sabato 7 maggio 2016

Adele offers to be a 'surrogate' mum to gay couple

Adele si Offre Come Mamma Surrogata per una Coppia Gay

          
Sul palco di un suo concerto, Adele ha ospitato una coppia di giovani uomini innamorati, i due, dinnanzi a uno stuolo di spettatori, si sono resi protagonisti di una tanto romantica quanto insolita proposta di matrimonio. Stupendo tutti, dopo il “Sì”, Adele si è proposta come mamma surrogata qualora loro volessero divenire genitori.

          L’amore non ha ragioni se non quelle del cuore ed è un istinto, pare questo il messaggio lanciato da Adele sul suo palco.

          Simon e André, così si chiamano i promessi sposi, stanno diventando un simbolo di “libertà”, intesa come libertà di esprimere i propri sentimenti ed insieme come libertà di raggiungere dei sogni, tra questi  anche quello familiare.
adele mamma surrogata
          La maternità surrogata è e sta sempre più divenendo lo strumento per la realizzazione da parte delle coppie di uomini del sogno familiare.
          Quello che però non si deve dimenticare è che la maternità surrogata resta null’altro che una gravidanza, come tale rimaneccapace di coinvolgere due corpi: quello di una mamma e quello di un bambino e di legarne le emozioni, se non le anime.

          La liberalità di Adele, oltre all’intenzione, rappresenta un manifesto, ma su questa “possibilità e tendenza” vale comunque la pena riflettere e ragionare, tenendo conto anche delle implicazioni psicologiche che  sono proprie della gravidanza.

«È incredibile. Sto per piangere. Potrei essere la vostra mamma surrogata, se avrete bambini? Mi piacerebbe avere un bambino con uno svedese», ha detto Adele sul palco del concerto di Copenaghen.
          Adele è già mamma di un bambino di 3 anni di nome Angelo, da tempo si è dichiarata bisessuale, in questo senso la sua accoglienza rispelto alle diverse forme di amore è totale e acclarata.
Fonte http://www.vitadamamma.com/144563/adele-mamma-surrogata-coppia-gay.html

venerdì 6 maggio 2016

Sterilita femminile

L'anamnesi 
Sterilità femminile diagnosi      II primo passo è sempre quello dell'anamnesi prima e della visita ginecologica dopo: tutta la storia medica dovrà essere raccontata dalla paziente con particolare precisione sugli aspetti riguardanti il ciclo mestruale.
 La temperatura basale
      Si tratta di misurare la temperatura corporea tutti i giorni (al risveglio mattutino), inserendo il termometro in una delle cavità naturali (vagina, retto o bocca) e tenendolo per circa 5 minuti.
      Se nei 14 giorni che precedono la mestruazione essa è superiore di 3 o più decimi di grado rispetto alla temperatura media dei giorni precedenti, si parla di temperatura bifasica che esprime un corretto funziona mento dell'ovaio.
      Così come se la temperatura rimane più elevata durante l'arco dei 14 giorni è plausibile pensare che la funzione luteale sia normale.
      È importante che la temperatura basale venga misurata per diversi cicli. Può succedere, infatti, che anche una donna senza problemi alle ovaie possa avere, ogni tanto, un ciclo anovulare, cioè senza liberazione dell'ovulo, o viceversa.
      Se associata alla ricerca del picco dell'ormone luteinizzante nelle urine, la temperatura basale consente di individuare il momento migliore per un rapporto sessuale ben finalizzato alla riproduzione.
L'ecografìa pelvica
      Le informazioni fornite dagli esami ecografici sono di indubbia utilità. L'ecografia pelvica consente di mettere in luce problemi alle ovaie, all'utero, la presenza di polipi, miomi ecc. Di minore efficacia, invece, è la valutazione ecografica quotidiana allo scopo di stabilire le fasi dell'ovulazione e, in particolare, il momento della "rottura" del follicolo.
      Non è raro, infatti, che con l'ecografia si giudichino anovulari (e quindi non fecondi) cicli che, al contrario, portano al concepimento.
I dosaggi ormonali
      Se una donna ha normali mestruazioni si esegue un dosaggio degli ormoni ipofìsari ed ovarici nel sangue nei primissimi giorni del ciclo, intorno al 4°-5° giorno. Se una donna soffre di oligoipomenorrea (cioè ha cicli di lunga durata o ridotto flusso mestruale) può essere utile indurre la mestruazione con l'uso di farmaci (progesterone) prima di eseguire il dosaggio dei suddetti ormoni in più fasi del ciclo.
      Se invece, una donna è in amenorrea (e cioè se non ha il ciclo mestruale da più di tre mesi) occorre rilevare la temperatura basale per alcuni giorni in modo da essere sicuri che l'ovaio non abbia ripreso a funzionare prima di effettuare il prelievo di sangue.
L'isterosalpingografia
      È un esame radiologico che consente di valutare eventuali malformazioni o lesioni che possono essere alla base della sterilità meccanica. Consiste nell'iniettare nell'utero e nelle tube un mezzo di contrasto e nell'eseguire una serie di radiografie per studiarne il percorso.
      Oggi è da molti considerato un esame superato (ma rimane comunque il più utilizzato) per diversi motivi: è a volte doloroso se eseguito senza anestesia, non è privo di complicazioni e non è sempre affidabile dal punto di vista diagnostico. Le percentuali di errore sono piuttosto alte, specie se l'interpretazione non è affidata a personale competente.
La laparoscopia
      Decisamente più affidabile dell'isterosalpingografia, consente di valutare la presenza di endometriosi, di aderenze o di altre patologie che causano sterilità, meccanica e non. Si esegue in anestesia generale: attraverso una piccola incisione dentro l'ombelico si inserisce una sonda ottica che consente di osservare tutti gli organi pelvici.
      La laparoscopia comporta, sia pur raramente, una serie di complicanze quali la lesione di un grosso vaso arterioso, piccole lesioni intestinali, dolori addominali. In tutti e tre i casi si tratta di complicanze di facile e rapida risoluzione che non lasciano conseguenze spiacevoli. La laparoscopia richiede un breve ricovero che può variare da alcune ore a due giorni, a seconda della struttura dove viene eseguita.
La falloppioscopia
      Vi sono diverse modalità di studio della struttura delle tube: esse possono essere incannulate durante la laparoscopia; vi si può iniettare un liquido medicato od aria in modo da valutarne la pervietà ed il tono muscolare; oppure si ricorre alla falloppioscopia, tecnica di grande utilità ma non ancora così diffusa, che consiste nell'introdurre nelle tube attraverso l'utero un sottile catetere con una fibra ottica in modo da poter guardare da vicino lo stato di salute della parete interna della tuba, lungo il percorso che dovrà com piere l'ovulo.
Grazie alla falloppioscopia è possibile anche notare eventuali danni a carico della mucosa tubarica che, altrimenti, non sarebbero evidenziabili con la laparoscopia. 

Sterilità: come cercare lo specialista adatto

      Il primo interlocutore, lo abbiamo già detto all'inizio, è sempre il ginecologo: è a lui che giustamente una coppia si deve rivolgere quando, dopo 18 mesi di rapporti regolari e non protetti, non è riuscita ancora a concepire. Sarà il medico a consigliare i primi esami e a fare una prima diagnosi.
      Se il quadro è chiaro sin dall'inizio, il medico può giustamente tentare la carta della terapia andrologica o della stimolazione ovarica (va fatta da mani esperte! attenzione alle gravidanze plurime!) ma, in caso di insuccesso, è bene che la coppia si rivolga subito ad un centro specializzato.
      Un consiglio che diventa ancora più importante per quelle coppie nelle quali sin dall'inizio la diagnosi sembra difficile o comunque lascia dei dubbi.
      Come scegliere un centro per la sterilità: è bene affidarsi a strutture che diano garanzie di serietà, diffidare da chi promette "miracoli", da chi concede poco del suo tempo o non si sofferma abbastanza a rispondere agli interrogativi.
      Con il medico deve nascere un rapporto di fiducia e di dialogo. Una soluzione potrebbe essere quella di chiedere consiglio proprio al ginecologo di fiducia ma la stessa domanda può essere rivolta al medico di famiglia.
      In genere i consigli migliori vengono proprio da altri medici che raccolgono "le voci" dell'ambiente e le sanno valutare. E poi ancora, le associazioni di coppie sterili, amici che si sono trovati ad affrontare il problema, le "voci" sulla fama di una struttura, gli Ordini dei medici.
      Meno affidabili sono le notizie che vengono dai giornali e dalla televisione perché è più difficile stabilire dove finisce la serietà e inizia la voglia di protagonismo.
      Il miglior criterio resta comunque quello personale, dell'impatto che si ha con la struttura e con i suoi protagonisti. La coppia deve sentirsi rassicurata, deve sempre avere la sensazione (meglio la certezza) di aver capito a fondo il problema e cosa l'aspetta, deve poter contare sul medico e sulla sua équipe, deve sentirsi "al sicuro".
Fonte http://www.vitadidonna.it/salute/sterilita/sterilita-come-cercare-lo-specialista-adatto.html
5maggio        Giovedì 5 maggio in tutta Italia si festeggia la giornata internazionale delle Ostetriche   Per la prima volta è nato un movimento nazionale, denominato #ostetricheperledonneorapiuchemai, composto inizialmente da ostetriche/i e che vede ora coinvolti Collegi, donne, associazioni, centri nascita e aziende sanitarie; questa rete ha organizzato una moltitudine di eventi collegati alla giornata internazionale delle ostetriche che si festeggia in tutto il mondo il 5 maggio. 
        L’iniziativa vuole promuovere quell’assistenza che pone al centro la donna, il nascituro e chi è accanto alla donna nel momento del parto. In particolare, ciò che chiede il movimento è che la donna debba essere considerata titolare del diritto di autodeterminazione, come lo sono tutti gli assistiti che accedono ai servizi sanitari (pur ricordando che la partoriente non è malata e che, stando alle ultime evidenze scientifiche, la sala parto, attualmente, non è esattamente il setting più adeguato, nel caso di gravidanza normale ), durante tutto il periodo del ricovero in tale luogo.
           Si vuole sostenere fortemente la presenza dell’ostetrica nel percorso nascita, sin dall’inizio della gravidanza, ben prima quindi del parto, perché la donna possa conoscere e scegliere la professionista che la accompagnerà in un momento che sarà ricordato come il migliore possibile, anche grazie all’assistenza one-to-one ( quell’assistenza dove l’ostetrica può seguire una donna ed una sola, cosa che, al momento, non è sempre possibile), avendo con lei instaurato un clima di piena fiducia, dove i dubbi, le paure, le richieste saranno state eviscerate e definite.   In numerose città italiane, dunque, verrà organizzata una camminata, i cui partecipanti avranno la caratteristica di indossare un indumento rosso.  L’evento sarà poi diverso da città e città, ma sempre sarà centrale la figura dell’ostetrica, assieme alle evidenze scientifiche che consentono di garantire un’assistenza di qualità e che tutti avranno modo, così, di conoscere e comprendere.
           Nonostante l’elevato numero di ostetriche di cui dispone il Sistema Sanitario Italiano, nonostante le chiare evidenze scientifiche (secondo le quali l’assistenza fornita da un’ostetrica riduce il numero di pratiche mediche e di tagli cesarei inappropriati), il nostro Paese si pone al 17° posto in Europa, considerando il loro numero, rispetto al numero di abitanti.   Nel 2012 le ostetriche italiane, iscritte all’albo, erano circa 17.300, ma questo numero non distingue il numero di ostetriche occupate, da quelle che non lo sono, rendendo ancora più drammatico il dato del 17° posto.

Ulteriori informazioni e aggiornamenti  dell’evento: #ostetricheperledonneorapiuchemai Facebook: Ostetriche: donne per donne Canale youtube: Ostetriche donne per donne Per richieste di materiale, informazioni e contatti è attiva la mail: 5maggio2016@libero.it

giovedì 5 maggio 2016

Infertilità: l’importanza del sostegno da parte degli operatori

       E’ auspicabile dunque attuare forme di sostegno alle coppie, prevedendo sedute di counseling all’interno di un più completo processo rivolto a coloro che hanno problemi di infertilità?   La medicina nell’ambito della fertilità si modifica molto velocemente e spesso il trattamento si evolve in nuove soluzioni. Secondo questa ricerca, il punto sta proprio nel far evolvere anche il supporto che i pazienti devono poter ricevere.
          In ambito prettamente medico, il progresso ha portato numerose opzioni e speranze per coloro che hanno gravi difficoltà a procreare. Basti pensare alle fecondazioni in vitro, alla donazione dello sperma e agli ovuli congelati. Di contro, ci sono altre molte metodologie non mediche, in grado di riportare fiducia nelle coppie alle quali viene riconosciuta una forte sterilità.   Così come la scienza, anche la società sta subendo grosse variazioni nel campo della procreazione. Nuove procedure e valide alternative che le famiglie devono essere in grado di conoscere, valutare ed eventualmente affrontare con serenità e consapevolezza.   Gli operatori possono giocare un ruolo fondamentale nel supporto e nella presentazione di questo ventaglio di opzioni. Sono proprio loro a svolgere un’azione cruciale nel trattamento emotivo di questa condizione. Le coppie infatti, una volta informate, adeguatamente supportate e accompagnate , sapranno scegliere il percorso adatto a loro, in maniera più convinta e determinata.
          Le figure di spicco che si trovano quotidianamente a contatto con problematiche del genere, devono essere messe in condizione di lavorare nei migliori dei modi, sostenendo incontri informativi ed aggiornamenti adeguati che seguano di pari passo lo sviluppo delle leggi, delle scoperte scientifiche e le ultime notizie sull’infertilità.  
        Questo nuovo approccio, creerebbe figure professionali più complete e counselor adeguatamente formati in grado di unire la medicina il benessere emotivo. Lo scopo è quello di affiancare e fondere correttamente i trattamenti medici e quelli di counseling, per fornire ai pazienti un quadro quanto più completo ed un conforto. 
     Fonte:  https://www.rcog.org.uk/en/news/new-review-recognises-the-importance-of-counselling-in-those-affected-by-infertility

I pesticidi nuocciono alla fertilità maschile

        Lo studio è stato pubblicato sulla pagina online di una importante rivista di medicina della riproduzione, Human Reproduction, dove sono stati inseriti i dati e i risultati della sperimentazione che hanno permesso di giungere a tale conclusione. Questi risultati mostrano infatti come gli uomini che hanno consumato una grande quantità di ortaggi, frutta e verdura su cui erano stati utilizzati pesticidi ed antiparassitari, hanno presentato nelle analisi una riduzione del 49% di spermatozoi, di cui solo il 32% è risultato morfologicamente normale.
           Questi dati, poi, sono stati comparati a quelli di uomini che hanno mangiato poca frutta e verdura trattata. Ovviamente tali conclusioni non mirano a ridurre il consumo di alimenti salutari come frutta e verdura, ma piuttosto a stimolare una produzione agricola più sana, con un minor utilizzo di pesticidi ed antiparassitari. Sono infatti quest’ultimi a danneggiare la qualità del seme maschile, riducendo non solo il numero totale di spermatozoi prodotti, ma anche quello di spermatozoi normali.   In questo senso assumerebbe una notevole importanza consumare prodotti di origine biologica controllata e italiana, poiché i prodotti importati sono necessariamente trattati, affinché riescano a superare tutte le alterazioni climatiche e a resistere ai giorni di viaggio prima di poter approdare sui banconi della frutta e della verdura. Inoltre, maggiormente esposti ai trattamenti di pesticidi sono i frutti e la verdura fuori stagione, per cui, un altro mezzo per scongiurarne il consumo inconsapevole è quello di attenersi ad acquistare prodotti di stagione.
           La sperimentazione è stata eseguita suddividendo i campioni di uomini sottoposti agli esami del seme, in quattro gruppi di controllo, separati in base alla quantità di pesticidi presenti nella frutta e verdura consumati. Controllando i dati ottenuti, i risultati hanno permesso di evidenziare che una sostanziale differenza nella qualità del seme, esiste tra soggetti che hanno mangiato prodotti con alto contenuto residuo di pesticidi e soggetti che invece ne hanno consumato un lotto contenente una bassa percentuale. I soggetti che facevano parte dei gruppi intermedi non hanno mostrato tra di loro differenze sostanziali.
           Il risultato di questo studio mette quindi in luce come l’esposizione dei prodotti agricoli ad antiparassitari e pesticidi, influisca negativamente sulla spermatogenesi dell’uomo. Per avere un quadro più dettagliato, però, saranno necessari ulteriori studi che mettano a confronto un numero maggiore di uomini, soprattutto dopo accertamento sanitario di una loro regolare produzione spermatica pre-studio, di modo da ottenere risultati veritieri e conformi ai parametri richiesti. Questa recente scoperta potrebbe essere utile anche in quei casi di infertilità maschile senza un danno organico concreto o senza una causa specifica, andando a modificare ad hoc l’alimentazione, nel tentativo di minimizzare l’esposizione indiretta dell’uomo ai pesticidi.

Fonti
http://www.alphagalileo.org/ViewItem.aspx?ItemId=151208&CultureCode=en http://humrep.oxfordjournals.org/content/early/2015/03/27/humrep.dev064.abstract http://humrep.oxfordjournals.org/content/early/2015/03/27/humrep.dev065.extract - See more at: http://www.mammole.it/pesticidi-fertilita-maschile/#sthash.9PUrz8cO.dpuf