sabato 14 novembre 2020

Emma Roberts, la gravidanza difficile e i problemi di fertilità

 L'attrice americana in attesa del primo figlio: «Mi sentivo come se avessi fatto qualcosa di sbagliato, il confronto con altre donne è stato fondamentale. Poi sono rimasta incinta quando ho smesso di pensarci»

Dall’endometriosi mai diagnosticata al congelamento degli ovociti. Emma Roberts, prima donna incinta sulla copertina di Cosmopolitan US, sorride e abbraccia il suo pancione, consapevole di quanto sia stato faticoso il viaggio per arrivare fino lì. L’attrice americana, nipote della più celebre Julia, quando ha deciso di diventare madre è stata infatti costretta ad interfacciarsi con una malattia ginecologica che conosceva poco.

«Sono entrata in un nuovo mondo fatto di conversazioni sull’endometriosi, sull’infertilità, sugli aborti spontanei e sulla paura di avere figli», racconta Emma, 29 anni, che è stata aiutata proprio dal confronto con le altre donne. «In un primo momento mi sentivo come se avessi fatto qualcosa di “sbagliato”, ma poi è passato quando ho scoperto di non essere da sola. Alcune donne con l’endometriosi possono non avere alcun sintomo».

Inoltre, quando le hanno diagnosticato la patologia, ha seguito il consiglio del suo medico e ha congelato gli ovociti, nel caso – appunto – di voler pianificare una gravidanza: «Da ragazzina ero convinta che a 24 anni avrei avuto un marito e dei figli e sarebbe stato super. Poi sono arrivata a 24 anni e ho ripensato a quando credevo che quest’ora sarei stata una mamma sposata», scherza Emma. Che a breve finalmente avrà un figlio.

Nonostante, appunto, i problemi di fertilità: «Sembra banale, ma sono rimasta incinta quando ho smesso di pensarci», annuncia la star di Hollywood, che è in attesa di un maschietto insieme al collega Garrett Hedlund, suo compagno dal 2019 e sette anni più grande. «Per i primi mesi abbiamo voluto tenere la notizia per noi», conclude, «dicendolo solo alle nostre famiglie e senza fare grandi progetti nel caso non avesse funzionato».

Fonte https://www.vanityfair.it/people/mondo/2020/11/14/emma-roberts-gravidanza-difficile-problemi-di-fertilita-foto

Gravidanza e Coronavirus: la dottoressa Siviero spiega come la Santa Famiglia protegge le mamme

 In questo momento complesso, la gravidanza, e in particolare il parto, rappresentano un fonte di ansia e preoccupazione per le future mamme. La dottoressa Maria Cristina Siviero, neonatologa e infettivologa della Casa di Cura Santa Famiglia, ci ha spiegato tutti i protocolli di sicurezza messi in atto all’interno della clinica per tutelare in ogni aspetto la salute delle mamme e dei bambini.

La Casa di Cura Santa Famiglia accompagna la donna durante tutto il percorso della gravidanza

La clinica Santa Famiglia offre assistenza e supporto completo alle future mamme: “Accompagniamo le donne con dei corsi di preparazione al parto, di allattamento e di svezzamento – racconta la dottoressa Siviero –  In questo momento storico in cui non è possibile fare gli incontri di persona, abbiamo creato dei video-corsi in streaming tenuti dagli stessi operatori che li tenevano in presenza, per mantenere quel rapporto fiduciario che da sempre coltiviamo con le coppie”.

L’obiettivo primario della Casa di Cura Santa Famiglia è quello di essere di conforto alle donne nel momento delicato del parto: “Anche ai tempi della pandemia, svolgendo tutte le analisi necessarie, diamo la possibilità ai papà di entrare in sala parto – dice la dottoressa – Sappiamo quanto è importante per una donna che sta partorendo avere vicino una persona cara”.

Il parto è un momento unico e il rapporto che si instaura tra madre e figlio appartiene solo a loro. Come racconta la dottoressa Siviero: “Nella clinica viene promosso lo skin to skin in sala parto: incoraggiamo la mamma a tenere il proprio bambino appena nato sulla pancia, a contatto con la pelle, e suggeriamo l’allattamento al seno molto precoce, a due ore dal parto, anche in caso di cesareo”.

Le misure di sicurezza della clinica Santa Famiglia per la tutela delle mamme e dei neonati

La Casa di Cura Santa Famiglia è una struttura protetta: gli operatori sono regolarmente controllati e l’ingresso nella clinica è permesso solo alle donne e a un accompagnatore. “Ogni donna prima di essere ricoverata viene sottoposta a test sierologico e/o tampone rapido – spiega la dottoressa Siviero – All’interno della struttura sono stati creati dei percorsi interamente dedicati alle mamme e nessun estraneo può salire nei reparti di degenza”.

Per tutelare al meglio la salute delle donne e dei neonati, i parenti non possono accedere alla clinica. Questa misura poco piacevole ma necessaria ha dato luogo ad episodi che strappano un tenero sorriso, come racconta la dottoressa: “Quando capita un parto al primo o al secondo piano, se ci affacciamo alla finestra, possiamo vedere i familiari in strada che festeggiano, applaudono e fanno sentire la loro vicinanza anche da lontano”.

I test vengono fatti a tutte le donne che entrano nella struttura, alle future mamme e alle pazienti ginecologiche che devono sottoporsi ad un intervento, entro 58 ore dal ricovero. La clinica ha un protocollo chiaro e definito anche nel caso in cui una donna entri in travaglio prima di aver eseguito il test. Come spiega la Dott.ssa Siviero: “Se una donna entra in travaglio senza aver eseguito il test sierologico, lo facciamo noi prima del ricovero. In caso di positività attiviamo due diversi protocolli sulla base dello stato del travaglio – continua – Se la donna è nella fase iniziale e risulta positiva, viene trasferita in una struttura covid protetta. Se invece il travaglio è troppo avanzato e non è possibile spostare la futura mamma, abbiamo previsto un percorso dedicato in sala parto e d’isolamento in stanza”.

Anche in questo caso è possibile tenere il proprio bambino in stanza, a distanza di sicurezza e, come spiega la dottoressa: “Consigliamo sempre l’allattamento al seno, basta tenere presente alcuni semplici accorgimenti, come l’utilizzo della mascherina e il lavarsi le mani prima di prendere in braccio il bambino”. Diversi studi hanno evidenziato che le particelle di virus presenti nel latte materno sono pressoché nulle e non c‘è quindi alcun rischio per il bambino.

Fonte https://romah24.com/flaminio-parioli/news/gravidanza-e-coronavirus-la-dottoressa-siviero-spiega-come-la-santa-famiglia-protegge-le-mamme-2/

I super food della gravidanza

 Il consiglio per le donne in gravidanza è sempre quello di avere un'alimentazione corretta e completa con il giusto apporto di vitamine, minerali, proteine, carboidrati e grassi essenziali. Sapendo che il ferro e l'acido folico, insieme alle fibre, sono elementi indispensabili per il corretto sviluppo del feto, può essere comodo ricordare gli alimenti che contengono il maggior quantitativo di nutrienti utili, i cosiddetti super food per la gravidanza. Prima di tutto ci sono i fichi, ricchi di calcio, ma anche di fosforo, magnesio e potassio, indispensabili per la formazione di ossa e denti del piccolo. 

L'erba cipollina è ricca di acido folico, ferro, vitamine
Ce B6 e fibre, ed i porri contengono calcio utile a contrastare insonnia, mal di schiena ed irritabilità, disturbi tipici della gravidanza. I carciofi contengono acido folico e fibre, i fagioli borlotti sono ricchi di rame, ferro e fosforo importanti per garantire la formazione delle cellule del sangue, ed il basilico ricco di vitamine e sali minerali. Semi di zucca e di girasole contengono, rispettivamente, potassio, zinco e magnesio utili per l'impiego dei grassi nell'organismo, ed omega 3 e 6, e vitamine K e D necessarie per lo sviluppo del bambino.

Fonte https://www.tio.ch/rubriche/ti-mamme/1473522/gravidanza-food-sviluppo-utili-vitamine

Covid-19, le risposte della pediatra su gravidanza, parto e allattamento

 In tempo di Covid-19 la sicurezza in fatto di gravidanza, parto e salute del neonato non è mai abbastanza. Ecco perché avere delle risposte chiare e precise risulta essenziale per il benessere del bambino e la serenità della mamma.

Poche e semplici domande a cui daremo risposta
per tranquillizzare i futuri genitori e i loro pargoli. In un periodo storico difficile come quello che stiamo vivendo, una donna in stato interessante come deve comportarsi per la propria salvaguardia e quella del suo bambino? Come avviene il parto in queste circostanze?  E dopo il parto, quando si rientra a casa per la prima volta con il neonato, quali sono le misure precauzionali da adottare?

Le domande sono molte specie se in famiglia si hanno dei casi di infezione da Coronavirus, oppure se è la mamma stessa a risultare positiva al Covid-19. Fare chiarezza su come proteggere il bimbo in questo periodo è un tema molto richiesto ed è fondamentale per i genitori, sapere come agire per la sicurezza di una nuova vita.

Fonte https://www.gravidanzaonline.it/salute/covid-19-gravidanza-parto-allattamento.htm

venerdì 13 novembre 2020

L’importanza di una corretta idratazione durante la gravidanza

 La gravidanza è un momento speciale nella vita di ogni donna, fatto di attesa, gioia ma anche di cambiamento. Il corpo si adatta per permettere la crescita del bambino e questo processo necessita anche di un’adeguata idratazione. L'acqua è fondamentale per eliminare le tossine, aiutare la digestione e garantire il naturale assorbimento delle sostanze nutritive essenziali provenienti dalla nostra alimentazione. Durante la gravidanza queste funzioni acquistano ancora più importanza in quanto un corpo in continuo cambiamento e la crescita di un bambino necessitano di condizioni fisiche ottimali.

Idratazione e gravidanza

L'acqua è inoltre necessaria per produrre il fluido che circonda il bambino e per aiutare ad aumentare il volume del sangue. Il plasma, la fase liquida del sangue, rappresenta circa 3 litri negli adulti. In gravidanza il volume plasmatico aumenta fino al 40-50% al di sopra del valore pre-gravidanza. Questo aumento del volume sanguigno è necessario per la vascolarizzazione della placenta che consente lo scambio materno-fetale di sostanze nutritive e altri composti.

Quanta acqua bere in gravidanza?

“Le donne incinte hanno bisogno di una maggiore assunzione di liquidi a causa di cambiamenti fisiologici nella madre e per la crescita fetale” afferma la Dottoressa Elisabetta Bernardi, Biologa specialista in Scienza dell’Alimentazione e membro dell’Osservatorio Sanpellegrino. “Secondo la SINU – la Società Italiana Nutrizione Umana – l’assunzione adeguata di acqua (ml/die) in gravidanza è di 2350 ml/die circa 10 bicchieri al giorno.

Durante l’allattamento, l’assunzione giornaliera dovrebbe aumentare fino a tredici bicchieri al giorno. Inoltre, se si soffre di nausea mattutina, si perdono dei liquidi extra, quindi è importante cercare di bere un po' di più per rimediare anche a questo inconveniente.” Conclude la Dottoressa Bernardi.

L’idratazione prima del parto

Un recente studio ha analizzato l’impatto di una corretta idratazione sull’ultima fase della gravidanza e il parto. Differenze significative nei livelli di idratazione erano correlate alla differenza di peso e lunghezza del nascituro. Nel gruppo con i livelli più bassi di idratazione erano inferiori al gruppo correttamente idratato rispettivamente di 596,1 g e 1,8 cm.

Una corretta assunzione di acqua aiuta quindi a mantenere efficienti tutti i sistemi fisiologici dell’organismo. Idratandosi correttamente si alleggeriscono le funzioni renali ed è possibile ridurre eventuali infezioni alle vie urinarie. Inoltre, bere molta acqua aiuta la donna a favorire la regolarità intestinale e a combattere la ritenzione idrica.


Fonte https://www.inabottle.it/it/benessere/importanza-corretta-idratazione-durante-gravidanza

Covid e gravidanza: più neonati morti e meno parti prematuri

 La «prima ondata» della pandemia ha causato un forte aumento, fino a tre volte, dei bambini nati morti, probabilmente a causa del fatto che le donne hanno saltato le visite durante la gravidanza, mentre sono calati i parti prematuri, forse per effetto del riposo forzato dovuto al lockdown. Lo afferma uno studio coordinato da Mario De Curtis dell'università Sapienza di Roma e pubblicato da Archives Disease in Childhood, condotto sui dati della della regione Lazio, dove vivono circa 5,8 milioni di persone e nascono circa il 10% di tutti i nati italiani.

L'indagine, ha preso in considerazione tutti i nati dei centri nascita del Lazio nei mesi di Marzo, Aprile e Maggio 2020, paragonando i dati agli stessi osservati nello stesso periodo del 2019. Sono state esaminate tutte le caratteristiche, dalla durata della gestazione al tipo di parto. «Si è osservato - scrivono gli autori - un aumento di tre volte dei nati morti. Questo dato sembrerebbe essere non l'effetto dell'infezione da Covid-19, anche perché l'incidenza della malattia nelle donne in gravidanza nell'Italia centrale, secondo l'Istituto Superiore di Sanità, è molto bassa (circa 1 per 1000). Sembrerebbe essere la conseguenza del fatto che molte donne, per paura di contrarre l'infezione in Ospedale, non hanno effettuato adeguati controlli in gravidanza».

Lo studio, condotto con Leonardo Villani della Cattolica di Roma e Arianna Polo della Direzione Salute e Integrazione Sociosanitaria della Regione, ha anche verificato una diminuzione dei parti moderatamente pretermine, che rappresentano la gran parte dei nati pretermine. «Il dato può essere interpretato come effetto del riposo forzato, della sospensione del lavoro fuori casa, della ridotta attività fisica a cui sono state costrette anche le donne in gravidanza durante il lockdown - concludono gli autori -. La prevenzione della natimortalità è un dato che dovrebbe essere tenuto presente nei prossimi lockdown che vengono annunciati.

Fonte https://www.giornaledibrescia.it/italia-ed-estero/covid-e-gravidanza-più-neonati-morti-e-meno-parti-prematuri-1.3524195

giovedì 12 novembre 2020

I rischi legati al consumo di caffè in gravidanza

 Durante la gravidanza è normale prestare la massima attenzione all'alimentazione e quindi anche il caffè rientra tra le bevande che bisogna quantomeno ridurre. Procedendo con un consumo moderato (pari circa a 200/300 mg/giorno, 1-3 tazzine di caffè), anche le donne incinta potranno togliersi lo sfizio di bere una bella tazzina di caffè. Le gestanti, inoltre, dovrebbero bere anche una quantità sufficiente di acqua, per contrastare al meglio l'effetto della caffeina che va ed eliminare i liquidi.

Posto che in queste quantità il caffè non risulta dannoso per il feto, la futura mamma potrebbe osservare

un aumento della pressione sanguigna e la frequenza cardiaca leggermente alterata; in alcuni casi può manifestarsi anche un blando effetto diuretico, ma di solito si tratta di nulla di preoccupante.

Alcuni studi stanno cercando di capire se ci sia una relazione tra caffeina ed aborto spontaneo. In generale, i risultati ottenuti sino ad ora, hanno evidenziato che un consumo basso o moderato di caffeina non ne aumenti il rischio. al contrario, ci potrebbe essere un maggior rischio di aborto spontaneo o morte del feto a seguito dell’assunzione di alte quantità di caffeina, soprattutto se in combinazione con fumo o l’alcol.

Una cosa è certa: la caffeina è però in grado di attraversare la placenta, quindi grandi quantità di caffeina sono dannose tanto per il feto quanto per la mamma. Gli esperti hanno evidenziato come i figli di donne che consumano più di 500 mg/dì di caffeina al giorno, abbiano maggiori probabilità di avere una frequenza cardiaca e respiratoria alta, di soffrire di tremori e di rimanere svegli più a lungo nei primi giorni di vita.

Infine, bere caffè o bevande che contengono caffeina, sarebbe deleterio per il peso alla nascita del neonato: per ogni ogni 100 mg di caffeina assunti quotidianamente nel primo trimestre si rilevano neonati che alla nascita pesano mediamente 72 g in meno.


Fonte https://www.alfemminile.com/gravidanza/caffe-in-gravidanza-s4019560.html

Covid, triplicato numero dei bambini nati morti/ “Per visite saltate in gravidanza”

 Uno degli effetti più gravi dell’emergenza coronavirus è l’aumento dei bambini nati morti. D’altra parte, sono calati i parti prematuri, forse a causa del “riposo forzato” causato dal lockdown. È quanto emerge da uno studio coordinato da Mario De Curtis dell’università Sapienza di Roma, pubblicato su Archives Disease in Childhood, condotto sui dati della Regione Lazio. La ricerca ha preso in considerazione i nati dei centri di nascita del Lazio nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020, confrontando i dati agli stessi osservati nello stesso periodo dell’anno scorso. Nella Regione Lazio vivono circa 5,8 milioni di persone e nascono il 10% circa di tutti i nati italiani. Secondo lo studio, riportato da Repubblica, l’aumento fino a tre volte dei bambini nati morti potrebbe essere causato dal fatto che le donne hanno saltato le visite durante la gravidanza. Un altro aspetto che conferma l’impatto devastante che ha avuto il coronavirus a livello sanitario anche su altri ambiti.

NEL LAZIO TRIPLICATO NUMERO DEI BAMBINI NATI MORTI

I ricercatori hanno esaminato tutte le caratteristiche, a partire dalla durata della gestione fino al tipo di parto. Quindi, hanno osservato un aumento di tre volte dei nati morti. Ma non per un effetto diretto dell’infezione da covid, anche perché l’incidenza della malattia nelle donne incinte nell’Italia centrale, secondo l’Istituto superiore di sanità (Iss), è molto bassa, di circa 1 per mille. Dunque, scrivono gli autori, «sembrerebbe essere la conseguenza del fatto che molte donne, per paura di contrarre l’infezione in Ospedale, non hanno effettuato adeguati controlli in gravidanza». Lo studio, condotto da Leonardo Villani (Cattolica di Roma) e Arianna Polo (Direzione Salute e Integrazione Sociosanitaria della Regione) hanno verificato un calo di parti moderatamente pretermine. «Il dato può essere interpretato come effetto del riposo forzato, della sospensione del lavoro fuori casa, della ridotta attività fisica a cui sono state costrette anche le donne in gravidanza durante il lockdown», hanno spiegato gli autori, come riportato da Repubblica.

Fonte https://www.ilsussidiario.net/news/covid-triplicato-numero-dei-bambini-nati-morti-per-visite-saltate-in-gravidanza/2092144/

mercoledì 11 novembre 2020

Endometriosi: il dott. Carlo Alboni, Policlinico di Modena, risponde ai dubbi in una diretta

 Cos’è l’endometriosi? Una ferita nel corpo, nella psiche e nell’identità femminile. Una patologia cronica dolorosa e invalidante, che colpisce in Italia 1 donna su 10, quindi circa 3 milioni nei vari stadi clinici e si verifica tra i 25 e i 35 anni, ma può comparire anche in fasce d’età più basse. Non esistono percorsi di prevenzione né cure definitive, ha costi altissimi e non solo in senso economico, con sofferenze continue e gravi ripercussioni psicologiche, nella vita privata e lavorativa.

Se ne parla live mercoledì 11 novembre alle ore 21.30 durante una diretta Facebook organizzata da A.P.E. ODV (Associazione Progetto Endometriosi) con il dott. Carlo Alboni, Responsabile dell’Ambulatorio endometriosi e dolore pelvico cronico dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria Policlinico di Modena, e Jessica Fiorini, vicepresidente di A.P.E., che risponderanno a tutti i dubbi sull’endometriosi e affronteranno vari temi, dalla diagnosi ai percorsi da seguire, dalle tutele al trattamento della malattia, dall’alimentazione consapevole al supporto psicologico.

Dopo mesi di silenzio dovuto alla situazione sanitaria globale, in cui non è stato possibile
organizzare conferenze pubbliche, convegni, tavole rotonde e nell’attesa di poter uscire presto dal lockdown e tornare a incontrarsi dal vivo, A.P.E., un gruppo di donne che si basa sul reciproco sostegno e conforto, continua a fare formazione e informazione per creare consapevolezza e migliorare la qualità di vita di chi ne soffre.

Uno degli obiettivi più importanti è quello di creare legami basati sull’empatia. Tutte le donne affette da endometriosi possono darsi coraggio e condividere conoscenza attraverso la propria esperienza. Sono tante le storie che raccontano di medici che non riconoscono la malattia e di ritardi diagnostici che superano i 10 anni.

L’Endometriosi può manifestarsi attraverso sintomi ben precisi. La dismenorrea (dolore acuto e lancinante durante il ciclo e l’ovulazione, che può irradiarsi alle gambe, mal di testa, nausea, stipsi o diarrea, mal di schiena) è uno di questi e potrebbe essere un campanello d’allarme e poi cistiti ricorrenti, perdite intermestruali e colon irritabile, dolore pelvico cronico. Il dolore può essere tale da diventare per molte donne invalidante, con ripercussioni negative sulla sfera lavorativa, familiare e sociale. Inoltre, l’endometriosi può essere causa di infertilità (30-35%), di disfunzioni sessuali legate al dolore che si prova durante il rapporto, di sindrome da affaticamento cronico e, in generale, di riduzione della qualità della vita.

Il dolore delle donne viene molto spesso sottovalutato, normalizzato, confuso. Altrettanto spesso le donne credono di più ai giudizi esterni che ai segnali del proprio corpo. Solo ascoltandosi si ha la possibilità di agire tempestivamente e prevenire le conseguenze più gravi della malattia.


Fonte https://www.insalutenews.it/in-salute/endometriosi-il-dott-carlo-alboni-policlinico-di-modena-risponde-ai-dubbi-in-una-diretta-facebook/


Visite saltate in gravidanza per paura del Covid: triplicato il numero dei bambini nati morti

 Forte aumento, fino a tre volte, dei bambini nati morti nel Lazio nella prima fase della pandemia. Sono i dati emersi da uno studio coordinato dal professor Mario De Curtis dell'Università La Sapienza di Roma e pubblicato da Archives Disease in Childhood. La ricerca ha preso come riferimento i dati riconducibili ai nati nei centri della Regione Lazio. Considerando il periodo che va da marzo a maggio 2020 e paragonandoli agli stessi mesi del 2019 è emerso che durante la prima ondata dell'emergenza coronavirus il numero dei bambini nati morti è triplicato. Il motivo sarebbe da ricercare nel fatto che probabilmente  le donne hanno saltato le visite di controllo della gestazione durante la gravidanza. Di contro sono invece calati i parti prematuri, la causa sarebbe nel maggior riposo durante la gravidanza dovuto proprio al lockdown.

Triplicati i bambini nati morti

Gli elementi presi in considerazione all'interno dello studio coordinato da Mario De Curtis prendono in considerazione tutte le caratteristiche, dall'andamento della gestazione al tipo di parto effettuato sulla madre. L'aumento dei decessi non sarebbe provocato dal coronavirus contratto dalle madri, di cui l'incidenza risulta molto bassa, ossia di circa 1 su 1000 donne incinte (dati dell'Istituto Superiore di Sanità), ma perché le gestanti, avrebbero evitato di sottoporsi alle visite ginecologiche proprio per la paura di contrarre il virus recandosi negli ospedali ed entrando in contatto con il personale sanitario.

Diminuiti i parti prematuri

Considerando sempre gli stessi mesi, durante la prima ondata della pandemia, dallo studio condotto con Leonardo Villani della Cattolica di Roma e Arianna Polo della Direzione Salute e Integrazione Sociosanitaria della Regione, è emerso invece come ci sia stata di contro una diminuzione dei parti moderatamente pretermine, che rappresentano la gran parte dei nati pretermine, dovuto appunto, ad uno stile di vita più tranquillo. "Il dato può essere interpretato come effetto del riposo forzato, della sospensione del lavoro fuori casa, della ridotta attività fisica a cui sono state costrette anche le donne in gravidanza durante il lockdown – scrivono gli autori – La prevenzione della natimortalità è un dato che dovrebbe essere tenuto presente nei prossimi lockdown che vengono annunciati".

Fonte : https://www.fanpage.it/roma/visite-saltate-in-gravidanza-per-covid-triplicato-il-numero-dei-bambini-nati-morti/


Caffè in gravidanza: tutto quello che devi sapere

 Uno dei problemi principali legati al consumo di caffè in gravidanza è la quantità di caffeina che si mette in circolo all'interno dell'organismo. Si tratta di una sostanza stimolante presente in diversi alimenti e bevande, oltre che in alcuni farmaci.

Anche se è un'informazione poco nota, la caffeina si trova anche in natura nelle foglie, nei semi e nei frutti di più di 60 piante (es. guaranà e ginseng), per questo motivo spesso le tisane, considerate innocue, possono avere tra i principi attivi proprio la caffeina, che ad esempio nel tè, prende il nome di teina.

La caffeina agisce stimolando il sistema nervoso centrale e facendoci sentire subito più attivi e pieni di energia, ecco il motivo per cui milioni di persone ogni giorno cominciano la giornata con un buon caffè che li aiuti ad affrontare la routine quotidina, sconfiggendo stanchezza e sonnolenza.

Di solito passano 45/60 minuti dopo l'assunzione del caffè o di un'altra bevanda contenente caffeina, per sentire gli effetti, ma c'è da sottolineare che quest'abitudine prolungata nel tempo, può portare ad una riduzione della sua efficacia, come se l'organismo dopo un po', ne fosse assuefatto.

La caffeina ha anche effetti negativi: stimola la produzione di acidi gastrici e a volte può causare nausea o mal di stomaco; inoltre, favorisce l’eliminazione dei liquidi dall’organismo, impoverendo le scorte di acqua e di calcio. Viene eliminata dopo alcune trasformazioni metaboliche attraverso l’urina.

Ecco gli effetti collaterali principali a cui si va incontro eccedendo con la dose giornaliera raccomandata di caffeina:

  • nervosismo
  • palpitazioni
  • irritabilità
  • mal di testa
  • agitazione
  • insonnia.
Fonte https://www.alfemminile.com/gravidanza/caffe-in-gravidanza-s4019560.html

Identikit ed età media delle coppie per la PMA

 In genere, quando una coppia si rivolge alla scienza per provare ad avere un figlio, c’è una motivazione specifica: la presa di coscienza e di consapevolezza dell’incapacità di procreare in modo naturale.

Secondo i medici, infatti, si può iniziare a parlare di infertilità quando una coppia prova ad avere un figlio per un anno consecutivo (con rapporti mirati e non protetti) senza riuscita. A quel punto, quindi, può iniziare ad essere utile rivolgersi ad un centro per comprendere il da farsi.

Qual è l’identikit di chi decide di rivolgersi alla PMA per avere un figlio e qual è l’età media delle coppie?

Per rispondere a questa domanda, occorre prima di tutto ricordare che vi sono, prima di tutto, i naturali limiti dell’età della donna oltre i quali sarebbe impossibile procedere ad una tecnica per la fecondazione assistita. In molte regioni, per esempio (parlando dei centri pubblici e convenzionati con il sistema sanitario nazionale) è possibile l’accesso alla procreazione medicalmente assistita entro i 43 anni per la donna, con un limite massimo di tre tentativi: questo limite vale per tute le tecniche (I, II e III livello) sia che si ricorra a gameti propri, sia che si decida di ricorrere a gameti donati.

Detto questo limite, l’età media delle pazienti che si affidano alla scienza per provare ad avere un figlio è di circa 34 anni: un’età in cui, probabilmente, si inizia a temere anche per la propria riserva ovarica e si decide quindi di accedere ad una possibilità che solo la scienza sembra in grado di dare. In linea di massima, quindi, l’identikit delle coppie che si rivolgono alla PMA è quello di persone di età media, che hanno già provato ad avere figli in modo naturale.

Fonte https://www.fecondazioneeterologaitalia.it/identikit-ed-eta-media-delle-coppie-per-la-pma/

Rucola fa bene agli spermatozoi: contrasta l'effetto degli additivi chimici che li rallentano

 La rucola protegge le cellule spermatiche dagli additivi chimici di alimenti e bevande. La scoperta arriva da uno studio congiunto tra il gruppo del professor Carlo Foresta dell'Università di Padova e quello del professor Kais Rtibi dell'Università di Jendouba (Tunisia). Lo studio riguarda il bisfenolo-A (BPA), un additivo chimico di origine sintetica che migliora le caratteristiche meccaniche dei materiali impiegati per le bottigliette di plastica, le capsule da caffè e i rivestimenti per alimenti. Il BPA influenza negativamente le funzioni cellulari, facendo incrementare la produzione di radicali liberi.

Quindi la presenza di BPA nel cibo può compromettere la vitalità degli spermatozoi e rallentare la loro motilità. La ricerca sulla rucola ha dimostrato che questa pianta contiene quantità molto elevate di antiossidanti capaci di inattivare i radicali liberi. Le analisi sugli spermatozoi inoltre hanno dimostrato che la rucola può contrastare gli effetti tossici del BPA sulle cellule spermatiche, proprio attraverso l'azione antiossidante. Secondo gli studiosi, «l'estratto di rucola può rappresentare un vero e proprio presidio nutraceutico per il trattamento dell'infertilità maschile o nella preparazione degli spermatozoi durante le tecniche di procreazione medicalmente assistita».

Fonte https://www.ilmessaggero.it/salute/ricerca/rucola_fa_bene_spermatozoi-4330677.html

martedì 10 novembre 2020

Donne con sclerosi multipla e gravidanza

 La Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, organizza una giornata dedicata alle donne con sclerosi multipla, incentrata in particolare su fertilità, gravidanza e post partum, che si terrà giovedì 12 novembre presso gli ospedali segnalati dalla Fondazione col “Bollino rosa” (cioè che offrono servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali patologie femminili) e i Centri sclerosi multipla aderenti.

L’Asl Cn1 e l’azienda ospedaliera Santa Croce e Carle hanno realizzato un video social per rispondere ad alcuni quesiti di interesse per le donne con sclerosi multipla che intendono affrontare o stanno affrontando una gravidanza.

Nell’Asl Cn1 le Neurologie di Savigliano e Mondovì hanno aderito attivando consulenze telefoniche. Giovedì 12 sarà possibile chiamare dalle 14 alle 16 il numero 0172.719332 (Savigliano) oppure 0174.677320 (Mondovi).

Sul sito www.bollinirosa.it è possibile visualizzare l’elenco dei centri aderenti, con indicazioni su date, orari e modalità di prenotazione.

Fonte https://www.laguida.it/2020/11/10/donne-con-sclerosi-multipla-e-gravidanza/

Il Coronavirus fa aumentare l'infertilità maschile?

 Il coronavirus potrebbe aumentare il rischio infertilità maschile, danneggiando le cellule testicolari che producono il liquido seminale. L'allarmante ipotesi è stata formulata dagli esperti dello Sheba Medical Center di Tel Aviv, e riportata dal Jerusalem Post, in cui si legge che la ricerca è stata pubblicata su Fertility and Sterility, ma la rivista dichiara di non aver ricevuto il documento finale, per cui lo studio deve essere ancora sottoposto a peer review.

"Anche una forma lieve della malattia - sostiene Dan Aderka dello Sheba Medical Center di Tel Aviv - sembra in grado di provocare danni all'apparato riproduttore, riducendo la motilità degli spermatozoi e il numero delle cellule gametiche, ma non sappiamo ancora se tali problemi siano permanenti".

Il team israeliano, che non ha specificato quanti siano stati i partecipanti coinvolti nello studio, sostiene che il numero di spermatozoi negli uomini contagiati risultava dimezzato dopo 30 giorni dalla diagnosi di Covid-19, anche in caso di infezione lieve.

"Non mi sorprenderebbe scoprire che il coronavirus è in grado di ridurre temporaneamente la produzione di liquido seminale - spiega al Daily Mail Allan Pacey, andrologo dell'Università di Sheffield ed ex presidente della British Fertility Society - la febbre, uno dei sintomi rivelatori del nuovo coronavirus, provoca infatti effetti all'apparato riproduttore, ma la capacità di produrre spermatozoi risulta ripristinata a seguito dell'infezione. Dobbiamo indagare per scoprire se Covid-19 può avere effetti a lungo termine in questo senso". 

Lo scienziato cita studi precedenti che sembrano supportare tali eventualità, ma precisa che i dati dei ricercatori israeliani potrebbero non essere del tutto accurati. "Secondo l'articolo sul Jerusalem Post - osserva Pacey - il team di Aderka avrebbe analizzato l'organismo di uomini deceduti a causa del nuovo coronavirus, le cui condizioni sono sicuramente peggiori rispetto alla media degli infetti. Inoltre, dobbiamo considerare l'età dei soggetti considerati, ci sono diversi aspetti della ricerca su cui sarà opportuno porre l'accento".

L'esperto aggiunge che sarà necessario proseguire gli studi e verificare se e come il virus possa essere trasmesso attraverso il liquido seminale. "I coronavirus generalmente non viaggiano nel sangue - precisa Ian Jones, virologo dell'Università di Reading - non abbiamo ancora un quadro chiaro di come il virus possa infettare le cellule dell'organismo, ma stando alla letteratura esistente e alla precedente conoscenza dei coronavirus è altamente probabile che sia coinvolto il tratto respiratorio".

"Siamo ancora in fase di test - conclude Pacey - non credo che il coronavirus possa essere trasmesso attraverso il sangue, ma potrei sbagliarmi, siamo in presenza di un virus nuovo, dobbiamo proseguire gli studi e cercare di comprendere meglio i meccanismi di infezione e l'epidemiologia di Sars-CoV-2".


Fonte https://www.globalist.it/ricerca/2020/11/10/il-coronavirus-fa-aumentare-l-infertilita-maschile-2067889.html

Come riconoscere la nausea da gravidanza

 Più della metà delle donne incinte soffre di nausea e vomito, soprattutto durante il primo trimestre e soprattutto al mattino. Ma come possiamo riconoscere la nausea in gravidanza? Quando possiamo capire che si tratta del più classico dei sintomi della gravidanza e non un disturbo gastrointestinale?

Quando iniziano le nausee dopo il concepimento?

La nausea in gravidanza è causata dall'aumento degli ormoni che vengono interessati proprio dopo il concepimento: Beta Hcg ed estrogeni soprattutto, ma anche progesterone che rallenta il processo digestivo.

Di solito si tratta di una nausea mite e leggera che scompare dopo il primo trimestre, proprio perché le Beta Hcg cominciano a calare e poi stabilizzarsi dopo il terzo mese. La nausea non provoca alcun problema al bambino e non vuol dire che il feto abbia dei problemi.

Anzi, secondo alcuni studi la nausea sarebbe addirittura un buon segno.

La ricerca, infatti, ha dimostrato che le donne con nausea e vomito durante il primo trimestre hanno un minor rischio di aborto rispetto alle donne che non hanno sintomi. È possibile che la nausea indichi che si sta verificando l'aumento degli ormoni necessari per far andare avanti la gravidanza in modo sano, soprattutto la gonadotropina corionica umana (HCG), prodotta dalla placenta all'inizio della gravidanza.

Il corpo comincia a produrre le Beta Hcg subito dopo l'attecchimento dell'ovulo fecondato alle pareti uterine. I valori delle Beta salgono in maniera esponenziale giorno dopo giorno nelle prime settimane di gravidanza e questo aumento può essere responsabile della nausea. I livelli di Beta Hcg poi si stabilizzano intorno al terzo mese di gestazione ed è perciò la nausea sparisce pian piano.

I sintomi più comuni della nausea da gravidanza includono:

  • Nausea con o senza vomito durante il primo trimestre che assomiglia alla cinetosi (mal d'auto)
  • Nausea che si manifesta al mattino ma può riemergere in qualsiasi momento o anche continuare tutto il giorno
  • Sensazione di malessere causato dall'odore di determinati cibi
  • Nausea dopo aver mangiato, soprattutto cibi piccanti
  • Ipersalivazione

Cosa fare

Ecco alcuni consigli per tenere sotto controllo la nausea durante i nove mesi.

  • Fai cinque o sei pasti piccoli invece di tre grandi;
  • Assumi regolarmente un multivitaminico, come prescritto dal medico;
  • Non assumere le vitamine a stomaco vuoto;
  • Evita gli odori che ti danno fastidio allo stomaco;
  • Mangia cracker salati o un biscotto secco prima di alzarti dal letto la mattina;
  • Mangia cibi leggeri e facili da digerire seguendo la cosiddetta dieta BRAT: bananas, rice, applesauce, dry toast;
  • Assumi molti liquidi;
  • Quando ti senti nauseata succhia un cubetto di ghiaccio o sorseggia un tè leggero o una tisana allo zenzero;
  • Vai all'aperto e fai una passeggiata, o apri semplicemente una finestra per respirare aria fresca;

Fonte https://www.nostrofiglio.it/gravidanza/salute-e-benessere/riconoscere-la-nausea-da-gravidanza

Coronavirus: al Misericordia torna il percorso assistenziale dedicato alle future mamme positive

 Alla luce della seconda ondata Covid, l’Uoc Ostetricia e Ginecologia del Misericordia riattiva il percorso assistenziale dedicato alle donne in gravidanza positive al Covid.

Il progetto, ideato e già attuato nei mesi di emergenza sanitaria della scorsa primavera, è diretto alle future mamme positive che potranno continuare a effettuare visite ed esami previsti dal percorso nascita nella più totale sicurezza per loro e il loro bambino. Oltre all’aspetto clinico, il servizio punta a garantire un supporto anche psicologico per rassicurare le mamme che in questo contesto pandemico di difficile lettura potrebbero presentare stati di ansia e preoccupazione.

Per usufruire del percorso, la futura mamma positiva deve contattare il servizio della Sala Tulipano del Misericordia che gestisce le prestazioni ambulatoriali del percorso nascita. Da qui si organizza l’accompagnamento in ospedale con il 118 e tutta la programmazione delle visite per la mamma e il nascituro presso l’ala Covid, dove è stato predisposto un locale dedicato alle donne positive in gravidanza.

Contestualmente, viene riattivato anche il servizio di esecuzione dei tamponi molecolari in modalità drive through per le donne a termine di gravidanza ubicato, questa volta, davanti alla camera iperbarica, accedendo dalla sbarra accanto alla Risonanza magnetica. Organizzato dal gruppo delle ostetriche del Misericordia, il servizio è rivolto alle pazienti, seguite dal reparto di Ostetricia e Ginecologia grossetano, alla 38esima, 39esima, 40esima e 41esima settimana di gravidanza e proseguirà ogni 7 giorni, fino al momento del parto ed anche per le donne con intervento programmato. Le ostetriche contattano la paziente e nel giorno indicato, le pazienti si recano nel luogo in cui è stata predisposta una postazione temporanea dedicata e direttamente dall’auto viene fatto loro il tampone naso-faringeo.

Sono state anche introdotte delle novità per mariti e accompagnatori che possono eseguire gratuitamente il tampone in drive through insieme alle donne, previo appuntamento concordato per lo stesso giorno ed hanno la possibilità di accedere al reparto previa autorizzazione.

Importante è anche rispettare i percorsi di accesso al Pronto Soccorso in caso di emergenze: le donne che sanno di essere positive al Covid in caso di bisogno devono attivare il servizio 118, informando gli operatori della positività. All’arrivo al Pronto Soccorso vengono prese in carico dal personale della tenda pre-triage.

“L’emergenza Covid torna a far preoccupare – afferma il dottor Tamburro attualmente direttore f.f della UOC – Voglio però rassicurare le donne in gravidanza e tutte le pazienti in cura da noi perchè ancora una volta abbiamo ripensato i percorsi assistenziali facilitando l’accesso alle prestazioni e rendendo il sistema ancora più sicuro. Proprio per garantire il massimo livello di sicurezza, per pazienti e operatori, è bene rispettare sempre l’uso dei dispositivi di protezione e le indicazioni igieniche suggerite. Tutto il personale del reparto che ringrazio per l’abnegazione costante, è a disposizione delle pazienti e delle gestanti Covid positive, sempre con il massimo impegno umano e professionale”.

Fonte https://www.ilgiunco.net/2020/11/10/coronavirus-al-misericordia-torna-il-percorso-assistenziale-dedicato-alle-future-mamme-positive/

Infertilità sine causa: mi sono rialzata più forte di prima

 Mai avrei pensato che dopo 3 anni questo percorso si sarebbe chiuso senza avere il mio miracolo tra le braccia. la pma ti segna tantissimo nell'anima e nel fisico. Però una cosa la posso dire a gran voce: sono orgogliosa della Donna che sono diventata.

Sono sposata da 11 anni e ho una bimba di 9 anni arrivata naturalmente.

Da quando mia figlia ha 3 anni abbiamo iniziato a cercare un fratellino o una sorellina con scarsi risultati, ogni mese era una tragedia con l'arrivo delle mestruazioni.

Abbiamo pensato che fosse normali e anche la mia ginecologa diceva che prima dei 2 anni di rapporti mirati non c'era bisogno di allarmarsi. Intanto il tempo passava, gli anni pure ma nulla, entrambi avevamo fatto visite ed esami e nulla di preoccupante ci era stato detto anzi... a maggio del 2017 una mia amica che aveva avuto una bambina con la pma mi "consiglia" di chiamare il centro dove era stata seguita lei e di  mettermi in lista perché essendo pubblico bisognava aspettare un po', così feci.

Mi inviarono una e-mail con tutte le analisi da fare per me e mio marito e basta. A dicembre dello stesso anno facemmo il primo colloquio, tutto okey se non per lo spermiogramma di mio marito: "astenospermia".

La mia avventura con la pma

Da lì il primario decise di partire con la fivet-icsi direttamente senza neanche passare per la IUI.

A giugno il 1° tentativo non arrivo al transfer, tutti degenerati.

Ottobre dello stesso anno 2° tentativo ma beta negative

Marzo 2019 3° tentativo, anche lì beta negative.

Agosto 2019 4° tentativo non arrivo al transfer.

Dopo questa escalation di fallimenti non solo fisici ma anche mentali ci decidiamo di chiedere spiegazioni al primario. Dopo vari "bho, mah, se", la risposta decisiva è stata "sine causa". 

Dall'ultimo tentativo è passato un anno, tra l'attesa che mi richiamassero loro, il lockdown e altri intoppi non siamo andati avanti.

A settembre decidiamo di chiudere con la pma, inutile dire che ne sono uscita piegata in due, col cuore a pezzi e le braccia vuote, mai avrei pensato che dopo 3 anni questo percorso si sarebbe chiuso senza avere il mio miracolo tra le braccia.

La pma ti segna tantissimo nell anima e nel fisico, ti cambia e ti lascia segni indelebili. Quante volte ho sognato il mio bambino (quasi sempre femmina) tra le mie braccia, riuscivo a sentire il suo profumo e il suo tepore, una sensazione bellissima. Quando abbiamo fatto il primo colloquio ci era stato detto che la pma ha il 70% di non riuscita e il restante 30% di riuscita, mai avrei pensato di far parte del 70%... 

Però una cosa la posso dire a gran voce, sono orgogliosa della Donna che sono diventata perché ho affrontato questo percorso con coraggio e forza d'animo, ho pianto tanto ma mi sono sempre rialzata più forte di prima, non ho rimpianti e so di aver fatto tutto quello che si poteva umanamente fare... 

Una mamma

lunedì 9 novembre 2020

Seroxat: indicazioni, effetti collaterali e uso in gravidanza della Paroxetina

 Che cos’è il seroxat?

Il seroxat è un medicinale appartenente alla famiglia dei SSRI (inibitori selettivi del reuptake della serotonina). Il suo principio attivo infatti è la paroxetina cloridrato emiidratato.

Indicazioni:

Il seroxat è un medicinale il cui uso è indicato in caso di:

  • ansia;
  • attacchi di panico;
  • depressione da stress post-traumatico;
  • depressione.

Controindicazioni:

Questo farmaco non deve esser assunto in caso:

  • Di assunzione di altri farmaci inibitori della monoaminoossidasi;
  • Associato ad anti-psicotici quali tioridazina o pimozide;
  • In caso di allergia al principio attivo o agli eccipienti.

In caso di gravidanza, allattamento e fertilità:

L’assunzione in gravidanza deve essere segnalato al proprio medico curante e all’ostetrica che vi segue, in quanto i farmaci quali il Seroxat possono comportare in alcuni casi malformazioni al bambino a livello cardio-polmonare.

Tale farmaco può passare attraverso il latte materno da madre a figlio, concordi con il suo medico l’uso di tale farmaco in caso di allattamento al seno.

L’assunzione di Seroxat incide sulla fertilità?

Sul sito my-personaltrainer.it viene riportato che la paroxetina ha mostrato di ridurre la qualità dello sperma negli studi nell’animale. Teoricamente, questo potrebbe avere effetti sulla fertilità, ma non è stato finora osservato un impatto sulla fertilità umana.

Il famaco nelle sue dosi e modalità di somministrazione deve essere prescritto dal vostro medico di fiducia.


Fonte https://www.assocarenews.it/primo-piano/pazienti/farmaci/seroxat-indicazioni-effetti-collaterali-e-uso-in-gravidanza-della-paroxetina

Quanto bere in gravidanza?

 La gravidanza è un periodo di notevole cambiamento nel corpo di una donna, il quale si adatta alla crescita del bambino.

Tra i fabbisogni che sopraggiungono vi è quello di un’adeguata idratazione, in quanto l'acqua è un elemento essenziale durante la gravidanza ed è per questo che durante la gestazione e ancora di più in allattamento è importante bere di più. 

D’estate, quando fa molto caldo, bisogna sforzarsi di introdurre ancora un po’ più di liquidi.

«Le donne incinte hanno bisogno di una maggiore assunzione di liquidi a causa di cambiamenti fisiologici nella madre e per la crescita fetale» ha chiarito la dottoressa Elisabetta Bernardi, Biologa specialista in Scienza dell'Alimentazione e membro dell'Osservatorio Sanpellegrino. 

«Secondo la SINU, la Società Italiana Nutrizione Umana - ha poi aggiunto - l'assunzione adeguata di acqua (ml/die) per le donne incinte è oltre 2 litri al giorno, circa 10 bicchieri. Durante l'allattamento, l'assunzione giornaliera dovrebbe aumentare fino a tredici bicchieri al giorno. Inoltre, se si soffre di nausea mattutina, si perdono dei liquidi extra, quindi è importante cercare di bere un po' di più per rimediare anche a questo inconveniente».

In quest’ultimo caso non è sempre facile l’assunzione di acqua, si consiglia pertanto di berne a piccoli sorsi e non tutto d’un fiato. Inoltre, il liquido non deve essere necessariamente acqua, si può introdurre sotto forma di succhi, zuppe, latte, frutta, ortaggi.

Un recente studio ha valutato l'impatto di una adeguata idratazione sull'ultima fase della gravidanza e il parto, notando che vi erano differenze significative nei livelli di idratazione correlate alla differenza di peso e lunghezza del nascituro. 

Inoltre, idratandosi correttamente si alleggeriscono le funzioni renali riducendo la possibilità di eventuali infezioni alle vie urinarie, si favorisce la regolarità intestinale e si combatte la ritenzione idrica.

È consigliabile un’acqua a media mineralizzazione, che si può alternare con acque oligominerali a basso contenuto di sodio, per combattere i problemi legati alla ritenzione idrica o ai gonfiori. È bene inoltre favorire un sufficiente apporto di calcio ai due organismi, e per questo può essere utile scegliere un'acqua bicarbonato-calcica, naturale o frizzante come si preferisce.


Fonte http://salute.ilgiornale.it/news/30543/-acqua-gravidanza--assunzione/1.html