domenica 2 febbraio 2020

FRUTTA SECCA IN GRAVIDANZA, MENO ALLERGIE PER IL FIGLIO

        Secondo un recente studio di medicina pediatrica pubblicato dal Journal of the American Medical Association (JAVMA) il consumo di arachidi e frutta secca con guscio in gravidanza ridurrebbe la possibilità di sviluppo di allergie alla frutta secca nel nascituro.

       I dati medici confermano un aumento dell’incidenza di allergia alla frutta secca ed altre allergie alimentari nei bambini.
frutta secca       La causa di questo incremento è ancora sconosciuta.
       Lo studio della dottoressa A. Lindsay Frazier ha preso in esame la storia clinica di 10.907 partecipanti. Si tratta di ragazzi nati tra il primo gennaio del 1990 ed il trentuno dicembre del 1994 e delle loro madri.
       Per ogni caso sono stati raccolti dati sul tipo di alimentazione materna prima, durante e dopo la gravidanza.
       Una parte delle madri erano allergiche alla frutta secca.
       In seguito sono stati raccolti i dati dei bambini prendendo in considerazione quelli che durante l’accrescimento hanno manifestato forme di allergia alimentare.

       Nel gruppo di bambini esaminati si sono sviluppate nel corso degli anni 308 casi di allergia alimentare.
       In 140 di questi casi è stata diagnosticata una allergia alle arachidi ed alla frutta secca con guscio.
       L’esame dei dati raccolti ha dimostrato che l’incidenza di allergia alla frutta secca è stata significativamente minore nelle madri non allergiche che durante la gravidanza avevano inserito nella propria alimentazioni arachidi ed altra frutta secca con guscio.
       Nel gruppo delle madri con allergia alla frutta secca invece c’è stata una correlazione positiva, ma non statisticamente significativa, tra il contatto con frutta secca e lo sviluppo di allergie nei figli.

       Nelle madri non allergiche il consumo di frutta secca e la presenza di allergia nel nascituro sono stati inversamente proporzionali.
       Le madri con il più alto consumo di frutta secca in gravidanza hanno infatti avuto il più basso dato di incidenza di allergia a questo tipo di alimento nei figli.
       Lo studio ha dimostrato scientificamente il fenomeno ed i medici hanno ipotizzato una spiegazione di tipo immunitario.
       Si pensa che l’esposizione agli allergeni della frutta secca in fase precoce (durante la maturazione fetale nel periodo della gravidanza) aumenti la tolleranza del sistema immunitario in fase di sviluppo a questa tipologia di sostanze abbassando il rischio dello sviluppo di allergia nella vita futura.

       Questo studio conferma l’importanza dell’influenza ambientale sullo sviluppo fetale e la possibile correlazione tra regime alimentare materno ed insorgenza di patologie in età adulta del nascituro.
       È auspicabile che la scienza medica riesca in un prossimo futuro ad arrivare ad un efficace programma di prevenzione nei confronti delle più diffuse malattie metaboliche ed immunitarie attraverso una maggiore comprensione dei meccanismi di influenza ambientale sullo sviluppo fetale durante la gravidanza.

Fonti
Prospective Study of Peripregnancy Consumption of Peanuts or Tree Nuts by Mothers and the Risk of Peanut or Tree Nut Allergy in Their Offspring (Abstract)

sabato 1 febbraio 2020

Avere un figlio da tre genitori: ora si può

       Dopo il via libera delle Camere britanniche, anche la Human Fertilisation and Embryology Authority (Hfea), principale autorità in materia, ha dato il proprio consenso all'inizio delle procedure per consentire la donazione mitocondriale, ovvero quella fecondazione in vitro che implementa il Dna dei due genitori naturali con quello di una donatrice scelta.

       Tale operazione di "correzione" genetica, il feto avrebbe infatti il 99, 98% di Dna genitoriale e lo 0,2% di quello della donatrice, permetterebbe ai nascituri di evitare patologie ereditarie causate da difetti congeniti nei mitocondri, che spesso portano alla morte o a pesanti disabilità durante la crescita.

       Così facendo, l'Hfea auspica che potranno nascere circa 150 bambini in salute ogni anno e specifica che ogni caso verrà rigidamente vagliato da esperti sia per le condizioni dei donatori, sia per le motivazioni dei genitori al ricorrere a una simile soluzione.

Reazioni contrastanti

       La notizia ha destato il plauso di numerosi enti benefici e associazioni umanitarie:
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       «Oggi, questa decisione storica aprirà le porte ai primi trattamenti per donne idonee affette da patologie mitocondrialo - ha detto Robert Meadowcroft, CEO dell'ente Muscular Dystrophy UK - È importante che le donne siano in grado di operare decisioni consapevoli sia dei rischi che dei potenziali benefici in gioco.»
       Come prevedibile però, anche mole voci di protesta si sono levate contro una procedura che appare quantomai innaturale. Sia la Chiesa cattolica che la Chiesa anglicana si erano infatti opposte con forze alla donazione mitocondriale, criticandone altresì le gravi implicazioni etiche e morali.

       Anche parte del mondo scientifico si è dimostrato preoccupato che la strada imboccata possa portare a future manipolazioni del Dna per motivi futili o, addirittura, eugenetici.

Fonte https://www.nostrofiglio.it/concepimento/inseminazione-artificiale/avere-un-figlio-da-tre-genitori-ora-si-puo?fbclid=IwAR24S7ZKITDwOItZNIuR4fX5r01McMcwLJMDtByxJ5CFbZF1vlB08UrIwCI

Fecondazione assistita e legge 40: cosa è cambiato?

Fecondazione assistita e legge 40: cosa è cambiato?
       Dalla regolamentazione in fatto di genitorialità, che continua a non riconoscere benefici sufficienti a sostenere le famiglie.

       Dalla legge, in ultima battuta, che fino a poco tempo fa, regolamentava in maniera miope l’accesso alla fecondazione assistita per le coppie in cerca di un figlio senza successo.

       Può una cifra come il 40 – il numero che identifica la legge del 2004 in materia di Procreazione Medica Assistita – decidere, come uno spartiacque, la felicità o la disperazione di una coppia?

       Fecondazione eterologa: ora ricorrere al terzo donatore non è più vietato
Tra i tanti elementi contenuti nella legge, il più discusso è stato senza dubbio quello del divieto di ricorrere alla fecondazione eterologa, ossia all’acquisizione di un seme da parte di un donatore terzo.

       Cosa significa? Che se nella trafila di esami da fare per accedere al trattamento un membro della coppia fosse risultato sterile, il sogno di mettere al mondo un bambino sarebbe stato da cestinare.

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       Senza contare che chi – in maniera coraggiosa – decideva di intraprendere il doloroso percorso verso la fecondazione assistita si vedeva impiantati 3 embrioni contemporaneamente, sia che fossero sani sia che fossero affetti da gravi patologie trasmissibili, capaci di mettere a serio rischio la salute della mamma e del suo bambino.

       Il ministro Beatrice Lorenzin firma l’aggiornamento della legge 40 per  la fecondazione assistita

       Una situazione a dir poco disumana, che sembra figlia di un’epoca ottocentesca, e che invece è stata definitivamente stralciata solo nel 2015, grazie al decreto di aggiornamento della legge 40, portato a termine dal Ministro Beatrice Lorenzin.

        Dallo scorso anno, finalmente, è possibile accedere alla fecondazione eterologa, è possibile selezionare solo embrioni sani, identificabili grazie alle diagnosi pre-impianto, e soprattutto il Servizio Sanitario Nazionale riconosce la fecondazione assistita tra le prestazioni garantite.

Fonte https://www.maternita.it/fecondazione-assistita-e-legge-40-cosa-cambiato.html?fbclid=IwAR3S7LFgzOIsOS9ZzPpqQWOroJv924VWHE-5OQwuV7KFjligwlv-6EUOfOQ

La pillola anticoncezionale influisce sulla fertilità futura?

Картинки по запросу "La pillola anticoncezionale influisce sulla fertilità futura?"        Uno dei rimedi anticoncezionali più sicuri, in grado anche di contrastare patologie spesso dolorose come l’endometriosi. La pillola anticoncezionale è uno dei metodi contraccettivi più ad ampio spettro, ma il suo uso è ancora oggi oggetto di false credenze e informazioni errate. Una di queste riguarda l’idea che la pillola contraccettiva sia causa di infertilità. In realtà non esiste nessuno studio in grado di correlare l’assunzione di questo farmaco a futuri problemi di fertilità seguenti alla sua interruzione, così come non si è rilevata una distinzione significativa fra tasso di fertilità delle donne che hanno assunto la pillola in maniera prolungata e tasso di fertilità di chi non ha fatto ricorso a questo metodo anticoncezionale. Anzi, come vedremo, in molti casi questo farmaco può avere un ruolo fondamentale per la protezione della fertilità.

La pillola anticoncezionale: cos’è?
        La pillola anticoncezionale è un farmaco che contiene due tipi di ormoni – l’estrogeno e il progestinico – simili a quelli normalmente sviluppati dalla donna, che regolano l’attività del suo apparato genitale. Questo rimedio farmacologico, utilizzato in Italia da circa il 17% delle donne con un’età fra i 15 e i 44 anni, può distinguersi in differenti tipologie sulla base della natura e del dosaggio degli ormoni di sintesi utilizzati.

 Come funziona
        La pillola anticoncezionale, grazie agli ormoni che contiene, ha l’effetto di bloccare l’ovulazione sollecitando l’ipofisi a non stimolare più le ovaie e di causare un inspessimento del muco cervicale tale da rendere più difficile l’ingresso dello sperma nell’utero. Inoltre, questo farmaco produce un assottigliamento delle pareti uterine che ha come effetto di ridurre la probabilità di impianto di un eventuale ovulo fecondato. Occorre sottolineare come sotto il profilo anticoncezionale la pillola è efficace dal primo giorno di utilizzo, ovviamente a condizione che venga successivamente assunta in maniera corretta e nel rispetto delle prescrizioni.

 I vantaggi della pillola
        Oltre alla funzione contraccettiva, l’utilizzo di questo farmaco può comportare anche una serie di vantaggi ulteriori.  La combinazione ormonale presente nella pillola anticoncezionale consente una regolarizzazione del ciclo mestruale e permette una regolarizzazione del ciclo. Questo effetto consente, di conseguenza, di ridurre le problematiche connesse alla sindrome dell’ovaio policistico ripristinando, generalmente, un ciclo mestruale regolare e riducendo i sintomi dermatologici ed endocrini indesiderati. Questo farmaco, inoltre, riduce le probabilità di tumori all’ovaio e all’endometrio.  In particolare, recenti studi hanno evidenziato come la pillola aiuti a ridurre il rischio di insorgenza del tumore all’ovaio ogni cinque anni di assunzione, anche per donne che hanno una predisposizione maggiore a questo carcinoma. L’utilizzo di questo farmaco consente inoltre di ridurre del 50% il rischio di un tumore all’endometrio con un effetto protettivo che si protrae per oltre 20 anni.

Картинки по запросу "La pillola anticoncezionale influisce sulla fertilità futura?" Gli svantaggi della pillola anticoncezionale
        Questo sistema di contraccezione orale, però, può comportare effetti indesiderati, in taluni casi anche importanti, soprattutto per donne che soffrono già di alcuni disturbi. In particolare, questo farmaco aumenta il rischio di trombosi venosa agli arti inferiori. Come ha rilevato l’Agenzia Italiana per il Farmaco, si tratta comunque di un incremento molto basso che in genere coinvolge tutti i progestinici. La pillola, inoltre, è sconsigliata nel caso in cui la donna sia fumatrice: la combinazione fra il fumo di sigaretta e il farmaco, infatti, può comportare un aumento del rischio di malattie cardiovascolari. Nelle ipotesi in cui la donna soffra di pressione alta o diabete, l’utilizzo della pillola deve essere attentamente valutato di concerto con il proprio medico.

 La pillola anticoncezionale e la fertilità
        Come abbiamo accennato in precedenza, l’utilizzo della contraccezione orale è stato nel corso del tempo legato a false credenze, non suffragate da ricerche e studi scientifici. Una di queste rileva come la pillola contraccettiva causa infertilità. Un’idea smentita da moltissimi studi. In particolare, una ricerca pubblicata su Obstet Gynecol condotta su un campione di 60.000 donne che facevano ricorso a questo farmaco, anche in composizioni diverse, ha messo in evidenza come il 20% delle stesse ha raggiunto una gravidanza nel primo ciclo successivo all’interruzione della pillola, mentre l’80% ha scoperto di aspettare un bambino entro un anno dalla sospensione della contraccezione orale. Si tratta di dati paragonabili a donne che, avendo il desiderio di concepire, non hanno mai fatto ricorso a questo rimedio farmacologico. L’unica variabile che, secondo lo studio, può avere una rilevanza sulla fertilità è determinata dall’età: qualora la donna interrompa l’uso della pillola anticoncezionale ad un’età avanzata avrà meno possibilità di rimanere incinta per effetto del dato anagrafico.

 La gravidanza dopo la sospensione della pillola: quanto bisogna attendere?
        Alcune ricerche recenti hanno posto l’attenzione sul tempo necessario ad ottenere una gravidanza dopo la sospensione della pillola. La ripresa regolare del ciclo mestruale, dopo l’assunzione del contraccettivo orale, avviene in media nell’arco di tre mesi dopo la sospensione della pillola, con tempi che possono anche essere sensibilmente più brevi.  In genere, secondo uno studio condotto su 3.727 donne fra i 18 e i 40 anni, dopo l’interruzione della pillola il tempo di attesa di una gravidanza può oscillare fra i 2 e i 6 mesi. Un’altra ricerca ha approfondito questi dati evidenziando come il 40% delle coppie ottiene un concepimento entro tre mesi dalla sospensione, mentre fra i 3 e i 12 mesi il 99% delle coppie (qualora non sussistano altri problemi di fertilità) riesce ad ottenere una gravidanza.

Mal di testa in gravidanza: cause e rimedi naturali

Mal di testa in gravidanza: come si presenta
          Durante la gestazione si verificano situazioni diverse. Chi soffriva di mal di testa prima di rimanere incinta molto spesso vede dei grandissimi miglioramenti con una drastica diminuzione degli attacchi. Nei casi più fortunati, il mal di testa diventa solo un lontano ricordo per tutti i 9 mesi. Scompare, quasi per magia. Ed è una sensazione bellissima.

         Altre volte invece accade esattamente il contrario. Una brutta sorpresa di cui si farebbe volentieri a meno. Infine, potrebbe anche succedere che, con la gravidanza, non ci sia il classico “cerchio alla testa”, ma forme diverse. Una di queste – piuttosto antipatica – è l’emicrania con aura. In questo caso, il mal di testa è preceduto o accompagnato da sintomi di tipo visivo, come lampi di luce davanti agli occhi. Quando capita, ditelo al ginecologo.

Cause del mal di testa in gravidanza
         La ragione principale per cui col pancione spesso si ha mal di testa va ricercata nelle variazioni ormonali tipiche della gravidanza. Questo avviene in modo particolare nel primo trimestre, che è quello in cui generalmente il mal di testa è più frequente. Nei successivi la situazione migliora perché gli ormoni (soprattutto gli estrogeni) sono decisamente più stabili.

Oltre ai cambiamenti ormonali, ci sono altre cause del mal di testa in gravidanza:


    mal di testa in gravidanza
  • stanchezza.
  • Insonnia.
  • Nausea e vomito.
  • Disordini alimentari.
  • Influenza.
  • Postura scorretta.
  • Ansia e stress.
  • Variazioni nella circolazione sanguigna.
  • Disidratazione. 
  • Digiuno e conseguente mancanza di zuccheri (ipoglicemia).
  • Carenza di ferro.
  • Deficit di alcune vitamine e minerali (ad esempio, acido folico e magnesio).
  • Ipertensione (pressione arteriosa alta).
  • Gestosi.


Tipi più comuni di mal di testa 
         In generale, il mal di testa in gravidanza può essere considerato un evento normale. È comunque sempre opportuno farlo presente al ginecologo, soprattutto se si verifica spesso o se è accompagnato da altri sintomi importanti, ad esempio vomito o eccessiva sensibilità alla luce.

         Esistono due forme principali di mal di testa che possono colpire in gravidanza:

         Emicrania. Si tratta di un tipo di mal di testa pulsante e fastidioso. Di solito, inizia lentamente, da un lato del capo, per poi diffondersi alla fronte fino alla tempia. Talvolta coinvolge entrambi i lati della testa. L’intensità può essere piuttosto forte. L’emicrania si associa a volte a nausea, vomito, sensibilità agli odori o alla luce.

         Cefalea muscolo-tensiva. Chi ne soffre parla di un tipico “cerchio alla testa”. Questa cefalea la stringe come una morsa, ma la causa va ricercata nei muscoli di collo e spalle. Lo stress, ad esempio, tende ad accumularsi a livello muscolare. Anche le posture sbagliate (ad esempio quando si guarda la tv o si lavora al computer) fanno la loro parte.

         Ci sono altri tipi di mal di testa, come ad esempio la cefalea a grappolo. Alcuni sono secondari, cioè provocati da altri disturbi. Un caso tipico è quello della sinusite, un’infiammazione dei seni paranasali che, tra i suoi sintomi, ha anche un fastidioso mal di testa concentrato in mezzo agli occhi. Un altro esempio è la nevralgia del trigemino. Anche i virus influenzali e parainfluenzali provocano mal di testa più o meno intensi.

Mal di testa in gravidanza: quando preoccuparsi
Картинки по запросу Mal di testa in gravidanza: quando preoccuparsi
         Qualche volta il mal di testa in gravidanza diventa la spia di qualcosa che non va. Quando si presenta in modo ricorrente ed è molto forte e se si associa a pressione alta, potrebbe essere il campanello d’allarme della pre-eclampsia, detta anche gestosi. È una complicanza dell’ultimo periodo della gravidanza. Tra i vari sintomi è presente anche l’ipertensione.

         Le conseguenze della gestosi possono essere gravi. Tra queste, ci sono ritardo della crescita del feto, ma anche morte intrauterina. Quindi, in caso di mal di testa frequenti e molto dolorosi è necessario rivolgersi subito al proprio medico per controllare che non si tratti di un esordio di pre-eclampsia.

         Un mal di testa violento potrebbe essere anche una delle manifestazioni della eclampsia, che è la forma successiva e più grave. Se si avvertono problemi come dolore addominale, sintomi visivi (ad esempio, visione doppia), stato confusionale, bisogna immediatamente andare in ospedale.

Mal di testa in gravidanza e farmaci
         L’unica persona autorizzata a consigliare farmaci in gravidanza è il ginecologo. Mai fare di testa propria né ascoltare i suggerimenti di amici e parenti. Generalmente quello che viene prescritto è il paracetamolo, considerato sicuro sia per la mamma che per il piccolo. Sono invece sconsigliati i farmaci antinfiammatori non steroidi (FANS).

Mal di testa in gravidanza: rimedi naturali
         Prima di pensare ai farmaci si può tentare qualche altro rimedio a seconda della causa scatenante del mal di testa.

         Insonnia. Si può cercare qualche rimedio per favorire il sonno.

         Stress. A dirsi è facilissimo, ma ridurlo veramente è tutta un’altra storia. Ogni donna incinta dovrebbe cercare di prendere la gravidanza quanto più serenamente possibile. I pensieri (talvolta anche negativi) sono inevitabili: un figlio cambia proprio tutto. Eliminare però le fonti di ansia può già essere un buon modo per allentare lo stress e, di conseguenza, il mal di testa.

         Tensioni muscolari. Una soluzione potrebbe essere un bel massaggio decontratturante al collo o alle spalle. In queste zone del corpo non sono vietati in gravidanza e anzi potrebbe dare grandi benefici. Importante però è non improvvisare, ma farseli fare da persone esperte.

         Cause alimentari. Alcuni cibi più di altri possono favorire l’insorgenza del mal di testa oppure peggiorarlo. Un esempio sono quelli grassi, come il cioccolato o alcuni formaggi. Meglio evitarli, se possibile, e invece prediligere alimenti più sani, come la frutta e la verdura, le carni e il pesce magri, i cereali integrali. Magari non risolvono, ma possono aiutare. 

         Nausea e vomito. Sono tra i tipici sintomi di gravidanza. Ogni mamma sperimenta il metodo più efficace per sé. Dai braccialetti per il mal d’auto allo zenzero, da piccoli sorsi di acqua e limone alle caramelle alla menta, dai cracker alla frutta secca, le strade da provare sono tante.

         Anemia. È molto frequente in gravidanza, soprattutto dal secondo trimestre quando il feto assorbe gran parte del ferro della mamma. Stanchezza, affaticamento, pallore, mal di testa, difficoltà di concentrazione sono alcuni dei sintomi.

         Tra gli altri rimedi per il mal di testa in gravidanza si può provare a massaggiare la fronte e le tempie con qualche goccia di Olio 31; riposare in un luogo buio, silenzioso e fresco; mettere in testa qualcosa di fresco o, se l’origine è muscolare, tenere al caldo collo e spalle. E avere un po’ di pazienza: il mal di testa prima o poi andrà via.

Fonte https://imamma.it/mal-di-testa-in-gravidanza-cause-e-rimedi-naturali/

VARICI VULVARI: NON SOTTOVALUTIAMO IL PROBLEMA

        Prurito, gonfiore, dolore durante i rapporti sessuali: questi sono i fastidiosi sintomi delle varici vulvari.  Si tratta di vene varicose situate sulle grandi labbra che possono essere causa di complicazioni al momento del parto e pertanto non vanno sottovalutate.

Ma cosa sono le vene varicose?
       Le varici si creano quando il sangue non circola correttamente e le vene diventano visibili e sporgenti. Le zone di insorgenza più comuni sono le gambe e le cosce ma le vene varicose possono svilupparsi in qualsiasi parte del corpo. Se molto grandi, le varici sono visibili e palpabili sulla superficie cutanea; le piccole teleangectasie invece sono dilatazioni dei vasi sanguigni più superficiali e hanno l’aspetto di arborescenze rosso porpora.

       Le varici sono causate principalmente dall’aumento della pressione venosa , da trombosi delle vene profonde o da insufficienza delle valvole venose. La debolezza delle pareti venose è dovuta in parte alla predisposizione genetica e in parte a fattori a rischio tipicamente femminili e alla posizione eretta.
       Le vene, infatti, non hanno uno strato muscolare molto sviluppato, quindi sono maggiormente inclini a dilatazioni provocate da grandi quantità di sangue transitante oppure per un suo rallentamento. L’evoluzione della patologia nella maggioranza dei casi è ascendente dal basso verso l’alto. La gravidanza, l’età e l’obesità rappresentano fattori di rischio specifici per le donne.

       Le varici vulvari compaiono in una gravida su 10, generalmente nel secondo trimestre e con maggior prevalenza nelle donne pluripare. La causa della varicosi vulvare in gravidanza è l’aumento dei livelli di progesterone che indebolisce le pareti vascolari, unita all’incremento del volume ematico e del peso dell’utero gravido.
       Spesso le donne tendono a non menzionare la presenza delle varici vulvari per vergogna o perché non le ritengono di interesse ostetrico, pertanto la patologia non viene trattata adeguatamente. Le complicanze come trombosi (presenza di agglomerati di corpuscoli ematici che ostacolano la circolazione venosa) ed emorragia sono rare, tuttavia la terapia in gravidanza riduce i rischi.

       Il trattamento è sintomatico durante la gravidanza e curativo in puerperio, infatti nella maggioranza dei casi il disturbo sparisce entro un mese dal parto. Nel caso in cui le varici non regrediscano, la scleroterapia (tecnica che consente di chiudere un tratto venoso in cui è presente la varice) è il trattamento di scelta.
       Al momento del parto è importante segnalare all’ostetrica che assiste la presenza delle varici vulvari; infatti è opportuno ridurre il rischio di lacerazioni perineali per evitare eccessivo sanguinamento. Le presenza di vene varicose sulla vulva non è indicazione per il taglio cesareo; durante il travaglio, la discesa della testa fetale riduce la pressione sui plessi venosi e pertanto diminuisce il gonfiore delle varici.
       Per ridurre il rischio di eventi trombotici si consiglia un trattamento con eparina a basso peso molecolare nelle ultime settimane di gravidanza.

L’IMPORTANZA DELLA DIETA NELL’ULTIMO TRIMESTRE DI GRAVIDANZA

        L’importanza della dieta nell’ultimo trimestre di gravidanza è legata all’apporto di sostanze nutritive che sono indispensabili per l’accrescimento fetale, ma che rappresentano anche livelli di riferimento in base ai quali il nascituro regolerà il proprio metabolismo.
        Questo sistema in natura permette il migliore adattamento possibile del figlio all’ambiente nel quale la madre vive e nel quale lui stesso vivrà.
        Un recente articolo (Neonatal Insulin Action Impairs Hypothalamic Neurocircuit Formation in         Response to Maternal High-Fat Feeding) pubblicato dalla autorevole rivista scientifica inglese Cell è riuscito a chiarire in parte il meccanismo d’azione di questo fenomeno.

        Lo studio dimostra infatti come l’alimentazione materna influisca effettivamente sullo sviluppo ipotalamico fetale.
        L’equipe di ricercatori tedeschi guidata dal dott.Merly C. Vogt, ha osservato come l’omeostasi metabolica materna nei murini eserciti degli effetti a lungo termine sulla salute della prole.
        Una dieta ad elevato contenuto lipidico assunta durante la lattazione predispone la prole all’obesità ed a squilibri dell’omeostasi metabolica del glucosio.

dieta in gravidanza        La causa di questa anomalia risiederebbe in un alterato sviluppo neurologico nella regione dell’ipotalamo, in particolare a livello del circuito della melanocortina ipotalamica. In questo particolare sistema di regolazione verrebbe alterata la produzione di proopiomelanocortina e di AgRP (Agouti-related protein), due importanti regolatori del metabolismo di lipidi e carboidrati.

         Le ricerche del Max Planck Institute for Neurological Research e l’Università di Colonia avevano già dimostrato in passato come i figli di madri obese fossero maggiormente predisposti a sviluppare obesità e come il programma metabolico del loro sistema nervoso fosse in qualche modo alterato dalla condizione materna. Tuttavia non erano ancora riusciti a scoprire il meccanismo d’azione di questo fenomeno.
        Usando i topi come modello gli scienziati hanno dimostrato in questo studio come una dieta ad alto contenuto lipidico sia una possibile causa dello sviluppo di circuiti neuronali anomali.
        Questa anomalia è in grado di alterare il meccanismo di segnalazione neurologica e di causare quindi problemi del metabolismo del glucosio nella prole al raggiungimento dell’età adulta.
        Lo sviluppo ipotalamico che si verifica subito dopo la nascita nei topi è sovrapponibile a quello che si verifica negli organismi umani durante il terzo trimestre di gravidanza.

        Su questa base l’articolo ipotizza una analoga influenza dell’alimentazione materna negli ultimi tre mesi di gravidanza sullo sviluppo ipotalamico del nascituro.
        Lo studio pubblicato apre la strada a nuove ricerche in questa direzione.
        I ricercatori auspicano che adeguati programmi di controllo alimentare in gravidanza possano prevenire in futuro l’insorgenza di problemi metabolici nei bambini.

         Come per ogni studio sperimentale che, per ovvie ragioni etiche, viene condotto sugli animali, si presenta il problema di come interpretare i risultati in rapporto ai soggetti umani.
Vi sono infatti differenze anche significative tra il metabolismo dei lipidi nei roditori e nella specie umana.
        Una conclusione plausibile porterebbe a individuare nei grassi raffinati (ad esempio parzialmente idrogenati) una categoria di lipidi particolarmente nociva mentre altri tipi, purché non processati industrialmente, come quelli contenuti nell’olio extravergine di oliva, nella frutta secca oleosa, costituirebbero fonti benefiche per la salute della madre e del nascituro. Sotto accusa ancora una volta sarebbe il cibo spazzatura ad alta densità di grassi saturi e monoinsaturi più che l’intera categoria dei grassi alimentari.

Fonte
Neonatal Insulin Action Impairs Hypothalamic Neurocircuit Formation in Response to Maternal High-Fat Feeding