venerdì 3 marzo 2017

Papilloma virus in uomo è causa infertilità e aborti

 In questi pazienti, tuttavia, la somministrazione del vaccino, inducendo la produzione di anticorpi, facilita l'eliminazione del virus e ripristina la fertilità. Lo dimostra uno studio condotto da Carlo Foresta, direttore dell'Unità di Andrologia e Medicina della riproduzione dell'Azienda Ospedaliera di Padova, e dal dottor Andrea Garolla.

    Lo studio sarà presentato al XXXII Convegno di Medicina della Riproduzione, che si svolge dal 23 al 25 febbraio ad Abano (PD).

Papilloma virus in uomo è causa infertilità e aborti © Ansa
    I ricercatori hanno dunque dimostrato che la presenza di HPV nel liquido seminale ostacola la fertilità naturale. Questi risultati emergono dalla valutazione di 115 coppie senza cause apparenti di infertilità, il cui partner risultava positivo all'HPV nel liquido seminale. Tra queste, 54 coppie hanno cercato una fertilità naturale per 12 mesi senza eseguire alcun trattamento. Questo gruppo ha ottenuto una gravidanza nel 14,8% dei casi, ma nel 37.5% degli stessi la gravidanza esitava in aborto. Nelle rimanenti 61 coppie, il partner era sottoposto a vaccinazione per HPV per sei mesi, prima della ricerca della gravidanza. In questo gruppo, le coppie hanno ottenuto una gravidanza entro l'anno nel 37,7%, con una percentuale di aborto del 4,3%. In altre parole, tra tutte le gravidanze ottenute, nel gruppo sottoposto a vaccino è stata documentata una percentuale di nati pari al 95,6%, mentre nell'altro gruppo la percentuale si è attestata al 62.5%. Questi risultati, rilevano i ricercatori, "dimostrano che l'induzione della difesa immunitaria contro l'HPV, indotta dal vaccino, rappresenta un trattamento utile per una più rapida eliminazione dell'infezione e per il ripristino della fertilità senza conseguenze abortive".


    Lo studio suggerisce inoltre che in tutti i casi in cui l'infertilità di coppia non può essere attribuita ad una causa ben definita e nelle coppie in cui si manifesta una poliabortività, dovrebbe essere eseguita la ricerca dell'HPV nel liquido seminale.


Fonte http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/lei_lui/vita_di_coppia/2017/02/22/medicina-papilloma-virus-in-uomo-causa-infertilita-e-aborti_837053b5-7557-4efb-bcf4-f53e64564736.html

La Sterilità Maschile ormai è da considerarsi "malattia sociale"

     Siccome la sterilità è una malattia che può durare anche per un ventennio, si stima che oggi in Italia più di 1.000.000 coppie (vale a dire circa 2.000.000 persone!) siano sterili.
Картинки по запросу "malattia sociale"     In considerazione del fatto che il 40% della sterilità è imputabile a problematiche andrologiche e il 20% a problematiche di coppia si stima che circa 1.000.000 uomini siano affetti oggi da sterilità maschile.
     Se si calcola che in Italia ci sono 7.000.000 di individui maschi in età riproduttiva, si può sicuramente affermare che nel terzo millennio un italiano su dieci sia sterile.
     Ne consegue quindi che l’infertilità maschile sia sicuramente da annoverarsi tra le malattie sociali, in considerazione anche del fatto che la problematica riscontrata nel maschio investe psicologicamente anche la moglie e quindi i dati su esposti vengono inesorabilmente a raddoppiarsi.
     Purtroppo a differenza di ciò che avviuene nelle donne la “ricognizione diagnostica della fertilità dell’individuo di sesso maschile” oggi avviene ancora al momento del desiderio di paternità e, quindi, spesso a distanza dell’evento patologico causale della dispermia.

Curare la infertilità maschile con le staminali

      Molti pazienti affetti da neoplasie, spesso perdono la fertilità a causa dei trattamenti chemio o radioterapici, poichè questi danneggiano non solo le cellule malate, ma anche quelle sane in corso di divisione, come possono essere le staminali spermatogoniali.
Se a sviluppare una neoplasia è un uomo adulto c'è la possibilità di crioconservare lo sperma sano prima della terapia, in modo che questo possa poi essere utilizzato a terapia terminata; ma se il paziente si trova in fase prepuberale, lo sperma prodotto non è ancora maturo, dunque questa possibilità svanisce, insieme alla possibilità di procreare, in futuro.
Картинки по запросу infertilità maschile      In questi casi una strategia potrebbe essere la crioconservazione delle staminali spermatogoniali, ovvero quelle che danno vita proprio allo sperma.Fino ad oggi, questa possibilità era stata testata su modello animale solo nel caso di radioterapia.Il team di studiosi di Pittsburgh ha voluto invece testare il metodo su primati non umani che venissero sottoposti a chemioterapia, scoprendo che il meccanismo funziona perfettamente: crioconservando le celluli staminali prelevate prima del trattamento con un comune farmaco usato sugli essere umani,e poi reiiniettandole dopo la cura,gli scienzati si sono accorti che nella maggior parte dei casi le cellule erano effettivanente capaci di produrre sperma.
      Quindi tecnicamente la crioconservazione delle cellule staminali spermatogoniali è possibile,ma ancora troppe domande non hanno risposta chiara.
Bisogna continuare a fare ricerca, per eliminare ogni dubbio e pericolo.

Fonte: http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=11719

Cellulari ed infertilità maschile

       Il team di ricercatori ha esaminato 2110 uomini con problemi di fertilità che sono stati divisi in due gruppi: il primo costituito da 991 uomini, che usavano sistematicamente il cellulare, ed il secondo gruppo di 1119 maschi, che invece non lo utilizzavano.
       Questo lavoro ha mostrato che gli uomini con il cellulare hanno un’alterazione della morfologia degli spermatozoi nel 68% dei casi di contro al 58,1% degli uomini senza cellulare.
Картинки по запросу Cellulari ed infertilità maschile       Inoltre i maschi che usavano frequentemente cellulari avevano dei livelli di testosterone totale circolante più alto ma livelli più bassi di LH, cioè l’ormone prodotto dall’ipofisi, importante ghiandola del sistema nervoso centrale che a sua volta stimola la produzione di testosterone a livello del testicolo, mentre nessuna significativa differenza è stata osservata nel dosaggio dell’FSH e della Prolattina tra i due gruppi.
       Visti i dati ottenuti si ipotizza che le onde elettromagnetiche emesse dai cellulari possono avere una duplice azione sia a livello ormonale sia nella capacità di alterare la qualità del liquido seminale.
       Sembra che le onde elettromagnetiche possono bloccare la conversione del testosterone nella suo metabolita attivo e questo può essere il fattore che non permette agli spermatozoi di arrivare a piena maturazione ed avere una morfologia fisiologica.
       Naturalmente altre ricerche più mirate e precise sono ora necessarie per confermare questa prima ipotesi di danno nei confronti degli spermatozoi determinato da onde elettromagnetiche, emesse dai cellulari.

Fonte:
http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1439-0272.2010.01075.x/full

giovedì 2 marzo 2017

Anche l’obesità è causa di infertilità maschile

      Numerosi sono gli studi che avvalorano la correlazione fra l’obesità ed infertilità maschile che è molto più marcata se associato alla presenza di patologie concomitanti come il diabete, l’ipertensione, la dislipidemia (ipertrigliceridemia ed ipercolesterolemia con incremento del colesterolo “cattivo” LDL e riduzione del colesterolo “buono” HDL), il fumo, l’alcool, l’età e l’esposizione a particolari sostanze chimiche come gli ftalati presenti in alcuni tipi di vernici. I fattori sopraelencati nell’insieme configurano quella che viene definita “sindrome metabolica”. Secondo l’Ente Americano NIEHS-AHS basterebbe un incremento di 9kg per diminuire la probabilità di fertilità nell’uomo. Si è calcolato che la incidenza nella popolazione maschile di associazione fra obesità ed infertilità è pari al 15-18% e rappresenta il 56% dei casi di infertilità di coppia.

      Il sovrappeso la cui entità è definita dall’incremento dell’Indice di massa corporea (IMC) o BMI (body mass index) ottenuto dalla formula Peso (Kg)/ altezza al quadrato (m2) è direttamente correlato a:
1) incremento del numero di adipociti (cellule del grasso) che a loro volta determinano un incremento di un enzima definito aromatasi che converte il testosterone (ormone sessuale maschile) in estrogeni (ormoni sessuali femminili) che a loro volta inibiscono la produzione di ormoni fondamentali per la normale crescita e differenziazione degli spermatozoi ovvero l’FSH (ormone follicolo stimolante) e l’LH (ormone luteinizzante) prodotti dal sistema ipotalamo ipofisi situato nel cervello; contestualmente si osserva un incremento della SHBG (Sex Hormone Binding Globuline) cioè della globulina che veicola il testosterone.
2) aumento dei radicali liberi da eccessiva presenza di derivati energetici (ATP) con conseguente stress ossidativo degli spermatozoi 
3) alterazione dei geni di Leptina e PPAR-g (Triphty gene) geni che regolano il risparmio di sostanze energetiche per metterle a disposizione al momento del bisogno, ma ovviamente questi soggetti oltre all’introito di notevoli quantità di calorie sono anche sedentari e quindi questi geni non fanno altro che determinare l’accumulo di sostanze in eccesso che poi però non vengono adeguatamente smaltite.
Картинки по запросу obesita maschile      Il numero di cellule adipose si costituisce in epoca infantile (maggiore è il numero maggiore è la tendenza ad accumulare grassi) di qui le numerose raccomandazioni dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) nel regolamentare l’assunzione di cibo ai nostri figli evitando gli eccessi, stimolandoli a svolgere una regolare attività fisica, eliminando sin dai due anni l’uso e del passeggino ed anche del biberon, tutto questo per prevenire sin da piccoli quella che viene definita la malattia del secolo ovvero l’obesità che a parte l’infertilità predispone l’individuo allo sviluppo di patologie quali l’ipertensione, il diabete, problemi cardiovascolari (infarto), problemi alle articolazioni ecc.

      Di recente si è riscoperto il ruolo di numerosi integratori alimentari quali Zinco, Rame, Proantocianidine, Arginina, L-Carnitina, L-Acetilcarnitina, Omega 3, Glutatione, Coenzima Q10, Vitamina B12, Acido Folico, Vitamine C, D, E che combinati in vario modo sono utilizzati per migliorare la qualità del liquido seminale.

In conclusione nei pazienti obesi con BMI > 35 si verifica:
-          Riduzione del volume dell’eiaculato
-          Alterazione del DNA degli spermatozoi
-          Riduzione del numero di spermatozoi e della loro motilità
-          Aumento degli spermatozoi atipici
-          Alterazione della concentrazione degli ormoni sessuali

Infertilità maschile ed infiammazioni della prostata

giovanniberetta_Normal-Prostategiovanniberetta_Persistent-ProstatitisOra una valutazione accurata e completa di tutta la letteratura più importante, prodotta sull’argomento, nel tentativo di arrivare a confermare in modo più preciso questo collegamento, è stata condotta da alcuni ricercatori cinesi del Department of Urology, Southwest Hospital, Third Military Medical University, Chongqing e della Shanghai Jiaotong University School of Medicine, People's Republic of China e pubblicata on-line su PLoS One.
La ricerca sistematica in questione è stata prodotta utilizzando PubMed, EMBASE e la Cochrane Library e valutando tutti i lavori più "pesanti" su questo tema, cioè "prostatite cronica, associata eventualmente a sindrome dolorosa pelvica cronica, ed alterazioni dei vari parametri del liquido seminale.
giovanniberetta_spermatozooi[1]
SPERMATOZOI NEL LIQUIDO SEMINALE
Dodici lavori hanno superato il test e sono stati selezionati come tra i più significativi; questi avevano coinvolto 999 uomini con prostatite e 455 uomini senza, usati come controllo.
E’ stata quindi fatta su questi studi una meta analisi, cioè si è utilizzata una tecnica di valutazione statistica la quale permette di combinare molti dati, raccolti da diverse ricerche, condotte su un medesimo argomento, per ottenere alla fine un unico dato conclusivo, capace di rispondere ad uno specifico e particolare quesito clinico.
giovanniberetta_biodisc-cross-section-of-human-prostatitis-tissue-lm-x30

PROSTATITE CRONICA - ESAME ISTOLOGICO
I ricercatori alla fine sono giunti a queste conclusioni e cioè che effettivamente gli uomini conprostatite cronica hanno una percentuale di spermatozoi a motilità progressiva, morfologia normale e numero per millilitro significativamente più bassa rispetto ai maschi senza storia clinica di prostatite.
I dati non significativi, tra i due gruppi di uomini considerati, erano invece la motilità totale (progressiva e non) ed il numero complessivo di spermatozoi nell’eiaculato; quest'ultimo dato era in parte dovuto al fatto che chi ha una infiammazione della prostata generalmente ha pure un volume dell’eiaculato più importante.
Questa ricerca, benché ben articolata e complessa, comunque si conclude avvisando che altri studi e lavori scientifici sono necessari prima di arrivare ad una dato clinico conclusivo e certo su questo difficile e discusso problema andrologico.

Fonte: http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0094991

Anaerococcus e infertilità maschile

giovanniberetta_images-2Attraverso una valutazione di campioni di liquido seminale che prevedeva l’utilizzo di tecniche particolari di colorazione cellulare e la classificazione tramite sequenze genetiche, capaci di determinare le caratteristiche delle comunità batteriche interessate, si è arrivati ad una interessante osservazione.
Sono stati così valutati i microrganismi presenti nel liquido seminale di diciannove donatori di sperma e di cinquantotto uomini infertili.
Da questa indagine incrociata è emerso che non vi sono differenze significative nelle comunità di batteri presenti nei due gruppi di uomini considerati; i microbioti variavano anche molto ma alla fine i batteri potevano essere distinti in sei gruppi o categorie sistemiche ma quello che emergeva era la correlazione significativa tra liquidi seminali alterati e la presenza di un genere di battere, appartenente alla famiglia delle Peptostreptococcaceae: l’Anaerococcus.
giovanniberetta_Anaerococcus_prevotii
ANAEROCOCCHI
Altra osservazione interessante emersa era che molti tipi di microrganismi e batteri, identificati nel liquido seminale degli infertili, erano gli stessi presenti nella vagina di alcune partner che lamentano una vaginosi, ritenuta oggi una delle infezioni vaginali più diffusa.
In estrema sintesi, dalla ricerca qui indicata, sembra emergere che la presenza del genere Anaerococcus nel microbiota del liquido seminale è un marker biologico significativo di un liquido seminale alterato, cioè di una dispermia.
  
Fonte: http://www.fertstert.org/article/S0015-0282(13)02777-5/abstract