mercoledì 3 luglio 2019

Test di gravidanza, istruzioni per l’uso

Test di gravidanza, istruzioni per l’uso       In farmacia, senza obbligo di ricetta, puoi acquistare gli stick fai da te che misurano la concentrazione nelle urine della gonadotropina corionica umana (hCG), un ormone rilasciato nell’organismo materno dall’embrione a partire dal momento in cui si annida nella parete dell’utero e la gravidanza prende effettivamente il via. “L’affidabilità di questi dispositivi, se usati secondo le istruzioni, è del 97%”, dice Mario Fadin, ginecologo di Milano. Vediamo come si effettua nel modo corretto il test di gravidanza.

Come funziona lo stick fai da te?
       Lo stick è un dispositivo di plastica di forma allungata, dotato di un’impugnatura e, all’estremità opposta, di una punta assorbente che di solito è protetta da un cappuccio. Per utilizzarlo bisogna rimuovere il cappuccio e immergere per qualche secondo la punta nel getto dell’urina, oppure nell’urina raccolta in un contenitore.

       Il dispositivo contiene un anticorpo che reagisce alla presenza dell’hCG, rilevandone anche minime quantità. Se il test è positivo, cioè se c’è una gravidanza in corso, 3-5 minuti dopo l’immersione della punta una linea colorata compare all’interno di un’apposita finestrella. Alcuni stick hanno anche una finestrella di controllo dove compare una seconda striscia colorata che certifica la correttezza dell’esecuzione. Alcuni mostrano due o più strisce colorate a seconda della concentrazione dell’ormone nell’urina e, dunque, a seconda della settimana di gravidanza in corso. “Ma si tratta di un’approssimazione scarsamente affidabile”, avverte Mario Fadin.

       Attenzione, però: se si attende più di 5 minuti dopo l’utilizzo dello stick, la linea colorata che annuncia esito positivo potrebbe comparire anche se non c’è alcuna gravidanza. La lettura, quindi, va effettuata entro i tempi previsti dalle istruzioni, poi lo stick può essere gettato via perché non fornisce più informazioni attendibili.

Quando si può fare?
       A partire da quale giorno del ciclo ha senso fare il test di gravidanza? “I prodotti oggi in commercio sono estremamente sensibili e si possono utilizzare già quattro giorni prima della data in cui sarebbe previsto l’inizio delle mestruazioni”, risponde il ginecologo. “Ma raggiungono la massima affidabilità se usati il primo giorno della mancata mestruazione, dal momento che nelle prime settimane di attesa la concentrazione dell’hCG nell’organismo della donna aumenta continuamente, raddoppiando ogni 48-72 ore”.

       Poiché le prime urine al mattino sono più concentrate, se si decide di usare il test di gravidanza prima della data prevista delle mestruazioni, quando la concentrazione dell’ormone è ancora bassa, conviene utilizzare le urine del mattino. Nei giorni successivi, il test può essere fatto a qualunque ora del giorno. “Meglio, però, evitare di bere molto nelle ore precedenti, perché le urine potrebbero risultare troppo diluite”, spiega Fadin. “In caso di cistite, se l’urina contiene proteine o sangue, il risultato del test di gravidanza potrebbe essere un falso positivo”.

Test di gravidanza: sugli scaffali della farmacia
       Un test di gravidanza in farmacia costa in media 7-10 euro se la confezione contiene un singolo stick, 20-25 euro se la confezione è da due stick. “Spesso si trova in confezioni da due, non perché sia necessario ripeterlo due volte, ma per motivi commerciali”, dice il ginecologo. “È effettivamente meglio ripeterlo a distanza di una settimana dal primo tentativo quando il risultato del primo è negativo ma le mestruazioni continuano a tardare, oppure se il primo tentativo è stato fatto prima della data prevista delle mestruazioni e ha dato esito negativo o, ancora, se per qualche ragione l’esito era confuso”.

       Attenzione: i test di gravidanza hanno una data di scadenza che deve essere considerata scrupolosamente. Quelli scaduti non sono più attendibili e possono dare risultati falsi negativi. Meglio, quindi, non tenerne da parte in casa, ma acquistarne uno al momento del bisogno.

Test ematico: in quali casi si esegue?
       In alternativa al test sulle urine, la gonadotropina corionica umana può essere dosata sul sangue. Per effettuare il test ematico di gravidanza bisogna rivolgersi a un ambulatorio di diagnostica, al costo del ticket con la prescrizione del medico di famiglia, se l’ambulatorio è pubblico o convenzionato.

       “L’esame sul sangue è più precoce rispetto a quello sulle urine”, spiega il ginecologo. “Può dare esito positivo già sette giorni prima della data prevista per l’avvio delle mestruazioni. Di solito, viene prescritto in caso di fecondazione assistita, per verificare in tempi brevi la riuscita dell’impianto dell’embrione, oppure quando c’è un dubbio diagnostico, per esempio se il test sulle urine ha dato esito positivo ma l’embrione non risulta visibile all’ecografia”.

       Il test ematico non fornisce solo una risposta positiva o negativa, ma misura la concentrazione della porzione beta dell’hCG. In caso di dubbio diagnostico, il medico prescrive due esami a distanza di 48 ore uno dall’altro, per valutare l’accrescimento della concentrazione. “Se il valore raddoppia, la gravidanza è evolutiva, cioè progredisce normalmente”, dice Fadin. “Se aumenta ma non raddoppia in 48-72 ore, potrebbe trattarsi di una gravidanza ectopica, cioè l’embrione potrebbe avere attecchito in una posizione diversa dalla mucosa dell’utero, per esempio in una tuba. Se la concentrazione decresce nel tempo, è segno che l’evoluzione della gravidanza si è interrotta”.

Fonte https://www.dolceattesa.com/rimanere-incinta/test-di-gravidanza-istruzioni-per-luso_concepimento/

martedì 2 luglio 2019

Fertilità maschile: legame con stress materno ad inizio gravidanza

       Gli uomini potrebbero avere maggiori probabilità di lamentare problemi di fertilità se le loro madri hanno subito eventi stressanti nella prima fase della gravidanza. È quanto emerge da uno studio pubblicato online il 31 maggio su Human Reproduction.

Lo studio
       Per giungere a questa conclusione, il team guidato da Roger Hart – direttore dello studio e ricercatore di endocrinologia presso l’University of Western Australia – ha esaminato i dati sugli ormoni riproduttivi e sulla qualità e quantità degli spermatozoi di 643 uomini di 20 anni.

       Le madri del 63% dei soggetti (407 uomini) hanno vissuto almeno un evento stressante nella prima fase della gravidanza, come la morte di un parente o di un amico, separazione o divorzio, problemi coniugali, perdita del lavoro, problemi finanziari, complicazioni della gravidanza, o un trasloco. Le madri di 87 uomini avevano subito almeno tre esperienze stressanti all’inizio della gravidanza.

       Le donne che invece non hanno riportato esperienze di vita stressanti avevano più probabilità di essere ricche e di avere un peso ottimale.

       La gravidanza dura circa 40 settimane, dalle 37 settimane viene considerata a termine. I ricercatori hanno chiesto alle donne quali siano state le esperienze stressanti 4 settimane prima della settimana 18 e 34 di gestazione e hanno osservato che le esperienze di vita stressanti verso la fine della gravidanza non erano affatto associate alla fertilità dei figli in età adulta.

       “La salute della coppia al momento del concepimento, e la salute della donna durante la gravidanza, hanno un impatto significativo sulla salute della prole dopo la nascita, attraverso l’infanzia e fino all’età adulta”, spiega Roger Hart, “Per una coppia che pianifica di avere un bambino, il momento migliore per concepire è quello in cui entrambi i partner sono il più sani possibile, da un punto di vista fisico e mentale”..

       Tuttavia, come precisano nell’articolo gli autori, non è chiaro quale sia l’associazione biologica tra stress in gravidanza e infertilità maschile.

       Si sa che le settimane da 8 a 14 di gravidanza sono un periodo critico per lo sviluppo dell’apparato riproduttivo maschile. I ricercatori suggeriscono quindi che l’esposizione allo stress durante questo periodo possa influenzare il normale processo di sviluppo.

Fonte: Human Reproduction 2019

BETA HCG, L’ORMONE DELLA GRAVIDANZA

Картинки по запросу BETA HCG       E’ uno degli ormoni più importanti nelle prime fasi della gestazione, la positività del test di gravidanza è infatti determinata dall’aumento dei suoi valori nel sangue materno; parliamo del beta Hcg.

       La Beta Hcg (gonadotropina corionica umana) è prodotta dal trofoblasto, un tessuto embrionale che, con l’avanzare della gestazione, andrà a costituire la placenta. Nella gestante, la situazione ormonale si modifica creando una meccanismo complesso e delicato; grazie alle informazioni fornite da questi ormoni infatti, il corpo della donna si modifica per poter meglio accogliere la gravidanza. Ricordiamo che una gravidanza ha inizio quando l’ovocita maturo viene fecondato dallo spermatozoo maschile nella tuba.
       Le pareti interne della tuba uterina sono costituite da cellule ciliate il cui compito è quello di trasportare l’ovocita fecondato nell’utero. L’annidamento dell’embrione, che durante i primi giorni rimane sospeso nell’utero, avviene intorno al 7°/8° giorno dalla fecondazione favorito dalla endometrio, la superficie interna dell’utero, il quale, modificandosi nella seconda parte del ciclo, è più morbido e ricco di vasi.

        Nei primi giorni della gravidanza l’ovocita cresce e moltiplica le sue cellule passando da stadio di morula a quello di blastocisti ed è proprio in questa fase che inizia la produzione di Beta Hcg. E’ prodotto intorno al 21°/22° giorno del ciclo regolare,  con ovulazione verificata al 14° giorno.
       L’eventuale ritardo dell’ovulazione comporta un conseguente ritardo dell’annidamento dell’embrione e della successiva produzione ormonale.

A CHE COSA SERVE L’ORMONE  BETA HCG?
        Il follicolo dopo la ovulazione si trasforma in corpo luteo iniziando a produrre il progesterone, ormone necessario a supportare la gravidanza, grazie all’effetto stimolante delle Beta Hcg.

Infatti queste ultime:


  • permettono alle pareti uterine di rimanere lisce e morbide, favorendo l’annidamento dell’ovulo fecondato;
  • favoriscono, insieme agli estrogeni, l’aumento della vascolarizzazione delle pareti uterine;
  • collaborano allo sviluppo della placenta favorendo la nutrizione del feto;
  • riducono l’attività  intestinale per un miglior assorbimento delle sostanze nutritive.
  • permettono le modificazioni corporee tipiche del primo trimestre di gravidanza, necessarie per permettere l’annidamento.

Omocisteina alta o bassa in gravidanza: i rischi per madre e feto

Картинки по запросу Omocisteina alta o bassa in gravidanza: i rischi per madre e feto       L’omocisteina alta o bassa in gravidanza è un valore ematico che deve essere rilevato nel corso dei nove mesi di gestazione, durante le analisi del sangue periodiche prescritte alla futura mamma.

       L’omocisteina è un amminoacido solforato che si forma come intermedio del metabolismo della metionina, uno degli amminoacidi che il nostro organismo assorbe dagli alimenti: l’omocisteina viene poi convertita in cisteina, grazie a una reazione cui prede parte anche la vitamina B6, oppure nuovamente in metionina con una reazione chimica cui prendono parte anche l’acido folico, detto anche vitamina B9, o la vitamina B12. L’equilibrio di questa razione consente di mantenere nel sangue una giusta concentrazione di omocisteina.

       Quando nel corso della gravidanza la quantità di questo amminoacido è superiore alla norma, aumenta il rischio per la madre e per il feto di soffrire di malattie anche gravi. Quando, invece, la concentrazione dell’omocisteina è più bassa della norma, la madre e il feto non corrono alcun rischio e la gravidanza può procedere senza destare alcuna preoccupazione.

       Vediamo qual è il livello di omocisteina considerato nella norma e quali sono i rischi associati a valori superiori.

Valori normali dell’omocisteina
       La concentrazione di omocisteina è considerata normale quando il suo valore è, per un individuo adulto, compresa tra 5 e 12 micro-moli per litro. In generale, ossia al di là del periodo della gravidanza, quando la concentrazione di questo amminoacido è alta aumenta il rischio di soffrire di malattie anche gravi come ipertensione arteriosa, ictus, infarto, trombosi ed embolia.

Ecco come è stratificato l’aumento del rischio rispetto all’aumento della quantità di omocisteina nel sangue:


    Картинки по запросу Omocisteina alta o bassa in gravidanza: i rischi per madre e feto
  • valori compresi tra 16 e 30 micro-moli per litro comportano un aumento moderato del rischio;
  • valori compresi tra 31 e 100 micro-moli per litro indicano aumento medio del rischio cardiovascolare;
  • valori superiori a 100 micro moli per litro comportano, infine, un rischio severo.


Omocisteina alta in gravidanza
       Quando la quantità di omocisteina è superiore a 12 micro-moli per litro la madre e il feto sono esposti a un maggiore rischio per la salute generale.

       I dati di alcuni studi dimostrano che per il feto vi è un maggiore rischio di malformazione, di ritardo della crescita e anche di eventi tragici come la morte, causata dal distacco della placenta.

       La madre con valori alti di omocisteina ha una maggiore probabilità di soffrire di gestosi, o preeclampsia, una sindrome grave che si manifesta con edema e ipertensione. Il rischio associato a questa condizione è relativo all’aumentata probabilità di sviluppare l’eclampsia, una grave complicazione della gravidanza, potenzialmente mortale.

Omocisteina alta in gravidanza cosa fare
       Una delle principali indicazioni consiste nella prevenzione: la futura mamma dovrebbe assumere quotidianamente acido folico eventualmente abbinato a vitamina B6 e B12. L’acido folico è anche raccomandato per prevenire lo sviluppo di difetti del tubo neurale e spina bifida.

Fonte https://www.greenstyle.it/omocisteina-alta-bassa-gravidanza-rischi-madre-feto-192492.html

lunedì 1 luglio 2019

Il sonno in gravidanza e dopo il parto : cosa devi sapere

        Cosa devi sapere sul sonno in gravidanza e dopo il parto. Tutte le informazioni utili su come dormire durante i nove mesi di gestazione, quale influenza ha il sonno sulla gravidanza e dopo il parto come gestire il sonno.

       La gravidanza è un’esperienza bellissima e chi è mamma sa di cosa sto parlando. Ma come ogni cosa bella, ha anche i suoi lati “negativi”. Tra questi, a parte i sintomi legati alla gestazione nel suo complesso come, nausee, capogiri, svenimenti e bruciori di stomaco dei primi mesi e altri come pesantezza negli arti inferiori, gonfiore, cattiva digestione ecc. esiste un sintomo che pervade la futura mamma, specie nel primo trimestre di gravidanza: il sonno e tutto ciò che ne consegue. Che tu sia una donna che, normalmente, dorme poco o, al contrario, sei abituata a dormire le 8 ore canoniche (se non di più), in gravidanza l’influenza che il sonno e la sonnolenza riveste sull’intera gestazione non da scampo a nessuna futura mamma. Per quanto a volte possa essere oggettivamente difficile, nel corso della gravidanza è fondamentale che la donna riesca a dormire a sufficienza.
       È possibile ridurre notevolmente i rischi d’insonnia e di altri disturbi del sonno seguendo alcune semplici linee guida e, ovviamente, il buon senso. Lo stesso vale anche dopo il parto.
In questo articolo vedremo cosa dovrebbero o non dovrebbero fare le donne in dolce attesa e le neo mamme.

       I disturbi del sonno come l’insonnia, l’apnea del sonno, e la sindrome delle gambe senza riposo, sono frequenti nel corso della gravidanza. Possono poi peggiorare notevolmente la quantità e la qualità del sonno anche i cambiamenti fisici come i crampi e nausea, che avvengono nel corpo della donna. La gravidanza, come tutti sanno è composta da 40 settimane, divise in tre trimestri, Oggi ci occuperemo del sonno in gravidanza e, in particolar modo analizzeremo trimestre per trimestre, l’importanza e gli effettivi del sonno e della mancanza di esso. In ultimo, daremo un’occhiata al post partum: come agisce il sonno nelle prime settimane dopo il parto e i rimedi da adottare per avere un sonno ristoratore e sereno (anche se breve).

       Viene considerato primo trimestre le 12 settimane dall’ultimo ciclo mestruale della donna. In queste prime settimane e, come vedremo, durante l’ottava e nona settimana di gestazione in modo particolare, il sonno e la sonnolenza si impadronirà di voi e della vostra routine. Spieghiamo perché questo succede. Anzitutto bisogna sapere che la causa è da ricercare negli ormoni “impazziti” e in modo particolare nel progesterone: entro pochi giorni dalla fecondazione, l’uovo fecondato cresce in un corpo cellulare più grande noto come blastocisti, e si attacca alla parete interna dell’utero.


       Questo impianto innesca nel corpo della donna un picco nei livelli di progesterone, un ormone naturale che regola le varie fasi del ciclo riproduttivo.

       Per ciò che riguarda il progesterone, occorre precisare, che esso è considerato un ormone soporifero, il che significa che può indurre l’insorgere precoce del sonno; che livelli più elevati di progesterone possono comportare un’eccessiva sonnolenza (sonnolenza è la difficoltà a restare svegli) diurna, e problemi a dormire durante la notte; che queste sensazioni possono essere così forti da essere scambiare per sintomi di raffreddore o influenza e possono portare all’insonnia. Ricordiamo che l’insonnia si può manifestare sia con difficoltà a prender sonno che con una difficoltà a restare addormentati, e l’aumento dei livelli di progesterone può portare ad entrambi questi tipi d’insonnia.

       Quanto alla blastocisti ed ai suoi effetti sul sonno, va detto, che nel corpo della donna, questa esercita una pressione sulla parete uterina che si trova vicino alla vescica; che questa pressione, insieme all’aumento del progesterone, farà sentire la necessità di urinare molto più frequentemente e le frequenti visite notturne al bagno sono particolarmente comuni tra le donne in gravidanza durante il primo trimestre di gravidanza.

       Come se ciò non bastasse, la pressione uterina sulla vescica sembrerebbe portare anche ad avere dei sogni lucidi, ovvero un racconto notturno del quale si può dirigere la trama.

       La terza settimana e le successive fino all’ottava settimana del primo trimestre, (fase embrionale), si caratterizzano per significativi cambiamenti corporei sia nella donna che nell’embrione: la crescita dell’embrione potrebbe causare dei gravi crampi alla donna, in particolare nella regione pelvica; inoltre il seno inizia a gonfiarsi, visto che il suo corpo incomincia a prepararsi per l’allattamento. Anche tutti questi mutamenti possono andare ad influire negativamente sul sonno.

       In più, le donne incinte, nel loro primo trimestre spesso soffrono di eccessiva nausea, un disturbo comunemente chiamato nausea mattutina.

       Entro la nona settimana, l’embrione diventerà “feto”, e l’utero avrà le dimensioni di un grande pomodoro. Per questo motivo, nelle quattro settimane restanti del primo trimestre i crampi e la nausea andranno probabilmente ad aumentare.
       Ecco allora alcuni suggerimenti per ridurre il dolore fisico e dormire a sufficienza durante il primo trimestre di gravidanza:


  • Gli esperti suggeriscono di fare uno o due brevi pisolini nel primo pomeriggio per mantenere il ciclo del sonno notturno.
  • Fare dell’esercizio fisico al mattino può aiutare a mantenere un ciclo di sonno sano.
  • Evitare di consumare grandi quantità di liquidi la sera dovrebbe ridurre le corse al bagno durante la notte.
  • Eliminare o ridurre il consumo di caffeina durante la gravidanza è comunque una buona cosa per il feto, e può aiutare anche la donna a dormire meglio.


Fonte https://www.chedonna.it/2019/07/01/sonno-gravidanza/

IL FUMO IN GRAVIDANZA: DANNO PER IL CUORE DEL FETO

fumo      Ai noti problemi causati da questo vizio, recentemente è emerso che il fumo in gravidanza       rappresenta una minaccia per il cuore del bambino.
      A mettere in guardia le donne in dolce attesa è uno studio condotto dai ricercatori del Seattle       Children’s Hospital che evidenza come il vizio del fumo durante i primi 3 mesi di gravidanza sarebbe responsabile di un incremento di ben il 70% delle patologie cardiache congenite nel bambino.
      I risultati dello studio, esposti durante un congresso pediatrico a Vancouver, nascono dall’analisi di 14 mila bambini che presentavano difetti cardiaci alla nascita.

      Secondo Patrick Sullivan, che ha coordinato lo studio, i danni al feto sono direttamente proporzionali al numero di sigarette fumate dalla madre, in particolar modo se quest’ultima ha superato i 35 anni di età.
      Uno studio analogo, condotto presso l’ Università dell’Arkansas, dell’Iowa e dello Utah in sinergia con il National Centre on Birth Defects and Developmental Disabilities di Atlanta, e pubblicato sulla prestigiosa rivista Pediatric, arriva alle medesime conclusioni: il fumo in gravidanza rappresenta una minaccia per il cuore del bambino.
      Anche questa ricerca, infatti , dopo aver messo a confronto un elevato numero di neonati sani e di altri affetti da vizi cardiaci, ha trovato una relazione inconfutabile tra la presenza della patologia del piccolo e il fumo della madre durante il primo trimestre di gravidanza.

      Inoltre, lo studio ha anche evidenziato che i bambini sofferenti di patologie cardiache congenite spesso erano nati prematuramente e con un basso peso al momento della nascita.
      Anche in questo caso i difetti ostruttivi del lato destro del cuore e le anomalie del setto cardiaco si sono dimostrati direttamente proporzionali al numero di sigarette fumate durante i primi 3 mesi di gestazione.
       E’ stato anche dimostrato come altri fattori, quali alcool, appartenenza a diverse etnie, età materna o assunzione di vitamine non influenzasse minimamente l’associazione fra fumo in gravidanza e problemi cardiaci del bambino.

Fonti
– Study shows pregnant women still smoking, newborns at risk for heart defects
– WHO recommendations for the prevention and management of tobacco use and second-hand smoke exposure in pregnancy

Progesterone: cos’è, a cosa serve e valori

Картинки по запросу Progesterone: cos’è, a cosa serve e valori      Gli ormoni progestinici svolgono un ruolo fondamentale soprattutto nel corpo femminile, agendo direttamente sul ciclo mestruale e sullo sviluppo della gravidanza. Appartiene a questa categoria il progesterone, ormone steroideo che viene prodotto dal corpo della donna sia in seguito all’ovulazione che quando inizia la gestazione.

      A generarlo è il corpo luteo, che a sua volta si origina quando il follicolo rilascia la cellula uovo, al fine di rendere l’ambiente pronto per ospitare una eventuale gravidanza: dopo la fecondazione, inoltre, il progesterone viene secreto anche dalla placenta, mentre in caso di mancato concepimento questo ormone si riduce progressivamente provocando lo sfaldamento dell’endometrio e la successiva mestruazione.

      Il progesterone svolge diverse funzioni importanti nel corpo femminile, prima tra tutte la preparazione dell’utero ad accogliere l’embrione dopo il concepimento e a proteggerlo per l’intera durata della gravidanza. A tal proposito, questo ormone agisce anche come ostacolo alle contrazioni muscolari impedendo che l’embrione venga espulso dall’utero materno.

      Dopo il concepimento, infatti, il progesterone stimola l’alimentazione dei vasi sanguigni che compongono l’endometrio facendo in modo che il feto possa svilupparsi in modo ottimale ricevendo tutto il nutrimento possibile. Nel momento in cui la produzione aumenta grazie alla formazione della placenta, i livelli di progesterone aumentano considerevolmente e si mantengono alti fino alla fine della gestazione.

      I livelli di progesterone si abbassano improvvisamente, invece, se non avviene concepimento e in corrispondenza dello sfaldamento del corpo luteo: è proprio questo sbalzo a provocare la comparsa delle mestruazioni.
Valori bassi di Progesterone
Картинки по запросу Progesterone: cos’è, a cosa serve e valori       Monitorare i valori del progesterone nel sangue diventa talvolta indispensabile nelle primissime fasi della gravidanza, infatti livelli insufficienti possono creare problemi alla futura mamma considerata maggiormente esposta al rischio di aborto spontaneo. Se i parametri sono troppo bassi, inoltre, anche lo stesso concepimento può rivelarsi difficoltoso: solitamente il medico consiglia alle sue pazienti di sottoporsi al test ematico necessario per monitorare l’ormone in presenza di cicli mestruali irregolari, in caso di perdite anomale anche durante la gravidanza o semplicemente se in passato si è verificato più di un aborto spontaneo.

Fonte https://www.greenstyle.it/progesterone-cosa-serve-valori-242424.html