domenica 5 luglio 2015

Ellen Pompeo: «Ho affittato un utero, e allora?» L'attrice parla per la prima volta della sua seconda maternità. E di che cosa ne sarà di lei, dopo le 11 stagioni in cui ha amato, sul set di Grey's Anatomy, Patrick Dempsey

Stella Luna non ha alcuna intenzione di mollare la presa. Stringe con tutta la forza che ha nelle sue piccole mani il copricostume che indossa la mamma, Ellen Pompeo. La tira a sé, detta i tempi, le si rivolge seria seria: «Andiamo a fare il bagno, dai. Basta lavorare». 

In effetti, il mare chiaro che si stende di fronte al La Plage Resort, all’Isola Bella, sarebbe da abbandono del cappuccino appena ordinato, dei fogli che abbiamo davanti, e di tutte queste parole. Che arrivano al Taormina Film Fest, e a chiusura della stagione più triste di Grey’s Anatomy (su FoxLife), in cui Ellen Pompeo, tra le attrici più pagate al mondo – Forbes parla di 350 mila dollari a episodio –, fa i conti con l’uscita di scena del suo amore Patrick Dempsey, morto in un incidente d’auto. «Ci siamo amati per undici stagioni. Non a tutti capita questa fortuna», ride giurando che nulla sa delle ragioni per cui si sia scelto di finirla anzitempo qui, e così. Scansando una delle versioni più accreditate sul web, che la vorrebbe parte in causa della storia come delatrice alla moglie di Dempsey, sua amica, di un presunto tradimento di lui durante le riprese. «La vita va avanti fuori da un set, figurarsi dentro. Io posso ben dirlo: ho perso mia madre Kathleen che non avevo neanche 5 anni, eppure sono qui». 
Il timore dei fan è che lascerà anche lei la serie. È fondato? «Ho il contratto per 12 stagioni, e sono legalmente obbligata a completarle, se non voglio incorrere in penali. Dopo non so come andrà». 
Nel 2005, quando iniziò a essere la dottoressa Grey, si era da poco fidanzata con il produttore discografico Chris Ivery, ora suo marito. Il giorno dei suoi 37 anni lui si presentò con un diamante da 3 carati e mezzo... 
«Ci siamo conosciuti oltre vent’anni fa attraverso amici comuni di Boston. L’ho rivisto otto anni dopo a Los Angeles, e da lì non ci siamo più lasciati: mi sostiene, mi dà la sicurezza di cui ho bisogno. Spesso il lavoro mi porta fuori anche 80 ore a settimana, capita sia molto stanca e lui, semplicemente, si prende cura di me. È un padre attento. E anche il mio migliore amico». 
Ha sempre desiderato avere figli? 
«Da ragazza facevo la babysitter, non pensavo ne avrei avuti di miei. La voglia è venuta con Chris. In qualunque modo poi arrivino – naturale, con la fecondazione, grazie all’adozione, per una benedizione – dove c’è il vero amore, politica e pregiudizio non dovrebbero avere voce in capitolo».
Dove c’è il vero amore, politica e pregiudizio non dovrebbero avere voce in capitolo.
Cinque anni dopo la nascita di Stella Luna, avete deciso di avere Sienna May con la maternità surrogata. Perché?
«Motivi di salute: venivo da un cesareo, e il medico si è raccomandato. Più si va avanti con l’età, più un intervento, anche piccolo, diventa pericoloso. A 44 anni, questo era il modo più sicuro per me per diventare di nuovo mamma. La chirurgia è come volare: nella maggior parte dei casi tutto fila liscio ma, potendo, eviti». 
È stata mai giudicata per questa scelta? «Sì, senza diritto. Sul privato nessuno dovrebbe mettere bocca. Per esempio io trovo assurdo che le donne si rifacciano il seno rischiando ogni volta di morire. Però se qualcuno la pensa diversamente è legittimo».
Lei è vicina alla fondazione Telethon e alla ricerca tanto da curare nella serie Tv un paziente con la terapia genica: sostiene che «la scienza è un miracolo».
«Perché dà la vita, allontana la morte. Io le sono grata non solo per mia figlia, ma anche per mio padre Joseph. Malato di cancro, ha vissuto molto più a lungo, 15 anni oltre le previsioni, grazie a un trapianto di cellule staminali».

Com’è stata l’esperienza dell’utero in affitto? 
«Fantastica. Sono donne generose, quelle che si prestano a un atto che immagino devastante. La mia per me è come Madre Teresa di Calcutta».
Ha rapporti con lei?
«Non ne parlo, per suo rispetto».
Come ha preparato sua figlia all’arrivo della secondogenita?
«Con una favola: che un angelo con ali invisibili si stava occupando della sorellina, e l’avrebbe portata presto a casa».
C’è mai stata differenza tra loro? «No. Dio mi ha mandato questa bambina e io l’ho ricevuta. Se non l’avessi voluta, non sarebbe arrivata tra le mie braccia. Sienna May è più grande di me, di noi. Appartiene all’universo».
Suo nonno era di Gesualdo, provincia di Avellino. C’è stata? 
«Nonostante mi capiti spesso di venire in Italia, a volte anche a Roma ospite di Maria De Filippi, questa è la mia prima volta al Sud. Ho però due mesi di vacanza, l’intenzione seria di staccare, e le piccole sono affascinate dall’archeologia, così mi avvicino alle mie radici. Portandole a Pompei».


Fonte http://www.vanityfair.it/people/mondo/15/07/03/ellen-pompeo-mamma-figlie-intervista-maternita-surrogata-foto

venerdì 3 luglio 2015

Tumore al testicolo: come preservare la fertilità

Il cancro del testicolo rappresenta l’1- 1,5 per cento di tutti i tumori maschili ed il 5 per cento di quelli urologici mentre si calcola che nel mondo occidentale l’avere un tumore testicolare è un’evenienza che può presentarsi con la frequenza di 3 - 6 nuovi casi ogni 100.000 uomini all’anno e fortunatamente solo nel 1-2 per cento dei casi il tumore interessa entrambi i testicoli alla diagnosi (1, 2).

Le cause del cancro al testicolo restano sconosciute, anche se diversi fattori di rischiopossono favorirlo.
Tra questi il principale è il criptorchidismo, cioè la mancata discesa nello scroto di uno dei testicoli che resta nell'addome o nell'inguine.  Questa condizione aumenta le probabilità di trasformazione maligna delle cellule fino a 40 volte rispetto alla popolazione generale, con un rischio variabile a seconda della sede del criptorchidismo: elevata se il testicolo è nell'addome e più bassa se è nell'inguine.  Le probabilità si riducono ulteriormente se l'anomalia viene corretta chirurgicamente prima dei sei anni di età.   Un altro importante fattore di rischio è lasindrome di Klinefelter, un difetto nel numero dei cromosomi sessuali.  Infine, gli uomini che hanno avuto un tumore al testicolo hanno dal 2 al 5 per cento di probabilità di sviluppare lo stesso tumore nell'altro testicolo nei 25 anni successivi alla diagnosi e quindi importante è una loro monitorizzazione urologica in questo periodo di tempo.
Alcuni tumori maligni di per sé possono essere associati, già alla prima diagnosi, ad una non normale attività dell’epitelio seminale; ad esempio il morbo di Hodgkin, i germinomi extragonadici ed appunto i tumori testicolari sono sempre caratterizzati da un quadro del liquido seminale non normale ed in questo senso evidenze istologiche importanti e documentate a livello dell’epitelio dei tubuli seminiferi sono state dimostrate in uomini con morbo di Hodgkin (3,4).

RADIOTERAPIA

L’epitelio seminale testicolare è uno dei più radiosensibili ed i danni determinati da una radioterapia sono dose-dipendenti (5).  Anche piccole dosi di radiazioni possono danneggiare le cellule dell’epitelio germinale con alterazioni a livello degli spermatogoni (cellule da cui derivano poi gli spermatozoi); il rischio di un’infertilità permanente può incominciare a dosi frazionate di 2 Gy. Alle dosi di 4 fino a 6 Gy il numero di spermatozoi è significativamente diminuito, perché si verifica un danno importante a livello degli spermatidi che sono le cellule  germinali che “precedono” gli stessi spermatozoi, cioè i gameti maturi e capaci di fertilizzare un ovocita (il gamete femminile).
Le cellule di Leydig, quelle che producono il testosterone (ormone “maschile” per eccellenza), sono più capaci di resistere ai danni causati da un’eventuale radioterapia e a dosi frazionate di circa 2 Gy non si notano riduzioni significative del livello di questo ormone nel sangue.  Il rischio di danneggiare le cellule di Leydig aumenta in modo significativo a dosi di radiazioni a livello testicolare alte (30 Gy); il ragazzo prepubere è più sensibile a questo trattamento rispetto ad un uomo adulto (6).
Dopo un radioterapia a piccole dose e frazionate un completo recupero del numero degli spermatozoi per milllitro e delle cellule germinali richiede dai 9 ai 18 mesi e circa 30 mesi dopo l’applicazione di dosi moderate ed almeno 5 anni quando la dose è più significativa ed alta (7).
La soglia per un danno permanente, a livello dell’epitelio seminale, può essere considerata a 1,2 Gy. Basse dosi di radiazioni possono essere la chiave per migliorare il recupero della produzione degli spermatozoi. Radiazioni sul testicolo con dosi inferiori a 0,2Gy non sembrano avere effetti collaterali significativi a livello dell’assetto ormonale (FSH compreso) e sul numero di spermatozoi prodotti (7).

CHEMIOTERAPIA

Gli effetti “tossici” di una eventuale chemioterapia sono rilevanti sulle cellule dell’epitelio germinale dei tubuli seminiferi perché queste cellule hanno alti  indici di mitosi e meiosi, cioè si riproducono in modo veloce , rapido  e riducendo addirittura, nella meiosi, a metà il loro patrimonio genetico.
I chemioterapici che danneggiano le cellule staminali sono quelli che più frequentemente causano una prolungata azoospermia od un’infertilità permanente. Tra questi gli agenti alchilanti sono quelli più tossici  e che portano un più alto rischio di indurre una infertilità permanente.  Ad esempio la Ciclofosfamide, alle dosi di circa 7,5 g/m2,  può portare ad una infertilità permanente ed anche la Mecloretamina ,che è  una mostarda azotata,  ed ilMelphalan si sono dimostrati farmaci con un significativo effetto tossico sui testicoli (8).
Va comunque sottolineato che la ricerca farmacologica ha portato negli ultimi anni all’introduzione di nuovi chemioterapici efficaci e selettivi il cui effetto dannoso sullaspermatogenesi è molto ridotto.
In base a dati epidemiologici statunitensi, negli ultimi 30 anni c'è stato un aumento della frequenza di tumore testicolare di circa il 45 per cento, ma la mortalità è diminuita del 70 per cento, a testimonianza dei significativi progressi raggiunti nella terapia di questo specifico tumore: nel 1970 il 90 per cento dei pazienti con cancro testicolare moriva, mentre dagli anni novanta, grazie all'introduzione di nuovi farmaci, la situazione si è invertita, e oggi il 90 per cento degli uomini con cancro testicolare diffuso possono essere curati.

ORCHIECTOMIA (ASPORTAZIONE DEL TESTICOLO)

In presenza di un tumore testicolare il primo passo purtroppo da fare è quasi semprel’asportazione del testicolo interessato. Questa “manovra terapeutica” può comportare  una riduzione della normale produzione degli androgeni e problemi di fertilità.  In caso di orchiectomia bilaterale o in presenza di bassi tassi ematici di testosterone è necessario impostare anche uno schema terapeutico sostitutivo con l’utilizzo di androgeni di sintesi.
Qui bisogna sottolineare una notizia estremamente positiva e cioè che oggi la sopravvivenza a lungo termine, per questi uomini, che hanno avuto un tumore maligno del testicolo, si avvicina alla percentuale del 100%.
Ciò rende particolarmente importante l’ottenimento della massima qualità di vita possibile ed in quest’ottica, preservare la propria fertilità o recuperarla è uno dei bisogni prioritari, non solo per chi desidera un figlio nell’immediato, ma anche come valenza psicologica.
Sapere di poter procreare per chi ha temuto per la propria vita significa proiettare le proprie speranze nel futuro.

CRIOCONSERVAZIONE DELLO SPERMA E TERAPIA ORMONALE SOSTITUTIVA

Viste le premesse generali già fatte, in presenza di un tumore testicolare sempre dovrebbe essere indicata una crioconservazione del liquido seminale, prima e dopo un’orchiectomia, ed in ogni caso sempre prima di iniziare una chemioterapia (ricordiamo che spesso a tumore testicolare diagnosticato già sono evidenti delle alterazioni del liquido seminale).
E’ noto da molti anni che il liquido seminale può essere conservato a bassissime temperaturein azoto liquido per un periodo di tempo molto lungo.
Anche in presenza di una dispermia, un basso numero di spermatozoi o una loro ridotta motilità, è comunque raccomandabile la crioconservazione del liquido seminale presso unabanca del seme. Infatti oggi le  tecniche di fecondazione assistita permettono di poter utilizzare con successo, anche dopo molti anni, campioni di liquido seminale adeguatamente crioconservati.
Soprattutto in pazienti adolescenti e molto giovani è importante crioconservare il liquido seminale anche se il problema riproduttivo sembra per questi uomini molto lontano; bisogna trovare il tempo per spiegare chiaramente ed in modo preciso al nostro giovane paziente ed ai suoi familiari che ciò che adesso appare poco importante, lo diverrà negli anni futuri.  Ricordiamoci sempre che basta anche la conservazione di un solo ejaculato per garantire la propria fertilità futura e lasciarsi aperta la speranza di poter avere un figlio.

Per finire ricordo che un settore, ancora oggi considerato area di ricerca, ma domani forse una possibile indicazione alternativa, potrebbe essere la crioconservazione di tutto il tessuto testicolare, quello che viene asportato durante l’orchiectomia .

fonte http://www.medicitalia.it/minforma/urologia/336-tumore-testicolo-preservare-fertilita.html?refresh_ce

giovedì 2 luglio 2015

Gravidanza: lavorare fa bene. Ma non bisogna esagerare

Essere in gravidanza non significa essere malate, ma richiede un po' di attenzione. Lavorare anche fino alle 36° settimana non ha un impatto negativo sulla salute generale del bebè ma bisogna evitare lavori fisicamente impegnativi, come per esempio stare in piedi otto ore al giorno, perché si rischia un rallentamento della crescita del feto

Essere in gravidanza non significa essere malate, ma richiede un po' di attenzione. È giusto continuare a lavorare e vivere normalmente, ma l’importante è non esagerare con fatica e stress. 

Cercate di evitare troppe ore in piedi

Secondo un recente studio condotto all’Università di Rotterdam, pubblicato sulla rivista Occupational and Enviromental Medicine, stare troppe ore in piedi e lavorare più di 40 ore a settimana, influirebbe negativamente sulla crescita intrauterina del feto, rallentandola.

Lo studio ha coinvolto 4.680 future mamme e ha mostrato come non siano tanto gli sforzi fisici o il sollevamento di pesi (non esagerati) a influire sulla crescita del piccolo, ma uno stress fisico e psicologico continuo, come appunto lavorare più di 40 ore settimanali o stare in piedi troppo a lungo.

La ricerca ha evidenziato come le donne che lavoravano più di 40 ore settimanali hanno dato alla luce bambini più piccoli rispetto a chi ne ha lavorava la metà. I piccoli comunque risultavano sani.

“Non è il lavoro in sé che nuoce. Anzi, le donne impegnate fuori casa tendono in generale ad avere meno complicazioni in gravidanza rispetto alle casalinghe: l’importante è prestare attenzione ai possibili fattori di rischio del proprio lavoro” – spiega Alex Burodorf, uno degli autori dello studio.
Lavorare fino alle 36° settimana dunque non ha un impatto negativo sulla salute generale del bebè (ovviamente se non esposto a sostanze tossiche e teratogene) e sull’aumento dell’incidenza di parti prematuri, anche in caso di un lavoro che prevede sollevamento di pesi non eccessivi. Tuttavia lavori fisicamente impegnativi come stare in piedi otto ore al giorno, può portare a un rallentamento nella crescita del bebè che alla nascita peserà circa due etti in meno con una circonferenza cranica di circa 1 cm inferiore rispetto alla media.
 
Si tenga conto peraltro che lasciare il lavoro troppo presto, può portare a ansia e depressione non soltanto alla futura mamma, ma anche ai colleghi che la devono sostituire.
Questo effetto prende il nome di stress da lavoro correlato e colpisce 1 lavoratore su 4.

Secondo le osservazioni dei Laboratori Fiaso (Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere), questo effetto porta a maggiori errori e a un calo produttivo agendo negativamente sia sul benessere organizzativo dell’azienda che sulla neo mamma nella quale aumenta anche la preoccupazione della ricollocazione lavorativa post parto.




Fonte http://www.nostrofiglio.it/gravidanza/maternita-e-lavoro/gravidanza-lavorare-fa-bene-ma-non-bisogna-esagerare

Jobs act: cambia il concedo parentale Le 6 novità previste per i genitori

Il concedo parentale facoltativo si potrà usufruire fino ai sei anni di età del bambino con il 30% dello stipendio, mentre finora era fino ai tre anni. Quello non retribuito, di sei mesi, si potrà chiedere fino ai 12 anni, mentre finora era fino agli 8 anni di età del bambino

I genitori avranno più tempo per usufruire del congedo parentale facoltativo: si potrà chiedere fino ai sei anni del bambino (anziché tre anni come ora) con stipendio al 30%. Il congedo parentale non retribuito, della durata di sei mesi, invece si potrà chiedere fino ai 12 anni di età, anziché fino agli otto anni. Inoltre è prevista la possibilità di 'trasformare' il congedo parentale in part-time al 50%.

Sono queste le principali novità contenute nel decreto legislativo del Jobs act sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, approvato dal consiglio dei ministri per il via definitivo, dopo aver ottenuto il parere delle commissioni parlamentari competenti.

Queste misure - che scattano dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, quindi a breve - si applicheranno per ora “in via sperimentale per il solo anno 2015 e per le sole giornate di astensione riconosciute nell'anno medesimo”.

Pertanto per godere di questi benefici anche per gli anni successivi servono altri decreti legislativi con la relativa copertura finanziaria (104 milioni gli oneri valutati per il 2015). Intanto, accogliendo i suggerimenti dei pareri parlamentari, il governo si impegna a valutare "la possibilità" anche "di finanziare servizi di baby sitting e asili pubblici in prossimità dei luoghi di lavoro o di residenza della lavoratrice o, in alternativa, l'incentivazione di servizi innovativi quali il 'nido di famiglia' o la 'tagesmutter'". In sintesi ecco le nuove misure a favore dei genitori: 

1 CONGEDO RETRIBUITO AL 30% FINO AI SEI ANNI del BAMBINO. Si prevede che sino al sesto anno di età del bambino (invece del terzo previsto fino ad oggi), le lavoratrici ed i lavoratori abbiano diritto di fruirne con l'indennità pari al 30% della retribuzione. Tra gli impegni - non contenuti per ora in norme - c'è quello di valutare l'estensione anche per i bambini che superano i sei anni, ma solo per le famiglie più povere.
2 CONGEDO NON RETRIBUITO FINO AI 12 ANNI DEL BAMBINO. Si estende dagli otto anni ai 12 anni di vita del bambino l'arco temporale di fruibilità del congedo parentale non retribuito (la cui durata resta comunque invariata a sei mesi, che sale a 10, estendibili a 11 mesi nella coppia). Queste novità valgono anche nei casi di adozione e affidamento.
3 POSSIBILITA' PART-TIME AL 50%. In assenza delle determinazioni contrattuali, ciascun genitore può scegliere la fruizione del congedo parentale su base oraria (anziché giornaliera), “in misura pari alla metà dell'orario medio giornaliero del periodo di paga quadrisettimanale o mensile immediatamente precedente” all'inizio del congedo parentale. In caso di fruizione oraria è esclusa la cumulabilità con permessi o riposi. La possibilità di utilizzare il congedo parentale ad ore era già stata prevista dalla legge di stabilità del 2013 ma era di fatto rimasta nel cassetto perché la stessa rinviava alla contrattazione collettiva di settore il compito di stabilire le modalità e criteri. E, ad oggi, soltanto pochi contratti l'hanno regolamentata. Qui viene indicato il criterio di calcolo.
4 MATERNITA' OBBLIGATORIA ANCHE OLTRE CINQUE MESI SE IL PARTO È PREMATURO. I giorni di astensione obbligatoria non goduti prima del parto, qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta, sono aggiunti al periodo di congedo di maternità dopo il parto anche qualora la somma dei due periodi superi il limite complessivo di cinque mesi. Questo va incontro soprattutto ai casi di parti molto prematuri.
5 SCENDE DA 15 A CINQUE GIORNI TERMINE PREAVVISO A DATORE LAVORO. Si riduce da 15 a cinque giorni il periodo minimo di preavviso per l'esercizio del diritto al congedo parentale da comunicare al datore di lavoro - ferma restando l'ipotesi (già vigente) che i contratti collettivi contemplino un termine più ampio - e si introduce, per l'ipotesi di fruizione su base oraria, un termine minimo di preavviso di due giorni.
6 TELELAVORO. Per incentivare il ricorso al telelavoro per 'cure parentali', si prevede un beneficio normativo per i datori di lavoro privati: ossia escludendo questi lavoratori dal computo di limiti numerici previsti per l'applicazione di previsioni normative legate alla base occupazionale.



fonte http://www.nostrofiglio.it/news/jobs-act-cambia-il-concedo-parentale-le-6-novita-previste-per-i-genitori

mercoledì 1 luglio 2015

Fecondazione assistita: Lorenzin firma le linee guida, via libera a eterologa

Il nuovo testo aggiorna la normativa del 2008: possibile la doppia donazione di ovociti e di seme, esclusa la scelta delle caratteristiche fisiche

 - Via libera all'accesso all'eterologa con le nuove linee guida della legge sulla fecondazione assistita. E' arrivata infatti la firma del ministro della Salute Beatrice Lorenzin al documento, che entrerà in vigore non appena sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Tra le novità anche la possibilità della doppia donazione sia di ovociti che di seme. Viene invece esclusa la selezione delle caratteristiche fisiche.

Il nuovo testo va ad aggiornare la normativa del 2008, alla luce dell'evoluzione tecnico-scientifica e regolatrice del settore della fecondazione assistita. Tra i riferimenti principali ci sono due sentenze della Corte costituzionale - n.151/2009 e n.162/2014 - che hanno eliminato rispettivamente il numero massimo di tre embrioni da trasferire in un unico e contemporaneo impianto, e il divieto di fecondazione eterologa.

Le innovazioni principali - Sono numerose le variazioni introdotte rispetto alle linee guida attualmente in vigore. Tra queste spiccano la possibilità di doppia donazione sia di ovociti che di seme e il divieto di scelta delle caratteristiche fisiche del donatore, al fine di escludere illegittime selezioni eugenetiche. Nelle linee guida vengono fornite le indicazioni per la coppia che accede ai trattamenti di fecondazione assistita, mentre tutto ciò che riguarda i donatori di gameti sarà contenuto nel testo di un nuovo Regolamento, già approvato dal Consiglio Superiore di Sanità, che sta proseguendo il suo iter.

All'interno della cartella clinica le procedure dovranno essere descritte con maggior dettaglio rispetto al passato. In particolare andranno anche riportate le motivazioni in base alle quali si determina il numero minimo necessario di embrioni da generare, ed eventualmente quelle relative agli embrioni non trasferiti da congelare e conservare temporaneamente.

Previsto inoltre l'accesso generale a coppie sierodiscordanti, cioè in cui uno dei due partner è portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili per infezioni da Hiv, Hbv o Hcv. Nella versione precedente questa possibilità era contemplata solo per l'uomo portatore, mentre in quella attuale è consentita anche alla donna portatrice.

Trattamenti nei Lea - "Dopo l'istituzione del Registro nazionale dei donatori, questo è il secondo importante passo per l'aggiornamento dell'intero quadro normativo che regola la Procreazione Medicalmente assistita in Italia". Lo ha spiegato il ministro della salute Beatrice Lorenzin, annunciando l'inserimento nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) dei trattamenti. Presto, ha aggiunto il ministro, arriveranno i decreti sul consenso informato e sui cosiddetti "embrioni abbandonati", e il recepimento delle normative europee sulla donazione dei gameti.

Egg sharing e sperm sharing - Nelle nuove linee guida si danno indicazioni cliniche per l'accesso alle tecniche di Procreazione medicalmente assistita (Pma), prevedendo anche la cosiddetta "doppia eterologa" - a patto che entrambi i componenti della coppia possano ricevere gameti donati - nonché alla possibilità di egg sharing e sperm sharing. Questa aggiunta fa sì che uno dei due componenti della coppia ricevente possa a sua volta essere anche donatore di gameti per altre coppie che accedono alla Pma di tipo eterologo.

fonte http://www.tgcom24.mediaset.it/salute/fecondazione-assistita-lorenzin-firma-le-linee-guida-via-libera-a-eterologa_2119938-201502a.shtml

Fecondazione eterologa: illegittimo il diniego a donna di 43 anni

E’ illegittima e contraddittoria la delibera della Giunta regionale veneta che dispone il limite di età di 43 anni per la donna che vuole sottoporsi alla PMA eterologa, mentre nel caso di fecondazione omologa tale limite è stabilito fino al 50° anno di età.
Il provvedimento della Regione, che ha diversamente disciplinato il requisito relativo all’età della donna per essere ammessa ai cicli di eterologa, si pone in evidente contrasto sia con la normativa statale che parla solo di età fertile della donna, sia con i principi generali di eguaglianza richiamati dalla Corte Costituzionale che ha abolito il divieto di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo.

Il TAR Veneto – con la pronuncia n. 501 depositata l’8 maggio 2015 – accoglie il ricorso di una coppia che aveva chiesto di sottoporsi al procedimento di fecondazione assistita di tipo eterologo, ma era stata opposta loro la circostanza che la delibera della Giunta regionale veneta, prevede il limite massimo di età della donna di 43 anni. 
Il provvedimento amministrativo, secondo i ricorrenti, avrebbe discriminato tra le coppie che si sottopongono alla fecondazione omologa, per il quale è previsto il limite di età di 50 anni, e la coppia che vuole accedere alla fecondazione eterologa, per il quale la delibera prevede il limite del 43° anno di età.
Il TAR Veneto ha accolto il ricorso della coppia.
A seguito della dichiarazione d’incostituzionalità dell’art. 4 della legge n. 40/2004, con la nota pronuncia della Corte Costituzionale n. 162/2014, è stato eliminato il divieto espresso di ricorrere a tecniche di fecondazione artificiale di tipo eterologo.
Ciò non ha creato un vuoto normativo – come precisato dalla giurisprudenza - anche se taluni aspetti devono ancora essere regolamentati, poichè a livello di legislazione primaria, esistono già riferimenti normativi adeguati, ossia la stessa l. n. 40/2004 che disciplina la PMA (Procreazione medicalmente assistita) in generale, ed è quindi direttamente applicabile anche alle tecniche che si avvalgono di donazione di gameti essendo.
Le Regioni sono intervenute con atti amministrativi finalizzati a rendere effettivo l’accesso al percorso. La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nel settembre 2014, ha approvato un Documento contenente le linee guida da seguire a livello nazionale con precise indicazioni cliniche al fine di inserire la PMA eterologa in quei servizi che lo Stato eroga ai cittadini gratuitamente o previo pagamento di un ticket.
Tuttavia nella delibera che ha recepito le linee guida del Documento, si precisa che per quanto attiene la PMA omologa, si conferma quanto già previsto da una precedente delibera della Giunta regionale del 2011, la quale garantiva la possibilità per la donna di essere sottoposta al processo di fecondazione assistita omologa fino all’età di 50 anni.
Tale disparità di trattamento non è giustificata. 
Per quanto riguarda l’età della donna, la norma nazionale (art. 5, legge 40/2004) non da un’indicazione precisa, ma fa riferimento all’età potenzialmente fertile, e ciò deve ritenersi applicabile ad entrambe le tecniche di fecondazione. L’art. 5 della legge, infatti, individua i requisiti soggettivi per poter ricorrere alla PMA, stabilendo che possono accedervi le coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile ed entrambi viventi. Inoltre, a livello scientifico, secondo gli studi effettuati con riferimento all’età fertile, tenendo conto delle complicazioni che possono insorgere in una gravidanza in età eccessivamente avanzata, si suggerisce di praticare la fecondazione assistita su donne di età superiore a 50 anni.
Secondo il TAR, il provvedimento della Regione, che ha diversamente disciplinato il requisito relativo all’età della donna per essere ammessa ai cicli di eterologa, si pone in evidente contrasto sia con la normativa statale (che non fa distinzioni), sia con il principio di eguaglianza ex art. 3 della Costituzione.
Solo un mese prima il TAR Lombardia aveva giudicato legittimo il provvedimento della Regione che prevedeva il ricorso alla PMI eterologa soltanto a pagamento (da 1500 a 4000 euro). Il Consiglio di Stato, tuttavia, con l’ordinanza n. 1486 del 9 aprile 2015, aveva dato ragione ai ricorrenti, ritenendo condivisibile la censura di disparità di trattamento, sotto il profilo economico, tra la PMA omologa e quella eterologa. 
Nel provvedimento si fa rilevare che oltre al pregiudizio patrimoniale, c’è il rischio che si verifichi un pregiudizio grave e irreparabile, nell’attesa delle decisioni sui provvedimenti impugnati, per il superamento dell’età fertile della donna, con conseguente violazione di diritti.

http://www.altalex.com/documents/altalex/news/2015/05/12/si-alla-fecondazione-assistita-eterologa-anche-per-donne-sopra-i-43-anni

Il Centro medico Biotexcom è un membro attivo della Comunità Medica Europea

Il team medico della Biotexcom ha partecipato al meeting annuale della Società Europea della Riproduzione Umana ed Embriologa 2015 (ESHRE), che ha avuto luogo a Lisbona, in Portogallo. La maggior parte dei dottori del centro Biotexcom sono membri dell’ ESHRE. Quest’ anno 17 specialisti medici hanno rappresentato la bandiera della clinica ucraina della riproduzione umana, durante il meeting annuale dell’ESHRE. Gli embriologi , i ginecologi e gli specialisti delle cellule staminali ucraini, hanno incontrato i loro colleghi europei, condividendo competenze e sviluppi innovativi nell’ambito della riproduzione e dell’embriologia.
“ESHRE è un organizzazione internazionale no-profit, il cui obiettivo principale è quello di promuovere gli studi della scienza riproduttiva, medica, di diagnosi e trattamenti di infertilità. E’ stata fondata nel 1984 sull’idea che la medicina riproduttiva dipende da entrambe le conoscenze, scientifica e clinica. Oggi ESHRE comprende più di 6500 membri ed è diventata la leader nel settore della scienza riproduttiva e medica. (http://www.eshre.eu/).
Il centro ucraino per la riproduzione umana Biotexcom si occupa di problemi di infertilità da 11 anni. In questo periodo è diventata una forte concorrente nel mercato globale dell’ART . Lavora con pazienti di ogni età, utilizzando i migliori metodi di riproduzione,  con alte percentuali di successo con  FIVET, programmi di surrogazione, avendo anche  a disposizione un grande data base di donatrici di ovuli. Tutto ciò attira numerose pazienti da tutto il mondo,  a cui sono stati diagnosticati problemi di infertilità.
Durante il meeting ESHRE di quest’anno,  gli specialisti medici della Biotexcom, hanno approfondito sessioni sui sistemi di coltura degli embrioni, qualità e sicurezza embrionale, donazione di gameti, cellule staminali e molto altro.  I dottori e i ricercatori  medici ucraini hanno condiviso i risultati delle proprie ricerche e le idee inerenti il miglioramento in ambito dell’ ART con i partners europei. Così si sono unite le loro esperienze a quelle europee.
La Biotexcom lavora attivamente sullo sviluppo di nuovi e migliori metodi di fecondazione in vitro, trasferimento di embrioni freschi, PGD e cellule staminali.
La partecipazione al meeting dell’ESHRE si è rivelato di immediato interesse per la Biotexcom, poiché lavora con pazienti europee. La clinica ha molti partners provenienti da America, Spagna, Italia, Israele ed altri paesi. L’incontro all’ESHRE ha dato loro una grande opportunità di discutere riguardo gli ultimi aggiornamenti  nell’ambito della riproduzione umana ed embriologia, delineando una strategia di cooperazione comune.