mercoledì 3 maggio 2017

Olio di iperico in gravidanza: uso e controindicazioni

Olio di iperico in gravidanza: uso e controindicazioni      L’ olio di iperico è infatti ottimo per prevenire e trattare le smagliature, inestetismo che, ahimè, spesso accompagna la crescita del pancione. Per evitare la loro comparsa, la parola d’ ordine è giocare d’ anticipo, iniziando a prendersi cura della pelle fin dalle prime settimane. L’ olio di iperico, lenitivo ed emolliente, rappresenta un ottimo prodotto con cui massaggiare quotidianamente le zone più a rischio, magari in abbinamento a olio di argan e di jojoba, che svolgono un’ azione nutriente ed elasticizzante. Anche quando le prime smagliature dovessero tuttavia aver  fatto la loro comparsa, grazie alle proprietà cicatrizzanti, l’ olio di iperico è efficace nel rendere meno evidenti le tanto odiate ‘striature’, donando alla pelle elasticità e morbidezza.

     Altro fastidioso disturbo frequentemente legato alla gravidanza sono le emorroidi, che tendono a fare la loro comparsa negli ultimi mesi, quando, a causa dell’ azione degli ormoni, le pareti venose diventano più fragili e, sotto il peso crescente dell’ utero, le vene della zona ano-rettale si gonfiano, diventando tortuose e infiammate. Anche in questo caso, grazie alle proprietà cicatrizzanti, disinfettanti ed astringenti, l’ olio di iperico si rivela molto utile, soprattutto in ragione del fatto che durante la gravidanza molti farmaci risultano preclusi o sconsigliati. Particolarmente indicate in caso di emorroidi sanguinanti, creme a base di iperico possono essere acquistate in erboristeria e applicate localmente in caso di bisogno.

     Anche dopo il parto, l’ olio di iperico torna infine utile in caso di ragadi al seno e mastite (specie se abbinato a Calendula ed estratti di Mimosa tenuiflora), svolgendo un’azione antinfiammatoria, riepitelizzante, cicatrizzante ed emolliente, senza tuttavia alterare la funzione delle ghiandole mammarie.

     Nonostante le sue numerose proprietà, è bene ricordare che, in gravidanza, l’assunzione di qualsiasi preparato a base di iperico (all’infuori dell’olio per uso esterno) deve necessariamente essere concordata con il proprio medico curante.

Fonte http://salute.leonardo.it/olio-di-iperico-gravidanza-uso-e-controindicazioni/

Gravidanza isterica, sintomi e cause psicologiche

     Definita pseudociesi dallo studioso John Mason Good (dal greco ‘pseudos’ = falsa e ‘kyesis’ = gravidanza), la gravidanza isterica costituisce un forte campanello d’allarme, indice di un profondo disagio psicologico. Le malattie psicosomatiche sono infatti per definizione frutto di una sofferenza psichica che finisce per ripercuotesi sul fisico, e come tali vanno trattate. Il problema va dunque affrontato intraprendendo un percorso di sostegno psicologico, che aiuti la donna e capire le cause profonde del fenomeno e ad affrontale.

Gravidanza isterica, sintomi e cause psicologiche     Oggi si stima che l’incidenza di gravidanze isteriche sia di 1 ogni 22000 nascite, ma il fenomeno è più frequente in quelle aree geografiche in cui l’identità della donna è ancora sostanzialmente sovrapposta a quella di madre. Alla base di una gravidanza isterica vi è comunque un forte desiderio di maternità, che può acutizzarsi e combinarsi a fattori esterni quali periodi di forte stresstraumi quali una violenza sessuale, o paure, come quella di non riuscire a rimanere incinta (nel caso di problemi di fertilità) o il timore che le condizioni esterne possano essere ostili (es. rapporti di coppia turbolenti, situazione lavorativa instabile, ecc.). Trattandosi di una condizione tanto complessa quanto profonda, oltre al sostegno psicologico è inoltre fondamentale per la donna ricevere supporto emotivo da parte delle persone a lei più care.

Fonte http://salute.leonardo.it/gravidanza-isterica-sintomi-e-cause-psicologiche/

La cattiva alimentazione porta all’infertilità?

      Chi ricorre alla fecondazione? Sopratutto obesi e vegani. E’ quanto emerge da due studi che mettono in relazione infertilità e alimentazione. 
PESO NON ADEGUATO      Anche una cattiva alimentazione può essere causa di infertilità nella donna: in Italia il 12% dei casi di infertilità dipende da eccessivo peso ponderale o da eccessiva magrezza nella donna. L’Agenzia Giornalistica Italia (23 ottobre) riporta uno studio dell’Osservatorio nutrizionale Grana Padano che ha preso in esame circa 5.000 adulti, fra i 20 e i 40 anni. Diversi studi evidenziano che un peso non adeguato alla propria altezza aumenta il rischio di aborti e di sterilità. 

RICORSO ALLA FECONDAZIONE      Nelle donne sottopeso il tasso di gravidanza dopo Pma (procreazione medicalmente assistita) è del 20% più basso rispetto alle donne normopeso. Le donne sovrappeso o obese hanno ridotti tassi di gravidanza e aumentati tassi di aborto dopo Ivf (fecondazione in vitro). L’obesità materna aumenta il tasso di neonati gravemente prematuri in gravidanze gemellari dopo Ivf. 
MASCHI A RISCHIO      Il problema di peso non riguarda solo le donne. Anche il sottopeso, il sovrappeso e l’obesità maschili si associano a una ridotta qualità seminale e a un elevato rischio di sub-fertilità nelle coppie in cui il partner maschile è obeso.
DIETA VEGANA      Invece seguire una dieta vegetariana può ridurre il numero di spermatozoi? E questo aspetto può a propria volta mettere a rischio la fertilità maschile? Una dieta ricca di frutta e verdura protegge da molte malattie e può prolungare la vita. Ma ha effetti negativi dal punto di vista della fertilità? (Greenme.it, 21 ottobre)
QUALITA’ DELLO SPERMA      Gli esperti della Loma Linda University, nel Sud della California, si sono impegnati un progetto di quattro anni per ricercare gli effetti delle diete sullo sperma. Questa regione ha un’elevata popolazione formata da Avventisti del Settimo Giorno che scelgono di eliminare la carne dalla loro dieta o di ridurne molto il consumo.
CARNE E VERDURE      Gli Avventisti del Settimo Giorno vivono in media 10 anni più a lungo rispetto all’aspettativa di vita americana. Secondo le ipotesi degli esperti la longevità poteva risultare legata ad una migliore qualità dello sperma. Ma pare che dagli studi sia emerso l’esatto opposto. Secondo quanto riportato dal Telegraph (21 ottobre), i vegetariani e i vegani hanno conte dello sperma più basse rispetto a chi mangia carne: 50 milioni di spermatozoi per ml rispetto a 70 milioni per ml. 
SPERMATOZOI ATTIVI      Hanno inoltre una motilità dello sperma inferiore, fattore che indica il numero di spermatozoi attivi. In vegetariani e vegani soltanto 1 spermatozoo su 3 sarebbe risultato attivo, a confronto con il 60% rilevato per i consumatori di carne. I ricercatori credono che le cause siano da individuare in una carenza di vitamine o nella sostituzione della carne con la soia.
Fonte http://it.aleteia.org/2014/10/24/la-cattiva-alimentazione-porta-allinfertilita/

Policlinico in campo per preservare fertilità nelle donne con tumore

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       “Il problema della preservazione della fertilità in questa classe di pazienti nasce dalla correlazione fra danno alle cellule germinali e i trattamenti antitumorali sistemici, quali la chemio/radioterapia che investe gli organi dell’apparato riproduttivo o dell’asse ipotalamo-ipofisi, o i trattamenti chirurgici che comportino l’asportazione o un danno all’apparto riproduttivo maschile o femminile. Per chi si avvicina ad un percorso di preservazione della fertilità è indispensabile garantire un iter privilegiato e rapido per la crioconservazione degli spermatozoi o degli ovociti/tessuto ovarico, stabilendo una rete con centri di Medicina della Riproduzione”, sottolinea Giuseppe De Placido, direttore della UOC di Ostetricia e Ginecologia, Centro di Sterilità dell’AOU Federico II e del Centro di riferimento Regionale per la Procreazione Medicalmente Assistita (P.M.A.).



      Non è un caso che in una giornata di visite gratuite siano stati effettuate più di 40 consulti che hanno avviato percorsi di prevenzione oncologica e percorsi diagnostico-terapeutici finalizzati a garantire il benessere psico-fisico delle pazienti in post-menopausa fisiologica o iatrogena che si trovano a doversi confrontare con i disturbi connessi all’ipoestrogenismo. D’altra parte, dati nazionali indicano che nel 2015 ci sono stati 366.000 nuovi casi di tumore maligno (approssimativamente 1000 al giorno), di cui circa 194.000 (54%) negli uomini e circa 169.000 (46%) nelle donne; tra i giovani (0-49 anni), vengono diagnosticati il 10% del totale dei tumori. Nonostante vi sia stato un incremento dell’incidenza, la buona notizia è che la sopravvivenza a 5 anni è aumentata notevolmente rispetto a quella dei casi diagnosticati nei quinquenni precedenti sia per gli uomini (57% nel 2004-2007 contro il 39% del 1990-1992) che per le donne (rispettivamente 63% vs 53%).


      “L’attenzione alla fertilità va intesa, quindi, come uno dei bisogni essenziali del paziente oncologico e come salvaguardia della qualità della vita, visto l’aumento della sopravvivenza media determinato dalle migliorate strategie diagnostico-terapeutiche in campo oncologico. Il Centro di sterilità ed infertilità di coppia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II è attivo sin dagli inizi degli anni ’80 ed è stato il primo centro pubblico in Campania, tra i primi in Italia, ad offrire le più moderne e sofisticate tecnologie e nel 2005 è stato riconosciuto quale Centro di Riferimento regionale per la Procreazione Medicalmente Assistita”, aggiunge il professore De Placido. L’obiettivo è la preservazione della riproduttività delle donne colpite da neoplasie. Ma vediamo qual è il percorso offerto alle pazienti. “Si inizia con un counseling multidisciplinare a cura di un’equipe medico-biologica altamente specializzata e si prendono in considerazione diverse opportunità terapeutiche- sottolinea il professore De Placido- è possibile utilizzare metodi di protezione ovarica di natura farmacologica, attraverso molecole che inducono una menopausa farmacologica, bloccando temporaneamente la funzione ovarica, oppure procedere con la preservazione della fertilità attraverso procedure di procreazione medicalmente assistita, quali la crioconservazione dei gameti (ovociti e spermatozoi), la crioconservazione di ovociti immaturi (IVM), per le pazienti per le quali non è possibile procrastinare l’inizio della chemio-radioterapia e quindi effettuare una stimolazione ovarica controllata e la crioconservazione del tessuto ovarico nelle pazienti prepubere o in caso di controindicazione all’esecuzione di una stimolazione ovarica controllata”.


      Il Centro di P.M.A. effettua circa 500 cicli di Tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita e prende in carico circa 1000 nuove coppie l’anno con diagnosi di sterilità di coppia. Dal 2014 la regione Campania ha finanziato un progetto di preservazione della fertilità in pazienti affette da patologia neoplastica di cui il Centro rappresenta un polo di eccellenza su tutto il territorio. Quotidianamente il centro effettua counselling multidisciplinari finalizzati ad identificare e mettere in atto la migliore strategia di preservazione della fertilità per la singola paziente in linea con gli standard internazionali ad oggi disponibili. Nello specifico è stata progettata una piattaforma web, in collaborazione con il Dipartimento di Oncologia Medica della Federico II, utilizzata per la gestione e raccolta dei dati clinici. Attraverso questo articolato sistema informatizzato il Centro federiciano è collegato con tutti i centri oncologici di tutto il territorio regionale, i quali hanno la possibilità in tempi brevissimi di prenotare consulenze, discutere di casi clinici e prendere decisioni rapide ai fini della tutela della salute dei pazienti. Il Centro, allo stato attuale, possiede una delle biobanche per gameti, embrioni e tessuto ovarico più grande di tutto il territorio campano. Ma il ripristino della fertilità nelle pazienti oncologiche è subordinato anche al recupero di una sana sessualità. Presso il Centro, è disponibile un programma di trattamento dell’atrofia vulvo-vaginale, attraverso la più moderna procedura Laser CO2 frazionato - Monnalisa Touch. Il Centro federiciano è l’unico centro pubblico in Campania a possedere tale tecnologia.


      Questo trattamento innovativo, commenta il Prof. Giuseppe De Placido, è la tecnica più avanzata di fotoringiovanimento vulvo-vaginale. Esso agisce mediante emissione di impulsi delicati che riattivando la produzione di nuovo collagene e ristabilendo le condizioni naturali dei tessuti caratteristici dell'età fertile, migliorano in tal modo gli effetti negativi del calo estrogenico (secchezza delle mucose, atrofia, dolore durante i rapporti sessuali, ecc), tipici della menopausa indotta dalle terapie che le pazienti affette da patologia neoplastica si trovano a dover sostenere nel loro percorso.

Fonte http://www.ilmattino.it/napoli/citta/napoli_policlinico_federico_ii_fecondazione_assistita-2416057.html

martedì 2 maggio 2017

Klebsiella pneumoniae: cos’è e quali rischi comporta in gravidanza

     Nello specifico, la Klebsiella Pneumoniae è naturalmente presente nella mucosa respiratoria e nell’intestino dell’uomo, ma in talune circostanze può migrare in altre zone generando un’infezione. Cattiva  igiene, basse difese immunitarie, peridi di forte stress e particolari condizioni fisiche, come diabete e gravidanza, possono favorire tale processo e spianare la strada alle infezioni da Klebsiella.
Klebsiella pneumoniae: cos'è e quali rischi comporta in gravidanza     Quelle causate da Klebsiella Pneumoniae sono addirittura tra le infezioni più comunemente contratte durante la gravidanza, con conseguenti infezioni vaginali e delle vie urinarie. Non si tratta tuttavia di infezioni particolarmente gravi ed è possibile risolverle attraverso una mirata terapia antibiotica (da stabilirsi in base all’antibiogramma). Se non trattate, invece, le infezioni da Klebsiella possono minacciare il feto, quindi è importante non sottovalutarle.           L’intensità della colonizzazione materna è direttamente correlata al rischio di malattia nel neonato, ma se la carica batterica è bassa e l’infezione localizzata alle vie urinarie, normalmente non si riscontrano conseguenze avverse. E’ infatti importante ricordare che le infezioni da Klebsiella Pneumoniae sono molto comuni, quindi un eccessivo grado di preoccupazione non farebbe altro che peggiorare la situazione, aumentando i livelli di stress e così creando le condizioni favorevoli al proliferare del batterio. Nel caso risultiate positive al test, affidatevi al vostro ginecologo e seguite le sue indicazioni.
      Non esitate a contattare il medico in caso di sintomi quali: bruciore e dolore mentre si urina (stranguria), eventuale presenza di sangue nelle urine (ematuria), urine di colore carico e dall’odore forte e dolori localizzati al basso ventre, specie se associati a febbre, nausea, vomito e dolore al fianco.
Fonte http://salute.leonardo.it/klebsiella-pneumoniae-cose-e-quali-rischi-comporta-gravidanza/

Esame del cariotipo in gravidanza, come funziona e cosa diagnostica

Esame del cariotipo in gravidanza, come funziona e cosa diagnostica      Per poter effettuare l’ esame del cariotipo (anche detto analisi ciotogenetica), è necessario procedere al prelievo di un campione di cellule, che verranno in seguito coltivate in laboratorio ed osservate al microscopio per studiare i cromosomi presenti nel nucleo. Dopo la nascita, si è soliti utilizzare i linfociti (speciali cellule del sangue), mentre in epoca prenatale il test viene effettuato a partire da cellule dei villi coriali, di origine placentare, o da cellule fetali presenti nel liquido amniotico, rispettivamente prelevabili attraverso la villocentesi (da eseguire durante il primo trimestre di gravidanza – 9/12 settimane) e l’ amniocentesi (generalmente effettuata tra la 15° e la 18° settimana di gestazione).

      Solitamente l’ esame del cariotipo è raccomandato qualora sussista un elevato rischio di anomalie del corredo cromosomico, come nel caso di genitori portatori di alterazioni cromosomiche; precedente figlio affetto da errore di numero dei cromosomi; età avanzata della madre (pari o superiore ai 35 anni); storia di aborti spontanei ripetuti, oppure quando le ecografie evidenziano anomalie dello sviluppo.

      Una volta eseguito il test, ci vogliono circa tre settimane prima di ottenere i risultati. Se non sono state evidenziate anomalie cromosomiche, il risultato sarà 46, XY (maschio) o 46, XX (femmina). Nel caso di una femminuccia affetta da Trisomia 21, il cariotipo sarà ad esempio 47, XX, ovvero “Numero dei cromosomi, (virgola) i cromosomi sessuali”.

Fonte http://salute.leonardo.it/esame-del-cariotipo-gravidanza-come-funziona-e-cosa-diagnostica/

Infertilità: dagli andrologi, 6 regole salva-fertilità

Картинки по запросу fertilita donne Infertilità: dagli andrologi, 6 regole salva-fertilità Quando una coppia cerca un figlio che non arriva di solito è lei a diventare oggetto di indagini e cure. Eppure in un caso su due dipende da lui. Ignari di quanto i disturbi che portano all’infertilità siano facilmente diagnosticabili e curabili, molti uomini trascurano l’importanza di una semplice visita dall’andrologo, sottovalutando come questa potrebbe migliorare i risultati della fecondazione assistita, oltre che dare sollievo alla partner e mettere in luce malattie latenti. “La fertilità di coppia è legata indissolubilmente alla salute riproduttiva di entrambi i partner, perciò studiare solo le eventuali patologie femminili pregiudica la soluzione delle difficoltà di procreazione e soprattutto rende più spesso necessario il ricorso alle tecniche di PMA, anche quando potrebbero essere evitate, oltretutto peggiorandone i risultati”, spiega Alessandro Palmieri, presidente SIA.
Per informare le copie sull'importanza di una diagnosi “al maschile” attenta e tempestiva, in occasione del Fertility Day del 22 settembre la Società Italiana di Andrologia (SIA) presenta agli uomini una serie di raccomandazioni in grado di alleviare i problemi connessi all'infertilità, riducendo al contempo il ricorso a procedure costose, lunghe e non sempre efficaci.

Le regole SIA salva-fertilità

1. Attenzione all'alimentazione: diete ricche di grassi saturi riducono la concentrazione degli spermatozoi mentre gli omega-3 favoriscono la morfologia spermatica normale, inoltre occorre fare attenzione alla qualità dei cibi perché i pesticidi possono alterare lo sperma.
2. Mantenere il perso forma, perché l'obesità riduce i livelli di testosterone e LH alterando la qualità e la quantità del seme.
3. Non fumare, perché il fumo si associa a una riduzione della conta spermatica, della motilità e a un incremento delle anomalie degli spermatozoi.
4. Non eccedere con gli alcolici, perché l'abuso è tossico sui testicoli ma anche un consumo abituale si associa a un progressivo peggioramento della fertilità, tanto più evidente quanto più è abbondante e frequente l'assunzione di alcol.
5. No all'attività sportiva in eccesso e ad androgeni anabolizzanti: sopprimono la spermatogenesi e riducono il volume dei testicoli. Gli effetti di solito sono reversibili una volta sospesa l'assunzione, ma possono servire anche due anni per tornare alla normalità.
6. No alle droghe di qualsiasi genere, marijuana compresa: provocano alterazioni dello sperma, con riduzione cospicua degli spermatozoi, che durano anche molto a lungo.
Ma non è tutto: gli andrologi SIA mettono in luce l’assenza di una legge che imponga ai Centri di PMA di avere una consulenza andrologica, con la presenza dello specialista prevista oggi (ma non obbligatoria) solo dove vi sia la banca del seme. Una grave lacuna secondo gli esperti SIA, perché solo l'urologo andrologo può consentire la diagnosi precisa dei fattori maschili che compromettono la fertilità di coppia. Per questo gli andrologi SIA propongono che sia resa obbligatoria e vincolante la presenza della competenza andrologica in tutti i Centri di PMA e nei consultori del Servizio Sanitario Nazionale.


Fonte http://static.piusanipiubelli.it/articoli