domenica 30 aprile 2017

Stimolazione ovarica: cos'è e come funziona questa tecnica per rimanere incinta

         Dunque, certe volte, l'infertilità femminile è dovuta a un problema ovarico (assenza di ovulazione o ovulazioni rare e/o di qualità mediocre). Fortunatamente, esistono diverse soluzioni per porre rimedio a questa condizione, soluzioni che vittoriosamente conducono ad una gravidanza. La stimolazione ovarica è uno di questi rimedi.

Cos'è la stimolazione ovarica?

         La stimolazione ovarica consiste nel somministrare degli ormoni ad una donna per aumentare la produzione di follicoli maturi da parte delle ovaie, ottenendo così una buona ovulazione. Questo perché, come saprete, gli ovuli sono prodotti dalle ovaie (che sono due e si trovano sui due lati dell'utero). In alcuni casi, tuttavia, la loro produzione è troppo debole o di cattiva qualità per permettere la fecondazione. È il caso delle sterilità dette "ormonali", nelle quali l'ovocita (ovulo) non è efficiente perché l'ovaio funziona male. La stimolazione ovarica è usata anche in caso di inseminazione artificiale o di una FIVET (fecondazione in vitro).

Stimolazione ovarica: come funziona questa tecnica?

Se si desidera davvero intraprendere la strada della stimolazione ovarica, bisogna passare attraverso una serie di analisi e test vincolanti e indispensabili, finalizzati a moltiplicare le possibilità di restare incinta.

Ecco alcuni passaggi da affrontare prima di intraprendere la stimolazione ovarica:
- esami clinici approfonditi presso il tuo medico generico
- misurazione della curva della temperatura basale per diversi mesi, al fine di determinare il periodo di ovulazione
- analisi del muco cervicale successiva ad un rapporto sessuale (post-coital test o test di Hühner)
- dosaggio ormonale (FSH, LH e estradiolo)
- ecografia pelvica, da fare in un laboratorio specializzato, per visualizzare eventuali anomalie dell'utero, delle tube o delle ovaie.
         Nello specifico, la stimolazione ovarica agisce al livello dell'ipofisi, una ghiandola che fa parte del sistema nervoso, situata sotto il cervello. Agisce sulle ovaie secernendo, tra l'altro, tre ormoni: l'FSH, l'LH e la prolattina.
Il cattivo funzionamento dell'ipofisi è individuabile attraverso la curva della temperatura, capace di dare informazioni sulla presenza e la qualità dell'ovulazione.

Stimolazione ovarica effetti collateraliLa stimolazione ovarica è efficace?

         Lo è nel 30% dei casi: permette di sbloccare la situazione in certe donne (3 su 10 circa si ritrovano incinte dopo questo trattamento). In più, si tratta di un metodo per rimanere incinta velocemente: la maggioranza delle gravidanze ottenute attraverso questo tipo di cura, arrivano già tre mesi dopo l'inizio del trattamento.

La stimolazione ovarica può avere effetti collaterali

         In genere i trattamenti di stimolazione ovarica sono tollerati abbastanza bene, tuttavia possono causare degli effetti secondari leggeri: disturbi della vista, vampate, emicrania, stordimento e nausee. In alcuni casi, possono anche provocare forte irascibilità e insonnia. I problemi più evidenti possono derivare dall'aumento delle dimensioni dell'ovaio dovuti alla stimolazione: si passa dalle dimensioni di una mandorla a quelle di un'arancia. Aumento che può creare tensione addominale, gonfiori e fastidi vari. Possono insorgere, con percentuali più basse, problemi più rilevanti, come la torsione dell'ovaio (da operare chirurgicamente) o la iperstimolazione ovarica, che sono vere e proprie urgenze mediche a cui porre rimedio.         Per la sua delicatezza, la stimolazione ovarica va necessariamente fatta presso centri specialistici con monitoraggio costante di tutte le attività.

Stimolazione ovarica e FIVET

         In caso di fecondazione artificiale, la stimolazione ovarica è un passaggio obbligato, anche se la paziente ovula normalmente. La fecondazione in vitro (FIVET) è praticata quando gli ovociti e gli spermatozoi non riescono a produrre un embrione in modo naturale.
         Questo perché la stimolazione ovarica rappresenta la prima delle 5 tappe della fecondazione in vitro, a cui seguono:
- innesco dell'ovulazione
- raccolta degli ovociti e degli spermatozoi
fecondazione in vitro (lo sperma è mescolato a 2 o 3 ovociti, poi messo in coltura in una provetta a 37°C)
- l'impianto degli embroni nell'utero, che avviene in ospedale.

A chi bisogna rivolgersi per intraprendere una stimolazione ovarica?

         Meglio consultare uno specialista, perché la stimolazione ovarica richiede una doppia sorveglianza: biologica ed ecografia. Le ecografie permettono di misurare i follicoli e quindi di seguire la loro crescita, e i dosaggi ormonali servono a valutare la qualità della loro secrezione ormonale. Questo monitoraggio permette anche di adattare il trattamento ai bisogni di ogni donna, di prevenire i rischi di gravidanza multipla, indicare la data ideale per avere rapporti sessuali o, eventualmente, stimolare l'ovulazione.
di Sara Dicostanzo

sabato 29 aprile 2017

Lo spermiogramma

      Per l’uomo, l’esame consiste in uno spermiogramma. È tuttavia preferibile eseguire più di un’analisi perché non si possono trarre delle conclusioni precise con i risultati di un solo spermiogramma.

A cosa serve lo spermiogramma

      Lo spermiogramma è un esame che permette di valutare la fertilità maschile analizzando lo sperma. Lo spermiogramma rileva con precisione alcuni parametri quali il numero, le dimensioni e la forma degli spermatozoi, la loro motilità, il volume dell’eiaculato e il dosaggio di alcune sostanze in esso presenti.

Come si svolge lo spermiogramma?

      Gli uomini sono spesso scettici di fronte all’idea raccogliere un campione di sperma per fare uno spermiogramma. Il paziente deve masturbarsi in una stanza isolata del laboratorio di analisi e raccogliere lo sperma in un contenitore sterilizzato che gli viene fornito dai medici. Per facilitarsi il compito è possibile farsi accompagnare dalla propria partner dato che l’ospedale di per sé non è un luogo molto erotico!
      Lo spermiogramma deve essere preceduto da tre giorni di astinenza sessuale. In ogni caso, puoi rassicurare il tuo partner: l’esame è forse un po’ imbarazzante, ma non è né doloroso né impegnativo.

Cosa si misura con lo spermiogramma?

- il volume dell’eiaculato
- il numero di spermatozoi in un millilitro
- la motilità e la vitalità degli spermatozoi
- il PH e la viscosità dello sperma
- la presenza di agglutinati e di globuli bianchi nello sperma

Sperma normale o anormale?

      Uno sperma “normale” è più ricco di spermatozoi, che sono anche più rapidi e più vivaci di quelli di uno sperma ‘anormale”. Anche la presenza di sangue, di leucociti o di agglutinati è sintomo di uno sperma alterato.

Il test di Hühner (post-coital test)

      Questo test permette di studiare il numero e il comportamento degli spermatozoi all’interno della vagina tra le 8 e le 12 ore che seguono un rapporto sessuale. Oltre allo sperma questo esame consente di esaminare anche la consistenza del muco vaginale durante l’ovulazione.

Piercing e tatuaggi: come faccio in gravidanza

       Oggi sono tante le donne giovani e non più giovanissime che mostrano con disinvoltura piercing e tatuaggi in gravidanza. Ma che cosa ne è dell’anellino o del tatuaggio quando c’è un bimbo in arrivo, la pancia cresce e la pelle si tende? Il foro di un piercing al capezzolo può compromettere la capacità di allattare al seno? E ancora, è prudente fare tatuaggi in gravidanza? Comporta rischi per la salute della futura mamma e del nascituro? Ecco le risposte.

È rischioso fare un piercing o tatuarsi durante l’attesa?

       “Decisamente sì, risponde Claudio Ivan Brambilla, ginecologo di Milano. “La gravidanza abbassa le difese immunitarie della donna, che risulta più vulnerabile alle infezioni locali e a patologie infettive più gravi come l’epatite. Inoltre, durante l’attesa la pelle è più sensibile e aumenta anche il rischio di reazioni allergiche e di rigetto ai pigmenti del tatuaggio e al metallo del piercing. È una condizione di vulnerabilità che prosegue anche durante l’allattamento. Il consiglio è quindi di evitare questo genere di interventi fino a quando la mamma ha smesso di allattare”.

Piercing e tatuaggi: come faccio in gravidanza?       L’aumento di peso dovuto alla gravidanza e la crescita del pancione deformano in modo permanente i tatuaggi fatti in precedenza?

“La pelle è elastica e lo sono anche i tatuaggi, benché entro certi limiti”, dice Jonatan  Carducci, titolare dello studio Jona tattoo Art di Tolentino, in provincia di Macerata. “Un aumento o una diminuzione di peso consistente, fino a dieci chili, non deforma in modo permanente il disegno. Il discorso cambia se il tatuaggio si trova proprio sulla pancia, dove la cute è sottoposta a una tensione eccezionale ed è molto probabile che dopo il parto il tatuaggio non riesca a recuperare forma e dimensioni originarie”.

       Eventuali smagliature rovinano il disegno? È possibile correggerlo in seguito?

“Le smagliature alterano il tatuaggio”, dice Carducci. “L’entità del danno, ovviamente, dipende da quante smagliature compaiono. È possibile ritoccarlo, ma difficilmente tornerà come prima”.

Chi ha un piercing all’ombelico deve toglierlo?

V“Io raccomando di rimuoverlo, soprattutto a gravidanza avanzata, quando la pelle della pancia è molto tesa e l’ombelico tende a sporgere”, risponde Carducci. “In questi casi, lasciando l’anellino sul posto si rischia di lacerare la pelle. Meglio toglierlo e rimetterlo dopo il parto. Se il foro dovesse chiudersi parzialmente, non è difficile riaprirlo”.

La presenza di un piercing o del foro di un piercing sul capezzolo comporta qualche rischio in gravidanza e durante l’allattamento?

       “Pericoli durante la gravidanza non ci sono”, dice Claudio Ivan Brambilla. “La presenza di un anellino o del foro sul capezzolo non interferisce con il processo di maturazione del seno e in vista  dell’allattamento. Non è necessario rimuovere il piercing durante l’attesa, ma spesso è la  donna a farlo spontaneamente, infastidita dalla maggiore sensibilità del capezzolo. Durante l’allattamento, ovviamente, il piercing va tolto e non va rimesso fino allo svezzamento. Togliere e rimettere l’anellino tra una poppata e l’altra può portare i batteri all’interno del dotto galattoforo, aumentando il rischio di mastiti  per la madre e di trasmettere infezioni batteriche al neonato. Infine, se il foro attraversa un dotto galattoforo, cioè uno dei sottili condotti che portano il latte dalle ghiandole al capezzolo, il latte stesso tende a fuoriuscire dal forellino, ma questo non è un problema se il bambino poppa correttamente, prendendo in bocca l’intero capezzolo e non solo la punta”.

E dopo la gravidanza, per evitare brutte sorprese…

       Se si desidera fare un tatuaggio dopo la gravidanza, per decorare la pelle all’insegna della sicurezza la prima regola da seguire è diffidare di tatuatori dilettanti e piercer improvvisati. Bisogna sempre rivolgersi a un centro specializzato in possesso della certificazione rilasciata dalla ASL competente, dove si utilizzano strumenti monouso o sterilizzati e la pelle viene disinfettata prima di procedere. È altrettanto importante curare la propria igiene personale e prepararsi all’appuntamento lavando accuratamente con acqua e sapone l’area destinata ad accogliere il tatuaggio o il piercing. Il foro del piercing andrà poi disinfettato due volte al giorno fino a completa guarigione, per un periodo di tempo variabile a seconda della parte del corpo dove è stato praticato. I tatuaggi non vanno disinfettati, ma lavati con acqua e sapone e idratati due volte al giorno, preferibilmente con una crema neutra a base di olio d’oliva, per circa tre settimane.

Come prevenire le reazioni allergiche ai pigmenti dei tatuaggi? I colori usati per tatuare contengono pigmenti in concentrazione maggiore o minore a seconda del risultato che si vuole ottenere. Per chi ha la pelle molto sensibile meglio impiegare colori con basse concentrazioni. Nel caso, poi, di una persona soggetta a reazioni allergiche, consiglio di sottoporsi a un test specifico prima di procedere con l’applicazione dei pigmenti.

La crioconservazione sociale

       Attendere, però, alla lunga potrebbe diventare un problema. Perché bisogna sempre ricordare che con il passare degli anni, il numero di ovociti nelle ovaie declina per un processo naturale. La quantità massima di ovociti (6-7- milioni) è presente nel feto femminile intorno alla 20ma settimana di gestazione. Già alla nascita, però, la bambina ha una quantità di ovociti nettamente inferiore (1-2 milioni), quantità che diverrà di 300/5000 mila alla pubertà, di 25 mila all’età di 37 anni, e infine di soli 1.000 ovociti all’età di 51 anni. Si può dunque ricorrere alla crioconservazione degli ovuli, che in Italia è realizzata nelle strutture sanitarie pubbliche solamente per pazienti a rischio di menopausa precoce per motivi di salute. In tal caso si tratta di donne o ragazze affette da malattie come cancri, endometriosi, cisti ovariche recidive le cui terapie possono portare alla sterilità.
      La ricerca tardiva della gravidanza è divenuta nella società moderna un problema sociale ed è all’origine di molte delle problematiche riproduttive che si incontrano nel campo della riproduzione assistita. Difatti la fertilità della donna decresce progressivamente con l’avanzare dell’età in quanto il patrimonio ovocitario di ciascuna donna viene determinato già alla nascita e negli anni si osserva un progressivo depauperamento del numero di ovociti rimasti ed un progressivo decadimento della loro qualità che si traduce in una difficoltà crescente nel corso degli anni di iniziare e portare a termine una gravidanza. Per questo oggi, basandosi sull’esperienza ottenuta con la procreazione assistita nel campo della crioconservazione ovocitaria e sulle esperienze di conservazione a lungo termine degli ovociti in pazienti la cui fertilità futura era compromessa da tumori e chemioterapia, è stata ipotizzata la possibilità di conservare i propri ovociti in giovane età in modo da permettersi di posticipare la maternità superando futuri problemi di fertilità legati al progredire dell’età. Questo tipo di intervento è chiamato nei Paesi Anglosassoni “social freezing”, vale a dire congelamento e conservazione degli ovociti per motivi sociali
orologio biologico       Come funziona il procedimento? Si procede a delle stimolazioni ormonali per condurre l’ovaio a fare una decina di uova. Non basta congelare un uovo per avere un figlio, la garanzia si dà con 20. Poi le uova vengono prelevate dalle ovaie con una siringa in anestesia locale e si congelano. Altrimenti si può congelare anche del tessuto ovarico da auto trapiantare una volta guarita dalla malattia. In analogia con quanto accade nella fecondazione in vitro la paziente viene prima sottoposta ad una sottoposta a stimolazione ormonale che consiste nella auto somministrazione quotidiana di ormoni per indurre la crescita di un numero di follicoli adeguato e quindi la maturazione di un numero di uova considerato sufficiente per l’intervento. Dopo circa 10 – 15 giorni di terapia, in anestesia locale ed in regime ambulatoriale senza quindi necessità di ricovero, come le pazienti sottoposte a fecondazione in vitro, avviene il prelievo degli ovociti che vengono analizzati e crioconservati.      Le uova possono essere congelate all’infinito. La tecnica più innovativa è la vetrificazione: con il congelamento l’acqua diventa vetro invece che ghiaccio e arreca meno danni alle uova.
      Ma attenzione: dai 50 anni la gravidanza può essere pericolosa per la vita di una donna. Meglio comunque scegliere di farlo prima. Ma, considerando che dopo i 35 anni la fertilità decresce a picco e dopo i 44 è pari a zero, è un modo per posticiparla.
Per ricorrervi è fondamentale rivolgersi a centri specializzati per la fecondazione assistita. Per quanto riguarda il social freezing di solito lo fanno solo quelli privati.
Fonte http://www.alfemminile.com/concepimento/crioconservazione-sociale-s781719.html

Concepiti in vitro, diventano migliori amici. Poi scoprono di essere fratelli

       Georgia e Jack diventano migliori amici fino a quando, solo qualche giorno fa, hanno scoperto di essere anche fratelli. Le loro madri infatti hanno avuto lo stesso donatore. A seguito della scoperta, la ragazza ha commentato su Twitter: “Avevamo sempre scherzato sul fatto di poter essere fratello e sorella e poi incredibilmente abbiamo scoperto di esserlo davvero”. I due ragazzi sono riusciti a conoscere le proprie origini, accedendo qualche giorno fa alla banca data, scoprendo così la verità.       “Jack sapeva che aveva avuto una sorella nel 1998 che in effetti ero io”, ha raccontato la ragazza. “Ma solo oggi abbiamo scoperto che il nostro padre naturale è lo stesso e che quindi siamo fratello e sorella. Siamo le persone più felici al mondo, e lo stesso speriamo avvenga per le persone che, come noi, sono state concepite con la fecondazione in vitro. E’ proprio vero che i miracoli possono avvenire”.
Il post di Georgia è stato ritwittato 17.000 volte.
       I due giovani hanno scoperto la verità affidandosi alla Human Fertilisation and Embryology Authority che detiene tutte le informazioni sui nati dopo l’agosto 1991. Non esiste per il momento un centro che archivia le informazioni a livello centralizzato. Per questo chi vuole scoprire di più sulle proprie origini deve rivolgersi alla clinica nella quale è avvenuto il parto.

Fonte http://www.direttanews.it/2017/04/30/concepiti-vitro-diventano-migliori-amici-scoprono-fratelli/

Gravidanza gemellare: sintomi e rischi di un'attesa particolare

I rischi di una gravidanza gemellare

      Una gravidanza gemellare presenta diversi rischi. Molti di questi sono legati al momento del parto. Con dei gemelli, infatti, aumenta la possibilità di avere un parto prematuro, perché l'utero non ha abbastanza spazio per ospitare e far crescere due o più di due gemelli. Spesso poi, i gemelli assumono posizioni diverse, ed è molto alta la probabilità di un parto podalico. Se più di un feto si presenta podalico, e cioè con il sedere che si presenta per primo all'uscita dal canale del parto, è altamente probabile che la mamma debba essere sottoposta a un parto cesareo. Nel video qui sotto, la ginecologa Maria Maddalena Ferrari spiega bene quali sono i principali rischi di una gravidanza gemellare.

I diversi tipi di gravidanza gemellare

      Come si sviluppa una gravidanza gemellare? Perché si verifica? Innanzitutto, i gemelli si distinguono in monozigoti e dizigoti, a seconda che siano generati da uno stesso ovulo (e quindi dallo stesso sperma) o da due ovuli diversi, fecondati da due spermatozoi diversi. I gemelli monozigoti condividono lo stesso DNA, hanno lo stesso corredo genetico e lo stesso sesso, e infatti sono chiamati gemelli identici. I gemelli dizigoti hanno invece caratteristiche genetiche diverse. Le gravidanze gemellari

Gravidanza bicoriale e monocoriale: quali differenze ci sono?

Gravidanza gemellare      Le differenze tra le gravidanze gemellari si verificano anche a livello del sacco amniotico. I gemelli si sviluppano per divisioni cellulari degli ovuli fecondati, che a seconda dei tempi di sviluppo daranno luogo a gravidanze bicoriali o monocoriali. Che cosa significa? Se la cellula fecondata (zigote) si divide molto presto, si avrà una gravidanza bicoriale biamniotica, che prevede un sacco amniotico e una placenta separata per ciascuno. Se la separazione dello zigote avviene dopo qualche giorno, si avrà una gravidanza monocoriale biamniotica (cioè sacchi amniotici separati ma placenta in comune). Se passa ancora qualche giorno in più prima della divisione, sia la sacca amniotica che la placenta saranno in comune per i gemelli, dando luogo a una gravidanza monocoriale monoamniotica. Nel caso dei gemelli dizigoti, invece, la separazione c'è già in partenza, trattandosi di due ovuli diversi fecondati da due spermatozoi diversi. In questo caso ciascun gemello avrà la sua camera gestazionale e la sua placenta separata.

Gravidanza gemellare: sintomi e conseguenze per la mamma e il bambino

      La gravidanza gemellare presenta dei sintomi e delle difficoltà particolari sia per le mamme che per i bambini. Per i gemelli, ci sono due tipi di difficoltà principali:
  • se la placenta è condivisa dai bambini, uno dei due potrebbe ricevere più sangue dell'altro
  • i bambini possono svilupparsi di meno, e incorrere nel rischio di nascere prematuri.
Per la mamma la gravidanza gemellare e il parto che ne segue presentano diverse difficoltà sintomatiche:
    Gravidanza gemellare
  • il parto gemellare è più faticoso e rischioso
  • l'aumento di peso in gravidanza è maggiore e più difficile da tenere sotto controllo
  • i disturbi tipici della gravidanza sono più invadenti: nausea, varici, smagliature, mancanza di fiato...
  • l'ipertensione arteriosa è più frequente
  • l'esposizione ai rischi è più alta

Le precauzioni per affrontare una gravidanza gemellare

      Quando si aspettano dei gemelli, il riposo è indispensabile. Bisogna sdraiarsi spesso, riposarsi, farsi aiutare per i lavori domestici, senza esitare a chiedere aiuto ai propri cari. Bisogna accettare la maternità anticipata se il medico la raccomanda. Le visite ginecologiche sono più frequenti: ogni 15 giorni a partire dal sesto mese, se la gravidanza procede normalmente, anche prima se c’è un problema o una preoccupazione qualsiasi. Sottomettersi scrupolosamente alle analisi mediche che vengono prescritte, soprattutto le analisi delle urine, a causa del rischio di aumento del tasso di albumina. Il medico darà forse una dieta specifica, per evitare un aumento di peso eccessivo, che farebbe male sia ai bambini che alla madre. Anche questa dieta è da seguire accuratamente.

Le ecografie durante una gravidanza gemellare

Gravidanza gemellare      In caso di gravidanza omozigote (i gemelli formatisi dallo stesso ovulo), ci dovrà essere un'ecografia ogni 15 giorni a partire dalla sedicesima settimana. Quando si tratta di gemelli eterozigoti, la prima ecografia avviene a 12 settimane, la seconda a 18, accompagnata da una ecografia del collo dell’utero. Poi, se va tutto bene, le ecografie seguenti dovranno essere fatte una volta al mese.

Il momento del parto

      Il parto gemellare avviene quasi sicuramente prima della data prevista: è addirittura probabile che il medico proponga di indurre il parto alla trentanovesima settimana circa. Questo per assicurare le migliori condizioni possibili per mamma e bambini. È importante scegliere bene dove partorire, trovando un posto che abbia un reparto chirurgia nel caso si debba ricorrere a un cesareo, e un servizio di rianimazione. È importante più che mai seguire un corso preparto. Un aiuto prezioso, soprattutto tra un'ecografia e l'altra, è farsi controllare da un'ostetrica a casa di tanto in tanto, per seguire lo svolgimento della gestazione.

Fonte http://www.alfemminile.com/gravidanza/aspettare-dei-gemelli-s762454.html

venerdì 28 aprile 2017

PERCHÉ È BENE NON FUMARE IN GRAVIDANZA

       Nuove ricerche confermano che gli effetti negativi dell’esposizione al fumo di tabacco durante la vita fetale sono dovuti essenzialmente a due ordini di motivi:
    Картинки по запросу fumo in gravidanza
  1. l’ipossia (diminuzione di Ossigeno disponibile nel sangue e nei tessuti) indotta dall’Ossido di Carbonio (CO) derivante dalla combustione, e che passa attraverso la placenta nell’organismo del feto, nonché dall’azione vasocostrittrice della Nicotina;
  2. la presenza nel fumo di circa 4.000 sostanze, di cui molte cancerogene e potenzialmente responsabili di allergie.
      Il nascituro subisce danni non soltanto se la madre fuma, ma anche dall’esposizione al fumo passivo. I bambini nati da fumatrici presentano un più alto rischio di soffrire di respiro affannoso e di asma vera e propria.      Lo dice uno studio inglese condotto da Andrew Lux, della Bath Unit for Research in Paediatrics presso il Royal United Children’s Hospital di Bath, in Inghilterra. Nell’ambito dell’ALSPAC (Avon Longitudinal Study of Parents and Children), più di 8500 donne gravide sono state tenute sotto osservazione anche per quanto riguarda l’abitudine al fumo.      Si è poi visto che nei bambini tra i 18 e i 30 mesi, uno su cinque soffriva di respiro affannoso, e il rischio era più alto nei figli di quante avevano fumato in gravidanza (il periodo considerato è importante, perché successivamente questo problema respiratorio può essere causato da infezioni). Forse inaspettatamente, nella stessa ricerca si è visto che anche l’esposizione al fumo passivo provoca effetti analoghi.      Le sigarette sono colpevoli di circa l’1,5% di problemi di affanno nei piccoli, ci sono poi ovviamente altri fattori di rischio, come una storia familiare di asma, l’essere maschi, le condizioni abitative eccetera. Di questi fattori, comunque, il fumo sarebbe il più facile da eliminare.
      Secondo un altro studio olandese (condotto dalla Sijmen Reijneveld Institution, a Leida) i figli di forti fumatrici (15-50 sigarette al giorno) soffrono di coliche il doppio dei figli di non fumatrici. Lo si è appurato intervistando un campione rappresentativo di genitori di più di 3000 bambini di età superiore ai sei mesi. Le coliche venivano identificate da specifici comportamenti di pianto che duravano più di tre ore al giorno per più di tre giorni alla settimana.

I DANNI DEL FUMO PASSIVO IN GRAVIDANZA

Possiamo tentare di sintetizzare i danni provocati dal fumo passivo nel feto e nel bambino:
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  • Diminuzione del peso alla nascita, da 200 a 500 grammi in relazione al numero di sigarette. Gli effetti sono, almeno in parte, definitivi, in quanto a sviluppo completato il ragazzo sarà mediamente 1 cm meno alto rispetto agli altri.
  • Aumento della frequenza dei parti prematuri, il che incide ancora una volta sul peso alla nascita.
  • Aumento delle infezioni neonatali, con persistente aumentata suscettibilità a infezioni respiratorie e cutanee in età adolescenziale e adulta.
  • Alterazioni dello sviluppo psicofisico nei figli di madri fumatrici, con significativo aumento di problemi comportamentali e di socializzazione.
  • Aumentata incidenza di tumori infantili (il 15% di questi sono legati al fumo in famiglia).