lunedì 30 dicembre 2019

Allattare il bebè durante una nuova gravidanza: è possibile?

Allattare il bebè durante una nuova gravidanza: è possibile?       Come conciliare poppate e attesa di un nuovo bebè? Sono tante le domande che si affollano nella mente della mamma. Ecco le risposte dell’esperta per allattare con serenità.

Sospendere o continuare? C’è tempo per decidere
       In genere, se si allatta in modo esclusivo e a richiesta il capoparto si presenta più tardi (anche di diversi mesi) rispetto a quanto accade se non si nutre al seno. La prima ovulazione, però, si verifica prima della ricomparsa del ciclo: se la coppia non usa un metodo contraccettivo, può capitare che la cicogna torni a farle visita prima del previsto.

       “Quando una mamma si accorge di essere in attesa di un altro bimbo, spesso le viene consigliato di smettere di allattare. Ma il suggerimento non è supportato da evidenze scientifiche”, considera Mariangela Porta, ginecologa a Torino. “In realtà non è necessario procedere a uno svezzamento rapido e potenzialmente traumatico perché non vi è alcun rischio né per il piccolino che cresce nel pancione, né per la madre. Una dieta sana ed equilibrata garantirà a entrambi i nutrienti necessari”.

       Quindi il suggerimento è quello di… mantenere la serenità! Non c’è alcuna fretta e si può valutare con calma se si desidera continuare ad allattare o se si preferisce sospendere gradualmente le poppate.

Allattare in gravidanza: si stimolano le contrazioni?
       Un dubbio frequente è che le poppate possano provocare contrazioni, rischiando così di causare un aborto o un parto pretermine. “La suzione innesca effettivamente un riflesso che parte dalla mammella e raggiunge l’ipofisi, provocando il rilascio di ossitocina, sostanza chiave nel meccanismo del travaglio”, considera la ginecologa. “Ma la quantità di ormone prodotta durante una poppata non è dissimile da quella presente durante un rapporto sessuale. E l’attività sessuale non viene normalmente vietata nei nove mesi”. Se la gravidanza è fisiologica non ci sono controindicazioni “mediche” ad allattare.

Il latte è “buono” per il primogenito?
       Se la mamma non desidera interrompere le poppate, il suo latte continuerà a essere adatto alle esigenze del primogenito? “Con la gravidanza le caratteristiche del latte si modificano, ma l’alimento materno mantiene le sue proprietà nutrizionali”, spiega Mariangela Porta. “Infatti cambia sapore, diventando un po’ più salato per l’aumento del contenuto in proteine e sodio e per la diminuzione di glucosio, lattosio e potassio. Inoltre, generalmente intorno al quarto mese, si riduce in quantità. E verso il termine si trasforma nel colostro che sarà il cibo del nuovo bebè nei suoi primi giorni di vita”.

Via libera se alla mamma fa piacere
Картинки по запросу Allattare il bebè durante una nuova gravidanza: è possibile?       Stabilito che non ci sono controindicazioni per proseguire le poppate, la mamma deciderà come procedere valutando la sua situazione. Il bimbo ha meno di un anno per cui il latte materno è l’alimento principale della sua dieta? Il suo bisogno di poppare è ancora molto intenso? Oppure è più grandicello e potrebbe essere il momento giusto per concludere questa esperienza?

       È importante che si metta anche in ascolto delle proprie sensazioni fisiche ed emotive. Ci sono mamme per cui le poppate sono valide alleate: al seno il bimbo si rilassa, spesso si addormenta e loro stesse possono riposare un po’. Altre mamme invece provano fastidio ai capezzoli e non si sentono più a loro agio. In questo caso è opportuno accompagnare pian piano il piccolo verso nuove esperienze alimentari, con un bel surplus di coccole e rassicurazione.

Quando il bimbo dice basta
       A volte, infine, a decidere è… il bambino! “In seguito alle variazioni a cui il latte materno va incontro durante la gravidanza, alcuni bambini tendono a staccarsi spontaneamente dal seno prima dell’arrivo del fratellino, soprattutto se hanno superato il primo anno di età”, considera la ginecologa.

       “Nei casi in cui ciò non avviene, l’allattamento potrà proseguire anche dopo la nuova nascita, in ‘tandem’”. Per continuare finché a mamma e bambino – che sono i protagonisti di questa relazione – fa piacere.

Fonte https://www.dolceattesa.com/gravidanza/allattare-nuova-gravidanza/

Infertilità: se fosse un problema di intolleranze alimentari?

Rimanere incinta celiachia       Infertilità e intolleranze alimentari potrebbe essere un binomio strettamente legato: a lanciare l'allarme sono i medici del centro di medicina della riproduzione ProCrea di Lugano. Dalle loro ricerche è risultato che l'8% delle coppie con infertilità idiopatica (cioè senza una causa apperente) è risultata affetta da celiachia. Le coppie alla ricerca di un figlio vengono quindi sottoposte a un nuovo test genetico che individua intolleranze a glutine, lattosio e fruttosio così da poterle indirizzare sulla strada più corretta.

      "Si parla molto di intolleranze alimentari, ma poco si dice della correlazione che c'è tra l'alimentazione e la capacità fertile" spiega Michael Jemec, specialista in medicina della riproduzione del centro ProCrea. "L'intolleranza alimentare può causare una diminuzione delle probabilità di impianto dell'embrione, aborti ricorrenti e ritardo di crescita intrauterina. L'assunzione di cibi non tollerati provoca un'infiammazione cronica e quindi una risposta immunologica esagerata che può essere dannosa per la maturazione degli ovuli."

Fonte https://www.donnamoderna.com/mamme/rimanere-incinta/infertilita-intolleranze-alimentari-celiachia

In Italia scarsa conoscenza su cause e rimedi infertilità

       L’infertilità riguarda il 15% delle coppie italiane (dato del Registro nazionale procreazione medicalmente assistita), tuttavia una recente ricerca rivela una scarsa conoscenza delle sue cause e di come affrontarla. L'indagine commissionata da Ivi (Istituto valenciano per l’infertilità) e condotta da Ixè su 600 uomini e donne tra i 25 e i 44 anni, ha rivelato, ad esempio, che in molti non sanno che le malattie sessualmente trasmissibili sono causa di infertilità, o che 2 persone su 10 ritengono che la fertilità della donna inizi a ridursi dai 46 ai 50 anni, quando in realtà inizia dopo i 30 anni, con un calo importante già dopo i 35.
In Italia scarsa conoscenza su cause e rimedi infertilità

       L’indagine è stata presentata oggi a Milano durante la tavola rotonda Ivi 'Essere Mamma Oggi', nella quale quattro esperte si sono confrontate su come sia cambiata la figura della donna e della mamma rispetto al passato, con un focus sull’infertilità e sulle sue cause, tra cui l’invecchiamento della popolazione. In caso di difficoltà a concepire un figlio, il 49% degli intervistati sceglierebbe l’adozione mentre il 48% la fecondazione assistita. Chi ancora non ha avuto figli indica, in misura superiore alla media, la fecondazione assistita (48%), chi ha già figli preferirebbe, in misura superiore, l’adozione (49%).

       "Oggi, grazie al social freezing (la crioconservazione di ovociti con l’obiettivo di preservare nel tempo la fertilità di una donna per motivi sociali) una donna può avere un’opportunità in più se decide di procrastinare la maternità per motivi professionali o personali o perché non ha ancora un compagno con cui condividere progetti di vita - ha commentato Daniela Galliano, direttrice del Centro Ivi di Roma - I dati dell’indagine, come del resto la pratica clinica, mostrano come si tratti di un fenomeno ancora poco conosciuto in Italia ma l’atteggiamento di apertura che è emerso rappresenta un segnale incoraggiante".

       Un altro tema interessante toccato dall’indagine è la paura rispetto alla scelta della genitorialità: al primo posto si colloca la questione economica (41%), poi le insicurezze relative alle proprie capacità di crescere un figlio (27%) e a seguire la preoccupazione per il lavoro, sul come trovarlo e mantenerlo (25%).

       Si definisce infertile quella coppia che dopo 12 -24 mesi di rapporti sessuali regolari e non protetti non è riuscita a concepire. Una definizione che non tiene tuttavia conto di diversi aspetti. Le donne raggiungono il massimo picco della fertilità tra i 20 e i 25 anni: resta sufficientemente alto fino ai 35, subisce un considerevole calo dai 35 ai 40, ed è bassissimo oltre i 40 (dati del Registro nazionale procreazione medicalmente assistita).


Fonte https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2019/12/12/italia-scarsa-conoscenza-cause-rimedi-infertilita_LSXeexhLH5VIZGyFV1wwOJ.html?refresh_ce

Solfato di magnesio durante la gravidanza sicuro per bambino secondo un nuovo studio

        Le donne incinte che sono state trattate con solfato di magnesio assunto per via endovenosa non hanno visto i propri figli patire problemi particolari secondo uno studio condotto da ricercatori del South Australian Health and Medical Research Institute (SAHMRI).

        La principale autrice dello studio è stata Emily Shepherd secondo la quale si tratta di un risultato importante perché rassicura tutti quei genitori e soprattutto tutte quelle donne incinte che devono assumere solfato di magnesio.
        La stessa ricercatrice parla di quella che è stata una speculazione riguardo al fatto che questo trattamento benefico potesse danneggiare, involontariamente, il nascituro ma la questione in effetti non è mai stata affrontata chiaramente.

        Lo studio è in realtà una revisione sistematica di quasi 200 altri studi, di cui 40 randomizzati, che hanno permesso alla ricercatrice di giungere al risultato secondo il quale non non è possibile riscontrare particolari differenze per i neonati le cui madri sono state trattate con solfato di magnesio durante la gravidanza rispetto a quelle madri che non sono state trattate con questa sostanza o che hanno ricevuto un trattamento placebo.

        Il solfato di magnesio viene assunto soprattutto per quelle donne in gravidanza con con pre-eclampsia o eclampsia e negli ultimi 10 anni è stato introdotto come trattamento anche per quelle donne incinte con probabilità di avere un figlio molto pretermine affinché si riduca il rischio del bambino di sviluppare paralisi cerebrale.

        “I nostri risultati supportano l’uso continuato di solfato di magnesio come trattamento sicuro per queste donne, così come per le donne in gravidanza che soffrono di pre-eclampsia o eclampsia”, dichiara la ricercatrice nel comunicato stampa che presenta lo studio e che è stato pubblicato su PLOS Medicine.

Approfondimenti
Study finds no harm for newborns whose mothers were treated with magnesium sulphate during pregnancy (IA)
Antenatal magnesium sulphate and adverse neonatal outcomes: A systematic review and meta-analysis (IA) (DOI: 10.1371/journal.pmed.1002988)

domenica 29 dicembre 2019

A che eta inizia a calare la fertilita?

         L’età in cui si cerca il primo figlio sta aumentando sempre di più. Diventare genitori oggi è più complicato per tanti motivi: i cambiamenti della società e della figura della donna, le difficoltà economico-sociali, la possibilità di fare scelte diverse, i progressi della scienza. Affacciarsi alla maternità intorno ai 35-40 anni, però, porta con sè una grande conseguenza: le problematiche legate all’infertilità.
Diventare genitori
La fertilità inizia a calare dopo i 30 anni
         Infertilità di cui non si è tanto consapevoli: secondo un’indagine condotta da Ixè e commissionata dall’Istituto Valenciano per l’Infertilità (IVI), quasi 2 persone su 10 ritengono che la fertilità della donna inizi a ridursi dai 46 ai 50 anni e un ulteriore 11% (in misura superiore gli uomini) dopo i 50 anni. In realtà, il calo inizia dopo i 30 anni e diventa importante già nei cinque anni successivi. Risultati sconfortanti sono emersi anche in relazione alle cause dell’infertilità: solo pochi citano le malattie sessualmente trasmissibili.

Le scelte di fronte ai problemi di infertilità
         Il campione si spacca a metà, invece, di fronte alla scelta da prendere in caso di difficoltà a concepire. Il 49% opterebbe per l’adozione (soprattutto persone che hanno già avuto figli), il 48% per la fecondazione assistita (risposta diffusa tra chi invece non è ancora genitore). Tra chi vaglia il ricorso alla fecondazione assistita, il 37% accetterebbe anche la donazione eterologa, soprattutto le donne, più degli uomini, e i 25-29enni.

La conoscenza del social freezing
         Nell’indagine si inserisce anche il tema del social freezing, cioè la crioconservazione degli ovociti non per motivi terapeutici, ma per necessità sociali (lavoro, mancanza del partner, difficoltà socio-economiche). Dalla ricerca è emerso che solo il 17% degli intervistati sa che si può accedere al social freezing in Italia (il 37%, infatti, lo ignora), mentre il 20% crede che qui non sia consentita.

Poco conosciuto, ma sostenuto
         «Attraverso il social freezing una donna può avere un’opportunità in più se decide di procrastinare la maternità per motivi professionali o personali o magari semplicemente perché non ha ancora un compagno con cui condividere progetti di vita» commenta Daniela Galliano, direttrice del Centro IVI di Roma. «I dati dell’indagine, come del resto la pratica clinica, mostrano come si tratti di un fenomeno ancora poco conosciuto in Italia ma l’atteggiamento di apertura che è emerso rappresenta un segnale incoraggiante». Nel complesso la crioconservazione, e nello specifico pure il social freezing, viene considerata una scelta non egoista, sia per il bambino che per la mamma, anche se piuttosto costosa e innaturale.

Diventare genitori: l’associazione che salva le mamme
          Questione economica e precarietà lavorativa sono invece le risposte predominanti quando si tratta di parlare delle paure rispetto alla genitorialità. Al terzo poso motivazioni personali, soprattutto insicurezza sulla propria capacità di crescere un figlio. Il 6% dei 25-44enni parla anche di limiti alla carriera. Per chi si trova in condizioni di grave disagio economico e sociale esiste l’Associazione Salvamamme, che da più di 20 anni opera nel settore. «Sono migliaia le mamme e le famiglie che ricevono aiuto dalla nostra associazione» spiega Katia Pacelli, direttrice dell’associazione. «Il primo passo per avviare un rapporto e accogliere chi è in difficoltà è rappresentato dalla donazione di beni di prima necessità, che vengono offerti non solo nel pieno rispetto della dignità di quanti, forse per la prima volta nella vita, si sono trovati a chiedere, ma ancor più come una spinta per chi lo riceve a risollevarsi, per accendere una speranza e incoraggiare la volontà di farcela».

Fonte https://www.ok-salute.it/salute/a-che-eta-inizia-a-calare-la-fertilita/

Intelligenza artificiale il ‘futuro’ dell’infertilità

Картинки по запросу Intelligenza artificiale il ‘futuro’ dell’infertilità        «Attraverso parametri ben definiti e algoritmi matematici si può scegliere l’embrione migliore con quelle precise caratteristiche idonee all’impianto migliore e rendere oggettiva una scelta che al momento è invece soggettiva, perchè legata all’esperienza e alle conoscenze dell’operatore», spiega il professor Ermanno Greco, presidente del sesto European Fertility Meeting, di Roma - Questo appuntamento vuole fornire una sorta di cambio di direzione. Fino a oggi ci eravamo concentrati solo sugli embrioni mentre ora si è scoperto che la recettività dell’endometrio è fondamentale per far si che anche un embrione perfetto possa esser un bimbo in futuro». Il Meeting di Roma rappresenta ormai un punto di riferimento internazionale, per fare il punto sulla prevenzione e le metodiche di fecondazione più all'avanguardia. Come evidenziano anche gli ultimi dati Istat relativi al 2017, prosegue in Italia la tendenza alla diminuzione della fecondità in atto dal 2010. Il numero medio di figli per donna scende a 1,32 (1,46 nel 2010). Le donne italiane hanno in media 1,24 figli (1,34 nel 2010), le cittadine straniere residenti 1,98 (2,43 nel 2010).


        Prevedere ovulazione e fertilità, basandosi sui cicli mestruali e i sintomi, per scegliere il periodo migliore della propria ‘finestra fertile’, e poi ancora usare algoritmi per apprendere i cambiamenti dei modelli ormonali per una previsione dell'ovulazione altamente personalizzata e specifica per ogni donna. Sono numerose le possibilità attualmente in uso con le App per smartphone, che rappresentano un’anticipazione di ciò che ancora di più promette di fare l’Intelligenza Artificiale (IA) contro l’infertilità. E’ uno degli argomenti principali del sesto European Fertility Meeting, una due giorni di grandi novità scientifiche a Roma, presieduto dal professor Ermanno Greco, direttore scientifico Centri ICSI ROMA, Medicina della Riproduzione European Hospital e di Villa Mafalda. Nella fecondazione in vitro, infatti, si può usare per la valutazione e selezione degli embrioni, ottimizzazione della valutazione dei parametri della riserva ovarica e selezione degli spermatozoi. Al momento tutto ciò dipende spesso dalla conoscenza degli esperti e quindi le risposte possono essere molto soggettive mentre l'intelligenza artificiale può fornire un metodo oggettivo per la valutazione. Ma, ad esempio, uno recente studio ha dimostrato che l’Intelligenza Artificiale può imparare a riconoscere quali embrioni sono migliori per l’impianto: sono state mostrate decine di migliaia di immagini e indicato all’IA quelli legati a una gravidanza di successo, in seguito sono stati mostrati all’IA le immagini di embrioni trasferiti ed è riuscita a riconoscere correttamente la loro vitalità nel 70 per cento dei casi.

Картинки по запросу Intelligenza artificiale il ‘futuro’ dell’infertilità        «Grazie alle nuove tecniche di indagine sulla qualità embrionaria, da quelle cinetiche a quelle cromosomiche, aiutate anche dall’Intelligenza Artificiale (big data), si possono offrire alle coppie la migliore possibilità di successo, basandosi sempre su un percorso di personalizzazione – spiega Greco – Attraverso parametri ben definiti e algoritmi matematici si può scegliere l’embrione migliore con quelle precise caratteristiche idonee all’impianto migliore. In uno studio di pochi mesi fa, pubblicato sulla rivista ‘Fertility and Sterility’, ad esempio, è stato sviluppato un albero decisionale, per migliorare le nostre capacità predittive per l'impianto dell'embrione, utilizzando la valutazione della blastocisti insieme all'età materna, in quanto è uno dei fattori più significativi che influenzano il raggiungimento della gravidanza. Con questo sistema, è stata dimostrata la capacità di prevedere la possibilità di impianto all'interno di ogni fascia d'età. Questo approccio basato sull'intelligenza artificiale sembra valutare oggettivamente l'embrione, consentendo la previsione del potenziale di impianto e gettando le basi per un futuro di trattamento IVF personalizzato». Attualmente il ricorso all’Intelligenza Artificiale, sottolineano anche i ricercatori, è in fase di sperimentazione in diverse aree della medicina riproduttiva, tra cui l'identificazione e la morfologia degli spermatozoi, l'automazione della conta dei follicoli, la previsione automatica dello stadio delle cellule embrionali, la valutazione degli embrioni e la previsione della nascita dal vivo, nonché lo sviluppo di migliori protocolli di stimolazione e numerose di queste prestazioni saranno a breve disponibili nei Centri ICSI ROMA.

        Numerosi altri argomenti sono presenti, inoltre, nel programma del Meeting di Roma, come le sessioni sulla genetica e l'infertilità maschile, i metodi di selezione degli embrioni, inquinamento e fertilità oppure sulle cure immunoterapiche e il rischio di aborto: In particolare nella sessione su 'Nutrizione e Infertilità', viene sottolineata l'importanza di un corretto stile di vita a ogni età anche per l’impatto negativo che ha l’obesità. «Non si tratta solamente di esser attenti quando si decide di aver un figlio – sottolinea il professor Greco – ma approfittare di questo vantaggio già da più giovani. E' un tassello in più verso la fertilità, che va utilizzato subito. Quindi al bando sia obesità e sia anoressia e spazio a una dieta ricca di antiossidanti, selenio, vitamine e poi frutta e verdura, niente fumo e diminuire al massimo l'alcol, che interferisce con la produzione di ormoni sessuali. E il consiglio è di dedicarsi fin da giovani all'attività fisica anche leggera, non usare sostanze stupefacenti, compreso il doping, e abbassare il più possibile i livelli di stress. Inoltre il Meeting – prosegue il professor Greco – ha voluto fornire una sorta di cambio di direzione. Fino a oggi ci eravamo concentrati solo sugli embrioni mentre ora si è scoperto che la recettività dell’endometrio è fondamentale per far si che anche un embrione perfetto possa esser un bimbo in futuro». Come evidenziano anche gli ultimi dati Istat relativi al 2017, prosegue in Italia la tendenza alla diminuzione della fecondità in atto dal 2010. Il numero medio di figli per donna scende a 1,32 (1,46 nel 2010). Le donne italiane hanno in media 1,24 figli (1,34 nel 2010), le cittadine straniere residenti 1,98 (2,43 nel 2010). La riduzione del numero medio di primi figli per donna tra il 2010 e il 2017 è responsabile per il 68 per cento del calo complessivo della fecondità delle donne italiane e per l’81 per cento di quello delle donne straniere. Considerando le generazioni, il numero medio di figli per donna decresce senza soluzione di continuità. Si va dai 2,5 figli delle nate nei primissimi anni Venti (cioè subito dopo la Grande Guerra), ai 2 figli delle generazioni dell’immediato secondo dopoguerra (anni 1945-49), fino a raggiungere il livello stimato di 1,44 figli per le donne della generazione del 1977. (FABRIZIA MASELLI)

Fonte https://www.liberoquotidiano.it/news/salute/13538958/intelligenza-artificiale-il-futuro-dellinfertilita.html

Scoperto un gene che sarebbe responsabile dell’infertilità maschile

        Da uno studio statunitense arriva una nuova speranza per gli uomini che hanno problemi di infertilità.
       Un team di ricercatori del Brigham and Women's Hospital di Boston ha scoperto una nuova mutazione genetica responsabile di alcuni casi di infertilità maschile, la cui diagnosi è associata a una scarsa presenza di spermatozoi nel seme.
       Il gene in questione si chiama ‘SYCP2’ ed è stato isolato, tramite la mappatura a tappeto del Dna, in un individuo di giovane età con problemi di fertilità.
Картинки по запросу Scoperto un gene che sarebbe responsabile dell’infertilità maschile
Lo studio nel dettaglio
       La scoperta, descritta sulla rivista specializzata American Journal of Human Genetics, ha trovato riscontro in altri tre pazienti sterili, nel quale Dna è stato ritrovato lo stesso gene ‘difettoso’.
"Speriamo che il nostro studio porti ad inserire questo gene tra quelli oggi considerati nel processo diagnostico della sterilità maschile”, ha spiegato Cynthia Morton, principale autore dello studio. "La sterilità è un grande problema per le persone giovani, e dal 40 al 72% degli uomini non riceve una diagnosi precisa. Significa che dobbiamo scoprire ancora gran parte dei geni coinvolti”.
       Finora, la ricerca è riuscita a identificare un numero limitato di geni coinvolti nell’infertilità maschile. Secondo le stime ne esisterebbero tanti altri ancora sconosciuti.
       Stando al parere degli esperti, le cause della sterilità di coppia possono essere attribuite al 50% all’uomo. Inoltre, nel 50% dei casi l’infertilità maschile sarebbe dovuta proprio alla presenza di una mutazione genetica.

       L’infertilità maschile senza cause apparenti legata a un difetto nel Dna degli spermatozoi
Un recente studio, condotto sui topi da un team di ricercatori dell’Università della Pennsylvania, ha scoperto per la prima volta il responsabile di quei casi di infertilità maschile che risultano apparentemente inspiegabili. La causa di questo tipo di sterilità negli uomini sarebbe un groviglio provocato dal genoma degli spermatozoi, che, secondo quanto emerso dalla ricerca, resterebbe ‘impigliato’ per errore negli istoni, compromettendone la necessaria sostituzione.

Fonte https://tg24.sky.it/scienze/biotech/2019/12/19/infertilita-maschile-gene.html