venerdì 2 ottobre 2020

Consumo di alcolici in dolce attesa: anche qualche bicchiere è dannoso

 La domanda è lecita, anche se in effetti il buonsenso dovrebbe sempre dettare la necessità di tenere il più possibile sotto controllo la salute del feto. Secondo quanto è giunto da alcuni studi recentemente effettuati presso l’Università di Sydney, assumere alcolici è pericoloso per il feto, e lo è anche assumere qualche bicchiere di vino a settimana durante le prime fasi della gravidanza. Molto spesso, infatti, accade che la donna in dolce attesa assuma bevande alcoliche quando non sa ancora di essere incinta.


Pertanto, anche un’assunzione limitata di alcolici potrebbe indurre il nascituro a sviluppare problemi consequenziali, come ad esempio ansia, depressione, ed altri problemi psicologici e comportamentali. Lo studio è stato condotto su 10 mila bambini di età compresa fra 9 e 11 anni di età: da questa indagine è emerso che i bimbi che non erano stati esposti a sostanze alcoliche non presentavano gli stessi problemi comportamentali dei bambini le cui madri avevano assunto bevande alcoliche.

Questo induce a farci capire quanto sia importante evitare anche un’assunzione limitata di alcol durante la gravidanza, anche nelle prime fasi. È quindi davvero essenziale che l’assunzione di alcolici sia eliminata, specialmente quando si sta pianificando una gravidanza.

Fonte https://www.fecondazioneeterologaitalia.it/consumo-di-alcolici-in-dolce-attesa-anche-qualche-bicchiere-e-dannoso/

I benefici del cocco in gravidanza

 Il bambino prende il suo nutrimento da quello che la madre consuma. Fortunatamente il cocco un alimento molto versatile, quindi non sarà difficile da incorporare in ogni tipo di regime alimentare, così da poterne apprezzare i benefici. Ne abbiamo riportati alcuni qui di seguito:

• Innanzitutto, il cocco fresco ha un’altissima percentuale d’acqua, ed è infatti tra quegli alimenti considerati diuretici. Mangiarne in maniera moderata, aiuterà a prevenire delle infezioni al tratto urinario e la nausea mattutina.

• Le donne in stato interessante, spesso si lamentano di avere i piedi gonfi: anche per questo fastidio, mangiare cocco può essere il rimedio naturale che fa al caso vostro.

• Il cocco fresco – così come anche l’acqua di cocco - aiuta a ridurre i sintomi di affaticamento, tramite un’immediata idratazione e grazie alla eccellente dose di sali minerali e vitamine già citate qualche paragrafo in su.

• Mangiare cocco fresco di stagione, inoltre, aiuta la produzione del latte materno e non solo, ne aumenta i livelli di acido caprico e acido laurico, il che porta ad un miglioramento del sistema immunitario del bambino.

• Riuscire ad avere un ciclo di sonno stabile durante il terzo semestre di gravidanza, poi, è un problema col quale molte donne incinte spesso riscontrano qualche difficoltà. Questo è in parte dovuto agli ormoni, ma è anche una conseguenza dell’aumento del peso corporeo, che rende difficile dormire in specifiche posizioni per troppo a lungo. Entrambe le cause portano ad accusare disturbi del sonno, che a loro volta generano uno stato di fatica generale che infine lede al benessere generale della madre. In alternativa a soluzioni mediche, si pensa che il cocco, in combinazione con semi di papavero e burro chiarificato possa aiutare a regolare il ciclo di sonno.

• Il cocco è, come già detto, ricco di ferro, esso infatti aiuta le donne incinta a prevenire l’anemia.

• La sua composizione ricca di fibre, inoltre, favorisce il transito intestinale, aiutando a combattere il bruciore di stomaco e la stipsi – tant’è che spesso lo si usa anche come lassativo – tutti e due disturbi piuttosto frequenti nelle future madri, in modo da influire positivamente sull’apparato digerente.

• Il cocco, tra l’altro, è utile persino per tenere a bada il colesterolo LDL – anche conosciuto come il colesterolo “cattivo”, al contrario di quello buono, ossia l’HDL.

Fonte https://www.ragusanews.com/2020/10/01/benessere/cocco-in-gravidanza-proprieta-e-benefici-per-la-mamma-e-il-bambino/112759

Le cause della necrozoospermia

 Come spesso accade nei problemi di fertilità, non sempre le cause sono ben definite. Sicuramente gravi processi infettivi possono essere responsabili di questo fenomeno, come anche talvolta la banale riduzione della frequenza della eiaculazione. Se i tempi eiaculatori si allungano eccessivamente ci potrebbe essere una morte dello spermatozoo all’interno dell’epididimo e quindi con il liquido seminale privo di spermatozoi vitali. Per questo motivo è utile sempre eseguire più di uno spermiogramma proprio per escludere questo particolare fenomeno.

Un’altra causa principale può essere la presenza di anticorpi antispermatozoo che si liberano spesso in pregressi traumi, che possono avvenire durante la vita adolescenziale o adulta, o sofferenze testicolari anche in età neonatale, come ad esempio la mancata discesa di un testicolo. Tra le cause non possiamo escludere la presenza di importanti varicoceli e tutte le patologie che aggrediscono il testicolo, dalle alte temperature, alle radiazioni o all’esposizione a chemio farmaci o sostanze tossiche.

giovedì 1 ottobre 2020

Riserva ovarica bassa: cosa fare?

 Cosa si può fare in caso di riserva ovarica bassa?


Chiariamo subito che non c’è un modo per aumentare la riserva ovarica. Quello che si può fare, pensando a una gravidanza, è ricorrere a tecniche di fecondazione assistita, inducendo la super ovulazione e utilizzando gli ovociti residui. Però, se il valore dell’AMH è particolarmente basso, è difficile comunque che la stimolazione ovocitaria dia buon esito. In casi come questo, per la gravidanza sarà necessario ricorrere all’ovodonazione, ovvero a una donatrice di ovuli esterna alla coppia.

Sarebbe opportuno controllare la propria riserva ovarica, a scopo preventivo, e quando andrebbe fatto?

Se non è già in programma una gravidanza, sarebbe opportuno eseguire un controllo intorno ai 30 anni. E si può anche valutare la possibilità di effettuare una crioconservazione, ovvero di congelare gli ovociti, in maniera tale che, quando arriverà il momento propizio per la gravidanza, si avranno a disposizione i propri ovociti crioconservati.

Troppi farmaci in gravidanza: il 73% delle donne ne ha fatto uso

 Il 73,1% delle donne ha ricevuto almeno una prescrizione durante la gravidanza, il 57,1% nei tre trimestri precedenti la gravidanza e il 59,3% nei tre trimestri successivi al parto. È quanto riporta il primo rapporto che Aifa dedica specificamente all’uso dei farmaci in gravidanza. Le Regioni coinvolte nello studio, rappresentative delle diverse aree geografiche del Paese, sono: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Puglia e Sardegna. Sono state incluse nello studio le donne di età compresa tra i 15-49 anni che hanno avuto un parto tra il 1° aprile 2016 e il 31 marzo 2018 (pari al 59% dei parti).

I farmaci più prescritti in gravidanza rientrano nella categoria terapeutica del sangue e degli organi emopoietici (47,9%, con un picco di prevalenza nel primo trimestre). Seguono gli antimicrobici per uso sistemico (33,2%), i farmaci del sistema genito-urinario e ormoni sessuali (20,8%), i farmaci attivi sul sistema gastrointestinale e metabolismo (12,1%) e i preparati ormonali sintetici, esclusi ormoni sessuali (11,2%).


I quattro principi attivi maggiormente utilizzati in gravidanza sono l’acido folico (34,6%), il progesterone (19%), il solfato ferroso (18,8%) e l’amoxicillina/acido clavulanico (11,5%); i primi due con un utilizzo più concentrato nel primo trimestre, che decresce significativamente nel secondo e nel terzo, il solfato ferroso soprattutto nel terzo trimestre e l’amoxicillina/acido clavulanico stabile nel corso della gravidanza.

Il Report segnala però come i farmaci a “maggior rischio di inappropriatezza prescrittiva sono i progestinici per la prevenzione dell’aborto spontaneo e gli antibiotici, quest’ultima in parte determinata dalla profilassi antibiotica per l’accesso alla diagnosi prenatale invasiva, pur in assenza di raccomandazioni condivise che la sostengano”.

Anche “il trend prescrittivo dell’acido folico, seppur con una verosimile sottostima del consumo reale per la disponibilità di prodotti acquistabili anche senza prescrizione medica, non sembra in linea con le raccomandazioni nazionali e internazionali. Queste sostengono la supplementazione quotidiana con acido folico nelle donne che programmano la gravidanza o non ne escludono la possibilità fin da prima del concepimento, per la prevenzione primaria dei difetti del tubo neurale”.

Come al solito emerge una variabilità regionale nell’impiego dei farmaci che però “è maggiore durante la gravidanza, mentre è più ridotta nei mesi che precedono e seguono la gravidanza”. Complessivamente sono Lombardia e Veneto a mostrare le percentuali minori di prescrizione di farmaci in gravidanza in tutti i trimestri, e per tutte le Regioni si osserva un trend prescrittivo crescente all’aumentare dell’età materna.

Ma c’è anche una differenza tra le donne italiane e le straniere. “Le cittadine straniere hanno registrato complessivamente una prevalenza d’uso di farmaci minore rispetto alle italiane".

Fonte https://www.globalist.it/benessere/2020/10/01/troppi-farmaci-in-gravidanza-il-73-delle-donne-ne-ha-fatto-uso-2065420.html

Donne in gravidanza: dallo yoga alla danza, parte il progetto dell'Ulss 2 per restare in forma

 “Restiamo attive”: è questo lo slogan del progetto rivolto alle donne in gravidanza. L’iniziativa, sviluppata dal servizio di promozione della salute, in collaborazione con il dipartimento materno infantile e i consultori familiari, e con il sostegno delle “Red Panthers - Rugby Treviso”, ha visto la creazione di una rete che coinvolge trentanove associazioni della provincia di Treviso, aderenti alla rete “Lasciamo il segno”.

“L’obiettivo è favorire il movimento in gravidanza, utile sia alla mamma sia al nascituro - sottolinea Paolo Patelli, direttore dell’unità operativa “Prevenzione e controllo malattie croniche”. I figli delle donne che restano attive anche in gravidanza hanno migliore coordinamento motorio e più alte probabilità di essere a loro volta non sedentari. Una donna su due in età fertile non raggiunge i livelli minimi di attività motoria raccomandati. La gravidanza può essere uno stimolo in più per iniziare ad adottare uno stile di vita attivo anche nelle donne sedentarie o che non hanno mai praticato sport”.

Da questo mese le future mamme potranno scegliere tra diverse attività e discipline: camminata, danza e biodanza, ginnastica dolce, acquagym, fitness e ginnastica in acqua, nordic walking, nuoto, pilates e yoga. Le associazioni sono state direttamente coinvolte nella promozione del progetto attraverso il video “Restiamo attive”: video.

Le iscrizioni ai corsi potranno essere fatte direttamente tramite le Associazioni che partecipano all’iniziativa o digitalmente attraverso l’utilizzo del QR code che compare sulle locandine promozionali.

“Restiamo attive” è la prima iniziativa nell’ambito del progetto aziendale “Mamma datti una mossa con noi”: “si tratta di un progetto - spiega Patelli - che grazie alla collaborazione dei nostri servizi, sia territoriali sia ospedalieri, con le Associazioni del territorio permette di offrire con continuità un sostegno alla gravidanza fisiologica e a basso rischio. Fare rete tra servizi e territorio è un obiettivo aziendale e regionale di promozione alla salute particolarmente orientato agli stili di vita salutari in gravidanza”.

Fonte https://www.qdpnews.it/treviso/41038-donne-in-gravidanza-dallo-yoga-alla-danza-il-progetto-dell-ulss-2-per-restare-in-forma

INFERTILITA’, ALL’UNIVERSITA’ DI CHIETI SUMMIT NAZIONALE DELLA RIPRODUZIONE

 Venerdì 2 e sabato 3 ottobre prossimi, presso l’auditorium del Rettorato, nel Campus universitario di Chieti, si svolgerà il “7° Summit Nazionale in Medicina della Riproduzione”, promosso dalla “Società Italiana della Riproduzione” (SIDR). Al Summit, che viene ospitato per la prima volta dall’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara, parteciperanno i maggiori esperti nazionali nel campo dell’infertilità e della procreazione assistita.

La scelta di svolgere il Summit presso il Campus universitario di Chieti testimonia il profondo impegno dei ricercatori, ginecologi, biologi e genetisti della “d’Annunzio”, che operano nel settore del trattamento dell’infertilità di coppia.


Fonte https://abruzzoweb.it/infertilita-alluniversita-di-chieti-summit-nazionale-della-riproduzione/