domenica 3 marzo 2019

L’importanza del peso corporeo nel successo della procreazione medicalmente assistita

Картинки по запросу L’importanza del peso corporeo nel successo della procreazione medicalmente assistita       La crescente prevalenza dell’obesità nei Paesi sviluppati risulta essere dovuta alla combinazione di un eccessivo consumo di cibi ad alto contenuto calorico con uno stile di vita sempre più sedentario. Alterazioni in eccesso del peso corporeo hanno sicuramente un impatto negativo sulla fertilità sia femminile sia maschile. La percentuale di donne in tutto il mondo con un indice di massa corporea (BMI) al di sopra del valore soglia di normalità di 25 kg/m2 è aumentato dal 29,8% nel 1980 al 38% nel 2013. Le donne in età riproduttiva non sono invulnerabili all’obesità. Come viene riportato dall’indagine della National Health and Nutrition Examination Survey, a partire dal 2010 oltre la metà delle donne gravide negli Stati Uniti era sovrappeso o obesa e l’8% delle donne in età riproduttiva era estremamente obeso.

       Oggigiorno sono sempre di più le donne con problemi di peso che si rivolgono a esperti di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Questo è dovuto al fatto che il sovrappeso e l’obesità influiscono sul quadro ormonale della donna, caratterizzato da un eccesso di insulina che, agendo sulle ovaie, aumenta i valori di androgeni in circolo con conseguente inibizione dell’ovulazione. L’obesità è in grado di influenzare anche l’ambiente uterino: infatti le pazienti obese non sono caratterizzate solamente da ipofertilità, ma sono anche soggette più facilmente ad aborti spontanei.

       Normalmente, è più comune che siano le pazienti obese a rivolgersi a una struttura specializzata in PMA, tuttavia anche una persona in evidente stato di sottopeso può non riuscire a concepire un figlio: infatti, se è vero che essere in sovrappeso limita le possibilità di ovulazione, lo stesso si può dire per chi è sottopeso.
Картинки по запросу L’importanza del peso corporeo nel successo della procreazione medicalmente assistita       Negli ultimi anni, sono diversi gli studi che hanno analizzato l’associazione tra obesità ed esito dei trattamenti di PMA. Uno studio condotto dall’Istituto Valenciano de Infertilidad di Valencia, pubblicato sulla prestigiosa rivista Fertility and Sterility, ha evidenziato che l’obesità femminile compromette l’esito della FIV (Fecondazione in Vitro), ma la qualità dell’embrione non è influenzata, indicando un’alterazione nell’ambiente uterino. Infatti, come è stato osservato in successivi lavori, la scarsa recettività uterina conseguente a una condizione di obesità è stata indicata come la probabile causa di fallimento di un ciclo FIV con ovodonazione.

        L’influenza negativa che l’obesità ha sull’esito di un trattamento di PMA è stata recentemente confermata da un ulteriore studio condotto da ricercatori statunitensi, in cui le percentuali di successo nei cicli autologhi con ovociti freschi sono più alte nel caso di BMI basso e normale. Inoltre, vi è un peggioramento progressivo e statisticamente significativo dei risultati nei gruppi con BMI più elevati.
In conclusione a oggi ci sono prove sufficienti che dimostrano come l’eccessivo peso comporti un maggior rischio di mancato concepimento, sia naturale sia assistito, oltre che un elevato rischio di aborto spontaneo. Pertanto, prima di intraprendere un trattamento di PMA, è utile che la donna con problematiche di peso valuti con il proprio medico eventuali squilibri ormonali, con il fine di raggiungere comunque una riduzione del peso corporeo.

Fonti

Bellver J, Ayllón Y, Ferrando M, et al. Female obesity impairs in vitro fertilization outcome without affecting embryo quality. Fertil Steril 2010; 93(2):447-54.
Bellver J, Pellicer A, García-Velasco JA, et al. Obesity reduces uterine receptivity: clinical experience from 9,587 first cycles of ovum donation with normal weight donors. Fertil Steril. 2013;100(4):1050-8.
Machtinger R, Combelles CM, Missmer SA, et al. The association between severe obesity and characteristics of failed fertilized oocytes. Hum Reprod 2012;27(11):3198-207.

In gravidanza, la caffeina può attraversare la placenta

         La placenta è un organo transitorio fondamentale per il nutrimento del feto, ma anche uno dei meno conosciuti del corpo umano: tra gli aspetti più interessanti che la riguardano c'è la capacità di far passare, o al contrario filtrare, farmaci e altre sostanze, e consentire o ostacolare il loro passaggio nel sangue del bambino.

         I modelli animali di questa struttura "di connessione" non sono sempre affidabili, perché spesso distanti dalla versione umana. Inoltre, molti studi sperimentali sulla placenta non sono possibili perché coinvolgono, appunto, la donna in gravidanza e il nascituro.


placenta-trasmissioneTEST IN SICUREZZA. Da qualche anno si può però contare sulla placenta su chip, una piattaforma ricostruita a scopo di ricerca che comprende uno strato di cellule materne prese da una vera placenta e uno di cellule fetali prelevate da campioni di cordone ombelicale. I due agglomerati di cellule sono separati da una sottile membrana che imita la barriera placentare (che separa la parte embrionale della placenta dal sangue della madre).

PROVE GENERALI. Durante la gravidanza, la placenta permette il trasporto di ossigeno e nutrienti al feto, depura il suo sangue eliminando le sostanze dannose, lascia passare gli anticorpi della madre e ostacola il transito di patogeni. I ricercatori della Iowa State University (USA) hanno sottoposto una placenta su chip al passaggio di caffeina, presente non solo in alimenti e bevande ma anche in alcuni farmaci da banco. Al feto mancano gli enzimi per processare questa sostanza: ecco perché è importante capire quanta di quella assunta dalla madre possa arrivare fino al piccolo.

         Gli scienziati hanno aggiunto caffeina al lato materno della placenta su chip, e hanno monitorato quanta ne transitava dalla parte opposta nelle sette ore e mezza successive. Hanno iniziato con una concentrazione relativamente bassa di 0,25 milligrammi per millimetro: dopo sei ore e mezza il livello era sceso, nel lato materno, a poco più di 0,15 milligrammi per millimetro.


POCA, MA PRESENTE. Dopo cinque ore, sul lato del feto si è registrata una concentrazione di 0,0033 milligrammi per millimetro. Una piccola parte di caffeina è dunque riuscita a filtrare attraverso la placenta. Secondo i ricercatori occorreranno nuove, più precise misurazioni per capire se quanto osservato si verifichi anche in una gravidanza reale, ma l'argomento che interessa molte donne in attesa merita di certo un approfondimento.

Fonte https://www.focus.it/scienza/salute/gravidanza-caffeina-attraversare-barriera-placenta

Accarezzare i neonati ha l’effetto di una medicina

        Accarezzare i neonati è un gesto spontaneo e alle volte irresistibile. I genitori non riescono a farne a meno. Per il piccino è certamente fonte di piacere. Accarezzare i neonati è anche un metodo in più per aiutarli a costruire un legame coi propri genitori. Guardare mamma e papà che si prendono cura di loro, dona una sensazione piacevole.
      Adesso, però, c’è un motivo in più per accarezzare i neonati.
      Sembra proprio che questo momento di coccole dia anche degli effetti lenitivi al piccolo.

foto coccole
Accarezzare i neonati: l’effetto antidolorifico
      Un recente studio, condotto dalla Università di Oxford e della John Moores University di Liverpool, afferma che, accarezzare i neonati dia loro anche un effetto antidolorifico. Le carezze rappresentano una vera e propria medicina.
      Secondo questa ricerca, basterebbero solo tre minuti di carezze dolci per infondere nei neonati un vero e proprio effetto analgesico. Lo studio è stato condotto dai ricercatori su 32 neonati. Una parte di questi piccini è stato accarezzato delicatamente prima di essere sottoposto all’analisi del sangue.       Ebbene, i neonati dimostravano un 40% in meno di attività cerebrale correlata al dolore, rispetto a quelli che non avevano ricevuto carezze.


La tecnica adatta per accarezzare i neonati
      I ricercatori hanno rilevato che bastava un movimento di circa 3 centimetri al secondo per trasformare una semplice carezza in un antidolorifico naturale.
      Questa quindi è la velocità ottimale per accarezzare i neonati. La cosa sorprendente è che i genitori già usavano la giusta velocità.
foto coccole neonato      Certamente il legame genitori/figli è anche un legame di pelle. Questo legame fisico, deve essere sempre coltivato e rafforzato.

Le motivazioni per accarezzare i neonati
      Le coccole sono importantissime per i bambini, non solo per sentirsi amati.
Il tocco della mamma serve a far sentire al bambino la propria presenza. Il tatto, inoltre, è tra i primi sensi ad entrare in attività durante la gravidanza. La tattilità crea quel legame con la mamma, che poi continua dopo la nascita. Il rapporto mamma/neonato si può coltivare dopo la nascita, con una routine di coccole. Ogni momento può essere utile: il cambio, la nanna (accompagnando tutto con la musica), gli attimi di relax insieme.
      Con coccole, parole dolci e abbracci, i bambini si sentono amati da mamma e papà, acquisiscono certezze.
      Quindi coccole in abbondanza per i più piccini. Una pratica che fa felici i genitori e dona tantissimi benefici ai neonati, senza alcun effetto collaterale.

Fonte https://www.passionemamma.it/2019/02/accarezzare-neonati-coccole-medicina-antidolorifico/

Bruciori di stomaco – 2° trimestre di gravidanza

Nausea in gravidanza: dopo 50 anni c'è di nuovo un farmaco        Responsabile dei bruciori di stomaco è il reflusso gastroesofageo, che colpisce almeno la metà delle donne in attesa. Nei primi mesi della gravidanza, poi, tali malesseri possono anche avere un’origine nervosa. Con questo termine si intende la risalita nell’esofago (l’organo a forma di tubo che collega la gola con lo stomaco) di liquidi acidi provenienti dallo stomaco. Questo, però, non significa che sia presente una quantità eccessiva di acidi, ma piuttosto che c’è un errato funzionamento del cardias (la valvola che mette in comunicazione la parte inferiore dell’esofago con quella superiore dello stomaco). Quando si mangia, infatti, questa valvola si apre per far passare il cibo dall’esofago allo stomaco e si richiude subito dopo. Se questo meccanismo non si attua perfettamente e la valvola non si chiude, il cibo, mescolato agli acidi che servono per la digestione, risale nell’esofago producendo bruciore. Questo avviene perché, mentre le pareti gastriche sono ricoperte da una mucosa (tessuto di rivestimento interno) resistente agli acidi, lo stesso non si può dire per l’esofago, che, quindi, in assenza di questa protezione si infiamma e “brucia”, determinando la pirosi gastrica, quella cioè che viene comunemente indicata come “bruciore di stomaco”.

Le cause del reflusso gastroesofageo
        Il reflusso gastroesofageo può avere molte cause e la gravidanza è indubbiamente un fattore dii rischio. La colpa è soprattutto dell’assetto ormonale che si viene a costituire nell’organismo femminile e, con il passare dei mesi, della crescita del feto.

Il cambiamento degli ormoni

        Nei primi mesi di gestazione l’organismo della futura mamma produce alti livelli di un particolare ormone, il progesterone, che serve per favorire l’impianto dell’ovulo fecondato nell’utero e garantire il buon andamento della gravidanza. Tale, ormone, infatti, ha il compito di rilassare la muscolatura involontaria di cui sono costituiti la maggior parte degli organi interni, comprese le tube di Falloppio, i canalini che collegano l’ovaio all’utero. In questo modo cedono più facilmente al passaggio dell’ovulo fecondato verso l’utero, favorendone l’annidamento. Inoltre, sempre grazie al progesterone, l’utero si rilassa parzialmente, trattenendo meglio il feto al suo interno. A rilassarsi non è solo questa muscolatura, ma anche quella gastrointestinale. Di conseguenza lo stomaco si contrae meno e il cibo permane più tempo al suo interno. Allo stesso modo si rilassa anche la muscolatura dell’esofago e il cardias, che può non riuscire più a chiudersi come dovrebbe: tutto ciò favorisce il reflusso di parte del contenuto acido dello stomaco nell’esofago e nella gola. Infine, sempre per l’azione degli ormoni, aumenta la quantità di succhi gastrici prodotti.

L’ingombro dell’utero

Картинки по запросу ingombro dell’utero
        Con il passare dei mesi di gravidanza, in particolare a partire dall’ultimo trimestre, il feto cresce e con esso anche l’utero, che finisce per comprimere tutti gli organi circostanti, stomaco compreso, che viene “spinto” verso l’alto. Anche il cardias viene compresso verso l’alto e, già rilassato per l’azione del progesterone, può facilmente aprirsi, lasciando passare più facilmente i succhi gastrici dallo stomaco all’esofago.

Quando compare
        In genere, la pirosi gastrica si avverte dopo i pasti o se ci si sdraia subito dopo aver mangiato e può perdurare per un tempo variabile da pochi minuti a qualche ora. Al bruciore si può associare anche comparsa di rigurgito: il materiale refluisce dallo stomaco fino alla bocca, dove si avverte una fastidiosa sensazione di liquido, accompagnata da sapore acido o amaro. Altrettanto frequente è la salivazione eccessiva, che rappresenta un sistema difensivo messo in atto dall’organismo. La saliva, infatti, contiene bicarbonato, che ha la peculiarità di neutralizzare l’acido gastrico. Per questo, quando il materiale acido ripercorre l’esofago fino ad arrivare in bocca, il corpo si attiva per difendere la mucosa boccale ed esofagea producendo più saliva del solito.

Si risolve dopo il parto
        Quando il reflusso gastroesofageo dipende dalla gravidanza, generalmente ha caratteristiche transitorie, per cui scompare una volta avvenuto il parto. Ciò non toglie che il bruciore e gli altri sintomi siano fastidiosi e, a volte, possano contribuire a peggiorare nausee e vomiti tipici dei nove mesi. Per questo è consigliabile seguire qualche semplice accorgimento a tavola e nello stile di vita per limitare il problema. Solo nei casi più tenaci e sempre su consiglio del medico può essere necessario ricorrere ai farmaci in grado di contrastare il reflusso.

Gli accorgimenti da seguire
        Curare l’alimentazione La prevenzione del reflusso comincia a tavola. Innanzitutto è importante mangiare poco e spesso, masticando accuratamente: in questo modo si limita la produzione di succhi gastrici che sono all’origine del bruciore. Altrettanto importante è evitare alcuni tipi di alimenti: piatti grassi, elaborati, spaziati, cioccolato, bibite gassate, aglio, cipolla e alcol, per esempio, contribuiscono a rilassare il cardias, favorendo la risalita del materiale proveniente dallo stomaco, mentre altri alimenti possono aumentare la quantità di succhi gastrici e, quindi, irritare le pareti gastrointestinali (per esempio, agrumi, pomodori, caffè). Sono da preferire, invece, i cibi contenenti calcio e, in particolare, il latte, capace di tamponare l’acido e, quindi, lenire il bruciore. È, infine, molto importante bere molto, ma meglio se lontano dai pasti, per evitare che troppi liquidi dilatino lo stomaco, favorendo il reflusso.

        Abolire il fumo Il fumo di sigaretta nuoce allo sviluppo del feto e quuindi andrebbe eliminato del tutto. Inoltre, la nicotina, una volta entrata nell’organismo, rilassa i muscoli del cardias, aumenta la produzione di acido nello stomaco e riduce la produzione di prostaglandine (sostanze naturali che normalmente stimolano i muscoli di stomaco e intestino e riducono la produzione di acido) e di bicarbonato, che riveste le pareti dello stomaco e neutralizza l’azione dell’acido.

        Non coricarsi dopo mangiato È sempre sconsigliato coricarsi subito dopo i pasti: meglio aspettare almeno un’ora, e comunque è bene dormire con il sostegno di uno o più cuscini, perché la posizione semisdraiata aiuta a non far risalire i succhi gastrici.

Se servono i farmaci
        Durante la gravidanza si tende a evitare l’uso di farmaci e anche nel caso del reflusso il ricorso a essi va lasciato solo ai casi di estrema necessità, cioè nel caso in cui la modifica delle abitudini di vita non sia sufficiente a contrastare il reflusso e la futura mamma corra il rischio di andare incontro all’esofagite (l’infiammazione dell’esofago). La valutazione se prescrivere un farmaco spetta comunque solo al medico.

        I farmaci di norma prescritti per questa situazione sono gli alginati. Si tratta di medicinali a base di sodio alginato (estratto da alcuni tipi di alghe) che, a contatto con il contenuto acido dello stomaco, diventa un gel e forma, così, una barriera che blocca il reflusso in modo meccanico..

        In alternativa si può fare ricorso agli antiacidi a base di sali di alluminio che possono essere utilizzati anche in gravidanza, a patto di non abusarne (anche perché il loro uso eccessivo può scatenare nell’organismo una reazione opposta, cioè di maggiore produzione degli acidi gastrici).

        Esistono infine farmaci antisecretivi (H2 antagonisti e inibitori della pompa protonica) utili per bloccare più o meno completamente la produzione gastrica di acido, ma che, proprio per la loro azione incisiva, difficilmente vengono prescritti in gravidanza.

Картинки по запросу A volte l’acidità è di origine nervosaA volte l’acidità è di origine nervosa
         La pirosi gastrica può rappresentare il sintomo del reflusso, ma, anche se più raramente, può essere il solo disturbo presente, in particolare nei primi mesi di gravidanza. In questo caso al bruciore, nella zona dell’epigastrio (la regione sovra-ombelicale verso sinistra), che si avverte solitamente durante e dopo i pasti, non si accompagnano altri sintomi. Può succedere nelle donne particolarmente sensibili agli acidi gastrici, per cui, nonostante la barriera della mucosa gastrica e l’effetto “tampone” del cibo, avvertono bruciore. Spesso, poi, sono proprio lo stress della gravidanza o anche l’assunzione di alcuni cibi (come quelli piccanti o speziati) a determinare l’aumento della produzione di succhi gastrici, che le normali difese dello stomaco non riescono contrastare, e a provocare il bruciore. Per tamponare l’eccesso di secrezione acida e contrastare, così, anche il bruciore, può bastare modificare le abitudini alimentari.

Fonte https://www.bimbisaniebelli.it/gravidanza/disturbi/bruciori-stomaco-secondo-trimestre

NAUSEA IN GRAVIDANZA E HELICOBACTER PYLORI

nausea @       L’equipe ha condotto un’analisi approfondita sulla letteratura di settore, cercando di individuare le possibili correlazioni tra l’insorgere delle nausee e la presenza di particolari batteri.
       Lo studio sistematico dei dati disponibili ha portato a dei risultati molto interessanti, pubblicati sul World Journal of Gastroenterology. Secondo quanto dedotto dai ricercatori coinvolti, a causare le nausee è un ben noto batterio: helicobacter pylori, conosciuto in ambito medico per essere responsabile di malattie gastriche quali l’ulcera.


       Già da tempo era chiaro nella comunità scientifica che gli effetti dell’helicobacter pylori andavano ben oltre le sole malattie gastriche, impattando anche sull’apparato cardiocircolatorio (oltre a scatenare malattie autoimmuni e diabete), ma non era mai stato messo in evidenza il legame con tutta una serie di patologie che possono insorgere durante la gravidanza.
       L’equipe che ha seguito la ricerca è riuscita a stabilire scientificamente delle relazioni anche con altri disturbi, quali la carenza di ferro (tipica in gravidanza), le malformazioni fetali, l’arresto nella crescita del feto e si ipotizza (senza per ora poterlo provare) che la presenza dell’helicobacter possa in qualche modo essere in relazione anche con il verificarsi di parto prematuro, l’insorgere del diabete mellito gestazionale e la colestasi.
       Uno dei modi in cui l’ helicobacter pylori agisce è quello di sottrarre vitamina B12 e ferro, causando l’anemia o, nei casi più gravi, comportare malformazioni a livello del tubo neurale fetale, provocando la spina bifida.


Картинки по запросу HELICOBACTER PYLORI
       L’infezione può causare altri danni gravi, ad esempio si è scoperto che i suoi anticorpi reagiscono con gli antigeni del tessuto placentare, provocando aborti spontanei.
       Questi dati, a primo impatto allarmanti, hanno delle ricadute positive in ambito medico: se fino ad ora molti eventi erano inspiegabili e quindi non curabili con delle terapie, avendone individuato la causa scatenante è possibile anche prevedere delle modalità terapeutiche.
       L’infezione da Helycobacter pylori, infatti, è curabile e una diagnosi precoce può evitare una serie di complicanze in gravidanza grazie a un semplice vaccino.

Fonte
World Journal of Gastroenterology – Helicobacter pylori and pregnancy-related disorders 

sabato 2 marzo 2019

I neonati riconoscono i volti dal momento della nascita

foto mamma e bimboNeonati riconoscono i volti: non solo una credenza
        I neonati riconoscono i volti appena nascono? Adesso c’è una risposta a questo quesito. Spesso i neo-genitori si chiedono se i loro pargoletti siano davvero in grado di riconoscerli. I bambini in realtà dimostrano una notevole capacità di identificazione delle persone più importanti intorno a loro, riescono a individuare e soffermarsi su alcuni visi. L’impressione perciò è che i neonati riconoscono i volti delle persone a loro più vicine. Una capacità davvero importante per degli esserini così piccoli. L’individuazione dei volti è sempre stata considerata come una facoltà che si sviluppava con il tempo. Una capacità, quindi, non presente nei neonati. Adesso, un recente studio, ha ribaltato queste considerazioni.


Neonati: lo studio sul riconoscimento dei volti
        L’Università di Trento, in collaborazione con l’Ospedale Santa Maria del Carmine di Rovereto, ha condotto uno studio proprio su questo quesito, fino ad oggi irrisolto. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.
Gli studiosi hanno analizzato un gruppo di neonati attraverso uno speciale elettroencefalogramma pediatrico. La ricerca è stata condotta nei primi giorni di vita dei piccini. L’obiettivo è stato osservare quale zona del cervello si attiva nei neonati mentre osservavano dei volti stilizzati.
Il risultato davvero sorprendente è che i piccoli utilizzano le stesse zone del cervello di un adulto, ossia le aree corticali occipito-temporali del cervello. Sino ad oggi queste aree erano considerate non sviluppate nei neonati. La ricerca dell’Università di Trento rivoluziona, quindi, alcune credenze sul funzionamento del cervello dei bambini.

foto neonatoI neonati riconoscono i volti. I risultati della ricerca
        Una ricerca dai risvolti sorprendenti che apre nuovi scenari.
        Intanto, il cervello dei bimbi risulta più organizzato e specializzato di quanto si pensava in passato. Oltre ciò, la mente dei neonati sembra sia proprio focalizzata su questo aspetto di identificazione. Tutto ciò per aiutare i piccini a costruire fin da subito delle rilevanti relazioni affettive. In altre parole il cervello dei neonati sembrerebbe essere già predisposto per l’interazione sociale. La ricerca smentisce la credenza diffusa che vede il neonato come una tabula rasa da riempire di nuove capacità. Al contrario, l’organizzazione celebrale dei neonati risulta essere già coordinata e complessa.
        I risultati di questa ricerca sono rilevanti specialmente nello studio delle malattie dello spettro autistico. Difatti i bimbi soggetti a questi disturbi, sembrano possedere in misura minore la facoltà di identificazione dei volti. La ricerca dell’università di Trento, potrebbe quindi aiutare la scoperta precoce di queste patologie.

Fonte https://www.passionemamma.it/2019/02/neonati-riconoscono-volti/

Il prurito durante la gravidanza – 2° trimestre

        È soprattutto la zona dell’addome a subire un notevole stiramento, proprio a partire da questo mese: è possibile, quindi, avvertire un fastidioso prurito localizzato maggiormente in questa zona del corpo.

Che cosa fare
        Non grattarsi: sebbene talvolta il prurito sia forte, è meglio resistere alla tentazione di grattarsi perché le unghie possono provocare lesioni sulla pelle e favorire infezioni.
        Idratare la pelle, facendo uso di creme e oli emollienti per rendere la cute più elastica e ridurre la sensazione di tensione.
disturbi gravidanza prurito        Indossare abiti in fibre naturali: i tessuti sintetici, fanno aumentare la sudorazione e potrebbero incrementare la sensazione di prurito.

Un rimedio naturale
        È possibile ricorrere ai rimedi naturali per alleviare il prurito, optando per i sistemi omeopatici o fitoterapici, che sono a base di erbe calmanti come la valeriana, la passiflora e la camomilla. Anche il classico bagno serale in acqua tiepida è molto indicato per rinfrescare la cute e idratarla, soprattutto se nell’acqua vi si diluisce un cucchiaio di amido o di estratti di avena sativa, che svolgono un’azione lenitiva e calmante. Dopo il bagno è consigliato spalmare sul corpo, o le zone che danno maggiore prurito, il talco mentolato dalle proprietà rinfrescanti.

Fonte https://www.bimbisaniebelli.it/gravidanza/sintomi/prurito-4-6-mesi