martedì 28 giugno 2016

Bambini prematuri: contatto con genitori è fondamentale

         Per i bambini prematuri il contatto iniziale con i genitori sarebbe davvero importante, soprattutto quando i piccoli devono affrontare le prime difficoltà della loro giovanissima vita. Quando i bambini prematuri, o nati con altro tipo di problema, sono infatti costretti a stare nel lettino di terapia intensiva, poter avere l’affetto e la presenza dei genitori accanto ad essi si rivela addirittura fondamentale per il decorso delle terapie.
Bambini prematuri: contatto con genitori è fondamentale         Proprio per questo motivo, durante la Prima Conferenza nazionale per la promozione e il sostegno dell’allattamento al seno è stato sottoscritto un Manifesto per l’ingresso dei genitori 24 ore su 24 in terapia intensiva neonatale. Un manifesto che si è reso necessario perché molto spesso i rigidi regolamenti delle strutture ospedaliere non consentono ciò.
         In base al documento firmato, i genitori potrebbero entrare quando lo desiderano per far visita al proprio piccolo ricoverato in ospedale. Una libertà che potrebbe consentire alle mamme e ai papà di organizzare al meglio la loro vita extra ospedaliera, in cui in genere devono conciliarsi anche esigenze lavorative e cura di altri eventuali figli. Per le mamme questo potrebbe voler significare anche avere la possibilità di allattare al seno il proprio piccolo, vista anche l’importanza che in genere viene attribuita al latte materno.

Batteri che resistono ad antibiotici: neonati i più a rischio

       L’ultimo allarme di questo tipo è stato lanciato dalla Società italiana di neonatologia, secondo cui i più a rischio in questo caso sarebbero i neonati. Un allarme giustificato dal fatto che ogni anno almeno un milioni di bambini morirebbe a causa di gravi infezioni. Se si prende come riferimento l’anno 2012 poi, si scopre che almeno sette milioni di neonati è stato sottoposto a cura di antibiotici per trattare infezioni. Se i batteri dovessero resistere agli antibiotici si può quindi immaginare quale potrebbe essere la conseguenza più immediata di tutto ciò.
Batteri che resistono ad antibiotici: neonati i più a rischio       Come per altre campagne informative, anche la Società italiana di neonatologia spiega che il miglior modo per cercare di attenuare il problema sia quello di informare sul corretto uso degli antibiotici e soprattutto nel sensibilizzare contro l’abuso che se ne fa. Un impegno che dovrebbe essere preso da tutti, sia pazienti sia personale medico sanitario.
       Un impegno che in Italia dovrebbe essere anche maggiore dato che il nostro Paese è uno dei più a rischio sotto questo punto di vista. Colpa dell’uso “indiscriminato” che si è fatto degli antibiotici negli ultimi anni, un comportamento sconsiderato che ha portato i batteri a diventare molto più resistenti contro questo tipo di farmaci.

Aspetti psicologici della fecondazione eterologa

Ad oggi, l’attività di consulenza viene suddivisa in 3 momenti specifici:infertilita

  • Decisionale:
    Sostegno ed informazione riguardo tutti i risvolti relazionali ed emotivi legati alla scelta di iniziare questo percorso.
  • Di sostegno:
    Supporto nei momenti di difficoltà: conseguenze negative dell’infertilità o eventuale fallimento della procedura.
  • Elaborazione:
    Eventuale supporto ad accettare “l’elemento estraneo”, in quanto proveniente da fonti esterne. Aspetto che può finire per ricordare alla persona infertilità la sua incapacità di generare.

Le statistiche non dicono sempre la verità

        Gli esiti dei trattamenti non sempre rispecchiano i numeri reali delle statistiche della fecondazione eterologa e ovodonazione, ripetiamo sempre che, effettuando questa tecnica, non è scontato rimanere incinta!

Per l’eterologa
         Stando ai dati raccolti da un noto centro per la fecondazione assistita eterologa, in genere dai 33 ai 44 anni le probabilità di successo si aggirerebbero intorno al 55%.
fecondazione eterologa         Numeri che ovviamente vanno intesi come indicativi, ma che permettono di delineare la situazione fornendo un quadro delle problematiche a cui vanno incontro le donne che decidono di sottoporsi a questi trattamenti pur avendo di fronte loro percentuali tutt’altro che basse di successo. 
         In virtù di ciò, appare evidente lacomplessità di sottoporsi alla fecondazione eterologa, un trattamento lungo dai costi onerosi dove l’esito appare tutt’altro che scontato, anzi, il più delle volte potrebbe rivelarsi fallimentare mandando in frantumi sogni, speranze e aspettative delle aspiranti madri e/o coppie.
Per l’omologa
         Anche per quanto riguarda la fecondazione assistita omologa le statistiche vanno inversamente proporzionali all’età, più si è in là con gli anni più le percentuali di successo diminuiscono e meno senso ha tentare. Tesi che trova conferma nelle parole dei ginecologi di un noto centro italiano, secondo i quali, le donne con un’età superiore ai 44 anni nella quasi totalità dei casi potrebbero finire per sprecare tempo e denaro:
 Più si va in là con gli anni, più c’è il rischio di soffrire inutilmente, sia dal punto di vista psicologico, emotivo, che da quello fisico, in quanto il prelievo di ovociti causa una lunga serie di fastidi. Senza contare il senso di gonfiore, la ritenzione idrica e il persistente senso di pesantezza ovarica causata dalla stimolazione ovarica 

Fecondazione eterologa – Le cause degli insuccessi

1) “Bad responders e low responders”

       Questi termini inglesi vanno ad indicare una cattiva “bad” o una bassa “low” risposta delle pazienti alla stimolazione ovarica. Una problematica sempre più diffusa, in costante aumento.       La maggior parte delle pazienti ha più di 37 anni d’età e presenta un FSH elevato, ossia inizia la sua fase di transizione verso la menopausa.        L’invecchiamento dell’ovocita causa un deterioramento del patrimonio geneticopresente nel nucleo. Anche nel caso in cui gli ovociti dovessero riuscire a produrre unembrione, quest’ultimo sarà debole e avrà un basso indice di impianto. Ecco dunque spiegato il motivo per il quale con l’avanzare dell’età, aumenta considerevolmente il rischio di andare in contro ad aborti genetici.

2) “Attenzione all’impianto”

       Altro motivo di insuccesso di questi trattamenti può essere dovuto all’impianto: il trasferimento di embrioni si è rivelato fallimentare non portando alla gravidanza. In questi casi numerose coppie provano nuovamente (per farlo è necessario attendere 1 o 2 mesi, il tempo che spariscano i segni del trattamento eseguito in precedenza), altre preferiscono rinunciare.

3) Uova e follicoli

       Purtroppo la fecondazione eterologa è una materia estremamente complessa che presenta mille insidie e difficoltà. Ecco dunque che da numerosi follicoli, all’apparenza normali, non è possibile estrarre uova; eccellenti uova impossibili da fertilizzare oppure che non riescono a svilupparsi correttamente e a formare embrioni.

4) Errati tempi di esecuzione

       La fecondazione eterologa non fa di certo eccezione, anche qui gli errori medici sono tutt’altro che una rarità, identico discorso per quanto riguarda il biologo o problematiche riguardanti il laboratorio.       Fra le cause di fallimento più frequenti, segnaliamo però il mancato rispetto delle tempistiche delle cure. Esempi?       Un’iniezione da fare alle 8 del pomeriggio eseguita alle 6 di mattina, iniezione del farmaco sbagliato, anticipare un prelievo o un trattamento e così via.

5) Padre over 35

       Purtroppo dopo i 35 anni gli uomini sono interessati da anomalie degli spermatozoi.

eterologa2015CONCLUSIONI

       In linea generale, una gravidanza iniziata attraverso un trattamento di fecondazione assistita, non dovrebbe presentare differenze rispetto ad una “naturale”. La realtà? 
E’ tutt’altra! Ansia, delusioni e sofferenza vengono amplificate a dismisura.
       L’impossibilità di avere un figlio in maniera naturale, il consistente esborso economico, lo spettro di non poter mettere un figlio al mondo in caso di fallimento. Fallimento tutt’altro che remoto, visto che, statistiche alla mano, sono sempre più gli insuccessi derivanti da questo tipo di trattamenti.Non scoraggiatevi troppo però..chi la dura la vince!

Contraccettivi: si studiano soluzioni unisex

Contraccettivi: si studiano soluzioni unisex        Un gruppo di ricercatori americani avrebbe dato il via alla possibilità di creare contraccettivi unisex, ossia ottimi sia per lui sia per lei. Questa possibilità sembra nascere da un’altra scoperta che è stata fatta: esisterebbe infatti un interruttore in grado di dare agli spermatozoi lo sprint loro necessario per dare il via alla corsa verso l’ovulo da fecondare. Questo passaggio, fino al momento, era rimasto piuttosto oscuro ma i ricercatori sembrano aver finalmente chiarito quale sia il meccanismo che sta alla base dell’inizio del viaggio del gamete maschile verso il gamete femminile.
        Queste scoperte, oltre a consentire l’eventuale creazione di contraccettivi utilizzabili sia da lui sia da lei, potrebbero contribuire anche a trovare nuove soluzioni per curare l’infertilità maschile. Stando a quanto rilevato dai ricercatori americani, infatti, lo sperma sarebbe dotato soltanto di una limitata capacità di movimento iniziale. La forza di giungere al gamete femminile si attiverebbe quindi grazie all’intervento del progesterone (un ormone), che andrebbe ad influire sul recettore chiamato ABHD2, presente sulla membrana esterna dello spermatozoo stesso.
        La ricerca rappresenta quindi un ottimo passo avanti per comprendere al meglio il meccanismo che consente agli spermatozoi di essere mobili ma soprattutto per capire come poter creare nuovi contraccettivi che blocchino tale meccanismo e che impediscano allo sperma di raggiungere e fecondare l’ovulo femminile. Non solo però. Tali studi potrebbero aprire le porte a nuove tecniche risolutive contro l’infertilità maschile, soprattutto quando il problema sembrerebbe essere generato da spermatozoi cosiddetti pigri.
       I contraccettivi unisex potrebbero essere infine assunti indifferentemente sia dall’uomo sia dalla donna grazie al fatto che andrebbero ad incidere sul progesterone, impedendogli di attivare il recettore che spinge poi gli spermatozoi a dirigersi verso i gameti femminili.

domenica 26 giugno 2016

Endometriosi come prevenirla attraverso la dieta

Endrometriosi: sintomi
Il sintomo principale che segnala la probabile presenza di tale malattia è il dolore nella zona pelvica. Il fastidio è spesso associato a quello delle mestruazioni, creando dunque un dolore assai maggiore. Oltre al fastidio possono essere presenti anche altri sintomi, tra cui:

Endometriosi, come prevenirla attraverso la dieta
  • dolore durante i rapporti sessuali;
  • dolore durante la minzione;
  • dolore correlato a movimenti intestinali;
  • stanchezza;
  • nausea;
  • gonfiore;
  • diarrea;
  • sanguinamento eccessivo durante il ciclo.
Endrometriosi: prevenirla con la dieta
Nel caso in cui si abbia il sospetto di soffrire di endometriosi, è bene rivolgersi immediatamente al proprio medico di fiducia, che effettuerà tutti gli accertamenti del caso e darà pi il trattamento da seguire per la cura. L’endometriosi può comunque essere in qualche modo prevenuta attraverso la cura dell’alimentazione e dello stile di vita.
Uno dei modi considerati migliori per prevenire l’endometriosi è quello di incrementare la dose di fibre. Queste ultime favorirebbero il buon funzionamento dell’intestino, e se introdotte in quantità aumentate fino al 30 per cento, rappresenterebbero un’ottima arma contro questa patologia. Per incrementare le dosi di fibre basta consumare di più frutta e verdura, riso e frumento integrali, legumi.
Contro l’endometriosi andrebbe aumentata anche l’assunzione diOmega 3, che si può trovare soprattutto nel pesce azzurro, nel tonno, nella frutta secca come le noci e nell’olio di oliva.
Per quanto riguarda invece i cibi da limitare o eliminare, essi sono soprattutto latte e latticini, carne, cioccolato, cibi grassi in generali, bevande molto zuccherate, caffè e tutti i prodotti a base di soia.

Sterilità maschile, lo sperma di coccodrillo come rimedio

         Tranquilli, le analogie si fermano all’animale selvaggio, nessuno dovrà ingurgitare nulla. Semplicemente, secondo lo studio dell’Università di Newcastle pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B, nel seme del coccodrillo marino è presente un gruppo di proteine molto simili a quelle che si trovano nello sperma umano, in grado diconsentire agli spermatozoi di muoversi e riconoscere gli ovuli. “Il nostro obiettivo è di fare del coccodrillo marino un modello per comprendere le funzioni dello sperma a livello basico e vedere se possiamo applicare questa scoperta nel trattamento della sterilità nella nostra specie“, ha commentato il capoprogetto Brett Nixon.Sterilità maschile, lo sperma di coccodrillo come rimedio
        Con questa ricerca, si è giunti anche a un altro risultato. Prima, si credeva che il processo di maturazione degli spermatozoi fosse unico nei mammiferi; invece oggi il team del professor Nixon ha dimostrato che lo sperma dei coccodrilli marini agisce in modo simile a quello dei mammiferi, inclusi gli esseri umani.