogenica recessiva è di uno su 300. Effettuando il test, il rischio si abbassa a uno su 30 mila. “È vero, ma uno su 300 è già in partenza un rischio basso”, commenta Porta. “Inoltre, per abbattere drasticamente la probabilità come dichiarato dalla pubblicità è sufficiente testare la coppia per le malattie genetiche più frequenti, come la fibrosi cistica, l’anemia mediterranea e l’atrofia muscolare spinale. Non è necessario esaminare centinaia di geni, con un costo altissimo”. Va detto poi che l’esito negativo del test non garantisce la salute di eventuali figli, perché l’esame cerca solo 600 malattie monogeniche recessive note, non considerando quelle dovute al concorso di più geni, quelle dovute a mutazioni spontanee che possono verificarsi durante il concepimento e quelle dovute ad alterazioni cromosomiche, che sono in assoluto le più numerose. “Si tratta, quindi, di un esame che abbassa di poco un rischio già in partenza bassissimo”, conclude il genetista.

Test di compatibilità genetica: in quali casi è davvero utile?
       La tecnologia che consente di sequenziare l’intero DNA di una persona in tempi brevi è un fenomenale progresso della medicina moderna e uno strumento potente, se usato nel modo giusto. “La Società Italiana di Genetica Umana si è pronunciata espressamente su questo tipo di esami: non è corretto proporli direttamente al grande pubblico, pubblicizzandoli come si trattasse di test di screening, consigliabili a tutte le coppie”, dice Porta. “Sono utili, invece, se impiegati nel modo giusto, cioè quando vengono prescritti da un genetista medico che ha valutato la situazione specifica di una data coppia. È consigliabile rivolgersi per una consulenza a un genetista se nella storia familiare di uno o entrambi i partner sono presenti casi di malattie ereditare, oppure se la stessa coppia ha avuto in passato figli ammalati o gravidanze con feti portatori di malattie ereditarie, o ancora se ha subito tre o più interruzioni spontanee di gravidanza. Infine, può essere utile una consulenza se la coppia proviene da zone ad alta diffusione di anemia mediterranea”.

Fonte http://www.dolceattesa.com/rimanere-incinta/test-compatibilita-genetica-tutte-le-coppie-casi-selezionati_concepimento_genetica/