giovedì 2 gennaio 2020

L’intelligenza artificiale contro l’infertilità, esperti: “Il futuro è questo”

       Prevedere ovulazione e fertilità, basandosi sui cicli mestruali e i sintomi, per scegliere il periodo migliore della propria ‘finestra fertile’, e poi ancora usare algoritmi per apprendere i cambiamenti dei modelli ormonali per una previsione dell’ovulazione altamente personalizzata e specifica per ogni donna. Sono numerose le possibilità attualmente in uso con le App per smartphone, che rappresentano un’anticipazione di ciò che ancora di più promette di fare l’Intelligenza artificiale (Ai) contro l’infertilità. È uno degli argomenti principali del sesto European Fertility Meeting in corso a Roma.

       Nella fecondazione in vitro, infatti, l’intelligenza artificiale può imparare a riconoscere quali embrioni sono migliori per l’impianto: sono state mostrate decine di migliaia di immagini e indicato all’Ai quelle legate a una gravidanza di successo, in seguito sono state mostrate all’Ai le immagini di embrioni trasferiti ed è riuscita a riconoscere correttamente la loro vitalità nel 70% dei casi. “Grazie alle nuove tecniche di indagine sulla qualità embrionaria, da quelle cinetiche a quelle cromosomiche, aiutate anche dall’intelligenza artificiale (big data) – spiega Ermanno Greco, direttore scientifico Centri Icsi Roma, Medicina della riproduzione dell’European Hospital e di Villa Mafalda – si può offrire alle coppie la migliore possibilità di successo, basandosi sempre su un percorso di personalizzazione. Attraverso parametri ben definiti e algoritmi matematici si può scegliere l’embrione migliore con quelle precise caratteristiche idonee all’impianto migliore“.

       Attualmente il ricorso all’intelligenza artificiale, sottolineano anche i ricercatori, è in fase di sperimentazione in diverse aree della medicina riproduttiva, tra cui l’identificazione e la morfologia degli spermatozoi, l’automazione della conta dei follicoli, la previsione automatica dello stadio delle cellule embrionali, la valutazione degli embrioni e la previsione della nascita dal vivo, nonché lo sviluppo di migliori protocolli di stimolazione. Numerose fra queste prestazioni saranno a breve disponibili nei Centri Icsi Roma.

       Numerosi altri argomenti sono presenti, inoltre, nel programma del Meeting di Roma, come le sessioni sulla genetica e l’infertilità maschile, i metodi di selezione degli embrioni, inquinamento e fertilità oppure sulle cure immunoterapiche e il rischio di aborto. In particolare nella sessione su ‘Nutrizione e infertilità’, viene sottolineata l’importanza di un corretto stile di vita a ogni età anche per l’impatto negativo che ha l’obesità. “Non si tratta solo di essere attenti quando si decide di aver un figlio – sottolinea Greco – ma approfittare di questo vantaggio già da più giovani. E’ un tassello in più verso la fertilità, che va utilizzato subito. Quindi al bando sia obesità sia anoressia e spazio a una dieta ricca di antiossidanti, selenio, vitamine e poi frutta e verdura, niente fumo e diminuire al massimo l’alcol, che interferisce con la produzione di ormoni sessuali. Il consiglio è di dedicarsi fin da giovani all’attività fisica anche leggera, non usare sostanze stupefacenti, compreso il doping, e abbassare il più possibile i livelli di stress. Inoltre il meeting vuole fornire una sorta di cambio di direzione. Fino a oggi ci eravamo concentrati solo sugli embrioni mentre ora si è scoperto che la ricettività dell’endometrio è fondamentale per far sì che anche un embrione perfetto possa esser un bimbo in futuro“.

Fonte http://www.meteoweb.eu/2019/11/lintelligenza-artificiale-infertilita-esperti-futuro/1353222/

Listeriosi in gravidanza

Cos'è e chi colpisce
       È un’infezione grave causata dall’ingestione di alimenti contaminati dal batterio Listeria monocytogenes. Può essere particolarmente pericolosa in gravidanza.

      La listeriosi colpisce soprattutto gli anziani, le donne in gravidanza, i neonati e gli adulti con sistema immunitario depresso; tuttavia, in rari casi, possono essere colpiti anche pazienti che non presentano questi fattori di rischio.

ll contagio
      Il Listeria monocytogenes è un batterio diffuso nel suolo e nell’acqua: gli animali possono essere portatori del batterio senza ammalarsi e possono contaminare gli alimenti di origine animale, come le carni e i prodotti caseari.

Картинки по запросу Listeriosi in gravidanza      Il contagio avviene consumando carne, pollame, pesce e prodotti caseari freschi contaminati dalla Listeria monocytogenes. Si può contrarre la listeriosi anche consumando alimenti contaminati conservati o confezionati in condizioni igieniche precarie, oppure consumando verdure contaminate dalla terra o dal letame usato come fertilizzante.

      Chi è a rischio può prevenire la listeriosi evitando determinati alimenti ad alto rischio e imparando a conservare gli alimenti nel modo corretto.

      Le gestanti sono circa 13 volte più a rischio rispetto al resto della popolazione di contrarre la listeriosi. Circa un caso su sei di listeriosi (17%) si verifica tra le gestanti.

Come avviene il contagio
      La maggior parte dei casi di infezione avviene a seguito del consumo di alimenti contaminati. Sono stati riferiti rari casi di trasmissione nosocomiale (in ospedale).

Картинки по запросу Listeriosi in gravidanza      Se il batterio Listeria entra in un’azienda alimentare può riuscire a sopravvivere per anni, contaminando in alcuni casi i prodotti. Il batterio è stato individuato in un’ampia gamma di alimenti crudi, come la carne e le verdure, ma anche in alimenti contaminati dopo la cottura o la trasformazione, come i formaggi molli, le carni trasformate (hot dog e prodotti gastronomici, sia in confezioni sigillate sia in vendita in gastronomia) e il pesce affumicato. Il latte crudo, i formaggi non pastorizzati e gli alimenti a base di latte non pastorizzato sono particolarmente a rischio di contenere il batterio.

      La Listeria non sopravvive alla pastorizzazione e alla cottura tuttavia, in alcuni alimenti pronti, come gli hot dog e i piatti delle gastronomie, la contaminazione si può verificare dopo la cottura e prima del confezionamento. Diversamente dalla maggior parte dei batteri la Listeria può crescere e moltiplicarsi anche in alcuni alimenti conservati in frigorifero.

Incubazione
      Il tempo di incubazione è variabile, ma in media è di 3 settimane (può tuttavia prolungarsi fino a 70 giorni); sono stati descritti casi di forme relativamente benigne con tempi di comparsa molto più rapidi, intorno alle 12-48 ore.

      È comunque possibile diminuire il rischio seguendo alcune semplici precauzioni che vedremo in seguito.

Sintomi
      I sintomi possono comparire entro alcuni giorni o settimane dal consumo dell’alimento contaminato: chi soffre di listeriosi di solito ha la febbre e dolori muscolari, in alcuni casi preceduti dalla diarrea o da altri sintomi gastrointestinali.

      Quasi tutti i pazienti a cui è diagnosticata la malattia presentano un’infezione invasiva, in cui il batterio si diffonde anche in zone diverse dall’apparato digerente. I sintomi variano da paziente a paziente.

      In gravidanza è particolarmente subdola, perchè tipicamente le gestanti avvertono sintomi lievi, di tipo influenzale.

Come si cura
      Se siete incinte e avete la febbre e i brividi oppure se state male, avete dolori muscolari o torcicollo, chiamate immediatamente il medico. L’esame del sangue e/o del liquido spinale (per cercare il batterio) vi diranno se soffrite di listeriosi.

Fonte 

In caso di gravidanza ad alto rischio, la donna ha bisogno di un supporto psicologico

Non abbandonare le donne a loro stesse
      Poco si sa su come le donne gestiscono il disagio emotivo durante le gravidanze ad alto rischio, ma i ricercatori della Rutgers hanno appurato che, senza un supporto psicosociale, le donne si sentono abbandonate a loro stesse in questo momento difficile. Questo studio è stato pubblicato sulla rivista Psychology of Women Quarterly.

Gestire ansia e stress e gravidanza è importante
gravidanza-alto-rischio      Circa il 15 % delle gravidanze in tutto il mondo sono ad alto rischio, il che comporta una maggiore probabilità di parto prematuro, un basso peso del bambino al momento della nascita e altri problemi. Negli Stati Uniti, il 10% delle donne in gravidanza ha bisogno di essere ricoverata in ospedale perché presenta iperemesi gravidica, preeclampsia, infezioni renali, diabete gestazionale o è a rischio di parto prematuro. I ricercatori di Rutgers affermano gestire l'ansia e lo stress durante la gravidanza è molto importante, ma è fondamentale per le gravidanze ad alto rischio.I ricercatori hanno intervistato 16 donne ricoverate in ospedale a causa di gravidanze ad alto rischio e hanno scoperto che cercare di gestire le proprie emozioni da sole non fa altro che un onere aggiuntivo a un'esperienza già stressante. In questo studio, sono state intervistate donne eterosessuali dai 21 ai 42 anni appartenenti a diversi gruppi razziali ed etnici. I ricercatori hanno analizzato il modo in cui le donne hanno cercato di gestire le proprie emozioni e come hanno interpretato i consigli degli operatori sanitari e dei familiari.
      Come afferma Judith McCoyd, autrice della ricerca e professore associato presso la School of Social Work:

"Abbiamo notato dei punti in comune tra le donne con cui abbiamo parlato: stavano cercando di costringersi a "pensare positivo" ma non riuscivano in questo intento. Sorprendentemente, le donne ci hanno informato che non avevano ricevuto abbastanza consigli su come affrontare il problema, calmarsi e pensare in modo positivo".

La terapia di accettazione
      I ricercatori hanno appurato che in casi come questi sia necessario un intervento professionale e fare sì che si possa lavorare su una "terapia di accettazione", un tipo di psicoterapia che  aiuta le persone ad accettare le difficoltà che stanno vivendo e a superarle.
      A parte l'ansia o i sintomi depressivi, le donne con gravidanza a rischio devono spesso soffocare la propria emotività anche con il personale sanitario per fare in modo  di essere una buona "madre" e di essere una "buona paziente". I ricercatori ritengono che ogni donna, in previsione di una gravidanza, dovrebbe pensare a quale tipo di supporto emotivo ricevere in caso di gravidanza ad alto rischio. Dovrebbe esserci la possibilità per tutte le donne di essere seguite dal personale medico sanitario e di ricevere un supporto psicologico adeguato.

Fonte https://www.nostrofiglio.it/gravidanza/salute-e-benessere/in-caso-di-gravidanza-ha-alto-rischio-la-donna-ha-bisogno-di-un-supporto-emotivo-professionale
L’articolo di Danielle Campoamor
       Danielle Campoamor ha preso spunto dalla propria esperienza, capitata una delle tante volte in cui, per curare suo figlio, non ha curato la propria influenza.
      Mentre era dal pediatra insieme a suo figlio, il medico le ha chiesto: “da quanto tempo stai male?” e lei si è sentita in imbarazzo perché qualcuno si era accorto del suo malessere e, soprattutto, perché lei aveva permesso a sé stessa di ammalarsi.
      Secondo Danielle Campoamor, le mamme dovrebbero curare il proprio fisico con la stessa cura che riservano ai propri bambini e non dovrebbero vergognarsi di chiedere aiuto.     
      La scrittrice americana ha affermato: “Stiamo ignorando la voce che ci dice di metterci per prime le maschere dell’ossigeno, e le mettiamo ai nostri figli, mentre noi soffochiamo.”

La spiegazione degli esperti
mamme che non si curano      Nel primi anni di vita del bambino, il rischio di contagio è molto alto; secondo il Washington Post, infatti, i bambini al di sotto dei 6 anni, con il sistema immunitario ancora non del tutto sviluppato, contraggono tra i 6 e gli 8 raffreddori all’anno. Quindi, è più che normale che vengano contagiate anche le mamme, che passano il tempo ad accudire i bimbi malati, perdendo ore di sonno e indebolendo le proprie difese. Spesso, però, sono le prime a non accettare di essere malate e, perciò, nascondono i sintomi.
      Ad accorgersene sono, il più delle volte, i pediatri che, quando un bimbo è malato, trascorrono tanto tempo con lui e la mamma, accorgendosi subito di un malessere di quest’ultima.
Sara Siddiqui, pediatra al NYU Langone’s Hassenfeld Children’s Hospital, ha dichiarato al WP che le è capitato, spesso, di dover soccorrere le mamme mentre visitava i loro figli. Ha addirittura raccontato di una volta in cui una mamma è svenuta nel suo studio.
      La psichiatra Carly Snyder ha spiegato, inoltre, che è tipico delle donne considerare loro stesse come se dovessero sempre occuparsi degli altri e non dovessero essere mai loro a essere curate.
      In pratica, è come se noi donne non accettassimo di essere imperfette e volessimo a tutti i costi stare sempre bene e in forma, senza dover mai chiedere nulla a nessuno. Questo atteggiamento è, però, controproducente sia per i bambini, che pensano che chiedere aiuto sia negativo, sia per il partner, che può sentirsi escluso dalla vita di coppia.
      Tutto parte, secondo gli esperti, da quando, dopo il parto, la mamma non riesce più a sentirsi interessante perché al centro dell’attenzione c’è il bimbo. Come conseguenza, tende a pensare di non aver diritto di ricevere attenzioni e inizia a vivere la maternità soltanto come un compito da portare a termine.

Siamo donne, non eroine
      Quindi, care mamme, rendiamoci conto che noi donne non siamo delle eroine, ma siamo delle persone normali e abbiamo diritto, ogni tanto, ad avere qualcuno che si prenda cura di noi.
      Impariamo a fermarci, a curarci e ad amarci di più!
      E voi, cari uomini, aiutateci a sentirci persone normali, fateci capire che possiamo cedere anche noi e, soprattutto, che siete in grado di sostituirci quando ne abbiamo bisogno.

Fonte https://www.passionemamma.it/mamme-si-ammalano-e-non-si-curano/?fbclid=IwAR2Htoo_Cs99Y635m13kEGhuDwk9Xh4A0i2o8Fbee5SHKLcyiy0QaaNB0Go

mercoledì 1 gennaio 2020

L’esperta: “In aumento sifilide e gonorrea, tra le cause di infertilità”

       Sifilide e gonorrea "sono in aumento anche perché sono spesso asintomatiche e questo peggiora contagio e diffusione"

       “Le malattie sessualmente trasmissibili sono tra le prime cause dell’infertilità, ad esempio sifilide e gonorrea, che sono in aumento anche perché sono spesso asintomatiche e questo peggiora contagio e diffusione“. Così Daniela Galliano, direttrice del Centro Ivi di Roma, è intervenuta a margine della tavola rotonda IVI ‘Essere Mamma Oggi’, nella quale quattro esperte si sono confrontate a Milano sull’infertilità, sulle sue cause e sui rimedi.

       “Sono malattie che danno infertilità, perché inibiscono le tube, e in questi casi l’unica soluzione è la fecondazione assistita“, ha detto.

Fonte http://www.meteoweb.eu/2019/12/esperta-aumento-sifilide-gonorrea-cause-infertilita/1359664/

Otto visite e un’ecografia per una gravidanza perfetta

        Nel mondo, ogni anno, 303mila donne muoiono per cause legate alla gravidanza. A questo dato occorre aggiungere poco più di cinque milioni di bambini: 2,6 nati già morti e 2,7 deceduti nei primi 28 giorni di vita. Numeri che fanno riferimento al 2015 e che descrivono più di ogni parola come in termini di assistenza sanitaria - prima, durante e dopo il parto - ci sia ancora parecchia strada da percorrere. Da qui l’idea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di aggiornare le raccomandazioni per le cure prenatali. Obiettivo: ridurre il numero complessivo dei decessi e far sì che la gravidanza possa essere vissuta soltanto come un momento fisiologico della vita.

OGNI MESE DAL GINECOLOGO
Otto visite e un’ecografia per una gravidanza perfetta        Nel documento, sintetizzato in inglese in 49 punti, gli esperti sono partiti dalle ultime evidenze scientifiche, che vedono di buon occhio un maggiore frequenza dei contatti tra una donna in dolce attesa e il proprio ginecologo. Diverse ricerche hanno infatti evidenziato come, così facendo, si riduce la probabilità di vedere morire il proprio neonato nei primi giorni di vita. Da qui la decisione di portare da quattro a otto il numero di visite ginecologiche: da effettuare alla dodicesima, alla ventesima, alla ventiseiesima, alla trentesima, alla trentaquattresima, alla trentottesima e alla quarantesima settimana. Entro la ventiquattresima va invece effettuata l’ecografia «morfologica», al fine di valutare la presenza di uno o più feti, eventuali anomalie e stabilire la data di inizio della gestazione. Tutte le donne dovrebbero inoltre valutare l’opportunità di effettuare un richiamo della vaccinazione antitetanica, per prevenire la mortalità da tetano neonatale: per cui ogni anno morirebbe quasi un milione di bambini nel mondo. Oltre che attraverso il rispetto di adeguati standard igienici durante il parto, la protezione si raggiunge somministrando due dosi di tossoide entro le due settimane dal termine della gestazione.

L’EMORRAGIA POST-PARTUM PRIMA CAUSA DI MORTE MATERNA
        Come ricordato dall’Istituto Superiore di Sanità, «in Italia la mortalità materna si conferma un evento raro, che riguarda dieci donne ogni centomila nati vivi». Il dato presenta però un’ampia variabilità regionale: compresa tra i sei decessi della Toscana e i 13 della Campania (ogni centomila abitanti), dove più di sei gravidanze su dieci terminano con un parto cesareo. La procedura chirurgica aumenta (fino a quattro volte) la probabilità di mortalità materna più di quanto non faccia l’età avanzata della donna. La causa più frequente delle morti materne entro 42 giorni dalla nascita è l’emorragia (43,5 per cento del totale dei decessi), seguita dai disordini ipertensivi della gravidanza (19,1 per cento) e dalla tromboembolia (8,7 per cento).

        Tra le morti materne registrate nell’intervallo tra 43 giorni e un anno dal parto, un quarto è dovuto a suicidi. Particolare attenzione va posta pure alle donne straniere, protagoniste di un parto su cinque di quelli portati a termine ogni anno in Italia. «Nel nostro Paese un’interruzione volontaria di gravidanza su tre è praticata da una straniera - afferma Paolo Scollo, direttore della clinica ostetrica e ginecologica dell’azienda ospedaliero-Universitaria Cannizzaro di Catania -. Comportamenti sessuali pericolosi e mancato utilizzo di contraccettivi sono due fenomeni molto diffusi che devono essere al più presto contrastati». Il resto lo fanno le difficoltà linguistiche e, nel caso di chi ha attraversato il Mediterraneo nel corso della gestazione, l’appuntamento col parto in condizioni estreme.

Fonte https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/ginecologia/otto-visite-e-unecografia-per-una-gravidanza-perfetta

Posso mangiare dolci in gravidanza?

Dolci in gravidanza
       Come sappiamo, la dieta in gravidanza necessita di particolari accorgimenti per evitare di compromettere la salute della mamma e del bambino.
dolci in gravidanza       Inoltre, l’organismo femminile subisce molti cambiamenti in gravidanza. Già dalle prime settimane, l’olfatto diventa più sensibile e odori che prima amavamo, adesso ci causano un senso di nausea. Spesso cambiano i gusti, così, con sorpresa, scegliamo cibi diversi dalla nostra quotidiana alimentazione. Non di rado siamo attratte da biscotti, gelati, crostate e bignè ricchi di creme squisite.

Ma i dolci in gravidanza si possono mangiare?
       Care mamme, se siete golose di dolci, state tranquille, perché vi è concesso mangiare dolci in gravidanza, ma, ovviamente, dovete avere alcuni accorgimenti.

       Per quanto riguarda, infatti, i dolci in gravidanza da evitare, occorre, soprattutto, fare attenzione alle uova, in gravidanza. È importante che non siano fresche, crude o poco cotte perché potrebbero essere portatrici di batteri.
dolci in gravidanza
In base a ciò:

  • la crema pasticcera in gravidanza si può mangiare, purché si faccia attenzione alla provenienza delle uova, alla loro cottura e al fatto che si tratti di uova pastorizzate, per evitare il rischio di salmonellosi;
  • il tiramisù in gravidanza si può mangiare, ma in una variante senza uova e, preferibilmente, senza caffè;
  • la panna in gravidanza può essere mangiata, purché sia realizzata con latte pastorizzato, per evitare il rischio di listeriosi.
  • dolci in gravidanza

Voglia di dolci in gravidanza
       La gravidanza è una condizione fisiologica. La donna può continuare a svolgere le normali attività, ma deve prestare attenzione ad alcuni atteggiamenti utili a preservare la sua salute e quella del bebè. Già nei mesi che precedono l’inizio della gestazione, nel momento in cui decidiamo di diventare madri, è importante rinunciare al fumo di sigarette ed agli alcolici.

       Anche l’alimentazione deve essere curata, scegliendo cibi leggeri che favoriscono il processo di digestione, rallentato dalla nuova situazione. Esistono alimenti vietati in gravidanza, perché possono esporre la donna al rischio di infezioni varie, come, ad esempio, la toxoplasmosi, una patologia a trasmissione parassitaria, pericolosa per l’incolumità del feto.

       Capita, spesso, di avere delle voglie in gravidanza, anche di cibi che, al di fuori della gestazione, non avremmo mai pensato di desiderare.

Vi capita di avere voglia di dolce e non sapete cosa mangiare?
       La pasticceria secca e i biscotti, in gravidanza, non sono vietati. Anzi, in caso di nausea, un paio di biscotti aromatizzati allo zenzero vi aiuteranno a ridurre il disagio.
       Siete golose di marmellata? È un alimento consentito alla gestante. La cottura ad alte temperature la rende innocua, ma attenzione a non esagerare nella quantità.
       Anche un pezzetto di cioccolata fondente, non solo delizierà il palato, ma aumenterà il buon umore.
dolci in gravidanza

Cosa comporta mangiare troppi dolci in gravidanza?
dolci in gravidanza       Durante la dolce attesa, caramelle, succhi di frutta confezionati e tutti quei cibi ricchi di zucchero devono essere limitati nell’assunzione, non solo per evitare un eccessivo aumento di peso, ma, soprattutto, per non incorrere nel rischio di glicemia alta in gravidanza.

       Non è detto che livelli di glicemia alta siano sempre sinonimo di diabete gestazionale, ma è comunque una condizione che va monitorata con attenzione. Il medico, in questo caso, prescriverà la dieta appropriata per salvaguardare la salute della donna e del bebè.
       In genere, il diabete gestazionale colpisce quelle donne in cui è presente una familiarità alla malattia; oppure che hanno sviluppato questa disfunzione metabolica durante le precedenti gravidanze. Anche il sovrappeso può facilitare l’insorgenza di questa patologia pericolosa perché espone il feto a ipoglicemia, parto pretermine, oltre che al rischio di aborto.
       È opportuno, quindi, stare attente, in caso di diabete in gravidanza, a cosa mangiare, in base ai consigli del medico. In generale una dieta che indichi, con il diabete gestazionale, cosa mangiare, limiterà il consumo di alimenti zuccherini e di carboidrati. Saranno, invece, consigliati cibi ricchi di fibre, frutta e verdura. La quantità delle calorie giornaliere e dei singoli alimenti, sarà indicata dal medico, in base al singolo caso.

gelato in gravidanzaGelato in gravidanza: quale mangiare?
       Un altro dubbio che attanaglia le future mamme riguarda i gelati in gravidanza: si possono mangiare?

       Meglio evitare il gelato artigianale in gravidanza, per il pericolo di contrarre la salmonella. Se proprio non riusciamo a farne a meno, possiamo optare per i sorbetti o per i gelati alla frutta.

       Se siete abituate ad una spruzzata di panna montata, in gravidanza,  se è pastorizzata non è vietata. Anche quella che compriamo al supermercato, preparata con il processo di pastorizzazione, con temperature portate ad alti livelli, ne consentono il consumo anche durante i mesi dell’attesa. Per il contenuto zuccherino, meglio non esagerare con la quantità.

       Si può mangiare il gelato confezionato in gravidanza, perché è conservato in ambienti che abbattono le temperature, quindi lo rendono innocuo per quanto riguarda il rischio di salmonella. I medici, comunque, raccomandano di limitarne la quantità perché contengono conservanti e sostanze zuccherine non proprio salutari per la donna ed il suo bimbo.

       Inoltre, se i gelati al gusto di frutta hanno sicuramente un impatto minore per quanto concerne la quantità di calorie, possono aumentare l’acidità di stomaco, nelle gestanti che già lamentano questo disturbo. Lo stesso dicasi per quelle donne che soffrono di reflusso gastrico.

Cibi da evitare in gravidanza
dolci in gravidanza       I cibi da evitare in gravidanza non sono poi tanti. Per la salute e il benessere del nostro piccolino non sarà difficile rinunciare per nove mesi ad alcuni alimenti.

       Carne e pesce crudo o poco cotti, possono esporci al rischio di contrarre la toxoplasmosi. La salmonella è pericolosa se mangiamo cibi con uova e latte non cotti. Durante i mesi dell’attesa evitiamo la cacciagione ed i pesci che contengono elevate dosi di mercurio, come il pesce spada ed il tonno.
       Riduciamo le bevande a base di caffeina e, se possibile, escludiamo quelle gasate e zuccherine.

       Tra le cose da evitare in gravidanza, anche le cotture che rallentano il processo digestivo; quindi attenzione agli alimenti fritti. Alcune spezie possono aumentare il bruciore di stomaco o il senso di nausea; altre stimolano le contrazioni uterine. In caso di dubbio, consultate il medico.

Fonte https://www.passionemamma.it/dolci-in-gravidanza/?fbclid=IwAR2wymuoZk45zHS5Ley0RsWwbuyq_MJ0uaNfWCHVHDxt5tjysKnSQcBVubU