lunedì 3 febbraio 2020

TAGLIO CESAREO E ALLERGIE

          La relazione tra parto cesareo e predisposizione allo sviluppo di malattie allergiche è divenuto oggetto di nuova attenzione durante il recente Congresso Nazionale della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica.
          In merito a questa tematica, già presa in considerazione da diversi studi medici, alcune ricerche avevano infatti messo in luce un legame tra modalità del parto e alterazioni del microbiota intestinale del bambino, causa di predisposizione alle allergie.

          Secondo gli studi che prendono in considerazione l’influenza del parto sulla formazione del microbiota del bambino, la spiegazione potrebbe risiedere nella mancata esposizione del neonato, nato con cesareo, alla microflora vaginale materna.
          Questo passaggio, apparentemente ininfluente, costituirebbe invece un input fondamentale perché il bambino possa sviluppare un sistema immunitario sano ed equilibrato.

           La diversa composizione della flora microbica dei bambini nati con cesareo, rispetto a quella dei nati con parto vaginale, sembrerebbe supportare questa tesi. Si osserva infatti una maggiore incidenza di disturbi, come appunto asma, allergie e riniti , proprio in quei soggetti che non siano nati con parto naturale.
17788596 - classic cesarean section in the operating theater.          Gli studi di settore – in particolare la nuova attenzione rivolta a indagare su questo legame – aprono il panorama a interventi rivolti a ridurre il rischio di sviluppare allergie.

          Lo scopo – come spiega il docente di Pediatria dell’Università di Bari, Vito Leonardo Miniello – è quello di migliorare il microbiota intestinale, modificandone la composizione e riportandola a equilibrio. La sperimentazione è orientata verso l’utilizzo di probiotici e altri “biomodulatori intestinali”, che integrino la flora microbica del bambino per normalizzarla, consentendogli così di sviluppare un sistema immunitario più efficiente.
          I batteri presenti nell’intestino e la loro complessa e delicata composizione, quindi, rappresentano il nucleo di un sistema immunitario in salute e reattivo, assumendo un ruolo di primaria importanza nella prevenzione delle patologie allergiche.

          Come già confermato da un altro studio del 2010, condotto dalla Korean Academy of Asthma, Allergy and Clinical Immunology e dalla Korean Academy of Pediatric Allergy and Respiratory Disease, un intervento preventivo dello sviluppo di patologie allergiche potrà rivelarsi utile già dai primi mesi di vita.

Fonti
– Caesarean delivery and risk of atopy and allergic disesase: meta-analyses
– Relationship between mode of delivery in childbirth and prevalence of allergic diseases in Korean children

Ecografie in gravidanza: tutto quello che c'è da sapere

ecografie in gravidanza
        Sono un appuntamento che mette un brivido di impazienza a qualsiasi futura mamma. Rappresentano l’incontro con il proprio piccolo, per vedere come sta, per osservare cosa fa, per emozionarsi ogni volta come se fosse la prima. Le ecografie in gravidanza sono un momento importantissimo per verificare la salute del nostro bimbo e sono sempre accompagnate da un mix di sentimenti di ansia e felicità. Ma a cosa servono? Quante sono davvero necessarie? Quante sono gratuite? Come vengono eseguite? Ecco tutto quello che si deve sapere sulle ecografie ostetriche.

Cos’è l’ecografia
        È una tecnica diagnostica che utilizza gli ultrasuoni. Il suo scopo è rendere visibile su uno schermo la posizione, la forma e la dimensione del feto. Serve inoltre a valutare la placenta, il suo stato di salute e la sua collocazione. In genere, viene effettuata in periodi diversi della gravidanza, dando indicazioni differenti, ma sempre molto utili.

        Un tipo particolare di ecografia è quella 3D. Permette di ottenere immagini tridimensionali molto simili all’originale. Esiste anche quella 4D che visualizza l’immagine in movimento in tempo reale. In genere, chi sceglie queste metodiche poi si sbizzarrisce cercando le somiglianze con mamma e papà!

Quante ecografie in gravidanza
        Le linee guida parlano chiaro. Sia il ministero della Salute che la Società italiana di ecografia ostetrica e ginecologica (Sieog) ne raccomandano 3, una per trimestre. Le ecografie sono innocue per il bambino perché gli ultrasuoni non gli possono nuocere. Quindi, a livello teorico, se ne potrebbero fare anche di più. Ma secondo gli esperti 3 sono sufficienti per valutare il corretto andamento della gravidanza.

        In alcuni casi, potrebbero esserne prescritte altre. Questo ad esempio in caso di gemelli, che vanno monitorati con maggior frequenza. Oppure se c’è qualche particolare problema di salute della mamma che merita attenzione.

        Il Servizio sanitario nazionale offre gratuitamente solo le ecografie del primo e del secondo trimestre. Fino a qualche tempo fa anche quella del terzo, la cosiddetta ecografia di accrescimento, era a carico del Ssn. Ora invece è a pagamento, a meno che il ginecologo non indichi una patologia materna o fetale che merita un approfondimento ecografico.

Come si fanno le ecografie in gravidanza
        Si tratta di un esame molto semplice. Può essere eseguito in ospedale oppure nell’ambulatorio del ginecologo, purché dotati dell’attrezzatura necessaria. Esistono due modi per effettuare un’ecografia ostetrica: interna ed esterna.

        L’ecografia interna è detta transvaginale. Il ginecologo inserisce in vagina una sonda cilindrica, che non provoca dolore né fastidio. In genere viene usata all’inizio della gravidanza perché consente di vedere il feto anche se molto piccolo. Per l’ecografia esterna invece la sonda viene poggiata sull’addome. Di solito, si passa a questa dal quarto mese in poi.

        In questo caso, la futura mamma viene fatta sdraiare sul lettino con la pancia scoperta. Viene applicato un gel che serve ad assicurare la buona trasmissione degli ultrasuoni. Poi la sonda viene passata su vari punti dell’addome, mentre il medico controlla sul monitor le immagini e spiega cosa vede. Non esitate a fare tutte le domande che vi vengono in mente! L’ecografia dura in media tra 15 e 30 minuti.

        Solitamente il ginecologo stampa alcune immagini: conservatele. Sono le prime fotografie del vostro bambino!

Ecografie in gravidanza: primo trimestre
        Di certo non si può fare una classifica delle emozioni più grandi che si provano durante la gravidanza. Ma se proviamo a crearne una mentalmente, di certo la prima ecografia sarebbe sul podio! Allo stesso tempo è anche quella che forse crea quel pizzico di ansia in più e ci può stare.

Secondo le linee guida Sieog la prima ecografia serve:


  • alla visualizzazione dell’impianto in sede uterina della camera ovulatoria/sacco gestazionale e il loro numero;
  • Alla visualizzazione della presenza e del numero dei feti e della loro attività cardiaca.
  • A datare la gravidanza.
  • In caso di gemelli, a definire il numero di placente presenti (corionicità) e di cavità amniotiche (amnionicità). 

        La prima ecografia non va fatta troppo presto. Il rischio è che l’embrione non si veda ancora e questo può ingenerare paura nei futuri genitori. Quindi è sempre consigliabile aspettare almeno le 6-8 settimane di gestazione, in modo da poter essere più sicuri che la gravidanza sia partita bene.

        Se viene effettuata intorno alle settimane 11-13+6, può essere aggiunta la misurazione della translucenza nucale. Si tratta di un esame di screening che, in base a vari valori, può predire il rischio di sindrome di Down.

Ecografie in gravidanza: secondo trimestre
Картинки по запросу Ecografie in gravidanza        La seconda ecografia è quella che ha un valore fondamentale. È la cosiddetta morfologica e permette tutta una serie di valutazioni sullo sviluppo del bambino nel pancione della mamma. Viene effettuata in genere intorno alle 20 settimane ed è quella che quasi certamente rivelerà il sesso del nascituro, se è messo in una posizione che permette di osservarlo in tutto il suo “splendore”.

        Come detto, la morfologica serve a verificare come procede la crescita fetale. Tra le varie misurazioni che vengono fatte (a cervello, scheletro, cuore, addome, torace, arti, liquido amniotico, placenta, arterie uterine) ne elenchiamo qualcuna:


  • diametro biparietale e circonferenza cranica. 
  • Visualizzazione orbite e labbro superiore.
  • Scansione della colonna vertebrale.
  • Visualizzazione polmoni.
  • Scansione camere cardiache. 
  • Flusso delle arterie. 
  • Misura circonferenza addominale.
  • Visualizzazione reni e vescica.
  • Misura lunghezza femore.
  • Visualizzazione mani e piedi.
  • Valutazione della quantità di liquido amniotico. 
  • Localizzazione della placenta. 

        È facile intuire quanto sia importante questo esame. C’è comunque da dire che nessun ginecologo o ecografista, per quanto esperto, potrà mai dare una certezza del 100% della salute del bambino. Alcune malformazioni, ad esempio, si sviluppano solo nel terzo trimestre ed è quindi impossibile diagnosticarle prima. Oppure altre patologie emergono solo dopo la nascita, a volte neanche tanto presto.

Ecografie in gravidanza: terzo trimestre
        Intorno a 30-32 settimane è prevista la terza ecografia raccomandata in gravidanza. Come detto però ora non è più a carico del Sistema sanitario nazionale, se non in particolari condizioni. La finalità è la valutazione della crescita fetale e della quantità di liquido amniotico (normale, scarso, eccessivo). Inoltre, serve a d osservare la posizione della placenta, in particolare se è previa, cioè se va a chiudere l’orifizio vaginale, una situazione un po’ delicata di cui abbiamo parlato QUI.

        Al piccolo vengono misurate la circonferenza cranica, il diametro biparietale, la circonferenza addominale e la lunghezza del femore. Il ginecologo potrebbe anche azzardare delle previsioni sul peso del feto, ma sappiate che si tratta di una stima e che esiste un margine di errore di circa il 10% per eccesso e per difetto. Vengono inoltre studiati ventricoli cerebrali, camere cardiache, stomaco, reni, vescica. Infine, si controlla la posizione del bambino: se a quest’epoca è ancora podalico, si programmerà un ulteriore controllo per verificare se si è spostato. In caso contrario, verrà programmato un taglio cesareo.

Fonte https://imamma.it/ecografie-in-gravidanza-tutto-quello-che-ce-da-sapere/

MEMORIA: DAVVERO LE DONNE INCINTA SONO SMEMORATE?

        Tra le varie leggende metropolitane che riguardano le donne in gravidanza, quella forse più incredibile sembra riguardare la memoria della donna durante i mesi di gestazione.


Davvero le donne incinte hanno dei cali di memoria?
        Sono realmente vittime di una serie di circostanze ormonali per le quali diventano smemorate durante i nove mesi?
        Da oggi possiamo negare con decisione queste buffe accuse: le donne in gravidanza non hanno meno memoria di quanto normalmente ne posseggano, anzi, hanno probabilmente una marcia in più.
        A confermarlo, è uno studio canadese diretto da alcuni ricercatori di ben tre istituti universitari. Parliamo di una ricerca condivisa da parte della University of Western Ontario, dalla Ohio University e dalla Hamilton Institute of Ontario.
gravidanza-memoria        Lo studio ha preso in considerazione alcuni fattori da esaminare come la rapidità di pensiero nelle donne incinte e la loro capacità di memoria, arrivando, dopo una serie di interviste ed approfondimenti, a chiarire quanto le credenze popolare siano in questo caso assolutamente infondate.
        Si potrebbe forse accettare una parte di verità nei casi riguardanti le donne che soffrono di una rara forma di depressione che precede il parto, ma per tutte le altre, un sospiro di sollievo.
        La ricerca ha preso un campione di 54 donne, 28 delle quali in stato di gravidanza collocabile tra la 34° e la 36° settimana di gestazione. Considerando la stessa età per tutte le partecipanti, sono stati effettuati dei test di memoria per valutarne le capacità e dei test psicologici per chiarirne lo stato mentale, andando a ricerca eventuali segni depressivi.

        I risultati confermano le ipotesi: le donne in gravidanza hanno ottenuto gli stessi esiti delle donne senza pancione.
        Andando ad analizzare poi con meticolosità i dati raccolti, i ricercatori hanno eliminato dalla statistica, quelle donne che mostravano leggeri sintomi depressivi e rapportato il resto dei risultati con le donne non in gravidanza.
        L’analisi è ancora più sorprendente, le sole donne in gravidanza in perfetto stato mentale hanno addirittura capacità superiori rispetto alle loro coetanee non in attesa.
        Secondo lo studio, gli alti livelli ormonali presenti nel corpo della donna durante l’intera durata della gestazione, non le rendono affatto smemorate, ma perfino più attente e precise nel ricostruire ricordi e pensieri.
        Questo è forse dovuto al fatto che la donna in attesa di un bambino, deve prepararsi ad accogliere il neonato, mettendo in pausa le vecchie aspettative e stili di vita, accettando i nuovi cambiamenti e gli inaspettati scenari futuri.
Una maggior flessibilità.


Fonte
Working memory in pregnant women: Relation to estrogen and antepartum depression

domenica 2 febbraio 2020

GLI ELEMENTI PIÙ IMPORTANTI DEL TRAVAGLIO DI PARTO

Ma cos’è il travaglio?
     Rappresenta il secondo periodo del parto, il periodo dilatante.
parto-mammaDurante questo stadio, mentre il feto inizia la sua progressione lungo il canale del parto, avvengono una serie di modificazioni a carico dell’organismo materno: le contrazioni uterine divengono via via sempre più valide, frequenti, regolari e prolungate (circa 40 secondi).
Inoltre le miocellule della porzione superiore dell’utero si contraggono ritmicamente, accorciandosi, mentre le cellule del segmento uterino inferiore sono soggette alla massima distensione per accogliere la testa del vostro bambino; la bocca uterina si porta in avanti, va incontro al massimo assottigliamento e prosegue la sua dilatazione fino ad a 10 cm; la sensazione di dolore si accentua e coinvolge a cintura tutto l’addome, specialmente l’area lombosacrale e sovrapubica.
Non è infrequente che già durante il travaglio si verifichi la rottura del sacco amniotico: in tal caso, un bel pannolone per la mamma e una muta da sub per l’ostetrica saranno i migliori alleati!

     Sarete indolenzite, sofferenti, forse anche insofferenti: la durata del travaglio è estremamente variabile da donna a donna, e l’idea di non poter avere il controllo dei tempi genera frustrazione.
     Oggi, mentre leggete queste righe, la paura del dolore del parto in voi è grande e vi state domandando se saprete affrontarlo.. Io vi dico di si: tutte voi saprete farlo.
     Il dolore del parto non è nulla che una donna, volendo, non possa affrontare, ed è un elemento importante del travaglio fisiologico.
     Si caratterizza come il risultato di interazioni psicologiche e fisiologiche e rappresenta l’unico dolore in natura a non essere sinonimo di “malattia” o “danno”.

     Come lo avvertirete? Difficile a dirsi, la nostra percezione è molto soggettiva e con il passare del tempo sperimenterete un progressivo adattamento alla sofferenza: durante le contrazioni arriverete ad essere concentrate, vigili, molto presenti.

     Nel caso si scegliesse di non ricorrere all’analgesia epidurale (strumento oggi fortunatamente a disposizione delle mamme che lo desiderano/che lo necessitano per particolari patologie), le modalità per modulare il dolore sono molte: è possibile sfruttare tecniche di rilassamento, respirazione e lavoro corporeo, visualizzazioni, aromaterapia, musicoterapia, massaggi, digitopressione, idroterapia (…).
Madre Natura ha previsto che le contrazioni fossero intervallate da pause che permettono alla mamma di recuperare le forze e sopportare il dolore nonché al feto di ossigenarsi; vostro figlio avrà bisogno di sangue “pulito” fuori contrazione, e solo voi potete fornirglielo attraverso un respiro lento, profondo e coordinato rispetto alle contrazioni.

     In linea generale, considerate che il vostro bambino verrà alla luce progredendo sotto l’azione della forza contrattile, che origina dall’alto e si propaga verso il basso: la nascita per la via vaginale è regolata dalle pure leggi della meccanica.
     Secondo questo principio, è possibile affermare che il movimento “pro-muove” il parto poiché aiuta fortemente la parte del corpo fetale che si presenta per prima in basso (generalmente la testa) a confrontarsi con le strutture molli e ossee del corpo materno: cambiare posizione e basculare il bacino in travaglio significa venire incontro al vostro bambino, aiutarlo nei movimenti e nel lungo viaggio che sta compiendo con voi.
     Per questo motivo è importante sfruttare il più possibile il movimento e la stazione eretta, affinché la forza di gravità si sommi alla forza della contrazione e aiuti la progressione del feto; le posizioni che potrete assumere sono pressoché infinite e sarà naturale per voi scegliere quelle che vi doneranno sollievo dal dolore: in relazione alle condizioni contingenti, l’ostetrica/o accanto a voi saprà suggerirvi alcune possibili posizioni da sperimentare che tutelino voi e il vostro bambino.

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     Durante il travaglio, a meno di particolari indicazioni specifiche, è bene evitare il digiuno poiché le miocellule uterine hanno bisogno di zuccheri per contrarsi: miele, marmellata, the zuccherato,  cioccolata o noci sono solo alcuni esempi di cosa potreste assumere, sempre con moderazione!      Altrettanto importante è mantenere la vescica vuota, per evitare danni strutturali e aiutare l’utero a contrarsi in modo armonico.
     Essere in pensiero e dubitare delle capacità di gestione di questo momento così delicato è naturale, ma confidate in voi, nel vostro profondo voi c’è una parte che quotidianamente reprimiamo per vivere nella moderna società: la chiamiamo “istinto”. E’ lui che, al momento giusto, ci fa avere tutte le risposte che cerchiamo.
     L’ostetrica/o sarà sempre al vostro fianco, non rimarrete sole, avrete accanto una guida, una persona competente alla quale affidarvi che avrà cura di voi e della vostra creatura.. tanti auguri mamme!

Fecondazione: scoperta la causa di un’infertilità maschile finora inspiegabile

        Nuova ricerca fa luce su un tipo di infertilità maschile finora inspiegabile: una coppia su 8 ha infatti difficoltà a concepire, e in un quarto dei casi il motivo è dovuto a tale problema. I passi avanti negli ultimi 10 anni sono stati molti: la ricerca è riuscita a collegare l’infertilità inspiegabile a un difetto degli spermatozoi, che non riescono a liberarsi di alcune proteine ​​chiamate istoni dal Dna durante lo sviluppo. Tuttavia, i meccanismi alla base di questo meccanismo e il punto preciso dove ciò accade nel Dna era rimasto un elemento controverso e poco chiaro.

       Ora, i ricercatori dell’Università della Pennsylvania (Usa) mostrano, utilizzando i più recenti strumenti di sequenziamento del Dna, le posizioni genetiche precise degli istoni ‘trattenuti’, nonché un gene chiave che regola questo processo. I risultati sono stati pubblicati su ‘Developmental Cell’.

Картинки по запросу "Fecondazione: scoperta la causa di un’infertilità maschile finora inspiegabile"       Facendo un ulteriore passo avanti, i ricercatori hanno anche creato un nuovo modello di topo con una versione mutata del gene, Gcn5, che ha consentito agli studiosi di seguire da vicino i difetti degli spermatozoi dalle prime fasi dello sviluppo, attraverso la fecondazione e così via: in questo modo si potrà arrivare a una migliore comprensione non solo dell’infertilità negli uomini – e dei potenziali sistemi per invertirla – ma anche delle mutazioni genetiche che vengono trasmesse all’embrione sia naturalmente che attraverso la fecondazione in vitro.

       “Negli uomini con infertilità inspiegabile, tutto sembra normale: il conteggio degli spermatozoi, la loro motilità. Tuttavia, hanno seri problemi nel concepimento“, sottolinea il primo autore Lacey J. Luense.

       “Una spiegazione per problemi persistenti di infertilità è che gli istoni si trovano nella posizione sbagliata, il che può influenzare lo sviluppo degli spermatozoi. Ora abbiamo un modello davvero buono per studiare cosa succede quando non ci si ‘sbarazza’ degli istoni in modo appropriato”.

       “In questo momento – prosegue – il peso della fecondazione in vitro e di altre tecnologie di riproduzione assistita ricadono sulle donne. Anche se il ‘problema’ è l’uomo, sono ancora le donne che devono sottoporsi a iniezioni e procedure”. Questo in futuro potrebbe cambiare.

Fonte       http://www.meteoweb.eu/2019/12/infertilita-maschile-causa-cura/1362147/ 

Sterilità e infertilità femminile, a Cerignola esame ad ultrasuoni. “Coppie hanno opportunità in più di diagnosi”

       Le coppie con problemi di sterilità oggi hanno una opportunità in più di diagnosi. È la Sonoisterosalpingografia (SHSG), un esame utile per valutare la salute delle tube nella ricerca delle cause di infertilità della donna. Unico centro pubblico pugliese in cui è possibile effettuare l’esame diagnostico è il Servizio di Ecografia Ginecologica dell’Ospedale “Tatarella” di Cerignola, afferente alla Struttura Complessa di Ostetricia e Ginecologia.

       La sonoisterosalpingografia rappresenta una metodica diagnostica ecografica mini-invasiva che consente di ottenere informazioni dettagliate sulla cavità endometriale uterina e di rilevare eventuali ostruzioni, miomi sottomucosi, polipi e aderenze (sinechie) grazie all’utilizzo degli ultrasuoni e di un particolare gel che permette di distendere la cavità uterina.


       L’esame è utile, oltre che nell’ambito degli accertamenti della sterilità di coppia, anche per confermare l’avvenuta sterilizzazione tubarica laparoscopica o isteroscopica. Nel primo caso serve a capire se il mancato concepimento avviene per un fattore anatomico femminile in cui una o entrambe le tube sono occluse per cause molteplici (pregresse infezioni, endometriosi, malformazioni congenite). Nel secondo caso, invece, serve per avere conferma che l’intervento chirurgico di legatura delle tube sia effettivamente avvenuto in modo irreversibile.

       La sonoisterosalpingografia rappresenta una valida alternativa alla classica isterosalpingografia (esame radiologico con radiazioni ionizzanti e contrasto) e alla laparoscopia, esame più invasivo che richiede un ricovero, seppur breve, per le micro-incisioni praticate sulla parete addominale e la necessità di una anestesia. Alla laparoscopia si ricorre solo in un secondo momento, nei casi in cui permangano dei dubbi diagnostici nonostante l’esecuzione di una sonoisterosalpingografia o di una isterosalpingografiasi.

       La sonoisterosalpingografia viene eseguita ambulatorialmente e non necessita di digiuno, né di anestesia locale o generale. Al servizio di Ecografia Ginecologica si accede tramite prenotazione presso il CUP aziendale.

Fonte https://www.immediato.net/2020/01/28/sterilita-e-infertilita-femminile-a-cerignola-esame-ad-ultrasuoni-coppie-hanno-opportunita-in-piu-di-diagnosi/

Animali, cosa fare in gravidanza e prima infanzia

       Siete sempre state amanti degli animali ma i dubbi se tenerlo o meno in casa vi attanagliano da quando aspettate un bimbo? Avete piccole “pesti” che girano per l’appartamento in maniera maldestra e curiosa, ma anche cani e gatti molto vivaci e questa convivenza vi preoccupa? Non allarmatevi! In verità non c’è nulla di cui preoccuparsi.

Animali e gravidanza: cosa fare con cani e gatti
       In passato, si diceva che la donna incinta non doveva in nessun caso coabitare con gatti o cani durante i nove mesi della gravidanza. Un atteggiamento inutilmente premuroso dettato dal terrore di contrarre malattie. Ma oggi siamo consapevoli che le patologie che possono potenzialmente colpire i nostri animali “casalinghi” non sono trasmissibili all’uomo. L’unica è la toxoplasmosi, ma grazie a pochi e semplici accorgimenti, la futura mamma e, di conseguenza il feto, non corrono alcun rischio di ammalarsi.

       Sul cane poi nulla da dire: va comunque vaccinato con regolarità e sverminato, di solito una volta all’anno. In realtà, la sua è una figura più che positiva poiché non solo aiuta la futura mamma a mantenersi in forma grazie alle passeggiate quotidiane ma, avvertendo i suoi cambiamenti ormonali, la difende in toto dai pericoli del mondo esterno.

Toxoplasma: problema felino, non di tutti gli animali
animali       Il toxoplasma è un parassita dei gatti e viene eliminato attraverso le feci in forma di ovocisti che contaminano l’ambiente esterno. La cosa fondamentale è che la donna non li ingerisca. Ma è praticamente impossibile che lo faccia. Il gatto, infatti, si ammala di toxoplasmosi tramite ingestione di carne cruda contaminata dal protozoo e poi lo elimina nelle feci sotto forma di cisti. Queste ultime, però, non sono ancora attive: per diventarlo e trasformarsi in un mezzo “nocivo” di trasmissione della malattia devono trascorrere da uno a quattro giorni. Il contagio con l’essere umano quindi potrebbe avvenire solo dopo l’ingestione di queste ovocisti “cattive”.

       Come si può ben capire, la possibilità che un gatto domestico sia veicolo di infezione è molto remota. In primis perché un felino alimentato con cibo industriale altamente controllato difficilmente può entrare in contatto con carne infetta. In secondo luogo, la pulizia giornaliera della lettiera consente la rimozione costante delle deiezioni feline e questo non concede alle ovocisti il tempo necessario per essere pericolose.

       Un’accortezza: fate pulire la lettiera a qualcun altro in casa, così il rischio si azzera del tutto. Per tutte le altre regole da seguire per scongiurare il pericolo dell’infezione potete leggere QUI.

Animali e bambini, un modo empatico di crescere
       Durante i primi anni di vita, se il cane percepirà il bimbo come suo pari, non avrà alcuna espressione di gelosia. Al contrario, la condizione di “fratelli” li renderà, via via che il tempo passa, sempre più complici e forti all’interno di una dimensione di rispetto reciproco e di responsabilità.

       Da non sottovalutare, l’effetto calmante che l’amore incondizionato degli animali domestici regala a tutti i membri della famiglia, non solo ai più piccoli. È stato dimostrato che accarezzare un cane rallenta il battito cardiaco e le onde cerebrali, abbassa la pressione del sangue, favorisce un generale rilassamento.

       È evidente che durante la crescita, il bambino modificherà le modalità in cui interagisce con il cane o con il gatto. In questa fase, naturalmente più fisica, i genitori avranno il compito di spiegargli quando e come accarezzare gli animali, e che cosa potrebbe infastidirli, rendendoli nervosi e intolleranti. Tale tipo di interazione permetterà quindi al bimbo di migliorare le sue capacità di osservazione perché imparerà a “interpretare” i comportamenti del suo amico a quattro zampe e a regolarsi di conseguenza. Sarà un bimbo in generale più empatico verso tutti.

       Per non parlare delle ricadute positive sulla crescita, dimostrate anche da molti studi a carattere internazionale, di quei bimbi che condividono spazio e tempo con i propri animali! Un bambino o una bambina che cresce a contatto con un pet, in particolare durante il primo anno di vita, si ammala con minore frequenza dei coetanei e ha migliori difese immunitarie. Infatti i microbi portati in casa da cani e gatti potrebbero rafforzare le comunità di batteri e altre creature microscopiche che vivono nel corpo di un bambino nella prima fase di sviluppo. In generale, i piccoli vengono altresì preservati da molte allergie, riducendo anche la probabilità di infezioni alle alte vie respiratorie.

Fonte https://imamma.it/animali-cosa-fare-in-gravidanza-e-prima-infanzia/