sabato 4 gennaio 2020

Quanto costa la maternità surrogata in Ucraina – un’intervista con il proprietario della clinica Biotexcom

         Inizialmente, una coppia eterosessuale sposata (lavoriamo solo con coppie ufficialmente sposati), dopo aver letto tutte le informazioni sul nostro sito Web, si mette in contatto con la clinica per chiedere ulteriori informazioni e prendere appuntamento per la prima visita che si svolge a Kiev, in Ucraina. La clinica aiuta solo le coppie con infertilità diagnosticata: ossia, se una donna è in ottima salute, è in grado di portare avanti una gravidanza e partorire, ma non vuole farlo semplicemente a causa delle sue convinzioni personali o della sua riluttanza a rovinare la figura, tali clienti verranno rifiutati. In seguito i coniugi forniscono un pacchetto di documenti a conferma dell’impossibilità di diventare genitori: diagnosi di infertilità, tumori, diabete, problemi psicologici, ecc.

        La coppia dovrà recarsi in Ucraina a proprie spese: se si tratta di voli, i coniugi verranno accolti all’aeroporto in auto (che può essere selezionata dalla coppia stessa), e accompagnati per alloggiarsi – sempre a discrezione del cliente – in un hotel o appartamento. A disposizione dei clienti c’è l’Hotel Venezia, dove non solo si può vivere, ma anche utilizzare sale massaggi, centro estetico, inoltre c’è una baby room e si offrono servizi di babysitter. Se alloggiato in un appartamento la tata viene fornita comunque.

        Il giorno dopo la coppia arriva alla clinica per un consulto, l’esame dei documenti medici esistenti e le analisi sia della moglie che del marito. A seconda della diagnosi finale, alla coppia viene offerto un algoritmo di trattamento. Il sistema di servizi all-inclusive della BioTexCom significa che tutti i costi e possibili rischi sono coperti dalla clinica e la garanzia dell’esito positivo è applicata anche ai clienti che sono stati sottoposti a trattamenti di infertilità senza successo in altre cliniche in tutto il mondo.

Trapianto endometriale e donazione mitocondriale

        Spesso alla nostra clinica si rivolgono le donne che hanno subito diverse procedure di fecondazione in vitro senza successo e hanno perso la speranza di diventare madre. Tuttavia, con problemi al tessuto endometriale, anche l’embrione di alta qualità coltivato “in vitro” e trasferito nell’utero non attecchirà e la fecondazione in vitro non avrà successo. Per tali pazienti si consiglia l’autotrapianto endometriale, seguito da una FIVET. Di conseguenza, le donne non solo ottengono una gravidanza tanto attesa che si conclude con un parto regolare, ma ripristina anche il ciclo mestruale.

        Se una donna ha una bassa riserva ovarica, la scorta di ovociti, allora si consiglia la donazione di mitocondri. Questo trattamento è adatto alle donne di età superiore ai 40 anni che hanno già effettuato una FIVET, ma la procedura non ha prodotto risultati. Una donna di qualsiasi età può diventare madre e dare alla luce un bambino con l’aiuto della terapia sostitutiva mitocondriale se è mentalmente sana. Il cliente riceve i farmaci, li assume a casa secondo le istruzioni; immediatamente prima della procedura è necessario venire in clinica, dove, sotto la supervisione di un medico specializzato, le cellule donate vengono “trapiantate”. Una donna può scegliere da sola la quantità di cellule da trapiantare in base al costo di questa procedura. Se i risultati non arrivano, alla paziente viene proposta la maternità surrogata.

Maternità surrogata: perché bisogna aspettare molto tempo

        Se l’unico modo per diventare genitori è rivolgersi ad una madre surrogata (MS) è importante che una coppia abbia pazienza di aspettare. BioTexCom affronta la scelta delle MS con molta attenzione, quindi i futuri genitori devono aspettare, a volte circa un anno. Prima che la coppia superi tutti i test, firmi i documenti e torni a casa il coniuge deve lasciare i campioni del suo liquido seminale più volte, lo stesso viene congelato e conservato nella clinica. Il seguito dipende dalle condizioni della moglie: se la paziente ha meno di 40 anni e la sua riserva ovarica è normale, la procedura di fecondazione viene eseguita con i suoi ovociti e con lo sperma del marito, quindi l’embrione viene impiantato nell’utero della MS.

        Nei casi in cui il corpo femminile non produce ovociti, la procedura viene eseguita sui gameti donati (è possibile scegliere una donatrice dalla banca dati BioTexCom) e sperma del marito. Sui propri ovociti vengono eseguite due procedure, su quelli donati il numero è illimitato. La qualità dello sperma durante lo scongelamento non viene persa, quindi, non appena la MS è pronta, lo sperma viene scongelato, viene eseguita la fecondazione in vitro e l’embrione viene trapiantato nell’endometrio della madre surrogata.

        In seguito al trapianto i futuri genitori saranno costantemente aggiornati sull’andamento della gravidanza: la coppia riceve un rapporto completo sullo stato di salute della MS e del bambino, i risultati della prima ecografia del futuro bambino. Alla sedicesima settimana di gravidanza, la MS viene sottoposta a uno screening per malattie genetiche, viene regolarmente in clinica per parlare su Skype con i futuri genitori. Con la perdita della gravidanza da parte della MS, questa fase non viene pagata e il programma ricomincia e continua fino alla nascita del bambino, finché tutti i documenti non saranno pronti e i genitori felici non partiranno per la casa. Fino a quando il bambino non viene dimesso tutte le spese – il cibo, l’assistenza medica in caso di prematurità, ecc. vengono coperte dalla clinica. I clienti VIP della clinica ricevono un set completo di cure neonatali mentre con un contratto standard vengono offerti la culla e una vaschetta.



        

Acido folico e allattamento: le mamme italiane possono fare meglio

        Sono sicuramente più consapevoli rispetto al passato. Ma necessitano ancora di un supporto, per avvicinarsi a quello che dovrebbe diventare lo standard. Le mamme italiane sono sempre più impegnate a garantire il benessere del proprio figlio fin dalla gravidanza. Lo si evince dai risultati preliminari di uno studio condotto dall'Istituto Superiore di Sanità, che ha monitorato le abitudini di quasi 30mila donne relativamente a una serie di comportamenti: dall'assunzione di acido folico al rispetto del periodo di allattamento esclusivo al seno, dall'abolizione del fumo e del consumo di bevande alcoliche in gravidanza al rispetto delle indicazioni riportate nel calendario vaccinale. Quello che emerge è uno scenario con più luci che ombre. Sicuramente perfettibile, però.

L'IMPORTANZA DEI PRIMI MILLE GIORNI
       L'indagine è stata condotta «agganciando» e intervistando le donne nei centri vaccinali di 11 Regioni, tra la fine dello scorso anno e la primavera del 2019. Obbiettivo: misurare la diffusione delle buone pratiche relativamente ad alcuni aspetti cruciali nei primi mille giorni di vita di un bambino. Il periodo comprende i nove mesi di gravidanza più i primi due anni di vita. In questo arco di tempo le scelte adottate dai genitori sono cruciali per lo sviluppo e la crescita del feto prima e del bambino poi. Ma anche per la salute del futuro adulto. Numerose ricerche hanno infatti evidenziato come quello che accade in questi primi mille giorni può influenzare la predisposizione allo sviluppo di varie malattie: da quelle cardiovascolari ad alcune psichiatriche, fino a diverse forme di cancro. Per proteggere i bambini, quasi tutta la prevenzione ruota attorno all'adozione di un corretto stile di vita. Da qui la decisione di misurare l'impatto di diversi anni di campagne informative sulle scelte assunte dalle donne nel periodo della gravidanza e dell'allattamento. 

Acido folico e allattamento: le mamme italiane possono fare meglioACIDO FOLICO: ASSUNZIONE NON SEMPRE TEMPESTIVA
       Tra i vari aspetti indagati, particolare attenzione è stata riservata all'assunzione di acido folico.        L’Organizzazione Mondiale della Sanità ne raccomanda l'assunzione quotidiana di 400 microgrammi: a partire dal mese precedente l’inizio della gravidanza e fino ai tre successivi, per ridurre il rischio di malformazioni neonatali. Dall'indagine si evince che quasi
la totalità delle mamme interpellate (97,3 per cento) aveva integrato la dieta con l'acido folico durante l'attesa. Ma erano state in poche (21,7 per cento) a farlo in maniera appropriata, iniziando ad assumere gli integratori almeno un mese prima del concepimento. La carenza di acido folico rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di alcune malformazioni congenite, come la spina bifida (incompleta chiusura di una o più vertebre: da cui la malformazione del midollo spinale) e l'anencefalia (il feto risulta privo della volta cranica). Ma l’acido folico è essenziale anche per la maturazione delle cellule cutanee e del midollo osseo, oltre che dell’embrione nel suo complesso.

MENO DI 1 DONNA SU 4 ALLATTA FINO AL SESTO MESE
       Un altro capitolo importante della ricerca riguarda l'allattamento al seno. Quello esclusivo, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, dovrebbe durare almeno sei mesi. Scenario che, stando ai risultati raccolti, riguarda nel complesso meno di 1 donna su 4, con una variabilità che oscilla tra il 16.6 per cento e il 44.7 per cento (le quote più basse sono state rilevate nelle regioni del Sud). Un bambino su 10, inoltre, risulta non essere mai stato allattato nei primi mesi di vita. I benefici dell'allattamento per la mamma e per il bambino sono così consolidati che le principali autorità scientifiche suggeriscono di prolungarlo anche fino ai due anni. Peculiarità del latte materno è quella di «adattarsi ai bisogni delle varie fasi di crescita, cambiando composizione in base a quelle che sono le esigenze nutrizionali di un neonato in crescita», ricorda Fabio Mosca, presidente della Società Italiana di Neonatologia. «L’allattamento è il primo mezzo per creare un legame stabile e positivo tra la mamma e il neonato».

Fonte https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/ginecologia/acido-folico-e-allattamento-le-mamme-italiane-possono-fare-di-piu

venerdì 3 gennaio 2020

Mercurio & gravidanza: livelli più alti nelle donne incinte che consumano più pesce. Serve più informazione

donna incinta gravidanza pesce pescheria        Nelle donne incinte, i livelli di mercurio presenti nell’organismo dipendono da alcuni fattori molto chiari: la zona di residenza, le abitudini alimentari, il livello di istruzione, l’età e il fatto che la gravidanza sia o meno la prima. Questo è il quadro tratteggiato in uno studio pubblicato sull’International Journal of Environmental Research and Public Health, che ha analizzato nel dettaglio la dieta, le caratteristiche socioeconomiche e i livelli di mercurio di oltre 200 donne in gravidanza.

        Com’è noto, quasi tutte le linee guida sconsigliano a chi aspetta un figlio di consumare pesci di grandi dimensioni come tonni e pesci spada, se non sporadicamente, perché nelle loro carni si accumula più mercurio che in quelle dei pesci di piccola taglia, e perché questo metallo è particolarmente nocivo per il feto (in relazione allo sviluppo del sistema nervoso). Per questo i ricercatori della Florida Atlantic University, dove il consumo di pesce è circa dieci volte quello degli altri stati americani, e in cui esiste una delle zone a più elevata contaminazione da mercurio del mondo (la laguna del fiume Indian, estesa per 250 km e che attraversa il 40% delle coste orientali dello stato), hanno valutato la presenza del metallo nei capelli di donne incinte residenti nelle zone costiere. I ricercatori hanno poi messo in relazione quanto scoperto con la dieta e altre variabili, compresa l’origine dei pesci e la consapevolezza dei rischi per il feto.

pesce spada mercurio
        Il risultato è stato che i livelli medi di mercurio non sono superiori a quelli delle donne di età simile residenti in altre zone degli Stati Uniti. Questa è una buona notizia perché la Florida è ad alto rischio anche per la presenza di fonti naturali di mercurio e per la particolare conformazione costiera. Tuttavia, analizzando nel dettaglio la situazione, si è scoperto che le donne con più di 33 anni (spesso di origine asiatica) abituate a mangiare pesce tre volte alla settimana hanno una concentrazione di mercurio nei capelli di circa quattro volte superiore a quella delle coetanee che non lo mangiano mai. Lo stesso accade per le donne che consumano abitualmente pesce proveniente dalla laguna del fiume Indian, i cui capelli contengono più mercurio rispetto a alle donne che non mangiano mai pesce proveniente da quelle zone.

        Altro fattore importante è il livello di istruzione e di conoscenza. Più dell’85% delle partecipanti sa che alti livelli di mercurio possono danneggiare il feto e quasi il 90% sa che alcuni pesci possono contenere grandi concentrazioni. Ma quando si deve tradurre questa conoscenza in comportamenti la situazione non è così positiva. Quando gli autori hanno domandato la frequenza di consumo di pesce spada o tonno durate la gestazione, solo tre quarti hanno risposto che è meglio evitare, e solo il 53,7% ha detto di sapere che anche quelli acquistati nei supermercati e nelle pescherie possono contenere mercurio.

        Resta quindi molto da fare per spiegare meglio quali sono i pesci consigliabili, soprattutto per l’apporto di omega 3, e quali sarebbe meglio evitare, specialmente quando si vive in zone a rischio di contaminazione da mercurio.

Fonte https://ilfattoalimentare.it/mercurio-gravidanza-pesce.html

Salute: “È l’infertilità la malattia del nostro tempo, colpisce il 25% degli italiani”

Картинки по запросу È l’infertilità la malattia del nostro tempo, colpisce il 25% degli italiani       La Medicina della Riproduzione è una delle protagoniste del Congresso Nazionale di Ginecologia e Ostetricia in corso a Napoli: una disciplina che nasceva oltre trent’anni fa di esclusiva pertinenza ginecologica e che oggirappresenta l’emblema della multidisciplinarietà, nello sforzo costante di accompagnare scrupolosamente la coppia attraverso un percorso diagnostico-terapeutico personalizzato per il raggiungimento della gravidanza.

       Integrazione e dialogo tra le differenti competenze hanno caratterizzato questa edizione del congresso che vede la partecipazione di oltre 1500 professionisti di diverse discipline – Ginecologia e Ostetricia, ma anche Genetica, Biologia, Endocrinologia e Oncologia –, e il contributo di esperti di fama internazionale, in pieno spirito di condivisione delle conoscenze e confronto con realtà scientifiche e assistenziali di altri Paesi.

       Al centro del confronto l’affermazione di una ostetricia che tutela la maternità e contrasta l’eccesiva medicalizzazione di gravidanza e parto, la presentazione delle nuove raccomandazioni sulla contraccezione ormonale, le novità nel trattamento dei tumori ginecologici e le strategie di preservazione della fertilità.

       Un’area di grande attualità, quest’ultima, alla luce dei cambiamenti sociali che vedono ogni anno in Italia un nuovo record di calo delle nascite (1,32 figli in media per ogni donna – dati ISTAT 2018) e un progressivo aumento dell’infertilità maschile e femminile, e in considerazione delle straordinarie opportunità offerte dalla medicina predittiva per la preservazione della fertilità sia nelle pazienti oncologiche, sia in quelle fisiologiche.

Картинки по запросу È l’infertilità la malattia del nostro tempo, colpisce il 25% degli italiani       “L’infertilità va considerata una vera e propria patologia che oggi interessa il 25% della popolazione, in egual misura uomini e donne, che tendono a posticipare sempre più la decisione di avere un figlio, trascurando la riduzione dell’età ovarica correlata all’aumento dell’età biologica – commenta Giuseppe De Placido, Direttore Dipartimento Materno-Infantile dell’Università di Napoli “Federico II” – Centro di Sterilità, e co-presidente del Congresso –. Le donne in cerca di una gravidanza, in particolar modo dopo i 35 anni, dovrebbero sempre sottoporsi al ‘pap-test riproduttivo’: un semplice esame diagnostico che misura il valore dell’ormone antimulleriano, consentendo di accertare il numero di follicoli, e quindi di effettuare una stima dell’età ovarica, vale a dire del potenziale riproduttivo, così da poter intervenire con una strategia appropriata”.

       Un’opportunità concreta per gli ‘aspiranti genitori’, non solo in presenza di patologie oncologiche, è rappresentata dal social freezing che consente di congelare il materiale biologico – gameti e tessuto ovarico – per poterlo utilizzare in un secondo momento.

       “Nei centri di sterilità – continua il prof. De Placido – la crioconservazione viene effettuata nelle donne infertili che si sottopongono a PMA, per aumentare le chance di una gravidanza in caso di fallimento del primo ciclo di stimolazione, e nelle pazienti oncologiche che devono sottoporsi a chemioterapia. È il caso, ad esempio, delle donne affette da tumore al seno, la neoplasia oncologica femminile più diffusa – il 30% di tutti i tumori – che insorge già tra i 20 e i 44 anni. Solo presso il Centro di Sterilità dell’Università “Federico II”, centro di riferimento per tutto il Sud Italia, negli ultimi due anni abbiamo effettuato un counseling dedicato ad oltre 2mila pazienti oncologici. Stanno inoltre aumentando le richieste di social freezing anche da parte di donne ‘sane’ che, in attesa di realizzarsi nella vita di coppia e nel lavoro, decidono di congelare gli ovociti per non rinunciare al desiderio di diventare madri”.

       Le ultime frontiere della Medicina della Riproduzione consentono di crioconservare anche parti di ovaio in adolescenti e giovani donne affette da neoplasie del sangue, per un successivo reimpianto nella sfera genitale della paziente. Si tratta di una tecnica in grado di restituire alla donna la piena capacità riproduttiva.

       Tenere sotto controllo l’età ovarica non basta a preservare la fertilità. Secondo gli esperti, un errato stile di vita rappresenta un fattore di rischio importante al pari dell’età. Ad esempio, le infezioni contratte attraverso rapporti sessuali occasionali possono comportare conseguenze negative a lungo termine sulla fertilità. Anche il fumo, l’obesità e l’esposizione a inquinanti ambientali sono fattori in grado di influenzare la salute sessuale e riproduttiva di un individuo, intervenendo negativamente sula qualità degli ovociti e degli spermatozoi.

       “La prevenzione dell’infertilità è diventata una tematica di estrema rilevanza sociale – conclude Antonio Chiantera, Segretario nazionale AOGOI e co-presidente del Congresso –. Per questo motivo, la consulenza clinica da parte del ginecologo deve essere supportata dall’impegno delle Istituzioni, in primis della scuola, verso azioni concrete per promuovere una maggiore consapevolezza da parte dei giovani, fin dall’adolescenza, dell’impatto di scorretti stili di vita sulla salute riproduttiva”. 

Fonte http://www.meteoweb.eu/2019/10/salute-infertilita/1334606/

Gravidanza e disabilità: un tabù da smentire

       «Sono Laura, ho la tetraparesi spastica e sono incinta». Con questa presentazione, una giovane donna italiana ha deciso di abbattere il tabù disabilità-gravidanza. Lei è Laura Coccia, 33 anni, ex parlamentare italiana tra le fila del Partito Democratico, ed atleta, da sempre sostenitrice dei diritti dei portatori di handicap. Durante la sua attività politica ha avanzato le proposte di legge per lo sviluppo delle corrette attività motorie, sin dalla scuola primaria, e la parità di genere nello sport professionistico. Argomenti che avvalorano l'importanza dell'attività fisica mirata per i disabili, al fine di consentire loro una vita il più normale possibile.

       Ed è la normalità il filo conduttore dell'impegno di Laura Coccia che, affrontando i disagi della gravidanza, peggiorati dalla sua condizione di disabile, ha deciso di rendere pubblica la propria esperienza. Scoprendo che sul web non esistevano approfondimenti sui disturbi della gravidanza in caso di handicap più o meno gravi, la donna ha deciso di pubblicare sui social le sue scoperte. Dalla ventunesima settimana di gestazione, Laura racconta la sua storia, alternando aneddoti ed argomenti scientifici che analizzano ogni disturbo fisico tipico del periodo.

       I dolori alla schiena legati alla gravidanza ed esasperati dai problemi di una persona con tetraparesi spastica, un conato di vomito improvviso che può far perdere l'equilibrio, ma anche i dubbi di chi la incontra ed ancora si stupisce che una donna disabile possa essere incinta, sono alcuni degli argomenti trattati nel diario on-line di Laura. Positivo il riscontro di chi legge i suoi post  ed in essi trova qualcosa di proprio, sentendosi meno sola.

       Il piccolo, che si chiamerà Giacomo, nascerà a gennaio e Laura è alle prese con l'organizzazione pratica in vista del suo arrivo. La futura mamma non riesce a stare in piedi a causa della disabilità, e deve trovare una soluzione che le permetta di fare una passeggiata da sola con il suo bambino o cambiargli il pannolino su una superficie più bassa di un normale fasciatoio. I negozi specializzati non offrono alternative e, quindi, bisogna inventarsene una e, poi, condividerla per poter aiutare qualunque altra mamma con problemi simili a sentirsi meno esclusa dalla normalità.

Fonte https://www.tio.ch/rubriche/ti-mamme/1409877/gravidanza-e-disabilita-un-tabu-da-smentire

HIV: in Europa diagnosi tardiva per oltre la metà delle donne

        In Europa sono soprattutto le donne quarantenni a pagare il prezzo di una diagnosi tardiva di sieropositività all’HIV. Per loro, infatti, è più probabile scoprire tardi di avere contratto il virus, con implicazioni gravi sulla possibilità di intervenire tempestivamente, aumentare le possibilità di controllare l’infezione e scongiurare ulteriori contagi. In generale, il problema di una diagnosi tardiva riguarda oltre la metà delle donne europee sieropositive.

IN EUROPA 141.000 NUOVE DIAGNOSI DI HIV NEL 2018
       I dati provengono dall’ultimo rapporto di sorveglianza su HIV e AIDS in Europa per il 2018, pubblicato a cura dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) e dell’ufficio regionale europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Come sottolineato nel report, spiccano i dati sulle donne, che rappresentano circa un terzo delle 141.000 nuove diagnosi nel Vecchio Continente. Fra le diagnosi femminili, i due terzi dei casi riguardano donne fra i 30 e i 49 anni, quasi sempre (92%) eterosessuali. Nel 54% dei casi, queste donne arrivano tardi a scoprire di essere infettate dall’HIV. In particolare, le donne fra i 40 e i 50 anni hanno da tre a quattro volte in più la probabilità di ricevere una diagnosi tardiva rispetto alle ragazze più giovani. Negli uomini la percentuale di diagnosi tardive è di poco inferiore (52%), con evidenti differenze in base al tipo di trasmissione: gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini arrivano tardi alla diagnosi nel 41% dei casi, chi contrae il virus con rapporti eterosessuali nel 60% dei casi.

PERCHÉ UNA DIAGNOSI TEMPESTIVA FA LA DIFFERENZA
HIV: in Europa diagnosi tardiva per oltre la metà delle donne       Sono circa 120.000 le persone con HIV che non sanno di averlo, pari al 14 per cento del totale dei sieropositivi in Europa. Il tempo medio dal contagio alla diagnosi è di 2,9 anni. Se si arriva tardi a identificare l’infezione da HIV, spiegano gli autori del report, il rischio è che il sistema immunitario sia già compromesso, che i farmaci antiretrovirali siano meno efficaci, col risultato di ridurre le possibilità di avere una vita lunga e in buona salute. Inoltre, più è lungo il tempo fra il contagio e la diagnosi, più aumenta il rischio di trasmettere inconsapevolmente l'infezione altre persone. Questo per due motivi: non solo chi è sieropositivo può mettere in atto misure preventive (usando i profilattici), ma la terapia con antiretrovirali se messa in atto tempestivamente, riduce la capacità di contagio del virus.

DIFFONDERE I TEST E L'INFORMAZIONE
       È importante potenziare la diffusione e la disponibilità dei test HIV, sottolineano le istituzioni sanitarie, insieme a una corretta sensibilizzazione sui rischi legati alle malattie sessualmente trasmesse. «Troppe persone vivono con l’HIV senza esserne consapevoli» ha commentato Vytenis Andriukaitis, Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare. «Prima donne e uomini conoscono la loro condizione di positività all’HIV, prima possono essere sottoposti a trattamenti antiretrovirali e possono fermare la trasmissione sessuale del virus. Questo fa una grande differenza per le persone con HIV e per chi vive loro accanto. È fondamentale, perciò, che i servizi sanitari pubblici promuovano un facile accesso ai test e un rapido collegamento con le cure». Questo dovrebbe includere l’offerta attiva del test da parte dei servizi sanitari.

LE MISURE NECESSARIE
       Diverse sono le misure proposte per ridurre i tempi di diagnosi dell’HIV nelle donne:


  • aumentare la consapevolezza fra le donne e gli operatori sanitari
  • offrire consulenza e test adeguati ai bisogni femminili
  • informare le partner degli uomini a cui è diagnosticato l’HIV
  • implementare test HIV di routine associati a condizioni di salute specifiche, come altre infezioni a trasmissione sessuale, epatiti virali, tubercolosi o certe forme di cancro; 
  • rendere disponibili test e trattamenti all’interno delle comunità vicine alle popolazioni che ne hanno bisogno.
Fonte https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/ginecologia/hiv-in-europa-diagnosi-tardiva-per-la-meta-delle-donne

giovedì 2 gennaio 2020

Trasferimento dell'embrione: 10 consigli per un esito positivo

         Il giorno del trasferimento dell'embrione è il più emozionante e importante per ogni coppia
sottoposta alla procedura di fecondazione in vitro. Questo è il momento in cui tutte le speranze
Картинки по запросу Trasferimento dell'embrionee i sogni si uniscono. Quindi, una volta superate tutte le fasi necessarie della preparazione, si
arriva ad avere degli embrioni idonei pronti al trasferimento per attecchirsi alle pareti dell'utero
successivamente. Ma non sempre tutto dipende dalla professionalità del medico, anche se è un
aspetto del programma indubbiamente importante.
         Cosa si dovrebbe fare prima, durante e dopo il trasferimento dell'embrione per aumentare le
possibilità di una gravidanza di successo? In seguito vengono illustrati i dieci principali
suggerimenti basati su fatti reali e pratiche mediche degli esperti del settore.

1. Trovare il medico più esperto
Il trasferimento di embrioni è una prassi comune per qualsiasi clinica di medicina riproduttiva.
Tuttavia, bisogna tener presente il fatto che il servizio include delle cure mediche professionali
e che vengono pagate. Pertanto, è una buona pratica insistere che vi faccia visita e svolga il
trasferimento di embrioni il miglior medico del centro.
Uno specialista che ha una vasta esperienza in questo campo e gestisce regolarmente i
programmi PMA saprà meglio come fare tutto nel modo giusto affinché gli embrioni
attecchiscano con successo. Sentiti libero di chiedere ad altri pazienti a proposito dei medici
della clinica. Inoltre, è possibile ottenere molte informazioni utili sui forum tematici e nelle
directory mediche online.
Картинки по запросу Seguire tutti i consigli del dottore2. Seguire tutti i consigli del dottore
Ascoltate attentamente tutti i consigli del medico prima e dopo il trasferimento dell'embrione:
quanto tempo è necessario essere in posizione orizzontale dopo il trasferimento, di non andare
in sauna, di non lavorare troppo e di non fare esercizi fisici intensi. Bisogna seguire tutte le
raccomandazioni e i consigli del medico e, alla minima deviazione o dubbio, informarlo
immediatamente.
3. Mente sana in corpore sano
Prima di iniziare un programma FIVET, è necessario sottoporsi a una serie di esami medici.
Bisogna sapere per certo che non si hanno controindicazioni, nonché malattie che possono
influenzare negativamente la gravidanza. Per fare questo, in cliniche specializzate, i medici
eseguono gli esami accurati di tutti i partecipanti al programma prima di iniziare il processo. È
anche importante avere un atteggiamento positivo. Non bisogna preoccuparsi ed essere
nervosi. Tutto ciò può influire negativamente sul successo del programma.
4. Esami, esami e ancora esami
Mai fidarsi delle cliniche che risparmiano sulle analisi, test ed esami importanti. Se il centro
medico si preoccupa più del suo conto bancario che del successo del trasferimento
dell'embrione è meglio scegliere una clinica diversa. Per le pazienti sottoposte ai cicli FIVET con
l'uso di ovuli propri ci sono una serie di esami obbligatori da fare. Ci sono anche esami necessari
in caso di utilizzo di ovuli donati. Le buone cliniche includono spesso tutti questi esami e test nel
costo del programma.
5. Assumere degli integratori alimentari
L'assunzione di vitamine particolari aiuta a ridurre il rischio di difetti congeniti. È un punto da
tenere in considerazione sia per le donne che cercano una gravidanza in modo naturale che per
quelle che effettuato una FIVET. Il medico dovrebbe prescrivere le vitamine necessarie dopo il
transfer. È opportuno consultare il medico riguardo le vitamine e integratori minerali e le dosi
di assunzione.
6. Se avete più di 40 anni è meglio considerare il numero di embrioni da trasferire
Più la donna è grande, più il processo di attecchimento dell'embrione può essere difficile. Se la
paziente usa i propri ovociti, vale la pena pensare di trasferire un numero maggiore di embrioni.
È meglio discutere in anticipo le idee sul numero degli embrioni, meglio in fase di negoziazione
delle condizioni del programma e comunque prima di firmare il contratto. Avete il diritto di
scegliere il numero di embrioni da trasferire. Inoltre, non dimenticate che la quantità e la
qualità degli embrioni dipende dalla qualità degli ovociti e, di conseguenza, dall'età. Se dovete
ricorrere all'aiuto degli ovuli donati i medici saranno in grado di scegliere le cellule migliori.
7. Non stare a letto per giorni dopo il trasferimento dell'embrione
È necessario rimanere in posizione orizzontale per le prime 1,5 - 2 ore immediatamente dopo il
trasferimento dell'embrione. Successivamente, potete tranquillamente tornare alla tua vita.
Ricordate solo che dovete mangiare bene, eliminare completamente alcol, sigarette e fare più
passeggiate all'aria aperta. Non fate esercizi faticosi, non sollevare pesi e non fare un bagno
caldo. Seguite uno stile di vita sano e moderatamente calmo.
8. Non tossire e non starnutire
Se avete il raffreddore il giorno del trasferimento dell'embrione, assicuratevi di informarne il
vostro medico. Non dovreste tossire o starnutire durante la procedura. Naturalmente, ciò non
influirà sulle possibilità di successo dell'impianto, ma non è ragionevole starnutire con un
catetere all'interno dell'utero. Prendete uno sciroppo per la tosse o consultate il vostro medico
su cosa è meglio fare in questa situazione.
9. E soprattutto – un sorriso!
Il giorno del trasferimento dell'embrione bisogna essere completamente alleviato dallo stress e
dalla tensione. Scherzate, sorridete, ridete, leggete fumetti e raccontatevi storie divertenti. Più
si è positivi, meglio è. Dopo la procedura provate a mantenere la carica positiva. Condividete
questo momento con i vostri cari che vi sapranno dare una buona dose di supporto e buon
umore.
10. La vostra salute è, in primo luogo, il vostro impegno
La preparazione al trasferimento degli embrioni non riguarda solo le analisi e i protocolli. Prima
di tutto dovete prendervi cura di voi e della vostra salute. È importante che Lei e il Suo partner
lo ricordiate sempre. Meno caffeina, rifiuto dell'alcool, moderata attività fisica, yoga e
agopuntura: tutto questo e altro ancora può influenzare positivamente il successo del
programma. Dopo il trasferimento, seguite tutti i consigli del medico e fate ciò che vi fa
rilassare e sorridere.

         Ci auguriamo che questi 10 suggerimenti utili ti aiuteranno a completare con successo i cicli
FIVET. Buona gravidanza! E se l'embrione non ha attecchito la prima volta, non disperatevi.
Ricordate, le emozioni negative e lo stress non faranno altro che aggravare la situazione. Prima
o poi arriverà sicuramente il risultato desiderato!