sabato 3 ottobre 2020

Vuoi un figlio ma lui non se la sente: cosa fare?

 Prima o poi arriva il momento in cui nasce istintivamente il desiderio di un figlio o in cui pensi di non poter più rimandare questa decisione. Affronti il discorso con il partner ma lui “non ci sente”. Si tratta di una situazione oggi piuttosto diffusa, vista la tendenza generale a posticipare l'arrivo del bambino. Un progetto così importante, però, se non condiviso, può mettere seriamente in crisi la coppia. Che fare in questi casi?

“Il fatto che la paternità si sia spostata in avanti nel tempo, in effetti, porta le donne a fare un po' più di pressione all'interno di una relazione che sentono stabile, temendo altrimenti di non riuscire a realizzare il progetto”, spiega Roberta Giommi, psicologa e psicoterapeuta, Direttore del’Istituto Internazionale di Sessuologia di Firenze. “Fino all'età di 30 anni, maschi e femmine vivono una dimensione simile: studiano, viaggiano, lavorano... Con l'avvicinarsi dei 36 anni, però, quando c'è un crollo della fertilità, sorge la preoccupazione, da parte delle donne, di non riuscire a diventare madri, non più per scelta ma per impossibilità. Gli uomini, invece, sono consapevoli di avere più tempo e spesso preferiscono aspettare. Di fronte al 'no' del partner, la donna si trova in una situazione complessa dove il fattore età gioca un ruolo chiave. Se è giovane, è in genere più disposta ad 'aspettare' che lui maturi la decisione, ma se ha passato i 36-37 anni deve necessariamente fare i conti con la propria età. È una situazione di grande difficoltà emotiva. Il rischio, infatti, potrebbe essere quello di interrompere una storia consolidata per poi magari non trovare un altro partner disposto ad avere figli velocemente”.

Quali sono le motivazioni che spingono più spesso gli uomini a rimandare?“Posto che ci sono casi in cui, invece, sono gli uomini a insistere perché non vogliono rinunciare a realizzare il progetto con la donna prescelta, in genere le ragioni del rifiuto sono diverse: potrebbero essere legate al fatto di non avere le idee chiare su come andrà avanti la storia, di non aver voglia di assumersi la responsabilità di genitori, di volersi godere la vita una volta conclusi gli studi e trovato lavoro”, spiega Roberta Giommi. “Ci sono poi uomini, che noi psicologi chiamiamo 'simbiotici', che non tollerano la presenza di un altro affetto importante all'interno della coppia e altri che vedono la partner come una compagna di giochi o come una figura materna per cui temono di perdere le sue attenzioni dopo la nascita del figlio. Il tutto avviene in genere a livello inconscio, senza che ci sia una reale consapevolezza. Ci sono casi, poi, di uomini che hanno già avuto figli da storie precedenti: potrebbero, quindi, non avere il desiderio o la possibilità di ricominciare tutto da capo o temere di trovarsi in una situazione complicata da gestire a livello psicologico”, dice l'esperta.

Come affrontare l'argomento senza far sentire il partner “pressato”?“Sicuramente è meglio non comportarsi in maniera drammatica. Non è detto che un uomo si commuova di fronte alla disperata volontà della compagna di avere un figlio. Un'insistenza eccessiva, in genere, porta anzi a una maggiore resistenza. Il consiglio è di cercare, invece, di far nascere spontaneamente il desiderio nell'altro, magari frequentando coppie di amici simpatici con figli poco 'pestiferi'. Se lui teme che la compagna 'si trasformi' in 'mamma a 360 gradi', si può spiegare che le cose non cambieranno totalmente, che ci si potrà sempre ritagliare degli spazi per sé, magari facendosi aiutare dalla famiglia e puntando sul sostegno di nonni e zii”, continua l'esperta.

È importante che la donna rifletta bene su ciò che vuole senza farsi influenzare dall'orologio biologico?“Effettivamente oggi vige uno stereotipo sociale per cui la donna deve desiderare per forza un figlio. Alcune temono di pentirsi di non averlo avuto, ma se a 42-43 anni questo desiderio non c'è ancora, perché non prendere in considerazione l'idea che si può anche non avere bambini? Diventare madri non è obbligatorio. A volte, la donna non si accorge che sta facendo 'a braccio di ferro' con il partner quando è lei per prima ad essere spaventata. La maternità comporta inevitabilmente grandi cambiamenti e sacrifici: può compromettere l'indipendenza e ridurre il tempo libero, far sentire la donna affaticata e magari costretta a sospendere il lavoro: cambiamenti non sempre facili da accettare. Può valer la pena, quindi, di rifletterci su non per scoraggiarsi, ma per avere un'idea realistica di ciò che ci attende”.

Fonte https://quimamme.corriere.it/rimanere-incinta/infertilita/vuoi-un-figlio-ma-lui-non-se-la-sente-cosa-fare

Come avviene la fecondazione assistita?

 Per ricorrere al trattamento di fecondazione assistita si deve innanzitutto essere in possesso di un certificato che attesti in modo inequivocabile la condizione di sterilità o infertilità degli aspiranti genitori. Certificato alla mano è possibile effettuare concretamente questo intervento di aiuto alla gravidanza in strutture pubbliche o private, autorizzate dalle varie Regioni e iscritte in un apposito registro, custodito presso l’Istituto superiore di sanità.

Si chiamano centri di procreazione medicalmente assistita e sono a tutti gli effetti cliniche presso cui è possibile iniziare il proprio trattamento di fecondazione, che consiste in tecniche e pratiche cliniche con lo scopo di favorire la gravidanza attraverso il trattamento di ovociti, spermatozoi ed embrioni [2]. Le tecniche hanno diversi gradi di complessità e invasività e si va dalla fecondazione omologa a quella eterologa:


  • Inseminazione semplice (nel corpo della donna)
  • Fecondazione in vitro (all’esterno del corpo della donna)
  • Trasferimento embrionale
  • Trasferimento dei gameti
  • Microiniezione dello o degli spermatozoi
  • Crioconservazione di gameti e embrioni (congelamento)

Quando una coppia affronta il lungo e incerto processo di fecondazione assistita solitamente ha a che fare con più fasi:


  • La fase della stimolazione ovarica
  • La fase del pick up (il prelievo degli ovociti in day hospital)
  • La fase di transfer (trasferimento degli embrioni nell’utero, in day hospital)
  • La fase del riposo

Sono tutti step da seguire, che costringono la coppia ad esami, ricoveri in day hospital e alla necessità di stare a riposo per favorire l’impianto dell’embrione. Il processo è lungo e complesso. Come si fa quindi con il lavoro?

Doppio utero e gravidanza a rischio: 21enne cilentana riesce a partorire

      Una gravidanza a rischio a causa di una malformazione. Ma è riuscita a partorire lo stesso una splendida bambina. Affetta da utero didelfo (o utero doppio), una giovane di Castelnuovo Cilento – come riporta il sito web stiletv.it – ha messo al mondo la sua bambina alla clinica Malzoni di Avellino grazie all’equipe coordinata dal ginecologo Raffaele Petta, uno dei massimi esperti di parti difficili.

Fonte https://www.salernonotizie.it/2020/10/03/doppio-utero-e-gravidanza-a-rischio-21enne-cilentana-riesce-a-partorire-bambina/

Fecondazione assistita. Eterologa: 9 bambini su 10 sono stranieri, flop delle donazioni in Italia

 I figli della fecondazione eterologa in Italia sono per la quasi totalità stranieri: spagnoli, greci, danesi. Il motivo è semplice: nonostante la fecondazione eterologa sia eseguibile in Italia, ormai da sei anni, grazie ad una sentenza della Corte Costituzionale, i donatori italiani sono ancora troppo pochi e per questo si fa ricorso alle banche estere. Secondo i dati della Relazione annuale sullo stato di attuazione della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita importiamo dall'estero ben il 96 % degli ovociti e l’82% del liquido seminale. Il tema è emerso nel corso dell’incontro sulla donazione dei gameti organizzato dal Centro Demetra di Firenze con la Società Italiana di Sterilità (SIFES).

Per contribuire a sensibilizzare sull'importanza delle donazioni il Centro Demetra di Firenze lancia la prima guida informativa in collaborazione con l’ESHRE, la società europea di PMA: un aiuto per tutte le donatrici che vogliono compiere questo gesto altruistico in maniera consapevole. La guida è presente sul sito ESHRE in altre lingue e da oggi è disponibile in esclusiva sul sito Demetra al link: https://centrodemetra.com/blog/da-centro-demetra-ed-eshre-una-guida-sulla-donazione-degli-ovociti/ «L’insufficienza di donatori nel nostro paese è connessa a diversi fattori, in parte legati alla volontarietà dell’atto e alla mancanza di un rimborso spese ma anche collegati alla mancanza di una vera cultura della donazione. - spiega Claudia Livi, ginecologa responsabile Demetra - Il Centro Demetra ha collaborato con ESHRE, la Società Europea Riproduzione Umana ed Embriologia per la traduzione e la diffusione di questo opuscolo al fine di dare informazioni corrette alle donne che desiderassero donare i propri ovociti. La stesura del leaflet riflette le modalità più comuni seguite in molti Paesi europei.

È da sottolineare però che in Italia ci sono alcune differenze rispetto agli altri Paesi, ad esempio non è consentito riconoscere un rimborso spese, erogato in qualsiasi forma, alle donne che decidono di donare i propri gameti». La guida dedicata alle donne per rendere la donazione di ovociti una scelta informata e consapevole tratta diversi aspetti: dall’importanza della donazione ai passi per diventare donatrice alle modalità di accesso e ai possibili rischi. 

Donazione di gameti. La fecondazione con gameti donati è una scelta difficile, ma è l’unica possibilità che la medicina offre a chi ha problemi di sterilità assoluta, come quelli causati da interventi chirurgici, azoospermia (assenza di spermatozoi nell’eiaculato e nel testicolo) o menopausa precoce e tanti altri per cui non è possibile usare i propri gameti.

La donazione con gameti è una tecnica che si basa su ovociti e/o spermatozoi provenienti da un donatore o una donatrice.

Quando ricorrere alla donazione di gameti Sono tante le situazioni in cui la coppia può decidere di ricorrere alla donazione di gameti per avere un figlio e in particolare: Nell’uomo: azoospermia, ovvero mancanza di spermatozoi, ma anche oligospermia severa, problemi genetici e ripetuti fallimenti di cicli di fecondazione in vitro.

Nella donna: menopausa precoce, menopausa iatrogena (cioè dovuta a terapie mediche), problemi genetici, età materna avanzata e ripetuti fallimenti con la fecondazione in vitro. Appare, quindi, evidente come per alcune coppie la donazione di gameti sia l’unica risposta che la medicina può dare.

Breve storia della fecondazione eterologa Molti pensano che la donazione di gameti sia una tecnica nuova: in realtà la donazione di seme è largamente utilizzata fin dagli anni ’50.

In particolare, l’uso di gameti maschili è stato molto diffuso e richiesto prima della messa a punto (nel 1992) della tecnica ICSI che ha consentito la fecondazione degli ovociti anche in condizioni spermatiche molto critiche, in cui la presenza di spermatozoi validi sia estremamente ridotta. L’ovodonazione (che prevede una fecondazione in vitro) invece è stata eseguita per la prima volta nel 1983.

In questo secondo caso è importante ricordare che la donna nasce con un numero di uova predefinite, che col tempo diminuiscono. Per questo le probabilità di avere una gravidanza sono ottimali tra i 18 e i 25 anni, mentre calano rapidamente dopo i 37 anni di età

Infine, intorno ai 40 anni si ha una forte diminuzione della fertilità e anche in presenza di mestruazioni regolari è più bassa la probabilità di avere figli. La fine della fertilità coincide con la menopausa. Inoltre, parlare di gravidanza oggi significa riferirsi ad una società molto cambiata che ha creato un gap tra l’età della maternità ideale in termini medici, e quella ideale in termini sociali.

Su questo ha influito l’aumento dell’età media in cui si cerca una gravidanza, che si è spostata verso un’età con fertilità ridotta.

Leggi e requisiti per la donazione di gameti La legge 40 ha vietato in Italia la donazione di gameti dal 2004 al 2014 e sono state migliaia le coppie che si sono recate nei centri esteri, soprattutto in Paesi come Spagna, Grecia e Repubblica Ceca, che offrivano invece questi tipi di trattamento.

Solo nel 2014 la Corte Costituzionale ha abrogato il divieto di fecondazione con gameti donati. Tuttavia, per ricevere i gameti è essenziale soddisfare alcuni requisiti:

Avere una causa di infertilità assoluta certificata da atto medicoessere una coppia di sesso diverso maggiorenne;

essere una coppia di sesso diverso coniugata o convivente.

L'abolizione della legge 40 in un solo anno ha portato dal 2015 al 2016 all'aumento da 2400 a 5400 delle coppie che hanno fatto ricorso alla fecondazione eterologa, mentre i cicli sono aumentati del 123%. Si è registrata anche una forte crescita del numero di neonati, passati da 601 del 2015 a 1457 del 2016 e le richieste di gameti sono in costante aumento.

Problemi della donazione di gameti

Il principale problema quando si parla di donazione di gameti è la mancanza di donatori o di donatrici italiani, dato che nel nostro Paese il donatore non ha diritto a rimborsi spese, indennizzi o permessi lavorativi retribuiti come avviene, ad esempio, in Spagna o Grecia. Inoltre, a differenza dei Paesi europei in cui la fecondazione eterologa è permessa, non viene fatta nessuna informazione sulla necessità di gameti donati, come avviene invece in altre tipologie di donazioni (per esempio, quella del sangue). Per questo non esistono donazioni in Italia e i gameti maschili e femminili provengono quasi esclusivamente da altri Paesi Europei grazie a collaborazioni tra i centri italiani come Centro Demetra e i centri esteri. Inoltre, nella eterologa femminile si tratta di ricevere sempre ovociti congelati, unica tecnica possibile con il Servizio Sanitario Nazionale e che prevede l’importazione dall’estero di ovociti congelati.


É possibile anche un’altra modalità (ottenibile solo in regime privato) che prevede l’invio all’estero di liquido seminale del partner maschile per fecondare “a fresco” gli ovociti della donatrice, ottenere embrioni allo stadio di blastocisti che vengono poi inviati in Italia crioconservati.

Come avviene la selezione dei donatori

Può donare gameti chi non ha compiuto i 35 anni di età e con una storia familiare e personale negativa per malattie genetiche; la selezione del donatore avviene in modo da rispettare le caratteristiche somatiche della coppia, ovvero colore degli occhi, colore dei capelli, carnagione.

In generale, la percentuale di successo della fecondazione eterologa è pari al 40% per ogni tentativo se si utilizzano ovociti donati crioconservati, mentre quella con i propri ovociti declina una volta superati i 35 anni di età. Il fattore più importante per il successo di questa tecnica è, infatti, l’età dell’ovocita: le donatrici sono donne giovani e il successo dell'impianto è reso possibile assicurato dalla preparazione dell'endometrio eseguita con terapie a base di estrogeni e progesterone. Ricordiamo, infine, come le regole di accesso ai centri pubblici o privati-convenzionati per eseguire cicli di trattamento all'interno del SSN cambino a seconda della regione di appartenenza e come anche l'aspetto economico rappresenti ancora oggi un freno per molte coppie. Donare i gameti e accedere alla fecondazione eterologa è una scelta difficile anche dal punto di vista psicologico, anche se il Centro Demetra è fermamente convinto che avere un figlio e diventare genitori è un progetto che nasce dal cuore e dalla testa e non dai genitali.

Fonte https://www.agronline.it/agrtv-news/fecondazione-assistita-eterologa-9-bambini-su-10-sono-stranieri-flop-delle-donazioni-in-italia_21351

Necrozoospermia: le conseguenze sulla fertilità

 Per chi desidera una gravidanza questa condizioni quali conseguenze crea?

Come sempre le alterazioni della mobilità dello spermatozoo, e in questo caso ancor di più della sua vitalità, hanno delle conseguenze importanti sulla fertilità, riducendo percentualmente la possibilità di una gravidanza per vie naturali. Oggigiorno le tecniche assistite permettono di ovviare a questo problema.

Chiaramente in quadri di necrozoospermia in cui vi è un’alta percentuale di spermatozoi non vitali spesso si richiede la ricerca di spermatozoi vitali non nel liquido seminale, ma a livello testicolare, con tecniche di microTESE o comunque microchirurgiche, che permettono di ricavare dal testicolo spermatozoi vitali. Le conseguenze sulla fertilità sono importanti, riducendo in maniera drastica la possibilità di una gravidanza per vie naturali, ma se la percentuale di spermatozoi non vitali è alta, purtroppo la possibilità è ridotta anche nelle tecniche assistite.

venerdì 2 ottobre 2020

Quanto dura la nausea in gravidanza

 La nausea in gravidanza interessa la maggior parte delle donne e in alcuni casi può arrivare a diventare un disturbo anche serio che interferisce con le normali attività. Gli episodi di nausea tendono a focalizzarsi soprattutto nel primo trimestre della gestazione, e in più della la metà dei casi insieme alla nausea ci sono anche episodi di vomito.

La semplice nausea non è da confondere con l’iperemesi gravidica, in questo caso si parla invece del manifestarsi di episodi ripetuti e persistenti di nausea e vomito in gravidanza. Questa condizione può provocare anche disidratazione e riduzione del peso corporeo, e in alcuni casi anche chetosi (eccessiva produzione di chetoni per via della scarsa alimentazione).

La gravità del disturbo varia fortemente da donna a donna, e sebbene non comporti esiti negativi per la gravidanza stessa, nei casi più severi questi episodi possono interferire in maniera evidente sullo svolgimento delle azioni quotidiane e lavorative.

Nausea in gravidanza: quando viene

Nella maggior parte dei casi la nausea compare nelle prime otto settimane, mentre circa una donna su tre presenta nausea già nelle prime quattro settimane dall’ultima mestruazione.

Gli episodi possono durare in genere fino alla 16esima o la 20esima settimana, anche se ci sono casi in cui la nausea si protrae più a lungo. Spesso alla nausea si associa anche una sensazione alterata del gusto e si riscontra anche una maggiore sensibilità agli odori.

Generalmente si sente sempre parlare di nausea mattutina o serale, tuttavia il momento di insorgenza del disturbo si limita alle ore mattutine solo in una piccola percentuale di casi (dall’11 a 18%). Per la maggior parte delle donne è soggettivo, e può anche ripetersi più volte in una sola giornata.

Fonte https://www.donnaglamour.it/nausea-in-gravidanza/mamma/?refresh_ce

La fecondazione in vitro è più efficace: merito del 3D

 L’idrogel è una sostanza composta per la maggior parte di acqua e queste microsfere si sono ottenute grazie alla stampa 3D, in modo tale da ottenere strutture per la cultura in vitro.

Ecco cosa ha dichiarato in una nota l’università di Bari su Sky tg24, dopo i primi brillanti risultati: “Lo studio interdisciplinare ha importanti applicazioni e ricadute nella produzione di embrioni in vitro per la procreazione medicalmente assistita, per l’industria delle produzioni animali, per la propagazione di specie a rischio di estinzione e per la valutazione del rischio da agenti chimici sulla fertilità femminile”.

In pratica la ricerca ha permesso di migliorare la vitalità e lo sviluppo delle cellule uovo microincapsulate rispetto a quelle coltivate con i metodi 2D.

Inoltre lo studio ha aperto nuove frontiere per il trapianto delle cellule progenitrici degli spermatozoi. Pare che ciò potrebbe aiutare a salvare dall’estinzione le specie a rischio.

A portare avanti la ricerca, in questo campo, è stato un team internazionale che ha utilizzato lo Crispr-Cas9, uan tecnica che permette di copiare e incollare il Dna.

Grazie a ciò gli scienziati sono riusciti ad ottenere un esemplare maschio che potesse ricevere le cellule staminali dal testicolo di un donatore.

Sembra che dai primi test effettuati, le cellule trapiantate non solo attecchiscono, ma portano anche allo sviluppo di nuovi spermatozoi.

Insomma le frontiere in questo campo della medicina sono sempre più vaste.

Fonte https://www.universomamma.it/2020/09/28/fecondazione-vitro-stampa-3d/