lunedì 25 febbraio 2019

Incontinenza urinaria dopo il parto, le cause e i rimedi

       Nei primi tempi dopo il parto, a tante neomamme capita di soffrire di incontinenza urinaria, lieve nella maggior parte di casi, anche se prima non avevano mai manifestato quel tipo di problema e anche se giovani. Si tratta di un problema assolutamente risolvibile, non preoccupante, che tuttavia può generare disagio e imbarazzo, il che, naturalmente, peggiora la situazione come sempre capita quando al disturbo fisico si aggiunge la componente psicologica. Le piccole perdite di pipì spesso di verificano dopo qualche sollecitazione fisica come uno starnuto, una bella risata, o un colpo di tosse, lasciando la neomamma stupefatta dell’improvvisa perdita di controllo della propria vescica. Che fare? Innanzi tutto, bisogna comprendere per quale motivo si verifichi una forma di incontinenza urinaria proprio dopo l’evento parto, e per questo dobbiamo partire dall’anatomia femminile.

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Incontinenza urinaria dopo il parto: le cause
       L’incontinenza urinaria si verifica nelle donne che hanno partorito il loro bebè naturalmente, e questo per motivi prettamente legati all’anatomia femminile e allo stress determinato proprio dal travaglio. Quando il bambino scende verso il canale del parto, poco prima della fase espulsiva, ovviamente con il proprio corpo, soprattutto con la testina, determina un vero e proprio stiramento della muscolatura del pavimento pelvico, facendo sì che la naturale distanza tra ano e vulva aumenti. Sempre a causa di questo stiramento, il perineo (che è quella porzione tra la vagina e l’ano) tende a perdere di elasticità e di sensibilità specialmente nel primo mese dopo la nascita del bambino, e la muscolatura volontaria che regola anche il flusso di urina diventa meno controllabile nonostante lo stimolo resti invariato. Sempre in questa fase post partum, e per gli stessi motivi, la neomamma può andare incontro, oltre all’incontinenza urinaria, anche ad un prolasso vaginale e uterino (caso, però, più raro), oltre ad una certa difficoltà nella ripresa della vita intima con il partner. Vediamo cosa si può fare per risolvere il problema il più rapidamente possibile.


Incontinenza urinaria dopo il parto: i rimedi
        In genere l’incontinenza urinaria dopo il parto si risolve da sola dopo qualche settimana, massimo un paio di mesi dalla comparsa del fenomeno. Se, però, gli episodi di perdite urinarie continuassero nel tempo, sarebbe il caso di consultare il medico per una visita specialistica. Ma prima di arrivare a questo, ci sono alcuni sistemi per riprendere il controllo della propria muscolatura pelvica e della propria vescica. Si tratta della cosiddetta ginnastica perineale, che si basa su alcuni semplici esercizi (di Kegel, dal suo inventore) in cui la donna deve alternatamente contrarre e rilassare la muscolatura pelvica. In genere anche una brava ostetrica è in grado di insegnare alla neomamma come eseguire questi esercizi correttamente, ma tanto per comprenderci, per capire di cosa stiamo parlando basterà provare ad interrompere il flusso urinario durante la minzione. Se si fa fatica, allora vuol dire che bisogna recuperare tonicità e che gli esercizi Kegel dovranno essere eseguiti più spesso che si può. Solo in casi davvero estremi l’incontinenza urinaria dovrà essere risolta chirurgicamente.

Fonte https://mamma.pourfemme.it/articolo/incontinenza-urinaria-dopo-il-parto-le-cause-e-i-rimedi/18693/

TUMORI AL COLLO DELL’UTERO: IL TEST DEL DNA

      I tumori al collo dell’utero sono una delle patologie oncologiche più diffuse nella popolazione femminile mondiale.


      In Italia questo tipo di tumore è frequente, ma ha un’incidenza molto più contenuta rispetto ad altri paesi, grazie all’efficace programma di prevenzione messo in atto da anni dal Sistema Sanitario Nazionale.
      Una nuova metodica diagnostica genetica permetterà di effettuare test più efficaci, che ridurranno ulteriormente i numeri di questa patologia. Al momento in Italia si registrano circa 3700 nuovi casi ogni anno.

resezione collo
      Con la definizione di tumori del collo dell’utero, si indicano i carcinomi e gli adenocarcinomi che possono svilupparsi a partire dall’epitelio di rivestimento uterino.
      L’agente causale principale della patologia è il papillomavirus umano (HPV). Questo microorganismo è normalmente responsabile di semplici infezioni genitali, ma in alcuni casi può provocare infezioni persistenti portando allo sviluppo di lesioni precarcinomatose preludio di possibili sviluppi tumorali.

       Le infezioni genitali batteriche ricorrenti ed il tabagismo sembrano aumentare la probabilità di sviluppo della neoplasia.
      Al momento attuale la prevenzione per i tumori del collo uterino si basa sulla vaccinazione e sugli esami di screening periodico.
      Il vaccino anti Papillomavirus è un mezzo efficace per prevenire le infezioni virali e quindi lo sviluppo di tumore.

       Il vaccino però è pienamente efficace solo se effettuato prima del contatto con il virus.
I test di screening prevedono la valutazione periodica della mucosa uterina da campioni di materiale prelevato con tampone.
      La metodica classica, definita Pap test, prevede una valutazione citologica del campione tramite la tecnica messa a punto dal dott. G. Papanicolaou un secolo fa.
      L’esame consiste in una valutazione al microscopio delle cellule prelevate alla ricerca di eventuali alterazioni morfologiche indicative di tumore.

Ma la metodica più efficace è il rilevamento diretto della presenza di papillomavirus: il test HPV.
      Questo individua la presenza di DNA virale nelle cellule prelevate indicando non solo le lesioni già presenti, ma anche la possibilità di svilupparne in futuro.
Studi recenti hanno confermato la reale utilità della metodica.
      Uno studio retrospettivo pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology ha saggiato l’efficacia dei due test confrontando i dati raccolti su un campione di 176.464 donne europee tra i 26 ed i 64 anni.
      Il test HPV ha avuto un valore diagnostico migliore in circa il 70% dei casi suggerendo la possibilità di aumento dell’intervallo temporale tra controlli periodici a 5 anni.

       Uno studio pubblicato a gennaio sulla stessa rivista dimostra l’effettiva validità di questa procedura diagnostica anche su campioni raccolti autonomamente (al di fuori dell’ambito ospedaliero) dalle pazienti.
      La ricerca ha valutato i dati di 154.556 donne ed ha evidenziato come il test mantenga la stessa sensibilità indipendentemente dal tipo di metodica utilizzata per la raccolta del campione.
       Queste ricerche aprono la strada all’istituzione di programmi di prevenzione più efficaci, usufruibili più facilmente dalle donne di qualsiasi parte del mondo.


Fonti :

– Efficacy of HPV-based screening for prevention of invasive cervical cancer: follow-up of four European randomised controlled trials
– Accuracy of human papillomavirus testing on self-collected versus clinician-collected samples: a meta-analysis

Gravidanza: come difendersi dal diabete

Картинки по запросу Gravidanza: come difendersi dal diabete       Due recenti studi hanno evidenziato che uno screening più precoce del diabete gestazionale e una bassa soglia diagnostica per il suo trattamento potrebbero ridurre i rischi materni e fetali correlati a questa patologia. Gli studi dimostrano infatti che trattare e controllare il diabete gestazionale, anche tramite uno screening precoce (Diabetes Care online) o criteri diagnostici più ampi (Obstet Gynaecol online), può migliorare gli esiti sia della mamma che del feto. I medici quindi dovrebbero sensibilizzare di più le pazienti riguardo l’importanza di scelte alimentari sane e consigliare più movimento durante la gravidanza per migliorare l’ambiente in cui il bambino si sviluppa. Impiegare valori soglia più bassi come quelli proposti nei criteri Carpenter-Coustan o soglie temporali più precoci, come quelle proposte nei criteri degli International Association of Diabetes and Pregnancy Study Groups, identificherebbe un maggior numero di donne con glicemia elevata in cui è possibile modificare gli esiti della gravidanza.

       I dati attualmente disponibili indicano che un qualunque intervento atto a ridurre il rischio di neonati più nutriti per l’età gestazionale nelle donne obese dovrebbe essere implementato prima delle 20 settimane di gestazione. L’ADA raccomanda già lo screening precoce del diabete gestazionale quando si inizia l’assistenza prenatale nelle popolazioni a rischio, come le donne obese, con anamnesi di diabete gestazionale precedente, sindrome metabolica, prediabete, sindrome dell’ovaio policistico o altre disfunzioni metaboliche.

       Lo screening è raccomandato anche nelle donne che hanno dato alla luce bambini molto nutriti, in quelle con parenti di primo grado diabetici o in quelle ipertese o con anomalie del profilo del colesterolo. Le donne con forme lievi di diabete gestazionale, identificate tramite criteri meno stringenti, potrebbero trarre beneficio da consulenze nutrizionali, dietoterapia e insulina se indicata. I rischi per il neonato, al di là della natimortalità, consistono nella terapia intensiva neonatale per ipoglicemia o ittero, nonché nel rischio programmato di obesità in età infantile e diabete e cardiopatie nelle fasi successive.

Fonte http://www.clicmedicina.it/gravidanza-difendersi-dal-diabete/

“Gravidanza e malattie rare, il percorso materno-fetale”

Картинки по запросу “Gravidanza e malattie rare, il percorso materno-fetale”         In occasione della Giornata Mondiale delle malattia rare, i reparti di Ginecologia ed Ostetricia del Polo ospedaliero Vito Fazzi di di Lecce, con il gruppo del Dream (laboratorio diffuso di ricerca interdisciplinare applicata alla medicina), Asl Lecce e Università del Salento, organizzano il corso Ecm, “Gravidanza e malattie rare – il percorso materno-fetale”. Partner dell’evento sono l’Anacc (Associazione nazionale angioma cavernoso cerebrae), Apmar (Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare), Cidp Italia onlus (Associazione Pazienti di Polineuropatia Cronica Infiammatoria Demielizzante), Associazione Miastenia Gravis, Hht onlus (Associazione Italiana Teleangectasia Emorragica Ereditaria), Associazione italiana Sindrome “X-Fragile” (sezione Puglia).
L’incontro prevede una sessione mattutina, che si apre con la registrazione dei partecipanti alle ore 8.30, e una sessione pomeridiana che prevede una tavola rotonda che verterà su come gestire al meglio in famiglia una “gravidanza rara” e un “figlio raro”. L’evento è stato fortemente voluto dal          Gruppo Malattie Rare del Dream, da anni impegnato sul territorio per promuovere il benessere dei malati salentini e delle loro famiglie.
Il Gruppo Malattie rare del Dream
         Il Gruppo, guidato dal professor Carlo Storelli dell’Università del Salento, ora portavoce delle associazioni malattie rare, è adesso gestito dal professor Tiziano Verri.
         Il Gruppo Malattie rare del Dream ha da sempre come mission, in primis, la cura delle esigenze giornaliere dei pazienti e delle associazioni, con l’obiettivo di migliorarne la qualità della vita. Non viene, però, mai sottovalutata l’attività di ricerca, tramite incontri con gruppi che si occupano delle esigenze dei pazienti, con l’obiettivo di individuare il farmaco migliore, che in alcuni casi si traduce nel trovare quello più economico, in altri, quello di nuova generazione, maggiormente efficace nei confronti della patologia.
         In ultima istanza, il Gruppo si propone come intermediario tra centri di ricerca nazionali ed internazionali e realtà locali, con l’obiettivo di svolgere un ruolo di ausilio per il paziente permettendogli di interfacciarsi con maggior semplicità con una burocrazia troppo spesso ostile e insensibile verso il malato o, con le strutture ospedaliere locali, qualora fossero richieste visite o analisi.
         Il seminario, affronterà la sensibilissima tematica della diagnosi precoce delle malattie neonatali fornendo più di uno spunto di riflessione affinché chi di competenza possa pensare all’opportunità di fornire alla Asl di Lecce almeno una struttura di Pma di riferimento, dotata delle più moderne tecniche di diagnosi precoce e in costante dialogo con enti di ricerca capaci di mantenere sempre aggiornati i protocolli di screening.
         Tra i relatori ciu sarà il professor Filippo Santorelli, neurogenetista di fama internazionale presso l’Istituto Fondazione Stella Maris–Calabrone Pisa, esperto di malattie neurodegenerative a carico del sistema neuromuscolare e noto agli addetti ai lavori oltre che per le qualità professionali, anche per l’impressionante quantità e qualità di produzione scientifica, con articoli pubblicati sulle principali riviste.

Fonte http://www.salentolive24.com/2019/02/25/gravidanza-e-malattie-rare-il-percorso-materno-fetale/amp=1

Spingere ‘prima’ nel parto non aumenta il rischio di cesareo

        Un nuovo studio Usa getta luce su uno dei quesiti che attanagliano da sempre le puerpere, e che ha raccolto risposte diverse, a seconda dei tempi e delle conoscenze: ossia quando iniziare a spingere durante il parto. Secondo la nuova indagine – condotta da Alison Cahill, direttore di medicina fetale alla ‘Washington University School of Medicine’ di St. Louis – anzitutto iniziare a spingere con anticipo rispetto ai consigli di vari ginecologi non aumenta i rischi di dover ricorrere al parto cesareo.
Картинки по запросу Spingere ‘prima’ nel parto non aumenta il rischio di cesareo
        Al contrario, diminuisce anche del 40% i rischi di emorragia delle donne e del 30% i pericoli di infezioni successive. Realizzata su 2.400 mamme al loro primo parto, l’indagine ha diviso le volontarie in due gruppi: uno e’ stato invitato a spingere al momento della dilatazione completa della cervice uterina – come peraltro sarebbe naturale se le donne non ricevono anestesia locale – l’altro un’ora dopo.

        Le puerpere che hanno spinto prima non hanno evidenziato alcun rischio di un aumento del ricorso ai cesarei, e al contrario sono risultate piu’ protette dai pericoli di emorragie e infezioni.
“Stiamo cercando di studiare metodi per ridurre il numero dei cesarei che ha raggiunto negli Usa punte massime”, ha osservato Dr. Dana Gossett, professore di ostetrica alla ‘University of California’ di San Francisco. Lo studio e’ pubblicato su ‘Jama’, la rivista dei medici americani.

Fonte ANSA

ESAMI SANGUE E URINE GRAVIDANZA

esami        È comune prassi sottoporre la gestante, durante l’intero periodo della gravidanza, a periodici controlli del sangue e delle urine.
        Normalmente questi esami vengono richiesti dal ginecologo e sono necessari per verificare lo stato di salute di mamma e bambino.
        Questi controlli di routine vengono prescritti a tutte le gestanti e il Ministero della Sanità ha stilato un “elenco” degli esami necessari per il controllo della gravidanza fisiologica, indicandone l’epoca di gestazione in cui effettuarli.
        Qualora venissero richiesti esami non contemplati o non corrispondenti al periodo gestazionale, il ticket sarà a carico dell’utente (con variazioni a seconda delle singole regioni).

IDENTIFICAZIONE DEL GRUPPO SANGUIGNO E DEL FATTORE RH.
        Questo esame viene richiesto all’inizio della gravidanza ed è fondamentale per prevenire incompatibilità di sangue materno/fetale.
L’importanza della identificazione del gruppo sanguigno e del fattore Rh materno si rivela nelle conseguenze derivanti dalle gravidanze con presenza di fattore  Rh-.
        L’esame (Test di Coombs), che viene eseguito in laboratorio attraverso due distinte metodiche (indiretto sul sangue materno, diretto sul sangue cordonale con la funicolocentesi), svelando la presenza di anticorpi in grado di attaccare i globuli rossi fetali, ha notevole importanza nella prevenzione e nella diagnosi delle anemie immunoemolitiche.

Картинки по запросу esami gravidanzaRUBEO TEST
Il rubeo test è l’esame più sicuro per la valutazione del grado di immunità contro la rosolia.
        E’ da effettuarsi appena accertata la gravidanza e in caso di positività , cioè di presenza in elevata percentuale di anticorpi antirosolia, non dovrà essere più ripetuto perchè la gestante risulta definitivamente immunizzata.
        Al contrario, se negativo, dovrà essere ripetuto ogni tre mesi perchè permane il rischio di contrarre la rosolia.
        Esiste la possibilità che il rubeo test dia risultato positivo ma con scarso numero di anticorpi antirosolia, segnale di una recente pregressa malattia.
In questa caso sarà il ginecologo a valutare la situazione.

TOXO TEST
        Questo esame valuta la immunizzazione contro la toxoplasmosi, malattia infettiva molto pericolosa se contratta in gravidanza per i danni che possono derivarne al feto.
Questo esame è richiesto fin dall’inizio della gravidanza.
        L’esito positivo di tale esame indica la immunizzazione contro la toxoplasmosi, mentre la sua negatività costringerà la gestante alla sua ripetizione ogni 5 settimane.

ESAME DEL CITOMEGALOVIRUS
        Il citomegalovirus è un virus a DNA della Famiglia herpesviridae ed è responsabile dell’1% degli aborti, può esser inoltre causa di malformazioni fetali ed è consigliata la sua ricerca entro i primi tre mesi della gravidanza.
        Qualora le immunoglobine igG e igM risultassero positive, la gestante necessiterebbe di cure adeguate in centri specializzati in malattie infettive della gestazione.
        Il costo di questo esame è a parziale carico dell’utente in quanto non contemplato nei protocolli ministeriali.

ELETTROFORESI DELLE EMOGLOBINE
        Questo esame viene prescritto quando vi è il sospetto che la donna possa essere portatrice sana di anemia mediterranea o di qualche altra forma di emoglobinopatia.
        In caso di risultanze anomale del test, sarà necessario sottoporre anche il futuro padre all’esame, per valutare le possibilità che il nascituro possa essere affetto da talassemia.
        Negli ultimi anni questo esame ha avuto notevole importanza nella diagnosi prenatale poiché permette la precoce identificazione (entro le prime 20 settimane) delle patologie talassemiche più gravi.

REAZIONE DI WASSERMAN o V.D.R.L.
        Questi esami servono a diagnosticare la sifilide (o lue), malattia infettiva venerea purtroppo molto diffusa.
        E’ un test di laboratorio che di prassi viene richiesto all’inizio della gravidanza poiché, in caso di positività , un’adeguata cura antibiotica eviterebbe al bambino qualsiasi rischio di contagio.
Questa malattia si trasmette al feto dal secondo trimestre di gravidanza e potrebbe determinare l’aborto, il parto prematuro o un parto a termine con neonato vivo ma non vitale o con neonato affetto da sifilide congenita.
        La prognosi è tanto più favorevole quanto più precoci sono diagnosi e terapia.
Se l’indagine risulta negativa non occorrerà ripetere il test se non in caso di sospetto contagio successivo.

 ESAME EMOCROMOCITOMETRICO
        Questo esame permette di conteggiare i vari elementi cellulari presenti nel sangue (globuli rossi, bianchi, emoglobina) ed è consigliato per la gestante ogni tre mesi. L’incremento di flusso sanguigno nel periodo di gravidanza potrebbe comportare una squilibrio delle componenti del sangue determinando quasi sempre una diminuzione dei globuli rossi (anemia) che va tenuta sotto controllo.

SIDERMIA e PERCENTUALE DI TRASFERRINA INSATURA
        Questi esami valutano la quantità di ferro che circola nel sangue e svolgono una importante funzione diagnostica di alcuni tipi di anemie. L’anemia da carenza di ferro è  tipica in gravidanza ed è consigliabile sottoporsi a questi esami fin dai primi mesi affinché l’eventuale “mancanza” possa essere recuperata con integratori prescritti dal proprio medico.
Queste attenzioni consentono alla gestante di giungere al parto nelle migliori condizioni.

AZOTEMIA e CREATININA
        Lo scopo di questi esami è quello di calcolare il tasso di azoto e creatinina presenti nel sangue.
Tra le funzioni dei reni vi è quella di filtrare ed eliminare queste scorie ma se tale processo di smaltimento non funzionasse doverosamente si verificherebbe un innalzamento delle sopracitate sostanze nel sangue.
        La maggior quantità di flusso sanguigno, determinata dalla gestazione, sottopone i reni ad un eccessivo lavoro per la depurazione.
Gli esami hanno il compito di verificare che i reni sopportino bene la nuova condizione e che riescano a mantenere la giusta proporzione tra sali minerali trattenuti nel sangue e quelli espulsi con le urine.
        Il mantenimento di questo giusto rapporto evita l’insorgere di gravi patologie renali, pertanto l’esame verrà ripetuto ogni tre mesi.

GLICEMIA
Questo esame ha il fine di quantificare il glucosio (zucchero) circolante nel sangue.
        Gli zuccheri sono fonte di energia necessaria alle cellule nervose, ai globuli rossi, ai muscoli e sono di immediata assimilazione.
Inoltre l’organismo umano provvede anche ad accumularne una riserva che verrà utilizzata in caso di bisogno.
        Questo delicato processo metabolico impedisce variazioni importanti in eccesso o in difetto.
Può succedere che in gravidanza questo meccanismo non funzioni perfettamente provocando un pericoloso accumulo di glucosio nel sangue che può sfociare in diabete gestazionale.
        Queste ovvie ragioni inducono i medici a prescrivere l’esame periodicamente (di solito trimestralmente).
        Qualora l’indagine glicemica rivelasse valori superiori alla norma o se in famiglia della gestante fossero presenti casi di diabete, il medico integrerà tale esame con la curva glicemica da carico di glucosio (OGTT 75g).

BILIRUBINA E TRANSAMINASI
        Questi esami vengono richiesti alla gestante per verificare la funzionalità epatica.
        Anche se poco sollecitato in gravidanza, il fegato può essere soggetto a  disturbi: ad esempio l’ittero che è caratterizzato dalla colorazione gialla dell’epidermide, indica la difficoltà del fegato ad eliminare la bilirubina.
        L’esame della bilirubina viene consigliato un paio di volte nel corso della gravidanza, mentre quello della transaminasi è prescrivibile fin dal primo trimestre e verrà richiesto al 7° ed 8° mese.

RICERCA ANTIGENE AUSTRALIA (HbsAg)
        L’antigene Australia HbsAg indica una pregressa epatite B ed il conseguente sviluppo dei suoi anticorpi (anti HBs).
        Questo dato è significativo perché rivela che un soggetto, pur non avendo l’epatite B, è portatore sano della stessa e nel caso della gestante potrebbe infettare il neonato durante il parto.
        La ricerca preventiva permetterà di salvaguardare il bambino che appena nato verrà trattato con gammaglobuline e la vaccinazione per inibire lo sviluppo di tale patologia.
In Italia, statisticamente, il 3 o 4% delle donne sono portatrici sane ed in alcune regioni è obbligatorio sottoporsi alla ricerca.

QUADRO SIEROPROTEICO o PROTIDEMIA
        Questo esame valuta la concentrazione delle proteine nel sangue ed è indice della capacità di sintesi epatica.
        Non è un controllo indispensabile, ma insieme alla proteinuria (eliminazione di proteine con l’urina) può rivelare gestosi o un’eventuale epatopatia.

ESAME COMPLETO URINE
        In gravidanza è molto utile sottoporsi frequentemente all’esame delle urine con lo scopo di ottenere utili informazioni sullo stato generale.
        Sono infatti tre gli elementi che potrebbero indicare gravi patologie se presenti in eccessiva quantità nelle urine:


  • albumina;
  • glucosio;
  • leucociti.

         L’albumina è una proteina che non dovrebbe comparire nelle urine per cui, se presente, è necessario approfondire la ricerca con esami specifici.
        Il glucosio nelle urine va tenuto sotto stretta sorveglianza per escludere, in caso di eccesso, il diabete.
        I leucociti svelano, se in quantità eccessiva, una infezione dell’apparato urinario (un rischio a cui le gestanti sono esposte) per cui è utile integrarla con l’urinocultura.
        Questo semplice ed economico esame è un importante spia per molteplici patologie della gravidanza.

domenica 24 febbraio 2019

Il fumo aumenta l’infertilità, riduce i successi della PMA e mette a rischio la gravidanza

Картинки по запросу Il fumo aumenta l’infertilità, riduce i successi della PMA e mette a rischio la gravidanza        Problemi di ovulazione, danni a carico delle ovaie e degli ovuli, menopausa precoce: queste alcune delle principali conseguenze del consumo di nicotina sulla fertilità femminile; negli uomini invece si assiste a una riduzione del numero degli spermatozoi, della loro motilità e morfologia. Fumare significa ritardare concepimento fino a 12 mesi e anche il fumo passivo può causare infertilità. Dunque smettere di fumare permette il recupero della fertilità.

        “Prima di tutto il fumo può ritardare fino a 12 mesi il tempo necessario per concepire un bambino – commenta il prof. Antonio Pellicer, Presidente IVI e condirettore di Fertility and Sterility – con un aumento del ritardo correlato al numero di sigarette fumate. Nelle coppie con problemi di infertilità, inoltre, il fumo ha effetti negativi sul successo della terapia che risulta ridotto del 34%, con le percentuali maggiori di insuccesso rinvenibili tra le donne più mature; in particolare, nelle fumatrici rispetto alle non fumatrici risultano diminuiti la riserva ovarica, la risposta ovarica alla stimolazione, il numero di ovociti recuperati e fecondati, e i tassi di gravidanza.”

Картинки по запросу Il fumo aumenta l’infertilità, riduce i successi della PMA e mette a rischio la gravidanza        Gli effetti del fumo sono molto pesanti anche sulla gravidanza e sul benessere del neonato: numerosi studi dimostrano come il fumo sia associato a un aumento delle percentuali di aborti spontanei, di nascite premature, del rischio di gravidanza multipla, e al basso peso del nascituro, che può andare incontro più facilmente al rischio di morbilità e mortalità correlate. Quasi altrettanto nocivi sembrano essere gli effetti del fumo passivo che risulta solo leggermente meno pericoloso rispetto al fumo attivo dei partner. “Per questo motivo è fondamentale fare informazione e sensibilizzare la popolazione sulla necessità di abbandonare il vizio del fumo – afferma la dott.ssa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma – non solo per il proprio benessere ma anche per quello del partner e del nascituro. Inoltre, smettendo di fumare, per le donne che non sono ancora in menopausa e non hanno problemi di infertilità legati a fattore tubarico, è possibile tornare a livelli di fertilità delle non fumatrici.”

Fonte http://www.clicmedicina.it/fumo-aumenta-linfertilita-riduce-successi-della-pma-mette-rischio-la-gravidanza/