lunedì 2 maggio 2016

Ovaie policistiche e unica tuba. Ma quando è arrivato il momento giusto, sono rimasta incinta

       Salve a tutti, vorrei raccontare a tutti la mia storia. Le mie gravidanze e la mia gioia più grande, ovvero i miei figli!
       Sei anni fa ho conosciuto il mio compagno, 19 anni io e 25 lui, entrambi tipi difficili, non da relazioni.
        Iniziammo a frequentarci e ci fidanzammo. Entrambi non avevamo mai avuto una relazione seria e duratura quindi dopo un anno ci lasciammo, dopo un mese ci riappacificammo e io dopo qualche mese rimasi incinta! Che emozione!
        Prima di affrontare il discorso con le nostre famiglie, decidemmo che, anche se contro tutti, lo avremmo tenuto. I nostri genitori rimasero sconvolti alla notizia, ma accettarono la nostra decisione. Aspettai a fare una visita ginecologica, che mai poteva capitare?
        Ero giovane e sana e stavo bene, forse fin troppo, fino ad una notte. Io che sopportavo bene il dolore piangevo, qualcosa mi lacerava , ma cosa? Andai in bagno... Sangue! Mi spaventai molto e corremmo in ospedale dove un dottore "molto simpatico" alle 3 di notte mi rise in faccia dicendo che non ero neanche incinta. Mi rimandò a casa.
bimbo        Ma io soffrivo e quel dolore non lo contenevo più. La mattina contattai la mia ginecologa che dopo la visita subito si rese conto che il mio piccolo si era "accasato" in una tuba, che si stava lacerando provocandomi un'emorragia interna e fui subito operata d'urgenza. La tuba ormai era andata.
        Iniziai controlli su controlli e scoprii che avevo ovaie policistiche, che l'ovulazione non avveniva sempre e se c'era i miei ovuli erano piccolini e avevo solo una tuba.
        Ma dopo un anno ebbi un'altra bella sorpresa, test di nuovo positivo Ma a 8 settimane un altro aborto, spontaneo, dopo 4 mesi ancora, 6 settimane e aborto. Non capivo. Iniziai a consultare una serie di medici , i quali mi dissero tutti la stessa cosa. Io, a 22 anni, non potevo avere figli in modo naturale! Scherziamo??? Mi sentivo a pezzi...
        Dopo un altro anno di vuoti e visite lasciammo perdere tutto, entrambi lavoravamo e decidemmo di divertirci e non pensarci e magari di tentare con la fecondazione artificiale, ma non subito. Avevamo ormai solo rapporti liberi e senza pensieri.
        Facemmo un viaggio di relax dal lavoro, finimmo di sistemare la nostra casa e decidemmo di riprendere il nostro cammino. Mi affidai ad un professore, uno molto noto, e ricominciai a fare esami di routine. Questo succedeva a        
       Ad aprile ebbi il mio ultimo ciclo, il 4 giugno 2014 scoprii di essere incinta. Ed in modo totalmente naturale! La paura era grande più di noi, ma non ci pensammo, se andava andava, altrimenti avremmo continuato il nostro percorso. A 3 mesi scoprimmo che era un maschietto. Che gioia!
        Non feci il tri-test, non ci importava sapere come fosse, la nostra preoccupazione era che ci fosse! A 5 mesi durante la morfologica qualcosa non andò. Una massa si vedeva a livello della spina dorsale e la mia ginecologa preoccupata mi mandò da un primario per valutare. Feci la morfologica ben 3 volte, ma in seguito la massa sparì nel nulla.
        La gravidanza fu bellissima: me la passavo benissimo! Arrivai a 41 e 2 e il mio piccolo di nascere non ne voleva sapere, i tracciati erano piatti... fino a quando una sera il mio compagno era a lavoro ed io vedevo un film con mia sorella.
        Mi chiedevo spesso come avrei capito che era arrivato il momento. Ebbene... lo si capisce, eccome! Iniziarono i dolori, ma io ero molto tranquilla, mi feci una doccia, lavai i capelli, chiamai il mio compagno e i nostri genitori. Arrivata in ospedale ebbi il tempo solo di cambiarmi che... già ero in sala parto!
        Due spinte e lo vidi! Bello come il sole. Abbracciai mio figlio e il mio compagno che non mi aveva lasciato un minuto sola! Un bel parto. In ospedale qualche simpaticone mi disse che ero stata fortunata e che con la mia situazione clinica ero stata fortunata ad avere un figlio. Dopo 7 mesi ero di nuovo incinta!
        Un altro maschietto che arriverà tra qualche giorno! Ora c'è chi dice che sia stata fortuna, chi invece che io sia stata miracolata. Io dico che dovevo aspettare solo che arrivasse il momento. Ora mi sento in dovere di spronare tutte le coppie a non arrendersi, rimanere unite e se il destino lo vorrà, arriverà tutto, ma il tempo vuole il suo tempo, bisogna solo saper aspettare!

di Francesca

Malattie in gravidanza. I segnali di allarme, come riconoscerle.

       Spetta essenzialmente al medico sapere interpretare questi sintomi, tuttavia è importantissimo che la gestante li sappia ben riconoscere per poter mettersi subito in contatto con un sanitario al fine di evitare possibili complicanze.
       I segnali d'allarme di più frequente riscontro sono:
  • contrazioni dell'utero più o meno accompagnate da dolore lombare, fianchi o all'addome;
  • perdite di sangue dai genitali, tipo macchie sulle mutandine o sensazione netta di fuoriuscita di liquido;
  • fuoriuscita di liquido amniotico dai genitali avvertite con mutandine bagnate o vera e propria sensazione di perdita di liquido;
  • qualsiasi dolore addominale, specie se forte e violento o continuo e duraturo, localizzato ai fianchi o alla bocca dello stomaco o nella regione appendicolare o periombelicale;
  • bruciore durante la minzione più o meno accompagnato da desiderio ripetuto di urinare oda dolore sopra il pube, al fianco destro o sinistro o da dolore nell'emissione dell'urina;
  • emissione di urina troppo carica e concentrata o addirittura rosso sangue o macchiata di sangue; emissione di urina troppo schiumosa; eccessiva emissione di urina; riduzione del quantitativo di urina emessa (urina normale emessa nelle 24H: 1000-1500 ml);
  • febbre superiore a 38° più o meno accompagnata da brividi o febbricole quotidiane, serali, associate a sudorazione;
  • gonfiore alle caviglie che non recede durante la notte (non entrano le scarpe) più o meno accompagnato da gonfiore alle mani (non entrano gli anelli), alle palpebre (viso gonfio);
  • vomito alimentare o diarrea, specie se più volte al dì;
  • i movimenti del feto si riducono a meno di 6 calci in 2 ore o tendono a scomparire;
  • perdita di peso non dovuta a riduzione dell'apporto calorico;
  • pressione arteriosa uguale o superiore a 140 su 90;
  • dolore di testa (cefalea), specie se frequente o persistente;
  • perdite vaginali giallastre o bianche tipo latte cagliato più o meno accompagnate da bruciore ai genitali, cattivo odore, prurito;
  • eccessivo senso di stanchezza, malessere generale, prostrazione, incapacità di compiere anche le più banali occupazioni;
  • colorito giallo della pelle e/o delle sclere (parte bianca dell'occhio);
  • dolore lungo il decorso delle vene o dei nervi, specie se accentuato dalla pressione;
  • difficoltà respiratorie eccessive dopo la salita o aver fatto le scale (affanno);
  • qualsiasi colorazione strana e diffusa della pelle più o meno accompagnata da prurito o desiderio di grattarsi;
  • reperto di tumefazione, piccola o grande che sia, inconsueta in qualsiasi parte del corpo;
  • sete eccessiva;
  • qualsiasi disturbo visivo (riduzione della vista, macchie, scintillio) o dell'udito (ronzii, etc);
  • eccessive ansie o tensione emotiva oppure depressione e facilità al pianto (specie in puerperio).
Ci sembra opportuno sottolineare, ancora una volta, che al comparire di uno o più dei segnali sopra ricordati è indispensabile il consulto con un sanitario.

Fonte http://www.vitadidonna.it/gravidanza/malattie-infettive/malattie-in-gravidanza-i-segnali-di-allarme-come-riconoscerle.html

domenica 1 maggio 2016

Eterologa; «In Italia non riesco a diventare mamma»

          Due anni fa una sentenza della Corte Costituzionalecancellava, in Italia, il divieto, previsto dalla legge 40, difecondazione eterologa, una forma di procreazione medicalmente assistita: per arrivare a una gravidanza, si usano un gamete, un ovulo o uno spermatozoo di un donatore. Gli aspiranti genitori, da allora, avrebbero potuto provare a realizzare il loro sogno grazie ai donatori, nel pubblico, senza ricorrere ai metodi «fai-da-te». In teoria. Nella pratica, invece, l’eterologa rimane un diritto per pochi, «tra ostacoli burocratici, mancanza di donatori e resistenze politiche», come spiega l’associazione Luca Coscioni.
Eterologa; «In Italia non riesco a diventare mamma»
          Maria Elena, 44 anni, credeva che la sentenza di due anni fa le avrebbe cambiato la vita: da 13 anni cercava di diventare mamma. Nel 2003 il primo aborto spontaneo, alla decima settimana. Ne ha subiti altri quattro in tre anni. Il medico le spiegò che i suoi valori ormonali determinavano una scarsa qualità dell’ovulo fecondato ed erano la causa di questi aborti.          Insieme al marito, ha deciso di rivolgersi a una struttura per la fertilità. «La nostra scelta - spiega - è caduta su un centro pubblico: i costi nel privato sono troppo alti». All’azienda ospedaliera di Padova, i medici le suggerirono di ricorrere allafecondazione assistita.          Maria Elena ci prova: tra il 2009 e il 2010 si sottopone a 3 cicli di inseminazioni intrauterine, ma nessuna ha esito positivo. «Avevo esaurito i tentavi a carico del servizio sanitario regionale, che qui in Veneto sono tre. Quindi mi hanno consigliato di mettermi in lista per la Fivet, fecondazione in vitro con trasferimento in utero degli embrioni con Icsi, è una tecnica che permette di fecondare un ovulo con microiniezione di uno spermatozoo. Di nuovo nulla, permancanza di risposta alla stimolazione ovarica. La stessa cosa anche l’anno dopo».
          Inaspettatamente, due mesi dopo il test di gravidanza è positivo. Alla quinta settimana, però, un altro aborto.
          L’ultima strada per provare a diventare mamma sarebbe stata l’eterologa. Ma all’estero, perché in Italia era vietata. Il problema era il costo, troppo alto, che ha costretto la coppia a rinunciarci. Maria Elena e il marito hanno provato anche ad adottare un bimbo: «Le assistenti sociali della nostra Asl ci hanno spiegato per l’adozione nazionale non c’era praticamente alcuna speranza, per le liste di attesa lunghissime, e ci hanno consigliato così di provare con quella internazionale. I costi erano di 20, 30 mila euro. Come potevamo affrontare quella spesa, se non avevamo a disposizione nemmeno gli 8 mila che sarebbero serviti per l’eterologa all’estero?».
          Così, quando arriva la notizia di quella sentenza che permette l’eterologa anche in Italia, Maria Elena si commuove, e torna a sperare. Legge: «Il primo ottobre è la data fissata dal Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, per partire con l’eterologa nei 36 centri accreditati. Il Governatore Zaia si è battuto per concordare con le altre Regioni il costo di un ticket che deve essere uguale in tutta Italia e che verrà deciso nella riunione degli assessori alla sanità che si terrà il 24 settembre prossimo».          Maria Elena chiama subito l’ospedale di Padova. E arriva la doccia fredda: «I medici mi hanno informato che non avrei potuto accedere alla fecondazione eterologa perché la Regione Veneto aveva deciso che il limite massimo di età fossero i 43 anni. Io li avevo compiuti da un mese».
          Con l’associazione Luca Coscioni fa ricorso al Tar e lo vince. Non basta: «A oggi non siamo ancora riusciti ad accedere alla fecondazione eterologa per mancanza di gameti nelle strutture pubbliche, disponibili invece nelle strutture private ma con costi per noi proibitivi».
          «Il principio di garanzia di accesso alle cure – spiegano dall’associazione Coscioni, che ha realizzato l’inchiesta «Il seme della discordia» - non è rispettato e ciò a causa della mancanza di volontà politica. Non ci sono fondi per eseguire le tecniche di procreazione medicalmente assistita a carico della Sanità pubblica e da maggio 2014 non è stata fatta nessuna campagna informativa del ministero sulla donazione di gameti».          E ancora: «Stiamo procedendo sia con diffide per interruzione di servizio nei confronti delle aziende ospedaliere che non garantiscono l'applicazione dell'eterologa, anche attivando convenzioni con l'estero per il reperimento di gameti, sia con azioni nei confronti delle istituzioni responsabili per il rimborso delle cure, che se non saranno fornite dal servizio pubblico, lo saranno dalle strutture private».
Fonte http://www.vanityfair.it/news/storie/16/04/26/fecondazione-eterologa-italia-storia-maria-elena-associazione-coscioni

«Noi, che prima di farcela ci sentiamo mamme "difettate"»

      Una coppia su quattro-cinque soffre o di infertilità o di sterilità, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Un problema in aumento, tanto da risultare una vera e propria malattia sociale.«Noi, che prima di farcela ci sentiamo mamme "difettate"»
      Lo conosce bene Eleonora Mazzoni: proprio questa settimana, il 5 maggio, esce - per l'editore Biglia Blu - il suo libro In becco alla cicogna!, una specie di «manuale pratico» su infertilità e procreazione assistita. Lo ha scritto dopo aver studiato tanto, prendendo spunto dalle lettere che ha ricevuto dopo l’uscita, nel 2012, de Le difettose in cui aveva raccontato le vicende di Carla Petri, il suo «alter ego».      Una donna che a trentanove anni e due mesi aveva quasi tutto ma non riusciva a fare un figlio. «Sono stata per anni “una donna che desiderava un figlio”, nel senso che lo desideravo, continuavo a desiderarlo e basta: il figlio cresceva solo nella mia testa e nel mio cuore, non nella pancia», spiega.      «Alla domanda: “Quante possibilità di procreare hanno un ragazzo e una ragazza ventenni, dunque sani e nel pieno della loro fecondità, facendo l’amore tutti i giorni per un mese?”, la maggioranza delle persone sarebbe tentata di rispondere “il 90%”, giusto perché il cento per cento, si sa, non esiste. E invece no. C’è solo il venti per cento delle probabilità. Ogni mese il venti», scrive Eleonora.      Anche lei, proprio come Carla, ha affrontato l’infinitopercorso a ostacoli fatto di fecondazioni artificiali fallite e aborti naturali.      «Avevo vissuto tutte le immaginazioni di una donna che “aspetta di aspettare”, le speranze, le frustrazioni, i lutti, il gergo dei forum e il senso di solidarietà che vi si respira, la solitudine e l’incomprensione dei “non difettosi”, i pregiudizi, e ogni sfumatura, dico ogni, del volere un figlio. Comprese ambivalenze e ossessioni», spiega.      Negli anni a contatto con la procreazione assistita, si è informata, ha letto tanto, studiato. Un modo per inquadrare «le mie riflessioni esistenzial-personali in uno spazio più strutturato, in grado di accogliere il supporto della storia, della sociologia, della giurisprudenza».
In becco alla cicogna! è il risultato di quel percorso medico e insieme emotivo, ed è stato scritto per chi lo sta per compiere e per chi finora non ha voluto saperne. E’ «un percorso che però può ancora confondere, provocando dubbi, domande, timori. E solitudine. Questo libro è stato pensato come una compagnia e una guida, per sentirsi un po’ meno smarriti. E meno soli».      Oggi Eleonora è mamma: proprio grazie alla procreazione assistita ha avuto due gemelli, che oggi hanno quasi cinque anni. «Sbaglia chi dice che la fecondazione rappresenta il sogno prometeico dell’uomo che prende il posto di Dio. L’uomo manipola e trasforma quello che già esiste. Crea nuove forme, ma non crea la vita. Quella già c’è. E non è mai artificiale. È vita e basta. Ricca di un mistero che nessuna tecnologia estinguerà. Perché la scienza non desacralizza. Né banalizza. Anzi. Può solo aumentare lo stupore».      C’è anche un messaggio per quelle donne per cui il percorso non si è concluso altrettanto bene. «La medicina ha spostato i limiti in avanti, non li ha eliminati. Il concepimento e la nascita non seguono solo statistiche, probabilità. Sono liberi, densi di possibilità e imprevedibili. Perché un embrione attecchisce e uno no? Perché a lei sì e a te no? La realizzazione dei nostri desideri non è regolata esclusivamente dalla volontà umana. C’è una parte insondabile e incostante che non si riesce a imbrigliare: i latini la chiamavano fortuna».
Fonte http://www.vanityfair.it/news/storie/16/05/02/eleonora-mazzoni-libro-pma-procreazione-assistita

Nichi Vendola: «Questo bambino, figlio dell'amore»

         «Non c'è volgarità degli squadristi della politica che possa turbare la grande felicità che la nascita di un bimbo provoca».Nichi Vendola parla per la prima volta dopo che l'arrivo al mondo di Tobia Antonio è diventato pubblico.
         L'ex governatore della Puglia e il compagno Eddy Testa sono diventati genitori, grazie a una maternità surrogata avvenuta in una clinica californiana. Il piccolo sarebbe nato il 27 febbraio e la notizia, diffusa da Libero, ha fatto in poche ore il giro della rete. Tra polemiche e critiche anche accese, alle quali Vendola preferisce non dare peso.
         «Condivido con il mio compagno una scelta e un percorso che sono lontani anni luce dall'espressione "utero in affitto"», ha aggiunto via Facebook, «Questo bambino è figlio di una bellissima storia d'amore, la donna che lo ha portato in grembo e la sua famiglia sono parte della nostra vita».

         E ancora: «Quelli che insultano e bestemmiano nei bassifondi della politica e dei social network mi ricordano quel verso che dice: "ognuno dal proprio cuor l'altro misura"».
         Secondo le indiscrezioni, il padre genetico del bambino è Eddy Testa, di 19 anni più giovane rispetto a Vendola. La coppia, che convive dal 2004, rientrerà in Italia non prima della fine di marzo.Nichi Vendola: «Questo bambino, figlio dell'amore»
         Il desiderio di paternità non è nuovo per il politico: «Appena lascerò l’incarico in Regione, rifletterò. È un pensiero che riposa nella mia vita e che ho sempre rimandato», aveva detto poco tempo fa. E adesso quel momento è arrivato.
Fonte 

Incinta senza saperlo di due gemelli

Sono una mamma di tre splendidi bambini. Ho riflettuto molto se raccontarvi o no la mia storia e oggi voglio farvela sapere per dare conferma alla gente che ci sono molti casi come il mio.

Nel mese di giugno 2015 ero incinta di due gemelli. Portai avanti una gravidanza singolare, perché ebbi il ciclo ogni 11 del mese per tutti i nove mesi e dunque ero incosciente di essere incinta. Passai i nove mesi senza mai un sintomo, senza nessun dolore, anzi in quei nove mesi ebbi una forza incredibile.

Feci di tutto, mi divertivo molto al mare facendo tuffi e non ero mai ferma. Mia figlia mi saltava sopra praticamente e mangiavo di tutto e di più. Poi, essendo già in carne, la pancia non si vedeva e io non sentivo nessun movimento. Eppure la prima figlia l'avevo sentita tanto!

Poi il 6 febbraio iniziai a accusare dolori ai reni, ogni volta di più. Da lì capii subito che erano contrazioni, però non ne ero sicura al 100%, anche perché io sapevo che non ero incinta. Anzi ero sicurissima.

Lo dissi a mia madre e lei decise di andare in ospedale. Arrivati in ospedale, entrammo in pronto soccorso e dissi il motivo per il quale ero là. Mi fecero aspettare. Siccome i dolori erano diventati insopportabili, io chiesi gridando di farmi passare avanti. Mi chiamarono e appena mi misero una mano sulla pancia dissero che ero incinta.

gemelli1Iniziarono allora le mie paura e pensai a tutte le cose che avevo fatto quando ero incinta e iniziai a chiedermi se il bimbo stava bene, perché proprio non mi ero accorta di nulla. Poi arrivai in sala parto, mi dissero: "E' ora di partorire!"

Io gridai: "Ho fatto un cesareo due anni fa!" I medici dissero che volevano farmi un VBCA, io ero terrorizzata, anche se lo avrei desiderato con tutta me stessa. Mi visitarono e il bambino era di piedi. Perciò mi portarono nella sala operatoria e iniziarono a farmi il cesareo.

All'improvviso sentii un piccolo pianto e l'uomo della mia vita nacque. 2.600 Kg: ad un tratto la dottoressa disse: "Oh Madonna, io vedo un altra testa qui". Nacque così anche la mia piccola guerriera di 2.300 Kg.

Tutti meravigliati. Io stavo da Dio, però 2 giorni dopo ebbi la febbre sopra i 40: broncopolmonite, infezione e dovetti stare 20 giorni in ospedale. Nel frattempo la mia piccola prese la bronchiolite e fu ricoverata in sub-intensiva.

Dopo un po' anche il bambino fu ricoverato, perché sembrasse l'avesse anche lui. Ma dopo poco io e il mio Principe uscimmo e la piccola ci raggiunse dopo 14 giorni. Dio mi ha donato un miracolo. Ho due splendidi gemellini sani, ringraziando il Signore. Sono la gioia della nostra vita e li amiamo troppo. La sorellina ancora di più.

di Nika

Toxoplasmosi in gravidanza, sintomi, prevenzione e cure

Cos'è la toxoplasmosi 
         Si tratta di un protozoo che prende il nome di Toxoplasma gondii.
    Può infettare tutti i mammiferi e le maggiori e più diffuse fonti di contagio della toxoplasmosi sono:
  • La carne cruda di agnello e di maiale (prevalentemente) e insaccati (soprattutto quelli artigianali, le grandi industrie alimentari sono in genere rigorosamente controllate dai veterinari delle ASL); da ricordare che con la cottura il germe viene eliminato.
  • I gatti possono diffondere la toxoplasmosi attraverso il contatto con i loro escrementi o con oggetti da essi inquinati o anche l'inalandone le spore presenti sulle mani.
  • La verdura o la frutta se inquinata da escrementi di gatto.
Il sintomo della toxoplasmosi
La toxoplasmosi, toxoplasma         Si tratta di una malattia asintomatica che una volta contratta non segnala la sua presenza con dei malesseri particolari. In genere, salvo in soggetti immunodopressi ( es. Aids), fa il suo decorso senza che la persona colpita se ne accorga.
         Un'attenzione particolare va prestata, però, alle donne gravide; infatti, se viene contratta per la prima volta nel corso della gravidanza, la malattia può trasmettersi al feto con conseguenze importanti se non trattata.
         Questo rischio riguarda le donne che non sono mai venute in contatto con il Toxoplasma gondii e che quindi non hanno mai sviluppato gli anticorpi necessari a difendere l'organismo. Non esiste un vaccino per prevenire l'infezione. 
         Come si cura la toxoplasmosi e cosa fare se si è in gravidanza
         Appena scoperto il vostro stato di gravidanza recatevi dal vostro medico di fiducia che sicuramente vi sottoporrà a degli esami per stabilire se siete protette dagli anticorpi (e quindi se prima della gravidanza avete contratto la malattia).
         Questi esami adranno poi ripetuti con una frequenza mensile per tutta la durata della gravidanzaper intervenire, in caso di contagio, con le terapie adatte a ridurre al minimo il rischio di passaggio della malattia al feto.
         Se non avete anticorpi non mangiate carne che non sia ben cotta, non mangiate insaccati artigianali e non mangiate frutta ma soprattutto verdura cruda che non abbiate lavato personalmente (non mangiate l'insalata al ristorante).
         Se avete dei gatti non occupatevi personalmente della loro lettiera, se escono ricordatevi che non devono passeggiare dove voi mangiate nè nei vostri letti.
         Se andate in casa di "gattari" cioè di persone che vivono allegramente in promiscuità con gatti che escono, mangiate soltanto cibo appena cotto o appena tirato fuori da buste preconfezionate.
         La Toxoplasmosi, se trattata tempestivamente, non è pericolosa ma è meglio cercare di non prenderla.
         I cani possono contaminarsi uscendo ma in genere la promiscuità con loro è molto minore e non essendo essi ospiti naturali del parassita non vengono considerati un problema.
Ricordatevi comunque sempre di lavarvi le mani dopo aver toccato un animale e non baciateli!!
Fontehttp://www.vitadidonna.it/gravidanza/malattie-infettive/toxoplasmosi-in-gravidanza-sintomi-prevenzione-e-cure.html