mercoledì 29 gennaio 2020

Alcol in gravidanza: astensione completa unico approccio sicuro

      Fare uso di alcolici durante la gravidanza porta a un peggioramento delle funzioni cognitive a lungo termine nei bambini. Lo dimostrano i risultati della più completa e recente revisione della letteratura sull’argomento.

      La ricerca dell'Università di Bristol, pubblicata sull'International Journal of Epidemiology, ha esaminato 23 studi sul consumo di alcolici in gravidanza e ha mostrato che fare uso di queste sostanze potrebbe essere associato anche ad altre problematiche come un minor peso alla nascita.

      I risultati di questa revisione della letteratura rafforzano le linee guida #DRYMESTER dei Chief Medical Officers del Regno Unito, che suggeriscono l’astensione completa dall'alcol in tutti i trimestri di gravidanza.

      Per studiare gli effetti del consumo di alcol durante la gravidanza, i ricercatori, finanziati dal National Institute for Health Research (NIHR) e dal Medical Research Council (MRC), hanno combinato per la prima volta i risultati di studi molto diversi fra loro. Le ricerche includevano studi tradizionali, come quelli randomizzati e controllati, il confronto di bambini provenienti dalle stesse famiglie le cui madri avevano ridotto o aumentato il consumo di alcol tra una gravidanza e l'altra e un approccio basato su marcatori genetici, definito "randomizzazione mendeliana".

      In precedenza, le ricerca su questo argomento erano state condotte basandosi esclusivamente su studi "osservazionali", i quali presentano dei limiti: può essere impossibile distinguere ciò che è causato dall'alcol da ciò che è causato da altri fattori, come l'istruzione di una donna o l'ambiente familiare, così come la predisposizione genetica che può influenzare lo sviluppo e le funzioni cognitive del bambino a lungo termine.

      Le differenti tipologie di studio analizzate in questa ricerca utilizzano metodiche diverse per ridurre al minimo o eliminare questi fattori "confondenti", in modo che i risultati siano più affidabili.

      Tutti gli studi inclusi nella revisione hanno cercato di confrontare gruppi di persone con le stesse caratteristiche, che differivano solo per quanto riguardava l’esposizione all'alcol durante la gravidanza.

       La dott.ssa Luisa Zuccolo, responsabile dello studio e docente di epidemiologia presso la Bristol Medical School: Population Health Sciences, ha affermato: "L'insieme delle prove dei danni che l'alcol può causare ai bambini prima che nascano è in crescita, e la nostra revisione è la prima ad esaminare l'intera gamma di studi sull'argomento. È improbabile che questo sia un risultato casuale, in quanto abbiamo preso in considerazione una varietà di approcci e risultati. Il nostro lavoro conferma l'attuale consenso scientifico: il consumo di alcol durante la gravidanza può influenzare le capacità cognitive del bambino più avanti nella vita. L’uso di sostanze alcoliche potrebbe anche portare a un minor peso alla nascita”.

Fonte https://www.pharmastar.it/news/altri-studi/alcol-in-gravidanza-astensione-completa-unico-approccio-sicuro-31203

Cosa succede a chi mangia aglio in gravidanza? Ecco l’incredibile risposta

      Cosa succede a chi mangia aglio in gravidanza? Secondo una ricerca inglese mangiare aglio in gravidanza riduce il rischio di pre-eclampsia e non solo. A sostenerlo è il sito passionemamma.it che così scrive: «il consumo di aglio in gravidanza riduca il rischio di pre-eclampsia, una patologia che può mettere a rischio la salute della mamma e del bambino. Altri studi rivelano, inoltre che, assumere aglio durante la gestazione, faccia aumentare il peso dei bambini alla nascita. È stato riscontrato, infatti, che l’aggiunta di estratti di aglio alle cellule placentari di gravidanze a rischio per il basso peso del feto, ha eliminato queste complicanze. In particolare l’aglio è stato in grado di aumentare gli enzimi chiave in queste gravidanze anomale».

      A cosa stare attenti in gravidanza quando si mangia aglio? Bisogna stare molto attenti ad alcuni effetti collaterali che potrebbero arrivare dal mangiare aglio. Preso in dosi eccessive, infatti, può essere dannoso e rientrare tra i cibi da evitare in gravidanza, soprattutto perché risulta difficile da digerire. In gravidanza potrebbe risultare difficile da digerire la preparazione aglio olio e peperoncino. Se non si eccede con le dosi del piccante in generale si dovrebbe poter mangiare. In generale, però, è opportuno non eccedere mai nel consumo di condimenti in gravidanza. E in questi casi è sempre bene chiedere consigli al proprio medico. Mangiare aglio, inoltre, può causare un aumento del sudore.


      Quali sono i benefici del mangiare aglio in gravidanza? Rinforza il sistema immunitario che in gravidanza è indebolito e maggiormente soggetto al rischio di attacchi. Uno studio rivela che, quando viene schiacciato, l’aglio rilascia allicina, un antibiotico naturale. Mangiare aglio è una grande fonte di vitamina B6, necessaria per un sistema immunitario sano e per la crescita di nuove cellule. Mangiare aglio fa bene anche per la prevenzione e la cura delle malattie cardiovascolari, in quanto è nemico del colesterolo cattivo. Mangiare aglio apporta elevati livelli di iodio, per questo motivo è un trattamento molto efficace per condizioni di ipertiroidismo. Efficace per il trattamento dello scorbuto.

       In gravidanza si può mangiare aglio crudo? Mangiare aglio crudo è sconsigliato alle donne in gravidanza e durante l’allattamento. Il sapore del latte alterato, infatti, potrebbe non essere gradito al neonato. In genere mangiare aglio crudo fa bene alla salute. Mangiare aglio crudo è considerato un antibatterico, depurativo, vermifugo, antisettico, fluidificante del sangue, ricostituente, energetico, antibiotico, tonificante del sistema circolatorio e del cuore. Mangiare aglio crudo, però, è sconsigliato oltre che alle donne in gravidanza anche a coloro che soffrono di ulcere, gastriti e altri dolori allo stomaco. Un consumo eccessivo di aglio crudo, infatti, potrebbe provocare nausea, vomito e irritazioni all’intestino.

Fonte https://cefalunews.org/2020/01/29/cosa-succede-a-chi-mangia-aglio-in-gravidanza-ecco-lincredibile-risposta/

Congelare lo sperma: padre dopo la vasectomia

Картинки по запросу "Congelare lo sperma: padre dopo la vasectomia"       La vasectomia è considerata il sistema contraccettivo maschile a lungo termine più sicuro ed efficace. Da un punto di vista generale questa procedura consiste in un intervento di tipo chirurgico che permette di bloccare la propria capacità riproduttiva mediante l’interruzione dei dotti deferenti, cioè i canali di transito degli spermatozoi prodotti nei testicoli. Per effetto di questo intervento, il liquido seminale che verrà prodotto successivamente sarà del tutto privo di cellule gametiche e quindi non potrà essere in grado di fecondare gli ovociti, in quanto gli spermatozoi, pur continuando ad essere prodotti, non confluiranno nell’eiaculato. Nonostante queste procedure nel corso del tempo siano in continuo aumento, sono allo stesso modo in aumento anche le richieste di un ripristino della fertilità dopo un intervento di vasectomia. Il ripensamento, a causa di un mutamento delle condizioni che hanno portato a questo intervento, è molto frequente. Normalmente si può procedere a rendere reversibile la vasectomia mediante un ulteriore intervento chirurgico definito vasovasostomia, tuttavia per evitare i problemi correlati ad un secondo intervento chirurgico, una delle possibilità per rendere possibile diventare padre dopo una vasectomia è quella di congelare lo sperma, prima di sottoporsi alla stessa.

 La vasectomia: una panoramica generale
       Secondo recenti ricerche, a livello mondiale sono circa 60 milioni gli uomini che fanno ricorso a questa tecnica come metodo sistema contraccettivo a lungo termine. Si tratta di una procedura diffusa in maniera capillare in Paesi come la Nuova Zelanda, dove coinvolge il 23% della popolazione maschile e gli Stati Uniti dove secondo le stime un uomo su sei superati i 35 anni di età decide di sottoporsi a questa tecnica. In Cina, oltre il 50% delle coppie ha un partner che si è sottoposto ad un intervento di sterilizzazione chirurgica.  Anche in Italia, questa forma di sterilizzazione chirurgica sta sempre più prendendo piede. Se la banca dati online del Ministero della Salute attestava che fra il 1999 ed il 2005 gli interventi classificati come vasectomia erano stati 1.717, attualmente questo dato è in netto aumento.

 La reversibilità della vasectomia
       Nel corso del tempo è stato appurato come non siano rari i casi di ripensamento per gli uomini che si sono sottoposti a questa tecnica chirurgica. Nonostante questo  intervento sia considerato a livello medico come una procedura di contraccezione “definitiva”, è possibile diventare padre dopo una vasectomia, mediante un successivo intervento chirurgico definito vasovasostomia. Le percentuali di ripensamento, da questo punto di vista, sono stimate fra il 2% e il 6%. La vasovasostomia, in particolare, comporta il ripristino dei dotti deferenti, ma è un intervento particolarmente complesso e ha una percentuale di successo variabile sulla base degli anni trascorsi dopo la vasectomia. Se la riuscita di questo intervento si attesta all’80%/90% qualora non siano trascorsi più di dieci anni dall’interruzione dei dotti deferenti, questa decresce in maniera esponenziale una volta decorso tale lasso di tempo. L’elevato margine di ripensamento ex post e la difficoltà delle procedure di reversibilità della vasectomia, quindi, suggeriscono che prima di sottoporsi a questa tecnica sia opportuno che l’uomo proceda a congelare lo sperma. Questa decisione ha tre vantaggi: non chiude definitivamente le porte ad una futura paternità, non incide sull’efficacia anticoncezionale della vasectomia e permette, nel caso di ripensamento, di evitare un complesso intervento chirurgico che non garantisce un ripristino della fertilità al 100%.

 Il congelamento degli spermatozoi prima della vasectomia
Картинки по запросу "Congelare lo sperma: padre dopo la vasectomia"       Prima di un intervento di vasectomia, quindi, è opportuno che l’uomo sia informato sulla possibilità di procedere al congelamento dello sperma nell’eventualità di un futuro ripensamento. La crioconservazione degli spermatozoi, da questo punto di vista, è una tecnica che consente di mantenere il liquido seminale ad uno stato vitale per un lungo lasso di tempo. Il seme viene congelato a -196° e potrà essere utilizzato in futuro qualora vi sia un ripensamento e l’uomo decida di diventare padre dopo una vasectomia.

 Come funziona la crioconservazione degli spermatozoi
       La crioconservazione del seme è una procedura  priva di qualsivoglia margine di invasività che consente di conservare i gameti maschili per un tempo potenzialmente indefinito e rappresenta uno strumento di preservazione della fertilità essenziale nel caso in cui il paziente decida di sottoporsi ad un trattamento contraccettivo come la vasectomia. Lo sperma raccolto ai fini del congelamento viene sottoposto ad uno spermiogramma, un esame finalizzato a valutarne la qualità sotto i profili della concentrazione, della motilità e della morfologia. Dopo l’esito positivo di questo controllo, lo sperma viene congelato e il giorno successivo ne viene recuperata una fiala per un ulteriore controllo relativo alla qualità. Il numero dei campioni da sottoporre a congelamento varia sulla base di alcuni parametri come l’età del paziente, la qualità del seme, le sue condizioni di salute e il suo grado di fertilità.

La gravidanza è il limite ultimo della resistenza umana

       Durante la gravidanza il corpo femminile è sottoposto ad un super lavoro: c’è a tutti gli effetti un’altra persona da crescere all’interno e questo comporta una serie di problemi fisici, tra cui l’aumento di peso, il mal di schiena, la necessità di usare il bagno continuamente, ma anche l’acidità di stomaco, piedi e caviglie gonfie e molte altre cose che qualunque mamma ha sperimentato sulla propria pelle (sapete che esistono app per aiutare le mamme in attesa?).

       Il corpo femminile è predisposto, geneticamente e fisicamente, a questo: quanto però sia difficile non era noto nei dettagli, almeno fino adesso. Ci ha pensato uno studio condotto dalla Duke University a farcelo capire, tracciando un parallelo fra gli atleti che corrono le maratone e le donne incinte (questa donna è rimasta incinta due volte in 10 giorni).

Картинки по запросу La gravidanza è il limite ultimo della resistenza umana       Secondo questa ricerca, apparsa sulla rivista Science Advances, il limite massimo della resistenza umana è un tasso metabolico del 2,5 maggiore rispetto a quello del corpo a riposo: si tratta del valore che indica l’energia necessaria per le funzioni vitali ed è differente a seconda dello sforzo fisico che si compie. Un atleta impegnato in una maratona tocca questo livello, consumando 4,000 calorie in un giorno, mentre una donna incinta lo sfiora: si ferma al 2,2.

       Questo significa che durante la gravidanza il corpo umano tocca quasi la sua massima resistenza possibile e che la donna fa una fatica paragonabile a quella di un atleta impegnato in una maratona (questa donna poliziotto incinta ha sventato uno scippo, e non solo…) . E, ci verrebbe da dire, è solo l’inizio!

Fonte https://www.supereva.it/la-gravidanza-e-il-limite-ultimo-della-resistenza-umana-57382

martedì 28 gennaio 2020

Fecondazione assistita, donare ovuli oggi è possibile ma in Italia (quasi) nessuno lo fa

Solo 60 casi gameti da centro italiano
        Si può fare, è del tutto legale, non è più una procedura complicata o «pesante». Ma nessuna lo sa. Così la donazione degli ovociti in Italia resta al palo: mentre l’ultimo Rapporto sulla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) del Ministero della Salute conferma il boom di procedure eterologhe, in cui cioè si ricorre a sperma o ovuli di un donatore o donatrice esterni alla coppia, i dati presentati durante il 9.Baby Symposium 2019 sottolineano che quando servono gli ovociti tocca quasi sempre rivolgersi all’estero, perché nel nostro Paese le donazioni scarseggiano. Dei 6771 cicli con donazione di gameti oltre 3100 hanno richiesto l’uso di ovociti da donatrice, ma in appena sessanta casi è stato possibile prenderli freschi nel centro italiano: quasi tutti sono ovociti crioconservati importati da banche estere, soprattutto spagnole.

Dieci anni di divieti
(Getty images)        «In Italia per dieci anni, dall’approvazione della Legge 40/2004 al 2014, è stato vietato donare gameti perché era proibita l’eterologa. Oggi, a cinque anni di distanza dalla sentenza della Corte Costituzionale che l’ha resa di nuovo possibile, non siamo ancora autosufficienti con le donazioni», osserva il ginecologo Andrea Borini, direttore del network 9.Baby dei Centri dedicati alla fertilità. «Dieci anni di divieto hanno creato una cultura ostile all’idea della donazione, eppure non ci sono rischi: le iniezioni ormonali a cui si devono sottoporre le donatrici, per esempio, non provocano più iperstimolazione ovarica (la risposta abnorme delle ovaie ai trattamenti per produrre parecchi ovociti, ndr)». Risultato, oggi i gameti femminili italiani a disposizione sono per lo più quelli in sovrannumero ottenuti da pazienti sottoposte a cicli di Pma, perciò spesso donne over 35 (l’età media di chi si sottopone alle procedure è di 36,8 anni) con ovociti che quindi non garantiscono i migliori risultati possibili.

Il percorso della donazione
        Certo va detto che il percorso per la donazione non è banale: per dieci giorni tocca iniettarsi i farmaci per stimolare le ovaie e fare ecografie di controllo, oltre a sottoporsi poi al prelievo in day hospital sotto anestesia. Servono quindi tempo e disponibilità, ecco perché alcuni esperti ipotizzano che un rimborso spese di 800-1000 euro per ripagare le donne dei disagi, alla stregua di quanto previsto in altri Paesi, potrebbe essere un giusto incentivo.

Le problematiche
(Getty images)
        «Forse neanche questo risolverebbe la carenza: il primo passo è creare la cultura della donazione (che in materia di gameti scarseggia in entrambi i sessi, visto che anche il 75 per cento dello sperma arriva da banche del seme straniere, ndr)», dice Borini. «Di certo per tante coppie, oltre il 70 per cento, l’ovodonazione potrebbe essere risolutiva. Spesso però sono le donne stesse a non volerla, perché molte preferiscono continuare a provare coi propri gameti». Anche per colpa di qualche equivoco: c’è ancora l’idea che sia meglio usare ovociti freschi e non crioconservati, eppure i dati mostrano che i risultati sono simili . Così, un po’ per la scarsità di ovociti freschi donati, un po’ perché tocca rivolgersi all’estero (e i costi salgono), tante rinunciano; avere «scorte»di ovociti donati qui in Italia sarebbe quindi un grosso aiuto per le coppie.

Dopo i 45 anni la probabilità di gravidanza è scarsa
        Non basta l’ovocita di una venticinquenne «per avere la certezza di una gravidanza. Conta anche la donna che lo riceve». Parola del ginecologo Andrea Borini, che sottolinea come le donatrici non siano superdonne che garantiscono gravidanze sicure e gli ovociti donati non siano miracolosi. Tanti fattori influenzano il risultato finale: il fumo e l’obesità, per esempio, riducono le probabilità di impianto di un embrione. L’endometriosi, malattia frequente nelle donne con problemi di fertilità, non incide moltissimo sulle possibilità di attecchimento, che invece diminuiscono parecchio al crescere dell’età: dopo i 45 anni la probabilità di una gravidanza, anche con la Pma, è scarsa anche perché l’utero è meno capace di affrontare una gestazione. «Per questo è importante fare educazione sulle giovani donne.

Social freezing
        Tante pensano che la questione maternità non le riguardi, poi il tempo passa e si accorgono che è tardi: se si vogliono figli, è meglio porsi la questione entro i 35 anni», dice Borini. Significa anche chiedersi se non sia il caso di congelare gli ovociti quando sono ancora giovani, per avere almeno quelli al massimo della capacità fertile nel momento in cui, più avanti negli anni, si vorrà diventare madri. È il cosiddetto social freezing, abbastanza diffuso in alcuni Paesi. In realtà però non molte poi utilizzano gli ovociti «in cassaforte»: secondo uno studio belga su oltre 500 donne che li hanno congelati fra il 2009 e il 2017, a oggi solo il 13 per cento è tornata in clinica per sottoporsi a un trattamento di Pma.

Ovociti freschi o crioconservati
        Ovociti freschi, appena raccolti da una donatrice, oppure crioconservati? Per lungo tempo si è pensato che i primi garantissero una maggior probabilità di gravidanze, ora dati raccolti dal ginecologo Andrea Borini su oltre duemila cicli mostrano che i risultati sono uguali: «Cambia un po’ il numero di ovociti necessari, ma gli esiti sono simili», sintetizza. Non ha senso, quindi, andare all’estero per trovare ovociti freschi: va bene sottoporsi alla Pma anche in Italia, usando ovociti crioconservati che possono provenire da banche estere, come accade oggi, o da donatrici italiane. Perché presto le spagnole potrebbero «eclissarsi»: come ha spiegato Antonio Pellicer dell’Instituto Valenciano de Infertilidad, «Da noi c’è chi inizia a chiedersi se l’Europa non stia ”sfruttando” le donne spagnole per i loro ovuli».

Fonte https://www.corriere.it/salute/cards/fecondazione-assistita-donare-ovuli-oggi-possibile-ma-italia-quasi-nessuno-fa/solo-60-casi-gameti-centro-italiano_last.shtml

Gravidanza e problemi a denti e gengive: prevenzione e cura con DentalPro

       Nel corpo di una donna in stato di gravidanza sono tante le cose che cambiano e non sono solamente quelle che si possono vedere da fuori, come possono essere: il pancione, l’estetica del viso e dei capelli, l’ingrossamento del seno, l’allargamento dei fianchi o i piedi gonfi. All’interno dell’organismo femminile, infatti, ci sono delle alterazioni rispetto alla norma, che non vediamo, dovute sostanzialmente ai cambiamenti ormonali, ma anche del metabolismo e del sistema cardiocircolatorio.

       Il ruolo degli ormoni, in particolare, in questo periodo è importantissimo perché preparano la futura mamma alla gravidanza, al parto e alla nutrizione del pargolo una volta nato. Senza questi cambiamenti lei non sarebbe in grado di rispondere a questi importanti compiti. Gli ormoni principalmente coinvolti (ma ce ne sono anche altri), nello specifico, sono la gonadotropina corionica (beta HCG), il progesterone, gli estrogeni, la prolattina. I cambiamenti ormonali incidono su molte cose sia a livello fisiologico che emotivo.

       Uno dei cambiamenti determinati dagli ormoni sotto il punto di vista fisico è la modifica del PH nella saliva. Le conseguenze sulla salute della bocca e sulla sensibilità delle sue strutture è pressoché immediata, infatti sembra che le problematiche orali spuntino talvolta proprio dal nulla senza alcun preavviso.

Disturbi orali in gravidanza

       La donna in stato di gravidanza ha un PH della saliva più acido rispetto al normale e questo è dovuto sia direttamente ai cambiamenti ormonali (come anticipato), sia a causa di eventuali disturbi gastrici, nello specifico al ritorno di succhi gastrici verso il cavo orale in caso di reflusso o vomito, tipici compagni di viaggio durante i nove mesi. Di solito la saliva funge da “difensore” del cavo orale nei confronti dei batteri acidi. Ma in gravidanza, essendo la saliva stessa a elevato potenziale acidico, questa non fa che peggiorare la situazione e non oppone sufficiente resistenza ad attacchi batteriologici. L’acidità incide anche negativamente sulla mineralizzazione dei denti, rendendoli più esposti a pericoli.

       Un profilo orale di questo tipo è chiaro essere maggiormente soggetto a problematiche come: l’aumento della placca che aderisce di più sia ai denti che alle gengive, infiammazioni, gonfiori, arrossamenti delle gengive, infezioni, carie. Eventuali disturbi che sono già in corso in bocca non fanno, inoltre, che acutizzarsi. Non a caso un tipico problema della gravidanza sono le gengiviti gravidiche che si manifestano, anche apparentemente dal nulla, sin dai primi mesi della gestazione a causa della produzione aumentata di estrogeni. Diffusi in questo particolare periodo della vita sono anche le nevralgie transitorie, cioè dolori non legati esplicitamente alla presenza di carie o infezioni.

       È scientificamente provato che i problemi ai denti possono incidere sul corso della gravidanza e sulla salute del feto. Le infezioni gengivali potrebbero portare a un parto pretermine, mentre problemi ai denti (a causa del dolore, ma anche dello stress) possono incidere in qualche modo sullo sviluppo corretto del piccolo nell’utero. Se la mamma ha difficoltà a masticare o dolore ai denti potrebbe anche riversarsi sulla sua buona alimentazione, influenzando la nutrizione placentare.

Visite dentistiche in gravidanza: importanti e necessarie

       Come sappiamo è importante sottoporsi a visite di controllo e alla pulizia orale periodica sempre, ma lo è ancora di più durante la gravidanza. Nel corso dei nove mesi, anzi, molti consigliano di fare qualche controllino in più a scopo preventivo, terminando il periodo di gestazione con una bella pulizia giusto prima del parto.

       Dopo questo, infatti, inizia un periodo impegnativo per la mamma che potrebbe avere difficoltà per qualche tempo a separarsi dal neonato, uscire di casa e recarsi dal dentista. Occupandosene invece prima di partorire almeno può essere quasi certa di avere un pensiero in meno e la tranquillità della salute della propria bocca.

       Allo stresso modo di come ci si ricorda di fare controlli ginecologici e di salute, insomma, va ricordato di andare dal dentista. Questo è importante sia per la futura mamma, visto che il mal di denti non è mai una cosa gradevole e di piccole magagne durante la gestazione ce ne sono già abbastanza, sia per la tutela del bimbo che porta in grembo.

Fonte https://www.cronachedellacampania.it/2020/01/gravidanza-e-problemi-a-denti-e-gengive-prevenzione-e-cura-con-dentalpro/

Cosa succede a chi mangia salumi in gravidanza? Ecco l’incredibile risposta

        Cosa succede a chi mangia salumi in gravidanza? Mangiare salumi in gravidanza può rappresentare un rischio per Toxoplasma, Listeria monocytogenes, Salmonella, Campylobacter ed E.coli. Ecco perché in gravidanza è sconsigliato il consumo di salumi, insaccati poco stagionati, carni crude o poco cotte. Se si sceglie di consumare in gravidanza affettati cotti come prosciutto cotto, mortadella e fesa di tacchino, invece, è sempre bene evitare gli affettati al banco gastronomia perché a rischio di cross-contaminazioni. I salumi in gravidanza, è bene sapere, possono portare ad una malattia molto pericolosa per il feto: la toxoplasmosi. Se non si è immuni a questa malattia, quindi, questi cibi non possono essere assolutamente mangiati perché potrebbero portare, infatti, a delle conseguenze irreversibili per il neonato.

        A quali cibi bisogna prestare attenzione durante la gravidanza? I succhi di frutta freschi, fatti al momento non sono pastorizzati. Questo potrebbe essere un pericolo per il feto. La pastorizzazione uccide batteri e tossine. Alcuni pesci come il tonno e il pesce spada possono contenere tracce di mercurio. Le donne in gravidanza, consiglia la Food and Drug Administration, non dovrebbero superare le due porzioni settimanali. Hot-dog, pancetta e salsicce sono sulla «lista nera» dell’alimentazione sana. Carni crude o poco cotte, inoltre, sono sconsigliate durante la gravidanza. Attenzione anche alle uova crude perché possono contenere virus e batteri che a volte causano intossicazioni alimentari impossibili da superare per il feto.

        Quali salumi si possono mangiare in gravidanza? I salumi e gli affettati in gravidanza si possono mangiare solamente se sono cotti adeguatamente. La cottura infatti elimina il batterio che porta alla toxoplasmosi. Per questo motivo si possono mangiare, quindi, prosciutto cotto e mortadella. Nonostante altri affettati non si possano mangiare in gravidanza, invece, occorre aggiungere che se cotti molto bene possono essere consumati. Il prosciutto crudo in gravidanza, per esempio, si potrebbe assumere se mangiato sulla pizza quando viene cotto. Bisogna ovviamente fare molta attenzione, però, che la cottura sia adeguata. Anche i wurstel in gravidanza possono essere mangiati ma a patto che siano cotti adeguatamente.

        Come si possono ridurre in gravidanza i rischi per le malattie trasmesse dagli alimenti? Evitare verdure crude, mal lavate e per le quali non si è certi siano state lavate accuratamente. Evitare salumi freschi non stagionati. Evitare pesce crudo, poco cotto o affumicato. Evitare frutti di mare crudi o poco cotti. Non mangiare uova crude o poco cotte. Non mangiare salse, creme o piatti con uova crude o poco cotte come ad esempio maionese fatta in casa e tiramisù. Non bere latte crudo o non pastorizzato, se non previa bollitura. Non mangiare formaggi poco stagionati a pasta molle prodotti con latte crudo.

Fonte https://cefalunews.org/2020/01/28/cosa-succede-a-chi-mangia-salumi-in-gravidanza-ecco-lincredibile-risposta/