mercoledì 29 maggio 2019

Diabete e ipertensione in gravidanza, meeting a Firenze

donna-incinta-gravidanza-autunno       Prevenire le complicanze in gravidanza è il tema del decimo simposio internazionale (DIP) su diabete, ipertensione e sindrome metabolica durante la gestazione, presieduto dal prof. Mosche Hod del Rabin Medical Center in Israele. La Maternità di Careggi è partner dell’evento scientifico in programma a Firenze alla Fortezza da Basso dal 29 maggio al primo giugno che vede presenti i maggiori esperti dall’Italia e dal mondo, impegnati nella prevenzione e nel trattamento delle complicanze materne e fetali in gravidanza.

       “Sono condizioni rischiose – spiega il prof. Felice Petraglia dell’Università di Firenze e direttore della Maternità dell’Azienda Careggi – con conseguenze potenzialmente gravi per la salute della madre e del nascituro che si presentano con rilevante incidenza tra il 15 e il 20 per cento e aumentano con l’età della partoriente e che richiedono un approccio multidisciplinare e ad alta tecnologia, proprio di grandi ospedali”.

       Uno dei temi più attuali del Congresso è l’identificazione delle donne a rischio di avere queste complicanze della gravidanza. Il prof. Federico Mecacci porterà a confronto i risultati del Centro di Medicina Prenatale di Careggi nelle donne con diabete gestazionale e sindrome metabolica, che pongono il Centro di Firenze tra i punti di riferimento Internazionali.

        Il Congresso rappresenta l’occasione per presentare i nuovi dati di genetica, metabolomica e ‘big data’ che stanno portando la medicina di precisione ad entrare nella gestione della medicina materno-fetale, in particolare per i disturbi ipertensivi materni e per le patologie della crescita fetale.

Fonte https://www.insalutenews.it/in-salute/diabete-e-ipertensione-in-gravidanza-meeting-a-firenze/

Gravidanza: è solo questione di età?

       Lo chiamano orologio biologico, ma non si è ancora ben capito se sia un timer fisico o psicologico. L'unica cosa certa è che la maternità è un obiettivo più o meno facile da raggiungere, non solo per età, quanto per lo stile di vita che condiziona la fertilità femminile.

       Ma quali sono le verità scientifiche e le bufale legate alla maternità? L'intellighenzia popolare ripete che, dopo i 35 anni, la fertilità femminile crolla come un castello di carte vicino ad una finestra aperta. In realtà questo terrorismo temporale risulta ingiustificato e non serve la corsa alla procreazione come fosse l'ultimo autobus per tornare a casa.
       Uno studio recente condotto su un campione di oltre 2800 donne danesi, ha rilevato che il 78% delle volontarie tra i 35 ed i 40 anni, che hanno avuto rapporti nei propri periodi più fertili, è rimasto incinta entro un anno contro l'84% delle partecipanti tra i 20 ed i 34 anni. Alla base dei dati emersi, ci sono donne normopeso ed in buona salute ed è questo il fattore determinante nella facilità o meno di rimanere incinta. Fumo, alcol, droghe, alimentazione e problemi specifici, infatti, fanno parte di uno stile di vita errato che condiziona la fertilità a 20 come a 40 anni. Indubbiamente è vero che la fertilità si riduce con l'avanzare dell'età ed è legata alla riserva ovarica di ognuna, così come è vero che una gravidanza a 40 anni aumenta la probabilità di malattie congenite dallo 0,5 all'1 per cento.

       Tra le verità legate alla fertilità femminile ed alla procreazione in genere, c'è da evidenziare anche il fattore generazionale, ovvero per i giovani non è mail il momento giusto per avere dei figli. Il lavoro precario, la mancanza di stabilità economica o, al contrario, l'impegno lavorativo, magari per far carriera, la volontà di risparmiare per comprare casa o il desiderio di concedersi vacanze e svaghi, frenano lo slancio a metter su famiglia. Così passa il tempo e quando si prova a concepire può succedere di fallire. Ed è qui che tornano alla mente tutti i vaticini sulla fertilità e le età giuste per concepire senza difficoltà, mentre gli aspiranti genitori piombano nello sconforto convincendosi di non riuscire più ad avere figli.

        L'assioma intorno al quale si edifica la maternità è che stile di vita e salute giocano un ruolo importante nella fertilità femminile, (ma anche maschile), che con l'età si riduce, ma non scompare. E mentre la medicina punta sulla preservazione della fertilità, mettendo a punto strategie educative ed informative, bisogna avere bene a mente che se si ha la possibilità di fare i figli in giovane età è meglio approfittarne, ma non perché dopo i 35 anni si diventi aride ed infruttuose come il deserto, bensì perché prima è tutta una festa impegnativa di ovuli e spermatozoi e perché a 30 anni si ha indubbiamente più energia per crescere e godersi un figlio

Fonte https://www.tio.ch/rubriche/ti-mamme/1371002/gravidanza-e-solo-questione-di-eta

Cos’è e come si esegue la fecondazione artificiale

        La fecondazione artificiale o assistita è un intervento che aiuta le coppie che, a causa di determinate patologie (per esempio sterilità dell’uomo o disfunzioni nella produzione degli spermatozoi), non possono portare a termine il concepimento in modo naturale. Le due tecniche di fecondazione artificiale più diffuse sono la FIVET e l’inseminazione intrauterina.

       La FIVET prevede l’introduzione del liquido seminale nell’ovocita femminile in laboratorio, ricreando artificialmente il processo di fecondazione naturale. Metodologicamente si distinguono 4 fasi:
-durante stimolazione ovarica la cellula germinale della donna è indotta a produrre più ovuli al fine di avere maggiori possibilità di riuscita della tecnica. Una volta raggiunto il numero ottimale, si procede all’aspirazione. E’ una fase delicata in quanto una eccessiva stimolazione può causare un esubero di follicoli e di conseguenza la sindrome di iperstimolazione ovarica;
–prelievo degli ovociti tramite agoaspirazione monitorata da una ecografia, la fase può avvenire in anestesia totale oppure locale. L’intervento si conclude dopo 15 minuti mentre dopo 2 ore la paziente può essere dimessa. Il medico si occuperà di analizzare il fluido follicolare che circonda l’antro follicolare prelevato e constatare le potenzialità qualitative del campione in esame;
–l’inseminazione degli ovociti avrà luogo nelle 24 ore successive. Utilizzando gli spermatozoi in vitro del donatore (coniuge o meno), si uniscono le due cellule gametiche forzatamente attraverso micro iniezione intracitoplasmatica o ICSI con cui il medico introdurrà lo spermatozoo all’interno dell’ovocita femminile; o tramite FIVET, ossia in un terreno di coltura, un contesto microbiologico artificiale in cui è possibile che avvenga tale processo. Per vedere se la fecondazione è andata a buon fine, dopo 20 ore si analizzano gli ovuli per determinare quanti sono stati effettivamente inseminati: in una condizione standard si fecondando 7 ovuli su 10. Successivamente ha inizio lo sviluppo embrionale con la scissione delle cellule che sarà monitorato al microscopio al fine di individuare quali siano adatti al trasferimento nell’utero;
-il trasferimento embrionale è più agevole rispetto al prelievo degli ovociti in quanto il procedimento è veloce e non necessita di anestesia. Un cannula fine di plastica inserita nell’orifizio della cervice uterina permette di trasferire gli embrioni nell’utero, controllando il procedimento al microscopio per garantire la giusta collocazione.

       L’inseminazione intrauterina invece differisce dal FIVET poiché il procedimento di inserimento degli spermatozoi avviene all’interno della donna in fase di ovulazione. Pur non lavorando in laboratorio ma su uno sviluppo naturale, si stimolano in modo leggero le ovaie per essere sicuri che almeno 1-3 follicoli maturino e si monitora la situazione continuamente. Tramite il controllo del processo al microscopio, il medico saprà suggerire il giorno migliore per il trasferimento degli spermatozoi; il campione del donatore dovrà essere prelevato 1 o 2 ore prima dell’inseminazione e saranno trattati biologicamente per concentrare il maggior numero possibile (2-3 milioni) di cellule geminali nel minore volume possibile; una cannula di plastica indirizzerà gli spermatozoi nell’utero e naturalmente avverrà la fecondazione. Dopo pochi minuti la donna potrà tranquillamente tornare a casa.

Fonte https://www.maternita.it/cose-e-come-si-esegue-la-fecondazione-artificiale.html

Fumare durante la gravidanza aumenta rischio di obesità per il nascituro

      Fumare durante la gravidanza è fonte di rischio per diverse patologie legate al nascituro. Un nuovo studio conferma la pericolosità del vizio del fumo per le donne incinte. In particolare, secondo il nuovo studio condotto da Kevin Pearson dell’Università del Kentucky (Regno Unito), fumare durante la gravidanza fa sì che il bambino corra un rischio maggiore di diventare obeso.

      Tuttavia questo legame, che è già stato dimostrato da ricerche precedenti, non è ancora ben chiaro, in particolare non sono chiari i meccanismi responsabili di questo aumento di rischio, come specifica lo stesso ricercatore.
      Il ricercatore ha analizzato i dati relativi a 65 nuove madri e ai loro bambini. Metà delle donne riferiva di aver fumato durante la gravidanza. Il ricercatore ha misurato i livelli di chemerina, una proteina prodotta dalle cellule adipose, nei neonati esposti nell’utero al fumo di sigaretta.

      I risultati mostravano che la chemerina era più diffusa nei bambini le cui madri fumavano durante la gravidanza rispetto ai bambini delle madri non fumatrici.
      Il risultato dimostra infatti che le donne incinte che fumano procurano cambiamenti nell’espressione genica della loro prole, nello specifico della chemerina.
      Ulteriori approfondimenti andranno fatti per quanto riguarda le bambine dato che questo studio riguardava solo bambini maschi.

Fonti
Study Links Smoking During Pregnancy With Increase in Obesity Later in Baby’s Life | Obstetrics & Gynecology (IA)
Smoking during pregnancy increases chemerin expression in neonatal tissue – Reynolds – 2019 – Experimental Physiology – Wiley Online Library (IA) (DOI: 10.1113/EP087307)

martedì 28 maggio 2019

Quali sono gli esami da fare in gravidanza?

esami da fare in gravidanza        Nei tre trimestri di gravidanza la donna deve seguire un fitto calendario costellato di visite di controllo dal ginecologo di fiducia, ecografie e test, molti dei quali vengono erogati gratuitamente, senza pagamento di alcun ticket, dal Servizio sanitario nazionale, come stabilito nei nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) del 12 gennaio 2017. Per ottenere le prestazioni presso le strutture sanitarie pubbliche e private accreditate è necessaria un’impegnativa del medico di famiglia o dello specialista con il codice M seguito dalla settimana di gravidanza. «Purtroppo, però, non esiste un’agenda standard applicabile a tutte le donne», puntualizza Rossella Nappi, professore ordinario di clinica ostetrica e ginecologica all’Università degli Studi di Pavia. «Prima di suggerire un programma di esami, il ginecologo valuta diversi fattori, tra i quali l’età della futura mamma, la tendenza al sovrappeso e all’obesità, la presenza di diabete, ipertensione, infezioni e patologie tiroidee, autoimmuni e cardiovascolari, la familiarità per specifiche malattie, l’andamento di precedenti gravidanze e l’essersi sottoposta a tecniche di fecondazione assistita, che potrebbero mettere a repentaglio la gestazione e, di conseguenza, richiedere controlli, esami e monitoraggi aggiuntivi». Eccezioni a parte, se la donna rientra indicativamente nella fascia tra i 20 e i 35 anni, gode di buona salute e non presenta alcun fattore di rischio particolare, potrebbe attenersi al calendario «base» – già di per sé corposo – stilato con la consulenza dell’esperta. Dove non specificato, i controlli sono erogati gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale.

Visita ginecologica ⇒ Entro la 10ª settimana
        Lo specialista fa il punto sulla condizione di salute della donna e valuta ogni eventuale fattore di rischio che potrebbe compromettere il buon andamento della gravidanza. Sulla base dei dati raccolti, il ginecologo stabilisce il calendario degli esami da fare nei tre trimestri e dà una serie di indicazioni sulle visite successive.

Prima ecografia ⇒ Tra l’8ª e la 12ª settimana
La prima ecografia consente di verificare se il sacco gestazionale è davvero all’interno dell’utero ed escludere, quindi, l’eventualità della gravidanza extrauterina. Permette anche di appurare la vitalità del feto e di controllare quanti embrioni sono presenti, perché una volta su 85 la gravidanza è multipla. Infine, con questa ecografia si può misurare in millimetri la lunghezza dell’embrione e datare con certezza la gravidanza. L’esame si esegue per via transaddominale oppure per via transvaginale.

Esami del sangue ⇒ Entro la 13ª settimana
Картинки по запросу Esami del sangue
        Vengono prescritti un emocromo completo, per verificare la presenza di un’anemia o di alterazioni piastriniche, il dosaggio della glicemia, importante per individuare un diabete latente, e le transaminasi, per valutare la funzionalità epatica. Queste analisi comprendono anche uno screening infettivologico, per valutare l’immunità a patologie potenzialmente pericolose per il feto, come Hiv, sifilide, gonorrea, clamidia, rosolia, toxoplasmosi, citomegalovirus, Hcv (epatite C), Hbv (epatite B). Questi esami si ripetono anche nel secondo e nel terzo trimestre di gravidanza.
● Anche per lui. La coppia deve sottoporsi a un prelievo ematico per la ricerca del gruppo sanguigno: se la futura mamma, infatti, fosse Rh negativo e il suo partner Rh positivo, il feto potrebbe anch’esso essere Rh positivo. Questa condizione dev’essere monitorata attentamente perché la donna, in questo caso, potrebbe sviluppare particolari anticorpi contro i globuli rossi del bambino, mettendo così a rischio la gravidanza.
● Il dosaggio del TSH. Viene prescritto per valutare un’eventuale alterazione della funzione tiroidea della donna, che potrebbe comportare problemi al nascituro e determinare una riduzione della fertilità femminile. Se i valori superano i 4 mU/l, lo specialista può proporre una piccola integrazione farmacologica. Il dosaggio non è erogato gratuitamente dal Ssn e il costo varia da regione a regione.

Esame completo delle urine ⇒ Entro la 13ª settimana
        Viene eseguito per verificare la funzionalità renale della gestante e la presenza di eventuali infezioni a carico delle vie urinarie (in caso di positività lo specialista può prescrivere un’urinocoltura gratuita). L’esame viene ripetuto nel secondo e nel terzo trimestre della gravidanza.

Test combinato ⇒ Tra la 12ª e la 14ª settimana
        Questa tecnica di diagnosi prenatale comprende due prestazioni: la prima è la translucenza nucale, un esame ecografico che valuta lo spessore di uno spazio presente dietro alla nuca del feto, mentre la seconda è il bitest, un prelievo di sangue che permette di misurare la concentrazione degli ormoni gonadotropina corionica umana (beta Hcg) e proteina A plasmatica (PAPP-A). I valori ottenuti con questi due test vengono incrociati con l’età materna da un software specifico, in grado di stimare il rischio che il feto possa essere affetto da un’anomalia cromosomica, come la sindrome di Down (trisomia 21), la sindrome di Edwards (trisomia 18) o la sindrome di Patau (trisomia 13). In caso di test positivo, si può procedere con una consulenza genetica e ulteriori approfondimenti diagnostici, come villocentesi e amniocentesi.
● È facoltativo. Il test combinato non è obbligatorio. Lo specialista può suggerire translucenza nucale e bitest, dopo aver valutato diversi parametri, tra i quali l’età della gestante, le sue condizioni di salute e la presenza conclamata di alterazioni cromosomiche nella storia familiare, che possano alzare il rischio che l’embrione presenti le anomalie sopra citate. Alla donna, comunque, spetta la decisione finale.

Test del DNA fetale ⇒ Tra la 10ª e l’11ª settimana
        Nel primo trimestre di gravidanza, nel circolo sanguigno della gestante è già presente il Dna di origine fetale: questo può essere prelevato in maniera non invasiva e analizzato per individuare eventuali anomalie cromosomiche, quali la sindrome di Down, la sindrome di Edwards o la sindrome di Patau. Inoltre, con questo test è possibile individuare anche il sesso fetale e alcune alterazioni dei cromosomi sessuali, come la sindrome di Turner e la sindrome di Klinefelter. Qualora il test risultasse a rischio, è sempre bene convocare la coppia, spiegare che cosa si evidenzia nell’esame effettuato e valutare la possibilità di sottoporsi a esami invasivi, cioè villocentesi e amniocentesi, per confermare la diagnosi presunta.
● È facoltativo. Anche in questo caso lo specialista può consigliare la gestante, dopo aver valutato alcuni aspetti clinici, ma è la futura mamma a decidere se sottoporsi al prelievo. Rispetto al test combinato, quello del Dna fetale presenta maggior accuratezza in termini di specificità e valore predittivo.
● Il costo. Attualmente il test non è erogato gratuitamente dal Ssn. La spesa è a carico della coppia e ha un costo medio di 600-800 euro.

Картинки по запросу VillocentesiVillocentesi ⇒ Tra l’11ª e la 12ª settimana
        Questo esame prevede l’introduzione di un ago nella placenta, passando per l’addome materno, per il prelievo di una piccola porzione di villi coriali da far analizzare. Il test consente di accertare eventuali anomalie congenite, come la sindrome di Down, la sindrome di Patau o la sindrome di Edwards, o malattie genetiche, come la fibrosi cistica, la distrofia di Duchenne-Becker e la talassemia. La villocentesi, considerata «invasiva», comporta un rischio di aborto compreso tra l’1% e il 2%.
● È facoltativa. La villocentesi viene suggerita alle donne che hanno avuto esiti positivi agli altri test di screening prenatale (come il test combinato o il test del Dna fetale), a coloro che hanno più di 35 anni, a chi ha familiari con malattie genetiche note o a chi ha già un figlio con una patologia cromosomica.
● Gratuita ma non per tutte. Questo esame è erogato gratuitamente dal Ssn solo alle donne che, indipendentemente dalla loro età, possiedono un rischio elevato, individuato con precedenti test di diagnosi prenatale o dovuto a particolari condizioni familiari. Chi, invece, volesse sottoporsi a questo test senza avere alcun fattore di rischio, può comunque farlo in una struttura pubblica, dove il costo del ticket varia da regione a regione, o in un centro privato, dove il prezzo supera gli 800-1.000 euro.

Seconda ecografia ⇒ Tra la 20ª e la 21ª settimana
        La seconda ecografia, più comunemente definita «morfologica», serve a monitorare le funzionalità degli organi fetali e a misurarne le parti, al fine di valutare lo stato di salute  generale e a escludere eventuali anomalie. Nel corso di questa ecografia, inoltre, è possibile determinare il sesso del nascituro.

Curva da carico di glucosio ⇒ Tra la 24ª e la 28ª settimana
        È un test che misura i valori della glicemia prima e dopo l’assunzione di una soluzione di glucosio per via orale, in grado di diagnosticare il diabete gestazionale. Viene prescritta alla gestante quando i valori della glicemia a digiuno si attestano tra i 110 e i 125 mg/dL (il valore considerato normale è inferiore a 100 mg/dL), specialmente se coesistono uno o più fattori di rischio, come il sovrappeso e l’obesità, la familiarità di primo grado, l’età superiore ai 35 anni. Il test prevede l’esecuzione di diversi prelievi ematici: il primo viene effettuato a digiuno, il secondo dopo un’ora dall’assunzione di una soluzione composta da acqua e glucosio (75 grammi) e il terzo un’ora dopo il secondo. In realtà negli ultimi anni l’obiettivo è uno screening universale a tutte le gestanti e un valore di presunto allarme si colloca già sopra i 92 mg/dL.

Amniocentesi ⇒ Tra la 15ª e la 18ª settimana
Картинки по запросу Amniocentesi        Questo esame consiste nel prelievo di un campione di liquido amniotico, attraverso l’introduzione di un ago nell’addome materno fino a raggiungere l’utero. Il test permette di accertare la presenza, o meno, di eventuali anomalie congenite, come la sindrome di Down, la sindrome di Patau o la sindrome di Edwards, o di malattie genetiche, come la fibrosi cistica, la distrofia di Duchenne-Becker e la talassemia. L’amniocentesi, che per le modalità di esecuzione viene considerata invasiva, comporta un rischio di aborto inferiore all’1%.
● È facoltativa. L’amniocentesi viene suggerita alle donne di età superiore ai 35 anni che non abbiano fatto alcun test prenatale, a coloro che abbiano ricevuto un risultato positivo nei precedenti screening, a coloro che hanno esperienza di malattie genetiche all’interno della propria storia familiare o che hanno già un figlio con una patologia cromosomica.
● Gratuita ma non per tutte. Come per la villocentesi, questo esame è erogato gratuitamente dal Ssn solo alle donne che, indipendentemente dalla loro età, possiedono un rischio elevato che il feto abbia alterazioni cromosomiche. Chi, invece, volesse sottoporsi a questo test senza avere alcun fattore di rischio può comunque farlo in una struttura pubblica, dove il costo del ticket varia da regione a regione, o in un centro privato, dove il prezzo oscilla tra i 600 e gli 800 euro.

Terza ecografia ⇒ Tra la 30ª e la 32ª settimana
        La terza ecografia serve a monitorare l’evoluzione e il benessere del feto, la quantità di liquido amniotico presente e la posizione della placenta. Inoltre, in questa fase lo specialista osserva la disposizione del feto: si parla di posizione cefalica quando si trova a testa in giù, ed è già quindi pronto per il parto vaginale, e di posizione podalica quando il nascituro è con la testa verso l’alto e i piedi rivolti al canale vaginale.
● Gratuita ma non per tutte. L’ecografia del terzo trimestre è erogata gratuitamente dal Ssn alle donne che presentino una patologia materna o fetale per cui è opportuno eseguire questo esame ecografico. In assenza di fattori di rischio la donna può decidere di sottoporsi comunque a questa ecografia in una struttura pubblica, al costo del ticket, o in una privata, pagando circa 100-150 euro.

Tampone vaginale per lo streptococco ⇒ Tra la 36ª e la 37ª settimana
        Con questo tampone vaginale si va a ricercare un batterio, lo Streptococco beta-emolitico di gruppo B, che può colonizzare il tratto gastro-intestinale e/o genito-urinario della gestante, causando gravi infezioni neonatali come setticemia, polmonite e meningite. In caso di risposta positiva del tampone, una terapia antibiotica al momento del parto previene il rischio che l’infezione venga trasmessa al neonato.

Monitoraggio cardiotocografico ⇒ Intorno alla 40ª settimana
        Questo esame, eseguito appoggiando due sonde sulla pancia della donna, serve per monitorare la frequenza cardiaca del feto e valutare l’attività contrattile della futura mamma, in una registrazione di 15-20 minuti.

Fonte https://www.ok-salute.it/bambini/gravidanza/quali-sono-gli-esami-da-fare-in-gravidanza/

Yoga in gravidanza: 5 buoni motivi per iniziare un percorso consapevole

        “Più dolce, più lento, più profondo”. È questo il nome del corso di yoga in gravidanza proposto dal centro Ramayoga di Milano. Un nome che già trasmette serenità. E racconta molto di quello che è lo spirito di questo percorso pensato per accompagnare le future mamme. A condurle, una delle insegnanti del centro, Francesca Maletti. Che, dopo aver sperimentato su di sé quali possano essere i benefici di questa disciplina nel periodo prenatale e post parto, ha deciso di condividere le sue conoscenze. Mettendo a punto un percorso di consapevolezza e fiducia a misura di attesa. “Dopo tanti anni di pratica di ashtanga yoga, sono rimasta incinta e qualcosa è cambiato”, racconta Francesca. “Avevo nuove esigenze e ho provato ad approcciare una pratica diversa grazie alla quale ho scoperto nuove possibilità. Una maggiore consapevolezza del mio corpo che cambiava e una nuova fiducia in me stessa e nelle mie capacità”.

Yoga in gravidanza: 5 buoni motivi per iniziare un percorso consapevole
       Il corso accompagna le future mamme attraverso tecniche diverse, tutte declinate in modo specifico per i 9 mesi. “Durante lo svolgimento della pratica, passiamo in modo fluido e naturale da Asana (posture e movimenti consapevoli specifici per i diversi trimestri) a tecniche di Pranayama (respirazione cosciente per calmare la mente e aumentare la profondità del respiro). Ma anche Mantra (suoni e vibrazioni per aprire il cuore, quietare la mente e cullare il proprio bambino) e Kriya (gesti di purificazione di antichissime origini) specifici per la gravidanza”. Questa pratica è adatta a tutti i trimestri, anche fino al giorno del parto. Aiuta a raggiungere fluidità e morbidezza, coniugate con forza, stabilità ed energia. Tutte necessarie per affrontare con consapevolezza e serenità questo momento. Abbiamo chiesto all’esperta di aiutarci a individuare 5 buoni motivi per iniziare un percorso simile nei 9 mesi.

1. Per connetterti con il tuo bambino
Un percorso di yoga in gravidanza è un meraviglioso strumento. Non solo perché regala benefici e sostegno alle comuni problematiche fisiche dei 9 mesi. Lo yoga può trasformarsi in un cammino di risveglio, ricettività, spiritualità, ascolto del proprio corpo. E, soprattutto, di connessione profonda con il proprio bambino.  Anche grazie all’uso di Mantra, una particolare “cantilena” che, grazie alle vibrazioni, apre il cuore e favorisce l’armonia per mamma e bebè. Per il nascituro la voce della madre è come un faro nella notte. Ascoltarla cantare in una lezione di yoga, con le vibrazioni tipiche dei Mantra, gli permette di sentire tutta l’energia calmante. E di beneficiarne.

2. Per entrare in una dimensione più intima
Attraverso il respiro, il linguaggio evocativo, l’utilizzo di visualizzazioni, si abbraccia lo spazio onirico e ricettivo di questa fase della vita. Respiro dopo respiro, la futura mamma viene invitata a rimanere lì, nella lentezza, nella dolcezza della gravidanza e nell’ascolto e connessione con il proprio bimbo.

3. Per lasciare andare le paure e avere fiducia
Uno degli aspetti più importanti che si raggiungono grazie a un percorso consapevole di yoga in gravidanza è l’abbandono delle paure e la conquista di una nuova fiducia in se stesse. Per raggiungere questa fiducia, oltre alla conoscenza più profonda del proprio corpo che cambia, uno degli strumenti possibili è l’utilizzo di Kriya, gesti di purificazione di tradizione tantrica e antichissime origini. I Kriya sono combinazioni potenti di Mudra (gesti simbolici praticati con le mani e le dita), Mantra, Pranayama e movimento consapevole. Vengono praticati generalmente seduti in posizione comoda, meditativa o in piedi con le gambe aperte e le punte dei piedi rivolte verso l’esterno.

4. Per coinvolgere il tuo partner
Durante il percorso è possibile coinvolgere il futuro papà in alcuni incontri. Per condividere il cambiamento interiore e fisico che sta avvenendo nella futura mamma e, più in generale, nella vita di entrambi. In questi incontri il partner viene aiutato a comprendere e a sostenere la compagna, anche fisicamente, in questo momento di passaggio. Facendola così sentire protetta e accudita insieme al suo bambino.

5. Per sostenere il corpo che cambia
Con l’evoluzione naturale della gravidanza, e l’aumento del volume del pancione, il corpo della mamma è in continuo mutamento. La pratica yoga, mese dopo mese, la aiuta a mantenere una corretta postura e un buon equilibrio fisico. Inoltre, attiva la circolazione sanguigna e linfatica, contribuendo a ridurre il gonfiore e la pesantezza alle gambe. E aumenta la forza, la flessibilità e la resistenza muscolare, utili per il momento del travaglio e del parto.

Fonte  https://www.dolceattesa.com/gravidanza/yoga-in-gravidanza-5-buoni-motivi-per-iniziare-un-percorso-consapevole_benessere/

AAA figli cercasi: fertilità dimezzata in 70 anni

       In quasi 70 anni, dal 1950, il tasso di fertilità medio in tutto il mondo è progressivamente calato fino quasi a dimezzarsi, tanto che in quasi la metà dei paesi (91) il numero di figli che si fanno non basta a garantire l'attuale numero di abitanti. Nell'altra metà (104) è invece in aumento. Lo evidenzia il rapporto Global Burden of Disease (GBD) pubblicato sulla rivista Lancet.

      La popolazione mondiale intanto nello stesso periodo è quasi triplicata, passando da 2,6 miliardi di persone a 7,6 miliardi, rileva il rapporto.

      Nel 1950 il numero medio di figli per donna era di 4,7, mentre nel 2017 è arrivato a 2,4, pur con grandi differenze tra un paese e l'altro. In particolare in molti paesi europei (come Spagna, Portogallo, Norvegia, Cipro), a Singapore, in Sud Corea, Australia e Usa, ogni donna ha meno di due figli. Si va dal picco massimo del Niger con ben 7,1 figli per donna, a quello minimo di Cipro di uno solo. Se si scende sotto la soglia di 2,1, la popolazione inizierà a ridursi. Nel 1950 nessun paese del mondo era in questa situazione.

      «Abbiamo raggiunto questo livello spartiacque, in cui la metà dei paesi ha un tasso di fertilità insufficiente a garantire il ricambio della popolazione», commenta Christopher Murray, dell'università di Washington «Se non si interviene, la loro popolazione calerà».

      Sulle dimensioni del numero di abitanti di un paese, oltre al tasso di fertilità, ci sono altre variabili che influiscono, come il tasso di mortalità e la migrazione. «Presto saremo ad un punto di transizione dove bisognerà affrontare il calo della popolazione», conclude. «Metà delle nazioni produce ancora abbastanza figli per crescere, ma visto che sempre più paesi crescono economicamente, il tasso di fertilità si abbasserà».

Fonte https://www.tio.ch/dal-mondo/attualita/1334717/aaa-figli-cercasi-fertilita-dimezzata-in-70-anni