giovedì 5 maggio 2016

Sonno bambini: 11 dubbi più comuni delle mamme

Questo post e' dedicato alle domande-risposte sul sonno dei vostri cuccioli.  Buona lettura e buona condivisione (potete trovare risposte a difficoltà simili alle vostre!)

1) MIA FIGLIA DORME ABBASTANZA?
Mia figlia, quasi 22 mesi, non è mai stata una grande dormigliona, in genere si addormenta verso le 22 e si sveglia verso le 6.30, ma spesso anche prima. Durante il giorno fa un pisolino unicamente dopo pranzo, di durata variabile (a volte mezz'ora a volte un' ora e mezza). Inoltre a volte, di notte, si sveglia e si riaddormenta, magari si gira nel lettino e sento che fa qualche versetto. È una bambina molto attiva e la durata del pisolino, così come l'orario della nanna, dipendono da quanto si stanca, ma ho l'impressione che dorma comunque poco.

baby-1314843_640Cara mamma, mi sembra che il suo dubbio sia che la bimba non dorma abbastanza. Le ore totali non mi sembrano pochissime. Consideri che a questa età generalmente i bambini dormono in media 11/12 ore compreso un pisolino e tenga conto che esiste comunque una grande variabilità in questo. Sostiene che la bambina sia “molto attiva”, perciò anche il temperamento potrebbe giocare un ruolo nel suo bisogno o meno di dormire. I bambini, come anche gli adulti, hanno una loro ritmicità personale e il temperamento influisce su questo aspetto. Detto ciò, se la bambina di giorno è tranquilla, svolge le sue attività serenamente e appare riposata non mi preoccuperei!

2) RISVEGLI NOTTURNI E ADDORMENTAMENTO
Mia figlia 1 anno... dorme pochissimo! Si addormenta la sera verso le 11.30 - 12 se ci dice bene, ovviamente in braccio, poi la mettiamo nel lettino e dopo una ventina di minuti si sveglia e le do' il latte, se non si sveglia bene continua a dormire nel suo lettino, se no continua a dormire a letto con noi. Poi verso le 4 si risveglia, di nuovo latte (ho provato anche con tisane o camomilla,ma non mi si riaddormentata più) poi rimane sveglia fino alle 6 -7 e poi ci riaddormentiamo fino alle 9 -10. Ci sono delle notti che quando si sveglia alle 4 si riaddormenta fino alle 8-9, ma veramente raro! Ho provato di tutto dal darle il latte prima che si addormenti, ho provato con tisane, ho provato di TUTTO, ma niente. In un anno non sono riuscita a farle prendere una buona abitudine di sonno. Qualche gg fa la pediatra mi ha dato delle gocce di melatonina per aiutarla a dormire, devo dire che forse si dorme una o due notti di più alla settimana. Mi sono dimenticata una cosa molto importante: quando riesce ad addormentarsi un po di più, smania, cioè mentre dorme si gira e si rivolta, dorme seduta e si arrampica alla spalliera del letto. Il tutto mentre dorme. Non so cosa fare, ho perso un po' le speranze.

Cara mamma, mi sembra che la questione riguardi i risvegli notturni e le modalità di riaddormentamento. La premessa è che non si può trascurare il fatto che i bambini almeno fino al terzo anno hanno un sonno molto diverso da quello degli adulti e su questo può leggere l'articolo sul sonno e sui risvegli del bimbo. Detto ciò non significa che bisogna rassegnarsi a “non dormire”! Alcuni aspetti da considerare/rivedere rispetto alla vostra situazione potrebbero essere le seguenti:

- La modalità di addormentamento e il luogo dove poi passa la notte: la bambina si addormenta in braccio e poi viene posta nel suo lettino. In questo caso è molto probabile che durante i risvegli si senta un po’ disorientata e spaesata dato che non si ritrova tra le vostre braccia. Perciò sarebbe opportuno che si addormentasse là dove poi prosegue il suo sonno.

- Latte e tisane per riaddormentarsi: a questa età potrebbe non avere più bisogno di mangiare durante la notte, a meno che non abbia mangiato poco durante il pasto serale (anche qui attenzione ai cibi più eccitanti!). Il latte e la camomilla potrebbero non funzionare più come mezzi di autoconsolazione che favoriscono l'addormentamento. Per cui si potrebbe iniziare a trovare un modo che la bambina riconosce come proprio per autoconsolarsi e rilassarsi già durante la fase dell’addormentamento.
Rispetto alla “smania” sarebbe importante sapere se ha sempre avuto questo comportamento oppure se è iniziato recentemente. Esistono dei “momenti critici” o “punti salienti” durante la crescita, in cui la sperimentazione e l’acquisizione di nuove competenze portano i piccoli ad essere più attivi sia di giorno che di notte, come se volessero continuamente esercitarsi nell’apprendimento delle nuove abilità, come per esempio la competenza motoria.

3) FATICA AD ADDORMENTARSI
Mia figlia ha dieci mesi oggi, è una gran dormigliona ma la notte è sempre un caos per prendere sonno, lei va a letto tra le dieci e mezza e le undici e io mi devo caricare insieme, si addormenta al seno dorme per circa un’ora e poi si sveglia di nuovo l attacco nuovamente così si addormenta ma io devo rimanere con lei altrimenti si sveglia...

Cara mamma, nel suo caso mi sembra che la faccenda riguardi i risvegli frequenti e la poppata come modalità per riaddormentarsi. Anche nel suo caso la rimando alla lettura dell’articolo dove affronto la questione dei risvegli notturni. Detto ciò, credo che la bambina abituata ad addormentarsi al seno lo richieda ogni volta che si risveglia per potersi riaddormentare. Se si volesse trovare una modalità alternativa al seno per favorire l’addormentamento sarebbe opportuno puntare sull’autonomia (ossia guidare e aiutare la bimba verso un addormentamento autonomo) a partire dalla messa a letto. Non riesco ad aggiungere niente riguardo il momento della messa a letto, in cui sostiene che sia un “caos”, perché ho pochi elementi a disposizione e non so che cosa succede.

4) NON DORME BENE DA QUALCHE MESE
Mio figlio da quando è nato non dorme tranquillamente a causa del reflusso. Ma la notte ( non mangiando ) ha sempre dormito. Si svegliava una volta e basta. Da capodanno si sveglia invece di continuo. Si sveglia gli do il ciuccio e si riaddormenta. Perché? Non capisco. Lo fa anche 6 volte in tutta la notte! Soffre di dermatite ma anche quando è stato meglio lo faceva. Non penso sia il prurito. Ha 9 mesi.

Cara mamma, quello che si sta chiedendo, mi sembra di capire, sia il perché suo figlio, a partire da qualche mese, abbia iniziato a svegliarsi più frequentemente la notte. Non avendo molte informazioni rispetto alla situazione in generale, posso ipotizzare che i risvegli siano iniziati proprio in corrispondenza ad un “periodo saliente” (6-8 mesi circa), ossia uno di quei momenti che fanno parte della crescita e dello sviluppo naturale in cui l’interesse per la sperimentazione e l’acquisizione di nuove competenze portano i piccoli ad essere più attivi sia di giorno che di notte, come se volessero continuamente esercitarsi nell’apprendimento delle nuove abilità, come per esempio la competenza motoria.

5) QUANDO SI SVEGLIA. VIENE NEL LETTONE
Mia figlia ha 13 mesi. Quando si sveglia viene nel lettone con noi e si riaddormenta con il seno. Immagino che questo andrà avanti ancora per un po'... Secondo lei fino a quando questo sarà normale?

Cara mamma, le riporto quanto avevo scritto in uno dei miei ultimi post nella pagina fbMiofigliodorme. “ESISTE UNA "NORMALITA'" QUANDO SI PARLA DI SONNO DEI BAMBINI? In realtà è la famiglia a deciderlo! Per un genitore avere un figlio che si sveglia 4 volte a notte è "normale", mentre per un'altra non lo è il fatto che si svegli anche solo una volta! Perciò: riflettete personalmente su come si desidera vivere e su come si vuole organizzare il proprio sonno, condividete con il partner i vostri desideri e ragionate sulla scelta migliore per voi e il vostro bambino!”

6) NON E' RILASSATO DURANTE IL SONNO
Mio figlio un anno e mezzo di addormenta per le 22 circa. Si sveglia per il latte. Ma ciò che mi preoccupa è che durante il sonno non è rilassato. Ma ha degli scatti. Alle volte urla.. Altre inizia a tirare calci pugni. Fa così più volte durante la notte. Premetto che dorme nel letto con me perché appena lo metto nella sua cameretta è come se avesse un sensore e non vuol dormire da solo.

Cara mamma, mi sembra che la sua preoccupazione riguardi il sonno, a suo avviso, “poco rilassato” del piccolo. I pochi elementi a disposizione non mi permettono di dare una risposta completa. Posso sicuramente invitarla ad osservare alcuni aspetti: come si comporta il bambino durante il giorno? Le sembra di notare segni di tensione o una particolare irritabilità? Le sembra che il sonno, in generale, sia ristoratore? Al mattino si sveglia fresco e riposato? Credo sia importante valutare la situazione nel complesso e capire se questa modalità sia solo legata al sonno oppure se si manifesti anche in altre situazioni. A volte i bambini utilizzano modi bizzarri per addormentarsi e durante il sonno emettono versetti e rumori… senza che tutto ciò interferisca con il riposo!

7) RISVEGLI NOTTURNI A TRE ANNI!
Mio figlio ha tre anni e mezzo e una notte intera non ha mai dormito. Si sveglia almeno tre/quattro volte per notte. Vuole ancora il latte di notte almeno una volta e se non glielo do ogni 5 minuti è sveglio. Fino ai 2 anni era impossibile dormire ora va un po' meglio ma dopo anni che non dormo per più di 4 ore filate sono sfinita. Si calmerà prima o poi?

Cara mamma, mi sembra che vorrebbe tanto sapere quanto dureranno ancora i risvegli notturni del suo bambino il quale durante la notte richiede il latte per riprendere sonno. Una risposta certa non c’è. Potrebbe spontaneamente “smettere” ad un certo punto, come no. La questione è legata a molti fattori sia di natura fisiologica che comportamentale. Resta sicuramente il fatto che ha imparato a riaddormentarsi con il latte e che questa resta per lui una modalità di autoconsolazione a disposizione per rilassarsi e riaddormentarsi.

8) DORME TROPPO?
Il nostro bambino dorme troppo? Ha quasi 20 mesi e sembra non saziarsi mai di sonno. La notte dorme tra 10-12 ore e di giorno altre 4-5. È troppo per la sua età?

Cara mamma, orientativamente la quantità di sonno necessaria ad un bambino varia a seconda dell’età. Per intenderci ad un anno i bambini generalmente dormono circa 12/13 ore, di cui 2/3 di giorno, spesso viene perso il sonnellino della mattina e mantenuto quello dopo pranzo. A 2/3 anni dormono circa 11/12 ore con un pisolino dopo pranzo. E’ chiaro che esiste una variabilità individuale in questo, perciò non tutti necessariamente rispettano questi ritmi. Le suggerirei di osservare se il bambino appare particolarmente assonnato e/o poco interessato alle attività durante lo stato di veglia; in genere è lui che richiede di dormire? Detto ciò se il bambino sta bene, è comunque attivo e sereno direi che non c’è da preoccuparsi!

9) SI SVEGLIA SEMPRE DUE ORE E MEZZA DOPO ESSERSI ADDORMENTATO
Il mio bambino di 10 mesi si addormenta attaccato alle 21:30, con fatica lo metto nel lettino e poi ogni due ore e mezza precise si sveglia. Lo devo riprendere, far addormentare, rimettere giù e così via. Come posso fare?

Cara mamma, quando dice che il bimbo si addormenta attaccato intende al seno? Se così fosse da quello che scrive sembra che il piccolo si addormenti mentre poppa e che poi già addormentato venga messo nel suo lettino. Perciò credo che durante i risvegli potrebbe sia sentirsi disorientato, per il fatto di trovarsi in un posto diverso rispetto a quello in cui si è addormentato, sia richiedere lo stesso “trattamento” dell’addormentamento, ossia la poppata. Ciò che favorisce un sonno ininterrotto è molto legato a questi due aspetti: addormentarsi da solo e nel posto dove poi si continuerà a dormire durante la notte.

10) SI SVEGLIA URLANDO: INCUBI?
Mio figlio di 2 anni si sveglia piangendo e urlando dicendo non voglio non voglio! È successo solo 2/3 volte e non consecutive ma a distanza di giorni. è successo di pomeriggio, di notte mai...non so cosa possa essere che lo porta a fare questi risvegli. Grazie mille se mi rispondete!

Cara mamma, intorno ai due-tre anni iniziano gli incubi e i brutti sogni. Potrebbe essere semplicemente questo. È bene comunque osservare cosa accade di giorno e notare se ci può essere qualcosa che crea tensione o paura nel piccolo.

11 - NON VUOLE PIU' DORMIRE NELLA SUA CAMERETTA
Mia figlia ha 4 anni e da un po di tempo non vuole più dormire nella sua cameretta. Come fare?

Cara mamma, con questi pochi elementi non saprei che suggerimento darle. Bisognerebbe intanto capire a che cosa può essere legato questo rifiuto. Compreso ciò si potrebbe ragionare su cosa la possa aiutare a vivere nuovamente con serenità il suo spazio.

Adriana Saba

Taglio cesareo, luoghi comuni e realtà

taglio cesareo
        Il valore medio nazionale di taglio cesareo nel 2008 è stato pari a 38,4%, molto superiore agli standard europei  (media Europea: 24%). C'è una marcata variabilità geografica: dal 23% in Trentino Alto Adige e in Friuli Venezia Giulia al  53% in Sicilia e 62% in Campania.
        L'eccesso di TC non è associato a miglioramenti significativi degli esiti perinatali: nelle regioni del Sud, dove maggiore è il ricorso al TC, la mortalità perinatale è più alta.
        La  mortalità perinatale nazionale è del 5.3 per mille. In Trentino Alto Adige del 5.4 per mille, in Friuli Venezia Giulia del 4.3 per mille. In Campania del 6 per mille, in Sicilia del 7.1 per mille.
        La mortalità neonatale nazionale è del 1.7 per mille. Al Nord del 1.24 per mille, al Sud del 2 per mille.
"In Italia c'è un'alta percentuale di tagli cesarei, ma gli esiti materni sono i migliori d'Europa..."
        In un articolo pubblicato su Lancet nel 2010 la mortalità materna italiana è stata considerata la mortalità più bassa del mondo (3 per centomila nati). E' stata ipotizzata un'associazione tra basso tasso di mortalità materna e alto ricorso al taglio cesareo.
        Uno studio, pubblicato nel 2011, condotto dall'Istituto Superiore di Sanità su 8 regioni campione,  ha dimostrato invece che in realtà la mortalità materna nel nostro Paese è 11.8 per centomila nati, dato nella media dei Paesi Europei della UE.
        La sottostima di Lancet dipende dal fatto che i certificati di morte da soli (fonte ISTAT) non sono in grado di rilevare il fenomeno in modo appropriato, ma che per fare una stima attendibile devono essere valutate anche le schede di dimissione ospedaliere (SDO).
"Il taglio cesareo elettivo è più sicuro del parto naturale..."
        La mortalità materna nelle donne sottoposte a taglio cesareo elettivo è circa 4 volte superiore rispetto a quella delle donne che partoriscono per via vaginale. Le cause principali di morte associata a taglio cesareo sono: emorragia, sepsi, embolia polmonare, problemi anestesiologici.
        La morbosità materna dopo taglio cesareo elettivo è globalmente circa 8 volte superiore rispetto alle donne che partoriscono per via vaginale. Le cause principali sono endometrite, anemia severa da perdita ematica post-partum, infezioni delle vie urinarie, tromboembolia.
        La morbosità respiratoria neonatale (RDS) dopo un taglio cesareo elettivo è 4 volte superiore rispetto al parto vaginale se il cesareo viene effettuato a 37 settimane, 3 volte a 38, 2 volte a 39 settimane.
"L'aumento di morte materna per taglio cesareo è un problema dei Paesi in via di sviluppo..."
        I dati sopra riferiti sull'aumento di mortalità materna dopo taglio cesareo elettivo si riferiscono ai Paesi sviluppati. La mortalità materna nei Paesi in via di sviluppo è nettamente superiore rispetto a quella nei Paesi sviluppati in particolare per l'alta incidenza di HIV, malaria, malnutrizione (400 per centomila nati vivi, versus il 10-20 per centomila nei Paesi sviluppati) e l'effetto del taglio cesareo non è studiato. Le cause ostetriche principali riportate di morte materna sono l'emorragia, le infezioni, la pre-eclampsia, pratiche insicure di aborto, complicanze del travaglio.
"Conviene fare un taglio cesareo perché protegge da problemi del pavimento pelvico..."
        Dopo un taglio cesareo i problemi di incontinenza urinaria sono inferiori rispetto a un parto vaginale, ma non sono del tutto assenti. Sembra quindi che la gravidanza stessa costituisca un fattore di rischio di incontinenza.
        Dopo taglio cesareo la donna patisce incontinenza urinaria nel 4.5% dei casi versus il 7.3% delle donne dopo parto vaginale, la comparsa di incontinenza urinaria in gravidanza raddoppia la probabilità di incontinenza urinaria a tre mesi dal parto indipendentemente dalla modalità del parto, la differenza di prevalenza di prolasso utero-vaginale in base alle due modalità di parto non è attualmente quantizzata in modo attendibile.
Fonte http://www.vitadidonna.it/gravidanza/parto/taglio-cesareo-luoghi-comuni-e-realta.html

Il cioccolato fa bene già nella pancia della mamma

        In realtà il cioccolato fa così bene da essere un ottimo ‘spuntino’ già quando siamo ancora nella pancia della nostra mamma, se lei ne mangia 30 grammi ogni giorno. La notizia arriva da uno studio presentato al meeting ‘2016 Pregnancy Meeting’ della Society for Maternal-Fetal Medicine ad Atlanta.
        Già altre ricerche avevano messo in luce la possibilità di benefici dal consumo di cioccolato per le donne in attesa, in caso di preeclampsia, la pressione alta in gravidanza che ha come conseguenza anche problemi di sviluppo fetale. L’ipertensione infatti interferisce negativamente con il flusso di sangue al feto e, quindi, con le funzioni di ossigenazione e nutrimento.
        Nella ricerca, coordinato dal professor Emmanuel Bujold della Université Laval Québec City in Canada, sono state coinvolte 129 donne incinte, alle quali è stato chiesto di consumare 30 grammi al giorno di cioccolato di vari tipi (sia fondente molto ricco di antiossidanti, sia un normalissimo cioccolato povero di antiossidanti). Tutte le donne erano state selezionate perché risultate a rischio di pressione alta in gravidanza (preeclampsia), come evidenziato da un esame che si esegue di routine nelle donne in attesa e che misura proprio il flusso sanguigno alla placenta.
        «Questo studio indica che il cioccolato può avere un impatto positivo sulla placenta e sulla crescita del feto – spiega Emmanuel Bujold – e che questi effetti positivi non sono legati, o non sono legati solamente, al contenuto di flavonoidi».
        Dopo tre mesi di questa dolce cura al cioccolato, indipendentemente dal tipo che avevano mangiato, il flusso di sangue materno al feto è migliorato suggerendo che un consumo moderato di cioccolato ogni giorno potrebbe essere vantaggioso per la crescita e lo sviluppo fetale e, da ultimo, per favorire un buon peso del bebé alla nascita.
Fonte http://www.ok-salute.it/bambini/il-cioccolato-fa-bene-gia-nella-pancia-della-mamma/

mercoledì 4 maggio 2016

La sterilità maschile e femminile, terapie e fecondazione assistita

        Inquinamento, stress, ritmi di vita errati, abitudini alimentari ed altro, sembrano rendere sempre più difficile la riproduzione in Europa e in America.
Infertilità        Ad aggravare la questione ci si mette l'età avanzata in cui le donne decidono di riprodursi. La fertilità massima in una donna infatti si raggiunge fra i 18 e i 25 anni, poi comincia una lenta decrescita, che accelera dopo i 35 anni, e che porta, dopo i 40, all'infertilità circa l'80% delle donne.
        Questo a tutti i climi, a tutte le latitudini e in ogni tempo.
        Morale, se aiutassimo le donne più giovani, con il lavoro e con la casa, ad avere figli, il problema sarebbe molto molto ridotto.
        Restano comunque le coppie giovani che hanno problemi lo stesso, e le coppie più grandi, che il problema non lo possono eliminare senza una cura.
        Attenzione a quanto spendete, ricordate che per le coppie più grandi l'assistenza sanitaria pubblica non c'è, e quindi bisogna andare per forza a pagamento, attenzione in generale a non perdere tempo, se siete grandi, meglio un centro specializzato, che tratta migliaia di casi all'anno, possibilmente pubblico (meglio) o accreditato e garantito dalla vostra Regione.
Auguri, di tutto cuore.

Distacco di placenta: che cos'è, cosa comporta, come si interviene

monitoraggio_fetale
Che cos'è il distacco di placenta
       Si tratta di una complicazione della gravidanza, in cui la placenta - l'organo che permette il trasferimento di ossigeno e sostanze nutritive dalla mamma al feto - si stacca in tutto o in parte dall'utero prima della nascita del bambino.

       "Ovviamente, dopo la nascita la placenta deve staccarsi. Anzi, questo distacco è una fase fondamentale del parto stesso" spiega Todros. "Il problema nasce quando il distacco si verifica prima del parto, perché si riduce o si arresta del tutto il rifornimento di ossigeno al bambino".

       Una precisazione: stiamo parlando dei distacchi che possono intervenire dopo le 20settimane di gravidanza, per i quali non c'è possibilità di recupero. "Altro discorso sono i piccoli distacchi del trofoblasto, il precursore della placenta, che si possono verificare fino a 14-15 settimane di gravidanza, si manifestano con perdite e sanguinamenti e sono spesso senza conseguenze" precisa Todros.  

Quanto è frequente
 
       "Distacchi di placenta significativi si verificano in circa l'1% delle gravidanze" afferma la ginecologa. Le forme più gravi, che possono portare alla morte del feto, sono molto più rare, e interessano un parto ogni 800-1600.

Che cosa comporta il distacco di placenta per il bimbo...       "Se il distacco è minimo, non ci sono praticamente conseguenze. Se invece riguarda una porzione più estesa di placenta, al bambino non arrivano più sostanze nutritive e ossigenoa sufficienza" spiega Todros. Questo può portare a restrizioni anche importanti della crescita e, purtroppo, anche a morte in utero, specie se il distacco è massiccio e improvviso. Poiché l'unica possibilità di intervento è il parto, il distacco di placenta può comportare parto prematuro.

... e per la mamma       Se il distacco si accompagna a perdite di sangue importanti, per la mamma può essere necessaria una trasfusione di sangue. Inoltre, ma sono casi rari, potrebbe verificarsi un'insufficienza renale o di altri organi. "In alcuni casi il sanguinamento risulta inarrestabile anche dopo il parto: bisogna allora procedere con l'asportazione dell'utero, l'isterectomia" precisa Todros.

       Per le mamme ci potrebbero essere anche conseguenze a lungo termine: uno studio pubblicato nel 2014 da un gruppo di ricercatori israeliani ha concluso che le donne con una storia di distacco di placenta hanno un rischio un pochino più alto del normale di mortalità per malattie cardiovascolari - per esempio l'infarto - nei dieci anni successivi l'evento. Si tratta tuttavia di dati da confermare, perché siamo nell'ambito di un nuovo settore di ricerca.

I sintomi del distacco di placenta       I sintomi principali sono tre: il sanguinamento vaginale - che però non è sempre presente - l'indurimento dell'utero, che si contrae in modo forte e persistente e il dolore addominaleche accompagna questa contrazione e che può estendersi alla schiena. "Le perdite possono anche non esserci se il distacco riguarda la parte centrale della placenta" spiega Todros. "In questo caso, infatti, il sangue si infiltra nell'utero anziché trovare una strada verso l'esterno".

La gravità della situazione, dunque, non dipende dall'entità delle perdite.
"Un altro possibile segnale è la riduzione dei movimenti del feto" sottolinea la ginecologa. "Se la mamma ha la percezione che il feto si muova meno del solito dovrebbe consultare il proprio medico o recarsi al pronto soccorso ostetrico per vedere come stanno le cose". Può darsi che non sia  nulla, o che siano in gioco altre cause meno gravi, ma è sempre meglio controllare.

Quando andare al pronto soccorso
In caso di perdite di sangue o sanguinamenti improvvisi, forti contrazioni che non accennano a diminuire, dolore addominale e riduzione dei movimenti fetali è bene recarsi al pronto soccorso per un controllo della situazione. Idem in caso di caduta o incidente d'auto, che potrebbero essere causa di distacco di placenta. A proposito: in auto, ricordarsi sempre di tenere allacciate le cinture di sicurezza.
 
Come si fa la diagnosi di distacco di placenta
Gli "strumenti diagnostici" sono soprattutto l'analisi clinica e l'ecografia. "Se il distacco è massiccio l'ecografia è generalmente in grado di identificarlo. Se è piccolo, invece, potrebbe non vederlo e in questo caso la diagnosi è soprattutto clinica" afferma Todros.

Come si interviene
Se la situazione non è grave - il distacco è minimo e il feto non mostra segni di sofferenza - in genere si resta a vedere che cosa succede. In un primo momento, la donna può essere ricoverata per essere sottoposta a frequenti monitoraggi. Possono essere somministrati farmaci corticosteroidi che promuovono la maturazione dei polmoni fetali, nel caso in cui si renda necessario un parto d'emergenza.

Se invece la situazione è critica, con un distacco massiccio e feto che mostra segni di sofferenza - l'unica possibilità è correre in sala operatoria per un parto cesareo d'emergenza.

Quali sono le cause e i fattori di rischio del distacco di placenta
Spesso le cause precise di un distacco di placenta rimangono sconosciute. Tra le cause più chiare ci sono però traumi addominali, derivanti per esempio da cadute o incidenti in auto. Altri elementi che rappresentano fattori di rischio significativi sono:

  • ipertensione materna;
  • gravidanza gemellare, che porta a una distensione eccessiva dell'utero. Per la stessa ragione, anche la presenza di quantità molto elevate di liquido amniotico è un fattore di rischio;
  • consumo di cocaina e altre sostanze d'abuso,
  • abitudine al fumo;
  • il fatto di aver avuto un distacco di placenta in gravidanze precedenti;
  • infezioni uterine;
  • età materna superiore ai 35/40 anni.
Si può prevenire il distacco di placenta?
In realtà non si può fare molto per la prevenzione diretta di questo evento. Si può però cercare di ridurre il rischio che si verifichi, evitando fattori come droghe o fumo. "Inoltre, è chiaro che se ci sono condizioni predisponenti, come gravidanze gemellari o ipertensione, queste vanno seguite in modo molto attento, con controlli frequenti e mirati" sottolinea Todros.

Fonte http://www.nostrofiglio.it/gravidanza/settimane-29-40/distacco-di-placenta-che-cos-e-cosa-comporta-come-si-interviene

Al via il tavolo consultivo sull’infertilità

        Il Tavolo, è presieduto dalla ginecologa Eleonora Porcu dell’ Universita di Bologna, ed e’ formato da 26 tra ginecologi, sociologi, membri di associazioni femminili, psicologi, sessuologi ed educatori e si occuperà di fertilità e prevenzione delle cause di infertilità. Verrà stilato un documento che sarà la base per creare un piano nazionale sulla fertilità e studiarne le cause.
feto        Dal rapporto Censis “Diventare genitori oggi. Indagine sulla fertilità/infertilità in Italia”, emergono dati preoccupanti e una enorme disinformazione sulla fertilità: il 60% degli italiani non sa di cosa si parla. Inoltre i nati nel 2012 in Italia sono stati 527 000contro i 503 000 del 2013.
        Gli esperti valuteranno la demografia della fertilità, cioè quanti bambini nascono e a quale età materna e paterna e la distribuzione geografica nel nostro Paese rispetto alle altre Nazioni. Sarà studiato il rapporto tra la riduzione della fertilità e l’età femminile in relazione alle cattive abitudini ed ai fattori ambientali e professionali. Sarà approfondito il ruolo sulla fertilità di  malattie come l’ endometriosi e l’ infiammazione pelvica a trasmissione sessuale.
        Saranno studiate nuove strategie di prevenzione nell’età evolutiva che coinvolgano le famiglie, i pediatri, gli psicologi e gli insegnanti.
        Particolare attenzione verrà posta alla tutela della fertilità nelle persone affette da patologie neoplastiche che possono ridurre la capacità procreativa tramite la promozione della conoscenza delle recenti tecniche di protezione della fertilità.
        Gli  esperti valuteranno anche le terapie per l’infertilità chiarendone la reale efficacia. Si valuterà il ruolo della Procreazione Medicalmente Assistita tramite un censimento valutativo della qualità di prestazioni dei vari Centri, misurando l’ adeguatezza della distribuzione geografica e inserendo la PMA nei LEA. 
              Sarà inoltre implementato il sostegno psicologico alle coppie durante il percorso.
Un’attenzione particolare verrà data alla formazione e informazione dei cittadini sulla fertilità tramite  strumenti formativi che illustrino gli elementi di base di anatomia e fisiologia del sistema riproduttivo maschile e femminile e come difenderne l’integrità nel corso della vita.
        Ci auguriamo che l’impegno prospettato dal Ministro della Salute e dal “Tavolo consultivo in materia di tutela e conoscenza della fertilità e prevenzione delle cause di infertilità” possa dare un contributo effettivo al miglioramento dell’informazione e dei servizi ai cittadini.
Fonte: http://www.salute.gov.it/portale/home.html

Gli stili di vita della madre influenzano la salute del bambino

          Al di là del patrimonio genetico che si eredita dai genitori, la nutrizione e i fattori ambientali giocano un ruolo importante: lo stato di salute futuro di un bambino, infatti, dipende anche da come sono andate le cose durante la gravidanza e i primi due anni di vita. Le abitudini della madre (anche prima del concepimento), le scelte alimentari e alcuni agenti esterni possono infatti influenzare la predisposizione a sviluppare malattie in età adulta. A occuparsi di questi meccanismi è l’epigenetica, della quale ci parla Massimo Agosti, pediatra e neonatologo, direttore del Centro di Neonatologia e Pediatria e del Dipartimento materno-infantile dell’Azienda Ospedaliera e Universitaria dei Sette Laghi.
Картинки по запросу epigenetica
Cos’è l’epigenetica?          L’epigenetica è la branca della biologia che studia le modificazioni del corredo genetico di ogni individuo ad opera di alcuni fattori ambientali e nutrizionali. Questi meccanismi modulano l’attività dei geni “fissi”, derivanti da una componente materna e una paterna, senza alterare la sequenza del Dna: grazie a una serie di ricerche scientifiche, infatti, abbiamo scoperto che i nostri geni si “accendono” o si “spengono” a seconda dello stimolo esterno che ricevono.
Perché è importante conoscere i risvolti dell’epigenetica se vogliamo avere un bambino?
          Perché tutte le donne dovrebbero sapere che le condizioni ambientali, i propri stili di vita e le scelte alimentari possono comportare delle modificazioni a livello dei genie giocare un ruolo importante nel futuro benessere del proprio bambino. Questi fattori influiscono sulla vita e sulla salute del nascituro già a partire dal concepimento: ad esempio, se la donna assume acido folico per almeno tre mesi prima di concepire un figlio, si riduce il rischio di malformazioni fetali e la predisposizione a malattie neurologiche.  Adottare stili di vita corretti durante i nove mesi della gravidanza e nei successivi due anni di vita del bambino è fondamentale: ciò che accade in questo arco di tempo, infatti, può influenzare la predisposizione a varie malattie.
Ma quali sono questi fattori ambientali che possono incidere sulla salute del nascituro?          Oltre agli agenti inquinanti, le condizioni di forte stress e le scelte alimentari (che possono avere effetti a lungo termine sulla salute del bambino), ci sono altri fattori che entrano in gioco: se una mamma non fuma, non beve superalcolici, mangia adeguatamente e in modo proporzionale, lavora in modo adeguato, allatta al seno in modo esclusivo nei primi 6 mesi e introduce quindi le pappe a basso contenuto proteico, allora ha già fatto un ottimo lavoro per il futuro di suo figlio.
Anche la nutrizione è una delle variabili fondamentali che inizia ad incidere sulla salute già dal periodo prenatale. È così?          
          È proprio così. Purtroppo in Italia abbiamo un grave problema: il sovrappeso e l’obesità infantili coinvolgono 1 bambino su 4 in età prescolare, cioè intorno ai 4/5 anni. E se un bambino è sovrappeso o obeso ha un rischio di circa il 50% di esserlo anche da adulto: questo comporta una serie di disturbi a breve o medio termine, che riguardano la motricità e la deambulazione, e a lungo termine, come l’ipertensione arteriosa, le patologie cardiache e il diabete.
Quindi come dovrebbe essere la giusta alimentazione di un bambino che vogliamo sano ora e in futuro?          Nell’alimentazione di un bambino sano non deve mai mancare il latte materno o, se questo manca, il suo più adeguato sostituto (su consiglio del pediatra di fiducia). È importante che venga fatta un’introduzione di cibi complementari, senza fonti proteiche elevate ma ricchi di verdura, ortaggi, frutta. È bene che ci siano molti grassi polinsaturi e pochi grassi saturi: bisogna seguire una dieta che contenga olio extravergine d’oliva e proteine vegetali ottenute ad esempio dai legumi. L’importante ècreare un senso del gusto molto attivo già nelle prime epoche di vita, quando a prevalere è la sensibilità al sapore dolce: pian piano il bambino deve adattarsi all’amaro, al salato, all’acido e così via. Evitiamo che i bambini abbiamo gusti monocordi.
Perché è tanto importante il latte materno?          
          Il latte materno è chiamato “nutriente perfetto” perché alimenta corpo e mente. Per il bambino ha un sapore che ricorda il liquido amniotico, che è il primo alimento che viene deglutito mentre si trova nel grembo. È ottimo perché è povero di calcio, sodio e proteine; ha una capacità immunologica e antiinfettiva perché è ricco di sostanze che aiutano i germi buoni nell’intestino a prevenire l’insorgenza di enteriti.
Quindi, tirando le somme, è vero che ciò che accade nei primi anni di vita (ma anche prima) può influenzare la predisposizione a malattie che potrebbero insorgere da adulti?
          Sì, purtroppo è vero. Parte del nostro destino ce lo giochiamo nei primi mesi/anni di vita. Questo non vuol dire che se qualcosa va storto allora siamo spacciati però è un grande compito dei genitori e dei pediatri far partire col piede giusto i bambini. Le malattie NCD(Non Communicable Diseases), cioè che non si contraggono con infezioni ma sono causate da stili di vita non corretti come il diabete, le patologie cardiovascolari e le allergie, sono sempre dietro l’angolo.
Fonte http://www.ok-salute.it/bambini/gli-stili-di-vita-della-madre-influenzano-la-salute-del-bambino/