mercoledì 27 febbraio 2019

IL MICROBIOMA, INFLUISCE SU CONCEPIMENTO, NASCITA E NEONATO

       Il microbioma è l’insieme – una sorta di vera e propria “comunità” – di microrganismi che risiedono all’interno del corpo umano, condividendone in pratica le sostanze nutritive o conducendo una vera e propria vita in simbiosi con l’uomo che, da questi, può trarre giovamento e una piena funzionalità di alcuni organi e apparati.

Non mancano, d’altra parte, gli agenti patogeni.
microbioma gravidanza       Per queste ragioni, la comunità scientifica sta dedicando una particolare attenzione al microbioma al momento del concepimento, durante la gravidanza, il parto e le prime fasi di vita del neonato.
       Lo ricorda Rachel Reed, ostetrica, ricercatrice e insegnante.
Posto in relazione con obesità, salute mentale, autismo, asma, cancro e diversi altri casi di anomalie o malattie che possono insorgere nel corso della vita, il microbioma umano rappresenta un’entità, per così definirla, alla quale prestare attenzione fin dalle fasi che precedono la nascita. Le ragioni appaiono ovvie, prime tra tutte la prevenzione e la cura in tempi appropriati le patologie che possono insorgere.


Il microbioma non va alimentato.
       Quando si desidera un bambino o si è già in attesa, occorre smettere di fumare, evitare un’alimentazione ricca di tossine a vantaggio di fibre fermentabili e ortaggi ricchi di amido, come le patate.
       In caso di problemi intestinali, è necessario provvedere a ripristinare l’equilibrio del microbioma, assumendo all’occorrenza prodotti probiotici. Bisogna inoltre ricordare che anche lo stress interferisce con la flora batterica intestinale e che i batteri stessi possono essere addirittura veicolo di trasmissione dello stesso stress dalla madre al bambino. Evitare inoltre i prodotti antisettici ad azione cutanea e il contatto o l’inalazione con quelli per la pulizia della casa.

       Alla nascita, è il caso di arrivare preparate, con un ambiente vaginale ricco di microbioma sano, da trasmettere al neonato.
Occorre evitare l’impiego di antibiotici, se non necessario, durante il travaglio.
       Nel caso che vengano utilizzati, bisogna provvedere con la somministrazione di probiotici a madre e figlio. Va inoltre ridotto al minimo il contatto tra chi presta assistenza alla partoriente, la vagina, il perineo e il bambino.

        In caso di taglio cesareo, infine, i probiotici e l’allattamento al seno si rendono ancora più necessari.
Subito dopo la nascita, e nei primi giorni di vita, il bambino dovrebbe trascorrere più tempo possibile nudo, sul petto della madre.
       Da evitare, almeno per 24 ore dopo la nascita, la nursery.
Occorre inoltre allattare al seno e, se non è possibile, ricorrere ai probiotici.
        Gli estranei alla famiglia, infine, dovrebbero limitare o evitare i contatti, specie pelle a pelle, col neonato.

Fonte

The Human Microbiome: considerations for pregnancy, birth and early mothering

martedì 26 febbraio 2019

Il tumore al seno duranta la gravidanza non peggiora la sopravvivenza

        Rimanere incinte in coincidenza di cancro mammario non incide negativamente sulla sopravvivenza. È quanto sostengono alcuni ricercatori canadesi in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica JAMA Oncology. Sono state considerate più di 7.500 donne con diagnosi di tumore mammario tra i 20 e i 45 anni di età. Le pazienti sono state divise in gruppi, a seconda della comparsa del tumore e dell’epoca della gravidanza: quelle che non hanno avuto gravidanze, quelle che l’hanno avuta prima del tumore, quelle in cui gravidanza e tumore sono stati contemporanei e quelle che hanno avuto la gravidanza dopo la diagnosi. Dall’analisi dei dati si è evinto che i tassi di sopravvivenza sono stati dell’87,5% nelle donne senza gravidanza; 85,3% nelle donne con gravidanza prima del cancro; 82,1% nelle donne con cancro al seno associato a gravidanza e 96,7% nelle donne rimaste incinte sei mesi dopo la diagnosi di tumore mammario.
        La differenza di mortalità per le donne con cancro al seno associato alla gravidanza rispetto a quelle senza gravidanza è stata di 1.18, differenza non significativa. “Abbiamo scoperto – dice Steven A. Narod, dell’Ospedale Universitario Femminile di Toronto e principale autore dello studio – che le donne molto giovani hanno un decorso generalmente sfavorevole del cancro al seno rispetto alle donne più anziane, ma questo rischio non è aggravato da una gravidanza. Le giovani donne che hanno un tumore mammario quando sono in stato di gravidanza devono affrontare molte sfide ed è importante che venga loro fornita la corretta e più aggiornata informazione al riguardo.”

Fonte http://www.clicmedicina.it/tumore-al-seno-duranta-la-gravidanza-non-peggiora-la-sopravvivenza/

Gravidanza, bere tè e caffè può mettere a rischio il nascituro

       Tè e caffè, per la maggioranza degli italiani, rappresentano una vera e propria dipendenza. Che sia in ufficio, a scuola o, semplicemente, a zonzo, ogni scusa è buona per spendere un euro dal barista in cambio del divino nettare che risveglia i sensi.

       Come ogni alimento degno di nota, anche caffè e tè hanno pro e contro: infatti, consumarli non è pericoloso, a patto che non si esageri. Il consumo abituale di queste bevande è positivo per la salute, ma berne troppi fa male, in particolar modo alle donne in stato di gravidanza.

       Secondo alcuni studi, infatti, la caffeina contenuta nel tè e nel caffè potrebbe comportare seri rischi per il nascituro, addirittura rientrando nelle categorie delle donne che partoriscono bambini sottopeso. The American Journal of Clinical Nutrition, in una ricerca, ha confermato l’ipotesi secondo cui l’abitudine di sorseggiare le due bevande amate dagli italiani, potrebbe causare, addirittura, un rischio doppio di nascita di bambini troppo piccoli per la propria età gestazionale.
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       L’Organizzazione Mondiale per la Salute ha messo un punto fermo sui dubbi riguardanti gli aspetti negativi legati alla caffeina. La sua assunzione può essere un reale rischio per il bambino, nonostante non si indichi con precisione la convenienza ad astenersi totalmente. Al momento ci si ferma unicamente a raccomandazioni, soprattutto per le assidue consumatrici di tè nero, che pare contenga un quantitativo di caffeina ancora più elevato rispetto alle altre miscele di tè.

       Un altro grave pericolo segnalato, questa volta, dal British Medical Journal riguarda, questa volta, uno sviluppo del bambino a dir poco eccessivo, che potrebbe avere gravi problemi legati all’obesità. Secondo lo studio, infatti, nel primo anno di vita, gli infanti potrebbero sviluppare dei problemi si sovrappeso, che potrebbero aggravarsi nel periodo che porta all’ottavo compleanno.

       Lo stesso effetto del caffè lo hanno le bevande energizzanti. Si calcola che queste abbiano lo stesso quantitativo di caffeina presente in una tazza di tè nero, ovvero tra i 25 mg ed i 50 mg, mentre una singola tazzina di nettare sudamericano ne contiene circa tre volte tanto.

        In sintesi, per evitare problemi è consigliato ridurre al minimo le quantità di caffeina ingerite durante il periodo di gravidanza. Non è necessario rinunciare completamente al piacere di questa pausa, l’importante, però, è farlo con parsimonia e nei tempi adeguati.

Fonte https://dilei.it/salute/gravidanza-bere-te-caffe-rischi/581559/

LE MAMME DI OGGI RISCHIANO LA DEPRESSIONE PIÙ DI 20 ANNI FA: LO STUDIO

        Le mamme del Duemila sono più a rischio di sviluppare forme di depressione rispetto al passato. A dirlo uno studio condotto su due diversi gruppi di mamme giovani (di 22 anni in media), in due diversi momenti: il primo gruppo è stato preso in esame tra il 1990 e il 1992, il secondo dal 2012 al 2016.

        Al primo gruppo di studio hanno partecipato 2.390 donne, mentre per il secondo sono state esaminate 180 donne (figlie o nuore delle donne del primo gruppo). I ricercatori dell’Università di Bristol, che ha condotto lo studio pubblicato sul Jama Journal, hanno evidenziato come nella seconda generazione presa in esame l’incidenza della depressione prenatale risultava più alta rispetto al primo gruppo: il 17% delle donne del primo gruppo era considerata a rischio depressione, contro il 25% del secondo gruppo. Non solo: le figlie delle donne che avevano sofferto di depressione durante la gravidanza avevano un rischio tre volte più alto di soffrire di depressione a loro volta.

Картинки по запросу LE MAMME DI OGGI RISCHIANO LA DEPRESSIONE PIÙ DI 20 ANNI FA: LO STUDIO        I risultati suggeriscono che la depressione prenatale sia il 51% più diffusa tra le giovani donne dell’attuale generazione rispetto alla generazione delle loro madri 25 anni fa. Dati i costi associati alla depressione prenatale e alle conseguenze per la madre, il bambino e l’intera società, un aumento dell’incidenza è importante per la fornitura dei servizi e la salute pubblica, al di là del fatto che tale aumento sia specifico della gravidanza. I risultati evidenziano la necessità di ulteriori ricerche per chiarire le ragioni di questa tendenza intergenerazionale e per ridurne gli effetti negativi.

        Come ha spiegato la coordinatrice dello studio, Rebecca Pearson, all’origine di tali effetti negativi, potrebbe esserci la minore qualità della vita di oggi rispetto al passato:


        Le donne incinte sono maggiormente sottoposte a pressioni ulteriori. In primo luogo, rispetto agli anni ’90 il numero di madri lavoratrici è aumentato sensibilmente, e la rigidità del lavoro insieme alle pressione lavorative sono associate ad una più alta presenza di sintomi depressivi nelle mamme. Le difficoltà nel trovare un equilibrio tra famiglia e carriera, le pressioni finanziarie sono a loro volta associate alla depressione durante la gravidanza. che aumentano il confronto sociale e il sovraccarico di informazioni, le pressioni finanziarie.

        Fondamentale per arginare gli effetti della depressione sulle future mamme e neomamme è riconoscerla tempestivamente: fino al 10-15% delle mamme soffre di depressione post partum, ma non tutte ricevono assistenza adeguata.

Fonte http://www.gravidanzaonline.it/news/mamme-di-oggi-piu-depresse-di-20-anni-fa?fbclid=IwAR2MXzpAn8kUQh0acDRtPrH91Ofjr5djW-ME3_5H1UvRFntkiw97bDurv5I&on=ref

Consigli per la maternità dopo i 40 anni

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       Nella società in cui viviamo c'è uno spostamento in avanti dell'età in cui una donna decide di intraprendere una gravidanza, per cui è più frequente iniziare una maternità a 40 anni. Il primo dubbio della futura mamma è quello di dover affrontare maggiori fattori di rischio, ma al giorno d'oggi sono disponibili maggiori strumenti di controllo rispetto a qualche anno fa ed è quindi possibile vivere serenamente una maternità tardiva.

       Durante i nove mesi il corpo della donna subisce notevoli cambiamenti, e in questa guida vi fornirò alcuni consigli per affrontare quest'esperienza unica e speciale nel modo migliore.

       Quando si decide di avere un figlio dopo i 40 anni è necessario porre attenzione a tutti i potenziali fattori di rischio, per cui è opportuno informare preventivamente il proprio ginecologo, affinché questi possa prescrivere analisi del sangue, accertamenti clinici, oppure integratori vitaminici adeguati per intraprendere al meglio la maternità.
       Se per esempio ci sono specifici problemi di tipo ereditario è bene prendere le dovute precauzioni. Anche nel caso in cui la maternità non sia stata programmata è comunque necessario, fin dal momento in cui ci si accorge di essere in dolce attesa, confrontarsi immediatamente con il proprio medico di fiducia.
       È necessario inoltre interrompere l'assunzione di qualsiasi medicinale che non sia espressamente autorizzato dal proprio medico, o di sostanze dannose (come fumo e alcool) che altrimenti andrebbero assorbite dal nascituro.

       Il corpo di una donna in questi 9 mesi è in continuo mutamento, per cui è necessario averne cura da tutti i punti di vista.
Похожее изображение       Il particolare è opportuno rallentare il ritmi quotidiani, e prendersi tutti i momenti di riposo di cui si percepisce la necessità. Anche nel caso in cui si senta di avere notevoli energie è bene non abusarne, perché tutti gli organi sono sottoposti ad affaticamento, anche se può accadere di non rendersi conto subito, semplicemente per effetto degli ormoni, o per l'abitudine di svolgere sempre le solite mansioni.

       Inotre è utile utilizzare sin da subito creme e oli idratanti per mantenere la pelle elastica. È bene massaggiare quotidianamente non soltanto la pancia ma anche altre zone del corpo (fianchi, seni, cosce).
       Si trovano in commercio prodotti estetici specifici, ma si può anche utilizzare il classico olio di mandorle per mantenere la pelle morbida e idratata.

       Con l'aumento di peso può accadere di avere disturbi come una maggiore ritenzione idrica, oppure problemi di circolazione, che però possono essere risolti facilmente. Basta svolgere un'attività fisica, regolare ma leggera. Il consiglio dei ginecologi è quello di camminare, di dedicarsi a brevi passeggiate nel verde, o comunque in luoghi tranquilli e se possibile all'aria aperta. L'attività motoria consente di diminuire la tensione muscolare e psicologica, e può essere associata a cicli di massaggi.

Картинки по запросу Mangiare sano
       Sembra un consiglio scontato ma non lo è perché si sente ancora dire in giro che una donna in dolce attesa deve mangiare per due, quindi il doppi odi tutto. Invece è opportuno non eccedere nell'alimentazione per evitare di aumentare troppo il proprio peso. Questo non è semplicemente un suggerimento estetico, per poter rientrare nei propri vestiti subito dopo la gravidanza, ma è importante per la salute sia della mamma che del bambino. Una dieta variegata, consente di far assimilare anche al bambino tutto ciò di cui ha bisogno per crescere bene, ed evita che la mamma si ritrovi con valori sballati.
       Inoltre è indispensabile mantenere alcune norme sull'alimentazione per il bene del bambino. Ad esempio bisogna seguire norme igieniche come lavare accuratamente le verdure con bicarbonato, oppure non mangiare carni crude, nè insaccati tranne quelli cotti.

       Proprio perché a 40 anni l'organismo può essere potenzialmente più soggetto a rischi fisici (ipertensione, glicemia, tiroide, etc) è necessario essere accurati nel sottoporsi a esami periodici, durante tutti i nove mesi. Per il benessere del nascituro sarà necessario seguire con scrupolosamente il calendario degli esami.
       In particolare è bene sottoporsi a regolari ecografie per monitorare la crescita del bambino. Per chi intraprendere una maternità oltre i 40 c'è ad esempio un maggior rischio di invecchiamento precoce della placenta, con tutto ciò che può scaturirne in termini di sviluppo del feto.

       La maturità psicologica di una donna di quarant'anni potrebbe far pensare che non sia necessario un percorso di preparazione al parto. Invece seguire un corso che consenta di confrontarsi con altre neo-mamme è utilissimo, non solo per affrontare con serenità il momento del parto e non lasciarsi prendere dal panico. Il supporto psicologico può anche essere utile anche per imparare a controllare il respiro, ricevere informazioni pratiche sul modo di affrontare il travaglioe prendere confidenza con il ruolo di mamma. Oltre al classico corso pre-parto è interessante prendere in considerazione alcune attività come il Mindfulness per imparare a controllare lo stress.
Il parto è un momento complesso e unico che racchiude tutto il percorso dei nove mesi precedenti, perciò è indispensabile che una donna si senta pronta ad affrontarlo al meglio.

Fonte https://mammaebambino.pianetadonna.it/consigli-per-la-maternita-dopo-i-40-anni-451132.html?fbclid=IwAR0IVwTEB8LJnHT0JxLVY86BvaDsAjH8-H6ws-Yv7LEnmsP4Rr-fZ4tH65M#steps_8

Cesareo d’urgenza: quando serve, anestesia e come si svolge

Картинки по запросу Cesareo d’urgenza: quando serve, anestesia e come si svolge        Un cesareo d’urgenza può rendersi necessario nel caso vengano meno le condizioni di sicurezza per la madre, il feto o entrambi. Ma quando serve? Quale anestesia viene impiegata? E come si svolge? Ecco tutte le informazioni sul taglio cesareo d’urgenza, una procedura che davanti ad una improvvisa emergenza permette di salvare molte vite.


        La storia tramanda il particolare che Giulio Cesare sia nato grazie ad un taglio cesareo, ma il primo cesareo di cui si ha un documento sanitario vero e proprio risale al 1960.
        L’incidenza di questa procedura è andata progressivamente aumentando grazie allo svilupparsi della medicina materno-fetale e neonatale e all’aumentare dell’età materna.

Quando serve
        Un cesareo d’urgenza quando le condizioni materne o fetali rendono il parto impossibile o pericoloso, ossia per esempio nei casi di:


  • difficoltà nella discesa della testa del bambino
  • anomalie della dilatazione del collo uterino
  • sofferenza fetale
  • distacco di placenta
  • sanguinamento di placenta previa
  • prolasso di funicolo
  • crisi eclamptica
  • patologie immunitarie
  • travaglio lungo e complicato

Come si svolge
        La preparazione ad un cesareo d’urgenza è la medesima di un cesareo programmato, ma cambiano solo i tempi, che nel caso di un taglio d’emergenza saranno più rapidi.
        Un taglio cesareo d’urgenza avviene con un’incisione trasversale della parete addominale, ossia della cute e di tutti i tessuti sottostanti di 6-7 cm, e successivamente del segmento uterino inferiore, che consentirà l’estrazione del nascituro e della placenta. Se non intervengono problemi alla madre, l’intervento si conclude con la chiusura dei tessuti con graffette o punti dopo 30/40 minuti, ma il bambino viene estratto dopo 10/15 minuti dall’inizio della procedura.
        L’intervento viene eseguito da almeno due chirurghi con l’aiuto dell’anestesista, del tecnico, di un’infermiera, di uno strumentista, di un’ostetrica e di un pediatra neonatologo.


        Ricordiamo che come tutti gli interventi chirurgici, anche un parto cesareo presenta dei rischi sia per la mamma che per il bambino, ma se il personale medico ritiene di procedere con un parto cesareo d’urgenza la mamma deve considerare che esso viene eseguito per evitare un grosso rischio di complicanze per lei e il suo bambino.

Il tipo di anestesia utilizzata
Картинки по запросу Cesareo d’urgenza: quando serve, anestesia e come si svolge        L’anestesia utilizzata in un taglio cesareo d’urgenza può essere di tipo spinale nella regione lombare che garantisce il blocco del dolore nella metà inferiore del corpo e la veglia della paziente, oppure generale quando la situazione è di estrema urgenza. L’anestesia generale è comunque quella meno utilizzata perchè consistentemente più pericolosa.

        Se non sono intervenute situazioni particolari i tempi di ripresa sono i medesimi di un cesareo programmato, e la dimissione avviene quattro/sette giorni dopo l’intervento.

Fonte https://mamma.pourfemme.it/articolo/cesareo-d-urgenza-quando-serve-anestesia-e-come-si-svolge/35329/

DEPRESSIONE POST PARTO E SONNO?

         A giugno 2016 ha preso il via uno dei più ambiziosi progetti di ricerca scientifica cui abbia mai preso parte l’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC): si chiama Life-ON e si occupa del tema particolarmente ostico della depressione in gravidanza e post parto, una patologia purtroppo molto frequente.

         Il progetto coinvolge diversi centri diagnostici e ha come campione di riferimento un gruppo di cinquecento donne in attesa di nazionalità svizzera e italiana.
sonno dopoparto         A capo di Life-ON ci sono il dottor Mauro Manconi del Centro Sonno/EEG, il Neurocentro della Svizzera Italiana, e il professor Christian Cajochen, del Centro di Cronobiologia dell’Università di Basilea.
         Tra i collaboratori, invece, figura il dottor Thomas Gyr, primario di ginecologia e ostetricia dell’Ospedale Regionale di Lugano.
         Il progetto si avvale inoltre della collaborazione attiva di diverse strutture ospedaliere italiane specializzate in materia.

          Tra gli obiettivi primari di Life-ON, c’è quello di individuare la relazione esistente tra la depressione perinatale, una condizione grave e non di rado invalidante che colpisce neo-mamme e future mamme, e i disturbi del sonno.
         Si cercheranno di individuare quei fattori di rischio genetici e psicologici legati al sonno che potrebbero avere un ruolo attivo nel determinare l’insorgere della depressione perinatale.
         Per capire quali caratteristiche hanno le donne predisposte a soffrire di queste patologia e cercare di evitarne l’insorgenza, nel corso del progetto i ricercatori coinvolti sperimenteranno l’efficacia della terapia della luce nel contrastare e prevenire questa particolare tipologia di depressione.

         Per questo motivo, nei prossimi tre anni gli esperti di Life-ON esploreranno in maniera sistematica e approfondita le caratteristiche del sonno di queste donne, misurando i loro livelli ormonali e monitorando il loro umore e gli stati d’animo collegati per tutto il periodo dell’attesa e nei primi mesi dopo il parto (per la precisione fra le settimane dieci e quindici di gestazione e fino a un anno dopo il parto).
         Solo un’attenta osservazione, infatti, permetterà loro di individuare i fattori di rischio che predispongono l’insorgere della depressione perinatale.

         Si tratta di una ricerca molto importante non solo per le donne che soffrono di questa patologia, le quali si trovano a sperimentare sulla loro pelle una condizione di disagio profondo che le fa sentire inadatte al ruolo di madri, ma anche per i bambini che purtroppo risentono moltissimo dello stato d’animo della madre, la figura cui nei primi mesi di vita sono legati indissolubilmente e dalla quale dipendono.
         Una volta compresi i meccanismi che scatenano la malattia, sarà possibile individuare preventivamente quali donne sono a rischio depressione e mettere a punto interventi terapeutici da approntare durante la gravidanza e l’allattamento.


Fonte

Comunicato Stampa EOC